Tra bicchieri di vino 2' capitolo
scritto il 2026-11-02 tempo di lettura 17 min
di
Nandostar
genere
Incesti
cura
A
CARISSIMI AMICI, IO HO INTENZIONE DI PUBBLICARE UNA PUNTATA ALLA SETTIMANA.
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RICORDATE SCRIVO PER FARVI DIVERTIRE.
https://blog.libero.it/wp/fernandoonline2025/
Era giorno, il sole aveva già salutato il mondo.
Marco aveva deciso di ritornare a Gambellara per andare a fare un giro alla Cantina Sociale del Paese, famosa per i buonissimi vini che vendeva, per rendersi conto quanto erano importanti i vini di sua sorella.
Una volta arrivata alla Cantina, si recò presso l’ufficio del Direttore.
Quando usciva dalla sua tenuta vestiva sempre al massimo.
Tirata come non mai.
Gli uomini dovevano essere estasiati, non affascinati da lei, dovevano sentirsi stregati perchè più facilmente sarebbero stati più propensi a comprare il suo vino ed accettare le sue proposte.
Vi assicuro che il vino di Anna era, comunque, veramente buono, impareggiabile.
Aveva dei vini amabili rossi incredibili.
Tutti prodotti in maniera biologica.
Comunque, la nostra signora si era messa un vestito nero aderente senza spalline che partiva da sotto le scapole e terminava con una minigonna a metà coscia.
Le gambe erano coperte da dei collant color pelle abbronzata e ai piedi aveva delle scarpe con tacchi di 5 centimetri nere patinate.
Anna amava vestire in nero.
Il rossetto era color vinaccia, non era viola, ne rosso.
Molto caldo.
Insomma, la nostra Anna puntava molto sul vendere la sua immagine per vendere il vino.
Ancor più attraente era il pensare che una donna del genere, tolti gli abiti da super gnocca, vestiva una tuta da meccanico e saliva su un trattore per lavorare.
Sconvolgente.
Entrò nell’ufficio del Direttore della Cantina per chiacchierare ed una volta uscita si recò allo spaccio per vedere se i suoi vini erano posizionati bene sugli scaffali.
Oddio, gli introiti dalla vendita di vino nello spaccio della cantina, non erano di certo le entrate più consistenti, anzi era una presenza per rappresentanza.
Anna, il grosso, per non dire tutto, lo vendeva a casa, dove riceveva i clienti e portava a casa i contratti migliori, quelli che l’avevano fatta arrivare dov’era.
Entrata nello spaccio si mise a girare tra gli scaffali e a parlare con le commesse.
All’interno dello spaccio era entrato anche Marco, che se ne stava a gironzolare cercando di capire se e come era in vendita, il vino della sorella.
Vide Anna e rimase folgorato.
Non poteva essere sua sorella quella vestita così provocante ed elegante nello stesso tempo.
Fu Anna, che spronata dalla commessa, gli si avvicinò, mossa dal fatto che Marco era un bel tipo.
Anna: “Buongiorno fratellone che fai da queste parti?.”
Marco: “Buongiorno a lei. Non sono io il fratellone, ma lei la sorellona. Sono qui per vedere il tuo vino in vendita.”
Anna: “Potevi dirmi che venivi.”
Marco: “Ti avrei chiamata per venire da te.”
Anna: “Ascolta, in realtà finito qui devo andare fuori paese, non riesco a dedicarti il giusto tempo e non so se riesco di oggi.”
Marco: “E’ colpa mia che sono venuto senza preavviso, quasi a farti un’imboscata.”
Anna: “E’ stata una sorpresa e mi è piaciuta, ma non posso fare altro.”
Marco: “Ok! Allora esco e mi incammino verso casa.”
Anna e Marco uscirono dall’emporio e si diressero verso le loro auto.
Marco senza tanti pensieri la seguì con gli occhi fissi sul suo fondo schiena che sculettava sinuosamente grazie ad un passo da modella.
Era sua sorella, era sua sorella, ma che stra fica che era.
Arrivata ora di cena, Marco, si preparò la carne ai ferri e si mise a mangiare gustandosi il vino di Anna, poi, durante il dopo cena si mise in giardino a riflettere sul da farsi, scrivendo dei versi di poesia.
Una coppietta di fidanzatini, si erano appartati vicino la casa, e la musica latino americana che stavano ascoltando echeggiava e risuonava intorno, facendo da sottofondo a chi si stava riposando, dopo le fatiche del giorno, nel proprio giardino.
Anche Anna, stava riposando fuori, bevendo un mojto, sapientemente preparato.
Era fresco, gelato.
Era li che rifletteva sul da farsi.
Volevano assolutamente conoscersi meglio, troppo tempo era passato, troppo avevano perso della loro vita.
Marco prese in mano la situazione e telefonò alla sorella.
Anna: “Pronto fratellino?”
Marco: “Fratellino? Abbiamo 5 annu di differenza ed io sono più alto e più muscoloso di te.”
Anna: “Si! Onestamente hai un gran bel corpo.”
Marco: “Complimenti anche tu.”
Anna: “Porco, hai notato le mie tette. Lo sai? Quando mi parlavano di te pensavo al fratello della mia amica.”
Marco: “Come è?”
Anna: “Non è bellissimo.”
Marco: “Quindi sono nei tuoi pensieri? Mi vuoi un pò di bene?”
Anna: “Bene te ne ho sempre voluta, è che eravamo lontani. Non pensavo di avere un fratello simile ad un mandingo nero.””
Marco: “Ma dai, ma come mi descrivi.”
Anna: “Scusami, ma un matrimonio finito male e i miei 30 e passa anni, mi fanno parlare così.”
Marco: “Ascolta, come pensi di risolvere i problemi economici che hai?”
Anna: “Penso di chiedere un prestito e di rateizzare il tutto.”
Marco: “Ascolta, voglio aiutarti, come posso fare?”
Anna: “In realtà non avrei bisogno, ma se per la vendemmia, mi vieni ad aiutare con i tuoi dipendenti diminuiranno le spese.”
Marco: “Ti aiuto con i dipendenti, con le riparazioni delle rotture, con il gasolio e altre cose ok? Ma soprattutto per farti svagare.”
Anna: “OK! Ti va se ci vediamo domani?”
Marco: “Vedo come va e ti dico.”
Anna: “Va benissimo.”
Marco: “Io vado a dormire”
Anna: “Anche io.”
Marco si addormentò e risognò la sorella.
Decise di alzarsi dal letto per andare in bagno e quando ritornò trovò sul cellulare una poesia che gli aveva scritto Marco.
Anna si svegliò alle 6 del mattino, era molto mattiniera, visto il momento.
Imperversava la vendemmia.
Era andata a letto con una vestaglietta nera, molto morbida, senza reggiseno, ma con gli slip.
Aveva un corpo mozzafiato, i suoi seni erano perfetti.
Certo, aveva 35 anni, ma aveva dei seni disegnati da un pittore.
Si tolse la vestaglia davanti al lavandino del bagno e si lavò il viso con acqua fresca, che colò sul seno e sui capezzoli indurendoli.
Si guardò allo specchio e pensò a quanto tempo era già passato da quando le sue cosce non avevano tenuto in mezzo un bel maschio.
Da quanto tempo non era stata posseduta.
Suvvia, uomini desiderosi ce n’erano, ma non voleva uomini legati al mondo del commercio del vino.
Commercio e amore non vanno d’accordo.
Cavoli, se Marco non fosse stato suo fratello, la prossima volta che lo avrebbe incontrato ci sarebbe andata vestita da troiazza di prima categoria.
Il cellulare di Anna suonò, era arrivato un messaggio.
Dal bagno corse alla camera da letto per leggerlo e con un bel sospiro di sollievo, lesse il messaggio di Marco che si rendeva disponibile a portarla a cena fuori la sera.
Era seduta sul letto completamente nuda, con solo gli slip.
Si gettò indietro e si sdraiò, con i piedi si spinse e salì completamente sul letto.
Con la mano destra entrò negli slip, tra le cosce, leggermente aperte e con
due dita divaricò le grandi labbra e accarezzò la sua gattina delicatamente.
Da quanto tempo, da quanto tempo un uomo non le entrava dentro.
Con il dito indice spinse nel forellino della vagina e lo sentì forte e teso.
Suo marito non era dotatissimo, ma il tempo aveva fatto riposare la sua gattina.
Il rumore dell’auto di Zia Gemma che entrava nel cortile la destò, da quei pensieri e la fece ritornare al mondo reale.
Si vestì velocemente e andò ad attendere che Zia entrasse in casa.
Ricordiamo che la Zia Gemma, era governante e dipendente di Anna, nonchè confidente.
Dopo aver preparato la colazione, averla consumata e aver dato gli ultimi ordini alla Zia per la giornata, Anna decise di affrontare un discorso che le premeva.
Anna: “Zia, posso farti una domanda?”
Zia Gemma: “Certo.”
Anna: “Cosa sai di Marco, mio fratello?”
Zia Gemma: “So che è un buon agricoltore, bravo e capace, ha una bella azienda…………..”
Anna: “Non intendevo sotto l’aspetto commerciale, io dicevo carnale, muscoli, occhi, bocca ………”
Zia Gemma: “E’ un bel figo! E’ diventato molto bello con il tempo, si è scolpito.”
Anna: “E’ venuto qui in azienda ieri, e mi ha lasciato a bocca aperta, è figo da paura. Peccato che sia mio fratello.”
Zia Gemma: “Di cosa avete parlato?”
Anna: “Mi vuole aiutare in questo periodo.”
Zia Gemma: “Bene, sono contenta, così finalmente vi avvicinerete. Siete stati troppo lontani.”
Anna: “Stasera usciamo assieme a mangiare.”
Zia Gemma: “Parlerete allora.”
Anna: “Abbiamo molto di cui parlare.”
La conversazione proseguì fino al momento in cui Anna, passò negli uffici della sua Azienda e poi nei campi.
Durante la giornata, la voce che Anna si sarebbe vista con suo Fratello, fece il giro, ed arrivò alle orecchie di Fabio.
Fabio era un ragazzo di 25 anni, particolarmente attratto da Anna.
Sapete benissimo quanto le parole e i passaggi da persona a persona possano cambiare i discorsi, e proprio Fabio decise di vederci dentro meglio e più approfonditamente.
La giornata scivolò via e alle ora 20.30 Marco arrivò a prendere Anna a casa per portarla a cena.
Marco era vestito con una maglietta molto aderente con colletto e apertura a V molto profonda sul torace.
I suoi muscoli si vedevano molto bene.
I pantaloni erano di jeans morbido.
Anna aveva un vestito molto leggero con una scollatura a V molto profonda sul seno e sulla schiena, una gonna che arrivava a metà coscia, e le gambe erano vestite con calze autoreggenti nere a trama fitta.
Scarpe con tacchi.
Insomma, si era vestita per dare il meglio.
Il seno si notava benissimo.
A Marco sembrava di avere davanti una Ferrari del sesso.
Era stata disegnata perfettamente da Dio in persona.
Si recarono a cena in un ristorante molto “in” di Soave, in mezzo alle colline e ai vigneti.
Una volta parcheggiata l’auto Marco si comportò da gran signore aprendo la porta dell’auto, aiutandola a scendere e accompagnandola con la mano.
Arrivati nel ristorante cominciarono a parlare di tutto.
I loro genitori, i loro giochi, le loro passioni, qualche amore.
Marco ebbe la delicatezza di non chiedere mai della morte del marito di Anna.
Il vero problema era che a volte i loro sguardi, non erano quelli di due fratelli, ma altro.
Marco aveva il cervello cotto alla brace, avendo gli occhi della sorella su di lui, la bocca con un rossetto color mattone, un trucco leggero, ed un vestito che metteva in risalto il seno come se fosse il messaggio principale che quella donna voleva essere scopata, non ascoltata.
Un coltello di Anna cadde a terra e Marco, da vero cavaliere si abbassò per prenderlo e chiederle un altro al cameriere.
Anna, involontariamente, ma veramente involontariamente, aveva lasciato le cosce aperte e così Marco non potè, non notare che aveva le calze autoreggenti e il perizoma in pizzo, il tipico perizoma che puoi prendere stirare un pò, ed è come non ci fosse.
Fece finta di niente.
Dopo un pò, visto che c’era della musica di sottofondo chiese ad alla sorella di ballare e questa accettò.
Era una musica latino americana, una bachata che ballarono veramente sensualmente ed elegantemente.
Erano tutti e due impeccabili, ed ad ogni passo la loro complicità aumentava.
Non si erano mai visti, mai frequentati, ma quel momento, quella cena, aveva cancellato gli anni persi.
Alle ore 23.30 Marco riportò a casa Anna.
Erano tutti e due brilli tanto da ridere per niente.
Una volta fermata la macchina, rimasero in silenzio un pò guardandosi.
Anna era una bomba sexi e la testa di Marco si annullò quando Anna gli disse: “Ti va di entrare?”
Marco le stava rispondendo: “Dove vuoi che ti entri?”
Anna gli ripetè: “Ti va di entrare?”
Marco rispose di si, con la scusa che aveva bisogno di bere dell’acqua.
Marco lasciò che Anna facesse strada, entrarono in casa, fece un paio di passi in più ed Anna si voltò verso la porta e la chiuse con due mandate.
Nella testa di Marco un’altra bomba esplose, perchè se una porta viene chiusa con 2 mandate, vuol dire che chi c’è dentro deve rimanere assolutamente dentro, non c’è fretta di uscire, così quando Anna si voltò verso Marco e posò la borsetta, questo la prese e la baciò.
Da subito Anna acconsentì, lei posò le sue mani sui bicipiti di lui, mentre lui sui suoi fianchi.
La porta dava su un salone adibito ad entrata e salotto, illuminato dalla luce della luna grazie a delle grosse vetrate.
Sul pavimento un grande tappeto.
Marco baciava la sorella con la lingua, mentre con le mani saliva e scendeva facendo scendere le spalline del vestito e lasciando i seni scoperti.
Anna: “ Marco che fai?”
Anna si staccò dal bacio.
Anna: “Marco non possiamo siamo fratello e sorella.”
Marco cominciò a baciarla sul collo, sull’orecchio, Anna cercava di muoversi.
Marco con le mani proseguì a fare scendere il l vestito, poi con forza la fece salire e lei di impeto allargò le gambe trovandoselo tra le gambe.
Lui la portò fin sopra il tappeto, mentre con due dita cominciò a stimolarle la vulva.
Anna: "Che fai Marco? Che fai? Non possiamo."
Marco cominciò a muovere lentamente le dita dentro, riprendendo a baciarla e resistendo, aumentando il ritmo dello stimolo sulla sua vulva, finchè cominciò a penetrarla con le dita.
Anna: "Dai Marco, basta."
Marco: "Ti amo, ti amo, ti desidero un casino. Dove vai con questa figa bella stretta, è ora di farti sentire donna. Ma come ce l'aveva tu marito?"
Marco aveva il pene già durissimo, si mise a quattro zampe tra le gambe della sorella e si abbassò i pantaloni.
Anna sentì, sull’addome, un pene di 25 centimetri di lunghezza e 5 di diametro.
Lei si muoveva e contorceva per l’eccitazione che gli provocava Marco, finchè sentì la cappella del fratello appoggiarsi sulla sua vulva.
Cercava di spostarsi, ma lui si spostava con lei, mentre sentiva il pene spingere.
Anna: "E’ grosso, non l’ho mai fatto con queste dimensioni, no per piacere. Marco, non mi sento violentata, ma sono tua sorella."
Marco: “Se ė sbagliato amarti, ė giusto che io muoia. Adesso voglio sentire quanto sei calda. Ti amo ti amo.”
Anna sentì la grossa cappella spingere.
Anna: “No Marco no sono tua sorella, ho una voglia incredibile, ma sei mio fratello, cosa succederà dopo. Non voglio perderti.”
Marco aveva iniziato a spingere forte, sempre più forte, lei inarcò la schiena, perchè il fratello la lasciava libera, e caccio un urlo, finchè sentì il suo buchetto allargarsi e lasciare entrare la trave.
Cacciò un urlo forte, ancora, dallo spavento, e poi cominciò ad ansimare.
Marco le dava teneri baci affettuosi sul viso, sulle guance, sul collo, finchè si posizionava bene tra le sue gambe e spingeva lentamente per entrare ancora.
La vedeva come una preda da possedere
Anna ansimava, stringendo il tappeto con le mani, mentre lui la baciò con la lingua, ed entrando ancora, centimetro dopo centimetro, finchè cominciò a pomparla lentamente.
Marco: “Ti amo, ti amo tantissimo, voglio amarti, urla quanto vuoi, fammi sentire la puledra che c'è in te, fammi sentire la puledra indomabile.”
Tenendosi con la mano sinistra sollevato, con la destra le massaggiava per bene le tette e poi, guardandola negli occhi cominciò a pomparla più velocemente.
Anna: “Ė grosso ė grosso.”
Lei si era distesa e si muoveva sotto i colpi di lui.
Lui era sollevato da lei per vedere bene le smorfie che faceva: come si contorceva, ma soprattutto le tette muoversi, che erano bellissime, a volte si abbassava per morderle e succhiarle.
Scendeva con il viso per succhiarle i capezzoli con avidità, sembrava mangiarle i seni.
Lei alzava il torace come per offrirglieli meglio.
Con le mani si aggrappò alle braccia, ormai era sua.
Quando la baciava aumentava il ritmo della pompa, perché gli piaceva sentire gli urli, non avendo mai partorito, ed essendo stata scopata poco, il suo pene era come un tir, in confronto alla sua vagina.
Quando si sentì venire, glielo infilo quasi tutto dentro e rimase fermo.
Anna: “Marco mi piace, mi piace, ma non venirmi dentro, non venirmi dentro, non venirmi dentro, non venirmi dentro.”
Lo baciava, lo accarezzava, ma alla fine con un bacio lui si svuotò del tutto, facendo un grugnito di piacere.
Anna: “Noooooooooooo noooooooo non prendo la pillola no!”
Si sentiva finalmente posseduta però.
Prosegui a pomparla.
Si girò in modo da avere Anna, seduta su di lui completamente impalata.
Lei gemeva, la lasciò libera di sollevarsi un pò, però poi cominciò a muoversi lentamente dentro di lei.
Stirò con la schiena, come per spostarsi, ma era impossibile.
Lei cominciò a gemere di piacere lei e anche lui.
Anna: “mmm ……………mmm ……………mmm ……………mmm ……………mmm ……………mmm ……………mmm ……………mmm ……………mmm ……………mmm ……………mmm ……………mmm ……………mmm ……………mmm ……………Basta dai Marco, non venirmi dentro. ………….mmm ……………mmm ……………Non venirmi mmm ……………mmm ……………mmm ……………mmm ……………Dentro per piacere mmm ……………mmm ……………mmm ……………mmm ……………”
Cominciò a mungerle i seni per bene con le mani, aggrappandosi e palpandoli per bene.
Rimase però fermo, con lei impalata per bene.
Anna: “Dai lascia che mi tolgo per piacere, ti faccio un pompino.”
Marco: “No voglio succhiarti le tette, se riesci a toglierti e a vincere la mia forza, non ti vengo dentro, altrimenti ti vengo dentro.”
Cominciò un gioco perverso, in cui Anna si muoveva per togliersi e sfilarsi il pene, ma Marco la teneva con una mano da un fianco e con l’altra le stringeva un seno che succhiava e leccava il capezzolo.
Lei si muoveva in su in giù e di lato, ma lui la riposizionava sempre, così la passera della mamma teneva sempre ben stimolato il cazzo.
Anna: “Daiiiiiiiiiiiiii per piacere lasciamiiiiiiiii. ………….. Laciamiiiiiiiii………….Non venirmi dentro……………….. Lasciami per piacere.”
Marco la strinse a se forte, per baciarla, mentre il pene era completamente dentro bello fermo.
Lei si muoveva, ma in questo modo si auto scopava da sola, finchè si irrigidì ed esplose lei di piacere, stimolata dal pene e dalla lingua di Marco.
Poi si mise seduta, stirandosi cercando di alzarsi, ma fermandosi quando il pene le scivolava dentro e fuori.
Lui le passava le mani dai fianchi al culo, mentre lei continuava a cercare di togliersi da quella posizione.
Quando lei si muoveva e si alzava per farlo uscire lui le entrava dentro un paio di volte velocemente e lei sentiva il bisogno di stare li ferma e divertirsi.
Aggrappata alle sue braccia, e a sua volta lui alle sue tette si stirava.
Tanto che lei stessa venne un’altra volta, si irrigidi e se lo infilò tutto dentro dal desiderio.
Senti le contrazioni del pene, finchè si sentì pervadere il corpo dal seme caldo di Marco.
Rimase seduta muovendosi, perchè il corpo le diceva che doveva attendere che quel maschio si svuotasse del tutto, così chiuse gli occhi ed attese che la natura facesse il suo decorso.
Ovvero lei come femmina fatale aveva attirato quel maschio che ora la stava possedendo e non poteva fare altro che farlo scaricare, è così che va la natura.
Marco a questo punto le accarezzò dolcemente il torace, poi la lasciò libera di togliersi e di sdraiarsi di lato, dando la schiena e il culo a Marco.
Marco si alzò sui gomiti e la guardò in silenzio.
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Vi assicuro che il vino di Anna era, comunque, veramente buono, impareggiabile.
Aveva dei vini amabili rossi incredibili.
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Comunque, la nostra signora si era messa un vestito nero aderente senza spalline che partiva da sotto le scapole e terminava con una minigonna a metà coscia.
Le gambe erano coperte da dei collant color pelle abbronzata e ai piedi aveva delle scarpe con tacchi di 5 centimetri nere patinate.
Anna amava vestire in nero.
Il rossetto era color vinaccia, non era viola, ne rosso.
Molto caldo.
Insomma, la nostra Anna puntava molto sul vendere la sua immagine per vendere il vino.
Ancor più attraente era il pensare che una donna del genere, tolti gli abiti da super gnocca, vestiva una tuta da meccanico e saliva su un trattore per lavorare.
Sconvolgente.
Entrò nell’ufficio del Direttore della Cantina per chiacchierare ed una volta uscita si recò allo spaccio per vedere se i suoi vini erano posizionati bene sugli scaffali.
Oddio, gli introiti dalla vendita di vino nello spaccio della cantina, non erano di certo le entrate più consistenti, anzi era una presenza per rappresentanza.
Anna, il grosso, per non dire tutto, lo vendeva a casa, dove riceveva i clienti e portava a casa i contratti migliori, quelli che l’avevano fatta arrivare dov’era.
Entrata nello spaccio si mise a girare tra gli scaffali e a parlare con le commesse.
All’interno dello spaccio era entrato anche Marco, che se ne stava a gironzolare cercando di capire se e come era in vendita, il vino della sorella.
Vide Anna e rimase folgorato.
Non poteva essere sua sorella quella vestita così provocante ed elegante nello stesso tempo.
Fu Anna, che spronata dalla commessa, gli si avvicinò, mossa dal fatto che Marco era un bel tipo.
Anna: “Buongiorno fratellone che fai da queste parti?.”
Marco: “Buongiorno a lei. Non sono io il fratellone, ma lei la sorellona. Sono qui per vedere il tuo vino in vendita.”
Anna: “Potevi dirmi che venivi.”
Marco: “Ti avrei chiamata per venire da te.”
Anna: “Ascolta, in realtà finito qui devo andare fuori paese, non riesco a dedicarti il giusto tempo e non so se riesco di oggi.”
Marco: “E’ colpa mia che sono venuto senza preavviso, quasi a farti un’imboscata.”
Anna: “E’ stata una sorpresa e mi è piaciuta, ma non posso fare altro.”
Marco: “Ok! Allora esco e mi incammino verso casa.”
Anna e Marco uscirono dall’emporio e si diressero verso le loro auto.
Marco senza tanti pensieri la seguì con gli occhi fissi sul suo fondo schiena che sculettava sinuosamente grazie ad un passo da modella.
Era sua sorella, era sua sorella, ma che stra fica che era.
Arrivata ora di cena, Marco, si preparò la carne ai ferri e si mise a mangiare gustandosi il vino di Anna, poi, durante il dopo cena si mise in giardino a riflettere sul da farsi, scrivendo dei versi di poesia.
Una coppietta di fidanzatini, si erano appartati vicino la casa, e la musica latino americana che stavano ascoltando echeggiava e risuonava intorno, facendo da sottofondo a chi si stava riposando, dopo le fatiche del giorno, nel proprio giardino.
Anche Anna, stava riposando fuori, bevendo un mojto, sapientemente preparato.
Era fresco, gelato.
Era li che rifletteva sul da farsi.
Volevano assolutamente conoscersi meglio, troppo tempo era passato, troppo avevano perso della loro vita.
Marco prese in mano la situazione e telefonò alla sorella.
Anna: “Pronto fratellino?”
Marco: “Fratellino? Abbiamo 5 annu di differenza ed io sono più alto e più muscoloso di te.”
Anna: “Si! Onestamente hai un gran bel corpo.”
Marco: “Complimenti anche tu.”
Anna: “Porco, hai notato le mie tette. Lo sai? Quando mi parlavano di te pensavo al fratello della mia amica.”
Marco: “Come è?”
Anna: “Non è bellissimo.”
Marco: “Quindi sono nei tuoi pensieri? Mi vuoi un pò di bene?”
Anna: “Bene te ne ho sempre voluta, è che eravamo lontani. Non pensavo di avere un fratello simile ad un mandingo nero.””
Marco: “Ma dai, ma come mi descrivi.”
Anna: “Scusami, ma un matrimonio finito male e i miei 30 e passa anni, mi fanno parlare così.”
Marco: “Ascolta, come pensi di risolvere i problemi economici che hai?”
Anna: “Penso di chiedere un prestito e di rateizzare il tutto.”
Marco: “Ascolta, voglio aiutarti, come posso fare?”
Anna: “In realtà non avrei bisogno, ma se per la vendemmia, mi vieni ad aiutare con i tuoi dipendenti diminuiranno le spese.”
Marco: “Ti aiuto con i dipendenti, con le riparazioni delle rotture, con il gasolio e altre cose ok? Ma soprattutto per farti svagare.”
Anna: “OK! Ti va se ci vediamo domani?”
Marco: “Vedo come va e ti dico.”
Anna: “Va benissimo.”
Marco: “Io vado a dormire”
Anna: “Anche io.”
Marco si addormentò e risognò la sorella.
Decise di alzarsi dal letto per andare in bagno e quando ritornò trovò sul cellulare una poesia che gli aveva scritto Marco.
Anna si svegliò alle 6 del mattino, era molto mattiniera, visto il momento.
Imperversava la vendemmia.
Era andata a letto con una vestaglietta nera, molto morbida, senza reggiseno, ma con gli slip.
Aveva un corpo mozzafiato, i suoi seni erano perfetti.
Certo, aveva 35 anni, ma aveva dei seni disegnati da un pittore.
Si tolse la vestaglia davanti al lavandino del bagno e si lavò il viso con acqua fresca, che colò sul seno e sui capezzoli indurendoli.
Si guardò allo specchio e pensò a quanto tempo era già passato da quando le sue cosce non avevano tenuto in mezzo un bel maschio.
Da quanto tempo non era stata posseduta.
Suvvia, uomini desiderosi ce n’erano, ma non voleva uomini legati al mondo del commercio del vino.
Commercio e amore non vanno d’accordo.
Cavoli, se Marco non fosse stato suo fratello, la prossima volta che lo avrebbe incontrato ci sarebbe andata vestita da troiazza di prima categoria.
Il cellulare di Anna suonò, era arrivato un messaggio.
Dal bagno corse alla camera da letto per leggerlo e con un bel sospiro di sollievo, lesse il messaggio di Marco che si rendeva disponibile a portarla a cena fuori la sera.
Era seduta sul letto completamente nuda, con solo gli slip.
Si gettò indietro e si sdraiò, con i piedi si spinse e salì completamente sul letto.
Con la mano destra entrò negli slip, tra le cosce, leggermente aperte e con
due dita divaricò le grandi labbra e accarezzò la sua gattina delicatamente.
Da quanto tempo, da quanto tempo un uomo non le entrava dentro.
Con il dito indice spinse nel forellino della vagina e lo sentì forte e teso.
Suo marito non era dotatissimo, ma il tempo aveva fatto riposare la sua gattina.
Il rumore dell’auto di Zia Gemma che entrava nel cortile la destò, da quei pensieri e la fece ritornare al mondo reale.
Si vestì velocemente e andò ad attendere che Zia entrasse in casa.
Ricordiamo che la Zia Gemma, era governante e dipendente di Anna, nonchè confidente.
Dopo aver preparato la colazione, averla consumata e aver dato gli ultimi ordini alla Zia per la giornata, Anna decise di affrontare un discorso che le premeva.
Anna: “Zia, posso farti una domanda?”
Zia Gemma: “Certo.”
Anna: “Cosa sai di Marco, mio fratello?”
Zia Gemma: “So che è un buon agricoltore, bravo e capace, ha una bella azienda…………..”
Anna: “Non intendevo sotto l’aspetto commerciale, io dicevo carnale, muscoli, occhi, bocca ………”
Zia Gemma: “E’ un bel figo! E’ diventato molto bello con il tempo, si è scolpito.”
Anna: “E’ venuto qui in azienda ieri, e mi ha lasciato a bocca aperta, è figo da paura. Peccato che sia mio fratello.”
Zia Gemma: “Di cosa avete parlato?”
Anna: “Mi vuole aiutare in questo periodo.”
Zia Gemma: “Bene, sono contenta, così finalmente vi avvicinerete. Siete stati troppo lontani.”
Anna: “Stasera usciamo assieme a mangiare.”
Zia Gemma: “Parlerete allora.”
Anna: “Abbiamo molto di cui parlare.”
La conversazione proseguì fino al momento in cui Anna, passò negli uffici della sua Azienda e poi nei campi.
Durante la giornata, la voce che Anna si sarebbe vista con suo Fratello, fece il giro, ed arrivò alle orecchie di Fabio.
Fabio era un ragazzo di 25 anni, particolarmente attratto da Anna.
Sapete benissimo quanto le parole e i passaggi da persona a persona possano cambiare i discorsi, e proprio Fabio decise di vederci dentro meglio e più approfonditamente.
La giornata scivolò via e alle ora 20.30 Marco arrivò a prendere Anna a casa per portarla a cena.
Marco era vestito con una maglietta molto aderente con colletto e apertura a V molto profonda sul torace.
I suoi muscoli si vedevano molto bene.
I pantaloni erano di jeans morbido.
Anna aveva un vestito molto leggero con una scollatura a V molto profonda sul seno e sulla schiena, una gonna che arrivava a metà coscia, e le gambe erano vestite con calze autoreggenti nere a trama fitta.
Scarpe con tacchi.
Insomma, si era vestita per dare il meglio.
Il seno si notava benissimo.
A Marco sembrava di avere davanti una Ferrari del sesso.
Era stata disegnata perfettamente da Dio in persona.
Si recarono a cena in un ristorante molto “in” di Soave, in mezzo alle colline e ai vigneti.
Una volta parcheggiata l’auto Marco si comportò da gran signore aprendo la porta dell’auto, aiutandola a scendere e accompagnandola con la mano.
Arrivati nel ristorante cominciarono a parlare di tutto.
I loro genitori, i loro giochi, le loro passioni, qualche amore.
Marco ebbe la delicatezza di non chiedere mai della morte del marito di Anna.
Il vero problema era che a volte i loro sguardi, non erano quelli di due fratelli, ma altro.
Marco aveva il cervello cotto alla brace, avendo gli occhi della sorella su di lui, la bocca con un rossetto color mattone, un trucco leggero, ed un vestito che metteva in risalto il seno come se fosse il messaggio principale che quella donna voleva essere scopata, non ascoltata.
Un coltello di Anna cadde a terra e Marco, da vero cavaliere si abbassò per prenderlo e chiederle un altro al cameriere.
Anna, involontariamente, ma veramente involontariamente, aveva lasciato le cosce aperte e così Marco non potè, non notare che aveva le calze autoreggenti e il perizoma in pizzo, il tipico perizoma che puoi prendere stirare un pò, ed è come non ci fosse.
Fece finta di niente.
Dopo un pò, visto che c’era della musica di sottofondo chiese ad alla sorella di ballare e questa accettò.
Era una musica latino americana, una bachata che ballarono veramente sensualmente ed elegantemente.
Erano tutti e due impeccabili, ed ad ogni passo la loro complicità aumentava.
Non si erano mai visti, mai frequentati, ma quel momento, quella cena, aveva cancellato gli anni persi.
Alle ore 23.30 Marco riportò a casa Anna.
Erano tutti e due brilli tanto da ridere per niente.
Una volta fermata la macchina, rimasero in silenzio un pò guardandosi.
Anna era una bomba sexi e la testa di Marco si annullò quando Anna gli disse: “Ti va di entrare?”
Marco le stava rispondendo: “Dove vuoi che ti entri?”
Anna gli ripetè: “Ti va di entrare?”
Marco rispose di si, con la scusa che aveva bisogno di bere dell’acqua.
Marco lasciò che Anna facesse strada, entrarono in casa, fece un paio di passi in più ed Anna si voltò verso la porta e la chiuse con due mandate.
Nella testa di Marco un’altra bomba esplose, perchè se una porta viene chiusa con 2 mandate, vuol dire che chi c’è dentro deve rimanere assolutamente dentro, non c’è fretta di uscire, così quando Anna si voltò verso Marco e posò la borsetta, questo la prese e la baciò.
Da subito Anna acconsentì, lei posò le sue mani sui bicipiti di lui, mentre lui sui suoi fianchi.
La porta dava su un salone adibito ad entrata e salotto, illuminato dalla luce della luna grazie a delle grosse vetrate.
Sul pavimento un grande tappeto.
Marco baciava la sorella con la lingua, mentre con le mani saliva e scendeva facendo scendere le spalline del vestito e lasciando i seni scoperti.
Anna: “ Marco che fai?”
Anna si staccò dal bacio.
Anna: “Marco non possiamo siamo fratello e sorella.”
Marco cominciò a baciarla sul collo, sull’orecchio, Anna cercava di muoversi.
Marco con le mani proseguì a fare scendere il l vestito, poi con forza la fece salire e lei di impeto allargò le gambe trovandoselo tra le gambe.
Lui la portò fin sopra il tappeto, mentre con due dita cominciò a stimolarle la vulva.
Anna: "Che fai Marco? Che fai? Non possiamo."
Marco cominciò a muovere lentamente le dita dentro, riprendendo a baciarla e resistendo, aumentando il ritmo dello stimolo sulla sua vulva, finchè cominciò a penetrarla con le dita.
Anna: "Dai Marco, basta."
Marco: "Ti amo, ti amo, ti desidero un casino. Dove vai con questa figa bella stretta, è ora di farti sentire donna. Ma come ce l'aveva tu marito?"
Marco aveva il pene già durissimo, si mise a quattro zampe tra le gambe della sorella e si abbassò i pantaloni.
Anna sentì, sull’addome, un pene di 25 centimetri di lunghezza e 5 di diametro.
Lei si muoveva e contorceva per l’eccitazione che gli provocava Marco, finchè sentì la cappella del fratello appoggiarsi sulla sua vulva.
Cercava di spostarsi, ma lui si spostava con lei, mentre sentiva il pene spingere.
Anna: "E’ grosso, non l’ho mai fatto con queste dimensioni, no per piacere. Marco, non mi sento violentata, ma sono tua sorella."
Marco: “Se ė sbagliato amarti, ė giusto che io muoia. Adesso voglio sentire quanto sei calda. Ti amo ti amo.”
Anna sentì la grossa cappella spingere.
Anna: “No Marco no sono tua sorella, ho una voglia incredibile, ma sei mio fratello, cosa succederà dopo. Non voglio perderti.”
Marco aveva iniziato a spingere forte, sempre più forte, lei inarcò la schiena, perchè il fratello la lasciava libera, e caccio un urlo, finchè sentì il suo buchetto allargarsi e lasciare entrare la trave.
Cacciò un urlo forte, ancora, dallo spavento, e poi cominciò ad ansimare.
Marco le dava teneri baci affettuosi sul viso, sulle guance, sul collo, finchè si posizionava bene tra le sue gambe e spingeva lentamente per entrare ancora.
La vedeva come una preda da possedere
Anna ansimava, stringendo il tappeto con le mani, mentre lui la baciò con la lingua, ed entrando ancora, centimetro dopo centimetro, finchè cominciò a pomparla lentamente.
Marco: “Ti amo, ti amo tantissimo, voglio amarti, urla quanto vuoi, fammi sentire la puledra che c'è in te, fammi sentire la puledra indomabile.”
Tenendosi con la mano sinistra sollevato, con la destra le massaggiava per bene le tette e poi, guardandola negli occhi cominciò a pomparla più velocemente.
Anna: “Ė grosso ė grosso.”
Lei si era distesa e si muoveva sotto i colpi di lui.
Lui era sollevato da lei per vedere bene le smorfie che faceva: come si contorceva, ma soprattutto le tette muoversi, che erano bellissime, a volte si abbassava per morderle e succhiarle.
Scendeva con il viso per succhiarle i capezzoli con avidità, sembrava mangiarle i seni.
Lei alzava il torace come per offrirglieli meglio.
Con le mani si aggrappò alle braccia, ormai era sua.
Quando la baciava aumentava il ritmo della pompa, perché gli piaceva sentire gli urli, non avendo mai partorito, ed essendo stata scopata poco, il suo pene era come un tir, in confronto alla sua vagina.
Quando si sentì venire, glielo infilo quasi tutto dentro e rimase fermo.
Anna: “Marco mi piace, mi piace, ma non venirmi dentro, non venirmi dentro, non venirmi dentro, non venirmi dentro.”
Lo baciava, lo accarezzava, ma alla fine con un bacio lui si svuotò del tutto, facendo un grugnito di piacere.
Anna: “Noooooooooooo noooooooo non prendo la pillola no!”
Si sentiva finalmente posseduta però.
Prosegui a pomparla.
Si girò in modo da avere Anna, seduta su di lui completamente impalata.
Lei gemeva, la lasciò libera di sollevarsi un pò, però poi cominciò a muoversi lentamente dentro di lei.
Stirò con la schiena, come per spostarsi, ma era impossibile.
Lei cominciò a gemere di piacere lei e anche lui.
Anna: “mmm ……………mmm ……………mmm ……………mmm ……………mmm ……………mmm ……………mmm ……………mmm ……………mmm ……………mmm ……………mmm ……………mmm ……………mmm ……………mmm ……………Basta dai Marco, non venirmi dentro. ………….mmm ……………mmm ……………Non venirmi mmm ……………mmm ……………mmm ……………mmm ……………Dentro per piacere mmm ……………mmm ……………mmm ……………mmm ……………”
Cominciò a mungerle i seni per bene con le mani, aggrappandosi e palpandoli per bene.
Rimase però fermo, con lei impalata per bene.
Anna: “Dai lascia che mi tolgo per piacere, ti faccio un pompino.”
Marco: “No voglio succhiarti le tette, se riesci a toglierti e a vincere la mia forza, non ti vengo dentro, altrimenti ti vengo dentro.”
Cominciò un gioco perverso, in cui Anna si muoveva per togliersi e sfilarsi il pene, ma Marco la teneva con una mano da un fianco e con l’altra le stringeva un seno che succhiava e leccava il capezzolo.
Lei si muoveva in su in giù e di lato, ma lui la riposizionava sempre, così la passera della mamma teneva sempre ben stimolato il cazzo.
Anna: “Daiiiiiiiiiiiiii per piacere lasciamiiiiiiiii. ………….. Laciamiiiiiiiii………….Non venirmi dentro……………….. Lasciami per piacere.”
Marco la strinse a se forte, per baciarla, mentre il pene era completamente dentro bello fermo.
Lei si muoveva, ma in questo modo si auto scopava da sola, finchè si irrigidì ed esplose lei di piacere, stimolata dal pene e dalla lingua di Marco.
Poi si mise seduta, stirandosi cercando di alzarsi, ma fermandosi quando il pene le scivolava dentro e fuori.
Lui le passava le mani dai fianchi al culo, mentre lei continuava a cercare di togliersi da quella posizione.
Quando lei si muoveva e si alzava per farlo uscire lui le entrava dentro un paio di volte velocemente e lei sentiva il bisogno di stare li ferma e divertirsi.
Aggrappata alle sue braccia, e a sua volta lui alle sue tette si stirava.
Tanto che lei stessa venne un’altra volta, si irrigidi e se lo infilò tutto dentro dal desiderio.
Senti le contrazioni del pene, finchè si sentì pervadere il corpo dal seme caldo di Marco.
Rimase seduta muovendosi, perchè il corpo le diceva che doveva attendere che quel maschio si svuotasse del tutto, così chiuse gli occhi ed attese che la natura facesse il suo decorso.
Ovvero lei come femmina fatale aveva attirato quel maschio che ora la stava possedendo e non poteva fare altro che farlo scaricare, è così che va la natura.
Marco a questo punto le accarezzò dolcemente il torace, poi la lasciò libera di togliersi e di sdraiarsi di lato, dando la schiena e il culo a Marco.
Marco si alzò sui gomiti e la guardò in silenzio.
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