Marco ed io
di
IL MICROBO
genere
gay
MARCO ED IO
Dormivo spesso a casa di Marco o lui da me. A cuccia ciascuno nella sua branda. Abbiamo la stessa età ma lui sembra più grande. Quella sera ero agitato. Mi sentivo solo anche se c'era lui. Avevo paura del buio e un senso di freddo, quasi dei brividi. Gliel'ho confidato e mi ha offerto di stare insieme. Sono entrato nel suo letto e mi ha abbracciato.
-”Come sei caldo Marco”.
È successa una cosa strana. Avevo tutto il suo corpo su di me di schiena. Gli è partita una mega erezione che mi premeva contro.
-”Cosa ti succede Marco?”
-”Non farci caso. Mi viene sempre duro prima di prendere sonno”.
-”Ce l'hai proprio grosso. A cosa pensi Marco?”
-”A noi due”.
Le sue mani che mi massaggiavano le braccia e il torace sono scese più in basso. Me lo ha sfiorato.
-”Sei così anche tu”.
-”Eh sì”.
-”Hai mai fatto niente fra maschi?”
-”No. E tu?”
-”Una volta ne ho inculato uno. Me lo ha chiesto e l'ho accontentato”.
-”Ti è piaciuto?”
-”Un casino”.
Sembrava che tutto fosse finito lì e invece Marco ha cominciato a strofinarlo sul mio culo. Il suo cazzo era spianato nel solco saliva e scendeva.
-”Vuoi provare?”
-”Provare cosa?”
-”A prenderlo dentro”.
-”Fa male?”
-”Ma dai cosa vuoi che faccia male”.
-”Non ti dico né sì né no. Credo che sia una brutta cosa”.
Quel forse gli deve essere sembrato più sì che no, come in effetti lo era, perché se lo è preso in mano, lo ha raddrizzato e me lo ha puntato in cerca del buco.
-”No Marco no”.
-”È troppo tardi”.
Di slancio me lo aveva già cacciato. Lo ha tenuto fermo. Ho cominciato a sospirare.
-”Come lo senti?”
-”Meglio di come pensavo”.
-”Vuoi che lo metta in marcia?”
-”Sì”.
Le sue spinte all'inizio tranquille poi veloci e sempre più battenti mi battevano le natiche.
Gli ho smozzicato tra i gemiti: “Stai venendo?”
-”Sì”.
Di botto mi ha annaffiato fermandosi dentro.
-”Cosa mi dici?”
-”Urca”.
-”Vuoi che lo tolga”.
-”Resta”.
Ci siamo addormentati così che era ancora saldo in presa. Durante la notte gli deve essere diventato di nuovo duro perché mi ha destinato di furia un'altra raffica fino a bagnarmi.
-”Te la immaginavi una cosa così?”
-”Ce l'avevo in testa”.
-”Anch'io sai”.
-”Sono stato bravo?”
-”Grandioso”.
-”Succederà ancora?”
-”Perché no”.
Detto questo abbiamo fatto respirazione bocca a bocca incollati per non so quanto a lingue indiavolate, tanto per non lasciare niente di intentato. E da quel giorno non abbiamo più smesso.
Dormivo spesso a casa di Marco o lui da me. A cuccia ciascuno nella sua branda. Abbiamo la stessa età ma lui sembra più grande. Quella sera ero agitato. Mi sentivo solo anche se c'era lui. Avevo paura del buio e un senso di freddo, quasi dei brividi. Gliel'ho confidato e mi ha offerto di stare insieme. Sono entrato nel suo letto e mi ha abbracciato.
-”Come sei caldo Marco”.
È successa una cosa strana. Avevo tutto il suo corpo su di me di schiena. Gli è partita una mega erezione che mi premeva contro.
-”Cosa ti succede Marco?”
-”Non farci caso. Mi viene sempre duro prima di prendere sonno”.
-”Ce l'hai proprio grosso. A cosa pensi Marco?”
-”A noi due”.
Le sue mani che mi massaggiavano le braccia e il torace sono scese più in basso. Me lo ha sfiorato.
-”Sei così anche tu”.
-”Eh sì”.
-”Hai mai fatto niente fra maschi?”
-”No. E tu?”
-”Una volta ne ho inculato uno. Me lo ha chiesto e l'ho accontentato”.
-”Ti è piaciuto?”
-”Un casino”.
Sembrava che tutto fosse finito lì e invece Marco ha cominciato a strofinarlo sul mio culo. Il suo cazzo era spianato nel solco saliva e scendeva.
-”Vuoi provare?”
-”Provare cosa?”
-”A prenderlo dentro”.
-”Fa male?”
-”Ma dai cosa vuoi che faccia male”.
-”Non ti dico né sì né no. Credo che sia una brutta cosa”.
Quel forse gli deve essere sembrato più sì che no, come in effetti lo era, perché se lo è preso in mano, lo ha raddrizzato e me lo ha puntato in cerca del buco.
-”No Marco no”.
-”È troppo tardi”.
Di slancio me lo aveva già cacciato. Lo ha tenuto fermo. Ho cominciato a sospirare.
-”Come lo senti?”
-”Meglio di come pensavo”.
-”Vuoi che lo metta in marcia?”
-”Sì”.
Le sue spinte all'inizio tranquille poi veloci e sempre più battenti mi battevano le natiche.
Gli ho smozzicato tra i gemiti: “Stai venendo?”
-”Sì”.
Di botto mi ha annaffiato fermandosi dentro.
-”Cosa mi dici?”
-”Urca”.
-”Vuoi che lo tolga”.
-”Resta”.
Ci siamo addormentati così che era ancora saldo in presa. Durante la notte gli deve essere diventato di nuovo duro perché mi ha destinato di furia un'altra raffica fino a bagnarmi.
-”Te la immaginavi una cosa così?”
-”Ce l'avevo in testa”.
-”Anch'io sai”.
-”Sono stato bravo?”
-”Grandioso”.
-”Succederà ancora?”
-”Perché no”.
Detto questo abbiamo fatto respirazione bocca a bocca incollati per non so quanto a lingue indiavolate, tanto per non lasciare niente di intentato. E da quel giorno non abbiamo più smesso.
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