Piadina e matterello

di
genere
tradimenti

Carne e verdura
Dopo un’estate passata tra impegni, figli, nipoti e mille incombenze, Sandra e Anna erano finalmente riuscite a ritagliarsi qualche giorno tutto per loro.
Sandra, prossima ai sessanta, mora e piuttosto avvenente. Anna, pochi anni di più, carina, bionda, con il volto spruzzato di lentiggini.
— Una breve vacanza alla Thelma e Louise — aveva detto allegramente Anna quando si erano messe in auto.
Settembre aveva restituito alla spiaggia una tranquillità quasi irreale. Poca gente, niente musica, niente bambini che correvano avanti e indietro. Solo il caldo dolce del pomeriggio, il profumo del mare e il rumore regolare delle onde, che sembrava cancellare una alla volta tutte le preoccupazioni dell’estate.
Sandra era sdraiata sulla sabbia con gli occhiali da sole. Anna, accanto a lei, teneva un libro aperto sulle ginocchia.
— La Valle dell’Eden… — disse Anna. — Ti ricordi il Timshel?
Sandra si voltò.
— Tu puoi.
— Sì. Non è scritto che dobbiamo essere quello che gli altri si aspettano da noi. Possiamo scegliere.
Sandra sorrise.
— Se potessi anche scegliere quello che mi pare…
Anna abbassò il libro e la guardò.
— Ecco. Sapevo che prima o poi saremmo arrivate lì.
— Dove?
— Al punto in cui Steinbeck diventa una scusa.
Sandra rise.
Poco dopo Anna si sollevò su un gomito.
— Guarda laggiù.
Due ragazzi stavano uscendo dall’acqua con le tavole da surf sotto il braccio. Giovani, abbronzati, fisici atletici. Si fermarono vicino alla battigia.
Sandra li osservò attraverso gli occhiali.
— Che fighi…
— Ti sei già scelta il tuo?
Anna rise.
— Ehi, ci stanno guardando.
Sandra si sistemò i capelli e abbassò con apparente noncuranza la spallina del reggiseno.
— Meglio.
— Meglio? Sei proprio figa. Mostrati… brava così. Sei incorreggibile.
— E tu fai tanto la seria, ma continui a guardarli.
— Sto solo osservando.
— Certo. Una ricerca scientifica.
Anna richiuse il libro.
— Comunque hanno quasi la metà dei nostri anni.
Sandra si tolse gli occhiali.
— E allora?
— E allora niente.
Si scambiarono un sorriso. I décolleté erano molto evidenti, accentuati dai costumi aderenti e dalla postura rilassata. Sandra spinse il seno pesante in avanti; il costume cercava disperatamente di contenerlo. Anna, più composta, si inclinò verso di lei, facendo risaltare lo scollo del costume blu e la curva piena del seno. Entrambe sapevano di essere state notate.
— Gettiamo l’amo. Se son rose…
Anna scosse la testa.
— Siamo venute qui per rilassarci.
— Appunto.
I due surfisti avevano ormai capito.
— Romeo, quelle due tardone ci stanno puntando — Sasà, napoletano verace, era partito in quarta. — Però… mica male, ’ste due. Due bei troioni.
— Belle son belle, ma un po’ passatelle — ribatté Romeo.
— Questa settimana senza fica, casertano, ti ha fatto male. A forza di pippe ti sei giocato pure qualche diottria. Non vedi che tette? E guarda come si stanno offrendo. Comunque quelle due fiche mature mi fanno sangue. Io vado.
— Mi hai convinto. Ti seguo.
Si avviarono verso le donne cercando di mantenere un’aria casuale che non convinceva nessuno.
— Scusate, sapete se più avanti c’è un bar?
Anna indicò la passeggiata.
— Sì, poco più avanti. Ma a quest’ora credo sia ancora chiuso.
— Peccato. Ci serviva qualcosa di fresco.
Sandra sorrise.
— Dopo una giornata in acqua ve lo meritate.
— Voi invece siete qui da molto?
— Da ieri. Ci siamo concesse qualche giorno.
— Bella idea. Settembre qui è molto più tranquillo.
— Siete surfisti?
— Sì, ce la caviamo — risposero, mentre gli sguardi di Sasà e Romeo passavano in rassegna le due donne.
— Quindi vi piace cavalcare le onde?
— In effetti ci piace cavalcare… in generale — disse Sasà, malizioso.
Un risolino sfuggì ad Anna.
— Siete in vacanza da sole? — chiese Romeo.
Le due si guardarono.
— Perché? È importante?
Romeo sorrise.
— Potrebbe esserlo.
A quel punto nessuno dei quattro aveva più bisogno di fingere di non aver capito.
Sandra propose di fare un bagno. Sasà ne fu entusiasta, mentre Romeo e Anna rimasero sulla spiaggia a parlare fitto.
In acqua, Sasà cinse Sandra per la vita e la attirò verso di sé. Lei gli posò una mano sulla nuca, stringendo appena le dita tra i capelli bagnati.
Spuma fredda sulla pelle. Dentro, tutto ribolliva. Un’onda li fece oscillare. Lui la sostenne per i fianchi e lei gli appoggiò la fronte.
Sulla spiaggia, Romeo e Anna si erano avvicinati. Si avvinghiavano con gesti ruvidi: lui la afferrò per i fianchi e la attirò a sé. Il respiro di entrambi si fece più pesante. Anna chiuse gli occhi per un istante, rabbrividendo, poi tornò a cercarlo con un bacio impetuoso.
Sasà chinò il viso verso Sandra e lo affondò nel solco dei seni.
— Che zizze, guagliò!
Sandra rise e gli appoggiò una mano, sentendolo duro attraverso i pantaloncini.
Sasà la guardò, sorpreso e divertito.
— Uà, guagliona… che stai a fruculià?
Sandra scoppiò a ridere, senza ritrarre la mano.
Per un istante lei e Anna si guardarono. Bastò un sorriso complice.
Il gioco in acqua divenne sempre meno innocente. Sandra vide sulla spiaggia Anna e Romeo baciarsi, mentre le mani del ragazzo erano dovunque. Si baciarono a loro volta.
Una volta ricomposto il quartetto, tutti erano su di giri.
— Quindi siete romagnole?
— Proprio così — disse Anna.
— E allora siete brave a fare la piadina? — chiese Romeo.
Sandra lo guardò e sorrise.
— Diciamo che col matterello abbiamo una discreta dimestichezza…
Anna colse la palla al balzo.
— Visto che il bar è chiuso, perché non passate dal nostro bungalow? Una birra gelata la troviamo di certo.
Poco dopo, Sasà e Romeo finirono le loro birre. Dalla camera arrivò la voce di Anna.
— Venite.
I due si affacciarono sulla porta. Anna e Sandra erano nude, distese sui letti affiancati, in posa provocante.
— Vi piace? — chiese Sandra.
— Da impazzire — rispose Sasà.
Romeo guardò l’amico.
— Liscia o setosa?
Sasà indicò Sandra.
— Io? A me piace il pelo.
— Io, invece, la preferisco liscia.
Anna rise.
— Siete due maiali.
— Voi invece siete immacolate — ribatté Sasà.
Sandra lo fissò.
— Non volevi il pelo? Le tette le hai già assaggiate.
Sasà rimase senza parole.
Anna sorrise a Romeo.
— E tu? Sei ancora così sicuro?
Romeo non rispose. Bastò il suo sorriso.
I due letti, affiancati, sembravano moltiplicare la scena.
Sandra e Anna si cercarono con gli occhi, quasi a confermarsi che entrambe volessero continuare. Un sorriso dell’una, un cenno dell’altra.
Nessuna esitazione.
Poi si lasciarono andare.
Sandra vedeva Anna e Anna vedeva Sandra. Ogni movimento trovava dall’altra parte una risposta, quasi fossero davanti a uno specchio vivente. Si cercavano con gli occhi, complici e consapevoli, mentre i rispettivi compagni seguivano il loro ritmo.
Erano atleti, abituati all’equilibrio, alla forza e alla resistenza del surf, e quella stessa energia sembrava trasferirsi nei loro gesti: movimenti sicuri, continui, potenti, senza esitazioni. I corpi si tendevano e si inarcavano, seguendo un ritmo sempre più serrato; le lenzuola si aggrovigliavano sotto il loro peso, mentre i capelli e la pelle si muovevano a ogni sussulto.
Il respiro diventò più rapido. A tratti una delle due cercava lo sguardo dell’altra, e bastava quel sorriso per dirsi ancora una volta: sì, continuiamo.
I colpi sordi degli inguini che si incontravano. Lo sfregamento di quei cazzi potenti, che non davano loro respiro. I corpi che si inarcavano. I ragazzi godevano di quelle mammelle che si scuotevano nell’aria.
Sandra guardò Anna e per un istante rimase senza fiato. Capì che stava per succedere qualcosa di molto più audace di quanto avesse immaginato. Nei suoi occhi passò prima la sorpresa, poi una curiosità quasi incredula, subito seguita da un brivido di eccitazione.
Poi si voltò appena verso Sasà.
Fu allora che comprese, con un piccolo sussulto, che la stessa cosa stava per accadere anche a lei.
Incrociò di nuovo lo sguardo di Anna. Un sorriso, breve e incredulo, complice. Nessuna delle due disse una parola.
Era qualcosa di già conosciuto, ma vissuto come se fosse nuovamente proibito.
Sandra ebbe un sussulto e, travolta dall’intensità del momento, implorò:
— Inculami… piano però… sei troppo duro.
Sasà le sorrise, feroce e divertito.
— Eppure non dicevi di essere esperta di matterelli?
— Bastardo.
Dall’altro letto arrivavano i gemiti e le grida di Anna. Sandra incrociò per un istante il suo sguardo. Bastò quello: incredulità, eccitazione e una complicità ormai totale.
Finito l’erotico gioco, i ragazzi cominciarono a cantare ridendo:
— Romagna figa, Romagna troia…
Sulle note di Romagna mia, Sandra e Anna scoppiarono a ridere.
— È l’omaggio ufficiale alla Romagna… e alle sue troie — gridò Sasà.
— Siete completamente scemi.
La mattina le trovò disfatte, con la dignità rimasta da qualche parte sotto le lenzuola.
— Ci hanno dato una bella ripassata!
— Eh già, col matterello.
— Mi sento sporca.
— C’è sperma dovunque. Ce l’ho anche dentro.
— Soprattutto. Ma stanotte chi aveva la forza di fare la doccia?
Sandra provò ad alzarsi, fece due passi e si aggrappò al comodino.
— Piano. Oggi niente movimenti bruschi.
Anna tentò di infilarsi le ciabatte. Mancò il bersaglio e rimase per qualche secondo a fissarle.
— Mi sembrano lontanissime.
Sandra indicò il bagno.
— Io devo arrivarci. Ma con quale mezzo di trasporto?
Anna si alzò finalmente, avanzò rigida e si fermò davanti allo specchio.
— Guarda come cammino.
— Non cammini. Stai negoziando con la gravità.
Anna si voltò lentamente.
— E tu non sei messa meglio.
Sandra cercò di sedersi e cambiò idea a metà strada.
— Come va sotto?
— Lasciamo perdere. Il culetto, poi…
Anna sospirò.
— E tu?
— Vesuvio. Da entrambi i lati.
Sandra alzò le mani.
— Oggi solo mare, acqua fresca, ombrellone e cibo vegetariano. Dopo tanta carne cruda, direi che ne corre proprio l’obbligo.
Anna annuì solennemente.
— Oggi voglio solo vedere insalata. O, al massimo, finocchi.
scritto il
2026-10-01
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