Teresa e la nonna 2
di
Jack Off
genere
incesti
Mia nonna Lella mi sta facendo un pompino. Ormai l’avevo quasi rimosso perché sono passati decenni ma è una pompinara da paura. Da ragazzino non solo mi ha spompinato e segato alla grande ma, al momento giusto è stata la prima donna in cui sono entrato. Mi ha reso uomo e di questo le sarò sempre grato.
Ora, per puro caso, quella vacca della vicina di casa ha scatenato il mio cazzo esibendosi nuda sul balcone a predere il sole.
Nonna naturalmente ha subito capito che avevo bisogno di una mano perché avevo la pertica così gonfia che non stava nei pantaloni.
Così la signora Teresa ha fatto la sua bella scenata dichiarandosi offesa dal guardone (io) e la nonna per riposta ha minimizzato la cosa dandole anche educatamente della troia cosa che Teresa ha mandato giù senza fare storie.
Appena ha chiuso il cancello sculettando il culone che a ogni passo faceva capolino perché la vacca non aveva le mutande la nonna si è seduta su una sedia e mi ha fatto avvicinare.
Senza esitazione mi ha aperto la patta e il cazzo è saltato fuori come un missile.
“O ma è cresciuto ancora” ha sorriso.
Io non sapevo che dire. Ormai andava per gli ottanta la nonna eppure…
Prima che dicessi altro lo aveva già in mano e segava piano ma decisa. “Pensa se ci vedesse adesso” ho riso.
“Non dirlo neanche per scherzo quella vacca andrebbe subito a dire in giro che facciamo incesto e mi sputtanerebbe per tutto il paese”.
“Che stronza”.
“O si, perché credi che dopo essersi fatta vedere è subito venuta a dirmelo… Voleva la soddisfazione di insultarti e umiliarti davanti a me”.
“Mi viene una voglia di ficcarglielo in culo a secco!”.
“O ma le faresti solo un piacere. E poi dopo chissà che andrebbe a dire. Capace di dire che l’hai violentata. No caro, uno dei motivi per cui da ragazzo ho provveduto io a te è stato anche per quella stronza. Fra l’altro all’epoca era pure più giovane e fertile.
“Fertile?”.
“Nel senso che la potevi anche mettere incinta. Io so che lo faceva apposta, che già allora si faceva vedere nuda da te con ogni scusa per provocarti”.
“Per quello da ragazzino me l’hai data?”.
“Uno dei motivi si anche se ammetto che avevi un gran cazzo e mi mettevi voglia” e dopo aver detto quello se lo ficca in bocca iniziando a succhiare al meglio…
Le mie mani le scivolano sulla camicetta, la apro, le faccio uscire dal body che ha sotto sono un po’ più cadenti ma ancora enormi come me le ricordavo. Le afferro con le mani mentre Lei indomita succhia come una matta.
L’eccitazione è così tanta che sborro dopo pochi minuti e le riempio le tette…
“Mi toccherà fare una doccia” dice lei alzandosi dalla sedia con la sborra che dal seno le cola giù verso il vestito.
Si spoglia. La guardo come se fossse uno strip-tease.
Quando inizia a levarsi le calze sganciando i gancetti dal body c’è l’ho già di marmo. Quando leva il body e mi mostra la ficona pelosa un po’ grigia ma sempre bella non resisto.
Mi avvicino, le palpo una coscia, le palpo i fianchi, le accarezzo i peli vaginali e le solletico il grillettone sporgente. Lei sorride, gode, le ficco la lingua in bocca e contemporaneamente un dito nella figa.
Lei mi palpa il cazzone.
“La facciamo assieme quella doccia nonna?” sussurro senza smettere di palparla e abbracciarla.
“Vieni porcone… andiamo in bagno”.
Ovviamente scopiamo…
È impossibile non ricordare con piacere il mio primo sesso con lei. Mia nonna Lella è una gran bella donna, gran belle tettone, sempre amorevole, delicata, sofisticata nel vestire ma anche una gran troia diciamolo pure. Ed è una cosa stupenda. All’inizio tutto si riduceva a qualche fuggevole occhiata infatti la nonna era solita cambiarsi d’abito in cucina di fronte a me prima di andare a letto. Ora la cosa di per sé non era maliziosa ma faceva parte della routine quotidiana ma mano a mano che crescevo quel momento serale in cui la nonna toglieva maglie e gonne restando in bustino e reggicalze diventava sempre più stimolante. Il cazzo mi veniva duro. Lei era lì col suo bustino nero tutto pieno di pezzi e le calze spesso nere e io fissavo il reggicalze e fissavo le mutandine anch’esse nere. Avevo una voglia di toccarle che me ne vergognavo da solo. Poi la nonna toglieva anche il bustino ma mentre lo faceva mi voltava la schiena cosicchè potevo avere solo una vaga idea delle sue grosse tettone. Nonostante ciò bastava il riflesso di esse sui vetri per capire che ben di dio avevo di fronte. Sfilato il bustino e tolte piano piano le calze, una cosa già di per sé molto arrapante la nonna metteva una mano sotto alle tette coprendo i capezzoli e tenendo in mano quelle due angurie scodinzolava in bagno con le sole mutande addosso. A quel punto sapevo che andava a lavarsi e a mettersi il pigiama. Io, che non ne potevo più afferravo le sue calze e me le portavo al viso odorandole per bene. Arrapato lo tiravo fuori e sborravo in fretta e furia prima che lei tornasse. All’inizio me ne vergognavo. Si insomma era poi sempre mia nonna ma mano a mano che i giorni passavano pensavo solo a quanto fosse fica e bella in carne. Di solito ero bravo a sborrare in fretta perchè lei stava in bagno meno di dieci minuti ed io dovevo smenarlo velocissimo se non volevo che mi trovasse lì col picio duro fra le mani e, allo stesso modo ero anche bravo a mirare bene nella mano che chiudevo a coppa sulla cappella per non spruzzare in giro sperma. Nonostante ciò il mio cazzo lasciava nell’aria una puzza di sesso che certamente la nonna non poteva far a meno di sentire. Ma non disse mai nulla. Una volta che la nonna aveva le calze a rete mi arrapai più del dovuto e mi uscì così tanta sborra che non riuscìì a farmela nella mano ma, come un proiettile schizzò in aria andando ad attaccarsi sul muro alle mie spalle. Ero dannatamente imbarazzato. C’era questa medusa molliccia accanto alla mia spalla e non avevo nulla per pulirla. Se anche ci avessi provato che avrei potuto fare? La macchia sul muro sarebbe rimasta comunque. Alla fine, mentre ancora pensavo a cosa avrei potuto fare arrivò lei. Aveva già finito. Finsi indifferenza sperando che non notasse la macchia e magari dopo, mentre dormiva avrei potuto pulirla ma, forse per l’odore la nonna la vide subito. Pensavo mi ammazzasse di botte o peggio non mi volesse più con lei invece fu molto dolce… Prese una spugna bagnata dal lavandino e me la diede. ‘Pulisci bene, togli tutto prima che resti la macchia’ non disse altro. Io obbedii rosso di vergogna perchè era evidente che la nonna sapeva che mi sparavo le seghe. Che ingenuo che ero. A quei tempi me ne tiravo cinque o sei al giorno e in casa di nonna c’era una puzza di sperma che non ti dico. Solo io non la notavo ma lei si, lei l’aveva già notata da molto tempo. La sera dopo come se nulla fosse si cambiò e a me venne ancora duro ma stavolta prima di andare in bagno mi diede un piccolo asciugamani. ‘mettiglielo intorno così non sbagli il colpo’ commentò con un sorriso. ‘Nonna ma…. cioè io…’. ‘Dai dai meglio nell’asciugamani che sul muro o sul divano’ tagliò corto lei. Era una nonna fantastica. Non solo non aveva disapprovato la mia masturbazione ma mi aiutava persino a sborrare meglio. Dalla vergogna passai all’eccitazione. L’idea stessa che la nonna approvasse le mia cannonate di sperma mi faceva godere e anche quella sera sborrai alla grande nell’asciugamano. Quando la nonna tornò dal bagno pronta per andare a letto l’asciugamani era tutto lurido. Lei lo prese da un lembo e lo mise nella roba da lavare. Anche stavolta nessun commento. Ogni sera lasciava che la guardassi mentre si spogliava e poi mi dava il tempo di tirarmene una dandomi tanto di asciugamani. Iniziò anche a lasciarmi un altro asciugamani sul comodino accanto al letto. Evidentemente si era già accorta che me lo segavo ogni sera prima di dormire o ogni mattina appena sveglio. Una volta non fui abbastanza lesto e quando la nonna uscì dal bagno ero ancora lì a sparare sborra nell’asciugamano. Lei fece come nulla fosse e mi si sedette accanto mentre la mia mano menava a tutta forza. Proprio mentre sparavo fuori tutto mi chiese ‘Domani ti va se faccio il risotto?’. ‘Siiiiiiiii’ le risposi. Un si davvero convinto. A volte la nonna mi chiedeva di lavarle la schiena mentre faceva il bagno. Per me era un gran momento visto che potevo toccarla come meglio credevo e alzando abbastanza la testa potevo guardarle il petto e vedere le sue grosse tette. Si davvero grosse. Una bella sesta a pera coi capezzoloni lunghi e rosa. Una favola. Ormai però quando le lavavo la schiena era inevitabile che mi venisse duro come una pietra. Certo non potevo dirglielo ma il bozzo era molto chiaro e sono certo che la nonna lo vedesse gonfio sotto ai pantaloni. Della cosa non parlammo mai anche se appena finito il bagno la nonna si metteva l’accappatoio e poi mi porgeva un asciugamano. ‘Questo è per te’ diceva sapendo benissimo che appena possibile me ne sarei sparata una. Poi una volta mentre le passavo la spugna sulla schiena mi disse ‘Perchè non vieni dentro?’. ‘Come?’. ‘Ma si dai togli tutto e datti una rinfrescata no’. Potevo rifiutare questa occasione. Mi denudai sapendo che mi stava guardando e con un certo orgoglio lascia che il mio uccello dritto e duro dondolasse un po’ accanto a lei quindi entrai in vasca. La nonna stava seduta sulle ginocchia e io mi misi alle sue spalle ma inevitabilmente ad ogni spinta della spugna il mio corpo si avvicinava sempre più al suo. Alla fine ero così vicino che la punta del mio cazzo puntava sulla sua schiena appena pochi centimetri sopra al suo gran culone. La nonna dovette sentirlo perchè si mise un po’ più avanti lasciando che il cazzo le si poggiasse giusto sotto alle chiappe in quel piccolo lembo di pelle tra fica e culo. Io con lunghe spinte in avanti che sembravano tante pompate continuavo a lavarle la schiena mentre lei d’improvviso strinse bene le chiappe catturando il mio cazzo. Non glielo avevo davvero infilato ero solo prigioniero dei suoi glutei ma in quel momento fu meglio che una chiavata.
Lei stringeva le chiappe, io pompavo e alla fine le venni sul culo come se davvero avessimo scopato. A quel punto fece un commento sul fatto che ora l’acqua era piena di sborra e bisognava uscire subito.
Quella prima sborrata me la ricordavo ancora pur essendo passati vent’anni e ora cercai di replicare la cosa. Glielo misi fra le chiappe dopo che l’avevo ripassata nella fica alla grande.
Non dentro al buco, solo cullato piano piano dalle sue immense chiappe e sborrai felice come quando ero ragazzino…
Ora, per puro caso, quella vacca della vicina di casa ha scatenato il mio cazzo esibendosi nuda sul balcone a predere il sole.
Nonna naturalmente ha subito capito che avevo bisogno di una mano perché avevo la pertica così gonfia che non stava nei pantaloni.
Così la signora Teresa ha fatto la sua bella scenata dichiarandosi offesa dal guardone (io) e la nonna per riposta ha minimizzato la cosa dandole anche educatamente della troia cosa che Teresa ha mandato giù senza fare storie.
Appena ha chiuso il cancello sculettando il culone che a ogni passo faceva capolino perché la vacca non aveva le mutande la nonna si è seduta su una sedia e mi ha fatto avvicinare.
Senza esitazione mi ha aperto la patta e il cazzo è saltato fuori come un missile.
“O ma è cresciuto ancora” ha sorriso.
Io non sapevo che dire. Ormai andava per gli ottanta la nonna eppure…
Prima che dicessi altro lo aveva già in mano e segava piano ma decisa. “Pensa se ci vedesse adesso” ho riso.
“Non dirlo neanche per scherzo quella vacca andrebbe subito a dire in giro che facciamo incesto e mi sputtanerebbe per tutto il paese”.
“Che stronza”.
“O si, perché credi che dopo essersi fatta vedere è subito venuta a dirmelo… Voleva la soddisfazione di insultarti e umiliarti davanti a me”.
“Mi viene una voglia di ficcarglielo in culo a secco!”.
“O ma le faresti solo un piacere. E poi dopo chissà che andrebbe a dire. Capace di dire che l’hai violentata. No caro, uno dei motivi per cui da ragazzo ho provveduto io a te è stato anche per quella stronza. Fra l’altro all’epoca era pure più giovane e fertile.
“Fertile?”.
“Nel senso che la potevi anche mettere incinta. Io so che lo faceva apposta, che già allora si faceva vedere nuda da te con ogni scusa per provocarti”.
“Per quello da ragazzino me l’hai data?”.
“Uno dei motivi si anche se ammetto che avevi un gran cazzo e mi mettevi voglia” e dopo aver detto quello se lo ficca in bocca iniziando a succhiare al meglio…
Le mie mani le scivolano sulla camicetta, la apro, le faccio uscire dal body che ha sotto sono un po’ più cadenti ma ancora enormi come me le ricordavo. Le afferro con le mani mentre Lei indomita succhia come una matta.
L’eccitazione è così tanta che sborro dopo pochi minuti e le riempio le tette…
“Mi toccherà fare una doccia” dice lei alzandosi dalla sedia con la sborra che dal seno le cola giù verso il vestito.
Si spoglia. La guardo come se fossse uno strip-tease.
Quando inizia a levarsi le calze sganciando i gancetti dal body c’è l’ho già di marmo. Quando leva il body e mi mostra la ficona pelosa un po’ grigia ma sempre bella non resisto.
Mi avvicino, le palpo una coscia, le palpo i fianchi, le accarezzo i peli vaginali e le solletico il grillettone sporgente. Lei sorride, gode, le ficco la lingua in bocca e contemporaneamente un dito nella figa.
Lei mi palpa il cazzone.
“La facciamo assieme quella doccia nonna?” sussurro senza smettere di palparla e abbracciarla.
“Vieni porcone… andiamo in bagno”.
Ovviamente scopiamo…
È impossibile non ricordare con piacere il mio primo sesso con lei. Mia nonna Lella è una gran bella donna, gran belle tettone, sempre amorevole, delicata, sofisticata nel vestire ma anche una gran troia diciamolo pure. Ed è una cosa stupenda. All’inizio tutto si riduceva a qualche fuggevole occhiata infatti la nonna era solita cambiarsi d’abito in cucina di fronte a me prima di andare a letto. Ora la cosa di per sé non era maliziosa ma faceva parte della routine quotidiana ma mano a mano che crescevo quel momento serale in cui la nonna toglieva maglie e gonne restando in bustino e reggicalze diventava sempre più stimolante. Il cazzo mi veniva duro. Lei era lì col suo bustino nero tutto pieno di pezzi e le calze spesso nere e io fissavo il reggicalze e fissavo le mutandine anch’esse nere. Avevo una voglia di toccarle che me ne vergognavo da solo. Poi la nonna toglieva anche il bustino ma mentre lo faceva mi voltava la schiena cosicchè potevo avere solo una vaga idea delle sue grosse tettone. Nonostante ciò bastava il riflesso di esse sui vetri per capire che ben di dio avevo di fronte. Sfilato il bustino e tolte piano piano le calze, una cosa già di per sé molto arrapante la nonna metteva una mano sotto alle tette coprendo i capezzoli e tenendo in mano quelle due angurie scodinzolava in bagno con le sole mutande addosso. A quel punto sapevo che andava a lavarsi e a mettersi il pigiama. Io, che non ne potevo più afferravo le sue calze e me le portavo al viso odorandole per bene. Arrapato lo tiravo fuori e sborravo in fretta e furia prima che lei tornasse. All’inizio me ne vergognavo. Si insomma era poi sempre mia nonna ma mano a mano che i giorni passavano pensavo solo a quanto fosse fica e bella in carne. Di solito ero bravo a sborrare in fretta perchè lei stava in bagno meno di dieci minuti ed io dovevo smenarlo velocissimo se non volevo che mi trovasse lì col picio duro fra le mani e, allo stesso modo ero anche bravo a mirare bene nella mano che chiudevo a coppa sulla cappella per non spruzzare in giro sperma. Nonostante ciò il mio cazzo lasciava nell’aria una puzza di sesso che certamente la nonna non poteva far a meno di sentire. Ma non disse mai nulla. Una volta che la nonna aveva le calze a rete mi arrapai più del dovuto e mi uscì così tanta sborra che non riuscìì a farmela nella mano ma, come un proiettile schizzò in aria andando ad attaccarsi sul muro alle mie spalle. Ero dannatamente imbarazzato. C’era questa medusa molliccia accanto alla mia spalla e non avevo nulla per pulirla. Se anche ci avessi provato che avrei potuto fare? La macchia sul muro sarebbe rimasta comunque. Alla fine, mentre ancora pensavo a cosa avrei potuto fare arrivò lei. Aveva già finito. Finsi indifferenza sperando che non notasse la macchia e magari dopo, mentre dormiva avrei potuto pulirla ma, forse per l’odore la nonna la vide subito. Pensavo mi ammazzasse di botte o peggio non mi volesse più con lei invece fu molto dolce… Prese una spugna bagnata dal lavandino e me la diede. ‘Pulisci bene, togli tutto prima che resti la macchia’ non disse altro. Io obbedii rosso di vergogna perchè era evidente che la nonna sapeva che mi sparavo le seghe. Che ingenuo che ero. A quei tempi me ne tiravo cinque o sei al giorno e in casa di nonna c’era una puzza di sperma che non ti dico. Solo io non la notavo ma lei si, lei l’aveva già notata da molto tempo. La sera dopo come se nulla fosse si cambiò e a me venne ancora duro ma stavolta prima di andare in bagno mi diede un piccolo asciugamani. ‘mettiglielo intorno così non sbagli il colpo’ commentò con un sorriso. ‘Nonna ma…. cioè io…’. ‘Dai dai meglio nell’asciugamani che sul muro o sul divano’ tagliò corto lei. Era una nonna fantastica. Non solo non aveva disapprovato la mia masturbazione ma mi aiutava persino a sborrare meglio. Dalla vergogna passai all’eccitazione. L’idea stessa che la nonna approvasse le mia cannonate di sperma mi faceva godere e anche quella sera sborrai alla grande nell’asciugamano. Quando la nonna tornò dal bagno pronta per andare a letto l’asciugamani era tutto lurido. Lei lo prese da un lembo e lo mise nella roba da lavare. Anche stavolta nessun commento. Ogni sera lasciava che la guardassi mentre si spogliava e poi mi dava il tempo di tirarmene una dandomi tanto di asciugamani. Iniziò anche a lasciarmi un altro asciugamani sul comodino accanto al letto. Evidentemente si era già accorta che me lo segavo ogni sera prima di dormire o ogni mattina appena sveglio. Una volta non fui abbastanza lesto e quando la nonna uscì dal bagno ero ancora lì a sparare sborra nell’asciugamano. Lei fece come nulla fosse e mi si sedette accanto mentre la mia mano menava a tutta forza. Proprio mentre sparavo fuori tutto mi chiese ‘Domani ti va se faccio il risotto?’. ‘Siiiiiiiii’ le risposi. Un si davvero convinto. A volte la nonna mi chiedeva di lavarle la schiena mentre faceva il bagno. Per me era un gran momento visto che potevo toccarla come meglio credevo e alzando abbastanza la testa potevo guardarle il petto e vedere le sue grosse tette. Si davvero grosse. Una bella sesta a pera coi capezzoloni lunghi e rosa. Una favola. Ormai però quando le lavavo la schiena era inevitabile che mi venisse duro come una pietra. Certo non potevo dirglielo ma il bozzo era molto chiaro e sono certo che la nonna lo vedesse gonfio sotto ai pantaloni. Della cosa non parlammo mai anche se appena finito il bagno la nonna si metteva l’accappatoio e poi mi porgeva un asciugamano. ‘Questo è per te’ diceva sapendo benissimo che appena possibile me ne sarei sparata una. Poi una volta mentre le passavo la spugna sulla schiena mi disse ‘Perchè non vieni dentro?’. ‘Come?’. ‘Ma si dai togli tutto e datti una rinfrescata no’. Potevo rifiutare questa occasione. Mi denudai sapendo che mi stava guardando e con un certo orgoglio lascia che il mio uccello dritto e duro dondolasse un po’ accanto a lei quindi entrai in vasca. La nonna stava seduta sulle ginocchia e io mi misi alle sue spalle ma inevitabilmente ad ogni spinta della spugna il mio corpo si avvicinava sempre più al suo. Alla fine ero così vicino che la punta del mio cazzo puntava sulla sua schiena appena pochi centimetri sopra al suo gran culone. La nonna dovette sentirlo perchè si mise un po’ più avanti lasciando che il cazzo le si poggiasse giusto sotto alle chiappe in quel piccolo lembo di pelle tra fica e culo. Io con lunghe spinte in avanti che sembravano tante pompate continuavo a lavarle la schiena mentre lei d’improvviso strinse bene le chiappe catturando il mio cazzo. Non glielo avevo davvero infilato ero solo prigioniero dei suoi glutei ma in quel momento fu meglio che una chiavata.
Lei stringeva le chiappe, io pompavo e alla fine le venni sul culo come se davvero avessimo scopato. A quel punto fece un commento sul fatto che ora l’acqua era piena di sborra e bisognava uscire subito.
Quella prima sborrata me la ricordavo ancora pur essendo passati vent’anni e ora cercai di replicare la cosa. Glielo misi fra le chiappe dopo che l’avevo ripassata nella fica alla grande.
Non dentro al buco, solo cullato piano piano dalle sue immense chiappe e sborrai felice come quando ero ragazzino…
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