Matilda

Scritto da , il 2020-09-15, genere etero

Matilda, una donna non ancora quarantenne vissuta sempre in uno stato di perfetta ed assillante insoddisfazione eppure non avrebbe mai dovuto avere motivi per cui lamentarsi. É cresciuta in una modesta famiglia operaia dove non era mancato mai il necessario e spesse volte c’era stato più del necessario.
Suo padre era un ottimo operaio ma che non si era mai saputo valorizzare agli occhi dei suoi capi, aveva sempre sopportato tutti i soprusi dei carrieristi, nel suo intimo Matilda lo aveva soprannominato il manzo. La madre rappresentava per lei la classica casalinga tutta casa e famiglia mai che l’avesse sentita parlare d’altro, sopportava sempre i capricci e le pretese di quel carotone del figlio e, perché no, anche le sue paturnie di piccola mocciosa. Finito il ciclo della scuola media superiore, non avendo una particolare attrazione per lo studio cominciò a fare l’apprendista parrucchiera, subito venne tenuta d’occhio dal proprietario del negozio non perché avesse delle mire su di lei ma essendo alquanto “un po’ così” temeva che quel galletto dell’aiutante potesse intrecciare qualche tresca con lei . Quel lavoro non durò nemmeno un anno poiché si era stancata quindi salutò il coiffeur e il suo boy friend, come venne poi a sapere era “molto ma molto un po’ così del suo daddy coiffeur,” e fu assunta in un supermercato prima addetta magazzino e poi alla cassa. Aveva sedici anni quando ebbe una prima e negativa esperienza di sesso; un dipendente che aveva il doppio della sua età la trascinò nel fondo del depositò e la sbatté su un scatolone e dopo averle strappate le mutandine la voleva stuprare, per fortuna di Matilda il tipo ebbe una eiaculazione precoce e lo stupro non si completò, in più il tipo colto sul fatto dal capo reparto. venne licenziato su due piedi e Matilda venne passata alla cassa per evitare ritorsioni, dopo quella esperienza terribile la ragazza ebbe una forte depressione dalla quale riuscì a riprendersi con l’aiuto del suo capo e della sua famiglia. La storia del tentato stupro finì nel dimenticatoio e Matilda conobbe Piero un giovane anche lui dipendente del supermercato con il quale si mise insieme, si fidanzarono e fecero famiglia. Per quasi 20 la vita di Matilda trascorse come tante altre famiglie della piccola borghesia cittadina segnata dalla gioia per la nascita della figlia Teresa chiamata poi Sisina, dai lamenti per i soldi che non erano mai tanti, dall’insoddisfazione per il lavoro monotono e routinario, dal marito che con il passare degli anni perdeva smalto, intraprendenza, e dimenticava sempre più spesso di trattare Matilda oltre che come moglie anche come donna. Lo sconvolgimento della famiglia di Matilda avvenne quando lei scopri che il Piero da tre anni aveva in corso una relazione con una giovane commessa del supermercato mettendola tra l’altro anche incinta. La rabbia anzi l’ira di Matilda fu devastante per cui chiuse il suo rapporto familiare con il divorzio. Piero non solo dovette affrontare la moglie ma anche la rabbia della figlia che considerava il padre un vero farabutto sia per avere tradito la moglie sia per essersi messo con una più donna più giovane di 20 e di averla messa anche incinta. Matilda aveva digerito anche se a fatica il fallimento del matrimonio e da allora viveva come single. Una sera la telefonò la figlia Sisina “mamma come stai?” “come al solito” ”devo chiederti un favore se vuoi” “di che si tratta piccola?” “Moreno mi ha detto che in arrivo suo fratello Gino e si ferma in città per qualche giorno e vorrebbe che il Gino non andasse in albergo e che venisse a stare con noi ma come tu sai non possiamo ospitarlo puoi farlo tu?” “Sisina tu sai che io sono sempre stata contraria ad ospitare parenti o amici dei parenti comunque lo faccio per te e per quanto tempo?” “penso per qualche giorno ma non più di una settimana” “ va bene” “Grazie mamma”. Il tipo, questo Gino, arrivò due giorni dopo: a Matilda subito non piacque ma fece buon viso a cattivo gioco. Era un tipo taciturno che se ne stava tutto il giorno in casa eccetto due brevi uscite: una verso le dieci di mattina e l’altra verso le sette di sera, le uscite non erano mai lunghe al massimo duravano un’ora poi passava il suo tempo steso sul divano a guardarsi i film sul tablet.
Matilda non è che fosse una donna di tante parole ma quel Gino era proprio un introverso taciturno e poco socievole, in fondo un minimo di comunicazione era indispensabile altrimenti diventava impossibile sopportare quel musone. La settimana era passata ma segnali di partenza non arrivavano né da parte della figlia né di quel Gino, la cosa innervosiva molto Matilda che non faceva niente per nascondere la sua insofferenza. Aveva dormito molto male tutta la notte del sabato, aveva preso sonno solo all’alba perciò si svegliò tardi rispetto al suo solito, ancora in pigiama si avviò verso il bagno, aprendo la porta il suo urlo di sorpresa e di spavento rintronò per la casa: Gino era nella vasca da bagno sotto una montagna di schiuma. “Scusa Matilda ho dimenticato di chiudere la porta adesso esco subito”, senza perdere tempo si sollevò ergendosi in piedi coperto di schiuma dalla quale faceva capolino il cappellone del suo pene.
Gino imperterrito uscì dalla vasca e prese la tovaglia per asciugarsi togliendosi così la schiuma, stava facendo tutto questo come se Matilda non fosse presente, in fondo lei era rimasta impalata muta con la mano ferma sulla maniglia tanto da sembrare una statua. Si girò verso di lei mostrandosi come mamma lo aveva fatto; Gino non era alto ma era magro, leggermente peloso con un bel battaglio che gli pendeva tra le gambe, Matilda lo guardava chiedendosi se fosse già duro e ne rimase impressionata ma lo fu ancora di più quando vide avvicinarsi Gino. “Allora chi entra e chi esce? usciamo tutti e due e ce ne andiamo di là?” la manaccia umida si infilò sotto la vestaglia poggiandosi sulla mammella stringendola con forza “Aihhh…” fu quello che disse Matilda piegandosi sulle gambe, lui continuava ad avanzare e lei a retrocedere, con impaccio giunsero nella camera da letto di Matilde lui lasciando la presa sulla mammella la spinse sul letto dove spaventata cadde a gambe aperte. Gino guardò quella donna dalle forme ancora appetitose e si sentì un fremito che scese nei testicoli e fece vibrare fortemente il “battaglio”, quelle belle gambe tornite racchiudevano una bella fessura chiusa da labbra strette con in alto un bel ciuffettino di peli neri, si inginocchiò affondando il viso sulla vagina e slungando le braccia cosicché le mani si trovarono a stringere le mammelle.
Il corpo di Matilda fu sconvolto da una scarica elettrica che non s’arrestava ma veniva continuamente alimentata dalle dita di Gino il quale le smanacciava i capezzoli, la sua lingua scivolava lungo la vagina infilandosi tra le labbra per salire su in alto fino al clitoride che leccava e poi lo lasciava ai denti ché lo mordessero. La voce rauca di Gino le arrivò agli orecchi mentre era in un turbinio di sensazioni, il suo corpo si stava sciogliendo come quell’umore che la bagnava, “sei quasi pronta…adesso ci divertiamo…”.
Si eresse sulle ginocchia poi arcuandosi sulla donna la penetrò con soli due colpi secchi a quali rispose il sussulto di lei “te lo senti entrare?…ti piace…adesso ce l’hai quasi tutto” con un potente colpo di reni glielo assestò dentro fino alla radice, lei riuscì solo a stringergli il corpo tra le sue gambe e per lui quello fu il segnale per scatenarsi. Il suo cannolo scivolava bene in quella vagina accogliente che ai suoi colpi si contraeva procurandogli un arrapamento sempre più forte, la montò a lungo facendola gemere e contorcere, la vide godere e l’aiutò affinché quel orgasmo fosse completo poi decise di finire quella scopata e la riempì di sperma. Matilda era rimasta là sul letto con le gambe aperte mentre lo sperma del Gino colava macchiando il lenzuolo, “esco torno tra un’ora resta lì non uscire” sentì la porta dell’uscio sbattere. Se un tir l’avesse investita non le avrebbe procurato uno sconvolgimento più profondo, era seduta sulla sponda del letto mentre rapidi flashback le attraversavano la mente: rivisse la scena del tentato stupro, della deflorazione da parte di Piero, la nascita della figlia e la sensazione dell’utero vuoto adesso si sentiva squarciata da quella tempesta; avere la vagina vuota era una insoddisfazione che non voleva più avere ora desidera che fosse piena. Matilda intuì che da quel momento la sua vita sessuale sarebbe cambiata. Gino la trovò così quando rientrò e le montò ancora la voglia di scoparla, non era l’eccitazione che si prova con la carne fresca ma era il piacere di assaporare un frutto appetitoso. La fece mettere alla pecorina le infilò due dita in figa e la sentì ancora umida, cominciò a sbattergli l’asta sulle grandi labbra per eccitarsi e per eccitarla anche se Matilda non ne aveva assolutamente bisogno, entrò rapido e deciso questa volte i colpi era duri e profondi, sentiva che la donna rispondeva vogliosa e lui si concedeva con una eccitazione crescente “cazzo quanto mi fai arrapare….mi tirerai tutto quello che ho nelle palle” le sussurrò all’orecchio e lei rispose con un lamento “fottimi… aprimi come vuoi ma fottimi..” quella provocazione gli procurò un annebbiamento: sentiva il cazzo scoppiargli, “ma che scoppi pure sono tre anni che non tocco una figa” pensò tra se mentre continuava a montarla senza tregua: eiaculò, non tirò fuori il membro perché continuava scoparla alla fine si lasciò andare svuotato esausto bagnato di sudore su di lei già stesa sul letto. Glielo tirò fuori solo per andare a lavarsi “ per oggi basta così… domani mi darai il culo stretto che hai”. Non ci fu nessun domani. Quando Matilda tornò dal lavoro trovò la casa vuota, cercò nella sua camera e non vide le sue cose, aprì l’armadio e la valigia non c’era “bastardo figlio di puttana…. Te ne sei andato senza dire niente…” corse nella sua camera da letto andò veloce al scrétaire aprì il cassettino segreto e trovò tutto, non le aveva rubato niente ma allora? alle dieci di sera telefonò alla figlia “Sisina quel bastardo del Gino dove cavolo è finito? È partito senza dire niente? Né salutare?” No..no mamma! Non è così e che l’hanno portato via…” “chi?” “era in libertà vigilata gliel’hanno revocata ed tornato dentro..” “mi stai dicendo che Gino è un delinquente e che me lo sono tenuto in casa?” “si mamma!” “e me lo dici così? come nulla fosse?” “mamma… ci sei? non è successo niente..OK! ripigliati e non fare un casino…io ne ho già tanti e non ne voglio altri…buonanotte”. Anche questa storia era scivolata sulle spalle della Matilda ma una cosa l’era rimasta attaccata di cui non riusciva e non voleva liberarsi: quel fuoco che aveva acceso Gino e che ora le ardeva tra le gambe. Da allora non scrutava il viso degli uomini che incontrava sul lavoro o per strada ma guardava direttamente la patta dei pantaloni, non aveva mai praticato la masturbazione ed ora la faceva quasi tutti i giorni ma non aveva bisogno di un uomo aveva solo bisogno di fare sesso.
Tanto per cambiare Matilda aveva un nuovo problema familiare: Sisina. Sisina era stata sempre una ragazza sveglia, non aveva mai dato problemi e contro ogni aspettativa a scuola infilava un encomio dietro l’altro, erano contenti e si chiedevano: ma da chi sarà presa?, riuscì a laurearsi con una sessione di anticipo e si guadagnò un master in discipline economiche a Londra. Sisina doveva fare una scelta: cambiare lavoro o rimanere dove si trovava.
Matilda conoscendo la figlia non si meravigliò della sua decisione anche se rischiava di mandare all’aria il matrimonio; si tenne a casa di Matilda un concitato incontro. Sisina ed il marito Moreno andarono la domenica a pranzo dalla madre la quale subito si rese conto che ci sarebbe stata tempesta.
“Non credo che sia giusto lasciarmi sfuggire questo occasione che potrebbe permettere positivi sviluppi” così cominciò Sisina con impetuosa ardore, “ed io ti dovrei seguire come lavapiatti, collaboratore domestico o badante di un eventuale figlio se mai tu ne volessi uno”, Matilda condivideva la risposta del genero anche se si astenne dal palesarla perché la figlia l’avrebbe fulminata. La discussione stava diventando pericolosamente accesa quando Matilda battè un pugno sulla tavola facendo calare il silenzio poi decisa cominciò a parlare. “Fino a che punto voi due siete decisi a fare un passo indietro per gestire le vostre ambizioni? il vostro orgoglio? il vostro matrimonio? Nessuno? allora la soluzione è semplice ed elementare trovatevi un buon avvocato e come persone civili, ma in questo caso non credo che lo sarete, avviate le pratiche per il divorzio consensuale così non romperete più le scatole a nessuno ed in particolare me che, anche se tardi, ho da vivere la mia vita.
Matilda aveva temporaneamente composto il rapporto tra la figlia ed il genero ma non riusciva risolvere il suo che da quando era sparito Gino le ardeva tra le gambe. Non passarono due settimana che Sisina tornò dalla madre la quale trovò la figlia molto più tranquilla e disponibile al dialogo alla fine del quale concluse perentoriamente “Mamma…Moreno ha ragione ma io non ho torto..”. Si era sbagliata Matilda ma cauta si rivolse alla figlia “Sisina…che cosa sei venuta a fare da me? chiacchiere ?..non ho voglia di sentirne…ho già intuito quali le sono tue scelte…avete trovato l’avvocato?...” “no mamma ho deciso lascio questo lavoro però l’intesa con Moreno è che entrambi ci impegneremo affinché anche lui mi raggiungerà appena avrà un nuovo lavoro che l’appaghi….naturalmente abbiamo bisogno del tuo aiuto…”, “no..no..Sisina… l’ultima volte che vi ho aiutato mi hai messo in casa un delinquente ora cosa vuoi da me?” “non esagerare mamma..” “Sisina…io non sono la tua colf…e non trattarmi come una deficiente…” “mamma ma sei fuori delle grazia di dio….” “certo!! e questo non è tutto…” “va bene scusami se sono venuta…” “non fare la parte dell’offesa con me. dimmi cosa vuoi…”, Sisina fece una pausa poi usando un tono persuasivo cominciò “abbiamo disdettato la casa e abbiamo anche chiuso i contratti delle utenze domestiche ed impacchettato tutto e lo abbiamo portato in deposito….” “ Sisina… se non fossi mia figlia ti sbatterei fuori a calci in culo e non solo…e griderei dal balcone …sei una stronza.. ma sei mia figlia… dunque” Moreno si era trasferito da più di una settimana a casa della suocera dopo la partenza della moglie. “buonasera Matilda” “buonasera Moreno, come è andata la giornata?” “il solito tran-tran per non dire altro, meno male che domani è sabato e vado a trovare i mei”, guardando la pentola sul fuoco “si va leggero stasera a cena eh? Trippa e fagioli”. La convivenza tra i due non era eccezionale ma non era da schifo. Era già partito il giovane Moreno quando Matilda uscì dalla sua camera e andò ciabattando tra la cucina il bagno e ancora la cucina: non sapeva cosa fare, alla fine si fermò, prese il solito caffè poi si alzò e vide sull’alzata all’ingresso il tablet personale di Moreno accecata dalla curiosità lo prese con cura e timore, non sapeva bene come si usasse ma comunque lo accese e rimase indecisa, non voleva fare danni o lasciare tracce che potessero far capire al genero che qualcuno l’avesse toccato. Tralasciò tutti tasti e si fissò su una icona e la puntò con il mouse: scoprì che era un sito porno. Chiuse tutto e ripose il tablet sull’alzata tornò in cucina crollò sulla sedia acconto al tavolo in preda ad una crisi nervosa e di pianto; ripeteva a se stessa “non ero così no non ero così, sono diventata una cagna in calore che struscia lungo i muri, non riesco a dominare questa mia frenesia, alla mia età sono andata a spiare nel tablet di mio genero!! Il marito di mia figlia che vergogna!!!!”. Matilda era proprio in crisi e per tirarsi su telefonò ad una sua amica e andò a trovarla, con lei passò tutta la giornata tornò a sera e senza nemmeno accendere le luci della casa si spogliò mentre andava nella sua camera dove vi giunse quasi spogliata si buttò sul letto e si lasciò andare ad un sonno tormentato dai sensi di colpa. Moreno arrivò tardi vide per terra lungo il corridoio i vestiti di Matilda e si preoccupò entrò nella camera accese la luce piccola e la vide distesa a sghimbescio sul letto, gli prese un colpo si chiese: ”sarà mica morta?” accese il lampadario e si avvicinò la chiamò e la richiamò alla fine Matilda si svegliò ”che ore è? sei già tornato?” “cosa è successo Matilda?” chiese sottotono Moreno mentre gli occhi della donna si riempirono di lagrime, lui allargò le braccia per accoglierla stringendola sentì il petto soffice della suocera sul suo avvertì una scossa alle palle “ cazzo! mi sto arrapando con mia suocera!”. Lasciò andare Matilda la quale cadde supina e nuda allora Moreno scattò come una molla in piedi: sentì di avere il cazzo in tiro. Era quasi un mese che Moreno non faceva sesso aveva le palle gonfie spense tutte le luci al buio si stese sul letto: gli venne un senso di colpa che gli fece afflosciare il cazzo ma gli sembrava di aver sentito uno sfioramento lungo la coscia, trattenne il respiro e riavvertì la stessa la sensazione il suo gesto fu rapido e bloccò la mano della Matilda. Si rigirarono per trovarsi faccia a faccia immobili ma fu solo un attimo poi finirono l’uno nelle braccia dell’altro. Esplose un amplesso dai contorni animaleschi. Aveva fatto mettere Matilda alla pecorina con le gambe molto slargate e lui si era posizionato al centro penetrandola con impeto al quale lei rispondeva con lamenti di piacere, cercava di trovare la posizione per far piacere a lui e per sentirselo tutto dentro. Moreno si muoveva in lei con una vera e propria frenesia il corpo umido di sudore poggiava sulla schiena di Matilda la quale gli aveva preso le mani e se l’era portate ai seni pendenti, lui rispose con piacere afferrandoli, li strinse, li schiaffeggiò con dolcezza con forza, quando le strinse i capezzoli Matilde boccheggiò ebbe venne in un liberatorio orgasmo. Moreno preso dalla sua frenesia non riusciva ad esplodere per questo continuava a procurare enorme piacere a Matilde la quale riuscì in qualche modo a sussurrargli all’orecchio “nessuno è come te dammi il tuo nettare” “Siiiii………..Siiiiiiiiii” un grido rauco e potente di liberazione sgorgò dalla sua gola. Erano appagati ma esausti, i loro corpi sudati erano uniti, piano piano la stanchezza sopraggiunse spingendoli in un rigenerante risposo. Quando al mattino si svegliarono nudi nello stesso letto ognuno dei due aveva qualche cosa da dire l’uno all’altro ma nessuno voleva cominciare per primo, alla fine fu Moreno che rivolto alla suocera disse “Matilda di quello che ho fatto non mi vergogno, non è onorevole ma non mi sento colpevole” “guarda che io non mi sento assolutamente in colpa anzi ti dirò che ho goduto molto e bene” detto questo gli afferrò il braccio attirandolo a se e quando lo ebbe a porta di bocca se lo baciò voluttuosamente a lungo, questa volta lo fecero in modo molto rilassato assaporando il piacere con lentezza, lei si poté gustare magnificamente quel bello e ben fatto cazzo come lui apprezzò la sua vagina scivolosa ed avvolgente. Superato il tabù suocera-genero scoparono con continuità scoprendo quanto fosse resistente lui e quanto fosse fantasiosa lei che al giovane amante non rifiutò niente anche se inizialmente dovette patire qualche piccola sofferenza.
Quando lui le chiese il culo lei inizialmente era restia giustificandosi di non averlo mai fatto e non avrebbe potuto mai prendere quel rotolone di ciccia ma di fronte alla sua insistenza si lasciò convincere.
La preparò adeguatamente facendola eccitare bene procurandole un orgasmino che servì a scioglierle ogni resistenza psicologica e fisica poi cominciò a leccarglielo a lungo e infilando un dito ben lubrificato, lasciò penetrare all’interno un abbondante quantità di lubrificante e quando sentì la sua ansima salire la mise nella giusta posizione poi le slargò le natiche e mise a nudo quell’ano vibrante che lo arrapò animalescamente. Gli era venuto un cazzo tanto duro da esplodere ma seppe resistere, puntò il suo glande gonfio e spinse deciso lei emise un grido acuto e strinse i muscoli ma lui non si fermò, sapeva di averla lubrifica magnificamente perciò continuò a spingere anche se lei restava contratta continuando a dibattersi allora l’aiutò andando a titillarle i capezzoli al che lei cedette e lui fece scivolare fino in fondo la sua asta. Restò fermo e duro in lei fin quando non sentì che il culo rilasciarsi da quel momento non ebbe più motivo di trattenersi e la prese in tutti i modi dal più dolce al più duro fino ai limiti del brutale ma lei lo seguiva docile e questo lo faceva diventare sempre più resistente all’eiaculazione, si eccitò ancora quando lei ebbe un altro orgasmo alla fine quando ormai i testicoli gonfi cominciavano a dolergli si lasciò andare svuotandosi completamente. “sei stato magnifico Moreno non avrei potuto incontrare maschio migliore di te, ti prego resta ancora così fammi sentire il piacere di sentire il tuo pene afflosciarsi dentro” “Matilda ma tu sei stata sempre così calda anzi bollente?” “la lava che ribolliva dentro di me aveva bisogno di trovare il momento ed il caso giusto, tu sei stupito di me ma io lo sono altrettanto di te non avrei mai pensato che tu fossi uno stallone così potente e dotato.
Moreno a quel complimento stava arrossendo ma nello stesso tempo l’orgoglio maschio gli fece rizzare il braciolone. Matilda non era una stupida naturalmente sapeva bene che la storia con Moreno non sarebbe durata all’infinito anche perché lei parlando con la figlia tentava sempre di convincerla che Moreno era in “un uomo” da non perdere, di dedicargli molto più tempo e accontentarlo di più tra le lenzuola perché ne sarebbe rimasta molto soddisfatta. I consigli della madre furono seguiti dalla figlia e Moreno avrebbe raggiunto quanto prima la moglie ma prima di lasciare Matilda da “buon uomo” se la ripassò con impegno accontentandola in tutto e per tutto affinché lei si ricordasse di quei mesi. In una delle tante botte di sesso Matilda sussurrò all’orecchio di Moreno ”la tua parenza lascerà un vuoto dentro di me incolmabile chi sarà mai capace di riempirlo” il buon Moreno aveva frainteso il senso delle parole e negli ultimi giorni aveva moltiplicato le sue manifestazione di affetto tanto a arrivare sfinito al giorno della partenza. Sisina e Moreno tornarono a casa da Matilda e Moreno divenne padre due volte a distanza di un mese. Quando la realtà supera la fantasia.



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