Il lavoro e gli sconvolgimenti morali di una camerawoman
scritto il 2026-10-07 tempo di lettura 5 min
di
Maktero
genere
confessioni
cura
C
Il ragazzo è un bel un morettino appena maggiorenne, dal corpo bianco e liscio.
E 'legato nudo ad una seggiola con il ventre ed il petto sono stretti da legacci bloccati alla sedia che gli bloccano la respirazione, i suoi capezzoli sono stretti da duri morsetti metallici.
Annaspa per avere aria ed io lo filmo per cogliere quel suo tormento.
Sto svolgendo il mio lavoro e cerco di farlo bene; ma non rimango indifferente a ciò che filmo.
Il ragazzo sta soffrendo, ma è anche eccitato ed io cerco di fare dei primi piani sul suo magnifico cazzo eretto.
Mi chiedo quanto gli piaccia essere trattato così; mi domando se mi piacerebbe essere trattata in quella maniera.
Intanto le sevizie al ragazzo aumentano li viene infilato un cazzo in bocca che lui cerca di accontentare nonostante stia soffocando.
Io con la mia telecamera mi concentro sul suo volto paonazzo, sui suoi occhi spalancati ed iniettati di sangue mentre cerca di dare piacere al suo torturatore.
Al limite della respirazione riceve in bocca lo sperma dal cazzo del suo padrone che poi sodisfatto sfila dalla sua bocca il cazzo accontentato.
Il giovane spalanca la bocca per prendere aria mentre vomita sperma e saliva.
Io riprendo la scena professionalmente, insistendo sui primi piani, sui particolari più significativi come gli occhi del ragazzo mentre vomita.
Quei primi piani dello sconvolgimento del ragazzo mi eccitano e penso che ecciteranno i fruitori del film.
Ci prendiamo una pausa nelle riprese; io, il regista, gli addetti alle luci ed i "padroni" ci prendiamo un caffè ed una sigaretta mentre il ragazzo continua ad annaspare sulla sua seggiola.
Nella pausa ci scambiamo commenti su come il ragazzo sia stato capace di sopportare le sevizie; e su come potrà sopportare le prossime.
Io rimango un poco interdetta da quella atteggiamento; considerare il ragazzo, di cui non mi è stato detto nemmeno il nome come solamente un oggetto da utilizzare per gli scopi cinematografici.
Provo qualcosa di particolare che non riesco a definire, un approccio al mondo sadomasochistico che ancora non ho integrato nella mia mentalità.
Sono confusa.
Comunque i miei dubbi finiscono quando il regista decide di riprendere le riprese.
La scena successiva prevede lo strangolamento del ragazzo tramite un laccio di gomma.
Io filmo con attenzione il padrone che con calma estende il laccio attorno al collo ragazzo per strangolarlo.
Quello soffoca la sua faccia si infiamma di rosso, mentre annaspa per l'aria; io filmo quella agonia.
Non rimango indifferente e mi bagno; ma mi sforzo di rimanere professionale, filmando la scena intensa dello strangolamento del ragazzo.
La scena si ripete più volte finchè il giovane non sviene, ed io colo dalla mia figa per l'eccitazione di quanto ho filmato.
A quel punto il regista ordina lo stop e mentre il ragazzo viene fatto rinvenire, slegato dai suoi legacci il set cominciò a smontare le sue apparecchiature.
Mentre io raccoglievo i miei attrezzi guardavo il ragazzo che veniva fatto rinvenire.
Uscendo mi accorsi che veniva gettato nudo ed esausto, come una spazzatura, nel vicolo della casa di produzione; gli gettarono accanto i suoi vestiti ed i soldi per la sua prestazione.
Mi sembrava terribile trattare un attore e comunque una persona così, e mi sentii intenerita attratta dal quell'attore.
Mentre lui si stava mestamente rivestendo lo approcciai con la macchina e gli offri un passaggio verso casa; lui con pochi commenti raccolse le sue cose ed entrò nella mia macchina chiedendomi cosa volevo fare con lui e quanto sarei disposta a pagarlo.
Il ragazzo era evidentemente così sottomesso da non comprendere un atto di umanità.
Capii che ero di fronte ad un essere veramente degradato, pervertito, incapace di comprendere anche i più semplici rapporti umani.
Qualcosa di quanto comprendevo di lui mi stimolava.
Ero incerta se approfittare della sua degradazione morale o se farlo riemergere dal baratro in cui era sprofondato.
Dissi allo sconosciuto che lo avrei portato a casa mia e che nella mattinata avremmo discusso del suo utilizzo.
Lo sconosciuto mi disse che valeva venti euro all'ora, io li risposi che ne ero disposta a spenderli.
Arrivati a casa lo trassi fuori dalla macchina semiaddormentato e lo rinchiusi nello sgabuzzino sotto casa.
Poi andai a dormire.
Mentre entravo in casa e ripensavo a cosa stavo facendo capivo che il lavoro era entrato in me, e io ne ero caduta dentro.
Un anno fa non avrei mai pensato di rinchiudere in casa mia qualcuno per accontentare i miei piaceri sessuali, ero solo una ragazza appassionata di fotografia e di filmografia, e adesso dopo un anno all'interno del cinema porno ero diventata una pervertita come i soggetti che riprendevo.
Mi buttai a letto mentre il pensiero se questa mia trasformazione era giusta od ingiusta; morsi il cuscino mentre cercavo di capire cosa stavo diventando.
Quale era diventata la mia morale, che fine avevano fatto i miei valori, ero sconvolta; ma poi i pensieri fecero spazio alla stanchezza e mi addormentai
Per chi volesse commentare i miei racconti la mia e-mail è "riccalupa@gmail.com".
E 'legato nudo ad una seggiola con il ventre ed il petto sono stretti da legacci bloccati alla sedia che gli bloccano la respirazione, i suoi capezzoli sono stretti da duri morsetti metallici.
Annaspa per avere aria ed io lo filmo per cogliere quel suo tormento.
Sto svolgendo il mio lavoro e cerco di farlo bene; ma non rimango indifferente a ciò che filmo.
Il ragazzo sta soffrendo, ma è anche eccitato ed io cerco di fare dei primi piani sul suo magnifico cazzo eretto.
Mi chiedo quanto gli piaccia essere trattato così; mi domando se mi piacerebbe essere trattata in quella maniera.
Intanto le sevizie al ragazzo aumentano li viene infilato un cazzo in bocca che lui cerca di accontentare nonostante stia soffocando.
Io con la mia telecamera mi concentro sul suo volto paonazzo, sui suoi occhi spalancati ed iniettati di sangue mentre cerca di dare piacere al suo torturatore.
Al limite della respirazione riceve in bocca lo sperma dal cazzo del suo padrone che poi sodisfatto sfila dalla sua bocca il cazzo accontentato.
Il giovane spalanca la bocca per prendere aria mentre vomita sperma e saliva.
Io riprendo la scena professionalmente, insistendo sui primi piani, sui particolari più significativi come gli occhi del ragazzo mentre vomita.
Quei primi piani dello sconvolgimento del ragazzo mi eccitano e penso che ecciteranno i fruitori del film.
Ci prendiamo una pausa nelle riprese; io, il regista, gli addetti alle luci ed i "padroni" ci prendiamo un caffè ed una sigaretta mentre il ragazzo continua ad annaspare sulla sua seggiola.
Nella pausa ci scambiamo commenti su come il ragazzo sia stato capace di sopportare le sevizie; e su come potrà sopportare le prossime.
Io rimango un poco interdetta da quella atteggiamento; considerare il ragazzo, di cui non mi è stato detto nemmeno il nome come solamente un oggetto da utilizzare per gli scopi cinematografici.
Provo qualcosa di particolare che non riesco a definire, un approccio al mondo sadomasochistico che ancora non ho integrato nella mia mentalità.
Sono confusa.
Comunque i miei dubbi finiscono quando il regista decide di riprendere le riprese.
La scena successiva prevede lo strangolamento del ragazzo tramite un laccio di gomma.
Io filmo con attenzione il padrone che con calma estende il laccio attorno al collo ragazzo per strangolarlo.
Quello soffoca la sua faccia si infiamma di rosso, mentre annaspa per l'aria; io filmo quella agonia.
Non rimango indifferente e mi bagno; ma mi sforzo di rimanere professionale, filmando la scena intensa dello strangolamento del ragazzo.
La scena si ripete più volte finchè il giovane non sviene, ed io colo dalla mia figa per l'eccitazione di quanto ho filmato.
A quel punto il regista ordina lo stop e mentre il ragazzo viene fatto rinvenire, slegato dai suoi legacci il set cominciò a smontare le sue apparecchiature.
Mentre io raccoglievo i miei attrezzi guardavo il ragazzo che veniva fatto rinvenire.
Uscendo mi accorsi che veniva gettato nudo ed esausto, come una spazzatura, nel vicolo della casa di produzione; gli gettarono accanto i suoi vestiti ed i soldi per la sua prestazione.
Mi sembrava terribile trattare un attore e comunque una persona così, e mi sentii intenerita attratta dal quell'attore.
Mentre lui si stava mestamente rivestendo lo approcciai con la macchina e gli offri un passaggio verso casa; lui con pochi commenti raccolse le sue cose ed entrò nella mia macchina chiedendomi cosa volevo fare con lui e quanto sarei disposta a pagarlo.
Il ragazzo era evidentemente così sottomesso da non comprendere un atto di umanità.
Capii che ero di fronte ad un essere veramente degradato, pervertito, incapace di comprendere anche i più semplici rapporti umani.
Qualcosa di quanto comprendevo di lui mi stimolava.
Ero incerta se approfittare della sua degradazione morale o se farlo riemergere dal baratro in cui era sprofondato.
Dissi allo sconosciuto che lo avrei portato a casa mia e che nella mattinata avremmo discusso del suo utilizzo.
Lo sconosciuto mi disse che valeva venti euro all'ora, io li risposi che ne ero disposta a spenderli.
Arrivati a casa lo trassi fuori dalla macchina semiaddormentato e lo rinchiusi nello sgabuzzino sotto casa.
Poi andai a dormire.
Mentre entravo in casa e ripensavo a cosa stavo facendo capivo che il lavoro era entrato in me, e io ne ero caduta dentro.
Un anno fa non avrei mai pensato di rinchiudere in casa mia qualcuno per accontentare i miei piaceri sessuali, ero solo una ragazza appassionata di fotografia e di filmografia, e adesso dopo un anno all'interno del cinema porno ero diventata una pervertita come i soggetti che riprendevo.
Mi buttai a letto mentre il pensiero se questa mia trasformazione era giusta od ingiusta; morsi il cuscino mentre cercavo di capire cosa stavo diventando.
Quale era diventata la mia morale, che fine avevano fatto i miei valori, ero sconvolta; ma poi i pensieri fecero spazio alla stanchezza e mi addormentai
Per chi volesse commentare i miei racconti la mia e-mail è "riccalupa@gmail.com".
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