L'ascensore
di
Chris Rondinelli
genere
gay
Sapete quando la mattina vi alzate, e avete la sensazione che vi stia per accadere qualcosa di diverso dal solito? Era esattamente la sensazione che provai la mattina che decisi di passare a trovare mia madre. Mi guardai nella vetrina del portone prima di entrare, vanitosa come una vera donna per sistemarmi i lunghissimi capelli biondi. Mia madre infondo me lo ha sempre detto che sono una femmina mancata. Abita al 5° piano di questo palazzo moderno ma con l'aria condizionata rotta da tre giorni, salgo a trovarla, e sicuramente non mi aspetta. Non ci vediamo da mesi ma le avevo promesso che sarei passata a trovarla un giorno di questi.
L'atrio è caldo, c'è odore di polvere e disinfettante, avranno pulito da poco le scale mi dico tra me, dirigendomi verso l'ascensore. Il silenzio è pressoché totale, nemmeno un rumore se non delle auto di passaggio in strada. Saranno tutti in vacanza visto il periodo estivo. Mi accingo ad entrare nell'ascensore con le porte a scomparsa grigie, ma all'improvviso dal portone sbucano due uomini che parlano tra loro. Uno robusto, camicia azzurra a mezze maniche, capelli ingrigiti che avrà avuto circa cinquanta cinquantacinque anni circa, l'altro più alto e asciutto, pantaloni di lino e maglietta a maniche corte hawaiana, stessa età dell'amico. Si sistemano ai lati, ed entrano con me nell'ascensore. Mi guardano con quell'espressione curiosa che dura un secondo di troppo.
La cabina sale, l'aria è fresca. Sento lo sguardo dell'uomo robusto scorrermi addosso. Al terzo piano l'ascensore ha un sussulto, la luce interna trema, poi si ferma con un clack metallico e l'aria condizionata si azzera. Restiamo immobili, il silenzio e rotto dalle imprecazioni dei due uomini.
«Te pareva» dice quello robusto, premendo il pulsante del piano. Niente. «Bloccati.» dice con il viso imbronciato e le mani sui fianchi. «Chiamerò l'assistenza... ma con questo caldo ci metteranno un po'.»
L'altro appoggia la schiena alla parete e mi guarda con espressione enigmatica. «Ti chiami?» mi biascica.
«Chris.» rispondo timidamente.
«Marco» dice il robusto, tendendomi la mano. È sudata, la mia anche. «Lui è Davide.»
Davide annuisce, ha gli occhi sui miei capelli. «Bellissimi, sono tuoi?» mi chiede.
«Certo.» Mi passo una ciocca dietro l'orecchio. Il caldo mi ha fatto arrossare le guance, il Top che porto mi si è appiccicato alla schiena. Marco osserva il contorno delle mie spalle, la clavicola scoperta da una spallina abbassata.
«Beh» dice Marco avvicinandosi verso Davide. L'ascensore è bloccato, «Almeno siamo in buona compagnia.»
L'aria cambia. Lo sento nel modo in cui Davide si sposta. Marco allunga una mano e mi tocca i capelli, con una lentezza che non lascia dubbi. Le dita scivolano dalla nuca, fino alle punte.
«Sei un ragazzo?» chiede, senza smettere di accarezzarmi.
«Una femmina mancata.» La mia voce è ferma ma sussurrata. Conosco questo momento, lo riconosco negli sguardi di chi mi osserva da sempre, leggo nei loro volti il desiderio di scoparmi, di scoprire la mia femminilità.
«Però hai un fisico...» Marco non finisce la frase. Mi posa la mano sul fianco, sopra il Top. Il palmo è caldo, stringe piano. «Molto femminile.»
Davide fa un passo avanti, sono in mezzo a loro, l'aria afosa dell'odore di dopobarba e sudore. Marco mi accarezza la coscia nuda, risale fino all'orlo degli Shorts. Il contatto è intenzionale, non c'è più finzione.
«Ti piace?» chiede Marco.
Annuisco. È la verità: il suo tocco sicuro, lo sguardo di Davide che si fa più scuro. Mi slaccio il bottone dei pantaloncini, poi lascio fare a lui.
Davide mi tira su il Top nero, lo arrotola sotto il petto. Marco si china e mi bacia il collo dopo avermi spostato i lunghissimi capelli da un lato, la sua bocca calda aspira la mia pelle. Davide mi passa le mani sui fianchi, poi dietro, sulle natiche sode sotto gli Shorts.
«Che culo che hai» sussurra.
Marco mi spinge giù i pantaloncini. Resto in perizoma nero. Davide me lo sfila. Ora sono nuda dalla vita in giù, il mio cazzo semieretto tra le sue dita.
«Inginocchiati» mi dice Marco.
Il pavimento dell'ascensore è caldo e ruvido sotto le ginocchia. Marco si sfila la cintura, abbassa la patta. Il suo cazzo è grosso, già duro. Me lo porta alla bocca, apro le labbra. Il sapore è acido, tipico di un cazzo che ha appena urinato, la pelle calda. Lo prendo fino in gola, con calma, usando la lingua. Lui geme, mi tiene la testa con entrambe le mani, le dita intrecciate nei miei lunghissimi capelli biondi.
Davide si inginocchia dietro di me. Sento le sue mani sulle natiche aprirle delicatamente. Poi la bocca: mi lecca la fessura, il buco stretto, spingendo la lingua dentro. Il mio respiro accelera contro il cazzo di Marco. Davide sputa, mi lubrifica col dito, poi con due ma non c'è bisogno, i miei umori colano e sono già bagnata a dovere..
Sento le sue dita premere, aprirmi con pazienza. Marco intanto affonda di più nella mia gola e io deglutisco intorno a lui. Un gemito mi sfugge soffocato. Davide si alza, sento il calore del suo petto contro la mia schiena, poi la punta del suo cazzo che preme dove le sue dita hanno già lavorato dentro la mia figa anale. «Respira profondamente» mi dice, la sua voce è solo un filo. Lo sento entrare lentamente, un centimetro alla volta, finché non è tutto dentro di me. Restiamo fermi un istante poi chiudo gli occhi e cedo totalmente a loro. Il mio corpo freme, Marco mi accarezza il viso, mi guarda con quegli occhi scuri. «Muoviti ora» sussurra. Davide comincia a pompare con un ritmo lento, profondo, e io in controspinta con lui, mentre la mia bocca torna a chiudersi sul cazzo di Marco, che geme sempre più forte, consapevole che nessuno potrà sentirlo.
Pochi minuti e sento Marco farsi rigido, le sue mani stringermi i capelli mentre mi riempie la bocca di liquido caldo con un gemito. Davide accelera, il fiato corto contro la mia nuca, e lo sento venire dentro di me, le dita strette sui miei fianchi, emetto un sospiro profondo che si perde tra i lamenti di Marco. Rimango inginocchiata, il respiro irregolare, i loro corpi ancora contro il mio. Davide esce da me, lasciando il posto all'amico che mi fa alzare a gambe divaricate e braccia tese contro la tastiera dell'ascensore. Poi mi prende per i fianchi e con un colpo secco spinge dentro il suo cazzo ancora bello duro. Gemo e sospiro nuovamente, mentre Davide mi sposta i capelli dal viso per baciarmi sulle labbra. Marco mi pompa velocemente avanti e indietro senza sosta prima di venire una seconda volta dentro di me lavandomi il pancino. Quasi fosse stato tutto preparato in precedenza, l'ascensore scricchiola e riparte. Marco si sistema la patta, mi passa una mano tra i capelli. «Piano terra» dice, mentre Davide ride aiutandomi ad aggiustare il perizoma. Sono di nuovo in piedi, il sapore del loro desiderio ancora sulle labbra e la mia figa anale aperta gocciola dentro gli Shorts rimessi alla svelta.
Le porte si aprono all'improvviso, e l'aria invadente nell'abitacolo dell'ascensore ormai ristagnato dai nostri odori, si espande nell'atrio del piano. In giro non c'è anima viva, i due uomini mi danno un bigliettino con un numero di cellulare scritto a penna con i loro nomi accanto, dicendo di mandargli un messaggio perché volevano rivedermi presto. Le porte si chiusero mentre osservavo i due uomini entrare in un appartamento. Schiacciando il pulsante del 5° piano, mi chiesi se tutto questo fosse stato un sogno. Mi toccai dentro gli Shorts e li trovai bagnati di liquido trasparente, mentre le porte si riaprirono, mi trovai davanti la porta di casa di mia madre.
chrisbabyface@libero.it
L'atrio è caldo, c'è odore di polvere e disinfettante, avranno pulito da poco le scale mi dico tra me, dirigendomi verso l'ascensore. Il silenzio è pressoché totale, nemmeno un rumore se non delle auto di passaggio in strada. Saranno tutti in vacanza visto il periodo estivo. Mi accingo ad entrare nell'ascensore con le porte a scomparsa grigie, ma all'improvviso dal portone sbucano due uomini che parlano tra loro. Uno robusto, camicia azzurra a mezze maniche, capelli ingrigiti che avrà avuto circa cinquanta cinquantacinque anni circa, l'altro più alto e asciutto, pantaloni di lino e maglietta a maniche corte hawaiana, stessa età dell'amico. Si sistemano ai lati, ed entrano con me nell'ascensore. Mi guardano con quell'espressione curiosa che dura un secondo di troppo.
La cabina sale, l'aria è fresca. Sento lo sguardo dell'uomo robusto scorrermi addosso. Al terzo piano l'ascensore ha un sussulto, la luce interna trema, poi si ferma con un clack metallico e l'aria condizionata si azzera. Restiamo immobili, il silenzio e rotto dalle imprecazioni dei due uomini.
«Te pareva» dice quello robusto, premendo il pulsante del piano. Niente. «Bloccati.» dice con il viso imbronciato e le mani sui fianchi. «Chiamerò l'assistenza... ma con questo caldo ci metteranno un po'.»
L'altro appoggia la schiena alla parete e mi guarda con espressione enigmatica. «Ti chiami?» mi biascica.
«Chris.» rispondo timidamente.
«Marco» dice il robusto, tendendomi la mano. È sudata, la mia anche. «Lui è Davide.»
Davide annuisce, ha gli occhi sui miei capelli. «Bellissimi, sono tuoi?» mi chiede.
«Certo.» Mi passo una ciocca dietro l'orecchio. Il caldo mi ha fatto arrossare le guance, il Top che porto mi si è appiccicato alla schiena. Marco osserva il contorno delle mie spalle, la clavicola scoperta da una spallina abbassata.
«Beh» dice Marco avvicinandosi verso Davide. L'ascensore è bloccato, «Almeno siamo in buona compagnia.»
L'aria cambia. Lo sento nel modo in cui Davide si sposta. Marco allunga una mano e mi tocca i capelli, con una lentezza che non lascia dubbi. Le dita scivolano dalla nuca, fino alle punte.
«Sei un ragazzo?» chiede, senza smettere di accarezzarmi.
«Una femmina mancata.» La mia voce è ferma ma sussurrata. Conosco questo momento, lo riconosco negli sguardi di chi mi osserva da sempre, leggo nei loro volti il desiderio di scoparmi, di scoprire la mia femminilità.
«Però hai un fisico...» Marco non finisce la frase. Mi posa la mano sul fianco, sopra il Top. Il palmo è caldo, stringe piano. «Molto femminile.»
Davide fa un passo avanti, sono in mezzo a loro, l'aria afosa dell'odore di dopobarba e sudore. Marco mi accarezza la coscia nuda, risale fino all'orlo degli Shorts. Il contatto è intenzionale, non c'è più finzione.
«Ti piace?» chiede Marco.
Annuisco. È la verità: il suo tocco sicuro, lo sguardo di Davide che si fa più scuro. Mi slaccio il bottone dei pantaloncini, poi lascio fare a lui.
Davide mi tira su il Top nero, lo arrotola sotto il petto. Marco si china e mi bacia il collo dopo avermi spostato i lunghissimi capelli da un lato, la sua bocca calda aspira la mia pelle. Davide mi passa le mani sui fianchi, poi dietro, sulle natiche sode sotto gli Shorts.
«Che culo che hai» sussurra.
Marco mi spinge giù i pantaloncini. Resto in perizoma nero. Davide me lo sfila. Ora sono nuda dalla vita in giù, il mio cazzo semieretto tra le sue dita.
«Inginocchiati» mi dice Marco.
Il pavimento dell'ascensore è caldo e ruvido sotto le ginocchia. Marco si sfila la cintura, abbassa la patta. Il suo cazzo è grosso, già duro. Me lo porta alla bocca, apro le labbra. Il sapore è acido, tipico di un cazzo che ha appena urinato, la pelle calda. Lo prendo fino in gola, con calma, usando la lingua. Lui geme, mi tiene la testa con entrambe le mani, le dita intrecciate nei miei lunghissimi capelli biondi.
Davide si inginocchia dietro di me. Sento le sue mani sulle natiche aprirle delicatamente. Poi la bocca: mi lecca la fessura, il buco stretto, spingendo la lingua dentro. Il mio respiro accelera contro il cazzo di Marco. Davide sputa, mi lubrifica col dito, poi con due ma non c'è bisogno, i miei umori colano e sono già bagnata a dovere..
Sento le sue dita premere, aprirmi con pazienza. Marco intanto affonda di più nella mia gola e io deglutisco intorno a lui. Un gemito mi sfugge soffocato. Davide si alza, sento il calore del suo petto contro la mia schiena, poi la punta del suo cazzo che preme dove le sue dita hanno già lavorato dentro la mia figa anale. «Respira profondamente» mi dice, la sua voce è solo un filo. Lo sento entrare lentamente, un centimetro alla volta, finché non è tutto dentro di me. Restiamo fermi un istante poi chiudo gli occhi e cedo totalmente a loro. Il mio corpo freme, Marco mi accarezza il viso, mi guarda con quegli occhi scuri. «Muoviti ora» sussurra. Davide comincia a pompare con un ritmo lento, profondo, e io in controspinta con lui, mentre la mia bocca torna a chiudersi sul cazzo di Marco, che geme sempre più forte, consapevole che nessuno potrà sentirlo.
Pochi minuti e sento Marco farsi rigido, le sue mani stringermi i capelli mentre mi riempie la bocca di liquido caldo con un gemito. Davide accelera, il fiato corto contro la mia nuca, e lo sento venire dentro di me, le dita strette sui miei fianchi, emetto un sospiro profondo che si perde tra i lamenti di Marco. Rimango inginocchiata, il respiro irregolare, i loro corpi ancora contro il mio. Davide esce da me, lasciando il posto all'amico che mi fa alzare a gambe divaricate e braccia tese contro la tastiera dell'ascensore. Poi mi prende per i fianchi e con un colpo secco spinge dentro il suo cazzo ancora bello duro. Gemo e sospiro nuovamente, mentre Davide mi sposta i capelli dal viso per baciarmi sulle labbra. Marco mi pompa velocemente avanti e indietro senza sosta prima di venire una seconda volta dentro di me lavandomi il pancino. Quasi fosse stato tutto preparato in precedenza, l'ascensore scricchiola e riparte. Marco si sistema la patta, mi passa una mano tra i capelli. «Piano terra» dice, mentre Davide ride aiutandomi ad aggiustare il perizoma. Sono di nuovo in piedi, il sapore del loro desiderio ancora sulle labbra e la mia figa anale aperta gocciola dentro gli Shorts rimessi alla svelta.
Le porte si aprono all'improvviso, e l'aria invadente nell'abitacolo dell'ascensore ormai ristagnato dai nostri odori, si espande nell'atrio del piano. In giro non c'è anima viva, i due uomini mi danno un bigliettino con un numero di cellulare scritto a penna con i loro nomi accanto, dicendo di mandargli un messaggio perché volevano rivedermi presto. Le porte si chiusero mentre osservavo i due uomini entrare in un appartamento. Schiacciando il pulsante del 5° piano, mi chiesi se tutto questo fosse stato un sogno. Mi toccai dentro gli Shorts e li trovai bagnati di liquido trasparente, mentre le porte si riaprirono, mi trovai davanti la porta di casa di mia madre.
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