Carne bollente

scritto il 2024-03-13 tempo di lettura 13 min

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tradimenti
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Per un concatenarsi di eventi, per il tortuoso intrecciarsi di fatti senza una logica apparente, Theo si ritrovò ad abitare proprio l’appartamento in cui aveva vissuto fino ai dieci anni, prima di seguire il padre per lavoro in un’altra città. Da qualche mese Theo abitava nell’elegante palazzina, recentemente ristrutturata. A causa dei suoi orari di lavoro e della riservatezza che ormai caratterizza i rapporti fra vicini, aveva poche occasioni d’incontrare gli altri condomini. Aveva però constatato che tutte le famiglie di un tempo erano state sostituite, con l’eccezione di quella della signora Sara Talmonti.
All’epoca era troppo piccolo per apprezzare appieno le qualità fisiche che affascinavano gli uomini del palazzo; ricordava però vividamente le occhiatacce della madre, di cui non capiva il motivo, quando il padre posava insistentemente gli occhi sulla signora Sara. Lei, d’altra parte, con la sua condotta non dava adito a pettegolezzi né a chiacchiere.
Si chiedeva che aspetto potesse avere Sara dopo diciotto anni dall’ultima volta che l’aveva vista. A fare i conti, doveva essere prossima ai cinquant’anni: più precisamente, ne aveva cinquantadue.
Il tempo, si sa, non fa sconti, tantomeno alla bellezza.
Finalmente, un pomeriggio la incontrò sulle scale: lei scendeva, mentre lui saliva a balzelloni. Theo rimase sbalordito: Sara era ancora attraente, tutt’altro che sfiorita, anzi decisamente sexy. Si scambiarono poche frasi di circostanza e poi proseguirono in direzioni opposte.
Di fronte a tanto splendore inatteso, Theo si sentì stranamente intimidito e impacciato. Era l’opposto della sicurezza spavalda, della simpatia e dell’assertività che mostrava davanti a una donna capace di suscitare il suo interesse. Ferito dalla figura poco brillante che aveva fatto, decise, punto nell’orgoglio, di sedurre l’affascinante Sara.
Ossessionato dal sesso e forte di numerose conquiste, si rese conto che alla sua collezione mancava una splendida donna matura: e la vicina incarnava perfettamente quel tipo.
Già pregustava il momento in cui avrebbe denudato Sara, giocato con le sue forme morbide, baciata ovunque e assaporato la sua femminilità, fino a possederla e farla gemere di piacere. Il fatto che lei fosse sposata non costituiva un problema e anzi aggiungeva elettrizzanti stimoli all’impresa.
Le sue aspettative di un facile successo, però, si scontrarono con la tenace resistenza di Sara. Lei aveva finito per accettare la sua corte, ma restava incerta e riluttante ad andare fino in fondo.
L’incontro con Theo ebbe su Sara l’effetto di un sasso lanciato in uno stagno, capace di spezzarne la quiete consolidata nel tempo. La sua vita scorreva tranquilla, senza ostacoli significativi. Gli impegni si erano ridotti da quando i figli vivevano lontani e indipendenti. Anche nel lavoro aveva raggiunto gli obiettivi prefissati e, pur sentendosi gratificata, avvertiva la mancanza di nuove sfide.
Viveva in armonia con il marito, di otto anni più grande: erano sempre andati d’accordo. Certo, la loro vita sessuale lasciava a desiderare, ma lei non lo considerava un problema.
La comparsa di Theo liberò in lei pulsioni erotiche che il suo super-io aveva da tempo cancellato e relegato nell’inconscio, e che ora riaffioravano inaspettate e prepotenti. Contro le proprie convinzioni, si ritrovò a desiderare un uomo diverso da Massi, con cui vivere un’avventura appassionante. Forse l’ansia per l’inevitabile declino delle proprie attrattive rendeva quel desiderio ancora più bruciante.
L’interesse che il bel ragazzo le dimostrava la lusingava e la gratificava. Avvertiva contemporaneamente il rimorso di tradire, sia pur solo nel desiderio, suo marito ma le sensazioni nuove che le si affollavano dentro superavano i suoi scrupoli, le sue salde regole morali fino a rischiare di travolgerla e farla cedere.
Dopo una resistenza progressivamente indebolita dalle insistenze di Theo, finì per accettarne le attenzioni, ma la sua riluttanza non era ancora del tutto vinta.
Fra loro restava, in definitiva, un puro esercizio di seduzione: un gioco estenuante, eccitante e ardente, ma inconcludente, fatto di sguardi, sfioramenti e parole suadenti. Ogni entusiasmante avanzata verso il dunque era seguita da una ritirata che riportava tutto al punto di partenza.
La conquista non procedeva secondo i piani. Forse fu proprio l’ostinazione, insieme al rifiuto di accettare circostanze sfavorevoli, a spingere Theo a non desistere e ad aspettare l’occasione propizia.
Un sabato, nel primo pomeriggio di maggio, tiepido e luminoso, quando ai profumi dolci e tenui delle acacie si erano sostituiti quelli più intensi e sensuali del tiglio, Theo osservò dalle finestre aperte una scena che gli fece rompere gli indugi; Sara stava salutando suo marito in attesa di salire in macchina con altre persone e lui colse scampoli del dialogo fra il gruppo.
- …«Così, Sara, ti rubiamo Massi per l’intero weekend. Perdonaci, ma la rimpatriata della nostra classe del liceo non sente ragioni per rinunce. Però ti confesso che, con una moglie così, al posto di Massi avrei trovato mille scuse per non partecipare.»
- Tu Ezio sei sempre galante.
Ezio era stato, forse lo era ancora, uno sciupafemmine. Dal modo in cui la guardava, era chiaro che non gli sarebbe dispiaciuto portarsela a letto, nonostante l’amicizia con Massi.
- Magari mi offro volontario per tenerti compagnia io, al prossimo ritrovo di classe!
Risate.
- Beh ragazzi, buon divertimento. A domani sera.
Mentre Sara rientrava nell’edificio, Theo stava già scrivendo agli amici per avvertirli che, a causa di impegni inderogabili, non sarebbe stato dei loro per quei giorni. Poi studiò come attuare il piano.
- O oggi, o mai più. Se non funziona questa volta, giuro, rinuncio.

Rientrata in casa, Sara pensò al fine settimana monotono che l’aspettava e si rabbuiò.
Perché, prigioniera delle regole e dell’obbligo di essere come gli altri si aspettavano, non poteva lasciarsi andare? Perché non ascoltare le pulsioni che le chiedevano insistentemente di cedere, almeno una volta, al proprio istinto? Frustrata dalle proprie inibizioni, si accoccolò rassegnata sulla poltrona preferita, chiuse gli occhi e scivolò in uno stato semionirico, in balia delle suggestioni che la tormentavano. I suoi cancelli inibitori si spalancarono: non riusciva più a contenere, la voglia, fisica, di un uomo che la spogliasse, baciasse, la leccasse tutta, strapazzasse le sue tette burrose, la possedesse. La sua carne bollente ambiva, fremeva di essere dominata, violata persino brutalizzata. Pensò a Theo e lo vide come un ideale, un archetipo erotico, superficiale quanto bastava, scevro da intellettualismi e tanto meno da scrupoli: quel giovane uomo la eccitava con la promessa dell’offerta della sua carne ardente, della sua prorompente, belluina carica fisica.
Sara nel suo agitarsi strattonava le mutandine che si insinuavano nella sua fessura che iniziò a stillare rugiada.
- Theo vieni, fammi tua, ti voglio adesso. Sono sola in casa, perché non ne approfitti?
Quasi ad esaudire il suo tormentato desiderio una vibrazione del suo cellulare la strappò dalla semi veglia.
- Sara, son Theo, posso salire da te, devo parlarti.
Dominò il tremito della voce e sussurrò. A Theo quel bisbiglio parve un segnale di resa:
- Dammi qualche minuto, ti aspetto.
Rispose d’impulso, per non cambiare idea. Scelse accuratamente la lingerie più sexy del guardaroba; scartò una vestaglietta osé e ipocritamente indossò un paio di jeans assieme a una tranquilla camicetta: non voleva apparire come una donna assatanata di sesso, decisa a cedere facilmente, ma al contrario dare un segnale di sereno distacco.
In realtà il suo cuore sembrava impazzito nell’attesa di ciò a cui si stava preparando e stavolta non avrebbe più frapposto ostacoli alle richieste del ragazzo.
Un sommesso battere alla porta.
Controllò che nessuno osservasse la scena e, rassicurata, lasciò che Theo entrasse.
La tensione era palpabile. Senza bisogno di parole, i loro sguardi esprimevano la brama che li dominava entrambi.
Le loro labbra si unirono, senza preavviso, in un bacio di fuoco.
Le mani di Theo sui seni, sulle parti intime di Sara. Lei sussurrò mentre le cedevano le gambe:
- T…Theo? …Oh Theo…no…non dovremmo.
Ma non lo pensava e lui lo sapeva bene.
La camicetta volò via seguita dal reggiseno. Le deliziose, grosse mammelle furono preda delle forti mani del ragazzo, strizzati i capezzoli duri come proiettili. Lei rise eccitata.
Theo fece sedere la donna sul divano per toglierle i jeans. Così facendo le sollevò i piedi - deliziosa, zona erogena per lei - che baciò, succhiò facendola fremere tutta emozionata. Rimosse le mutandine già zuppe, Theo la sdraiò sul divano e allargatele le cosce contemplò quella stupenda figa liscia, odorosa e morbida, integralmente depilata come lui preferiva.
Vedendo che il ragazzo indugiava, Sara impaziente lo incitò:
- Forza leccami la figa, bravo…ancora...
La lingua percorreva il perineo facendo la spola dal monte di Venere fino al buchetto anale.
- Theo, adesso il clitoride….si…così…non fermarti. Aahh vaiiii.
Il ragazzo completava l’azione con quella delle dita che frugavano la vagina stimolandone i recettori erogeni della parete anteriore. Esplose inarrestabile l’orgasmo accompagnato da uno squirting inatteso che imbarazzò Sara ma che la gratificò di un piacere sublime.
Theo si spogliò a sua volta: era uno splendido esemplare, con un fisico atletico da copertina: la sua verga svettava orgogliosa con la sua grossa cappella violacea tumida. Sara ammirò a bocca aperta, in ginocchio davanti a lui, lo spettacolo che si presentava ai suoi occhi e la punta della sua lingua non pose indugi ad esplorare quel cazzo assaporandone l’afrore maschile, il gusto acre delle goccioline presenti sulla punta, ne titillò il glande e finalmente lo fece entrare in bocca, serrando le labbra per stimolarlo vigorosamente: lo succhiò magistralmente. Solo il grande allenamento e il suo controllo impedirono a Theo di non lasciarsi travolgere e riempire di sborra quella bocca abile e vorace. C’era tanto da fare e godere, bisognava centellinare questa deliziosa pietanza!
Si spostarono in camera da letto. Theo le divaricò le gambe alzandole e piegandole verso il ventre; infilò la sua verga di colpo in vagina facendola urlare.
La bella signora non aveva mai provato in vita sua un piacere simile; montata da quel ragazzo che la martellava con un vigore mai provato. Theo era capace di straordinarie performance amatorie, e inoltre meravigliò Sara con la fantasia con cui scelse le svariate posizioni per copulare. I gemiti, gli ansiti della sua affascinante, calda preda, provocati dai ripetuti orgasmi erano musica eccitante ai suoi orecchi. Il pomeriggio declinava in un tramonto sfolgorante, preludio di una serata dolcissima.
Soddisfatto Theo e pensando che lei ne avesse avuto abbastanza manifestò l’intenzione di tornare a casa.
- Rimani qui con me la notte intera. Abbiamo tutto il tempo per continuare a gustare la meraviglia che abbiamo solo assaggiato.
Lui non chiedeva di meglio e, consumato uno spuntino per rifocillarsi, ripresero a fare sesso. Sara godeva della stretta delle sue morbide forme nella piacevole morsa di quei muscoli d’acciaio, ma soprattutto di quella trivella infissa nella figa che continuava a spingere dentro di lei con un vigore inesauribile, senza segni di stanchezza. L’estasi di quella carne palpitante, dura, calda che le si muoveva dentro le fece perdere il senso dello spazio e del tempo: sentì il seme maschile riempirla e, rilassata, spossata e beata, si addormentò sotto di lui.
Theo egualmente svuotato di energia si assopì beatamente, cullato fra le morbide e profumate anse, la pelle vellutata di quella dea lussuriosa.
Nel cuore della notte si svegliò con un’erezione spettacolare, pervaso da un forte calore al basso ventre.
Dalla finestra aperta entravano, spinti dall’aria tiepida, i profumi regalati da quel maggio incantevole. La luce che pioveva nella stanza per l’illuminazione stradale, gli consentì di gustarsi lo spettacolo di quel corpo che gli giaceva accanto, bellissimo nella sua procacità e che gli aveva regalato piaceri ed emozioni forse mai provate prima.
Sara era nuda, languidamente adagiata accanto, le lenzuola scostate di lato, le cosce spalancate oscenamente e dalla figa tumida, gonfia per l’intenso sfregamento amoroso, scolava un rivolo di quello sperma che lui le aveva pompato copiosamente dentro. Non sazio si dilettò a succhiare i capezzoli della donna e a carezzarne le intimità fino a che lei aprì gli occhi e con espressione rapita gli sorrise, gli carezzò i capelli.
- Oh Theo, che maschio meraviglioso e insaziabile sei! Sì, trascinami nel gorgo della tua libidine. Questa notte sarà indimenticabile, prendimi di nuovo, lo voglio.
- Sara, se ti fidi di me renderò ancora più magico questo incontro. Hai del lubrificante?
La donna, trepidante, era in ginocchio sul letto, col culo sollevato e le natiche aperte così da consentire una mirabile visione dei suoi orifizi, percepiva che l’ano, sotto l’azione delle dita di Theo e del lubrificante, cedeva e si preparava; lei era emozionata e un po’ timorosa come una ragazzina in procinto di perdere la propria illibatezza. Sara gemette quando la grossa cappella di Theo superò lo stretto anello dello sfintere e avvertì un piacere nuovo arrendendosi al suo amante che le riempiva il ventre. Era, tolte le sovrastrutture sociali, una matura femmina di mammifero posseduta dall’aggressivo giovane maschio del gruppo: questo pensiero la elettrizzò.
Il cazzo durissimo, una volta entrato, sostò un po’ per gustarsi le pareti che gli si avvolgevano intorno. Sara gemeva e sospirava col fiato affannoso per l’intenso piacere.
- Vai, non sento dolore. Puoi infilarlo di più.
Theo spinse, sempre più inebriato dal morbido corpo di Sara che montava divertendosi a stringere le oscillanti pendule pere e a udire l’armonia dei sensuali mugolii che lei emetteva soavemente.
La violenta penetrazione, la sensazione di essere riempita, invasa, provocò a Sara brividi di godimento che partendo dal retto, si propagarono alla zona genitale fino a tutto il ventre.
- Continua, non fermarti, è stupendo! Godo.
Theo la inculò a lungo, fino a quando all’ultima spinta un fiotto di sperma caldo si riversò nelle viscere della donna che si agitava in preda all’orgasmo - l’ennesimo - scatenato da quell’interminabile, entusiasmante coito anale.
Il mattino li trovò ancora abbracciati; lei lo baciò, leccò il corpo del giovane uomo volendo gustarsi gli ultimi istanti di quell’erotica parentesi.
Theo, molto soddisfatto della resa completa di Sara, sarebbe presto approdato ad altri lidi, ad altri interessi ora che il suo scopo era stato raggiunto. Non era un romantico e solo questo voleva. E lei lo sapeva.
La luce radiosa del mattino inondò la stanza profumata del loro sesso.
- Ciao bellissima, ci rivedremo presto.
Sara sapeva che non era vero: quanto accaduto quella notte sarebbe stato irripetibile e presto sarebbe scivolato nel passato, diventando un ricordo dalla consistenza eterea di un sogno. Forse era giusto così.
Pensò con dolcezza a Massi e desiderò tornasse presto.
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