Schiavo sessuale dell'amica della madre

Scritto da , il 2021-09-17, genere dominazione

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Avevo 18, 19 anni. Mio padre lavorava lontano e spesso durante i weekend mia madre andava da lui, io no perché il sabato avevo la scuola. Mia madre aveva le usuali amiche nel palazzo dove abitavamo, madri di famiglia di mezza età che spesso venivano da noi a prendere il caffè e chiacchierare. Spesso passavo dalla cucina e rimanevo elettrizzato da quell’odore unico, quello di calze di nylon miste al sudore. Non avevo un fetish dei piedi ma quell’odore per me sapeva di donna, e mi eccitava. In particolare una delle mie amiche di mia madre era più giovane, avrà avuto poco più di 35 anni. Non era molto bella di viso, ma aveva un corpo stupendo, soprattutto le lunghe gambe. E quell’odore particolare emanava soprattuto da lei, che quando mi vedeva passare mi guardava intensamente sorridendo. Io timidissimo abbassavo gli occhi. Mia madre che era molto protettiva si preoccupava quando mi lasciava solo per il weekend, così un giorno chiese a questa signora di venire ogni tanto a controllare che stessi bene o che avessi bisogno di qualcosa, che mangiassi, che non facessi casino.
Io timidissimo quando suonava alla porta aprivo con il gancetto senza lasciarla entrare le rispondevo che andava tutto bene e chiudevo. Un giorno però insistette a voler entrare. continuava a suonare. alla fine per paura che lo dicesse a mia madre le aprii, lei si infilò subito dentro. “Finalmente” disse “di cosa hai paura? Vediamo un po’ in che condizioni è la casa”. e si mosse inoltrandosi.
L’odore delle calze mi avvolse, indossava una gonna appena sopra il ginocchio, una maglietta stretta da cui si intravvedeva il bel seno e pantofole da casalinga. Andò dritta in sala, si guardò intorno, poi si accomodò sulla poltrona di mio padre. “Ah che comodità, non sono mai stata invitata a sedere qui” disse guardandomi sorridendo in modo malizioso. “Sei un bel ragazzo sai? Chissà quante ragazzine hai”. Io diventai paonazzo per la vergogna, lei rise di gusto. Accavallò le gambe e cominciò a muovere il piede destro, con la pantofola che scivolava sempre più sulla punta. Il mio sguardo andò subito al piede sempre più scoperto e quell’odore di calze si spandeva nell’aria. Sentivo il cazzo indurirsi e non capivo perché, per la vista di un piede? Lei sorrideva si guardava il piede e poi controllava che io lo stessi fissando. Improvvisamente la pantofola cascò e apparve l’intero piede avvolto in classici collant da casalinga color carne con la punta delle dita e del tallone rinforzati. Il mio cazzo si irrigidì. Lei lo notò. C’era un poggiapiedi davanti ala poltrona e se lo avvicinò, fece cadere l’altra pantofola e distese le gambe poggiando entrambi i piedi. “Aaah che piacere”. Ero attrattati da quei piedi così sexy che lei si strofinava. E da quell’odore pazzesco. “Ci vorrebbe un bel massaggio dei piedi che ne dici? Mio marito non me lo fa mai, che ne dici me lo faresti tu?”. Senza capire più niente mi gettai in ginocchio davanti a lei e presi i piedi fra le dita. L’odore si moltiplicò, i piedi erano morbidi, le mie dita passavano su e giù, ero in un’altra dimensione. Lei chiuse gli occhi e lasciava andare mugolio di piacere “Sì che bello massaggia a fondo ti piacciono i miei piedini? passa bene le dita su e giù massaggia le dita avanti su fammi godere”. Andai avanti così per più di un quarto d’ora senza coraggio di guardarla in faccia, quando lei alzò un piede e me lo mise sulla faccia su e giù, spingendo forte. L’odore era così intenso che quasi venni nelle mutande. lei capì di avermi in potere: “su un bel bacino vedo che i miei piedi ti piacciono molto dai baciali bene”. Presi a baciarla in mezzo alle dita dove l’odore era più intenso, poi sopra, poi i calcagni. Era il paradiso.
“Adesso lecca come un bravo cagnolino continua i massaggi con la lingua”. Non potevo credere alla richiesta ma non rifiutai. con la lingua partii a leccare con decisione su e giù le piante, senza sosta. Il sapore era salato di sudore, ma era troppo eccitante. poi mi infilò uno dei piedi in boccia “succhialo! ordinò forte. si stava trasformando. la guardai in faccia, faceva smorfie di godimento esagerato si stava eccitando. succhiai entrambi i piedi a lungo allora mi disse: abbassa la fronte a terra e chiudi gli occhi!. Ubbidì. lei si alzò lascio cadere la gonna. avvicinati a me a quattro zampe con gli occhi chiusi. Lo feci, sentii che mi afferrava i capelli e mi avvicino a lei. Aprii gli occhi ero all’altezza della sua vagina: “Odora, succhia e lecca! disse. La sua fica, era pelosa, dentro ai collant odorava di piscio e sudore ma era la prima fica che vedevo in vita mia. Ormai ero soggiogato e dopo averla succhiata cominciai a leccarla. Lei fremeva e godeva. mi scacciò indietro si alzò e si sfilò i collant poi mi riprese per i capelli spingendo la mia faccia sulla sua fica. era ancora più odorosa, era bagnata, leccare e leccai a lungo, poi mi disse di infilare la lingua nel buco e muoverla. Scopami con al lingua cagnolino fammi godere! Così feci. I suoi umori mi colavano in bocca era bellissimo lei mi strofinava come se la mia testa fosse un cazzo. Mi vene in faccia urlando dal piacere ma non era ancora appagata: Spogliati! ordinò. imbarazzato mi tolsi tutto rimasi con il cazzo durissimo davanti a lei “Ma che bel cazzone ragazzino adesso ti scopo”.
Mi diede un calcio e mi spinse steso per terra la schiena sul pavimento. si tolse anche lei tutto, era nuda, odorosa, calda si stese su di me baciandomi e slinguandomi in bocca a lungo, poi cominciò a baciarmi i capezzoli il collo le braccia. cazzo ci sapeva fare era una cagna in calore. Poi mi prese il cazzo fra le mani, ero vergine e non ero mai riuscito a scappellare. “Mmm che bel bambino questo cazzo deve diventare maturo però”. MI masturbava forte la punta de cazzo mi faceva male bruciava lei rideva. alla fine la cappella uscì fuori e lei immediatamente si mise sopra di me e si mise il cazzo nella fica. Mi bruciava tantissimo ma lei era in preda alla furia sessuale e entrò profondamente dentro al mio cazzo scopandomi forte cavalcandomi come una furia urlando dal piacere. Andò avanti a lungo io cominciavo un po’ a godere nonostante il bruciore poi finalmente lei venne accasciandosi su di me tenendo però il cazzo dentro di lei. ansimava e mi slinguava ancora. mi aveva in pratica stuprato. si alzò sgocciolante, mi diede un forte calcio in faccia ordinandomi di leccarle e succhiarle i piedi come ringraziamento per avermi sverginato. lo feci con ancor più piacere della scopata. dall’alto mi guardava e rideva. “Sei mio adesso ragazzino. passerò a scoparti tutte le volte che ho voglia, anzi verrai tu a casa mia ogni giorno quando torni da scuola, passerai da me ti farai usare per il mio godimento e piacere. dimenticati le ragazzine, tu d’ora in poi appartiene solo a me e al mio piacere, il tuo cazzo è mio!” e dopo queste parole mi sferrò un forte calcio nelle palle. caddi per terra gemendo e piangendo mentre lei si rivestiva soddisfatta e se ne andava.

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