Marta o Anna o entrambe?
scritto il 2026-11-02 tempo di lettura 14 min
di
Impotente
genere
Corna, Etero
cura
A
Marta o Anna o entrambe?
Era mercoledì 28 ottobre.
Stavo andando da Voghera a Stradella per incontrare un cliente, quando, passando per la rotonda all’ingresso di Casteggio, notai un insolito affollamento nel piazzale del nuovo supermercato appena inaugurato.
Incuriosito, mi fermai anch’io. Il posto aveva anche un grande bar: ne approfittai per prendermi un caffè.Mi misi in fila alla cassa. Davanti a me c’erano due donne sulla cinquantina che parlano fitto.
Una di loro era particolarmente euforica.
Non era una bellezza particolare, ma gli occhi le brillavano: stava raccontando qualcosa che la eccitava visibilmente.
«Sai, Marta» diceva rivolta all’amica, gesticolando allegra, «è una settimana che mi vedo con il mio vicino del primo piano. Te ne avevo parlato: Aldo, quello in pensione. Oddio, come mi fa sangue… ha settant’anni ma è arzillo come un ragazzo. L’ho fatta grossa, ma mi piace troppo. E ti assicuro che è grosso… oddio, com’è grosso. Al solo pensiero mi bagno.»
Marta la guardava basita, ma incuriosita.
«Mi sembra di essere tornata ragazza» continuava l’altra.
«Sai chi è?»
«No, non so chi sia.»
«Ma sì, lo conoscono tutti qui intorno. Da giovane era considerato un vero playboy. Impossibile che non lo conosci.»
Marta ci pensò un attimo.
«Ma chi intendi… Aldo, quello vedovo che faceva l’elettricista?»
«Sì, proprio quello. Un vero maiale. Ma cazzo, come scopa bene, anche alla sua età. Mmm… oddio, che cazzo grosso che ha!»
«Ma non dirmi che hai scopato con quel porco… è uno stronzo. E tu ti sei fatta scopare?»
«Oddio, sì! È una settimana che mi faccio proprio montare. Anche stamattina, quando mio marito è andato a lavorare, sono andata da lui. Che maiale… mi fa troppo sangue! Ormai sono diventata la sua puttana, come dice lui. Tutti i giorni, anche due volte al giorno, mi dà la mia dose di cazzo e sborra. E sapessi quanta ne fa… Pensa che sono ancora piena di lui, ho le mutandine intrise. Oddio, come mi fa godere!»
«Anna, sei così troia! Mi meraviglio di te.»
«Ma chi se ne frega, si vive una sola volta. Alla nostra età ogni lasciato è perso, te lo assicuro.»
«Io quello non lo sopporto, è troppo stronzo.»
«Ma non dirmi che te lo sei scopato anche tu?»
«Lascia perdere, è una storia lunga e di tanti anni fa.»
«Allora un po’ troia la sei anche tu! La nostra santarellina che si è fatta scopare da questo maiale… Dai, raccontami come l’hai conosciuto, mi incuriosisci. Però devi ammettere che ha un signor cazzo!»
«Anna, basta, non mi va di parlarne.»
Mentre Anna parlava, Marta, assorta nel racconto, si girò leggermente e mi guardò. Oddio, che occhi azzurri. Il suo sguardo si incrociò con il mio: ascoltando quel discorso avevo un sorriso divertito stampato in faccia.
Quando capì che avevo sentito tutto, diventò rossa come un peperone dalla vergogna.«Anna, smettila, che stiamo dando spettacolo…»
Anna si voltò, mi vide e sorrise.
«Dai, pazienza. Anche il signore non mi sembra di primo pelo.»
«Hahaha, no di certo» risposi.
«Anzi, mi complimento con lei per la schiettezza, e sono felice del momento di gloria che sta vivendo. Ha ragione: si vive una volta sola. Se la goda in libertà!»
Anna rise e mi diede un piccolo tocco di gomito, con un sorriso sornione.
«Mi sa che anche lei la sa lunga…»
«Be’, chi non ha peccato scagli la prima pietra. Mi sa che qui nessuno la scaglia. Comunque, piacere, mi chiamo Gianni. E se avessi per vicina una di voi signore così avvenenti, simpatiche e di vedute così libertine, ne approfitterei anch’io come fa Aldo. Devo dire che è proprio fortunato. Lo so chi è: ai miei tempi era molto conosciuto come un vero Don Giovanni.»
«Ma,ma, lei è il famoso Gianni… di Voghera?» disse Anna, facendo il mio cognome.
«Ebbene sì. Perché, mi conosce?»
«Personalmente non ho mai avuto il piacere, purtroppo… ma di fama sì!»
«Spero che sia una fama positiva.»«Sì, in quel senso… mooolto positiva! Oddio, Marta, questo signore è peggio di Aldo… ne ha fatte di cotte e di crude.»
Marta mi guardava sempre più frastornata e rossa in viso.
Si vedeva che avrebbe voluto sparire.
Era il loro turno. Il commesso chiese cosa desiderassero.
Io presi la palla al balzo. «Signore, se mi permettete, offro io. Mi avete svoltato la giornata con i vostri discorsi allegri.»
«Oh no, grazie… ci mancherebbe» disse Marta.
«Ma certo, Marta, lascia che offra il signore» intervenne Anna. «Anzi, Gianni, vero che posso darti del tu? Non siamo così lontani d’età.»
«Ma certo, ci mancherebbe. Sono proprio felice di offrire la colazione. Ci tengo davvero.»
Anche Marta, confortata da Anna, accettò con un cenno del capo. Ordinammo due cappuccini, un caffè e tre belle brioche farcite. Pagai e mi avviai al bancone, dicendo alle due di prendere posto a un tavolino: ci avrei pensato io a portare le consumazioni.
Anna, sorridente e divertita, prese l’amica per un braccio e si avviarono verso un tavolino appena lasciato libero da una coppia anziana.
Io, felice del risvolto inatteso di quella fermata, presi il vassoio preparato dal barista e le raggiunsi sorridendo, molto divertito.
Anna liberò il tavolino dalle tazzine e dai piattini rimasti dai clienti precedenti, mentre Marta, imbarazzatissima, si sedette e mi scrutava da lontano mentre mi facevo largo tra la gente con il vassoio. I suoi occhi azzurri mi facevano come una radiografia: il rossore sulle guance era ancora evidente, e ogni tanto abbassava lo sguardo come se volesse sparire sotto il tavolo.
Anche Anna si sedette accanto all’amica e iniziò a confabulare fitto, a voce bassissima.
Non riuscivo a capire cosa si dicessero. Quando arrivai, appoggiai il vassoio con un sorriso. «Ecco, belle signore. Sono proprio contento di conoscere due donne così divertenti.»
Anna non mi lasciò neanche il tempo di sedermi che partì subito con le domande.
«Gianni, anche per me è un vero piacere. Sai, ti confesso che mi ha parlato di te una comune amica… Alba. Ti ricordi di lei?»
«Oh, certo. La bionda avvenente…»
«Sì, proprio lei. Però l’hai fatta soffrire… ma anche molto divertire, eh! Mi ha confessato che quando eravate amanti ne avete combinate di cose insieme. Mi sa che dai dei punti ad Aldo in fatto di maialaggine!»
Anna rise, poi si voltò verso Marta.
«Sai, Marta, questo bel signore conosce troppo bene il desiderio di noi donne e sa come farci divertire. Alba mi ha raccontato cosa facevate insieme ed è entrata in dettagli veramente piccanti. Tanto, ormai non ci sono segreti fra di noi… Ti confesso che l’ho invidiata. E ripensando ai suoi racconti… oddio… non vorrei essere troppo volgare, ma lo dico: mi sono masturbata tante volte pensando a quello che facevate insieme. Oddio… l’ho detto. Ora chissà cosa penserai di me, Gianni!»
«Io penso un gran bene di te, Anna» risposi, sedendomi.
«Penso che sei una donna che sa apprezzare i piaceri della vita. E ti assicuro che mentre sentivo quello che raccontavi a Marta prima… be’, il fatto che in questo momento tu abbia le parti basse leggermente… diciamo usate… mi ha eccitato. E lo sono ancora.»
Marta, sempre più imbarazzata, aveva difficoltà persino a bere il suo cappuccino. Le dita le tremavano leggermente sulla tazza. Anna invece rideva, felice delle mie parole.
Mi voltai verso Marta, la bella mora dagli occhi azzurri.
«Ma tu, Marta, perché ci sei rimasta così male quando Anna ti ha svelato chi era il suo noto amante?»
Marta balbettò, lo sguardo basso.
«È una storia di quando ero ragazza… Non posso dire… e mi vergogno di parlare di quel maiale. Non sono come voi, così… così libertini, diciamo per non dire di peggio. Poi io sono sposata e non tradisco mio marito. Anna, sinceramente mi vergogno di te, di come fai cornuto quel pover’uomo. Non se lo merita!»
Anna si irrigidì un po’, risentita.
«Quel pover’uomo cornuto se lo merita tutto, ti assicuro. Sono due anni che neppure mi guarda, che non facciamo l’amore. E io mi sento ancora viva! Cavoli, le ho provate tutte, sapessi quante volte ci ho provato a smuoverlo… niente. Ora mi sono stancata. Io voglio sentirmi ancora donna. E se devo fare un po’ la troia… la faccio, e ti assicuro che mi piace troppo. Non ci rinuncio.»
«Ma non lo ami più?» chiese Marta.
«Ma lascia perdere l’amore. Gli voglio bene, lo sai che lo tratto sempre come un re… ma io ho bisogno di sentirmi donna, femmina, e anche puttana ogni tanto. E lui se ne frega, è sempre preso dai suoi hobby e dalle sue cose. Marta, sono stufa di trastullarmi da sola la mia ciccina! Ho bisogno di un cazzo vero e non di gomma! Che ne pensi, Gianni?»
«Hai perfettamente ragione» dissi. «Se a lui non interessa più il sesso, non per questo tu devi rinunciare a godere. Anche questo è il compito di un marito… altrimenti è naturale che la moglie si rivolga altrove. Poi con una moglie così vitale, così intensa… come cavolo fa a essere indifferente? E tu, Marta, sei sposata. Con tuo marito tutto bene?»
Marta quasi si ingozzò con il cappuccino. Balbettò ancora di più, ma dalla sua bocca uscì un’affermazione che, in fondo, mi aspettavo.«Ma alla nostra età ci sono anche altre cose… non siamo più ragazzi. Con mio marito anche noi non facciamo mai sesso, ma ci dedichiamo a viaggiare, a vedere posti… dobbiamo curare i nostri genitori, abbiamo il lavoro, l’orto, il giardino… arriviamo a sera sempre stanchi.»
Anna sbuffò.
«Marta, mi sa che hai bisogno anche tu di una bella scopata ogni tanto! Gianni, diglielo anche tu! Che noi donne siamo di carne e abbiamo bisogno di tanta carne e… tanta sborra! Ecco, l’ho detto!»
«Hahaha, certo che tu Anna non hai peli sulla lingua!»
«Per quello non ho peli neppure là!» rise lei.
«Sei forte» dissi, ridendo anch’io. «Sì, Marta, non condanno assolutamente Anna per il suo comportamento libertino, anzi tutt’altro. Poi ho capito che al marito non fa mancare nulla di quello che desidera, ma ogni tanto pensa anche a se stessa. Non c’è nulla di male, fidati, per esperienza. Alla fine anche suo marito ne riceve beneficio, ad avere la moglie più allegra e contenta. Se posso, Marta, dimmi la verità: dopo che Anna ti ha raccontato le sue avventure, e che anche ora è… diciamo il casino che ha ora in mezzo alle gambe… non dirmi che anche tu non ti senti un po’ bagnata fra le cosce.»
Marta mi guardò con uno sguardo fulminante. Le guance le si arrossarono ancora di più. «Certo che vi siete coalizzati… Sì, lo ammetto: il racconto di Anna e i tuoi sguardi allupati, Gianni, mi hanno smosso qualcosa. Ma da lì a fare quello che fa Anna… oddio, proprio non ci penso!»
Ne approfittai di quel momento di pausa per cercare di sdrammatizzare.
Marta mi piaceva un casino e lei se n’era accorta del mio interesse, ma non volevo calcare troppo la mano. Tirai fuori i miei biglietti da visita con il numero di telefono personale e glieli porsi.
«Belle signore, vi ringrazio molto delle vostre confidenze e di questo momento di allegria e convivialità, ma mi tocca tornare con i piedi per terra e proseguire per la mia strada. Sento già che il cellulare sarà squillato dieci volte… mi daranno per disperso. Devo andare a Stradella a incontrare un cliente. Ma guardate, vi ringrazio tanto. Se volete teniamoci in contatto, così mi raccontate le vostre cose e, se capita un caffè o qualcosa di più, sarà un piacere condividerlo con voi. Inoltre, se volete parlare di voi, delle vostre avventure, dei vostri desideri o dei vostri problemi, io so essere un buon ascoltatore e un sincero amico. Chiamatemi e messaggiatemi quando volete. Questo è il mio numero personale. Grazie di nuovo.»
Così dicendo mi alzai e, dopo aver consegnato i biglietti sorridendo, presi la mano di entrambe e feci un baciamano discreto, sfiorando il dorso con le labbra. Anna sorrise, gli occhi ancora lucidi.
«Gianni, è stato un vero piacere conoscerti e grazie per la colazione.»
«Fatti sentire, Anna» le dissi. «Ti confesso che il racconto delle tue avventure con Aldo mi incuriosisce ed eccita molto. Chiamami e tienimi aggiornato. E tu, Marta… con quegli occhi meravigliosi che hai, ti confesso che hai trafitto il mio cuore. Mi piaci molto. Tuo marito è un uomo molto fortunato ad avere una moglie così fedele e avvenente.»
Le due risero. Anna sembrava dispiaciuta che andassi via: le piaceva atteggiarsi da “troia” con un uomo che la comprendesse. Anche Marta aveva uno sguardo dolce e un po’ rammaricato. Sentii un leggero fremito della sua mano quando gliela presi per baciarla. Non era avvezza a quel gesto… e le era piaciuto.
Mi allontanai tra la gente del bar, con ancora addosso il calore delle loro mani e il profumo del caffè. Chissà se le avrei risentite.
Mi recai all’appuntamento e, mentre parlavo con il cliente dei suoi problemi da risolvere, sentii vibrare il cellulare. Due volte di fila, in poco tempo. Non diedi peso: ero concentrato sulla riunione. Solo quando mi congedai e uscii, guardai il telefono.
Con meraviglia vidi che erano messaggi da numeri non in elenco.
Il primo era di Marta: «Ciao Gianni, ti scrivo per scusarmi per questa mattina. Ti assicuro che non sono come la mia amica, mi sono sentita in un tremendo imbarazzo per quello che lei ha detto. Ti ringrazio per il cappuccino e la brioche. Marta»
Oddio. Se mi aveva scritto era perché qualcosa si era smosso anche in lei. Altrimenti, dopo quell’imbarazzo, avrebbe ignorato tutto e sarebbe sparita senza farsi sentire.
Il secondo messaggio era più diretto: «Gianni, cazzo, devi essere proprio un porco… anzi, più porco di quanto mi ha raccontato Alba. Sono sicura che se non ci fosse stata Marta mi avresti chiesto di andare a scopare… vero, maiale?»
Sorrisi. Ora dovevo rispondere a tono a entrambe.
A Marta risposi con un tono più delicato ed affettuoso, «Ciao Marta, non c’è bisogno di scusarti. Anzi, ti ringrazio per avermi scritto. Capisco l’imbarazzo, ma ti assicuro che non ho pensato nulla di male su di te. È stato un piacere conoscerti e offrirti la colazione. Sei una donna bella e riservata, e mi sei piaciuta molto, sia per come sei fatta che per come ti sei comportata. Se ti va di scrivermi o chiamarmi ogni tanto, anche solo per chiacchierare, sono qui. Un abbraccio forte bella Marta, Gianni»
Ad Anna, invece, fui molto più diretto: «Anna, sei una vera impenitente porcellona e sì, hai indovinato… ti avrei portata in camporella e ti avrei montata come la troia che ti piace essere, infilando il mio cazzo nella tua figa piena della sborra del tuo amante. Lo sai sicuramente dai racconti di Alba che adoro certe cose… e poi, dopo averti riempita anch’io, ti avrei leccato la figa che traboccava sperma. Lo sai, sono un porco e mi piace! Ma tu ci saresti venuta in camporella?»
Anna rispose immediatamente: «Porco! Hahaha sì, ci sarei venuta in camporella. Anzi, se mi avessi chiesto di venire in macchina con te dopo il caffè, ti avrei detto di sì. Mi piace quando un uomo è schietto e sporco come te. E sì, mi eccita l’idea che mi lecchi dopo avermi riempita. Aldo mi scopa bene, ma certe cose non le fa. Quando vuoi, raccontami cosa mi faresti... o meglio, facciamolo. Oddio tu sai farmi sentire proprio Troia!»
Un oretta dopo mi scrive anche Marta ... questo vuol dire che desidera mantenere aperto il dialogo... il che mi piace: «Gianni… grazie. Sei stato gentile. Anch’io ti ho trovato simpatico e… non mi è piaciuto il tuo modo di fare. Però ti prego, non esagerare con certi discorsi. Non sono abituata. Se ti va di scrivermi, va bene. Ricordati che sono sposata...»
Marta mi piace proprio, il suo sguardo magnetico mi ha conquistato... al pensiero mi viene voglia di baciarla subito...
Anna invece è una macchina da guerra, è in un periodo in cui vuole godere, vuole vivere e sentirsi viva...
Se sei arrivata/o qui in questo racconto, scrivimi e consigliami chi e con chi mi dovrei approcciare prima... sono curioso della vostra opinione e mi atterrò alla maggioranza dei consigli ricevuti rendendone conto dell'evoluzione della storia...
impotente@proton.me
Gianni
Continua...
Era mercoledì 28 ottobre.
Stavo andando da Voghera a Stradella per incontrare un cliente, quando, passando per la rotonda all’ingresso di Casteggio, notai un insolito affollamento nel piazzale del nuovo supermercato appena inaugurato.
Incuriosito, mi fermai anch’io. Il posto aveva anche un grande bar: ne approfittai per prendermi un caffè.Mi misi in fila alla cassa. Davanti a me c’erano due donne sulla cinquantina che parlano fitto.
Una di loro era particolarmente euforica.
Non era una bellezza particolare, ma gli occhi le brillavano: stava raccontando qualcosa che la eccitava visibilmente.
«Sai, Marta» diceva rivolta all’amica, gesticolando allegra, «è una settimana che mi vedo con il mio vicino del primo piano. Te ne avevo parlato: Aldo, quello in pensione. Oddio, come mi fa sangue… ha settant’anni ma è arzillo come un ragazzo. L’ho fatta grossa, ma mi piace troppo. E ti assicuro che è grosso… oddio, com’è grosso. Al solo pensiero mi bagno.»
Marta la guardava basita, ma incuriosita.
«Mi sembra di essere tornata ragazza» continuava l’altra.
«Sai chi è?»
«No, non so chi sia.»
«Ma sì, lo conoscono tutti qui intorno. Da giovane era considerato un vero playboy. Impossibile che non lo conosci.»
Marta ci pensò un attimo.
«Ma chi intendi… Aldo, quello vedovo che faceva l’elettricista?»
«Sì, proprio quello. Un vero maiale. Ma cazzo, come scopa bene, anche alla sua età. Mmm… oddio, che cazzo grosso che ha!»
«Ma non dirmi che hai scopato con quel porco… è uno stronzo. E tu ti sei fatta scopare?»
«Oddio, sì! È una settimana che mi faccio proprio montare. Anche stamattina, quando mio marito è andato a lavorare, sono andata da lui. Che maiale… mi fa troppo sangue! Ormai sono diventata la sua puttana, come dice lui. Tutti i giorni, anche due volte al giorno, mi dà la mia dose di cazzo e sborra. E sapessi quanta ne fa… Pensa che sono ancora piena di lui, ho le mutandine intrise. Oddio, come mi fa godere!»
«Anna, sei così troia! Mi meraviglio di te.»
«Ma chi se ne frega, si vive una sola volta. Alla nostra età ogni lasciato è perso, te lo assicuro.»
«Io quello non lo sopporto, è troppo stronzo.»
«Ma non dirmi che te lo sei scopato anche tu?»
«Lascia perdere, è una storia lunga e di tanti anni fa.»
«Allora un po’ troia la sei anche tu! La nostra santarellina che si è fatta scopare da questo maiale… Dai, raccontami come l’hai conosciuto, mi incuriosisci. Però devi ammettere che ha un signor cazzo!»
«Anna, basta, non mi va di parlarne.»
Mentre Anna parlava, Marta, assorta nel racconto, si girò leggermente e mi guardò. Oddio, che occhi azzurri. Il suo sguardo si incrociò con il mio: ascoltando quel discorso avevo un sorriso divertito stampato in faccia.
Quando capì che avevo sentito tutto, diventò rossa come un peperone dalla vergogna.«Anna, smettila, che stiamo dando spettacolo…»
Anna si voltò, mi vide e sorrise.
«Dai, pazienza. Anche il signore non mi sembra di primo pelo.»
«Hahaha, no di certo» risposi.
«Anzi, mi complimento con lei per la schiettezza, e sono felice del momento di gloria che sta vivendo. Ha ragione: si vive una volta sola. Se la goda in libertà!»
Anna rise e mi diede un piccolo tocco di gomito, con un sorriso sornione.
«Mi sa che anche lei la sa lunga…»
«Be’, chi non ha peccato scagli la prima pietra. Mi sa che qui nessuno la scaglia. Comunque, piacere, mi chiamo Gianni. E se avessi per vicina una di voi signore così avvenenti, simpatiche e di vedute così libertine, ne approfitterei anch’io come fa Aldo. Devo dire che è proprio fortunato. Lo so chi è: ai miei tempi era molto conosciuto come un vero Don Giovanni.»
«Ma,ma, lei è il famoso Gianni… di Voghera?» disse Anna, facendo il mio cognome.
«Ebbene sì. Perché, mi conosce?»
«Personalmente non ho mai avuto il piacere, purtroppo… ma di fama sì!»
«Spero che sia una fama positiva.»«Sì, in quel senso… mooolto positiva! Oddio, Marta, questo signore è peggio di Aldo… ne ha fatte di cotte e di crude.»
Marta mi guardava sempre più frastornata e rossa in viso.
Si vedeva che avrebbe voluto sparire.
Era il loro turno. Il commesso chiese cosa desiderassero.
Io presi la palla al balzo. «Signore, se mi permettete, offro io. Mi avete svoltato la giornata con i vostri discorsi allegri.»
«Oh no, grazie… ci mancherebbe» disse Marta.
«Ma certo, Marta, lascia che offra il signore» intervenne Anna. «Anzi, Gianni, vero che posso darti del tu? Non siamo così lontani d’età.»
«Ma certo, ci mancherebbe. Sono proprio felice di offrire la colazione. Ci tengo davvero.»
Anche Marta, confortata da Anna, accettò con un cenno del capo. Ordinammo due cappuccini, un caffè e tre belle brioche farcite. Pagai e mi avviai al bancone, dicendo alle due di prendere posto a un tavolino: ci avrei pensato io a portare le consumazioni.
Anna, sorridente e divertita, prese l’amica per un braccio e si avviarono verso un tavolino appena lasciato libero da una coppia anziana.
Io, felice del risvolto inatteso di quella fermata, presi il vassoio preparato dal barista e le raggiunsi sorridendo, molto divertito.
Anna liberò il tavolino dalle tazzine e dai piattini rimasti dai clienti precedenti, mentre Marta, imbarazzatissima, si sedette e mi scrutava da lontano mentre mi facevo largo tra la gente con il vassoio. I suoi occhi azzurri mi facevano come una radiografia: il rossore sulle guance era ancora evidente, e ogni tanto abbassava lo sguardo come se volesse sparire sotto il tavolo.
Anche Anna si sedette accanto all’amica e iniziò a confabulare fitto, a voce bassissima.
Non riuscivo a capire cosa si dicessero. Quando arrivai, appoggiai il vassoio con un sorriso. «Ecco, belle signore. Sono proprio contento di conoscere due donne così divertenti.»
Anna non mi lasciò neanche il tempo di sedermi che partì subito con le domande.
«Gianni, anche per me è un vero piacere. Sai, ti confesso che mi ha parlato di te una comune amica… Alba. Ti ricordi di lei?»
«Oh, certo. La bionda avvenente…»
«Sì, proprio lei. Però l’hai fatta soffrire… ma anche molto divertire, eh! Mi ha confessato che quando eravate amanti ne avete combinate di cose insieme. Mi sa che dai dei punti ad Aldo in fatto di maialaggine!»
Anna rise, poi si voltò verso Marta.
«Sai, Marta, questo bel signore conosce troppo bene il desiderio di noi donne e sa come farci divertire. Alba mi ha raccontato cosa facevate insieme ed è entrata in dettagli veramente piccanti. Tanto, ormai non ci sono segreti fra di noi… Ti confesso che l’ho invidiata. E ripensando ai suoi racconti… oddio… non vorrei essere troppo volgare, ma lo dico: mi sono masturbata tante volte pensando a quello che facevate insieme. Oddio… l’ho detto. Ora chissà cosa penserai di me, Gianni!»
«Io penso un gran bene di te, Anna» risposi, sedendomi.
«Penso che sei una donna che sa apprezzare i piaceri della vita. E ti assicuro che mentre sentivo quello che raccontavi a Marta prima… be’, il fatto che in questo momento tu abbia le parti basse leggermente… diciamo usate… mi ha eccitato. E lo sono ancora.»
Marta, sempre più imbarazzata, aveva difficoltà persino a bere il suo cappuccino. Le dita le tremavano leggermente sulla tazza. Anna invece rideva, felice delle mie parole.
Mi voltai verso Marta, la bella mora dagli occhi azzurri.
«Ma tu, Marta, perché ci sei rimasta così male quando Anna ti ha svelato chi era il suo noto amante?»
Marta balbettò, lo sguardo basso.
«È una storia di quando ero ragazza… Non posso dire… e mi vergogno di parlare di quel maiale. Non sono come voi, così… così libertini, diciamo per non dire di peggio. Poi io sono sposata e non tradisco mio marito. Anna, sinceramente mi vergogno di te, di come fai cornuto quel pover’uomo. Non se lo merita!»
Anna si irrigidì un po’, risentita.
«Quel pover’uomo cornuto se lo merita tutto, ti assicuro. Sono due anni che neppure mi guarda, che non facciamo l’amore. E io mi sento ancora viva! Cavoli, le ho provate tutte, sapessi quante volte ci ho provato a smuoverlo… niente. Ora mi sono stancata. Io voglio sentirmi ancora donna. E se devo fare un po’ la troia… la faccio, e ti assicuro che mi piace troppo. Non ci rinuncio.»
«Ma non lo ami più?» chiese Marta.
«Ma lascia perdere l’amore. Gli voglio bene, lo sai che lo tratto sempre come un re… ma io ho bisogno di sentirmi donna, femmina, e anche puttana ogni tanto. E lui se ne frega, è sempre preso dai suoi hobby e dalle sue cose. Marta, sono stufa di trastullarmi da sola la mia ciccina! Ho bisogno di un cazzo vero e non di gomma! Che ne pensi, Gianni?»
«Hai perfettamente ragione» dissi. «Se a lui non interessa più il sesso, non per questo tu devi rinunciare a godere. Anche questo è il compito di un marito… altrimenti è naturale che la moglie si rivolga altrove. Poi con una moglie così vitale, così intensa… come cavolo fa a essere indifferente? E tu, Marta, sei sposata. Con tuo marito tutto bene?»
Marta quasi si ingozzò con il cappuccino. Balbettò ancora di più, ma dalla sua bocca uscì un’affermazione che, in fondo, mi aspettavo.«Ma alla nostra età ci sono anche altre cose… non siamo più ragazzi. Con mio marito anche noi non facciamo mai sesso, ma ci dedichiamo a viaggiare, a vedere posti… dobbiamo curare i nostri genitori, abbiamo il lavoro, l’orto, il giardino… arriviamo a sera sempre stanchi.»
Anna sbuffò.
«Marta, mi sa che hai bisogno anche tu di una bella scopata ogni tanto! Gianni, diglielo anche tu! Che noi donne siamo di carne e abbiamo bisogno di tanta carne e… tanta sborra! Ecco, l’ho detto!»
«Hahaha, certo che tu Anna non hai peli sulla lingua!»
«Per quello non ho peli neppure là!» rise lei.
«Sei forte» dissi, ridendo anch’io. «Sì, Marta, non condanno assolutamente Anna per il suo comportamento libertino, anzi tutt’altro. Poi ho capito che al marito non fa mancare nulla di quello che desidera, ma ogni tanto pensa anche a se stessa. Non c’è nulla di male, fidati, per esperienza. Alla fine anche suo marito ne riceve beneficio, ad avere la moglie più allegra e contenta. Se posso, Marta, dimmi la verità: dopo che Anna ti ha raccontato le sue avventure, e che anche ora è… diciamo il casino che ha ora in mezzo alle gambe… non dirmi che anche tu non ti senti un po’ bagnata fra le cosce.»
Marta mi guardò con uno sguardo fulminante. Le guance le si arrossarono ancora di più. «Certo che vi siete coalizzati… Sì, lo ammetto: il racconto di Anna e i tuoi sguardi allupati, Gianni, mi hanno smosso qualcosa. Ma da lì a fare quello che fa Anna… oddio, proprio non ci penso!»
Ne approfittai di quel momento di pausa per cercare di sdrammatizzare.
Marta mi piaceva un casino e lei se n’era accorta del mio interesse, ma non volevo calcare troppo la mano. Tirai fuori i miei biglietti da visita con il numero di telefono personale e glieli porsi.
«Belle signore, vi ringrazio molto delle vostre confidenze e di questo momento di allegria e convivialità, ma mi tocca tornare con i piedi per terra e proseguire per la mia strada. Sento già che il cellulare sarà squillato dieci volte… mi daranno per disperso. Devo andare a Stradella a incontrare un cliente. Ma guardate, vi ringrazio tanto. Se volete teniamoci in contatto, così mi raccontate le vostre cose e, se capita un caffè o qualcosa di più, sarà un piacere condividerlo con voi. Inoltre, se volete parlare di voi, delle vostre avventure, dei vostri desideri o dei vostri problemi, io so essere un buon ascoltatore e un sincero amico. Chiamatemi e messaggiatemi quando volete. Questo è il mio numero personale. Grazie di nuovo.»
Così dicendo mi alzai e, dopo aver consegnato i biglietti sorridendo, presi la mano di entrambe e feci un baciamano discreto, sfiorando il dorso con le labbra. Anna sorrise, gli occhi ancora lucidi.
«Gianni, è stato un vero piacere conoscerti e grazie per la colazione.»
«Fatti sentire, Anna» le dissi. «Ti confesso che il racconto delle tue avventure con Aldo mi incuriosisce ed eccita molto. Chiamami e tienimi aggiornato. E tu, Marta… con quegli occhi meravigliosi che hai, ti confesso che hai trafitto il mio cuore. Mi piaci molto. Tuo marito è un uomo molto fortunato ad avere una moglie così fedele e avvenente.»
Le due risero. Anna sembrava dispiaciuta che andassi via: le piaceva atteggiarsi da “troia” con un uomo che la comprendesse. Anche Marta aveva uno sguardo dolce e un po’ rammaricato. Sentii un leggero fremito della sua mano quando gliela presi per baciarla. Non era avvezza a quel gesto… e le era piaciuto.
Mi allontanai tra la gente del bar, con ancora addosso il calore delle loro mani e il profumo del caffè. Chissà se le avrei risentite.
Mi recai all’appuntamento e, mentre parlavo con il cliente dei suoi problemi da risolvere, sentii vibrare il cellulare. Due volte di fila, in poco tempo. Non diedi peso: ero concentrato sulla riunione. Solo quando mi congedai e uscii, guardai il telefono.
Con meraviglia vidi che erano messaggi da numeri non in elenco.
Il primo era di Marta: «Ciao Gianni, ti scrivo per scusarmi per questa mattina. Ti assicuro che non sono come la mia amica, mi sono sentita in un tremendo imbarazzo per quello che lei ha detto. Ti ringrazio per il cappuccino e la brioche. Marta»
Oddio. Se mi aveva scritto era perché qualcosa si era smosso anche in lei. Altrimenti, dopo quell’imbarazzo, avrebbe ignorato tutto e sarebbe sparita senza farsi sentire.
Il secondo messaggio era più diretto: «Gianni, cazzo, devi essere proprio un porco… anzi, più porco di quanto mi ha raccontato Alba. Sono sicura che se non ci fosse stata Marta mi avresti chiesto di andare a scopare… vero, maiale?»
Sorrisi. Ora dovevo rispondere a tono a entrambe.
A Marta risposi con un tono più delicato ed affettuoso, «Ciao Marta, non c’è bisogno di scusarti. Anzi, ti ringrazio per avermi scritto. Capisco l’imbarazzo, ma ti assicuro che non ho pensato nulla di male su di te. È stato un piacere conoscerti e offrirti la colazione. Sei una donna bella e riservata, e mi sei piaciuta molto, sia per come sei fatta che per come ti sei comportata. Se ti va di scrivermi o chiamarmi ogni tanto, anche solo per chiacchierare, sono qui. Un abbraccio forte bella Marta, Gianni»
Ad Anna, invece, fui molto più diretto: «Anna, sei una vera impenitente porcellona e sì, hai indovinato… ti avrei portata in camporella e ti avrei montata come la troia che ti piace essere, infilando il mio cazzo nella tua figa piena della sborra del tuo amante. Lo sai sicuramente dai racconti di Alba che adoro certe cose… e poi, dopo averti riempita anch’io, ti avrei leccato la figa che traboccava sperma. Lo sai, sono un porco e mi piace! Ma tu ci saresti venuta in camporella?»
Anna rispose immediatamente: «Porco! Hahaha sì, ci sarei venuta in camporella. Anzi, se mi avessi chiesto di venire in macchina con te dopo il caffè, ti avrei detto di sì. Mi piace quando un uomo è schietto e sporco come te. E sì, mi eccita l’idea che mi lecchi dopo avermi riempita. Aldo mi scopa bene, ma certe cose non le fa. Quando vuoi, raccontami cosa mi faresti... o meglio, facciamolo. Oddio tu sai farmi sentire proprio Troia!»
Un oretta dopo mi scrive anche Marta ... questo vuol dire che desidera mantenere aperto il dialogo... il che mi piace: «Gianni… grazie. Sei stato gentile. Anch’io ti ho trovato simpatico e… non mi è piaciuto il tuo modo di fare. Però ti prego, non esagerare con certi discorsi. Non sono abituata. Se ti va di scrivermi, va bene. Ricordati che sono sposata...»
Marta mi piace proprio, il suo sguardo magnetico mi ha conquistato... al pensiero mi viene voglia di baciarla subito...
Anna invece è una macchina da guerra, è in un periodo in cui vuole godere, vuole vivere e sentirsi viva...
Se sei arrivata/o qui in questo racconto, scrivimi e consigliami chi e con chi mi dovrei approcciare prima... sono curioso della vostra opinione e mi atterrò alla maggioranza dei consigli ricevuti rendendone conto dell'evoluzione della storia...
impotente@proton.me
Gianni
Continua...
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