Segreti di mamma
di
Jack Off
genere
incesti
Quando vidi per la prima volta mia madre masturbarsi fu uno choc.
Da una parte ero sconvolto che quella bella mora in carne così a modo e che andava in chiesa ogni domenica se ne stesse a gambe larghe sulla tazza del cesso con tre dita a tintillarle la figa pelosa.
Dall’altra era un sogno che si avverava per tutte le seghe che mi ero fatto fantasticando sulle sue gambe e sui suoi seni.
Comunque sia era lì, mezza nuda, solo una canotta bianca che non nascondeva le grandi pere che ballonzolavano su e giù dalla scollatura e le lunghe gambe larghe per lasciare libera la sua patata bella pelosa. Le mutandine erano gettate sul pavimento e non c’erano dubbi che si stesse sollazzando visto quanto le aveva dentro.
Probabilmente aveva avuto una calura notturna, se ne era andata al cesso e si era sollazzata. La comprendevo appieno visto che anche io sollazzavo il mio uccellone più volte per notte.
Di certo non poteva immaginare che alle tre del mattino io entrassi al cesso e la beccassi con le mani nel sacco o meglio nell’utero.
Lei si blocca. Mi fissa. Probabilmente avrebbe voglia di urlarmi dietro ma non può perché sveglierebbe papà e di certo non saprebbe cosa dirgli.
Così si limita ad aprire la mano a palmo per coprire il suo intimo anche se un dito c’è l’ha ancora dentro.
“Che Diavolo fai?” sussurra a mezza voce.
“Io devo pisciare mamma. Che vuoi che faccia” dico e tanto per sottolinearlo agito l’uccello che avevo già tirato fuori dal pigiama che però adesso si è gonfiato non poco.
Lo guarda. Sa che è grosso, molto più grosso della norma, anche se non mi ha mai detto nulla è consapevole di avere un figlio superdotato.
Fin da ragazzino ho sempre avuto strane fantasie. Su mamma, sulle mie zie ma anche su mia nonna una volta che era chinata a lavare i piatti e da dietro le vedevo gli elastici delle calze e buona parte del culo.
Avessi ascoltato la voglia mi sarei aggrappato ai suoi fianchi e l’avrei montata come un cavallo.
Una mia zia, sempre con le gonne corte, le calze nere e i tacchi ad ogni falcata faceva agitare il culo e dondolare le grosse tette. Sembrava sempre un gran troione in cerca di cazzo e mi pareva doveroso segarmela a più non posso.
Mamma no, con lei ci avevo messo di più per vincere le inibizioni naturali di figlio ma poi una notte l’avevo sognata. Avevo sognato che era sdraiata sul divano a gambe larghe e mi diceva di leccargliela attraverso il collant. Questo ovviamente era successo dopo che un pomeriggio si era addormentata sul divano e la gonna si era mossa così tanto che chinandosi un pochino potevo vedere tutto. Ma, soprattutto, perché sotto al nylon non aveva gli slip.
La cosa mi aveva ovviamente sconvolto e avevo cominciato a immaginare la cara mamma che andava in chiesa senza mutande e a chiedermi se non fosse un po’ troia ma poi, avevo sentito dire che spesso le donne non mettevano gli slip col collant per migliorare la linea.
Avevo un po’ accettato la cosa anche perché mamma non aveva dato altri segni che provocassero le mie fantasie però avevo continuato spesso e volentieri a segarmela immaginandola nuda con le tettone al vento e i collant.
Ora però non erano più fantasie. Mamma era lì davanti a me. Si era appena masturbata e non poteva negarlo e io la fissavo col mio uccello gonfio, sempre più gonfio.
La vedo sgranare gli occhi “ma che fai? Ti masturbi?”.
“No mamma sono fermo”.
Infatti la mano non si muove di un millimetro ma l’uccello è sempre più duro e grosso nonostante che ora abbia chiuso le gambe. “Mi spiace mamma” dicco senza sapere che fare.
Probabilmente vorrebbe alzarsi ma sa che non può farlo perché dovrebbe mostrarmi tutto. Non mi sbatte neanche fuori dal bagno forse perché ha paura di lasciarmi in corridoio col cazzo al vento in balia delle altre parenti che dormono nelle stanze accanto.
“Forza muoviti prima che si svegli davvero qualcuno” insiste lei.
“Che devo fare?” borbotto inebetito.
“O che buono a nulla” sbuffa lei. Con uno scatto allunga un braccio e afferra secca il mio uccello.
È il tocco meno materno e intimo che si possa ricevere, fa quasi male per quanto lo afferra salda.
Eppure il piacere è fantastico.
Non è la prima volta che una donna mi fa una sega. Ho già avuto parecchie esperienze con le mie coetanee o poco più grandi e ho sempre fatto una bella figura col mio super birillo ma qui si tratta di mamma.
È la sega più dolorosa e meno appassionata che mi abbiano mai fatto ma guadare il viso di mamma che si dà da fare per farmi venire mi eccita come mai in vita mia.
Bastano meno di cinque minuti e sento i coglioni fremere. Lo sperma risale il cazzo ed è pronto a schizzare come una bottiglia di champagne.
Vorrei ululare per il piacere ma la paura mi trattiene. Mi scappa giusto un gemito soffocato mentre lei percepisce che sono al dunque.
Rapida afferra le mutandine da terra, le poggia sulla cappella gonfia e con magistrale esperienza mi svuota tutto lo sperma nel piccolo indumento nero.
Ci mette diverse pompate e smette solo quando decide di aver fatto uscire tutto. Poi, prima ancora che io possa dire qualcosa, lascia andare la presa, mi solleva le braghe elastiche del pigiama e lo fa sparire.
“Ora vai” dice secca intimandomi di uscire.
Io imbambolato lo faccio obbediente. Torno in camera mia e mi siedo sul letto. Ascolto con l’orecchio ogni rumore fin che non la sento uscire dal bagno.
A quel punto prendo coraggio. Torno in bagno e piscio. Avevo la vescica piena e per un attimo ho persino temuto di pisciare in mano a mamma.
Ora mi svuoto, mi rassereno e poi, ancora fermo davanti alla tazza mi viene voglia di farmi una sega. Immagino tutto quello che non ho fatto. Avrei potuto metterglielo in bocca visto che era così vicina, allungare le mani, afferrarle le tettone e mungerle ben bene mentre venivo, farla alzare, metterla contro il lavabo ed entrarle dentro a tutta forza.
Potevo farla godere come una vacca e invece sono stato lì a farmi svuotare il pisello imbambolato e inerme.
La rabbia e il desiderio di rivalsa sono così forti che quella notte mi sparo altre tre seghe mentre continuo a pensarla immaginandola in ogni più porca perversione.
Una cosa è certa; questa vicenda non può chiudersi con una banale seghetta in bagno.
Naturalmente, dopo quella sera le cose non potevano tornare come prima.
Ormai, ogni volta che vedevo mia madre Barbara non potevo fare a meno di studiare le sue forme, i suoi vestiti attillati, le sue tette che facevano capolino dalla scollatura, le sue calze che fasciavano le sue gambe così sensuali. Ovviamente su ogni particolare mi facevo dei gran film e naturalmente delle grandi seghe.
Così una sera, dopo che tutti sono andati a letto, vedo il suo collant poggiato su una sedia.
È nero, velato, invitante.
Quando lo ha sfilato seduta in poltrona non ho perso un istante del suo show, soprattutto perché so che quando ha il collant non mette gli slip e ho sperato davvero di intravvedere un po’ del suo bosco.
Così non è stato, lei, molto lesta, lo ha sfilato lungo le gambe senza darmi il tempo di vedere nulla. Ora il nylon è li. Ben disteso, invitante… non riesco a fare a meno di pensare che sia stato a diretto contatto con la sua figa e che sia impregnato del suo sapore.
Lo prendo.
Lo annuso passandomelo sul viso mentre il cazzo mi si gonfia.
Sono al massimo della mia erezione. Sento l’odore della sua fica, lecco il nylon nel punto giusto dove immagino lei abbia colato per tutto il giorno.
Il ricordo della sua gnocca bagnata è fisso in me.
La mia mano va sempre più veloce.
Sento che sto arrivando al culmine.
Sposto il nylon e me lo piazzo al punto giusto appena in tempo per inondarlo di sborra immaginando già il mio seme che andrà a strusciarsi sul suo pelo pubico e sulle sue carnose labbra vaginali.
Soddisfatto rimetto a posto il collant come nulla fosse e vado in bagno a pulirmi già immaginando Barbara che se ne andrà in giro con la mia sborra addosso.
La delusione è tanta quando al mattino noto subito che mamma ha le calze color carne.
Ho fantasticato sul mio sperma che avrebbe accarezzato la sua patata ma lei ha rovinato i piani. In bagno c’è la cesta dei panni da lavare e i collant sono finiti li.
Da una parte però la cosa mi va bene. Significa che la sera posso fare ciò che voglio visto che le calze finiranno a lavare.
E così la sera dopo mi faccio di nuovo un lavoretto col suo collant color carne che pare odorare di fregna anche più del precedente.
Godo. Lo riempio bene bene avvolto sul cazzo a solleticarmi lo schizzo e poi lo rimetto dove l’ho preso.
Sborrarle le calze diventa un mio piccolo passatempo che svolgo abbastanza spesso, ancor più spassoso quando invece del collant lascia le calze autoreggenti.
Non puzzano di gnocca ma anche l’orrore di sudato delle sue gambe e dei suoi piedi mi stuzzica.
Mi metto una calza sul naso e una sul cazzo e vado di stantuffo…
Poi accade, come era ovvio che succedesse prima o poi.
Mi becca!
In pieno lavoro con una mano sul cazzo e una calza sul viso.
“Ma santodddio James!” sbotta entrando in salotto.
Io non so come reagire. Tanto più che avevo lo schizzo in canna pronto a uscire.
“È questo che fai porco?”.
“È l’unico modo che mi dai per averti”
“Cosa?”.
“Mamma io ti voglio. Ti voglio tutta. Da quella sera della sega non ho altro pensiero”.
“Ma sei mio figlio non possiamo…”.
“Perché non posso? Perché non puoi? Non ti piace il mio uccello? Guarda come si alza solo per te”.
“James smettila….”.
“No smettila tu. Lo so che lo vuoi. Ho sentito quella sera quanto lo volevi ma sei ipocrita e fai finta di nulla. Preferisci i ditalini a questo uccello”.
“Finiscila dici solo sciocchezze”.
“E allora torna a letto, vattene stronza. Lasciami soffrire da solo”.
Lei si siede sul divano accanto a me. Indossa una camicia da notte bianca molto corta quindi vedo quasi tutto. Le cosce, i seni che traboccano dalla scollatura.
“Se ti masturbo ancora una volta finirà per piacermi” sussurra.
“Io te lo lascerei masturbare tutto il giorno mamma”.
“Non ti importa che sono tua madre?”.
“No, anzi, mi esalta”.
Allunga la mano e lo afferra incerta.
“Potresti mettere le calze?”.
“Cosa? Quando?”.
“Adesso. Vedertele addosso. Accarezzarti le gambe fasciate dal nylon”.
“Maledizione sei proprio come lui” scuote la testa mamma.
“Lui chi?”.
“Niente, non preoccuparti” scuote la testa mamma. Poi afferra le due calze di nylon nero. “Ora le indosso” dice.
La lascio fare ed è uno spettacolo divino. Mi tocco ma piano perché non voglio venire troppo presto. Quando ha fatto, in un colpo solo si leva la vestaglia e resta solo in calze.
È fantastica.
Mi si avvicina. Le sue poppe sul mio viso, le mie mani ad accarezzarle le belle gambe, le sue mani sul mio cazzo.
Sono così eccitato che sborro dopo pochi minuti. Mamma prende la camicia da notte e la usa per afferrare gli schizzi prima che allaghino il salotto.
“Quanta roba” commenta.
“Proporzionale all’attrezzatura” rido io.
“Già. Chissà come potevi pensare che non me ne accorgessi?”.
“Quindi lo sapevi?”.
“Per forza. Pensi che al mattino non mi accorgessi che avevo i collant inzaccherati?”.
“E li hai mai indossati prima di accorgetene?”.
“Si è successo caro il mio porcello…”.
“Wow” esclamo.
“Che hai?”
“Pensavo al mio sperma sulla tua bella patata”.
“Maiale”.
“Guarda mamma è di nuovo durissimo”.
“E quindi dovrei masturbarti ancora? Non pensi che sono stanca?”.
“E se ti masturbarsi anche io?” dico. E prima che lei risponda le ho già messo una mano fra le gambe.
“O Cristo!” sbotta lei.
Non per vantarmi ma sono bravo a fare grilletti, le mie fidanzate lo sanno.
Inizio a fare un lavoro di eccellenza a mamma che prende a genere e sospirare mentre le mie dita solleticano il suo punto g, facendola bagnare come un lago.
Viene. Trattiene a stento le urla di piacere per non svegliare papà mentre le mungo la vagina come una vacca.
Annaspando con le mani trova il mio cazzo che eccitato è già tornato di marmo.
Lo afferra e lo sega a tutta forza mentre ondeggia con tutto il bacino sommessa dai colpi delle mie dita.
Veniamo insieme.
Faccio appena in tempo a dirigere lo schizzo su di lei e mi sfogo riempiendole le tettone.
La mia mano è lorda dei suoi umori e me la porto alla bocca goloso.
Allo stesso modo mamma si raccoglie qualche grumo di sperma dal seno e lo assaggia assaporandolo ben bene.
Soddisfatti e per nulla turbati da quanto è successo ci alziamo dal divano.
Mamma appallottola la camicia da notte e se la piazza fra le gambe tipo tampone per non colare in giro per la casa.
Io la fisso mentre zampetta tutta nuda in calze verso il bagno con quella mano fra le cosce, le tettone che ciondolano e il gran culone che dondola.
La voglia di saltarle addosso e prenderla completamente è incommensurabile ma, per questa sera, penso di potermi accontentare…
Ci piace masturbarci a vicenda.
L’idea di stimolare la fica a mia madre mi stimola ancora di più.
Vedere la sua bocca col mio cazzo dentro mi fa venire solo a guardala.
Ci masturbiamo sei o sette volte al giorno.
Le mie mani sulle sue tettone, le sue mani sul mio cazzo che segano, le mie dita nella sua fica, le sue dita sul mio buco del culo…
Non pensavo che avere un dito di una donna nel culo fosse così bello e stimolasse così tanto la sborrata.
Il primo pompino che mi ha fatto è stato fantastico. Ha ciucciato in apnea senza sosta fin che non sono venuto in bocca. Con l’asta poggiata comoda sulle sue belle e grandi poppe che scaturivano un incredibile calore ho continuato a spingere dentro al suo palato senza che lei dicesse mai basta.
Quando sono venuto ho provato un naturale istinto di ritrarlo fuori ma lei mi ha trattenuto.
Con una mano poggiata sulla mia chiappa mi ha cinto a lei e ha continuato a ciucciare e leccare come una puttana fin che il mio spruzzo non l’ha riempita.
Ha bevuto. Ne ha ingoiata una buona parte mentre il resto le colava giù dalle labbra fino alle tette…
È stato stupendo e non potevo essere da meno. Quatto quatto mentre il cazzo ancora colava mi sono fatto strada fra le sue gambe, le ho spalancate e mi sono tuffato nel suo bel bosco umido.
All’inizio ha provato a divincolarsi forse per imbarazzo ma piano piano si è lasciata andare e ha raggiunto l’orgasmo.
Senza smettere ho bevuto il suo seme continuando a darle piacere ed è venuta ancora e poi ancora.
Poi è arrivata la sorpresa. Dal cassetto più basso del suo comodino nascosto sotto a dei fazzoletti è apparso un cazzone di lattice.
Me lo ha mostrato con un lieve imbarazzo e io ho sgranato gli occhi pensando a quanto sia troia.
Come nulla fosse se lo infila dentro piano piano e si lascia scappare un deciso “aaaa che voglia di cazzo”.
Io la fisso eccitato dalla scena. Fra le gambe c’è l’ho di marmo, me lo afferro e inizio a stantuffare a tutta forza.
La guardo. Il cazzo di gomma sembra sempre più umido e lei lo muove sempre più veloce.
Mi avvicino in ginocchio accanto al suo viso, glielo porgo e lei lo ingoia da perfetta troia.
Senza che la sua mano smetta di stantuffare con quella libera afferra il mio attrezzo e lo ciuccia meglio di una professionista.
La voglio. Le vorrei venire in faccia mentre si consuma la gnocca col lattice ma non lo trovo giusto.
Con forza glielo sfilo dalla bocca e la guardo col cazzo teso. “Sei una vera bastarda”.
“Cosa!” sbotta lei.
“Sei qui a farmi consumare di seghe e ti soddisfi con quel cazzo di gomma. Cosa credi che non sia in grado di ficcartelo dentro e farti godere come una vacca”.
“James io. Non posso. Non me la sento. Non posso avere dentro il pisello di mio figlio non c’è la faccio”.
“Dici solo cazzate” mi irrito ancora di più.
Lei smette di masturbarsi. Se lo sfila e lo lascia a giacere umido sul letto pregno della sua sbroda.
“Mi è passata la voglia. Smettiamola qui per oggi” sbuffa cercando di alzarsi.
Ma era chiaro a tutti e due che ormai questa storia non sarebbe finita tanto facilmente.
Ormai io e mamma ci masturbiamo assieme da un mese. Ci piace, è il nostro piccolo segreto ma io voglio di più. La voglio tutta e lei lo sa. Oramai tiene i collant addosso ogni volta che lo facciamo e io posso solo toccarla o leccarla attraverso il nylon. Forse per lei è un modo per mettere fra di noi uno strato protettivo. Chiarire che non le entrerò mai dentro.
In realtà il suo nylon non fa altro che esaltare di più i miei sensi anche se non gliel’ho mai detto.
Ma non può andare avanti così. Io a segarmi e lei a ficcarsi dentro un cazzo di gomma quando tutti dormono. Continua a dire che non se la sente, che farsi suo figlio è troppo per lei. Ma perché? Perché se sono uscito da lei non potrei anche entrarci…
Così, dopo la solita pippa con sborrata sul grande seno prendo coraggio.
Lei si vorrebbe alzare dal divano ma io non le do il tempo. Guidato da una forza irresistibile scivolo verso di lei, sopra di lei.
La blocco col mio corpo nudo poggiato sul suo, i suoi seni gonfi contro il mio petto, i suoi peli pubici a solleticarmi la cappella.
Lei protesta, prova a muoversi, ma la trattengo.
La fisso dritto negli occhi e riesco solo a dirle “Io ti voglio”.
Lasciandola sconvolta con la bocca larga e immobile guido il mio cazzo in quel suo umido lago peloso. Il collant cede quasi subito inumidito dalla mia saliva di prima. Un colpo solo, lungo, potente, dirompente.
“Oddio!” urla Barbara sentendosi aprire dal mio cazzo duro come marmo.
Le sue mani scivolano sul mio corpo. Mi poggia le mani sulle chiappe e mi tira verso di lei.
“E va bene, hai voluto farlo, hai voluto avermi e allora dimostra di meritarlo. Forza, scopami, vediamo che cosa sai fare. Vediamo se hai il coraggio di sbatterti tua madre brutto bastardo”.
La sfida è aperta. Raccolgo tutte le mie forze e inizio a pompare.
Non cambiamo nemmeno posizione. Nulla di fantasioso, solo un classico io sopra e lei sotto che dura meno di cinque fantastici minuti.
Lo so, è davvero poco. Ha vinto lei, ero così teso a pensare che ero nella fica di mamma che sono venuto quasi subito.
Nonostante ciò viene anche mamma e poi viene ancora e mentre il mio sperma rovente spruzza a tutta forza gode una terza volta.
Poi si blocca “Cazzo ma mi sei venuto dentro?”.
“Si lo volevo davvero tanto mamma” dico mentre lo tiro fuori e mi sdraio accanto a lei appagato.
“Cristo ma sei davvero un coglione!” sbotta.
“Cosa?”.
“Sono ancora fertile idiota e non ho protezioni”.
“A! Dici che ti ho messo incinta?” sorrido.
Mi guarda rabbiosa, scuote la testa “Oddio non mi dire che ti piacerebbe farlo?”
“Pensa come saresti sexy col pancione…” rispondo.
“Cazzo James ma sei malato di testa tu?”.
“Ricordati che ho il tuo dna”.
Lei non risponde, non sa che dire. Si alza di scatto e tutta nuda corre letteralmente verso il bagno. Vederla correre nuda con tutta la latteria che ballonzola mi eccita un’altra volta.
Infatti quando torna sono sul divano col cazzo di nuovo bello teso.
Mi fissa.
“Ho lavato il più possibile. Speriamo che tu non abbia fatto centro brutto coglione”.
“Scusa mamma” le dico mentre mi massaggio il cazzo ancora voglioso.
“Speriamo di averla scampata” sospira lei.
“La prossima volta starò più attento” dico.
“Sarà meglio” dice lei sbattendo le tettone mentre si siede.
Io, non resisto, mi avvicino, mi sollevo un po’ e la bacio dietro al collo.
“Vedrai che adesso meglio” le sussurro mentre le mie mani scivolano da dietro sulle sue grosse pere che mungo una per mano mentre i capezzoli si induriscono come noccioli di ciliegia.
Il mio cazzo teso trova la strada da solo. La penetro con tutte le mie forze e in un colpo solo lo sente dentro fino ai coglioni.
Senza staccare la bocca dai suoi seni che succhio come quando ero neonato la scopo con tutte le mie forze e la porto in paradiso altre quattro volte prima di estrarlo pulsante e con due sapienti carezze vengo inondando di sperma bianco il suo gigantesco seno.
Mamma non dice nulla, anzi, le piace da morire e ridendo si spalma il mio seme su tutta la latteria.
Dopo una settimana si procura un test di gravidanza istantaneo.
È andata bene, non è gravida.
Si tranquillizza.
Riprende a prendere la pillola per andare sul sicuro.
Continuiamo a scopare come ricci ogni volta che siamo a casa da soli…
Jackoffstorie@yahoo.com
Da una parte ero sconvolto che quella bella mora in carne così a modo e che andava in chiesa ogni domenica se ne stesse a gambe larghe sulla tazza del cesso con tre dita a tintillarle la figa pelosa.
Dall’altra era un sogno che si avverava per tutte le seghe che mi ero fatto fantasticando sulle sue gambe e sui suoi seni.
Comunque sia era lì, mezza nuda, solo una canotta bianca che non nascondeva le grandi pere che ballonzolavano su e giù dalla scollatura e le lunghe gambe larghe per lasciare libera la sua patata bella pelosa. Le mutandine erano gettate sul pavimento e non c’erano dubbi che si stesse sollazzando visto quanto le aveva dentro.
Probabilmente aveva avuto una calura notturna, se ne era andata al cesso e si era sollazzata. La comprendevo appieno visto che anche io sollazzavo il mio uccellone più volte per notte.
Di certo non poteva immaginare che alle tre del mattino io entrassi al cesso e la beccassi con le mani nel sacco o meglio nell’utero.
Lei si blocca. Mi fissa. Probabilmente avrebbe voglia di urlarmi dietro ma non può perché sveglierebbe papà e di certo non saprebbe cosa dirgli.
Così si limita ad aprire la mano a palmo per coprire il suo intimo anche se un dito c’è l’ha ancora dentro.
“Che Diavolo fai?” sussurra a mezza voce.
“Io devo pisciare mamma. Che vuoi che faccia” dico e tanto per sottolinearlo agito l’uccello che avevo già tirato fuori dal pigiama che però adesso si è gonfiato non poco.
Lo guarda. Sa che è grosso, molto più grosso della norma, anche se non mi ha mai detto nulla è consapevole di avere un figlio superdotato.
Fin da ragazzino ho sempre avuto strane fantasie. Su mamma, sulle mie zie ma anche su mia nonna una volta che era chinata a lavare i piatti e da dietro le vedevo gli elastici delle calze e buona parte del culo.
Avessi ascoltato la voglia mi sarei aggrappato ai suoi fianchi e l’avrei montata come un cavallo.
Una mia zia, sempre con le gonne corte, le calze nere e i tacchi ad ogni falcata faceva agitare il culo e dondolare le grosse tette. Sembrava sempre un gran troione in cerca di cazzo e mi pareva doveroso segarmela a più non posso.
Mamma no, con lei ci avevo messo di più per vincere le inibizioni naturali di figlio ma poi una notte l’avevo sognata. Avevo sognato che era sdraiata sul divano a gambe larghe e mi diceva di leccargliela attraverso il collant. Questo ovviamente era successo dopo che un pomeriggio si era addormentata sul divano e la gonna si era mossa così tanto che chinandosi un pochino potevo vedere tutto. Ma, soprattutto, perché sotto al nylon non aveva gli slip.
La cosa mi aveva ovviamente sconvolto e avevo cominciato a immaginare la cara mamma che andava in chiesa senza mutande e a chiedermi se non fosse un po’ troia ma poi, avevo sentito dire che spesso le donne non mettevano gli slip col collant per migliorare la linea.
Avevo un po’ accettato la cosa anche perché mamma non aveva dato altri segni che provocassero le mie fantasie però avevo continuato spesso e volentieri a segarmela immaginandola nuda con le tettone al vento e i collant.
Ora però non erano più fantasie. Mamma era lì davanti a me. Si era appena masturbata e non poteva negarlo e io la fissavo col mio uccello gonfio, sempre più gonfio.
La vedo sgranare gli occhi “ma che fai? Ti masturbi?”.
“No mamma sono fermo”.
Infatti la mano non si muove di un millimetro ma l’uccello è sempre più duro e grosso nonostante che ora abbia chiuso le gambe. “Mi spiace mamma” dicco senza sapere che fare.
Probabilmente vorrebbe alzarsi ma sa che non può farlo perché dovrebbe mostrarmi tutto. Non mi sbatte neanche fuori dal bagno forse perché ha paura di lasciarmi in corridoio col cazzo al vento in balia delle altre parenti che dormono nelle stanze accanto.
“Forza muoviti prima che si svegli davvero qualcuno” insiste lei.
“Che devo fare?” borbotto inebetito.
“O che buono a nulla” sbuffa lei. Con uno scatto allunga un braccio e afferra secca il mio uccello.
È il tocco meno materno e intimo che si possa ricevere, fa quasi male per quanto lo afferra salda.
Eppure il piacere è fantastico.
Non è la prima volta che una donna mi fa una sega. Ho già avuto parecchie esperienze con le mie coetanee o poco più grandi e ho sempre fatto una bella figura col mio super birillo ma qui si tratta di mamma.
È la sega più dolorosa e meno appassionata che mi abbiano mai fatto ma guadare il viso di mamma che si dà da fare per farmi venire mi eccita come mai in vita mia.
Bastano meno di cinque minuti e sento i coglioni fremere. Lo sperma risale il cazzo ed è pronto a schizzare come una bottiglia di champagne.
Vorrei ululare per il piacere ma la paura mi trattiene. Mi scappa giusto un gemito soffocato mentre lei percepisce che sono al dunque.
Rapida afferra le mutandine da terra, le poggia sulla cappella gonfia e con magistrale esperienza mi svuota tutto lo sperma nel piccolo indumento nero.
Ci mette diverse pompate e smette solo quando decide di aver fatto uscire tutto. Poi, prima ancora che io possa dire qualcosa, lascia andare la presa, mi solleva le braghe elastiche del pigiama e lo fa sparire.
“Ora vai” dice secca intimandomi di uscire.
Io imbambolato lo faccio obbediente. Torno in camera mia e mi siedo sul letto. Ascolto con l’orecchio ogni rumore fin che non la sento uscire dal bagno.
A quel punto prendo coraggio. Torno in bagno e piscio. Avevo la vescica piena e per un attimo ho persino temuto di pisciare in mano a mamma.
Ora mi svuoto, mi rassereno e poi, ancora fermo davanti alla tazza mi viene voglia di farmi una sega. Immagino tutto quello che non ho fatto. Avrei potuto metterglielo in bocca visto che era così vicina, allungare le mani, afferrarle le tettone e mungerle ben bene mentre venivo, farla alzare, metterla contro il lavabo ed entrarle dentro a tutta forza.
Potevo farla godere come una vacca e invece sono stato lì a farmi svuotare il pisello imbambolato e inerme.
La rabbia e il desiderio di rivalsa sono così forti che quella notte mi sparo altre tre seghe mentre continuo a pensarla immaginandola in ogni più porca perversione.
Una cosa è certa; questa vicenda non può chiudersi con una banale seghetta in bagno.
Naturalmente, dopo quella sera le cose non potevano tornare come prima.
Ormai, ogni volta che vedevo mia madre Barbara non potevo fare a meno di studiare le sue forme, i suoi vestiti attillati, le sue tette che facevano capolino dalla scollatura, le sue calze che fasciavano le sue gambe così sensuali. Ovviamente su ogni particolare mi facevo dei gran film e naturalmente delle grandi seghe.
Così una sera, dopo che tutti sono andati a letto, vedo il suo collant poggiato su una sedia.
È nero, velato, invitante.
Quando lo ha sfilato seduta in poltrona non ho perso un istante del suo show, soprattutto perché so che quando ha il collant non mette gli slip e ho sperato davvero di intravvedere un po’ del suo bosco.
Così non è stato, lei, molto lesta, lo ha sfilato lungo le gambe senza darmi il tempo di vedere nulla. Ora il nylon è li. Ben disteso, invitante… non riesco a fare a meno di pensare che sia stato a diretto contatto con la sua figa e che sia impregnato del suo sapore.
Lo prendo.
Lo annuso passandomelo sul viso mentre il cazzo mi si gonfia.
Sono al massimo della mia erezione. Sento l’odore della sua fica, lecco il nylon nel punto giusto dove immagino lei abbia colato per tutto il giorno.
Il ricordo della sua gnocca bagnata è fisso in me.
La mia mano va sempre più veloce.
Sento che sto arrivando al culmine.
Sposto il nylon e me lo piazzo al punto giusto appena in tempo per inondarlo di sborra immaginando già il mio seme che andrà a strusciarsi sul suo pelo pubico e sulle sue carnose labbra vaginali.
Soddisfatto rimetto a posto il collant come nulla fosse e vado in bagno a pulirmi già immaginando Barbara che se ne andrà in giro con la mia sborra addosso.
La delusione è tanta quando al mattino noto subito che mamma ha le calze color carne.
Ho fantasticato sul mio sperma che avrebbe accarezzato la sua patata ma lei ha rovinato i piani. In bagno c’è la cesta dei panni da lavare e i collant sono finiti li.
Da una parte però la cosa mi va bene. Significa che la sera posso fare ciò che voglio visto che le calze finiranno a lavare.
E così la sera dopo mi faccio di nuovo un lavoretto col suo collant color carne che pare odorare di fregna anche più del precedente.
Godo. Lo riempio bene bene avvolto sul cazzo a solleticarmi lo schizzo e poi lo rimetto dove l’ho preso.
Sborrarle le calze diventa un mio piccolo passatempo che svolgo abbastanza spesso, ancor più spassoso quando invece del collant lascia le calze autoreggenti.
Non puzzano di gnocca ma anche l’orrore di sudato delle sue gambe e dei suoi piedi mi stuzzica.
Mi metto una calza sul naso e una sul cazzo e vado di stantuffo…
Poi accade, come era ovvio che succedesse prima o poi.
Mi becca!
In pieno lavoro con una mano sul cazzo e una calza sul viso.
“Ma santodddio James!” sbotta entrando in salotto.
Io non so come reagire. Tanto più che avevo lo schizzo in canna pronto a uscire.
“È questo che fai porco?”.
“È l’unico modo che mi dai per averti”
“Cosa?”.
“Mamma io ti voglio. Ti voglio tutta. Da quella sera della sega non ho altro pensiero”.
“Ma sei mio figlio non possiamo…”.
“Perché non posso? Perché non puoi? Non ti piace il mio uccello? Guarda come si alza solo per te”.
“James smettila….”.
“No smettila tu. Lo so che lo vuoi. Ho sentito quella sera quanto lo volevi ma sei ipocrita e fai finta di nulla. Preferisci i ditalini a questo uccello”.
“Finiscila dici solo sciocchezze”.
“E allora torna a letto, vattene stronza. Lasciami soffrire da solo”.
Lei si siede sul divano accanto a me. Indossa una camicia da notte bianca molto corta quindi vedo quasi tutto. Le cosce, i seni che traboccano dalla scollatura.
“Se ti masturbo ancora una volta finirà per piacermi” sussurra.
“Io te lo lascerei masturbare tutto il giorno mamma”.
“Non ti importa che sono tua madre?”.
“No, anzi, mi esalta”.
Allunga la mano e lo afferra incerta.
“Potresti mettere le calze?”.
“Cosa? Quando?”.
“Adesso. Vedertele addosso. Accarezzarti le gambe fasciate dal nylon”.
“Maledizione sei proprio come lui” scuote la testa mamma.
“Lui chi?”.
“Niente, non preoccuparti” scuote la testa mamma. Poi afferra le due calze di nylon nero. “Ora le indosso” dice.
La lascio fare ed è uno spettacolo divino. Mi tocco ma piano perché non voglio venire troppo presto. Quando ha fatto, in un colpo solo si leva la vestaglia e resta solo in calze.
È fantastica.
Mi si avvicina. Le sue poppe sul mio viso, le mie mani ad accarezzarle le belle gambe, le sue mani sul mio cazzo.
Sono così eccitato che sborro dopo pochi minuti. Mamma prende la camicia da notte e la usa per afferrare gli schizzi prima che allaghino il salotto.
“Quanta roba” commenta.
“Proporzionale all’attrezzatura” rido io.
“Già. Chissà come potevi pensare che non me ne accorgessi?”.
“Quindi lo sapevi?”.
“Per forza. Pensi che al mattino non mi accorgessi che avevo i collant inzaccherati?”.
“E li hai mai indossati prima di accorgetene?”.
“Si è successo caro il mio porcello…”.
“Wow” esclamo.
“Che hai?”
“Pensavo al mio sperma sulla tua bella patata”.
“Maiale”.
“Guarda mamma è di nuovo durissimo”.
“E quindi dovrei masturbarti ancora? Non pensi che sono stanca?”.
“E se ti masturbarsi anche io?” dico. E prima che lei risponda le ho già messo una mano fra le gambe.
“O Cristo!” sbotta lei.
Non per vantarmi ma sono bravo a fare grilletti, le mie fidanzate lo sanno.
Inizio a fare un lavoro di eccellenza a mamma che prende a genere e sospirare mentre le mie dita solleticano il suo punto g, facendola bagnare come un lago.
Viene. Trattiene a stento le urla di piacere per non svegliare papà mentre le mungo la vagina come una vacca.
Annaspando con le mani trova il mio cazzo che eccitato è già tornato di marmo.
Lo afferra e lo sega a tutta forza mentre ondeggia con tutto il bacino sommessa dai colpi delle mie dita.
Veniamo insieme.
Faccio appena in tempo a dirigere lo schizzo su di lei e mi sfogo riempiendole le tettone.
La mia mano è lorda dei suoi umori e me la porto alla bocca goloso.
Allo stesso modo mamma si raccoglie qualche grumo di sperma dal seno e lo assaggia assaporandolo ben bene.
Soddisfatti e per nulla turbati da quanto è successo ci alziamo dal divano.
Mamma appallottola la camicia da notte e se la piazza fra le gambe tipo tampone per non colare in giro per la casa.
Io la fisso mentre zampetta tutta nuda in calze verso il bagno con quella mano fra le cosce, le tettone che ciondolano e il gran culone che dondola.
La voglia di saltarle addosso e prenderla completamente è incommensurabile ma, per questa sera, penso di potermi accontentare…
Ci piace masturbarci a vicenda.
L’idea di stimolare la fica a mia madre mi stimola ancora di più.
Vedere la sua bocca col mio cazzo dentro mi fa venire solo a guardala.
Ci masturbiamo sei o sette volte al giorno.
Le mie mani sulle sue tettone, le sue mani sul mio cazzo che segano, le mie dita nella sua fica, le sue dita sul mio buco del culo…
Non pensavo che avere un dito di una donna nel culo fosse così bello e stimolasse così tanto la sborrata.
Il primo pompino che mi ha fatto è stato fantastico. Ha ciucciato in apnea senza sosta fin che non sono venuto in bocca. Con l’asta poggiata comoda sulle sue belle e grandi poppe che scaturivano un incredibile calore ho continuato a spingere dentro al suo palato senza che lei dicesse mai basta.
Quando sono venuto ho provato un naturale istinto di ritrarlo fuori ma lei mi ha trattenuto.
Con una mano poggiata sulla mia chiappa mi ha cinto a lei e ha continuato a ciucciare e leccare come una puttana fin che il mio spruzzo non l’ha riempita.
Ha bevuto. Ne ha ingoiata una buona parte mentre il resto le colava giù dalle labbra fino alle tette…
È stato stupendo e non potevo essere da meno. Quatto quatto mentre il cazzo ancora colava mi sono fatto strada fra le sue gambe, le ho spalancate e mi sono tuffato nel suo bel bosco umido.
All’inizio ha provato a divincolarsi forse per imbarazzo ma piano piano si è lasciata andare e ha raggiunto l’orgasmo.
Senza smettere ho bevuto il suo seme continuando a darle piacere ed è venuta ancora e poi ancora.
Poi è arrivata la sorpresa. Dal cassetto più basso del suo comodino nascosto sotto a dei fazzoletti è apparso un cazzone di lattice.
Me lo ha mostrato con un lieve imbarazzo e io ho sgranato gli occhi pensando a quanto sia troia.
Come nulla fosse se lo infila dentro piano piano e si lascia scappare un deciso “aaaa che voglia di cazzo”.
Io la fisso eccitato dalla scena. Fra le gambe c’è l’ho di marmo, me lo afferro e inizio a stantuffare a tutta forza.
La guardo. Il cazzo di gomma sembra sempre più umido e lei lo muove sempre più veloce.
Mi avvicino in ginocchio accanto al suo viso, glielo porgo e lei lo ingoia da perfetta troia.
Senza che la sua mano smetta di stantuffare con quella libera afferra il mio attrezzo e lo ciuccia meglio di una professionista.
La voglio. Le vorrei venire in faccia mentre si consuma la gnocca col lattice ma non lo trovo giusto.
Con forza glielo sfilo dalla bocca e la guardo col cazzo teso. “Sei una vera bastarda”.
“Cosa!” sbotta lei.
“Sei qui a farmi consumare di seghe e ti soddisfi con quel cazzo di gomma. Cosa credi che non sia in grado di ficcartelo dentro e farti godere come una vacca”.
“James io. Non posso. Non me la sento. Non posso avere dentro il pisello di mio figlio non c’è la faccio”.
“Dici solo cazzate” mi irrito ancora di più.
Lei smette di masturbarsi. Se lo sfila e lo lascia a giacere umido sul letto pregno della sua sbroda.
“Mi è passata la voglia. Smettiamola qui per oggi” sbuffa cercando di alzarsi.
Ma era chiaro a tutti e due che ormai questa storia non sarebbe finita tanto facilmente.
Ormai io e mamma ci masturbiamo assieme da un mese. Ci piace, è il nostro piccolo segreto ma io voglio di più. La voglio tutta e lei lo sa. Oramai tiene i collant addosso ogni volta che lo facciamo e io posso solo toccarla o leccarla attraverso il nylon. Forse per lei è un modo per mettere fra di noi uno strato protettivo. Chiarire che non le entrerò mai dentro.
In realtà il suo nylon non fa altro che esaltare di più i miei sensi anche se non gliel’ho mai detto.
Ma non può andare avanti così. Io a segarmi e lei a ficcarsi dentro un cazzo di gomma quando tutti dormono. Continua a dire che non se la sente, che farsi suo figlio è troppo per lei. Ma perché? Perché se sono uscito da lei non potrei anche entrarci…
Così, dopo la solita pippa con sborrata sul grande seno prendo coraggio.
Lei si vorrebbe alzare dal divano ma io non le do il tempo. Guidato da una forza irresistibile scivolo verso di lei, sopra di lei.
La blocco col mio corpo nudo poggiato sul suo, i suoi seni gonfi contro il mio petto, i suoi peli pubici a solleticarmi la cappella.
Lei protesta, prova a muoversi, ma la trattengo.
La fisso dritto negli occhi e riesco solo a dirle “Io ti voglio”.
Lasciandola sconvolta con la bocca larga e immobile guido il mio cazzo in quel suo umido lago peloso. Il collant cede quasi subito inumidito dalla mia saliva di prima. Un colpo solo, lungo, potente, dirompente.
“Oddio!” urla Barbara sentendosi aprire dal mio cazzo duro come marmo.
Le sue mani scivolano sul mio corpo. Mi poggia le mani sulle chiappe e mi tira verso di lei.
“E va bene, hai voluto farlo, hai voluto avermi e allora dimostra di meritarlo. Forza, scopami, vediamo che cosa sai fare. Vediamo se hai il coraggio di sbatterti tua madre brutto bastardo”.
La sfida è aperta. Raccolgo tutte le mie forze e inizio a pompare.
Non cambiamo nemmeno posizione. Nulla di fantasioso, solo un classico io sopra e lei sotto che dura meno di cinque fantastici minuti.
Lo so, è davvero poco. Ha vinto lei, ero così teso a pensare che ero nella fica di mamma che sono venuto quasi subito.
Nonostante ciò viene anche mamma e poi viene ancora e mentre il mio sperma rovente spruzza a tutta forza gode una terza volta.
Poi si blocca “Cazzo ma mi sei venuto dentro?”.
“Si lo volevo davvero tanto mamma” dico mentre lo tiro fuori e mi sdraio accanto a lei appagato.
“Cristo ma sei davvero un coglione!” sbotta.
“Cosa?”.
“Sono ancora fertile idiota e non ho protezioni”.
“A! Dici che ti ho messo incinta?” sorrido.
Mi guarda rabbiosa, scuote la testa “Oddio non mi dire che ti piacerebbe farlo?”
“Pensa come saresti sexy col pancione…” rispondo.
“Cazzo James ma sei malato di testa tu?”.
“Ricordati che ho il tuo dna”.
Lei non risponde, non sa che dire. Si alza di scatto e tutta nuda corre letteralmente verso il bagno. Vederla correre nuda con tutta la latteria che ballonzola mi eccita un’altra volta.
Infatti quando torna sono sul divano col cazzo di nuovo bello teso.
Mi fissa.
“Ho lavato il più possibile. Speriamo che tu non abbia fatto centro brutto coglione”.
“Scusa mamma” le dico mentre mi massaggio il cazzo ancora voglioso.
“Speriamo di averla scampata” sospira lei.
“La prossima volta starò più attento” dico.
“Sarà meglio” dice lei sbattendo le tettone mentre si siede.
Io, non resisto, mi avvicino, mi sollevo un po’ e la bacio dietro al collo.
“Vedrai che adesso meglio” le sussurro mentre le mie mani scivolano da dietro sulle sue grosse pere che mungo una per mano mentre i capezzoli si induriscono come noccioli di ciliegia.
Il mio cazzo teso trova la strada da solo. La penetro con tutte le mie forze e in un colpo solo lo sente dentro fino ai coglioni.
Senza staccare la bocca dai suoi seni che succhio come quando ero neonato la scopo con tutte le mie forze e la porto in paradiso altre quattro volte prima di estrarlo pulsante e con due sapienti carezze vengo inondando di sperma bianco il suo gigantesco seno.
Mamma non dice nulla, anzi, le piace da morire e ridendo si spalma il mio seme su tutta la latteria.
Dopo una settimana si procura un test di gravidanza istantaneo.
È andata bene, non è gravida.
Si tranquillizza.
Riprende a prendere la pillola per andare sul sicuro.
Continuiamo a scopare come ricci ogni volta che siamo a casa da soli…
Jackoffstorie@yahoo.com
12
voti
voti
valutazione
5.1
5.1
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
Teresa e la Nonna 5
Commenti dei lettori al racconto erotico