Ancora in piscina
di
Zeno1099
genere
incesti
Storie e persone non fanno riferimento a fatti realmente accaduti, ma sono frutto della fantasia e dell’immaginazione.
Questo racconto non è la continuazione del precedente “La piscina”, è la versione più esplicita, per chi ama un linguaggio più crudo e realistico.
Nikos scorse Dimitra mentre cercava di convincere sua figlia a passare sotto la doccia obbligatoria. Lei, già in costume e con l’asciugamano sotto il braccio, sembrava perfettamente a suo agio nel caos della piscina comunale. Quando lo vide, gli rivolse un sorriso naturale, come se incontrarsi lì fosse la cosa più normale del mondo. Nikos arrivò con le ciabatte che gli scivolavano dai piedi e lo zaino sulle spalle; suo figlio era già corso verso il trampolino.
«Non pensavo di trovarti qui» disse lui, posando la borsa. «Giornata perfetta per stare a mollo» rispose Dimitra. Per qualche minuto rimasero seduti a osservare i bambini che si sfidavano in gare improvvisate, immersi nell’odore di cloro e nel rumore degli spruzzi. «Almeno qui si divertono» disse lei. «E noi possiamo rilassarci un po’» aggiunse lui.
Era un pomeriggio semplice, quasi ordinario: fratello e sorella in costume, senza fretta, capitati nello stesso posto per caso. Ognuno era venuto con il proprio programma, e invece si ritrovavano lì, fianco a fianco. Un filo di imbarazzo aleggiava — niente di fastidioso, solo quel gesto rapido per sistemare la maglietta o controllare il costume. Erano anni che non si vedevano così, senza strati di vestiti a fare da barriera, e da adulti il corpo diventa qualcosa che si mostra solo quando serve.
Dimitra si sistemò il costume, dopo la gravidanza il suo seno era aumentato di volume ma aveva anche perso tonicità e spesso debordava, uscendo in “fuori-gioco”. Nikos trattenne la pancia che con gli anni era più evidente. Entrambi fingevano disinvoltura, ma sapevano che la situazione aveva un che di imbarazzante. Forse proprio per questo risultava piacevole.
«Strano ritrovarsi così» disse lei, sorridendo.
«Già. Ma non è male» rispose lui, lasciando che il rumore dei tuffi sciogliesse quel lieve disagio.
Mentre i bambini continuavano a ridere e spruzzarsi, i due fratelli si accorsero che quel pomeriggio non programmato stava diventando un regalo inatteso: qualche ora di acqua, sole e chiacchiere, senza fretta e soprattutto senza ruoli.
Dimitra armeggiò con i pantaloncini copricostume, Nikos seguì con lo sguardo quella operazione un po’ incuriosito e un po’ attirato dalle curve della sorella.
«Ti ricordi quando venivamo qui il sabato mattina?» chiese lei, lasciando che la domanda scivolasse fuori senza pensarci troppo.
«Certo. Tu che facevi finta di nuotare per non bagnarti i capelli e ti lamentavi perché l’acqua era sempre troppo fredda.»
Si guardarono un istante, e quel breve scambio — così semplice, così innocuo — bastò a sciogliere un altro strato di distanza. Non era nostalgia, non del tutto. Era più una constatazione: certe cose, anche se cambiano, restano in qualche modo riconoscibili.
Un bimbo passò correndo tra loro due, rischiando di scivolare. Dimitra rise, e Nikos si accorse che quel suono gli mancava più di quanto avesse immaginato.
«Allora,» disse lui, «come va davvero?»
Lei sospirò, ma non in modo pesante. «Va… come va. Ci sono giorni buoni e giorni storti. Ma oggi sembra un giorno buono, direi.»
«Già. Anche per me.»
Si sedettero sul bordo della vasca, con i piedi nell’acqua tiepida. Non avevano bisogno di parlare subito. Il silenzio, per una volta, non era un ostacolo: era un ponte.
«Se vuoi togliere i pantaloncini facciamo un bagno anche noi».
«Non posso, mi vergogno a dirtelo ma non ho avuto il tempo di depilarmi l’inguine e…».
«Ma che problema c’è? In acqua non ti vede nessuno e poi quando esci ti copri con l’asciugamano».
«No, Nikos, non voglio che mi veda tu così, so che effetto ti fa…» Arrossì appena, e Nikos capì subito a cosa alludesse. La frase gli aprì un varco nella memoria e lo riportò ad un pomeriggio di diversi anni prima. Una situazione di eccitante disagio che si manifestò con una strana sensazione allo stomaco.
Per un istante restarono entrambi rigidi, sospesi. L’unica cosa che Nikos riuscì a mormorare fu un «scusa», basso, intriso di vergogna e forse di un filo di pentimento. Lei scoppiò in una risata fragorosa, scrollando via tutto. «Ma dai, eravamo giovani… e a pensarci è stato anche divertente» disse canzonandolo, come se bastasse quello a sciogliere ogni nodo.
Non bastò, ma senz’altro fu di aiuto.
Nikos si alzò con l’intenzione di andare a prendere un caffè shakerato.
“Vado al bar, ti va un caffè freddo?»
«Sììì, volentieri, poi ti do i soldi».
Dimitra si stava crogiolando al sole di quel caldo pomeriggio d’agosto. Le era sempre piaciuto abbronzarsi, ma ultimamente il calore le sembrava più insistente, quasi avvolgente. Le gocce di sudore le scivolavano dalle ascelle all’interno delle braccia, mentre altre correvano lungo il seno, impregnando il tessuto del costume che le aderiva alla pelle in modo morbido e pesante. Il caldo la circondava come un abbraccio lento, e per un istante chiuse gli occhi, lasciandosi attraversare da quella sensazione. «Un bagno ci starebbe proprio bene”, pensò.
Da lì a poco arrivò Nikos con il caffè: «Gli ho fatto aggiungere due palline di gelato, spero non ti dispiaccia», «Al contrario, ci vuole proprio qualcosa di fresco, grazie Nikos, sei un tesoro».
Aprì gli occhi lentamente, ancora avvolta da quel torpore caldo, e allungò una mano verso il bicchiere che Nikos le porgeva.
Si sedettero sui rispettivi lettini uno di fronte all’altra e iniziarono a gustarsi quella specie di affogato.
Nikos, come al solito, finì in un attimo e poté così soffermarsi ad osservare la sorella. Era ancora una bella donna: il viso conservava la delicatezza e l’eleganza di un tempo, mentre il corpo, un po’ più appesantito e meno tonico, rivelava un aspetto naturale che aveva sempre solleticato i sensi di Nikos.
Adorava le spalle e le braccia di Dimitra e ritrovò lo stesso antico piacere nell’osservarle. Si soffermò con lo sguardo sulle curve della sorella, sul seno prorompente, sul ventre, non più piatto come in gioventù ma per questo ancor più eccitante e sui fianchi dolci e larghi. Il caldo di quel pomeriggio, la vicinanza e quella nudità parziale ridestarono in lui un desiderio antico e mai sopito.
Proprio mentre i suoi occhi accarezzavano la pelle calda e sudata, un po’ di gelato cadde dal cucchiaino sul seno facendo reagire il capezzolo che si svegliò tendendo la stoffa del costume.
“Oh!” Dimitra raccolse velocemente il gelato con la punta del dito e se lo portò alla bocca.
Il movimento, veloce e un po’ scomposto, fece spostare la coppa del reggiseno mostrando il segno scuro dell’areola.
Nikos sgranò gli occhi e non resistette: «E’ meglio che mi faccia un bagno!»
«Ah Ah Ah Ah… Scemo!»
«Eh beh, lo sai che sono sensibile!»
«Se riesci, dai un’occhiata ai ragazzi.»
«Dai, vieni anche tu!»
«Uffa, te l’ho detto che non posso.»
«Vabbè…»
I ragazzi si stavano davvero divertendo, i due cugini avevano un bellissimo rapporto nonostante si vedessero poco.
Nikos ben presto ritornò al lettino, desiderava la vicinanza della sorella.
Dimitra finì il caffè, si sistemò i capelli e alzò le braccia per raccoglierli in uno chignon. Nikos la osservava con un’attenzione che rasentava l’adorazione, ma anche con un’avidità nascosta.
Lei, ignara, non notò nulla, ma quel gesto le scoprì le ascelle e Nikos restò in ammirazione gustando ogni attimo. Nelle sue narici, per un secondo, il mondo svanì. L’odore del sudore della sorella era vivo, fresco ed inebriante e gli fece allentare i freni inibitori. Sentì l’impulso fisico di avvicinarsi, di immergere il naso, di assaporare quel miscuglio di calore e sale, di leccare avidamente ogni goccia di sudore che scendeva dalla pelle. Un desiderio proibito, già consumato nella sua mente.
«Uh… cavolo, che puzza!» esclamò lei, tirando su il naso con disgusto. «Ho sudato troppo e non ho fatto nemmeno un bagno. Prima di cambiarmi devo farmi una doccia. Ma… si sente l’odore? Tu lo senti?»
Nikos non disse nulla, cercando di mantenere il volto impassibile ma, con la scusa, si avvicinò per constatare. «Un po’ si sente… lo trovo eccitante».
«Eccitante? Ma per chi? Io mi sento una puzzona! »
«Non dico niente perché potrebbe essere compromettente»
«Vuoi metterci il naso? Ah ah ah ah … ma dai!»
«Eh… magari!» disse Nikos a bassa voce.
La sua mente era ormai catturata da quel desiderio, e sentì il corpo reagire prima ancora di pensarci. Si alzò in piedi, trovandosi improvvisamente con il rigonfiamento della sua erezione ad un passo dal volto di Dimitra. Se il costume non fosse stato già fradicio, lei avrebbe visto chiaramente la macchia dell’eccitazione spandersi sul tessuto.
«Altro tuffo!»
«Sei sempre il solito pirla ah ah ah ah ah”».
Dimitra sembrava più divertita che infastidita dalle reazioni del fratello, come se fosse a suo agio proprio su quel confine sottile tra confidenza e indecenza.
Nikos giocò un po' con la nipote e con suo figlio, salutò un'amica della sua ex compagna — una che avrebbe fatto volentieri a meno di incontrare. Poi tornò al lettino, e stavolta si sedette proprio su quello della sorella, immersa nella lettura di una rivista.
«Credo sia quasi ora di tornare a casa». Mentre pronunciava quelle parole, sfiorò la caviglia della sorella, risalendo con la carezza verso le natiche ma senza arrivarci. Dimitra si destò dal torpore e, senza dare importanza a quelle parole, esclamò con gioia: «Sììì, bello! Mi fai un massaggio ai piedi come mi facevi tanti anni fa?»
Per Nikos, quel massaggio era un permesso rubato. Iniziò a lavorare sui piedi della sorella con cura e delicatezza sfruttando le poche nozioni di Shiatsu che aveva. Attraverso quei movimenti poteva toccarla e trasformare un gesto apparentemente innocuo in un contatto intimo e desiderato. Ogni piccolo gemito di piacere che lei emetteva era per lui una scossa sul suo sesso. Le sue mani conoscevano la forma di quei piedi, ma la sua mente desiderava altro: avrebbe voluto baciare la curva di ogni dito, baciare la pianta, perdere la ragione in un atto di adorazione fisica.
Il pomeriggio stava volgendo al termine e ormai la maggior parte delle persone se n’era andata; la piscina si stava svuotando e attorno a loro non c’era più nessuno. Nikos voleva odorare i piedi di Dimitra e si fece più audace. Con una scusa, le sollevò delicatamente la gamba e avvicinò il piede al suo viso, non troppo, senz’altro meno di quanto avrebbe voluto, ma riuscì comunque a percepire il profumo della sua pelle, l’odore del cuoio dei sandali, misto a un sentore di cloro:
«Hai sempre dei bei piedini curati.»
«Ti piacciono?»
Nikos annuì e continuò il suo massaggio, abbassando il piede fece in modo che toccasse il suo membro turgido.
«Quante attenzioni oggi! Non ricordavo di essermi sentita così bene! Ma sembra che questo massaggio piaccia anche a te»
Si percepiva gratitudine nelle sue parole, gratitudine e una complicità nei gesti forse azzardati del fratello.
«Sono felice che tu sia stata bene, lo sono stato anch’io, molto! Però non hai fatto neanche un tuffo!»
«Sì, vero, ma da quello che ho sentito forse ho fatto bene a non togliere il copricostume» e rise divertita.
«Ora è tardi e vorrei fare una doccia»
«Va bene, Dimi, come vuoi tu. Mentre fai la doccia, io chiamo i ragazzi»
«Ok, perfetto».
Nikos arrivò all’area giochi mentre Cino e Myra, fradici e ridendo, finivano di rotolarsi sui tappetini. «Fanciulli… Doccia e poi a casa» annunciò, ma i due si scambiarono uno sguardo complice. «No. Siamo grandi, facciamo da soli» dichiarò Cino, seguito da Myra che lo congedò con sicurezza. Nikos, divertito, cedette: «Va bene, ma se perdete un calzino non è colpa mia.»
Dopo la doccia, i ragazzi si chiusero nella cabina. Nikos rimase un attimo nel corridoio, ascoltando: niente proteste, solo un fitto bisbiglio di strategia — «Tu prendi la maglietta», «No, prima le scarpe» — e poi una risata soffocata. Sentì affiorare orgoglio e nostalgia: ieri si disperavano per una mutanda storta, oggi invece… erano davvero cresciuti.
Dal fondo del corridoio Nikos sentì la doccia di Dimitra interrompersi. La piscina si fece improvvisamente silenziosa: per la prima volta, loro due erano davvero soli. Dimitra uscì con i capelli ancora bagnati e, in un sussurro, chiese se li avesse visti. Nikos sorrise: «Mi hanno cacciato. Pare che io non sia più ammesso nei loro spogliatoi.» Dimitra rise piano e i due rimasero lì, uno di fronte all’altra, nel corridoio deserto che odorava di cloro, mentre dalle cabine arrivavano le voci tranquille dei figli.
«È tardi… ti dispiace se entro nella cabina con te?» Nikos temette di aver frainteso. Le chiese di ripetere e, quando Dimitra confermò, annuì sentendo ancora quella strana sensazione allo stomaco.
La cabina a rotazione era stretta e lunga, spoglia, con solo una panca e un cestino dei rifiuti.
Dimitra, avvolta nell’accappatoio e con la sacca del cambio stretta contro il fianco, entrò per prima e si portò verso il fondo.
Quando lei si sistemò, Nikos ebbe l’impressione che lo spazio si fosse ristretto attorno a loro. Un turbamento lieve, quasi timido, gli attraversò il respiro.
Iniziarono a cambiarsi in silenzio, con gesti misurati, attenti a non rivelare il corpo l’una all’altro.
Eppure quel pudore condiviso, quella cura nel proteggersi, aveva una forza più intensa di qualsiasi nudità: un’emozione sottile che sembrava avvicinarli proprio mentre cercavano di restare distanti.
L'educazione, il riserbo, la decenza: tutto fu spazzato via dal desiderio che tormentava Nikos, con decisione ma con dolcezza, le sussurrò: «Dimitra, Lasciati guardare».
Dimitra fece finta di non udire. Nikos rimase in attesa, continuò a spogliarsi, ormai eccitato dalla vicinanza.
Lei, senza dire nulla, lentamente lasciò cadere l’accappatoio, si girò verso il fratello rimanendo immobile.
Nikos alzò gli occhi e vide il corpo della sorella, il corpo della donna che desiderava. Era proprio bella, osservò il seno pesante, un po’ rilasciato e con qualche smagliatura ma soprattutto con quelle magnifiche areole larghe e scure che lo facevano impazzire. Guardò i fianchi larghi come piacevano a lui e il pube davvero rigoglioso con tutto il pelo che sarebbe sicuramente fuoriuscito dalla linea del costume. Con la vista annebbiata dall’emozione si diresse verso la sorella esibendo quell’eccitazione incontrollabile.
Si avvicinò e strinse Dimitra in un abbraccio vigoroso, premendo il suo sesso duro tra il suo e l’addome della sorella. L’abbraccio fu così stretto e prolungato quasi da impedire alla donna di respirare. Lui, invece, inspirò il profumo della sua pelle, affondò il naso nei capelli ancora bagnati e iniziò a baciarle il collo, scendendo verso le spalle e poi verso il capezzolo enorme e turgido. Subito dopo infilò il naso sotto il braccio che lei alzò con delicatezza, baciando con trasporto l'ascella sinistra, dove ricercava quell'odore dolce e pungente già assaporato nel pomeriggio.
Il bagnoschiuma aveva svolto il suo compito, ma la tensione e l’eccitazione del momento furono generose con Nikos: sulla pelle di Dimitra, appena sotto il braccio, comparvero nuove gocce di sudore. Lui non distolse il volto, vi si posò sopra con una lentezza calcolata, la lingua che sfiorava prima l’incavo della spalla, poi scendeva a raccogliere, una a una, assaporandole come un dono.
Ogni goccia era un sapore familiare, un ricordo del pomeriggio che tornava vivo sulla punta della lingua, e Nikos le baciò e le leccò con devozione.
Dimitra, dapprima sorpresa, poi travolta dai gesti di Nikos, si abbandonò a quelle intime attenzioni, gemendo e ricambiando abbracci, baci e carezze. La sua mano scese ad avvolgere il pene duro e umido del fratello, massaggiandolo con dedizione, lo sentiva pulsare di piacere e fu un invito a continuare a muovere la mano.
Solo allora Nikos trovò il coraggio di cercare la bocca di Dimitra. Voleva baciarla, voleva sentire l’incontro delle loro lingue e voleva conoscere il suo sapore. Lei non aspettava altro: la passione unì i due corpi, fondendo le loro anime.
Nikos afferrò la natica sinistra di Dimitra, invitandola ad alzare la gamba e ad appoggiarla sulla panca. La sua mano corse tra le cosce fino a incontrare la sua intimità, accarezzò le labbra bagnate dapprima con delicatezza, poi con più energia. Poco dopo, si portò le dita umide al viso: le odorò e leccò gli umori trasparenti e profumati che le ricoprivano.
Dimitra gli cinse le braccia al collo, cercando le sue labbra come per ritrovare quel sapore.
Nell’abbraccio, il pene compresso tra i loro corpi espresse il suo violento turgore. Nikos stava per venire ma voleva assaporare l’intimità posteriore della sorella, la fece voltare e l’accompagnò nel reclinarsi.
Si fermò, si fermò a contemplare quel sedere bianco e largo, pieno e maestoso, senza un filo di cellulite ma con una rigogliosa ed eccitante peluria tra le chiappe. Allargò le due metà e mise in luce quello splendido buchetto, poi scese ad odorare e leccare quel fiore selvaggio.
Dimitra si irrigidì, non era abituata ad essere “assaggiata” ovunque, ma subito si lasciò andare e ricambiò i baci profondi con gemiti forzatamente trattenuti.
Nikos non riuscì ad aspettare oltre, diresse il suo glande ormai violaceo tra le labbra grondanti della sorella, la stava penetrando, si stava congiungendo carnalmente con il desiderio proibito di una vita. Afferrò Dimitra per i fianchi, le mani si insinuarono nella piega del bacino e in quella posizione iniziò a muoversi con colpi potenti, duri… la donna non riuscì a soffocare i suoi gemiti, allora Nikos cambiò ritmo ma non resistette a lungo.
«Sto per venire».
«Non venirmi dentro» lo esortò dolcemente.
Tirò fuori l’uccello e lo strinse forte, Dimitra si voltò e guardò negli occhi il fratello e diresse le labbra verso la cappella che stava per esplodere, accolse nella sua bocca il membro del fratello, lo assaporò sentendo anche il gusto degli umori della sua vagina. Bastò poco, una frullatina con la lingua e due movimenti e Nikos le godette in bocca il suo orgasmo. Dimitra non riuscì a trattenere e a deglutire tutto lo sperma e un rivolò scese dalle sue labbra fino a scivolare sul seno.
La realtà bussò alla porta con la voce di Myra: «Mamma… hai finito?»
«Mi sto pettinando, due minuti ed esco» rispose Dimitra, cercando di pulirsi con l’accappatoio e rivestendosi in fretta.
Nikos non volle perdere quell’ultima occasione e odorò intensamente le ascelle sudate della sorella poi la bacio in bocca. Si abbracciarono stretti in silenzio per non smettere di sognare.
Questo racconto non è la continuazione del precedente “La piscina”, è la versione più esplicita, per chi ama un linguaggio più crudo e realistico.
Nikos scorse Dimitra mentre cercava di convincere sua figlia a passare sotto la doccia obbligatoria. Lei, già in costume e con l’asciugamano sotto il braccio, sembrava perfettamente a suo agio nel caos della piscina comunale. Quando lo vide, gli rivolse un sorriso naturale, come se incontrarsi lì fosse la cosa più normale del mondo. Nikos arrivò con le ciabatte che gli scivolavano dai piedi e lo zaino sulle spalle; suo figlio era già corso verso il trampolino.
«Non pensavo di trovarti qui» disse lui, posando la borsa. «Giornata perfetta per stare a mollo» rispose Dimitra. Per qualche minuto rimasero seduti a osservare i bambini che si sfidavano in gare improvvisate, immersi nell’odore di cloro e nel rumore degli spruzzi. «Almeno qui si divertono» disse lei. «E noi possiamo rilassarci un po’» aggiunse lui.
Era un pomeriggio semplice, quasi ordinario: fratello e sorella in costume, senza fretta, capitati nello stesso posto per caso. Ognuno era venuto con il proprio programma, e invece si ritrovavano lì, fianco a fianco. Un filo di imbarazzo aleggiava — niente di fastidioso, solo quel gesto rapido per sistemare la maglietta o controllare il costume. Erano anni che non si vedevano così, senza strati di vestiti a fare da barriera, e da adulti il corpo diventa qualcosa che si mostra solo quando serve.
Dimitra si sistemò il costume, dopo la gravidanza il suo seno era aumentato di volume ma aveva anche perso tonicità e spesso debordava, uscendo in “fuori-gioco”. Nikos trattenne la pancia che con gli anni era più evidente. Entrambi fingevano disinvoltura, ma sapevano che la situazione aveva un che di imbarazzante. Forse proprio per questo risultava piacevole.
«Strano ritrovarsi così» disse lei, sorridendo.
«Già. Ma non è male» rispose lui, lasciando che il rumore dei tuffi sciogliesse quel lieve disagio.
Mentre i bambini continuavano a ridere e spruzzarsi, i due fratelli si accorsero che quel pomeriggio non programmato stava diventando un regalo inatteso: qualche ora di acqua, sole e chiacchiere, senza fretta e soprattutto senza ruoli.
Dimitra armeggiò con i pantaloncini copricostume, Nikos seguì con lo sguardo quella operazione un po’ incuriosito e un po’ attirato dalle curve della sorella.
«Ti ricordi quando venivamo qui il sabato mattina?» chiese lei, lasciando che la domanda scivolasse fuori senza pensarci troppo.
«Certo. Tu che facevi finta di nuotare per non bagnarti i capelli e ti lamentavi perché l’acqua era sempre troppo fredda.»
Si guardarono un istante, e quel breve scambio — così semplice, così innocuo — bastò a sciogliere un altro strato di distanza. Non era nostalgia, non del tutto. Era più una constatazione: certe cose, anche se cambiano, restano in qualche modo riconoscibili.
Un bimbo passò correndo tra loro due, rischiando di scivolare. Dimitra rise, e Nikos si accorse che quel suono gli mancava più di quanto avesse immaginato.
«Allora,» disse lui, «come va davvero?»
Lei sospirò, ma non in modo pesante. «Va… come va. Ci sono giorni buoni e giorni storti. Ma oggi sembra un giorno buono, direi.»
«Già. Anche per me.»
Si sedettero sul bordo della vasca, con i piedi nell’acqua tiepida. Non avevano bisogno di parlare subito. Il silenzio, per una volta, non era un ostacolo: era un ponte.
«Se vuoi togliere i pantaloncini facciamo un bagno anche noi».
«Non posso, mi vergogno a dirtelo ma non ho avuto il tempo di depilarmi l’inguine e…».
«Ma che problema c’è? In acqua non ti vede nessuno e poi quando esci ti copri con l’asciugamano».
«No, Nikos, non voglio che mi veda tu così, so che effetto ti fa…» Arrossì appena, e Nikos capì subito a cosa alludesse. La frase gli aprì un varco nella memoria e lo riportò ad un pomeriggio di diversi anni prima. Una situazione di eccitante disagio che si manifestò con una strana sensazione allo stomaco.
Per un istante restarono entrambi rigidi, sospesi. L’unica cosa che Nikos riuscì a mormorare fu un «scusa», basso, intriso di vergogna e forse di un filo di pentimento. Lei scoppiò in una risata fragorosa, scrollando via tutto. «Ma dai, eravamo giovani… e a pensarci è stato anche divertente» disse canzonandolo, come se bastasse quello a sciogliere ogni nodo.
Non bastò, ma senz’altro fu di aiuto.
Nikos si alzò con l’intenzione di andare a prendere un caffè shakerato.
“Vado al bar, ti va un caffè freddo?»
«Sììì, volentieri, poi ti do i soldi».
Dimitra si stava crogiolando al sole di quel caldo pomeriggio d’agosto. Le era sempre piaciuto abbronzarsi, ma ultimamente il calore le sembrava più insistente, quasi avvolgente. Le gocce di sudore le scivolavano dalle ascelle all’interno delle braccia, mentre altre correvano lungo il seno, impregnando il tessuto del costume che le aderiva alla pelle in modo morbido e pesante. Il caldo la circondava come un abbraccio lento, e per un istante chiuse gli occhi, lasciandosi attraversare da quella sensazione. «Un bagno ci starebbe proprio bene”, pensò.
Da lì a poco arrivò Nikos con il caffè: «Gli ho fatto aggiungere due palline di gelato, spero non ti dispiaccia», «Al contrario, ci vuole proprio qualcosa di fresco, grazie Nikos, sei un tesoro».
Aprì gli occhi lentamente, ancora avvolta da quel torpore caldo, e allungò una mano verso il bicchiere che Nikos le porgeva.
Si sedettero sui rispettivi lettini uno di fronte all’altra e iniziarono a gustarsi quella specie di affogato.
Nikos, come al solito, finì in un attimo e poté così soffermarsi ad osservare la sorella. Era ancora una bella donna: il viso conservava la delicatezza e l’eleganza di un tempo, mentre il corpo, un po’ più appesantito e meno tonico, rivelava un aspetto naturale che aveva sempre solleticato i sensi di Nikos.
Adorava le spalle e le braccia di Dimitra e ritrovò lo stesso antico piacere nell’osservarle. Si soffermò con lo sguardo sulle curve della sorella, sul seno prorompente, sul ventre, non più piatto come in gioventù ma per questo ancor più eccitante e sui fianchi dolci e larghi. Il caldo di quel pomeriggio, la vicinanza e quella nudità parziale ridestarono in lui un desiderio antico e mai sopito.
Proprio mentre i suoi occhi accarezzavano la pelle calda e sudata, un po’ di gelato cadde dal cucchiaino sul seno facendo reagire il capezzolo che si svegliò tendendo la stoffa del costume.
“Oh!” Dimitra raccolse velocemente il gelato con la punta del dito e se lo portò alla bocca.
Il movimento, veloce e un po’ scomposto, fece spostare la coppa del reggiseno mostrando il segno scuro dell’areola.
Nikos sgranò gli occhi e non resistette: «E’ meglio che mi faccia un bagno!»
«Ah Ah Ah Ah… Scemo!»
«Eh beh, lo sai che sono sensibile!»
«Se riesci, dai un’occhiata ai ragazzi.»
«Dai, vieni anche tu!»
«Uffa, te l’ho detto che non posso.»
«Vabbè…»
I ragazzi si stavano davvero divertendo, i due cugini avevano un bellissimo rapporto nonostante si vedessero poco.
Nikos ben presto ritornò al lettino, desiderava la vicinanza della sorella.
Dimitra finì il caffè, si sistemò i capelli e alzò le braccia per raccoglierli in uno chignon. Nikos la osservava con un’attenzione che rasentava l’adorazione, ma anche con un’avidità nascosta.
Lei, ignara, non notò nulla, ma quel gesto le scoprì le ascelle e Nikos restò in ammirazione gustando ogni attimo. Nelle sue narici, per un secondo, il mondo svanì. L’odore del sudore della sorella era vivo, fresco ed inebriante e gli fece allentare i freni inibitori. Sentì l’impulso fisico di avvicinarsi, di immergere il naso, di assaporare quel miscuglio di calore e sale, di leccare avidamente ogni goccia di sudore che scendeva dalla pelle. Un desiderio proibito, già consumato nella sua mente.
«Uh… cavolo, che puzza!» esclamò lei, tirando su il naso con disgusto. «Ho sudato troppo e non ho fatto nemmeno un bagno. Prima di cambiarmi devo farmi una doccia. Ma… si sente l’odore? Tu lo senti?»
Nikos non disse nulla, cercando di mantenere il volto impassibile ma, con la scusa, si avvicinò per constatare. «Un po’ si sente… lo trovo eccitante».
«Eccitante? Ma per chi? Io mi sento una puzzona! »
«Non dico niente perché potrebbe essere compromettente»
«Vuoi metterci il naso? Ah ah ah ah … ma dai!»
«Eh… magari!» disse Nikos a bassa voce.
La sua mente era ormai catturata da quel desiderio, e sentì il corpo reagire prima ancora di pensarci. Si alzò in piedi, trovandosi improvvisamente con il rigonfiamento della sua erezione ad un passo dal volto di Dimitra. Se il costume non fosse stato già fradicio, lei avrebbe visto chiaramente la macchia dell’eccitazione spandersi sul tessuto.
«Altro tuffo!»
«Sei sempre il solito pirla ah ah ah ah ah”».
Dimitra sembrava più divertita che infastidita dalle reazioni del fratello, come se fosse a suo agio proprio su quel confine sottile tra confidenza e indecenza.
Nikos giocò un po' con la nipote e con suo figlio, salutò un'amica della sua ex compagna — una che avrebbe fatto volentieri a meno di incontrare. Poi tornò al lettino, e stavolta si sedette proprio su quello della sorella, immersa nella lettura di una rivista.
«Credo sia quasi ora di tornare a casa». Mentre pronunciava quelle parole, sfiorò la caviglia della sorella, risalendo con la carezza verso le natiche ma senza arrivarci. Dimitra si destò dal torpore e, senza dare importanza a quelle parole, esclamò con gioia: «Sììì, bello! Mi fai un massaggio ai piedi come mi facevi tanti anni fa?»
Per Nikos, quel massaggio era un permesso rubato. Iniziò a lavorare sui piedi della sorella con cura e delicatezza sfruttando le poche nozioni di Shiatsu che aveva. Attraverso quei movimenti poteva toccarla e trasformare un gesto apparentemente innocuo in un contatto intimo e desiderato. Ogni piccolo gemito di piacere che lei emetteva era per lui una scossa sul suo sesso. Le sue mani conoscevano la forma di quei piedi, ma la sua mente desiderava altro: avrebbe voluto baciare la curva di ogni dito, baciare la pianta, perdere la ragione in un atto di adorazione fisica.
Il pomeriggio stava volgendo al termine e ormai la maggior parte delle persone se n’era andata; la piscina si stava svuotando e attorno a loro non c’era più nessuno. Nikos voleva odorare i piedi di Dimitra e si fece più audace. Con una scusa, le sollevò delicatamente la gamba e avvicinò il piede al suo viso, non troppo, senz’altro meno di quanto avrebbe voluto, ma riuscì comunque a percepire il profumo della sua pelle, l’odore del cuoio dei sandali, misto a un sentore di cloro:
«Hai sempre dei bei piedini curati.»
«Ti piacciono?»
Nikos annuì e continuò il suo massaggio, abbassando il piede fece in modo che toccasse il suo membro turgido.
«Quante attenzioni oggi! Non ricordavo di essermi sentita così bene! Ma sembra che questo massaggio piaccia anche a te»
Si percepiva gratitudine nelle sue parole, gratitudine e una complicità nei gesti forse azzardati del fratello.
«Sono felice che tu sia stata bene, lo sono stato anch’io, molto! Però non hai fatto neanche un tuffo!»
«Sì, vero, ma da quello che ho sentito forse ho fatto bene a non togliere il copricostume» e rise divertita.
«Ora è tardi e vorrei fare una doccia»
«Va bene, Dimi, come vuoi tu. Mentre fai la doccia, io chiamo i ragazzi»
«Ok, perfetto».
Nikos arrivò all’area giochi mentre Cino e Myra, fradici e ridendo, finivano di rotolarsi sui tappetini. «Fanciulli… Doccia e poi a casa» annunciò, ma i due si scambiarono uno sguardo complice. «No. Siamo grandi, facciamo da soli» dichiarò Cino, seguito da Myra che lo congedò con sicurezza. Nikos, divertito, cedette: «Va bene, ma se perdete un calzino non è colpa mia.»
Dopo la doccia, i ragazzi si chiusero nella cabina. Nikos rimase un attimo nel corridoio, ascoltando: niente proteste, solo un fitto bisbiglio di strategia — «Tu prendi la maglietta», «No, prima le scarpe» — e poi una risata soffocata. Sentì affiorare orgoglio e nostalgia: ieri si disperavano per una mutanda storta, oggi invece… erano davvero cresciuti.
Dal fondo del corridoio Nikos sentì la doccia di Dimitra interrompersi. La piscina si fece improvvisamente silenziosa: per la prima volta, loro due erano davvero soli. Dimitra uscì con i capelli ancora bagnati e, in un sussurro, chiese se li avesse visti. Nikos sorrise: «Mi hanno cacciato. Pare che io non sia più ammesso nei loro spogliatoi.» Dimitra rise piano e i due rimasero lì, uno di fronte all’altra, nel corridoio deserto che odorava di cloro, mentre dalle cabine arrivavano le voci tranquille dei figli.
«È tardi… ti dispiace se entro nella cabina con te?» Nikos temette di aver frainteso. Le chiese di ripetere e, quando Dimitra confermò, annuì sentendo ancora quella strana sensazione allo stomaco.
La cabina a rotazione era stretta e lunga, spoglia, con solo una panca e un cestino dei rifiuti.
Dimitra, avvolta nell’accappatoio e con la sacca del cambio stretta contro il fianco, entrò per prima e si portò verso il fondo.
Quando lei si sistemò, Nikos ebbe l’impressione che lo spazio si fosse ristretto attorno a loro. Un turbamento lieve, quasi timido, gli attraversò il respiro.
Iniziarono a cambiarsi in silenzio, con gesti misurati, attenti a non rivelare il corpo l’una all’altro.
Eppure quel pudore condiviso, quella cura nel proteggersi, aveva una forza più intensa di qualsiasi nudità: un’emozione sottile che sembrava avvicinarli proprio mentre cercavano di restare distanti.
L'educazione, il riserbo, la decenza: tutto fu spazzato via dal desiderio che tormentava Nikos, con decisione ma con dolcezza, le sussurrò: «Dimitra, Lasciati guardare».
Dimitra fece finta di non udire. Nikos rimase in attesa, continuò a spogliarsi, ormai eccitato dalla vicinanza.
Lei, senza dire nulla, lentamente lasciò cadere l’accappatoio, si girò verso il fratello rimanendo immobile.
Nikos alzò gli occhi e vide il corpo della sorella, il corpo della donna che desiderava. Era proprio bella, osservò il seno pesante, un po’ rilasciato e con qualche smagliatura ma soprattutto con quelle magnifiche areole larghe e scure che lo facevano impazzire. Guardò i fianchi larghi come piacevano a lui e il pube davvero rigoglioso con tutto il pelo che sarebbe sicuramente fuoriuscito dalla linea del costume. Con la vista annebbiata dall’emozione si diresse verso la sorella esibendo quell’eccitazione incontrollabile.
Si avvicinò e strinse Dimitra in un abbraccio vigoroso, premendo il suo sesso duro tra il suo e l’addome della sorella. L’abbraccio fu così stretto e prolungato quasi da impedire alla donna di respirare. Lui, invece, inspirò il profumo della sua pelle, affondò il naso nei capelli ancora bagnati e iniziò a baciarle il collo, scendendo verso le spalle e poi verso il capezzolo enorme e turgido. Subito dopo infilò il naso sotto il braccio che lei alzò con delicatezza, baciando con trasporto l'ascella sinistra, dove ricercava quell'odore dolce e pungente già assaporato nel pomeriggio.
Il bagnoschiuma aveva svolto il suo compito, ma la tensione e l’eccitazione del momento furono generose con Nikos: sulla pelle di Dimitra, appena sotto il braccio, comparvero nuove gocce di sudore. Lui non distolse il volto, vi si posò sopra con una lentezza calcolata, la lingua che sfiorava prima l’incavo della spalla, poi scendeva a raccogliere, una a una, assaporandole come un dono.
Ogni goccia era un sapore familiare, un ricordo del pomeriggio che tornava vivo sulla punta della lingua, e Nikos le baciò e le leccò con devozione.
Dimitra, dapprima sorpresa, poi travolta dai gesti di Nikos, si abbandonò a quelle intime attenzioni, gemendo e ricambiando abbracci, baci e carezze. La sua mano scese ad avvolgere il pene duro e umido del fratello, massaggiandolo con dedizione, lo sentiva pulsare di piacere e fu un invito a continuare a muovere la mano.
Solo allora Nikos trovò il coraggio di cercare la bocca di Dimitra. Voleva baciarla, voleva sentire l’incontro delle loro lingue e voleva conoscere il suo sapore. Lei non aspettava altro: la passione unì i due corpi, fondendo le loro anime.
Nikos afferrò la natica sinistra di Dimitra, invitandola ad alzare la gamba e ad appoggiarla sulla panca. La sua mano corse tra le cosce fino a incontrare la sua intimità, accarezzò le labbra bagnate dapprima con delicatezza, poi con più energia. Poco dopo, si portò le dita umide al viso: le odorò e leccò gli umori trasparenti e profumati che le ricoprivano.
Dimitra gli cinse le braccia al collo, cercando le sue labbra come per ritrovare quel sapore.
Nell’abbraccio, il pene compresso tra i loro corpi espresse il suo violento turgore. Nikos stava per venire ma voleva assaporare l’intimità posteriore della sorella, la fece voltare e l’accompagnò nel reclinarsi.
Si fermò, si fermò a contemplare quel sedere bianco e largo, pieno e maestoso, senza un filo di cellulite ma con una rigogliosa ed eccitante peluria tra le chiappe. Allargò le due metà e mise in luce quello splendido buchetto, poi scese ad odorare e leccare quel fiore selvaggio.
Dimitra si irrigidì, non era abituata ad essere “assaggiata” ovunque, ma subito si lasciò andare e ricambiò i baci profondi con gemiti forzatamente trattenuti.
Nikos non riuscì ad aspettare oltre, diresse il suo glande ormai violaceo tra le labbra grondanti della sorella, la stava penetrando, si stava congiungendo carnalmente con il desiderio proibito di una vita. Afferrò Dimitra per i fianchi, le mani si insinuarono nella piega del bacino e in quella posizione iniziò a muoversi con colpi potenti, duri… la donna non riuscì a soffocare i suoi gemiti, allora Nikos cambiò ritmo ma non resistette a lungo.
«Sto per venire».
«Non venirmi dentro» lo esortò dolcemente.
Tirò fuori l’uccello e lo strinse forte, Dimitra si voltò e guardò negli occhi il fratello e diresse le labbra verso la cappella che stava per esplodere, accolse nella sua bocca il membro del fratello, lo assaporò sentendo anche il gusto degli umori della sua vagina. Bastò poco, una frullatina con la lingua e due movimenti e Nikos le godette in bocca il suo orgasmo. Dimitra non riuscì a trattenere e a deglutire tutto lo sperma e un rivolò scese dalle sue labbra fino a scivolare sul seno.
La realtà bussò alla porta con la voce di Myra: «Mamma… hai finito?»
«Mi sto pettinando, due minuti ed esco» rispose Dimitra, cercando di pulirsi con l’accappatoio e rivestendosi in fretta.
Nikos non volle perdere quell’ultima occasione e odorò intensamente le ascelle sudate della sorella poi la bacio in bocca. Si abbracciarono stretti in silenzio per non smettere di sognare.
2
voti
voti
valutazione
1
1
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
La piscina
Commenti dei lettori al racconto erotico