L'autobus della linea 54

di
genere
gay

'Tratto da fatti realmente accaduti'

L'aria quella notte era afosa mentre salii su quell'autobus quasi vuoto della linea 54. i capelli biondi legati a coda alta con delle ciocche lunghe sciolte ai lati del viso. L'autista già al posto di guida non mi guardò nemmeno, abituato sicuramente a far salire personaggi di ogni genere, avrà avuto fretta di finire il suo turno e andarsene a dormire. Le gambe coperte dalle calze a rete con delle fascette nere sulle cosce, gli immancabili shorts strappati e consumati che coprivano poco o niente delle mie natiche, il top nero senza una spallina, corto e aderente. Controllai l'ora sul cellulare, e mi lasciai cadere sull'ultimo sedile infondo al bus, vicino al finestrino. Il mezzo parte, qualcuno dei pochi passeggeri mi guarda con occhi curiosi, due uomini di mezza età seduti poco più avanti a me, e dei ragazzi mulatti che parlano tra loro a bassa voce, sono gli unici compagni di quel viaggio notturno.

La città scorreva fuori ad ogni curva o angolo, i lampioni gialli tagliavano l'oscurità a tratti, ma i miei occhi in qualche modo restarono fissi sulla porta d'entrata. Dopo qualche fermata, salirono altri due ragazzi di colore. Il primo è alto e magro, la testa rasata, le mani grandi. Il secondo più basso del primo ma sempre magrolino, i capelli ricci e un sorriso aperto che si accende appena mi vede. Si scambiarono un'occhiata di intesa, poi avanzarono verso il mio posto. Si sedettero ai lati: quello alto alla mia destra, quello più basso alla sinistra. Sono circondata e fingo indifferenza, ma sento addosso i loro sguardi.

«Ciao bela» esordisce quello riccio, con il classico italiano degli stranieri.

Rispondo con un sussurro, mordendomi il labbro inferiore «Ciao». quello alto ha subito provato ad allungare una mano sulla mia coscia. Le dita grosse scivolano sotto l'orlo degli shorts, un brivido mi corre lungo la schiena. Il tessuto è leggero, estivo. Le sue nocche premono contro la parte interna della mia coscia, salgono. L'altro mi domanda se sono Trans o travestito, non rispondo e lascio che l'amico continui a stuzzicarmi con la sua mano. Quello alto piega la testa verso di me, inaspettatamente mi bacia il collo scostandomi i lunghissimi capelli, la sua lingua calda mi lecca la pelle sudata. Mi lascio andare contro lo schienale, divaricando le gambe con un respiro tremante. «Così bela» sussurra quello. Le sue mani trovano i miei fianchi e mi stringono.

I miei occhi scrutano l'abitacolo per essere sicura se qualcuno dei passeggeri osservi la scena. Ma solo uno dei due uomini più avanti teneva gli occhi fissi su di noi, l'altro e i ragazzi mulatti sembravano non far caso a nulla. Senza farsi problemi di essere visto, il nero più alto mi sbottona gli shorts e me li abbassa fino alle caviglie, prima che l'amico più basso me li sfili del tutto. Resto con il Top nero e il perizoma che nasconde il mio cazzo moscio. Il nero più alto me lo estrae dal perizoma senza togliermelo, me lo accarezza guardandomi negli occhi mentre l'amico si piega tra le mie gambe per baciarlo. L'effetto è immediato, il mio cazzo si rianima, quello basso me lo prende in mano e inizia a segarmi lentamente, mentre l'amico alto mi scosta i capelli dal viso e mi infila la lingua in bocca.

Faccio resistenza passiva, perché il mezzo si ferma e le porte si aprono, ma non sale nessuno. Scendono invece i ragazzi mulatti, che voltando la testa verso di noi, ridono facendo immagino battute nella loro lingua. Le porte si richiudono e il bus riparte. Strano che l'autista non veda e non senta mi chiesi. Eppure nessuno disse o fece nulla. Uno dei due uomini seduti qualche metro più in là mi guarda sorridendo, gli ricambio il sorriso in un momento in cui il nero alto non mi bacia.

Quello più basso sputa sulle sue dita, le strofina contro il mio buco. Cerco di agevolarlo, le due dita entrano piano. Sospiro forse troppo forte, e provoco la curiosità anche dell'altro uomo che si volta ad osservarci. La mano del ragazzo basso intanto avvolge il mio cazzo duro. Sto per venirgli in mano quando l'altro all'improvviso mi afferra i fianchi, mi solleva di peso e mi mette a cavalcioni su di lui.

Mi solleva come se fossi un sacco. Sento il suo cazzo duro premere contro il mio buco già aperto, e poi spingere. Un colpo secco, fino alle palle. Mi mordo le labbra quasi a farle sanguinare per non urlare. Il cazzo nero mi apre, mi riempie, non aspetta. Mi afferra i fianchi e comincia a sbattere dentro di me a ritmo implacabile. Ogni spinta mi strappa un gemito, le mie cosce tremano sulle sue, e i due uomini più avanti in silenzio religioso, osservano la scena senza emettere un suono. Apro meglio gli occhi per osservarli, li guardo con orgoglio di chi sa di essere una puttana e gli abbozzo un sorriso.

L'altro amico si sposta davanti, si slaccia i pantaloni togliendomi la visuale. Il suo cazzo scuro mi preme sulle labbra. «Apri bocca Puttana» dice, e spinge. La bocca mi si riempie subito, la punta sbatte contro la gola, sento la saliva colarmi sul mento. Mi scopa la gola a colpi veloci senza nemmeno guardarsi attorno, le sue dita nei miei lunghissimi capelli biondi, mi tira la testa all'indietro. Il gemito mi esce strozzato, attutito, mentre l'altro sotto di me mi sbatte contro le natiche con schiaffi sonori, pelle su pelle sudata. L'autobus fa un'altra fermata, temo stavolta salga qualcuno. Sposto la testa quanto basta per osservare uno dei due uomini scendere dal mezzo, continuando a fissarci.

Sono piena davanti e dietro, il mio corpo femminile sobbalza tra loro due. I colpi mi scuotono, il sedile scricchiola. Sento lo sperma di quello in bocca che inizia a colare, sta arrivando. Il tipo basso tiene la presa sui capelli e spinge fino in fondo, la mia gola si contrae.

Poi il mio cazzo schizza senza essere toccato, e fili caldi di sperma finiscono sui sedili di plastica. Gemo, o tento di gemere, ma ho la gola piena. Il ragazzo sotto di me affonda, esplode dentro e mi ingravida, il suo sperma denso e bollente mi riempie l'intestino. Si sfila di colpo, e lo sento gocciolare fuori, caldo, lungo l'interno coscia. L'amico nel frattempo spinge in fondo e mi viene dritto in gola con uno schizzo potente. Ingoio per riflesso, soffoco, un conato mi scuote e mi fa colare tutto dagli angoli delle labbra.

Resto accasciata sul sedile di plastica, la mia figa anale dilatata che gocciola sperma caldo e pulsa, le gambe mi tremano. I due mi scansano bruscamente si ricompongono in tutta fretta, mi osservano un ultima volta, suonano la campanella e saltano giù in strada. Le porte si richiudono e resto sola, il respiro torna regolare. Osservo il mezzo ormai vuoto, anche l'ultimo era sceso.

Mi raddrizzo, sento il freddo della plastica sulla pelle sudata, e il liquido che ancora mi cola tra le cosce, denso, tiepido. Le mani mi tremano mentre mi tiro su gli shorts e la stoffa assorbe subito l'umidità. Guardo l'ora sul cellulare, e piuttosto tardi e l'autista ferma il mezzo al capolinea aprendo tutte le porte. Non c'è anima viva. A gambe malferme percorro i pochi metri di corridoio del mezzo per arrivare a lui. L'uomo mi fissa aspettando che apra bocca. Gli sussurro: "Lei.. ha visto..." L'uomo prese l'accendino e il pacchetto di sigarette scendendo dal mezzo: "Certo che ho visto, mi pare ti sia andata bene... Ti hanno fatto del male?" Chiese. Scossi la testa e risposi a mia volta: "Sto benissimo". L'autista si accese la sigaretta e prima di lasciarmi mi fece una raccomandazione: "La prossima volta scegli un posto meno rischioso. Poteva salire chiunque stasera."

chrisbabyface@libero.it
scritto il
2026-09-08
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