La memoria della pelle
di
samas2
genere
feticismo
Nel fulgore del pomeriggio estivo la città sembrava svuotata. Il ragazzo era uscito per sfuggire ai libri: gli esami autunnali si avvicinavano e lui continuava a rimandare, incapace di concentrarsi. Si era fermato nei giardinetti davanti a una casa che un tempo aveva frequentato. La casa di Sandra. Per anni Sandra era stata un’amica stretta dei suoi genitori, quasi una zia acquisita. Da adolescente lo aveva affascinaton, senza che allora sapesse spiegarsi perché. Poi, semplicemente, le loro famiglie avevano cominciato a vedersi meno. Impegni, cambiamenti, la vita che prende strade diverse senza che nessuno abbia litigato con nessuno. Alla fine si erano persi di vista. La vide seduta sulla panchina dei giardinetti, proprio davanti a casa sua. Aveva una borsa sulle ginocchia e vi frugava dentro alla ricerca di qualcosa. Indossava un corto vestito verde e sandali di pelle color cuoio. I capelli scuri e ricci le cadevano sulle spalle. Faceva molto caldo. Un leggero alone di sudore si era formato sotto le braccia. Sandra se ne accorse e abbassò istintivamente un poco le braccia.
— Dove diavolo le ho messe?
Finalmente trovò le chiavi. Alzò gli occhi e lo vide.
— Ma sei tu? Quanto tempo…
Il ragazzo si alzò.
— Sandra.
Lei lo studiò per qualche secondo.
— Sei diventato proprio un bel ragazzo.
Lui arrossì.
— Sei sempre bellissima.
— Ma smettila. Ormai sono una nonna di tre nipoti.»
Si schermiva, ma il sorriso tradiva una tranquilla consapevolezza del proprio fascino.
Aveva parecchi pacchi e pacchettini da portare in casa.
— Ti do una mano.
— Sei gentile. Mi salvi davvero.
Fecero avanti e indietro un paio di volte. Quando finalmente richiuse la porta, Sandra si passò una mano sulla fronte.
— Scusa, sono indecente. Con questo caldo e dopo tutto questo giro…
Rise.
— Ti offro qualcosa da bere. Almeno posso sdebitarmi.
Si sistemarono sul divano con le bibite in mano. Parlavano del più e del meno, cercando di recuperare gli anni trascorsi. A un certo punto Sandra sollevò un braccio per sistemarsi i capelli. Per un istante rimase scoperta l’ascella. Il ragazzo colse il tenue afrore della pelle, caldo e leggermente salino, mescolato al profumo che portava. Fu una sensazione immediata. Qualcosa si accese, trascinando con sé ricordi che credeva sepolti: le estati, Sandra, la sua presenza, lui che la scrutava di nascosto per poi fantasticare su di lei. Abbassò gli occhi e le fissò i piedi. Sandra seguì il suo sguardo. Lo guardò, dolcemente beffarda.
— Sai che me n’ero accorta?
— Di cosa?
Indicò appena i propri piedi.
— Che ti sono sempre piaciuti.
Il ragazzo rimase senza parole.
— Pensavi davvero di essere così bravo a nasconderlo?
Sandra aveva capito. Non lo derideva. Al contrario, sembrava divertita e, forse, anche incuriosita.
Il suo piede si mosse appena e, quasi per gioco, gli sfiorò le labbra.
Lui si bloccò.
Percepì l’odore dei suoi piedi: non era un profumo costruito. Era lei. Quella sensazione gli attraversò memoria e corpo insieme. Era come mangiare ricordi ed emozioni, riportare alla luce una parte della propria sessualità rimasta per anni in silenzio. Sandra lo provocò.
— Ti piace impazzire, vero?»
Il ragazzo annuì.
La luce del pomeriggio si era smorzata dalle tende. Il rumore della strada arrivava lontano, attutito.
Erano soltanto loro due.
Per qualche istante sembrò di essere entrati in una terra incerta, fuori dalle regole abituali. Il proibito aveva perso il suo peso. Le convenzioni, il giudizio degli altri, tutto sembrava rimasto dall’altra parte della porta. Non c’era futuro da discutere né passato da giustificare. C’era quel pomeriggio, quella stanza in penombra e un desiderio che cresceva e che attendeva solo di essere esaudito.
— Credi davvero che possa darti soltanto questo?
Si alzò.
— Posso offrirti ben altro, se vuoi.
Il ragazzo le infilò una mano sotto l’abito toccando un seno sontuoso.
Sandra si discostò da lui, si tolse lentamente il vestito e lo lasciò cadere. Poi fu la volta della biancheria. Lui rimase colpito dalla naturalezza del suo corpo: il seno pieno, arrogante , il ventre morbido, la linea dell’inguine e, sul monte pubico, la peluria scura lasciata naturale. Nessuna artificiosità, nessuna ricerca di una perfezione da rivista. Quel dettaglio le dava qualcosa di selvatico, adulto, di primordiale. Sandra sapeva di aver bisogno di una doccia, ma quella volta non serviva. Tutt’altro, aveva deciso. Quel pomeriggio avrebbe preso ciò che le andava, senza pensarci troppo. E quella sua passione così particolare la divertiva. Voleva assecondarla, vedere quanto fosse profonda.
Gli si avvicinò.
— Se vuoi, puoi avere di me tutto quello che hai sempre desiderato.
E fu lui a colmare la distanza. Fu lì all’interno della vulva irsuta e stillante che colse ogni aspro odore ogni ferino sapore. I peli scuri intrisi di umori gli solleticavano le labbra. Sandra allargò le sue cosce per accogliere meglio quella bocca che si immerse nella sua fessura odorosa, che colava già di piacere. Le piccole, le grandi labbra, il bottoncino bollente del clitoride, nulla sfuggiva alla lasciva carezza di quella lingua. Sandra si rese conto subito di avere davanti un ragazzo travolto da una passione che per anni aveva soltanto immaginato. Non cercava più parole. Cercava lei. Si lasciò andare, accogliendone l’impeto con una disponibilità che lo sconvolse.
— Ora entra. Strapazzami come vuoi. Senza paura vienimi dentro, non aspettare.
Era già eccitata oltre modo quando il ragazzo le appoggiò in grembo il glande già scoperto, lucido e teso. Senza indugiare entrò violento nella figa calda e palpitante. A lei sfuggì un gemito. Quando lui spinse dentro, il frenulo si tese come una corda, stirato fino al limite provocandogli un dolore sottile, acuto, che si mescolava al piacere rovente di sentirsi accolto in quel morbidissimo, ricettacolo caldo e umido che lo stringeva stimolandolo , risucchiandolo. Sollevò le gambe di Sandra. I suoi piedi si trovarono improvvisamente all’altezza del volto, così vicini da catturare completamente il suo sguardo. Per un istante rimase quasi incredulo. Erano proprio quei piedi che aveva osservato da ragazzo, trasformandoli in una fantasia segreta, e ora Sandra glieli offriva con una naturalezza disarmante. L’odore dei suoi piedi gli arrivò ancora, caldo e pungente, con quella nota di pelle, sudore e cuoio che ormai riconosceva come inequivocabilmente sua. Non ebbe quasi il tempo di pensare.
Quella traccia sensoriale sembrava aggirare ogni ragionamento e raggiungere direttamente il punto in cui memoria, desiderio e associazioni antiche si accendevano senza chiedere permesso; il ragazzo perse ogni residua capacità di fingere indifferenza. Li attirò a sé, li baciò, li assaporò. Sandra lo sentì abbandonarsi completamente a quella sua ossessione. Lo assecondò senza pensarci, già travolta com’era dall’eccitazione.
— Sì…
Un respiro spezzato.
— Così…
Il desiderio esplose. I loro corpi si cercavano con urgenza, senza più prudenza né esitazioni. Sandra, invece di contenerlo, lo assecondava, divertita dalla sua foga e sempre più coinvolta.
— Chiavami stallone…
La sua voce si spezzò in un gemito.
Il ragazzo sentiva di avere finalmente liberato qualcosa rimasto troppo a lungo compresso. Non c’era più il ragazzo intimidito di tanti anni prima, né la donna che aveva osservato da lontano. C’erano soltanto loro, il caldo, il respiro affannoso e quella fame improvvisa che sembrava non avere fine. Sandra avvertì l’intensità di quell’abbraccio: i colpi violenti, lo sfregamento continuo, il calore prodotto dall’attrito della grossa cappella che si muoveva rapidissima, la pressione che cambiava a ogni movimento la sorpresero per la loro forza. Era una sensazione che apparteneva a una stagione della vita che credeva ormai lontana, e che invece tornava improvvisamente, brutale e viva. Chiuse gli occhi. Per qualche istante non pensò più alla propria onorabilità, al marito, alla quotidianità. Sentì soltanto il corpo, il calore, il desiderio e quella straordinaria energia giovane contro di lei. Poi tutto precipitò in un’unica, violenta ondata di piacere. Rimasero stretti, senza parlare. Il ragazzo spingeva forsennatamente, incapace ormai di trattenersi, ma non poteva reggere troppo a lungo: il ventre gli si contrasse, un’ondata irresistibile di seme caldo si riversò in quell’abisso vivo, perdendosi in lei.
— Ancora…ancora….oddio come sto godendo! Riempimi. È stupendo!
Sandra rimase colpita da quella sensazione fisica, così intensa e ormai dimenticata di una presenza tanto giovane e vigorosa. Le parve, nella sua prorompente sensualità, stranamente nuova, quasi estranea. E anche quella traccia umida e vischiosa del piacere di lui così intensa e cospicua, la colpì. Le sembrò qualcosa di quasi eccessivo nella sua vitalità. Quell’onda la colmò e tracimò dalla sua vagina infuocata. Non disse nulla. Lo guardò soltanto, con un sorriso incredulo e compiaciuto. Quel pomeriggio, cominciato quasi per caso, aveva preso una direzione che nessuno dei due avrebbe potuto prevedere. Al ragazzo rimase sulle labbra il ricordo del sapore di lei: caldo, salino, intenso, mescolato al profumo della pelle e al calore di quel pomeriggio. Un gusto pieno, selvatico, stordente che gli sembrava appartenere soltanto a Sandra. Non era soltanto un sapore. Era la traccia concreta di quell’incontro, qualcosa che la memoria avrebbe conservato molto a lungo. Sandra lo guardò e sorrise, come se avesse intuito esattamente che cosa stesse pensando.
— Non dimenticherai facilmente, vero?
Lui scosse la testa.
— No.
Fuori, la città ricominciava lentamente a riempirsi. Dentro quella stanza, il mondo sembrava ancora lontanissimo.
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