Ferragosto

scritto il 2026-11-01 tempo di lettura 4 min

di
genere
Incesti
cura
A

Era quasi l’una di notte quando Laura e Marco rientrarono a casa dal party di Ferragosto. L’aria era ancora calda e umida, tipica di agosto. Lei aveva 55 anni, lui 25. Madre e figlio.Laura indossava un vestito nero corto che le arrivava a metà coscia, scollato quanto bastava da far vedere il solco tra i seni pesanti e un po’ cadenti. Ai piedi portava sandali neri con tacco 12, che le facevano oscillare il culo a ogni passo. I capelli scuri erano un po’ spettinati dal caldo e dal ballo. La pelle lucida di sudore.Marco aveva ancora la camicia bianca aperta sul petto e i pantaloni neri. Aveva bevuto, ma non era ubriaco. Solo abbastanza per non riuscire più a fingere.Appena chiusa la porta di casa, il silenzio fu improvviso. Laura si tolse i sandali con un sospiro, ma li lasciò lì nell’ingresso. I piedi le bruciavano. Si voltò e trovò il figlio che la guardava. Non era uno sguardo da figlio. Era uno sguardo da uomo che aveva voglia.«Marco…» mormorò lei, già con la voce bassa.Lui non rispose. Si avvicinò, le mise le mani sui fianchi e la spinse piano contro il muro del corridoio. Il vestito nero le si era già appiccicato alla schiena per il sudore. Laura sentì il cuore batterle forte. Vergogna e lussuria si mescolavano in modo sporco.«Non dovremmo…» sussurrò, ma non lo allontanò.Marco le sollevò il vestito fino alla vita. Sotto non aveva mutandine. La figa era già umida. Lui le passò due dita in mezzo alle labbra, le aprì e le strinse il clitoride. Laura emise un gemito soffocato e appoggiò la fronte sulla spalla del figlio.«Gesù… Marco…»Lui si sbottonò i pantaloni con una mano sola. Il cazzo era già duro, caldo, pulsante. Lo prese e lo strofinò contro la figa della madre, su e giù, bagnandolo con i suoi liquidi. Poi entrò.Laura aperse la bocca in un sospiro lungo e rotto. Il figlio era grosso e la riempiva tutta. Ogni spinta faceva muovere i seni pesanti dentro il vestito nero. Il sudore le scorreva tra le tette, lungo la schiena, sulle cosce. Il suono umido della carne che batteva contro la carne riempiva il corridoio buio.Marco la scopava con forza, tenendola ferma per i fianchi. Lei teneva una mano sul muro e l’altra gli affondava le unghie nella schiena attraverso la camicia bianca. Si sentiva sporca, eccitata, e più bagnata di quanto fosse mai stata in vita sua.«Mamma… sei stretta… cazzo…» ansimò lui contro il suo orecchio.Laura chiuse gli occhi. La vergogna le bruciava le guance, ma i fianchi si muovevano incontro alle sue spinte. Voleva sentirselo più a fondo. Voleva che la riempisse.Lui accelerò. I tacchi dei sandali, ancora a terra vicino a loro, tintinnarono leggermente quando uno dei due li urtò. Marco la sollevò quasi di peso, le gambe di lei si aprirono di più e lui la prese ancora più forte, facendo sbattere il suo culo contro il muro a ogni spinta.«Sto per venire…» gemette lui.Laura non lo fermò. Anzi, strinse la figa intorno al cazzo del figlio e gli sussurrò, voce rotta:«Dentro… falla dentro…»Marco si contrasse e venne. Sparò fiotti caldi e spessi in fondo alla figa della madre. Laura sentì il seme riempirla, caldo, denso, fino a farla traboccare. Continuò a spingere mentre veniva, spingendo lo sperma ancora più a fondo. Quando finalmente si fermò, il cazzo ancora pulsava dentro di lei e il seme le usciva già lungo le cosce, scendendo lento fino alle ginocchia.Restarono così, ansimanti, sudati, attaccati. Il vestito nero di Laura era tutto stropicciato e umido. La camicia bianca di Marco era trasparente di sudore sul petto.Piano, lui uscì. Un filo di sperma denso colò subito dalla figa di lei e le scese lungo la coscia interna. Laura abbassò lentamente il vestito, ma lo sperma continuava a uscire, macchiandole la pelle.Si guardarono negli occhi. La vergogna era lì, pesante, ma insieme a una lussuria cruda che non si spegneva.«Vai a letto,» sussurrò lei con voce roca. «E non parliamone mai.»Marco annuì, ancora ansimante. Lei raccolse i sandali con tacco 12 e salì le scale a piedi nudi, sentendo a ogni passo lo sperma caldo del figlio scendere tra le gambe e colarle fino ai polpacci.Quella notte, nella sua stanza, Laura si sedette sul bordo del letto, alzò il vestito e guardò lo sperma che ancora le usciva dalla figa. Si passò due dita e le portò alla bocca. Sapeva di sesso e di sudore.E sapeva già che non sarebbe stata l’unica volta.
di
89
visite
0
voti
valutazione
0
il tuo voto

Continua a leggere racconti dello stesso autore

racconto precedente

Quella notte

Commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.