Bestiale 3

scritto il 2018-04-26 tempo di lettura 8 min

di
genere
tradimenti
cura
A−

Era rimasta sola in casa, in quella calda tarda mattinata di un sabato di luglio. I bambini erano ospiti di alcuni amichetti, mentre suo marito era al lavoro e sarebbe rimasto impegnato fino a sera. Ne aveva approfittato, rinunciando al mare, per sbrigare alcune incombenze domestiche.

Durante la mattinata, mentre si recava in garage, aveva sentito chiamarla la vicina, la signora Filomena, che le aveva presentato il nipote Gino. L’uomo stava armeggiando intorno a un camper parcheggiato nel cortile interno del palazzo.

«Bebe, mio nipote è qui di passaggio con la famiglia e ripartirà domani. Spero che la presenza del camper, che ostruisce un po’ il passaggio verso la sua proprietà, non le arrechi disturbo.»

«No, no, si figuri. Nessun problema.»

«Spero di sistemarlo in breve e di liberare il passaggio, signora. Grazie per la sua gentilezza», intervenne Gino.

Gino rimase affascinato da Bebe, nonostante lei indossasse abiti da lavoro: vecchi bermuda scoloriti e una maglietta informe. Nulla, tuttavia, riusciva a nascondere la notevole avvenenza di quel corpo e la sua carica sensuale. Pensò a sua moglie Dina, dimessa e scialba, che al confronto ne usciva decisamente male. Per giunta, ogni giorno che passava, Dina sembrava sempre meno interessata al sesso.

Bebe, dal canto suo, fu colpita da quell’uomo bruno e muscoloso, che l’aveva squadrata dalla testa ai piedi con occhi neri, accesi da un interesse tutt’altro che innocente. Ne fu lusingata. D’altra parte, non era certo una novità sentirsi apprezzata dagli uomini.

Gino, però, era diverso. Sarebbe potuto essere l’amante ideale, proprio quello che ci voleva: fra poco sarebbe ripartito e tutto sarebbe finito lì. Un’avventura senza conseguenze, un puro, animalesco godimento.

L’idea si faceva strada nella sua mente. Le sarebbe piaciuto non perdere l’occasione di soddisfare le proprie voglie, di abbandonarsi alla sua lascivia. Voleva vivere un’avventura con quello sconosciuto, dimenticando per qualche ora il proprio ruolo di moglie e madre.

Con suo marito, le trasgressioni sessuali si erano limitate per anni alle fantasie, almeno fino a quella volta in cui, durante una vacanza di cinque anni prima, lo aveva tradito davvero. Quell’esperienza le aveva lasciato una ferita aperta, insieme a un desiderio mai del tutto soddisfatto di novità e di evasione.

Si spogliò e si ammirò allo specchio. Era obiettivamente una donna desiderabile. Passò i palmi delle mani sul seno, indugiando sui capezzoli, che si inturgidirono sotto le sue carezze.

Rimase a lungo a contemplarsi, lasciando che la fantasia prendesse il sopravvento. Il ricordo dello sguardo di Gino si mescolava all’immagine dell’avventura che avrebbe potuto vivere con lui. Il desiderio cresceva, alimentato dalla consapevolezza di essere ancora capace di suscitare una simile attrazione.

Il suo corpo reagiva con un’intensità che non provava da tempo. Avrebbe voluto una doccia, ma un pensiero improvviso la indusse a cambiare idea. Decise, per una volta, di assecondare le proprie pulsioni: che l’Es prendesse finalmente il sopravvento sul Super-Io!

Così com’era, ancora accaldata e con il desiderio addosso, indossò le mutandine abbandonate sul pavimento, un paio di short e una canotta, senza reggiseno. Ai piedi infilò le sue fedeli sneakers, ormai consumate.

La doccia poteva aspettare.

«Mi voglio così», si disse. «Una donna spregiudicata, in preda alla voglia di vivere.»

Sbirciando dalla finestra, notò che Gino era ancora indaffarato intorno al camper. Decise di seguire l’ispirazione che l’aveva colta.

Giunta in cortile, passò accanto all’uomo, lo salutò e si fermò a conversare con lui, avvicinandosi un po’ più del necessario. Confidava che il calore del suo corpo e l’abbigliamento audace potessero comunicargli ciò che non aveva ancora il coraggio di dire apertamente.

Nel breve scambio di convenevoli, Bebe descrisse minuziosamente il tragitto che si accingeva a percorrere per la sua corsetta. Poi si piegò, fingendo di sistemarsi le scarpe, e gli offrì una visuale generosa della scollatura. La canotta sembrava a malapena contenere il suo seno esuberante.

A Gino non sfuggì nulla. La seguì con lo sguardo mentre si allontanava, lasciando oscillare i fianchi con un’andatura che non aveva niente di casuale. Se la mangiava con gli occhi, ma rimase apparentemente impassibile, limitandosi a salutarla.

Bebe pensò che, se l’uomo non avesse colto l’invito, avrebbe dovuto inventarsi qualcos’altro.

La strada si snodava lungo la vicina collina. Di solito era molto frequentata, ma quella mattina appariva deserta. Regnava il silenzio, sottolineato più che interrotto dal frinire delle cicale. Il sole picchiava implacabile e, nei punti in cui le chiome delle robinie si univano, la volta di foglie offriva un po’ di sollievo dalla vampa estiva.

Il suo corpo era accaldato e bagnato di sudore. In lontananza si scorgeva una striscia di mare, verso la quale sembrava essersi riversata l’intera città.

Fu allora che Bebe vide sopraggiungere il camper. Dopo averla superata, il veicolo rallentò, invertì la marcia e tornò ad affiancarla.

Era, naturalmente, Gino.

«Bebe, sto verificando che la meccanica sia a posto. Salga, non è il caso di fare jogging con questo caldo terribile. La riporto a casa.»

Lei salì e si accomodò accanto al conducente.

«D’accordo, mi riporti a casa. Ma prima voglio mostrarle un posto.»

Si guardarono. I loro occhi si incontrarono e indugiarono gli uni negli altri. Non c’era dubbio: entrambi avevano capito perfettamente dove avrebbe potuto condurli quella deviazione.

«Prosegua fino al primo bivio. Lì giri a destra e poi segua le mie indicazioni.»

Raggiunsero una radura appartata, circondata dagli alberi. Non c’erano abitazioni nelle vicinanze, soltanto le rovine di una vecchia casa e una fitta cortina di vegetazione che nascondeva il luogo agli sguardi indiscreti.

Gino spense il motore e guardò attraverso il parabrezza, verificando che non ci fosse nessuno nei paraggi. Poi si voltò verso Bebe.

Fu lei a prendere l’iniziativa. Si avvicinò e lo baciò, cancellando con quel gesto ogni residua incertezza.

Lui rispose con impazienza. Le mani si cercarono, i baci si fecero più intensi e la distanza fra loro scomparve rapidamente. Senza più bisogno di fingere, si lasciarono andare all’attrazione che avevano alimentato fin dal primo incontro.

All’interno del camper, nello spazio angusto del divanetto trasformabile in letto, il mondo esterno sembrava ormai lontanissimo.

Gino si soffermò a baciarla e ad accarezzarla, scoprendo con curiosità e crescente eccitazione le reazioni di quel corpo che fino a pochi minuti prima aveva soltanto potuto immaginare. Bebe, inizialmente sorpresa dalla sua irruenza, si abbandonò gradualmente alla situazione. Quell’uomo aveva modi decisamente più diretti di quelli ai quali era abituata, e proprio questa differenza contribuiva a renderlo irresistibile.

Le tolse la canotta e rimase per un istante a contemplarla. Bebe avvertì il peso del suo sguardo e ne fu compiaciuta. Non aveva più voglia di nascondersi dietro le convenzioni o di fingere indifferenza. Per una volta voleva essere soltanto una donna che desiderava un uomo.

Gino la baciò ancora, mentre lei gli passava le braccia intorno al collo, attirandolo a sé.

«Sei una vera bestia», gli sussurrò, sorridendo. «Ma adesso sono tutta tua.»

Lui la guardò, quasi volesse assicurarsi di aver capito.

«Allora dimmi che cosa vuoi.»

«Voglio che tu smetta di essere così prudente.»

Non occorsero altre parole.

Il loro incontro fu travolgente. La fretta, l’eccitazione accumulata e la consapevolezza di trovarsi in un luogo appartato contribuirono a rendere tutto più intenso. Bebe si lasciò alle spalle, almeno per quelle ore, le abitudini della vita familiare e i pensieri che l’avevano accompagnata per anni.

Nel piccolo abitacolo si mescolavano il calore del giorno, il respiro affannoso e il profumo della pelle sudata. Fuori, le cicale continuavano il loro concerto indifferenti a ciò che accadeva nella radura.

Quando Gino le propose di cambiare posizione, Bebe accettò con un sorriso provocatorio.

«Adesso voglio provare qualcosa di diverso. Ma ascoltami, Gino: niente sorprese.»

Lui annuì. La sua sicurezza non era diminuita, ma aveva compreso che l’audacia di Bebe non significava rinunciare a ogni limite.

L’incontro proseguì con la stessa intensità. Lei alternava momenti di abbandono a improvvisi slanci d’iniziativa, scoprendo con sorpresa quanto le piacesse prendere parte attiva a quell’avventura. Non era una spettatrice delle proprie fantasie: le stava vivendo.

A un certo punto, però, l’impeto dell’uomo la colse alla sprovvista. Bebe lo fermò con decisione, e Gino si arrestò immediatamente.

Per un istante rimasero a guardarsi, entrambi consapevoli di quanto fosse facile lasciarsi trascinare dall’eccitazione e di quanto fosse importante, invece, continuare a scegliersi.

Poi fu lei a riavvicinarsi.

«Così va bene», gli disse piano.

Ripresero a baciarsi, senza fretta, ritrovando il ritmo che desideravano entrambi.

Quando infine l’eccitazione si placò, rimasero immobili sul divanetto, esausti e sudati, ascoltando il silenzio che li circondava.

Non parlarono subito. Non c’era molto da spiegare: avevano cercato un’avventura e l’avevano trovata.

Bebe si passò una mano fra i capelli, ancora incredula per la propria audacia. Fra poche ore sarebbe tornata a casa, avrebbe ripreso le incombenze quotidiane e avrebbe rivisto suo marito. Nulla, apparentemente, sarebbe cambiato.

Eppure qualcosa era cambiato.

Per qualche ora aveva smesso di essere soltanto la moglie di qualcuno e la madre dei suoi figli. Era tornata a sentirsi una donna capace di desiderare, scegliere e sorprendere perfino se stessa.
di
11.6K
visite
3
voti
valutazione
7.7
il tuo voto

Continua a leggere racconti dello stesso autore

racconto sucessivo

Una cagna molto particolare

Commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.