Cosa amiamo noi masochisti dei piedi.
scritto il 2026-10-24 tempo di lettura 6 min
di
Maktero
genere
sadomaso
cura
A+
Io e Alberto siamo dei froci masochisti; feticisti dei piedi.
Amiamo curare i nostri piedi dalla fattura femminile ed amiamo godere dalla loro sofferenza.
Su internet troviamo una coppia sadica, Sandra e Giorgio, che apprezza i nostri interessi.
Ci contattiamo e decidiamo di incontrarci in un bar per conoscerci.
Tra una bibita ed uno spuntino stabiliamo una profonda intesa tra noi, e loro.
Sandra e Giorgio, ci spiegano che intendono godere dal vederci soffrire e noi, affermiamo che vogliamo godere dal soffrire.
Che straordinaria intesa!
Stabilito che siamo complementari loro ci propongono una nottata di piacevole sofferenza per i nostri piedi.
Noi convinti dalla coppia accettiamo e stabiliamo un appuntamento per la notte dopo.
Allontanandoci Sandra ci saluta con una maliziosa, strizzatina d'occhio.
La sera dopo io ed Alberto ci prepariamo a puntino per la serata di tormento.
Ci laviamo accuratamente, migliorando la depilazione; curiamo i nostri piedi decorandoli con smalti, nero per me, blu scuro per Alberto.
Mettiamo i migliori anellini ai diti e indossiamo delle magnifiche cavigliere.
Siamo pronte per farci torturare i nostri stupendi piedini.
Mentre ci apprestiamo ad incontrare i nostri seviziatori, fantastichiamo su come ci avrebbero torturato; probabilmente un bastinado, che ci auguravamo fosse molto feroce.
Con il cuore in gola arrivammo a casa di Sandra e Giorgio, che dopo averci accolti con tanti saluti ci invitarono ad entrare in salotto; ci offrirono una bibita e chiesero ulteriormente se eravamo decise a farci torturare.
Noi con un poco di esitazione, ma troppo curiose di provare del nuovo fantastico dolore, accettammo!
Dopodichè ci fecero scendere nella cantina dove c'era un grande ambiente, squallido con i muri scrostati ed umidi, ma con un divano ed altre attrezzature che al momento non riconoscemmo.
Capimmo che quello sarebbe stato il luogo del nostro martirio.
Venimmo invitati a spogliarci ed una volta nude, i due sadici si complimentarono per la bellezza dei nostri piedi.
Noi fummo entusiaste, seppur impaurite, dei loro complimenti e ringraziammo.
Poi ci mostrarono due grandi vassoi di legno posti al lato di un muro e pieni di ghiaia spigolosa, ci spiegarono che ci avrebbero legati al muro con i piedi appoggiati su quella dura ghiaia per lasciarci li a soffrire per ore ed ore mentre loro avrebbero goduto dalla nostra sofferenza.
I miei occhi si spalancarono dalla prospettiva di quella azione così perversa; e notai che anche quelli di Albero manifestarono la stessa contentezza.
Accettata la sevizia che ci era stata proposta; i due ci ammanettarono le caviglie per impedirci di muovere troppo le gambe e ci fecero montare sui vassoi pieni di ghiaia legando le nostre mani in alto su degli anelli fissati al muro.
Il primo contatto su quei crudeli clasti pietrosi fù entusiasmante; pigiavano sulle piante dei nostri piedi provocandoci già dai primi istanti una splendida sofferenza
Sandra ci chiese se stavamo bene; io risposi di sì ma aggiunsi che volevo qualcosa che mi facesse soffrire ai capezzoli.
Dissi che senza una buona sofferenza ai capezzoli non stavo a mio agio.
Sandra mi accontento ponendomi dei morsetti metallici ai capezzoli e finalmente mi sentii appino soddisfatta dal mio stato di patimento.
Anche Alberto volle dei morsetti ai capezzoli e venne accontentato anche lui.
Una volta sistemati inizio il martirio vero e proprio.
Sandra e Giorgio si spogliarono e si accomodarono sul divano davanti al muro del nostro tormento.
Accarezzandosi amorevolmente e baciandosi con passione cominciarono a commentare i nostri corpi e la nostra dolorosa esposizione oscena.
Io ed Alberto eravamo contenti di ascoltare quei commenti umilianti mentre il dolore ai piedi ed ai capezzoli cominciava a mordere.
I due cominciarano a godere da quei primi sintomi della nostra sofferenza; i gemiti, le contorsioni.
Le manipolazioni tra loro cominciarono a divenire più intense sfociando in un rapporto sessuale in cui Giorgio penetrò Sandra con sapienza facendola godere terribilmente, mentre ci guardavano soffrire.
I due si riposarono mentre noi con il passare del tempo cominciavamo a soffrire sempre di più.
Si presero una pausa sorseggiando pazientemente un buon tè, gustando dei pasticcini e degli stuzzichini mentre guardavano i nostri corpi nudi contorcersi dal dolore.
La sofferenza era così forte che i nostri cazzi masochisti erano arrapati.
Sandra e suo marito, mentre si godevano il loro tè e gli spuntini, commentavano le nostre agitazioni, i nostri gemiti, i nostri lamenti e li paragonavano all'assurdità dei nostri cazzi arrapati.
Era bellissimo, dopo ore con i nostri piedi sulla ghiaia ci sembrava che questi si spaccassero, i nostri capezzolli strizzati bruciavano come l'inferno.
Era un paradiso!
Ci agitavamo arrapati in una oscena danza masochista davanti ai nostri torturatori che ripresero a fare l'amore tra loro godendo dalla nostra pena.
Pensavamo che non ci avrebbero mai liberati facendoci morire legati sulla ghiaia.
Invece dopo molte ore di passione ci sciolsero dai legami e dai morsetti; io ed Alberto precipitammo a terra esauste.
Sandra e Giorgio ci pisciarono addosso mentre noi per il dolore eravamo sconvolti dalle convulsioni.
Ma eravamo arrapati per la sofferenza e l'umiliazione che avevamo subito.
Sandra perversamente mi ordinò di incularmi Alberto.
Io ero talmente eccitato che non capendo altro penetrai Aberto senza esitazione; lui si entusiasmò dalla mia selvaggia penetrazione e cominciò a masturbarsi furiosamente mentre me lo inculavo.
Arrivai dentro di lui in modo esplosivo, scaricando mostruosamente tutta l'eccitazione che avevo accumulato fino a quel momento.
Mollai Alberto che si accasciò continuando a masturbarsi arrivando anche lei in un fiotto straordinario.
Poi esausti per il dolore ed il godimento ci accasciammo esausti, quasi incoscienti.
Nella semincoscenza ci sembrò che i nostri ospiti facessero ancora l'amore tra loro.
Poi arrivò il buio.
Quando mi svegliai mi accorsi che Alberto sorbiva un caffè e mangiava una briosche; Sandra indicandomi un vassoio posato a terra pieno di dolciumi e caffè mi disse che c'è n'era anche per me.
Mi resi conto di essere affamata e mi avventai sui dolci annaffiandoli con il caffè.
Poi i padroni di casa ci chiesero, ironicamente se ci eravamo divertiti; io ed Alberto ci guardammo per un istante negli occhi e poi istantaneamente e simulteneamente rispondemmo con un gran sorriso di sì!
I due si misero a ridere, noi cominciammo a ridere a nostra volta.
Fu un gran bel finale di serata.
Poi tornammo in salotto dopo esserci rivestiti, ci accomoddamo sui divani e sulle poltrone per commentare l'esperienza.
Ne eravamo rimasti tutti entusiasti; noi per il magnifico dolore subito; loro per il piacere che avevano ricavato dalla visione della nostra sofferenza.
Stabilimmo di incontrarci di nuovo per una nuova sessione di tortura; poi ci salutammo.
Io ed Alberto uscimmo dalla casa dei nostri seviziatori mentre si faceva l'alba.
Ttornate a casa eravamo piene di dolori; ed eccitate!
Facemmo l'amore con dolcezza e brutalità insieme, rimembrando perversamente cosa avevamo subito.
Godemmo ancora e poi ci abbandonammo in un lungo sonno.
per chi volesse commentare i mie racconti la mia e-mail è"riccalupa@gmail.com".
Ogni commento è gradito.
Amiamo curare i nostri piedi dalla fattura femminile ed amiamo godere dalla loro sofferenza.
Su internet troviamo una coppia sadica, Sandra e Giorgio, che apprezza i nostri interessi.
Ci contattiamo e decidiamo di incontrarci in un bar per conoscerci.
Tra una bibita ed uno spuntino stabiliamo una profonda intesa tra noi, e loro.
Sandra e Giorgio, ci spiegano che intendono godere dal vederci soffrire e noi, affermiamo che vogliamo godere dal soffrire.
Che straordinaria intesa!
Stabilito che siamo complementari loro ci propongono una nottata di piacevole sofferenza per i nostri piedi.
Noi convinti dalla coppia accettiamo e stabiliamo un appuntamento per la notte dopo.
Allontanandoci Sandra ci saluta con una maliziosa, strizzatina d'occhio.
La sera dopo io ed Alberto ci prepariamo a puntino per la serata di tormento.
Ci laviamo accuratamente, migliorando la depilazione; curiamo i nostri piedi decorandoli con smalti, nero per me, blu scuro per Alberto.
Mettiamo i migliori anellini ai diti e indossiamo delle magnifiche cavigliere.
Siamo pronte per farci torturare i nostri stupendi piedini.
Mentre ci apprestiamo ad incontrare i nostri seviziatori, fantastichiamo su come ci avrebbero torturato; probabilmente un bastinado, che ci auguravamo fosse molto feroce.
Con il cuore in gola arrivammo a casa di Sandra e Giorgio, che dopo averci accolti con tanti saluti ci invitarono ad entrare in salotto; ci offrirono una bibita e chiesero ulteriormente se eravamo decise a farci torturare.
Noi con un poco di esitazione, ma troppo curiose di provare del nuovo fantastico dolore, accettammo!
Dopodichè ci fecero scendere nella cantina dove c'era un grande ambiente, squallido con i muri scrostati ed umidi, ma con un divano ed altre attrezzature che al momento non riconoscemmo.
Capimmo che quello sarebbe stato il luogo del nostro martirio.
Venimmo invitati a spogliarci ed una volta nude, i due sadici si complimentarono per la bellezza dei nostri piedi.
Noi fummo entusiaste, seppur impaurite, dei loro complimenti e ringraziammo.
Poi ci mostrarono due grandi vassoi di legno posti al lato di un muro e pieni di ghiaia spigolosa, ci spiegarono che ci avrebbero legati al muro con i piedi appoggiati su quella dura ghiaia per lasciarci li a soffrire per ore ed ore mentre loro avrebbero goduto dalla nostra sofferenza.
I miei occhi si spalancarono dalla prospettiva di quella azione così perversa; e notai che anche quelli di Albero manifestarono la stessa contentezza.
Accettata la sevizia che ci era stata proposta; i due ci ammanettarono le caviglie per impedirci di muovere troppo le gambe e ci fecero montare sui vassoi pieni di ghiaia legando le nostre mani in alto su degli anelli fissati al muro.
Il primo contatto su quei crudeli clasti pietrosi fù entusiasmante; pigiavano sulle piante dei nostri piedi provocandoci già dai primi istanti una splendida sofferenza
Sandra ci chiese se stavamo bene; io risposi di sì ma aggiunsi che volevo qualcosa che mi facesse soffrire ai capezzoli.
Dissi che senza una buona sofferenza ai capezzoli non stavo a mio agio.
Sandra mi accontento ponendomi dei morsetti metallici ai capezzoli e finalmente mi sentii appino soddisfatta dal mio stato di patimento.
Anche Alberto volle dei morsetti ai capezzoli e venne accontentato anche lui.
Una volta sistemati inizio il martirio vero e proprio.
Sandra e Giorgio si spogliarono e si accomodarono sul divano davanti al muro del nostro tormento.
Accarezzandosi amorevolmente e baciandosi con passione cominciarono a commentare i nostri corpi e la nostra dolorosa esposizione oscena.
Io ed Alberto eravamo contenti di ascoltare quei commenti umilianti mentre il dolore ai piedi ed ai capezzoli cominciava a mordere.
I due cominciarano a godere da quei primi sintomi della nostra sofferenza; i gemiti, le contorsioni.
Le manipolazioni tra loro cominciarono a divenire più intense sfociando in un rapporto sessuale in cui Giorgio penetrò Sandra con sapienza facendola godere terribilmente, mentre ci guardavano soffrire.
I due si riposarono mentre noi con il passare del tempo cominciavamo a soffrire sempre di più.
Si presero una pausa sorseggiando pazientemente un buon tè, gustando dei pasticcini e degli stuzzichini mentre guardavano i nostri corpi nudi contorcersi dal dolore.
La sofferenza era così forte che i nostri cazzi masochisti erano arrapati.
Sandra e suo marito, mentre si godevano il loro tè e gli spuntini, commentavano le nostre agitazioni, i nostri gemiti, i nostri lamenti e li paragonavano all'assurdità dei nostri cazzi arrapati.
Era bellissimo, dopo ore con i nostri piedi sulla ghiaia ci sembrava che questi si spaccassero, i nostri capezzolli strizzati bruciavano come l'inferno.
Era un paradiso!
Ci agitavamo arrapati in una oscena danza masochista davanti ai nostri torturatori che ripresero a fare l'amore tra loro godendo dalla nostra pena.
Pensavamo che non ci avrebbero mai liberati facendoci morire legati sulla ghiaia.
Invece dopo molte ore di passione ci sciolsero dai legami e dai morsetti; io ed Alberto precipitammo a terra esauste.
Sandra e Giorgio ci pisciarono addosso mentre noi per il dolore eravamo sconvolti dalle convulsioni.
Ma eravamo arrapati per la sofferenza e l'umiliazione che avevamo subito.
Sandra perversamente mi ordinò di incularmi Alberto.
Io ero talmente eccitato che non capendo altro penetrai Aberto senza esitazione; lui si entusiasmò dalla mia selvaggia penetrazione e cominciò a masturbarsi furiosamente mentre me lo inculavo.
Arrivai dentro di lui in modo esplosivo, scaricando mostruosamente tutta l'eccitazione che avevo accumulato fino a quel momento.
Mollai Alberto che si accasciò continuando a masturbarsi arrivando anche lei in un fiotto straordinario.
Poi esausti per il dolore ed il godimento ci accasciammo esausti, quasi incoscienti.
Nella semincoscenza ci sembrò che i nostri ospiti facessero ancora l'amore tra loro.
Poi arrivò il buio.
Quando mi svegliai mi accorsi che Alberto sorbiva un caffè e mangiava una briosche; Sandra indicandomi un vassoio posato a terra pieno di dolciumi e caffè mi disse che c'è n'era anche per me.
Mi resi conto di essere affamata e mi avventai sui dolci annaffiandoli con il caffè.
Poi i padroni di casa ci chiesero, ironicamente se ci eravamo divertiti; io ed Alberto ci guardammo per un istante negli occhi e poi istantaneamente e simulteneamente rispondemmo con un gran sorriso di sì!
I due si misero a ridere, noi cominciammo a ridere a nostra volta.
Fu un gran bel finale di serata.
Poi tornammo in salotto dopo esserci rivestiti, ci accomoddamo sui divani e sulle poltrone per commentare l'esperienza.
Ne eravamo rimasti tutti entusiasti; noi per il magnifico dolore subito; loro per il piacere che avevano ricavato dalla visione della nostra sofferenza.
Stabilimmo di incontrarci di nuovo per una nuova sessione di tortura; poi ci salutammo.
Io ed Alberto uscimmo dalla casa dei nostri seviziatori mentre si faceva l'alba.
Ttornate a casa eravamo piene di dolori; ed eccitate!
Facemmo l'amore con dolcezza e brutalità insieme, rimembrando perversamente cosa avevamo subito.
Godemmo ancora e poi ci abbandonammo in un lungo sonno.
per chi volesse commentare i mie racconti la mia e-mail è"riccalupa@gmail.com".
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