Fabiana cucina

di
genere
incesti

Fabiana stava davanti ai fornelli, il grembiule annodato sopra il vestito corto nero che le arrivava a metà coscia. I tacchi alti facevano risaltare le gambe ancora sode, anche se a cinquantacinque anni la carne aveva cominciato a cedere. I seni grandi e pesanti le pendevano sotto il tessuto sottile, le punte già indurite dal calore della cucina e dall’eccitazione che le montava da quando Daniele era entrato.Il figlio di ventisei anni si era avvicinato alle sue spalle senza fare rumore. Le mani grosse le strinsero i fianchi, poi scesero sotto il vestito, trovando la pelle nuda. Fabiana non indossava mutandine. Sospirò forte quando le dita di lui sfiorarono la fessura già umida.«Continua a mescolare, mamma», mormorò Daniele contro il suo orecchio. La voce era bassa, calda. «Non fermarti.»Lei obbedì, la mano destra che girava il cucchiaio di legno nella pentola, mentre la sinistra si aggrappava al bordo del piano di lavoro. Daniele le sollevò il vestito sulla schiena, le apre le natiche e si strofinò contro di lei. Il cazzo era già duro, caldo, pulsante. Lo sentì scivolare tra le labbra bagnate, su e giù, spalmando i suoi liquidi.«Mettilo», disse Fabiana, la voce rotta. «Subito.»Daniele non se lo fece ripetere. Afferrò il proprio membro, lo posizionò e spinse. Entrò tutto d’un colpo, fino in fondo. Fabiana emise un gemito lungo, la testa che si piegava all’indietro. La parete della vagina, ancora stretta nonostante l’età e i parti, lo strinse forte. Lui iniziò a muoversi con colpi profondi e regolari, le mani che le stringevano i seni cadenti attraverso il vestito, schiacciandoli, stropicciandoli.«Cazzo, quanto sei bagnata», borbottò lui, accelerando. Il suono umido dei loro corpi che sbattevano riempiva la cucina, mescolato al bollire della pentola.Fabiana spingeva indietro il bacino, incontrando ogni spinta. I tacchi le facevano oscillare il corpo in avanti, i seni che ballavano pesanti sotto il tessuto. Il clitoride le pulsava a ogni contatto, e lei godeva a scosse, le gambe che tremavano.«Più forte… così… sì…» ansimava. «Scopami più a fondo.»Daniele le afferrò i capelli, le tirò indietro la testa e accelerò. I colpi diventarono più secchi, più profondi. Fabiana sentiva il cazzo del figlio che le riempiva completamente, che le sfregava contro quel punto interno che la faceva vedere le stelle. Il piacere saliva, caldo, irrefrenabile.«Sto per venire», gemette lei. «Non ti fermare… non toglierlo…»«Dentro?», chiese Daniele, la voce già tesa.«Sì. Vieni dentro di me. Riempimi.» Fabiana si voltò appena di lato, gli occhi lucidi, le guance rosse. «Tuo padre sta per tornare. Deve trovarmi così, piena del tuo sperma. Fallo. Vieni forte.»Quelle parole bastarono. Daniele ruggì basso, affondò fino in fondo e esplose. Fabiana sentì i getti caldi che le riempivano l’utero, spinta dopo spinta, mentre lei stessa raggiungeva l’orgasmo. Le gambe le cedettero, il corpo scosso da contrazioni violente. Il cucchiaio di legno cadde sul piano. Lei strinse i denti per non urlare troppo forte, ma i gemiti le uscirono lo stesso, rochi, goduti.Daniele rimase dentro ancora qualche secondo, ansimando, mentre lo sperma cominciava a colarle lungo le cosce. Poi uscì lentamente. Fabiana si sistemò il vestito, si passò una mano tra le gambe per non far cadere troppo liquido a terra, e riprese a mescolare come se niente fosse.Il suono delle chiavi nella serratura arrivò pochi minuti dopo.Lei si voltò verso Daniele, un sorriso stanco e soddisfatto sulle labbra.«Lava le mani. E non dire niente.»
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2026-09-21
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