Ai piedi di Michele e di sua sorella
di
astroxman
genere
dominazione
Per commenti cicciopelliccio2@yahoo.com
Si chiamava Michele, era mio compagno di classe. Apparteneva a una famiglia molto ricca e la madre ci teneva a farlo sapere a tutti: lo vestiva in modo elegantissimo, giacche costose da uomo adulto, belle camicie, foulard al collo. Un vero damerino. Era anche molto carino con i capelli un po’ lunghi con la frangia sugli occhi. Indossava sempre stivali Camperos massicci. Sembrava quasi una ragazzina, infatti aveva una sorella più grande bellissima.
Eravamo molto in sintonia, era simpatico, studiava poco come me e insieme ci divertivamo a fare cazzate invece di stare attenti a lezione. Poi venne quel giorno.
Avevamo lezione di ginnastica, nello spogliatoio tutti si erano già cambiati e scesi in palestra, c’’eravamo solo noi due, lo stavo aspettando perché facevamo sempre coppia fissa. Aveva difficoltà a sfilarsi i grossi stivali, o così sembrava. A un certo punto mi chiese aiuto: - Paolo ti prego aiutami non riesco a togliermi gli stivali.
Si stava sforzando ma io non ci pensavo nemmeno a mettermi lì a togliergli gli stivali dai piedi come una serva
- ti prego non sto scherzando aiutami.
Uffa pensai se non ci sbrighiamo il prof si incazza.
Mi misi davanti a lui e tirando gli tolsi via uno stivale. Rimase lì con la gamba alzata e il piede che indossava calzini lussuosi davanti alla mia faccia. Ridacchiava poi disse:
- annusa.
Io diventai tutto rosso ma per qualche ragione la vista di quel bel piede e quelle belle calze mi mandò il sangue alla testa, ero eccitato. In effetti provavo attrazione per i piedi delle ragazze, guardavo sempre le loro scarpe immaginando il piedino all’interno. Sentii il cazzo che si faceva duro.
- dai non avere paura non mordono, disse ridendo.
Mi avvicinai con il naso al suo piede. Sentii una fragranza irresistibile, l’odore della calza sudata e guardavo quel bellissimo piede a pochi millimetri da me. Mi avvicinai ancora ed ecco il mio naso era fra il suo alluce e le sue dita, il posto, come imparai, dove i piedi con le calze odorano di più. Lo guardai negli occhi, sorrideva compiaciuto:
- bravo cagnolino annusa forte.
Lo feci mi riempii i polmoni di quell’odore poi mi ordinò di togliere anche l’altro stivale e feci altrettanto, annusando profondamente.
- adesso mettimi le scarpe da ginnastica, disse.
Così feci, trepidante, e andammo in palestra.
Andai a casa quel giorno con la testa che mi girava, nei gironi successivi non fece alcun cenno a quello che era successo e io neanche, ma la settimana successiva nello spogliatoio la scena si ripetè. Questa volta prese più iniziativa e quando avevo il naso fra le dita dei suoi piedi mosse i piedi sul mio viso, strusciandoli con evidente piacere. Che era anche il mio. Stavo per baciarli, ma non ne ebbi il coraggio.
Qualche girono dopo, come spesso era accaduto, mi invitò a casa sua nel pomeriggio per aiutarlo nei compiti, era sempre indietro perché non aveva voglia di studiare mai. Andai timoroso, perché mi disse che quel girono sua madre non era a casa. Entrai, andammo in camera sua. Osservai che indossava i suoi grossi stivali. Si sedette sprofondato sul letto. Io in piedi davanti a lui.
- mettiti a quattro zampe, fammi da zerbino poggia piedi. So che ti piace, ho visto la tura reazione in palestra, disse con fare imperioso, diverso dal solito. Io senza capire niente ubbidì. Mi misi a quattro zampe come un cane e lui allungò le gambe sulla mia schiena, come se fossi il suo poggia piedi. Ero eccitato, ero sicuro che lo fosse anche lui, o magari gli piaceva solo umiliarmi.
Rimanemmo così a lungo, ogni tanto si muoveva e mi dava un calcetto nei fianchi.
- ti sei mosso cane! Non farlo più, e via un calcio con la punta degli stivali o con colpo di tacco nel fianco. Che male, ma che che piacere scoprii essere umiliato da Michele, bello come una ragazzina.
Mi ordinò di sfilargli gli stivali, e poi disse:
- non mi cambio le calze da una settimana, lo senti che buon profumo? Disse ridendo e mi ordinò di sdraiarmi davanti a lui a pancia in sù.
- d’ora in avanti sarai il mio zerbino umano, cane.
Mi mise i piedi in faccia premendoli con forza e io fui invaso da quell’odore che per gli altri era puzza, per me un profumo estasiante.
Dopo parecchio me li tolse, mi ordinò di mettermi a quattro zampe davanti a lui, notai dalla sua patta che aveva il cazzo duro, un grosso cazzo lungo. Anche il mio era bello duro.
- baciami i piedi, bacia fra le dita e poi baciali tutti su e giù.
Pensai di svenire, era il massimo dell’iumiliaizone, ma lo feci. Lunghi baci caldi e appassionati respirando l’odore die suoi piedi, le calze bagnate dal sudore, baciavo e baciavo con riverenza e passione. Il cazzo mi esplodeva nei pantaloni e notai che aveva cominciato a massaggiarsi il suo.
- vedi? Io appartengo a una famiglia nobile e ricca e tu invece non sei nessuno. È giusto così no? Io il padrone, tu lo schiavo. Ti piace vero?
Mormorai umilmente di sì e continuai a baciargli i piedi.
Improvvisamente si aprì la porta: era la sorella!
- Michele dove è il mio libro di inglese? Disse entrando per poi bloccarsi alla vista. Io mi tirai subito indietro vergognoso, lui rideva.
- ma… cosa fate? Disse lei incredula.
- addestro il mio cane, vuoi approfittare anche tu?
La sorella sapeva delle mie occhiate vogliose quando la incontravo a scuola, ma non mi aveva mai cagato. La vidi sorridere maliziosa, era anche lei una dominatrice!
- perché no? fammi provare! Disse
Si tolse le pantofole indossava calze di nylon mi spinse con un calcio a sdraiarmi e mi mise un piede in faccia, con forza.
Dio che godimento, il cazzo mi esplodeva.
Mi ordinò di baciarle i piedi cosa che feci con voluttà.
- Michele vedo che il tuo cosino sta per esplodere…. Dai goditi questo momento. Aspetta che ti faccio vedere come si fa disse lei
Gli aprì i pantaloni ed estrasse il bellissimo cazzo cominciando a menarglielo. Fece lo stesso con me e prese in mano anche il mio. Poi si alzò e ci ordinò di masturbarci a vicenda. Non lo avevo mai fatto ma fu bellissimo. Ci stavamo segando con lei che ci guardava. Poi lei improvvisamente tolse la mano del fratello dal mio cazzo
- tu cane non hai diritto a godere, solo mio fratello può!
Mi ordinò di continuare a masturbarlo mentre io dovevo trattenermi, una sofferenza indicibile. Alla fine lui venne nella mia mano, due, tre, quattro getti di sborra normi che mi colavano per il braccio. La sorella rideva. Io soffrivo. Lui godeva immensamente.
Mi ordinò di sdraiarmi e disse che sarebbe tornata fra poco. Tornò indossando degli scarponcini con la suola tigrata. Mi mise un piedi sul cazzo e cominciò a sfogare con forza. Dio che male. Ogni tanto mi schiacciava il cazzo, rideva e rideva anche Michele a quella vista. Andò avanti a lungo sfregandomi sulla cappella con cattiveria, mi faceva malissimo pensai che mi sarebbe uscito il sangue. Più male era quando schiacciava con forza il cazzo sotto alla suola delle scarpe. A un certo punto non ce la feci più e sborrai un sacco di volte sporcando la suola delle scarpe. Qualche schizzo finì sul pavimento. Lei diventò furiosa:
-c ane schifoso quarta cosa hai combinato! Adesso lecca e pulisci tutti cominciando Dale mie suole.
Fui costretto a leccare la mia sborra a lungo fino a quando non fu tutto pulito. Notai che lei si metteva una mano sotto alla gonna, sfregandosi la figa.
- bene m sembra di averti insegnato come funziona fratellino. Useremo questo cagnolino ancora, adesso fila a casa, stupido scemo inutile, disse.
Io me ne andai di corsa e sulle scale di casa mi masturbai furiosamente colandomi per tutti i pantaloni mucchi di sborra. Corsi a casa per la vergogna di farmi vedere con le macchie sul cavallo dei pantaloni, sognando altri pomeriggi così. Magari la sorella mi avrebbe chiesto di masturbarla… o di leccarle la figa…
Si chiamava Michele, era mio compagno di classe. Apparteneva a una famiglia molto ricca e la madre ci teneva a farlo sapere a tutti: lo vestiva in modo elegantissimo, giacche costose da uomo adulto, belle camicie, foulard al collo. Un vero damerino. Era anche molto carino con i capelli un po’ lunghi con la frangia sugli occhi. Indossava sempre stivali Camperos massicci. Sembrava quasi una ragazzina, infatti aveva una sorella più grande bellissima.
Eravamo molto in sintonia, era simpatico, studiava poco come me e insieme ci divertivamo a fare cazzate invece di stare attenti a lezione. Poi venne quel giorno.
Avevamo lezione di ginnastica, nello spogliatoio tutti si erano già cambiati e scesi in palestra, c’’eravamo solo noi due, lo stavo aspettando perché facevamo sempre coppia fissa. Aveva difficoltà a sfilarsi i grossi stivali, o così sembrava. A un certo punto mi chiese aiuto: - Paolo ti prego aiutami non riesco a togliermi gli stivali.
Si stava sforzando ma io non ci pensavo nemmeno a mettermi lì a togliergli gli stivali dai piedi come una serva
- ti prego non sto scherzando aiutami.
Uffa pensai se non ci sbrighiamo il prof si incazza.
Mi misi davanti a lui e tirando gli tolsi via uno stivale. Rimase lì con la gamba alzata e il piede che indossava calzini lussuosi davanti alla mia faccia. Ridacchiava poi disse:
- annusa.
Io diventai tutto rosso ma per qualche ragione la vista di quel bel piede e quelle belle calze mi mandò il sangue alla testa, ero eccitato. In effetti provavo attrazione per i piedi delle ragazze, guardavo sempre le loro scarpe immaginando il piedino all’interno. Sentii il cazzo che si faceva duro.
- dai non avere paura non mordono, disse ridendo.
Mi avvicinai con il naso al suo piede. Sentii una fragranza irresistibile, l’odore della calza sudata e guardavo quel bellissimo piede a pochi millimetri da me. Mi avvicinai ancora ed ecco il mio naso era fra il suo alluce e le sue dita, il posto, come imparai, dove i piedi con le calze odorano di più. Lo guardai negli occhi, sorrideva compiaciuto:
- bravo cagnolino annusa forte.
Lo feci mi riempii i polmoni di quell’odore poi mi ordinò di togliere anche l’altro stivale e feci altrettanto, annusando profondamente.
- adesso mettimi le scarpe da ginnastica, disse.
Così feci, trepidante, e andammo in palestra.
Andai a casa quel giorno con la testa che mi girava, nei gironi successivi non fece alcun cenno a quello che era successo e io neanche, ma la settimana successiva nello spogliatoio la scena si ripetè. Questa volta prese più iniziativa e quando avevo il naso fra le dita dei suoi piedi mosse i piedi sul mio viso, strusciandoli con evidente piacere. Che era anche il mio. Stavo per baciarli, ma non ne ebbi il coraggio.
Qualche girono dopo, come spesso era accaduto, mi invitò a casa sua nel pomeriggio per aiutarlo nei compiti, era sempre indietro perché non aveva voglia di studiare mai. Andai timoroso, perché mi disse che quel girono sua madre non era a casa. Entrai, andammo in camera sua. Osservai che indossava i suoi grossi stivali. Si sedette sprofondato sul letto. Io in piedi davanti a lui.
- mettiti a quattro zampe, fammi da zerbino poggia piedi. So che ti piace, ho visto la tura reazione in palestra, disse con fare imperioso, diverso dal solito. Io senza capire niente ubbidì. Mi misi a quattro zampe come un cane e lui allungò le gambe sulla mia schiena, come se fossi il suo poggia piedi. Ero eccitato, ero sicuro che lo fosse anche lui, o magari gli piaceva solo umiliarmi.
Rimanemmo così a lungo, ogni tanto si muoveva e mi dava un calcetto nei fianchi.
- ti sei mosso cane! Non farlo più, e via un calcio con la punta degli stivali o con colpo di tacco nel fianco. Che male, ma che che piacere scoprii essere umiliato da Michele, bello come una ragazzina.
Mi ordinò di sfilargli gli stivali, e poi disse:
- non mi cambio le calze da una settimana, lo senti che buon profumo? Disse ridendo e mi ordinò di sdraiarmi davanti a lui a pancia in sù.
- d’ora in avanti sarai il mio zerbino umano, cane.
Mi mise i piedi in faccia premendoli con forza e io fui invaso da quell’odore che per gli altri era puzza, per me un profumo estasiante.
Dopo parecchio me li tolse, mi ordinò di mettermi a quattro zampe davanti a lui, notai dalla sua patta che aveva il cazzo duro, un grosso cazzo lungo. Anche il mio era bello duro.
- baciami i piedi, bacia fra le dita e poi baciali tutti su e giù.
Pensai di svenire, era il massimo dell’iumiliaizone, ma lo feci. Lunghi baci caldi e appassionati respirando l’odore die suoi piedi, le calze bagnate dal sudore, baciavo e baciavo con riverenza e passione. Il cazzo mi esplodeva nei pantaloni e notai che aveva cominciato a massaggiarsi il suo.
- vedi? Io appartengo a una famiglia nobile e ricca e tu invece non sei nessuno. È giusto così no? Io il padrone, tu lo schiavo. Ti piace vero?
Mormorai umilmente di sì e continuai a baciargli i piedi.
Improvvisamente si aprì la porta: era la sorella!
- Michele dove è il mio libro di inglese? Disse entrando per poi bloccarsi alla vista. Io mi tirai subito indietro vergognoso, lui rideva.
- ma… cosa fate? Disse lei incredula.
- addestro il mio cane, vuoi approfittare anche tu?
La sorella sapeva delle mie occhiate vogliose quando la incontravo a scuola, ma non mi aveva mai cagato. La vidi sorridere maliziosa, era anche lei una dominatrice!
- perché no? fammi provare! Disse
Si tolse le pantofole indossava calze di nylon mi spinse con un calcio a sdraiarmi e mi mise un piede in faccia, con forza.
Dio che godimento, il cazzo mi esplodeva.
Mi ordinò di baciarle i piedi cosa che feci con voluttà.
- Michele vedo che il tuo cosino sta per esplodere…. Dai goditi questo momento. Aspetta che ti faccio vedere come si fa disse lei
Gli aprì i pantaloni ed estrasse il bellissimo cazzo cominciando a menarglielo. Fece lo stesso con me e prese in mano anche il mio. Poi si alzò e ci ordinò di masturbarci a vicenda. Non lo avevo mai fatto ma fu bellissimo. Ci stavamo segando con lei che ci guardava. Poi lei improvvisamente tolse la mano del fratello dal mio cazzo
- tu cane non hai diritto a godere, solo mio fratello può!
Mi ordinò di continuare a masturbarlo mentre io dovevo trattenermi, una sofferenza indicibile. Alla fine lui venne nella mia mano, due, tre, quattro getti di sborra normi che mi colavano per il braccio. La sorella rideva. Io soffrivo. Lui godeva immensamente.
Mi ordinò di sdraiarmi e disse che sarebbe tornata fra poco. Tornò indossando degli scarponcini con la suola tigrata. Mi mise un piedi sul cazzo e cominciò a sfogare con forza. Dio che male. Ogni tanto mi schiacciava il cazzo, rideva e rideva anche Michele a quella vista. Andò avanti a lungo sfregandomi sulla cappella con cattiveria, mi faceva malissimo pensai che mi sarebbe uscito il sangue. Più male era quando schiacciava con forza il cazzo sotto alla suola delle scarpe. A un certo punto non ce la feci più e sborrai un sacco di volte sporcando la suola delle scarpe. Qualche schizzo finì sul pavimento. Lei diventò furiosa:
-c ane schifoso quarta cosa hai combinato! Adesso lecca e pulisci tutti cominciando Dale mie suole.
Fui costretto a leccare la mia sborra a lungo fino a quando non fu tutto pulito. Notai che lei si metteva una mano sotto alla gonna, sfregandosi la figa.
- bene m sembra di averti insegnato come funziona fratellino. Useremo questo cagnolino ancora, adesso fila a casa, stupido scemo inutile, disse.
Io me ne andai di corsa e sulle scale di casa mi masturbai furiosamente colandomi per tutti i pantaloni mucchi di sborra. Corsi a casa per la vergogna di farmi vedere con le macchie sul cavallo dei pantaloni, sognando altri pomeriggi così. Magari la sorella mi avrebbe chiesto di masturbarla… o di leccarle la figa…
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