La Terrazza del Piacere

di
genere
gay

'Tratto da fatti realmente accaduti anche se romanzati'

Vivere soli ha i suoi pregi e difetti a pari merito. Con l'allontanamento di mia madre dalla città, ho potuto finalmente vivere a modo mio, soprattutto senza farla ammattire per tutto quello che combinavo quando vivevamo sotto lo stesso tetto.

Avevamo venduto l'appartamento di famiglia dov'ero nata e cresciuta perché troppo esoso da mantenere. La palazzina aveva dei costi di gestione inappropriati per chi come me lavorava a stento un mese si e uno no. In più si stavano istallando troppi extracomunitari negli appartamenti sul mio stesso piano. Io e gli uomini di colore abbiamo avuto sempre un rapporto di amore/odio per vicende che potrete facilmente indovinare. Tutti i vicini di colore li avevo conosciuti un po' troppo intimamente, e quando era giunto il momento di restare in amicizia distanziata, non tutti la prendevano bene. Lì, capii che era giunto il momento di cambiare aria.

Sbrigate tutte le faccende burocratiche del caso, trovai una sistemazione in affitto, un bilocale come il precedente, ma in zona diversa. E pur vero che nessuno affitta a chi non possiede garanzie, io non avevo un lavoro sicuro e continuativo, ma potevo contare su una buona somma di denaro avuta dalla precedente vendita. Oltre che l'aiuto di mia madre che fece da garante per convincere il signor Enzo, - nome di fantasia, - ad accettarmi come sua affittuaria. Il mio padrone di casa, era un uomo sui sessantacinque anni, vedovo, che viveva in pensione. Credo vivesse con i suoi figli, e aveva deciso di affittare il suo appartamento arredato per guadagnare qualcosa in più.

Quando mi presentai all'uomo, mi squadrò da testa a piedi, il mio aspetto non lo convinceva più molto, ma con la telefonata di mia madre riuscii ad ottenere il contratto. La mia nuova casa, un bilocale situato in due piani, era comodo e mi dava molte opportunità. Nella parte bassa, vi era un open space, salottino più cucinotto, con un balconcino e il bagno con doccia. Al piano superiore, con tanto di scaletta a chiocciola, c'era la stanza da letto con una terrazza molto ampia, dotata di sdraio lettino per prendere il sole d'estate, e una vista sui palazzi che attorniavano il mio.

Ero al secondo piano di una mini palazzina di soli tre piani senza ascensore, e a quanto pareva, ero al momento anche l'unica occupante. Felice di aver trovato una nuova sistemazione, mi preparai per iniziare la mia nuova vita. La sera stessa, telefonai a mia madre per rassicurarla e farle una piccola panoramica della casa.

Fu dopo una settimana ad accorgermi con mio stupore, che il palazzo difronte al mio era abitato esclusivamente da ragazzi extracomunitari. Tutti maschi neri e mulatti di età compresa tra i 40 e 50 anni. Forse un po' troppo rumorosi, li vedevo spesso alzare lo stereo con la loro musica araba e urlare per parlarsi. La zona non era tanto chiassosa, era una via poco trafficata dalle auto di passaggio. Soprattutto d'estate, a parte gli elicotteri sembrava di stare in campagna.

Avevo preso l'abitudine di utilizzare la sdraio della terrazza per prendere il sole, mettendomi un costume intero da mare color argento lucido, regalo di uno dei miei uomini che non avevo mai indossato. L'occasione per metterlo la trovai in quel periodo.

Me ne stavo li, con una bottiglia fresca d'acqua, gli occhiali da sole e i lunghi capelli biondi raccolti a coda con ciocche sciolte ai lati del viso a prendere il sole ore intere. Sono sempre stata una femmina mancata, mia madre mi raccontava spesso che aspettava una femminuccia, quando madre natura ha pensato di far uscire me. Praticamente un maschietto con le sembianze di una bella fanciulla. Ho sempre giocato sul mio aspetto fisico da quando lessi una frase che mi colpì: "Se hai qualcosa di bello da mostrare, mostralo sempre con fierezza". Non ricordo dove lessi questa frase, ma sembrava calzare a pennello per me.

Le sessioni abbronzanti, erano a giornate piene, perché come ho già detto in precedenza, lavoravo a periodi alterni, e avendo molto tempo a disposizione lo utilzzavo poltrendo pigramente in terrazza. Mi svegliavo la mattina, mi preparavo, infilavo il costume mi spalmavo l'olio solare, poi uscivo in terrazza a sdraiarmi sul lettino fino all'ora di pranzo. Con il passare dei giorni, notai che gli uomini di colore del palazzo difronte al mio, avevano iniziato a spiarmi regolarmente. Cosa che non mi infastidiva affatto ma che al contrario, mi spinse a inventare posizioni sempre più provocanti per stuzzicarli.

Erano a mio avviso giochi innocenti senza uno scopo preciso di invogliarli. O almeno così la vedevo io. Il fatto inaspettato accadde una mattina verso l'ora di pranzo. Ero come al solito in terrazza a godermi l'abbronzatura in costume con i soliti spioni del palazzo difronte, quando il campanello di casa all'improvviso suonò. Il suono non si ripetè e credetti di aver sognato lasciando correre.

Forse era stato il campanello di qualche abitazione nei dintorni, amplificato dal silenzio surreale del posto. Ma quando venne ripetuto il suono accompagnato da un fragoroso bussare, mi decisi a scendere e aprire finalmente la porta. Scesi la scaletta a chiocciola senza pensare nemmeno a coprirmi dal costume che indossavo, chiedendomi chi potesse essere.

Non avevo amicizie, mi ero trasferita da poco e non capivo chi potesse cercarmi così insistentemente.
Il padrone di casa passava ogni fine mese, ed eravamo appena all'inizio. In più gli avevo già anticipato tre mesi di affitto.

Aperta la porta con mia enorme sorpresa, mi trovai davanti tre uomini neri come il carbone che sorridendomi cercavano di comunicare in un italiano abbastanza precario.

"Ciao bela... Scussa se disturbiamo te, ma volere conoscere" disse uno.

Gli altri due restarono in assoluto silenzio. Prendendomi alla sprovvista, uno di loro mi spinse indietro con una forza che non mi aspettavo. Entrarono tutti e tre chiudendo la porta. Il panico mi prese all'istante, credetti volessero rapinarmi, e ho temuto il peggio per i soldi che avevo in casa. I tre mi rassicurarono a modo loro che non mi avrebbero fatto male, mi trascinarono al piano di sopra, portandomi fuori in terrazza in camera da letto.

Non capivo cosa volessero da me, ho subito notato che erano uomini del palazzo di fronte, e che i loro amici erano tutti alle finestre in attesa di vedere i loro compari in mia compagnia.

Adesso iniziavo a farmi una mia teoria sul perché erano lì. Infatti il primo dei tre che mi aveva parlato all'ingresso, mi disse senza troppi giri di parole che volevano fare l'amore con me. Li sul terrazzo davanti ai loro amici. Cercai di spiegargli che non avevo protezioni al momento, e che se lo avesse saputo il padrone di casa, mi avrebbe buttata fuori senza problemi. Queste cose parevano non interessagli molto. Per loro non c'era problema, ma per me il problema era enorme. Cercai nuovamente di spiegargli che potevano magari tornare il giorno dopo o al massimo nel pomeriggio, mi sarei munita di preservativi, e lo avremmo fatto al fresco sul letto con l'aria condizionata. Erano richieste sensate.

Richieste che non sembravano invece interessare i tre di colore. Mi spinsero sulla brandina ordinandomi di draiarmi e senza fare tante storie. Non volevo irritarli e cercai di obbedire, mi sdraiai a pancia sotto sulla branda, mi strapparono di dosso il costume intero lasciandomi praticamente nuda.

Due mi bloccarono gambe e braccia, mentre il terzo, si spogliò nudo mettendosi con comodo e senza fretta sopra di me. I loro compagni dall'altra parte della palazzina guardavano vociando parole a me come sempre incomprensibili. Ero già unta d'olio solare e non fu difficile per il tizio sopra di me, mettere la sua grossa cappella nera lucida dritta tra le mie natiche e affondarlo dentro tutto d'un colpo solo.

La mia figa anale lo ha risucchiato dentro fino alle palle con uno 'Slurp' come quando si affonda un piede in una pozzanghera e lo si ritrae fuori. Chiusi gli occhi d'istinto e mi lasciai andare ad un lungo sospiro di piacere. Dall'altra parte, sembravano impazziti dal baccano che producevano. Tanto che temetti avrebbe attirato qualcuno, nonostante il quartiere fosse deserto poteva essere rimasto qualcuno che infastidito dagli schiamazzi degli uomini nella palazzina, avrebbe avvertito i vigilanti.

Stavo davvero rischiando molto, ma se da una parte avevo paura di finire fuori casa, dall'altra, ero eccitata da morire per la situazione che si era creata. Il mio essere puttana mi diceva di godermela più che potevo, certe situazioni non capitano tutti i giorni, ma l'altra parte razionale, mi diceva di fare attenzione. Soprattutto perché non conoscevo quella gente, e avere rapporti senza un minimo di protezione, era già da allarme rosso.

Protestare come avevo visto poco prima, non sarebbe servito a nulla. Meglio godersela finché durava, poi avrei fatto i conti con il resto.

Non appena l'uomo iniziò a stantuffare su e giù dalla mia schiena, facendo le flessioni sulla branda, tutti i miei pensieri svanirono in un colpo di spugna. Iniziai a gemere e godere sempre più ad ogni sua spinta. Adesso i due mi liberarono braccia e gambe, fui nuovamente libera di potermi muovere. Era meraviglioso, scopata alla luce del sole davanti ad un pubblico urlante dall'altra parte del palazzo. Troppo bello e surreale. Non avrei mai pensato che una cosa del genere potesse accadermi nella vita. Ne avevo fatte da fare impallidire ma quella era davvero unica. Avevo lasciato una casa perché mi ero fatta inculare da tutti gli inquilini del palazzo, e adesso venivo scopata in una terrazza in un'altra casa davanti con tanto di pubblico.

Lo avesse saputo mia madre mi avrebbe fatto un cazziatone dei suoi. Ma alla fine non ero stata io ad invitarli, si erano intrufolati loro in casa mia con la forza. L'unica colpa che avevo forse, era di averli provocati da vacca qual'ero.

L'uomo nel frattempo mi pompava sempre più velocemente, facendomi morire di piacere, e i due uomini che poco prima mi tenevano gambe e braccia, si misero davanti al mio visetto, avevo i lunghi capelli sul viso, me li scostai con una mano e mi obbligarono a prenderli in bocca insieme. Provai a succhiarli entrambi come potevo, ma non era affatto facile. Godevo come la puttana che sono sempre stata non lo nego affatto. Era bellissimo un sogno. Mi trovai ad incitare quello che mi inculava, tenendomi con un braccio su di lui e assecondando le spinte che mi dava. Con il mio braccio lo spingevo in basso. Come per dirgli di incularmi l'anima. Lo sentivo fino infondo alla pancia quando spingeva verso il basso, e le due palle nere facevano "cik ciak" sulle mie chiappe bianche bagnate e oliate.

Finalmente dopo avermi distrutto il culetto per più di mezz'ora, degli spruzzi caldi e densi mi annunciavano che alla fine il porco nero era venuto dentro ingravidandomi. Qualche minuto dopo anche i due in bocca vennero riempiendomi di calda sperma bianca. Nel palazzo difronte il delirio aumentava. L'uomo sopra di me, pur essendo venuto, sembrava non aver perso durezza. Riprendendo a stantuffarmi con la sperma che adesso colava fuori dalio culo ormai ben spanato.

Il "cik ciak" aumentava, e anch'io venni sotto la branda. Dopo qualche altra flessione, i cardini della branda cedettero, e finimmo tutti sul pavimento del terrazzo. Era inevitabile visto il peso di due persone sopra. Quella branda non era fatta per sopportare dei doppi pesi e ovviamente aveva ceduto. Solo allora, i tre si sollevarono da me.

Mi ritrovai i muscoli di gambe e braccia atrofizzati, e faticai non poco a rimettermi in piedi. Ovviamente loro non fecero nemmeno il gesto di aiutarmi, preferendo invece rivestirsi e scappare fuori da casa mia come ladri.

Quando nuda, sporca di sperma e olio solare, riuscii a sollevarmi appoggiata alla ringhiera, scostando i capelli dal viso, vidi la figura di un uomo che mi guardava in piedi davanti all'ingresso della camera da letto. Era il signor Enzo, il padrone di casa. Lo fissai come la vittima fissa il suo carnefice. Ecco, adesso ero senza casa mi dissi. Mi manderà via sicuramente.

Prima che potessi dire una sola parola, l'uomo mi prese per un braccio, sollevandomi e aiutandomi a rientrare in camera. Una volta seduta sul letto, trovai il coraggio di dire che mi dispiaceva tanto, che erano entrati senza permesso, e che mi avevano minacciata. Avevo dovuto assecondarli per forza. L'uomo mi rassicurò, disse di stare tranquilla - usando il femminile invece del maschile - non mi avrebbe cacciata di casa. Ma pretendeva la riparazione fella branda rotta a spese mie. Per il resto, potevo continuare ad avere la casa in affitto come prima senza problemi. L'unica cosa che mi chiese l'uomo però, fu di diventare mio amico. E così fu. Un'amicizia molto intima ve lo posso assicurare.

chrisbabyface@libero.it
scritto il
2025-03-16
4.4K
visite
33
voti
valutazione
5.8
il tuo voto

Continua a leggere racconti dello stesso autore

racconto precedente

Lo Zio dalla Calabria

racconto sucessivo

Una strana occasione

Commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.