Cemento, sudore e sborra

di
genere
bisex

Il momento migliore della giornata sono le tre del pomeriggio dopo che abbiamo mangiato e digerito e, di solito, la casa è vuota.
Andiamo in camera, mamma inizia a spogliarsi lentamente mentre io sul letto già mi masturbo alla grande. Esibisce i suoi intimi più provocanti: mutandine in pizzo, body neri che esaltano i seni, le calze a rete…
La fisso estasiato fin che lei non scivola sul letto e camminando come una cagna in calore con le poppe che dondolano si avvicina al mio cazzo.
Sollevo le mani, lei ci si butta sopra a bocca spalancata mentre le sue gambe avvinghiano ben bene il mio viso.
Apro la bocca e inizio a lavorare di lingua con tutta la mia sagacia.
Mamma Amanda non è da meno. Succhia a tutto spiano, lecca delicata la cappella con la sua lingua di velluto dandomi delle scariche di piacere in tutto il corpo.
“Sei così troia con le calze a rete” sussurro mentre le lecco la fica a tutto spiano.
Siamo diventati dei maghi del 69 adoro farla venire e bere il suo nettare quando cola come una fontana.
Quando è tutta bella brodosa la faccio girare e la possiedo col mio cazzo che la penetra a tutta forza e la mia bocca che cala avida sulle sue mammelle.
Succhio i suoi capezzoli duri quasi volessi staccarli. Ad ogni succhiata lei geme per il piacere. Sotto la fica le si infuoca e mi avvolge il cazzo marmorizzandolo.
Viene urlando “oddio oddio come godo”. Eccitato dal sentirla una marionetta nelle mie mani la fotto con ancor maggiore potenza come se volessi infilarle dentro anche i coglioni.
Sborro. La riempio soddisfatto mentre le strizzo i seni morbidi. Poi resto fermo dentro di lei. Giochiamo un po’. Ci baciamo.
Mi accarezza i capelli “dio quanto sei bello”.
“Anche tu sei stupenda” le sorrido io “non smetterei mai di scoparti”.
Intanto il cazzo riprende vigore. Lo estraggo umido del suo seme e del mio fusi assieme. Rivoli di liquidi colano sul lenzuolo mentre si volta a pancia sotto.
Guardarla con le tettone che ciondolano e sfiorano il materasso è una visione stupenda.
Mi metto dietro di lei. Quel bel culone, le calze a rete poco sotto sono il massimo.
Lo appoggio nel solco delle sue natiche, lo muovo un po’ per farla abituare poi aiutandomi con una mano la apro bene liberando il suo bel buchetto già spalancato.
Poche spinte decise e la penetro.
Il suo culo sfondato accoglie piano piano il mio cazzo che le entra dentro fino a che non ho i coglioni poggiati sui suoi glutei.
Mamma geme, ulula, sussulta. Farlo nel culo le piace e non sente dolore.
Mi aggrappo saldo ai suoi fianchi abbondanti stringendola poi che posso e la monto.
Mi sollevo sulle gambe, la voglio sfondare “Madonna ma quanto è grosso. O si… siii” quasi piange dal piacere.
Io, come un trapano, continuo implacabile. Ho i coglioni infuocati bisognosi di sborrare.
“Vengo troia siiii” urlo a tutta voce e lascio partire il mio seme.
Lo estraggo e mi sdraio sul letto sudato e appagato. Mamma si lascia cadere sul letto esausta e sfondata con lo sperma che le cola da ogni orifizio.
Si volta mostrandomi il suo bel corpo nudo e abbondante. Apre il comodino, prende una sigaretta e un accendino e se la schiaffa in bocca.
Tira un paio di boccate soddisfatta poi dice “non dire alla nonna che fumo”.
Sorrido “Non gli ho detto che ti scopo figurati se gli dico questo”.
Lei mi allunga la sigaretta stretta fra le sue dita smaltate di rosso “Vuoi un tiro amore?”.
Mi sdraio al suo fianco, con una sua poppa calda e morbida appoggiata al petto. Prendo la sigaretta e tiro una boccata dalla sua mano.
Stiamo così per un po’. A goderci la vita scambiandoci la sigaretta da bocca a bocca.
Purtroppo non si vive solo di amore (e sesso) mamma guadagna poco, le hanno anche ridotto le ore in ufficio. Io non sono ancora laureato.
Sarebbe bello stare a casa a fottere senza confini ma bisogna pur mangiare e, alla fine, qualsiasi cosa va bene.

“Muratore” dice mamma
“Ma chi io?” Sobbalzo.
“Ti pesa sporcarti le mani tesoro?”.
“No no, figurati è solo che non so se ho esperienza”.
“Tutto si impara -conclude lei- il signor Carlo è una brava persona ti insegnerà tutto lui. Non ti devi preoccupare”.
“Ok, ok va bene”.
Mamma mi sorride, capisce che sono un po’ nervoso…mi fa una sega.
“Sbaglio o il nostro amico è cresciuto ancora” ride mentre io già le ho infilato le mani sotto al pigiama per palparle le tettone.
“No so mamma, forse sto ancora sviluppando” dico mentre la maglia se ne va e posso sprofondare fra quel tettame con la faccia.
Tempo due minuti e anche la parte sotto del pigiama se ne va. Scivolo dentro a mamma con tutto il mio ardore e la scopo a raffica… vengo, le faccio il pieno…
”buonanotte”.

Il giorno dopo sono a casa del signor Sergio. Sono le sei, non so se posso suonare il campanello così presto ma alla fine mi faccio coraggio.
Alla seconda scampanellata mi apre una bella donna mora sui 40 abbondanti. È in vestaglia e le tette grosse sbordano parecchio, anche troppo.
La conosco appena di vista, so che è amica di mamma e si chiama Mery (con la e), la moglie di Sergio.
Mi guarda un po’ assonnata “a tu sei il nuovo ragazzo di Sergio”,
Sorrido “si signora” la vestaglia è così male allacciata che per un attimo scorgo anche il ficone bello folto. Cerco di non farci caso.
Esce un uomo alto, piuttosto muscoloso, non quei muscoli da palestra quelli di chi è abituato alla fatica fisica e ha tornito le sue braccia e i suoi bicipiti di conseguenza. È a torso nudo. Il petto molto peloso, la pancia un po’ prominente. Mi allunga la mano “Sergio”.
“James piacere”.
Mi fanno entrare, l’uomo mi fa sedere al tavolo della cucina e intanto si infila una polo. La signora Mery mi offre un caffè senza che nemmeno gliela chieda. Quando si china con la tazzina sul tavolo le tettone le vengono praticamente fuori.
Cerco di far finta di nulla. Sergio li accanto non batte un ciglio. Forse era distratto, penso.

Suonano al campanello, lui va ad aprire. Appare un grosso uomo nero in calzoni corti e canotta.
Il signor Sergio mi presenta Akim, il suo operaio, un cristone nero alto due metri con la testa rasata.
Saliamo sul furgone, guida Akim, io in mezzo, Sergio al mio fianco “Allora ti spiego, è tutto molto semplice, noi dobbiamo buttare giù questo vecchio caseggiato. Piano piano, senza farci male. Akim e io lavoriamo di martello pneumatico e di piccone, tu prendi i secchi, raccogli le macerie e porti giù. Butti nel cassone dei rifiuti speciali, riparti e fai un altro giro. Nulla di difficile. Tutto chiaro?”.
“Chiarissimo” annuisco.
Sergio sorride, mi mette una mano sulla gamba, appena sopra al ginocchio “bravo ragazzo” stringe un po’, sembra che mi palpi. Lo lascio fare.
Ci mettiamo al lavoro. Dopo tipo tre ore ho le braccia a pezzi ma non mi lamento. Il lavoro mi piace, mi da soddisfazione, so che sto guadagnando dei soldi e tutto sommato sono felice.

La sera torno a casa. Mamma mi manda a fare la doccia mentre prepara la cena.
Obbedisco. Il tempo di aprire l’acqua e si apre la porta. Mamma entra in bagno, tutta nuda.
Si infila sotto l’acqua con me, orgogliosa che mi stia dando da fare per alzare un po’ di soldi, mi prende il cazzo in mano e inizia a segarlo decisa.
Stimolato mi viene duro quasi subito. Lei si china, lo bacia, li ingoia. Le vengo in bocca….

Secondo giorno al cantiere. Tutto bene. Mi sto abituando alla fatica, al peso dei secchi, al continuo andare su e giù. Mano a mano che Sergio e Akim lavorano, la ex fabbrica sta diventando lo scheletro di se stessa. Alla fine del nostro lavoro resterà solo uno scheletro di pilastri di cemento armato che porteranno via con dei camion gru.
È curioso, nessuno, io per primo, pensiamo mai che oltre alla forza lavoro per costruire fabbriche, palazzi eccetera ci vuole anche chi abbatte ciò che non serve più e non è cosa da poco.
Facciamo pausa pranzo. Il signor Sergio ha due panini in più, per me, come ieri.
Quando ci siamo messi d’accordo mi ha detto che al cibo pensa lui, sua moglie credo, di non preoccuparmi.
Con la fame è tutto buono, divoro tutto, mi alzo, mezz’ora di pausa ci sta tutta. Mi allontano dal nostro scheletro di fabbrica, c’è un boschetto lì a pochi metri. Trovo una pianta all’ombra, mi ci poggio contro con la schiena sdraiato per terra e dò un po’ di relax alle gambe.

Bisogna tornare al lavoro, forse mi sono rilassato troppo, secondo l’orologio dovrei già avere i secchi in mano. Mi alzo in fretta temendo da un momento all’altro di sentire il signor Sergio urlare il mio nome incazzato.
Corro anche se, stranamente, non sento molto rumore.
Salgo le scale, arrivo al piano più alto. Mi blocco, non chiedo ai miei occhi.
Vedo Akim, di spalle, ma è nudo!
Vedo chiaramente il suo culo nero e sodo. Non ci credo.
Guardo meglio. Davanti a lui c’è il signor Sergio, chinato sulle ginocchia.
Nooooo gli sta facendo un pompino!
Akim gli tiene una mano sulla testa, pare quasi dargli il ritmo. Vedo chiaramente Sergio che succhia bello deciso, a guardare meglio, anche lui ha il cazzo fuori.
Resto a fissare la scena e, non so perché, mi eccito e me lo sento venire duro.
Akim lancia un rantolo, dal suo cazzone (non lo vedo benissimo ma sembra bello grosso) schizza che è un piacere. Sergio si da ancora più da fare, la sua testa va avanti e indietro a tutta forza come se non volesse perderne una goccia.
A un certo punto si alza, si prende deciso il cazzo e si sega a tutta forza. Akim gli accarezza il culo come a volerlo stimolare. Credo gli stia mettendo le dita fra le chiappe.
“Godoooo” geme Sergio e il suo cazzo inizia a schizzare nel vuoto…
A quel punto scappo di sotto. Temo che mi vedano.
Torno dopo una decina di minuti. Tutti e due si sono rimessi i pantaloni anche se sono ancora a torso nudo ma ci può stare…
Si sono rimessi al lavoro, io faccio finta di niente, carico i miei secchi e riprendo a darmi da fare.
Nessuno dice nulla di ciò che è successo prima e la giornata va via così.

Arrivo a casa, mamma sta apparecchiando per la cena. Ha un grembiule rosso da cucina sotto cui sbucano le mutandine nere. Le salto letteralmente addosso.
La spingo contro il tavolo, calo deciso le mutandine, la spingo contro il tavolo e la monto secco.
Il cazzo è più duro che mai.
Flop!
“Oi tesoro ma che hai stasera”.
La afferro ai fianchi con decisone. La stringo forte. Inizio a fotterla a tutta forza.
“Cazzo sembri un toro stasera…”.
“Si, mamma, si sto scoppiando, siiii” gemo dando alla trombata un ritmo sempre più concitato.
Lei gode, sente la mia mazza ipergonfia riempirla come non mai.
“Madonnnna” ulula e inizia a riempirsi dei suoi stessi orgasmi che mi avvolgono roventi il cazzo che ci sguazza dentro felice.
Le vengo dentro dopo pochi minuti, mi sono tolto la voglia più impellente. Non mi è neppure venuto molle.
Mangiamo, nudi, in semi erezione.
Ho voglia ma ho anche una notevole fame.
Ogni tanto mamma allunga la mano sotto al tavolo e me lo accarezza.
“Ti fa proprio bene fare il muratore amore mio” sorride.
“Diciamo di si” sorrido guardandole le tette.
Vorrei dirle tutto ma io stesso non riesco ad accettare razionalmente di essere così arrapato per aver visto due omosessuali fare sesso orale. Eppure è così.
Porto mamma a letto, ne ho voglia, tanta. Ne facciamo altre due di fila. Più lente, più tranquille e soddisfacenti. Ci provo anche nel culo, lei mi lascia fare. A mamma prenderlo nel culo non dispiace mai…

Altro giorno al cantiere. Tutto bene, tutto normale, pranzo compreso. Poi mi allontano per fare la mia mezz’ora. Li lascio soli, so che lo faranno. Mi sono imposto di non andare a guardare. Non so nemmeno se il signor Sergio gradirebbe che io abbia scoperto il suo segreto. Magari mi gioco il posto ho pensato.
Così vado verso il mio albero per la pennichella da mezz’ora e che loro facciano quel che vogliono.

“James, James…” sento chiamare a gran voce.
Vado, salgo le scale.
Sono lì tutti e due. Akim completamente nudo. Hanno appeso una sorta di boccione d’acqua che cola in basso e Akim si sta facendo la doccia insaponandosi piano piano.
Il suo grosso cazzo, saranno trenta centimetri, ciondola semi duro davanti a me.
Sergio ha solo i pantaloni ma la patta aperta. L’uccello è fuori, semi duro.
“Ti vuoi fare la doccia anche tu ragazzo?” mi domanda.
“La doccia?”
Ride “si con sto caldo, una bella rinfrescata” dice mentre il nero indugia un po’ troppo sul lavaggio del cazzo che gli diventa sempre più duro.
“Si fai doccia con me” ride il nero.
Mi sento un po’ preso in giro come se volessero sconvolgermi.
Sergio si cala i pantaloni, ha un cazzo normale, molto nodoso, sui 15 più o meno. Duro!
Decido di stare al gioco e siccome non ho nulla da nascondere mi spoglio.
Entrambi sgranano gli occhi anche perché c’è l’ho già duro pure io.
Sergio sbotto “Dio bono ma cosa sei un cavallo”.
“Cazzo da nero” ride Akim notando che non ho nulla da invidiargli.
Sergio mi si avvicina, mi poggia il suo attrezzo sulla coscia. Sento la cappella che mi pulsa contro ed è piacevole. Allunga la mano senza troppi indugi. Lo accarezza, lo stringe saldo fino quasi a farmi male “hai davvero un gran cazzone”.
“Grazie”.
Si avvicina con la faccia, stringe ancora il cazzo, inizia ad andare su e giù. Mi sta facendo una sega piano piano. Le sue labbra sulle mie, mi bacia. Trattengo il fiato, non ci sono abituato.
Prima che possa dire o fare qualcosa ho la sua lingua in bocca avvinghiata alla mia.
La sega continua, ci sa fare con la mano il mio capo.
Sento il corpo si Akim dietro di me. Il suo cazzo duro poggiato dietro. Inarco le chiappe temendo che me lo metta dentro. Lui invece si limita ad accarezzarmi le spalle accarezzandomi i glutei con la cappella gonfia.
Sergio molla il tiro, si stacca da me. Il suo bacio mi è piaciuto e mi ha eccitato anche se il suo alito aveva un saporaccio. Scende lungo il mio corpo, mi lecca i capezzoli, mi bacia l’ombelico, le sue mani mi tastano ovunque. Poi arriva in posizione, lo prende saldo con una mano e inizia a farmi un gran pompino.
Akim mi si mette a fianco col cazzo duro e dritto, lo struscia un po’ sul volto di Sergio lui annuisce.
Molla la presa dal mio e si avventa sul suo.
Tiene un cazzo per mano. Li sega entrambi a tutta forza succhiando a turno un po’ lui è un po’ me…
Pensò già che gli verremo in faccia.
Invece no, quando sono quasi al punto giusto mi spinge indietro “sdraiati” ordina deciso.
Non oso immaginare cosa voglia fare ma sono così arrapato che mi va bene tutto.
Il cemento duro sotto al culo è un po’ fastidioso ma non mi importa. Sergio si mette su di me. Mi bacia e succhia i capezzoli deciso mentre me lo sega ancora un po’.
Poi scende, lo riprende in bocca, ne ingoia più che ne può mentre si accuccia bene come un cagnolino.
Akim si mette dietro di lui, armeggia un po’ fra le chiappe di Sergio con le mani, lui sospira, gradisce, continua a succhiarmelo.
Poi lo sento. SPROK!
Akim lo incula.
Vedo lo sguardo di Sergio al massimo della libidine.
Il nero lo afferra ai fianchi. Inizia a pompare nel culo a tutta forza.
Sergio geme “siii, siiii” sempre col mio uccello in bocca.
Andiamo avanti così per un po’, sudando e gemendo fin che Sergio non molla il bocchino, ulula “cristoooo”.
Sento lo spruzzo sul petto. Si è sborrato addosso senza toccarsi.
Si afferra il cazzo, se lo sega deciso di riflesso per svuotarlo a dovere. Akim continua a darci deciso.
“Dai sborra ragazzo vai…” mi invita Sergio sempre in fase masturbatoria.
In effetti non ne posso più. Eccitato dal nero che monta Sergio bastano poche carezze e sparo deciso in faccia al mio capo.
Tempo qualche secondo e anche Akim gli viene nel culo.
Sudati e lordi di sborra ci facciamo a turno la doccia dal boccione. Ognuno per conto suo.
Poi come nulla fosse torniamo al lavoro.

Nei successivi 20 giorni di lavoro succede di tutto.
Succhio il cazzone di Akim.
Succhio il cazzetto a Sergio.
Entrambi insistono per succhiare il mio.
Ho il mio primo rapporto gay attivo quando inculo Sergio mentre lui spompina Akim.
Ho il mio primo rapporto gay passivo quando facciamo il trenino. Io davanti, Sergio che mi incula fin che non viene e Akim che tappa lui.
È assurdo ma con il cazzo di Sergio nel culo sborro che è un piacere.

Ci prendiamo più gusto. Ogni giorno Akim e io ci facciamo Sergio a turno. A lui pare piacere di più prenderlo che darlo, sborra anche tre volte di fila.
Gli viene l’idea di farmi inculare da Akim per godersi lo spettacolo.
Ci proviamo ma il mio culo non è sfondato come quello di Sergio.
Akim ne fa entrare poco più che la cappella poi si ferma. Per oggi basta così.
Mi scopa il culo di cappella, mi viene dentro, io gradisco e sborro.
Sergio in piedi si gode lo spettacolo segandosi a manetta.

Alla fine del mese il lavoro è finito.
Dopo la solita scopata, io glielo metto in culo Akim in bocca, mi dice che è l’ultimo giorno di lavoro. Mi da una busta con una pacata di soldi cash.
Per ora purtroppo non ha altro lavoro di squadra quindi Akim e io per un po’ siamo a spasso.
Non posso certo fargliene una colpa.

Quella sera do i soldi a mamma. Ceniamo tranquilli e poi andiamo a letto presto.
Faccio la mia buona prestazione, nulla di particolare, lei sotto io sopra con sborrata finale dentro al suo utero. Pausa sigaretta, nudi sul letto uno accanto all’altra. Prendo coraggio e glielo dico.
Gli racconto tutte le mie esperienze omosessuali in cantiere.
Mamma mi ride in faccia “e tu ti vergogni di questo?”.
“Non so mamma. Cioè. Un maschio che si fa un maschio…”.
“Ma fammi capire tesoro hai goduto?”.
“Umm si… in realtà si, la stimolazione anale mi piace che ci posso fare?”.
“Devi solo fregartene amore di mamma. Ti piace prenderlo oltre che darlo: fallo. Ti piace l’incesto: fallo. Non ti devi mai vergognare di nulla cucciolo mio. Anche io vado con le donne se mi piacciono e non me ne vergogno affatto” sorride grattandosi i peli della fica.
La guardo. La studio. Ha ragione lei. Se sono bisex tanto meglio, ho raddoppiato il mio terreno di caccia e che gli altri pensino pure ciò che vogliono.
“Mamma?”.
“Dimmi amore?”.
“Possiamo farlo ancora?”.
Sorride “magari vuoi farlo nel culo vero?”.
“Se puoi…”.
Lei si volta verso il cassetto, prende la sua crema alla vaselina, la mette sul letto vicino a me e lesta su mette a pecorina. “Ungi bene il buchino e poi vai”.
“Si mamma, grazie mamma”.
Le metto due dita unte di crema fra le chiappe. Spalmo bene, nel buco, intorno, piano piano.
Le dita la stimolano, lei già gode. Io ho il cazzo che freme pronto a entrare.
“Mamma…”.
“Dimmi caro”.
“Sei la miglior mamma del mondo”.
“Grazie -sorride lei- dai caro entra che sono un bollore”.
Vado. SPROK!
Il suo culo sembra burro…
scritto il
2026-10-03
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3.3
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