La prima intervista ad un frocio di un bordello

scritto il 2026-11-03 tempo di lettura 6 min

di
genere
Dominazione, Gay
cura
B+

Sono Giulio un giornalista televisivo di una testata che si occupa anche di particolari questioni sessuali.
le mie rubriche vanno in onda a tarda sera, o per dire meglio nella notte quando certi argomenti possono essere esposti.
Il programma ha successo e sono incentivato dalla direzione a proseguire.

Ho ricevuto un invito da parte del gestore di un bordello, mio accanito fan che vorrebbe pubblicizzare attraverso la mia rete la sua attività.
Con il consenso della redazione mi reco con la mia cameramen, Laura, al bordello dove vengo ricevuto all'ingresso dal gestore entusiasta della nostra presenza.
Cominciamo l'intervista all'aperto dove Giovanni, il gestore, ci magnifica il suo bordello
Facciamo riprese dell'ingresso dove Giovanni con grandi gesti magnifica il luogo definendolo il luogo dove le fantasie più estreme possono essere soddisfatte.

Entrando mentre la mia cameramen continua a riprendere Giovanni ci dice che la sua attività è molto variegata, può soddisfare molti desideri degli utenti; uomini che cercano donne o uomini, ma soprattutto si è specializzato nell'attività sadomasochistica con una panoplia di schiavi e schiave che hanno un grande successo presso i sadici.
Sono disgustato dalla felicità che prova dal pensiero di sfruttare donne ed uomini; lui accortosi del mio cruccio, si difende dicendo che tutti i suoi lavorato e lavoratrici sono volontari che sono contenti di ciò che fanno e dei guadagni ottenuti.
Terminiamo la prima parte dell'intervista nel suo ufficio dove ci spiega che vuole farci intervistare, uno dei suoi lavoratori, uno schiavo frocio masochista emblematico dell'attività della sua azienda.

Con la guida di Giovanni ci dirigiamo verso il luogo dell'intervista ci conduce in uno squallido scantinato, umido e sporco, su cui si affacciano diverse porte da cui si odono lamenti e gemiti.
Invito il mio cameramen a riprendere quell'asfissiante e terribile luogo.
Giovanni ci spiega che quella è la zona in cui tiene i suoi schiavi e le sue schiave; sono rinchiusi nelle celle e vengono fatti uscire solamente per offrire le loro prestazione sessuali estreme; sono tutti maggiorenni, e volontari che si offrono masochisticamente ad ogni sopruso.

Ci fermiamo davanti ad una porta, Giovanni ci spiega che lì dentro c'è uno schiavo del suo bordello che si è rivelato disponibile e felice di esporre la sua esperienza.
Il gestore apre la porta, vediamo una stanza buia; Giovanni pigia un interruttore accendendo la luce.
Illuminata da una debole lampadina vediamo una stanzetta piccola e puzzolente di muffa dove al centro individuiamo un giovanotto nudo incatenato mani e piedi ad una sedia .
E' veramente osceno nella sua nudità con le mani legate dietro alla spalliera della sedia ed i piedi incatenati alle gambe della stessa.
Probabilmente stava lì da ore ed ore e sembrava sfinito per il tempo passato immobilizzato ed al buio.
Ci accolse con un debole gemito di risveglio in cui chinò la testa per respingere la sia pur debole luce che andava a colpire i suoi occhi

Giovanni ci spiegò che si trattava dello schiavo numero 13, essenzialmente omossessuale destinato a rapporti con uomini di ogni età, e profondamente masochista, e che ci racconterà cosa ci fa lì.

Senza scomporci troppo, da quanto abbiamo visto e dalle affermazioni di Giovanni, io e la cameramen cominciamo a preparare le macchine per l'intervista.
Tarata la macchina di ripresa per la luce comincio l'intervista.

La prima domanda che gli rivolsi è: come ti chiami?
Lui risponde con il capo chino, Schiavo 13.

Gli chiedo di descriversi con cura.
Padrone (così si rivolge a me) il mio nome è Schiavo 13, sono una troietta schiava. Sono alta 171 cm. Peso 62km. I miei capelli sono castani ma presto saranno biondi. Gli occhi sono azzurri e i denti bianchi con labbra carnose da baciare e succhiare.
Le chiedo sei una puttanella? Descriviti come tale.
Lui dice: Sono sempre vogliosa di essere sbattuta brutalmente. Mi sono fatta mettere degli anelli ai capezzoli così i dominanti possono tirarli facendomi godere per il dolore. Ai coglioni porto da 3 a 20 anelli di metallo così le palle penzolano per 12 cm e ai dominanti è facile tenerle per non farmi muovere quando mi penetrano. La mia bocca golosa con labbra rosse a cuoricino è pronta a stringere ogni cazzo e succhiarlo a lungo per ingoiare poi il prezioso seme. La parte migliore mia, senza vanto, è la mia fighetta anale piccola crespa e rosea. Ho esercitato i muscoli dello sfintere così ogni penetrazione sembra uno sverginamento e quando stringo i muscoli i padroni sentono che sono vergine.

Quelle prime affermazioni mi fecero capire quanto quell'essere; schiavo 13, amasse il suo ruolo masochista
Continuai l'intervista diventando crudele.
Chiesi: bene puttanello ora descrivimi come ti presenti al tuo inculatore.
Lui rispose: Si Padrone. Conscio di essere un femminuccio, mi presento così oscenamente con i capezzoli a cui ho messo dei morsetti che hanno delle pesanti campane in bronzo che suonano ad ogni movimento. La mia fighetta anale viene riempita di un cazzo di 4 cm di diametro vibrante ficcato fino alla prostata per farmi tremare.

Le parole di Schiavo 13 mi hanno eccittato e con una scusa chiedo alla cameramen di interrompere la registrazione corrente e di iniziare una nuova clip.
Mentre la cameramen esegue io tiro fuori il mio cazzo e lo infilo in bocca a quello stronzo legato sulla sedia davanti a me.
Mi faccio spompinare piacevolmente; quello stronzo ha una bella bocca ed è molto bravo e mi fa arrivare presto facendomi borrare copiosamente nella sua bocca.

Mentre tiro fuori il cazzo dalla bocca di Schiavo 13 chiedo alla cameramen di interrompere la registrazione, lei esegue.
Ma posando la macchina a terra mi dice che vuole divertirsi anche lei; si accende una sigaretta e poi con quella comincia bruciacchiare i capezzoli di Schiavo 13 che urla per il dolore.
Io che ho raccolto la macchina filmo Laura che si diverte a far urlare quel frocio bruciandoli i capezzoli.
Laura togliendosi la gonna cominciò a masturbarsi, arrivando in breve tempo.

Ci rilassammo seduti a terra guardando il corpo piercingato e con i capezzolli bruciati di schiavo 13, che con la testa china gemeva e sbavava per il dolore.
In quel momento si aprì la porta ed apparve Giovanni, che si complimentò per l'utilizzo del suo schiavo e e per cui non ci avrebbe fatto spendere niente.

Ci riprendemmo e ricominciammo l'intervista.

Il racconto è stato scritto con la collaborazione di "takhtrab@libero.it" Schiavo 13.
Per chi volesse commentare i miei racconti la mia e-mail è "riccalupa@gmail.com".
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