Pigmei – nuovamente schiava (parte 6)

di
genere
sadomaso

Il cuore di Chanel iniziò a battere in una maniera talmente forte da farle temere si potesse fermare, tale era il male che avvertiva al petto.
Aveva provato un dolore simile quando era stata catturata dai pigmei ed il mondo le era crollato addosso e, almeno ai primi momenti, le pareva un sogno.
In quel momento le cose erano diversissime.
Pur nella rinnovata schiavitù, aveva più forte la speranza di riuscire a riconquistare la libertà, forte anche del fatto che, almeno, si trovava in Francia e non in terra straniera e lontana,
Le sarebbe stato sufficiente riuscire a scappare dalla prigione per riuscire a trovare aiuto.
Era stata portata, sempre in catene, in un locale nuovo, pieno di musica e di bicchieri che tintinnavano, voci allegre ed eccitate, risate e, cosa per lei ormai insolita, morbidi tappeti.
L’avevano fatta lavare a lungo per toglierle di dosso lo sporco e l’odore della cattività cruda e forte nella quale era vissuta.
Sempre nuda, una donna si era presa cura di lei, seppur mantenendo distacco nei movimenti, come se non si stesse concentrando su una donna ma solo su un pezzo di mobilio che doveva essere lucidato per la vendita.
La serva alla quale era stata affidata le sistemò le unghie delle mani e dei piedi e, finalmente, anche i capelli trovarono ordine e pace.
Alla fine riuscì quasi ad emozionarsi nel sentirsi profumata, nuovamente desiderabile, quasi dimenticandosi della prigionia.
Venne nuovamente riportata alla realtà o, meglio, strappata ai suoi sogni, quando le misero nuovamente un collare al quale era stata attaccata una catena.
Questa volta, almeno, ciò che le cingeva il collo era di pelle curata e raffinata, come se fosse un fiocco su un regalo o qualcosa per impreziosire un acquisto.
Aveva i polsi legati dietro la schiena mentre veniva trascinata in un salone enorme, ancora in fase di allestimento per quella che avrebbe potuto sembrare una festa in musica, se non fosse stato per la presenza di schiave in vendita.
I mobili erano raffinati e le serve stavano imbandendo tavoli con bianche tovaglie, ricche posate e piatti di ricercata fattura che avrebbero ospitato le leccornie destinate a coloro che avrebbero girato ad osservare la merce esposta.
Assieme a lei vi erano altre giovani schiave. Contò almeno 9 donne e 7 uomini sparsi nel salone, prima di essere bendata.
La catena legata al collare venne tirata verso l’alto e agganciata al soffitto.
I polsi le furono lasciati legati dietro alla schiena, forse per il timore di inconsulte reazioni durante la vendita.
Anche le caviglie vennero incatenate ad anelli infissi nel pavimento.
Evidentemente, visto come era attrezzata la sala, quello doveva essere un evento consueto.
Dopo che fu privata della vista le si acuì l’udito ed ebbe modo di sentire altro rumore di catene, senza però saper dare un numero o un sesso alla nuova merce.
Non seppe dare una quantificazione al tempo che la separò dalla perdita della vista al momento in cui la sala, lentamente, si riempì degli ospiti interessati agli acquisti.
La musica era leggera e delicata, non tale da sovrapporsi alle parole ed ai dialoghi dei presenti.
Sentiva rumori di piatti e profumo di un cibo a lei precluso e del quale conservava un ricordo di un’epoca in cui quelle prelibatezze non venivano nemmeno apprezzate perché date per scontate, come cosa normale e dovuta per una persona del suo stato.
Era talmente concentrata sul dolore alle gambe procurato dal lungo tempo in quella posizione, nonché dal rumore della sala circostante, da essere presa alla sprovvista quando una mano percorse il suo corpo.
Evidentemente stava saggiando la merce in vendita.
La persona sembrò soddisfatta visto che pronunciò frasi di apprezzamento sia per la bellezza della pelle sia per la tonicità della muscolatura.
“Interessante questa schiava”.
Ciò che la colpì fu il fatto che la voce sembrava appartenere ad una donna di una età non definibile ma, sicuramente, non di poco maggiore della sua.
Da quando era stata catturata era stata usata solo da uomini. Aveva svolto la sua funzione di cavalla o da animale da soma anche sotto la guida di donne, al campo dei pigmei, ma sessualmente le attenzioni le erano arrivate solo dagli uomini.
Sapeva che alcune donne pigmee avevano usato le schiave per soddisfarsi sessualmente, ma a lei non era mai capitato.
Adesso quella possibilità si fece ancora più concreta e si spaventò.
Ebbe un movimento non voluto e che non si sarebbe aspettato di avere, vista la esperienza di schiavitù che, con buone probabilità, la maggior parte delle altre in vendita non avevano.
Tra quelle in vendita aveva fatto in tempo a vedere la ragazza ed il ragazzo che aveva incontrato appena sbarcata dalla nave, quando Mathias l’aveva venduta a quell’uomo grasso e ben vestito, rimasto per lei sprovvisto di nome.
Non sapeva nulla di quei due.
Le avevano da subito dato l’idea di pulcini smarriti, sicuramente inutili a lei che, invece, necessitava di conoscere persone che avrebbero potuto essere preziose.
Capì in quel momento il motivo delle catene alle caviglie ed ai polsi legati dietro alla schiena.
“Questa bestia pare sia stata utilizzata come cavalla da trasporto e da tiro”.
Alla voce di donna se ne aggiunse anche un'altra di un uomo al quale dovevano appartenere le mani che si erano impossessate dei seni. Quel bastardo aveva iniziato a strizzarle i capezzoli.
“Guarda come sopporta il dolore questa cagna. Sembra sia una che prometta molti piaceri”.
Sentiva che altre persone si erano avvicinate ed era anche cambiato il tocco delle mani.
Queste ultime appartenevano ad altra donna ma la carezza era più delicata.
I primi che si erano avvicinati si stavano allontanando commentando che tutto sommato una schiava così usata non era di loro gradimento.
Il discorso doveva essere stato sentito anche da altri in quanto sentì un uomo rivolgersi ad una persona che non rispose ed il cui sesso le rimase quindi sconosciuto.
Il probabile acquirente aveva fatto riferimento ad un calesse che lei avrebbe potuto tirare mentre veniva incitata dalla frusta.
Si unì alla conversazione un altro uomo che evidenziò la circostanza eccitante nell’avere una nobile incatenata in una stalla.
Una donna, invece, evidenziò la sicura cura ed eleganza nel servire e nel leccare la figa.
Il brusio in sala cominciò ad assordarla e a farle girare la testa.
Quelle voci eccitate le stavano dando fastidio e voglia di urlare loro addosso tutti i suoi pensieri.
In quanto schiava esperta, sapeva quali sarebbero state le conseguenze.
Poco dopo, una schiava dai nervi meno saldi dei suoi ed evidentemente male educata e ammaestrata, iniziò ad urlare e ad insultare.
Sentì il Padrone di casa spazientito ed alterato.
Sicuramente una reazione simile non giovava bene alla sua reputazione né al prezzo di tutta la merce in vendita in quanto dava la sensazione di schiave ancora da educare e pericolose nelle loro reazioni.
Quei Padroni erano cosa ben diversa da quelli cui lei era stata abituata e per i quali una ribellione era all’ordine del giorno, subito sedata con forti punizioni.
Quale monito per tutte le altre in vendita, la schiava venne frustata fortemente.
La situazione ebbe l’effetto di eccitare i presenti. La punizione subita dalla poveretta ebbe l’effetto di calmare tutte le altre.
Paradossalmente quell’episodio, che avrebbe dovuto denunciare la scarsa professionalità dei venditori, ebbe l’effetto di eccitare i presenti e invogliarli all’acquisto, soprattutto di schiave che, come lei, erano giù abituate alla schiavitù e, quindi, presentavano pochi rischi.
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2024-03-29
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