Cinque sensi

Scritto da , il 2022-02-15, genere etero

“Click!”
Un rumore ben al di sotto della soglia di percezione di un udito normale.
Eppure il silenzio assoluto dettato dalla tensione del momento, l'attenzione spasmodica, la concentrazione ossessiva, lo rendono percepibile con la moltiplicazione di dettagli dettata dall'enfasi.
Il rumore dello scatto di un reggiseno che si slaccia. Ecco, non quelli coi gancini, quelli non fanno rumore e non sono adatti a questo scopo.
E questo rumore è come l'apertura del tendone di un palcoscenico, è il primo accordo di una sinfonia, l'alba di un giorno radioso.
Lo sguardo fisso sul mio seno, celato apposta per poterlo svelare gradualmente, per enfatizzare il momento della scoperta e della riscoperta, per non dare mai nulla per scontato e rivestire di sempre nuovo stupore e piacere quello che non deve e non può diventare un gesto ovvio e abituale.
L'accortezza di mettermi un reggiseno per il solo scopo di levarmelo davanti ai tuoi occhi, lentamente, valorizzando ogni singolo dettaglio e appagare tutti i sensi, con gradualità.
“Click!”
E la tensione del seno, pieno e gonfio sotto l'indumento che lo deve contenere e lo stringe, già sposta le coppe appena un poco più avanti, quel tanto e quel poco che, creando uno spazio tra tessuto e pelle, rende tangibile l'idea dello spogliarsi, del tessuto che non è più solidale col corpo perchè lo sta abbandonando.
E il corpo resterà privo dell'indumento e sarà nudo, svelato, offerto.
Un minimo rumore afferrato da sensi acuiti dall'eccitazione sessuale.
Le spalline si spostano e la spalla che resta nuda già è sufficiente per scatenare fantasie e turbamenti.
Scivolano gli elastici sulle braccia e il seno gradualmente prende forma.
Rotondità che si impossessano dello sguardo, che obnubilano la mente in misura incontenibile e per ogni centimetro di pelle che si svela verso il capezzolo, si profondono litri di sudore sparsi lungo il corpo di chi, rapito e succube, resta schiavo delle immagini.
L'udito rapisce ogni increspatura sonora, ne immagina e ne inventa di nuove, dando voce all'indumento che scorre sul mio petto.
La vista scruta ogni mio poro.
La sento bruciare sulla pelle nuda.
Dal collo all'insenatura scura e insondabile tra i miei seni, sulle mammelle, sulle spalle e intorno alle ascelle.
Finchè il reggiseno cade a terra, come un sussurro appena pronunciato.
Un fruscio di foglie secche solo accennato, la danza delle bollicine in un flûte pieno di biondo vino pregiato.
Attimi e tripudio dei sensi.
Il profumo della mia pelle.
Il profumo mio, quello che emano io e non quello che di cui mi ricopro. Eppure anche quello, che si mescola con il mio odore naturale, quello che è solo mio, inconfondibile e che mi caratterizza. Quello che mi renderebbe riconoscibile tra diecimila, anche a occhi chiusi.
Odore di donna, odore di Yuko.
Perchè “l'amore non è nel cuore, ma è riconoscersi dall'odore”.
https://www.youtube.com/watch?v=_DuOX-LeJ8I

Il mio odore si spande nell'aria. L'odore dei miei seni, quell'odore che è diverso dall'odore del mio collo o dei miei capelli; dall'odore delle mie labbra.
L'odore del mio ventre e l'odore del mio sesso. Il profumo delle mie cosce, mentre mi sfilo le mutandine davanti ai tuoi occhi impazienti. E quel rumore degli slip che scivolano sul parquet scoprendo prima il pelo e poi la vulva.
La vista si nutre di curve. Il mio collo e il mio seno. La vita stretta che si allarga nei fianchi per ricomporsi in forma di goccia rovesciata sulle mie cosce, linee che convergono verso le caviglie.
Vuoti e pieni.
Il vuoto tra i seni e il pieno delle mie tette.
I fianchi pieni e tondi e il vuoto che racchiudono e che aspetta che tu lo riempia.
Vuoto tra le gambe e il mio sedere pieno e morbido.
La mia bocca che sussurra il tuo nome e le labbra tumide che lo accarezzano.
E finalmente mi assaggi la pelle.
La lingua mi circonda i seni e risale sulle clavicole.
Il salato delicato del velo che mi ricopre.
Mi sfiori i capezzoli con rispetto e meraviglia, vedendoli crescere al tocco delle tue dita.
L'invisibile porosità della pelle del mio ventre, scandagliata dalle tue labbra intorno al mio ombelico. Tatto e sapore accompagnano i tuoi sensi alla scoperta dell'odore del mio ventre.
Il soffice pelo nero del mio pube, peli dritti e neri, una carezza per le tue labbra che mi cercano.
Ti guida l'olfatto più della vista, ora che la musica si libra più dolce e più intensa.
L'odore del mio sesso che si modifica mentre la tua lingua mi sfiora.
Le mie cosce asciutte bagnate dalla tua saliva; la mia vulva bagnata ti regala il sapore della mia offerta.
È morbida sotto le tue labbra, cedevole al tatto, copiosa di secrezioni odorose, sapore di donna eccitata, sapore di Yuko.
Alzi lo sguardo per cogliere l'attimo in cui abbandono i tuoi occhi per chiudere le palpebre e arrendermi al piacere.
Senti i miei sussurri, ascolti i miei gemiti e il mio respiro che accelera e si fa profondo.
Aumenta l'intensità della mia voce quando comincio a stringere il tuo volto tra le cosce.
Il tocco delle mie dita sulla tua nuca mentre ti tiro dentro di me; accolgo la carezza della tua lingua che orchestra le mie sensazioni.
Guardi il mio seno sussultare sopra l'orlo dei miei peli mentre mi mordi le labbra e mi succhi il clitoride.
Gocciola la tua saliva unita ai miei umori, mi scivola addosso e la sento tra le gambe, mi lambisce il sedere.
L'urlo, la stretta delle mie cosce sulla tua testa e delle tue mani sui miei seni, l'odore dell'orgasmo e il sapore della figa, ti immergi nel mio buio e si annebbia la vista.
E, mentre molle mi abbandono tra le tue braccia, sento che risali sul mio corpo, mi sfiori ventre e seno e ti vedo sopra di me.
Il mio odore sulle tue labbra, il mio sapore sulla tua lingua.
Mi sussurri dolcezze mentre ti sento entrare duro e forte nel mio ventre.
E ancora mi conduci per mano nel nostro dolce paradiso.

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