Estate 2025 - 01 - La collana

scritto il 2026-11-02 tempo di lettura 9 min

di
genere
Esibizionismo, Prime esperienze, Tradimenti
cura
A

***Un topless innocente, un venditore intraprendente, un rifiuto non dato…***

Il sole picchia forte, senza ombre. Il mare davanti a noi è piatto, Alessia è accanto a me in topless, come sempre qui al Cesano. Dice che lo fa per non avere segni dell’abbronzatura, in realtà le piace essere guardata. La sua quarta abbondante non passa inosservata. I seni pieni e rotondi si muovono al minimo respiro, i capezzoli sono tesi dalla brezza. A me sta bene, la lascio fare, un po' geloso e un po’ eccitato dal suo gioco.

Mentre frugo nello zaino per cercare una sigaretta lo sento arrivare: il venditore ambulante che passa tutti i giorni. Si chiama Idris, ma noi lo chiamiamo “Ciàpa”, per il suo buffo intercalare «Ciapa qui, ciapa là!» che ci fa sorridere… Robusto, un po' di pancetta che sporge dalla camicia sbiadita, trascina una grossa borsa piena di collanine appesa a tracolla. Si ferma davanti a noi, ma non guarda Alessia. Guarda me, paziente, in attesa di un mio consenso prima di avvicinarsi a mia moglie. Glielo do con un cenno.

«Bella signora, collana oggi?» chiede lui, con la voce educata, l'accento straniero, gli occhi bassi.

Alessia si tira su, i seni sobbalzano con naturalezza. «Sì. Non abbiamo mai comprato niente, oggi mi sembra il giorno giusto. Fammi vedere quella con le pietre chiare», risponde tranquilla.

Lui gliela porge, ma lei fa un gesto deciso. «No, mettimela tu, ho le mani sporche di crema solare», gli dice con quel tono sfrontato che le viene naturale.

Ciàpa esita, le mani robuste tremano appena. Si avvicina, le passa la collana dietro il collo sfiorandole la pelle calda e sudata. I capezzoli di lei si irrigidiscono. Non li nasconde: respira piano, inarcando il petto.

Cosa cazzo sta facendo, mi chiedo.

Lui lo nota, si irrigidisce, distoglie lo sguardo per pudore, ma gli occhi tornano lì, fissi sul seno di mia moglie, lucido di crema e sudore.

Un nodo di gelosia mi stringe lo stomaco, ma è inutile negarlo, l'eccitazione sale. Il mio cazzo inizia a indurirsi nel costume.

«Bella…» mormora lui, la voce un po' rauca, non si capisce se parla della collana o di lei.

«Mh, carina, però è troppo corta.» Alessia si guarda nello schermo del telefono. «Ne hai una un po' più lunga?»

Lui annuisce, confuso. Fruga nella borsa e tira fuori un modello più sottile. Stavolta prende l'iniziativa. Si china, le dita callose le sfiorano il collo, scendono sotto il seno, indugiando sulla curva inferiore dove la carne è più sensibile. La reazione di Alessia è evidente: i capezzoli si tendono di più, arrossisce un poco. «Tutto ok?» gli chiede con un mezzo sorriso.

Ciàpa deglutisce, le mani restano lì troppo a lungo, sfregando la pelle calda. «Scusa, se non la sistemo bene cade», borbotta lui, senza distogliere lo sguardo.

Alessia abbassa le spalle. Un invito silenzioso. Lui posa la mano aperta sulla curva del seno, lento, convinto, e comincia a palpare la carne piena, sentendone il calore e la morbidezza sotto il palmo sudato.

Sta accarezzando mia moglie davanti a tutti e lei sembra chiaramente apprezzare. Dovrei fermarlo, ma il gonfiore nel mio costume mi tradisce. La vista di quelle mani scure su di lei mi eccita.

Alessia gli prende il polso, non per fermarlo: per premerlo di più, guidandolo a stringere. «Così va meglio?» chiede lui, con la voce che trema.

«Molto meglio», risponde lei. Inclina il busto in avanti. I seni spingono contro la sua mano. Lui cambia presa, ne pesa la rotondità nel palmo, poi con il pollice sfiora il capezzolo. Prima cauto in cerchi lenti, poi deciso, pizzicandolo piano fino a farla ansimare.

Sto per intervenire, ma Alessia solleva il petto contro la sua mano, un sì silenzioso, un invito a continuare.

Lui si sente autorizzato ad andare oltre, la mano libera parte dal fianco, risale lenta lungo le costole, sfiorando la pelle umida. Si incontrano sul seno: una da sotto a sostenerlo, l'altra dall'alto a modellarne la forma. Una presa decisa che la fa gemere piano. Lei inarca la schiena per assecondarlo, le labbra dischiuse in un sospiro. Lui alterna la pressione, stringendo e rilasciando i pollici sui capezzoli, accarezzandoli con movimenti sempre più decisi.

È l'ultima occasione che ho per fermarli. Non lo faccio.

Alessia afferra i suoi polsi e li spinge: «Stringi», sembra dire. Le dita di lui affondano nella carne morbida.

Lei gli appoggia una mano sul fianco, scendendo fino ai pantaloncini. Spinge la mano sotto l'elastico, accarezzandogli l'inguine attraverso il tessuto sottile.

Alessia mi guarda. La gelosia mi trafigge, ma vederla così mi eccita da impazzire. Non dico niente.

Si gira di nuovo verso di lui. «Non fermarti», sussurra con la voce incrinata.

Ciàpa capisce che può andare oltre, la borsa cade sulla sabbia, si avvicina di più, deciso: le prende i seni pieni, li modella tra le dita robuste, stringendoli sempre più forte. Si incolla al suo corpo, il suo cazzo premuto contro la coscia di lei attraverso i pantaloncini. Lei stringe la presa, lo masturba con movimenti decisi.

Una mano di lui scivola più in basso, lungo il fianco, all'ombelico, al bordo dello slip. Indugia sul tessuto bagnato, poi infila le dita. Le labbra intime gonfie e umide lo accolgono. Affonda. Esplora il clitoride con cerchi lenti, poi spinge un dito dentro di lei.

Alessia mi guarda per un attimo, aspetta una reazione che non arriva. Solleva il bacino, allarga le gambe quel tanto che basta. Un gemito le sfugge mentre lo guida più a fondo. Il suo sesso stilla umori caldi sulla mano di lui. Lui spinge, insiste con due dita ora, curvandole per toccare quel punto sensibile, il pollice che continua sul clitoride. Aumenta il ritmo.

I respiri si fondono, corti, tremanti. Il corpo di lei si tende. I seni sobbalzano a ogni spinta.

Raggiungono il piacere insieme. Un tremito violento la fa contrarre attorno alle sue dita. Un orgasmo silenzioso ma intenso. Lui emette un grugnito basso, il suo seme caldo schizza nella mano di lei.

Ha goduto con un altro. Sono paralizzato.

Lui si ritrae di scatto. Le dita bagnate brillano al sole. Lei trattiene il fiato, il corpo ancora scosso, le mani tremanti.

All’improvviso si guardano intorno. Finalmente si rendono conto di non essere soli. Qualche risata lontana, due ragazzi passano a pochi metri fingendo disinteresse, ma i loro sguardi li tradiscono.

Io resto in silenzio. Il mio cazzo preme contro il tessuto del costume, pronto a scoppiare.

Ciàpa balbetta, cerca di dire qualcosa. Alessia sorride, calma, riprende il controllo. «Quanto ti devo per la collana?» gli chiede.

«Niente… oggi… omaggio», mormora lui con la voce che trema ancora.

Lei lo guarda un attimo di troppo. «Ok. Allora domani torna pure. Voglio un vestitino da abbinarci. Bianco, magari anche un po’ trasparente. Quello però te lo pago».

«Sì… va bene, signora… domani porto roba buona…» annuisce in fretta e se ne va, la borsa che sbatte, le gambe incerte.

Alessia si volta verso di me, il respiro irregolare, gli occhi lucidi, il volto ancora arrossato dall'orgasmo.

«Cosa cazzo ho appena fatto?»

La guardo, cercando le parole: «Tecnicamente mi hai tradito. Comunque direi che ti sei divertita, hai fatto divertire lui e, probabilmente, tutta la spiaggia.»

Mi sorride. Nota il gonfiore evidente nel mio costume, la punta umida che trapela. «Mi sa che un po’ è piaciuto anche a te…» ride piano. «Tranquillo. Non ti lascio certo così.»

Si alza lentamente e si dirige verso il canneto che divide la spiaggia dalla statale. I fianchi ondeggiano, lo slip un po' basso le scopre quasi il culo. Si gira verso di me e si toglie il costume, poi sparisce tra le canne alte.

La seguo senza esitare, il cuore martella, il cazzo pulsa dolorosamente. Alla gelosia penserò dopo.

Nel fitto del canneto, la trovo in attesa, nuda, la pelle calda e sudata. Mi abbassa il costume con urgenza, afferra il cazzo, lo accarezza con la mano ancora appiccicosa dal seme di Ciàpa e lo ingoia con foga, la lingua preme, scivola. Ogni movimento è un’onda di calore.

Non voglio venirle in bocca, voglio sborrare nella fica che ha appena offerto a uno sconosciuto.

La spingo contro i resti di una vecchia capanna diroccata. Le sue gambe si spalancano. Le entro dentro con una spinta brutale. «Cazzo, Alessia,» grugnisco, la voce spezzata, un ringhio che mi sfugge mentre affondo ancora. Sento ogni centimetro del suo corpo che mi accoglie, che mi sfida. Lei ansima, le sue unghie che mi artigliano la schiena, le cosce che si serrano attorno ai miei fianchi, tirandomi dentro con forza.

«Più forte, amore… più forte…», mi sussurra all’orecchio. Accelero, martellando con spinte quasi rabbiose, ogni affondo un’esplosione di carne contro carne, il rumore dei nostri corpi che sbattono insieme rimbalza tra le canne. Le afferro i seni, stringendoli con una forza che le strappa un grido, i capezzoli duri che premo tra le dita fino a farla inarcare. Il suo corpo preme contro il mio a ogni spinta, il respiro si frantuma in gemiti spezzati.

Il suo orgasmo arriva come un’onda, i muscoli che si contraggono attorno a me, un grido soffocato nel silenzio del canneto. Vengo insieme a lei con un gemito roco, schizzi caldi che la riempiono, colano lungo le sue cosce mentre il mio corpo trema. Restiamo lì, intrecciati, il respiro che rallenta piano, il cuore che batte ancora all’impazzata. Lei mi bacia, un bacio lento, profondo, che sa di mare e di noi.

Torniamo alla spiaggia. Lei con una vistosa macchia sullo slip, io con il costume tirato su alla bell'e meglio, il sesso ancora semieretto e bagnato. Ci stendiamo sugli asciugamani tra gli sguardi divertiti o scandalizzati degli altri bagnanti: una coppia ride sottovoce, un uomo anziano scuote la testa fingendo disapprovazione ma con un sorriso, due ragazze sussurrano eccitate.

Alessia si sdraia di nuovo, sfrontata, come se nulla fosse. Io mi siedo accanto, penso a quello che è successo: le mani di Ciàpa su di lei… Il suo orgasmo con un altro uomo… Eppure… vederla così libera e audace…

Dovrei dirle qualcosa. Invece la bacio in silenzio.
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