Il viaggio

di
genere
gay

Sono figlio unico e con mia madre ho avuto un rapporto di complicità dal momento che a quindici anni le confessai che mi piacevano gli uomini maturi. Ho perso mio padre, e sono cresciuto cercando di nasconderle il più possibile la mia situazione sessuale, fino a quella mattina d'estate in cui mi rivelai a lei.

Mia madre viveva in veneto città in cui e nata e per ragioni di salute si era trasferita nel suo paese natale, io sono nato e cresciuto a Milano, e li ho voluto restare quando lei decise di trasferirsi dopo la scomparsa di mio padre. Non avendo ne auto, ne mezzi per spostarmi, le mie visite a lei erano assai rade. E sempre stato il telefono ad unirci finché un'estate mi decisi di andare a trovarla, anche se imbarcarmi in un lungo e sudaticcio viaggio in treno non mi entusiasmava per niente.


Avevo scelto il periodo in cui tanta gente era già partita per le agognate vacanze d'agosto, e avevo scelto di partire la mattina presto, sperando di evitare la folla accalcata nei treni per il weekend. Optai di partire un mercoledì mattina con il sole già alto, e dopo essermi recata in stazione e aver preso il biglietto, presi posto sul treno. Il treno con le vecchie carrozze a scomparti separati che purtroppo hanno eliminato negli anni a venire era un intercity e cercai di sistemarmi nell'ultimo vagone sperando di evitare eventuali ospiti indesiderati. Chiusa la porta del mio scomparto, tirai le tendine, e mi appostai vicino al vetro della carrozza accendendo la musica per godermi il viaggio in cuffia. Avevo uno zainetto nero dove avevo riposto le cose essenziali, il portafoglio, i documenti, i ricambi di vestiti il cellulare e altre cose essenziali.


Faceva davvero caldo, anche se non l'afa torrida di questi ultimi anni. Mi ero vestito molto leggero con un top nero con la scritta Anarchy in rosso davanti, degli shorts in jeans chiari e sgambati, che facevano risaltare le mie gambe, un paio di scarpe leggere in stoffa bianco grigio, i miei capelli lunghissimi biondi raccolti a coda alta con le ciocche ai lati del viso, occhiali Rayban da motociclista. Ero e rimango bellissima essendo una femmina mancata, e ho sempre messo in risalto questo mio lato fregandomene sempre dei giudizi altrui.

Dopo una ventina di minuti in cui osservavo dal finestrone la gente affrettarsi su altri binari per prendere altri treni in partenza sperando che nessuno salisse sul mio, vidi la carrozza muoversi lentamente dalla banchina della stazione. Ci eravamo finalmente messi in movimento. il treno uscì dalla stazione di milano centrale lentamente per prendere velocità sui binari. Ero pronta a godermi il viaggio fino a Vicenza, dove sarei scesa per cambiare treno e arrivare da mia madre. Prevedevo di essere li entro il primo pomeriggio.


Ero assorta nei miei pensieri con la musica che mi riempiva le orecchie, quando la porta del mio scomparto si aprì improvvisamente. Già qui il controllore? - mi chiesi stupita. Eravamo appena partiti, di solito controllavano i biglietti a metà del viaggio. Le tendine vennero spostate di lato con mia sorpresa non fu il controllore che mi trovai davanti, ma quattro ragazzi di colore che mi chiesero nel loro solito italiano stentato se fossero liberi i posti a sedere. Dovetti abozzare e far buon viso a cattivo gioco rispondendo che i posti erano liberi e potevano occuparli. La mia speranza di passare il viaggio da sola evidentemente era svanita.

Guardai i quattro ragazzotti di colore alti e magri, vestiti sportivamente prendere posto davanti a me, e gli altri due accanto. Portavano grandi zaini stracolmi di roba, pensai andassero in campeggio o roba simile. Mi guardarono in modo strano, ma decisi di ignorarli e tornai a fissare fuori dal finetrone il paesaggio in movimento, sistemandomi i capelli con un gesto della mano. Avevo spento la musica in cuffia perché ero curiosa di ascoltare cosa si dicessero. Ero abbastanza paranoica lo so, ma avendo avuto già brutte esperienze con tipi del genere in passato e non volevo accadesse qualcosa. Presi lo zainetto, e lo misi dall'altro lato destro in sicurezza. Avessero tentato di rubarmi qualcosa almeno mi sarei difesa. Sono magra ma con ottimi nervi e una buona dose di aggressività, sapevo come difendermi.


Il viaggio prosegui' senza problemi e i quattro ragazzi di colore al momento sembravano ignorarmi completamente facendosi i fatti loro parlando ad alta voce nella loro lingua che non capivo. Li osservavo da dietro le lenti scure degli occhiali da sole, non sembrava brutta gente, anzi, ad istinto erano bravi ragazzi, forse un po troppo caciaroni. Verso la metà del viaggio il sole che filtrava dalla grande finestra nello scomparto e la presenza dei ragazzi di colore accanto a me, iniziarono a stuzzicare la mia voglia da troia. Mi ero ripromessa di non fare danni e di comportarmi bene almeno durante il viaggio, ma una puttana resta una puttana, soprattutto davanti a dei bei maschi di colore.


Cercai alla svelta un sistema per stuzzicarli e avere una loro reazione. Da una decina di minuti avevano smesso di chiacchierare e sul vagone era calato il silenzio rotto soltanto dallo sferragliare del treno sui binari. Mi scostai i capelli dal viso e cercai di togliermi con aria distratta il top sbuffando dal caldo, in effetti nonostante l'aria condizionata in funzione la temperatura con il passare delle ore si stava facendo sempre più alta. Rimasi con il reggiseno del bikini nero che avevo sotto il top. Nonostante non abbia mai avuto seno, avevo indossato un bikini, regalo di un uomo che non avevo mai avuto occasione di indossare. I quattro ragazzi si fecero attenti, mentre riponevo il capo d'abbigliamento ben piegata nello zaino.

Aspettai una reazione dei quattro che purtroppo non ci fu. Rimasero in silenzio a fissarmi enigmaticanente senza muoversi. Mi scostai nuovamente i lunghissimi capelli dal viso con ancora indosso gli occhiali da sole, e tentai un'altra mossa sperando questa volta di avere più successo. Piano piano e con aria distratta slacciai la cintura degli shorts, sbottonai e li feci scivolare giù dalle gambe restando con l'altra parte del costume. Riposi anche gli shorts nello zainetto. Totalmente in bikini finalmente la reazione che aspettavo arrivò da quello seduto accanto. Scostandomi i capelli dal viso per la terza volta, la mano del ragazzo sfiorò la mia coscia. Feci finta di nulla mentre la sua mano saliva dal ginocchio fino ad arrivarmi vicino al cazzo nascosto tra le gambe accavallate dentro al perizoma del bikini.

Gli altri non intervennero, e quando la mano nera del ragazzo stavolta decisa e non piu leggera, afferrò gli slip estraendo il mio cazzo iniziando a segarmi lentamente, sospirai. Fu allora che gli altri si decisero alzandosi per avvicinarsi abbassandosi i pantaloni estraendo i loro cazzi neri lunghi e duri mettendomeli davanti al viso senza dire nemmeno una frase. Non so dove li avessero nascosti dentro ai pantaloni, perché erano lunghi e belli grossi. Ne presi due in mano e senza pensarci troppo me li portai alla bocca succhiandoli avidamente. Uno dei quattro si spostò subito fuori dallo scomparto come una sentinella richiudendo la porta e tirando le tendine. Mentre gli altri tre mi erano addosso accarezzandomi da ogni lato e facendomi succhiare i loro cazzi seduta in bikini al sole del mattino che filtrava dal vetro del treno in movimento.

Uno mi prese per un braccio tirandomi su cercando di farmi sedere su di lui. Opposi resistenza passiva, cercai almeno prendere i preservativi che avevo nello zainetto, ma quello sembrava intenzionato a infilarmelo a pelle. Vedendo che non mollava ho desistito abbandonandomi alla sua forza e finendo dritta seduta su quel palo nero che mi si è infilato senza problemi scivolando dentro alle mie chiappe morbide e già bagnate. Il ragazzo di colore me lo spingeva sempre piu a fondo sollevando il bacino e spingendomi in basso dalle spalle. Me lo sentivo in pancia, non ho urlato ma mi sono morsa le labbra. Gli occhiali da sole finirono sul pavimento dello scomparto, raccolti da uno dei due ragazzi in piedi che se li mise, mentre io venivo adesso obbligata a saltellare sul cazzo di quello seduto sotto di me.


Come al solito la puttana che c'è in me non sbaglia mai un colpo. Mi stavo godendo il cazzo del nero che mi teneva per i fianchi dandogli le spalle e aiutandomi a saltellare sul suo cazzo enorme. I due in piedi davanti mi tenevano i cazzi in bocca. Mi chiesi che sarebbe successo se fosse entrato all'improvviso un controllore o altri passeggeri beccandomi così. Ma c'era sempre il quarto ragazzo appostato sulla porta a fare da guardia, ci fosse stato un problematica ci avrebbe avvisati. Me la godevo come la vaccona che ero, ansimavo forte mentre il treno correva veloce sui binari oscillando. Mi chiesi a quel punto cosa avrebbe detto mia madre se avesse saputo quello che stavo facendo in quell'istante.


Feci cenno al ragazzo che si era messo i miei occhiali, di passarmi lo zainetto. Presi il cellulare ma quello me lo strappò subito di mano dicendo nel suo italiano che non volevano ne foto ne video. Cercai con il cazzo dell'amico in gola di fargli capire che volevo solo telefonare a mia madre e nient'altro. Guardandomi con diffidenza il ragazzo si convinse a lasciarmi usare il cellulare. Cercai come potevo di comporre il numero di mia madre e continuare a godere nello stesso tempo. Era una cosa quasi improponibile ma ci riuscii. Aspettai i soliti squilli, uno, due, tre, quattro, cinque, al sesto squillo mamma finalmente rispose.


Pronto... fece mia madre, "Ciao ma.. ti sto chiamando dal treno..." le dissi cercando di parlare con il cazzo del nero in gola. - Ti sento male stai mangiando qualcosa? - disse, dove sei? - mi chiese. Le risposi che mancava poco arrivassi a Vicenza, poi avrei preso l'autobus per Jesolo. Sarei arrivata entro mezzogiorno o più tardi. Mi era quasi impossibile tenere una coversazione decente con il cazzo del ragazzo che mi entrava e usciva dal culo con in bocca a tratti gli altri due cazzi in piedi. Ma cosa stai mangiando? - chiese a quel punto mia madre. Le dissi che... beh... Cercai di tenere nascosta la cosa piu a lungo possibile, ma poi non ce la feci e vuotai il sacco. Mentre avevo il cazzo in bocca e saltellavo, cercai di spiegarle che avevo fatto conoscenza con quattro ragazzi di colore nel vagone eeeh...


Non so se mia madre capisse cosa biascicai in quel momento, parlare con un cazzo in bocca e un'altro che ti sfonda il culo non è facile, ma credo avesse capito perché ad un tratto si fece silenziosa. Cercai di ripeterle che stavo benissimo e godevo come la troia sono sempre stata, ma dall'altra parte del telefono solo silenzio. Temetti fosse caduta la linea, ma guardando il cellulare la chiamata era ancora attiva. Cercai di capire se ci fosse ancora e la chiamai - sei ancora li? - ad un tratto il buio si fece totale all'interno del vagone. Eravamo entrati in una galleria. All'uscita la chiamata fu interrotta, cercai di richiamarla ma il ragazzo con addosso i miei occhiali mi tolse il telefono di mano e lo mise nello zainetto. Quello sotto di me mi fece alzare bruscamente dalle sue gambe, lasciando il posto a quello con addosso i miei occhiali da sole. Fui trascinata sul suo cazzo, e anche lui mi entrò dentro facendomi riprendere a saltellare. Godevo come una cagna in calore, con i lunghi capelli sul viso mentre gli altri due in piedi mi facevano succhiare i loro cazzi. Erano molto resistenti e sembravano non venire mai, mentre io mi ero già sporcata dentro gli slip del costume almeno tre volte. Fecero il giro tutti e tre nel mio culo ormai bello aperto, l'unico che mancava all'appello era quello che fuori dal vagone faceva da sentinella almeno finché uno dei tre lo chiamò. Eravamo sul vagone di coda del treno, gente al momento a parte noi non ce n'era. Finalmente anche lui entrò insieme agli per prendersi la sua parte. Si mise sotto e mi fece salire sul suo cazzo dopo gli altri tre.

Il culetto iniziava a farmi male e bruciarmi dannatamente ma resistevo e godevo insieme a loro segando i tre in piedi e succhiandoli uno alla volta. Per amore si fa questo ed altro ancora. Non c'era piu nessuno a fare la guardia alla porta dello scomparto. Iniziai a percepire degli spruzzi caldi riempirmi la pancia, quello sotto stava sicuramente venendo dentro di me. Infatti mi scaricò una marea di sperma caldo. chisi gli occhi e lasciai che il ragazzo mi ingravidasse a dovere. Anche i tre davanti iniziarono a cedere e vennero riempiendomi la bocca e schizzandomi il viso di sperma caldo. Quello sotto mi fece alzare senza tanti complimentie in modo abbastanza brusco, il suo cazzo si sfilò dal culo bruciandomi come il fuoco, mentre la sua sperma iniziò a gocciolarmi sulle gambe a rivoli fino a terra. Il treno stava rallentando, ci stavamo avvicinando alla stazione. A me mancava ancora una fermata all'arrivo. I quattro ragazzi in tutta fretta si ricomposero, presero i bagagli, spalancarono la porta dello scomparto e uscirono correndo verso l'uscita lasciandomi li piena di sperma gocciolante in bikini.

Rimasi imbambolata a fissarli scendere dal vetro dello scompartimento, mentre altri passeggeri salivano. Mi destai quasi subito, non potevo rischiare che qualcuno mi trovasse in quello stato. Presi lo zainetto e corsi verso la porta senza perdere un secondo. La sfortuna volle che davanti alla porta spalancata dello scomparto con ancora le tendine tirate si presentò il tizio in divisa con berretto e borsello, era il controllore. Sbiancai in volto, cercando di coprirmi le parti intime con lo zainetto. L'uomo mi chiese il biglietto i documenti e perché fossi in quello stato. Avevo ancora i capelli e il viso pieno di liquido bianco che cercai di tamponare con un fazzoletto di carta. L'uomo disse che avrebbe dovuto per regolamento avvertire le forze dell'ordine. Lo pregai di non farlo, gli mostrai il regolare biglietto, e dissi che sarei scesa di li a poco.

L'uomo che scemo non era e aveva capito tutto, sulle prime fece resistenza, poi davanti alla mia insistenza e alle mie preghiere cercò di venirmi incontro. Mi fece un cazziatone come fosse stato mio padre, e vista l'età poteva benissimo esserlo. Assicuratosi che stessi bene, mi permise di filare al bagno attiguo allo scomparto, dove mi chiusi a chiave dentro tirando un sospiro di sollievo. Se avesse fatto rapporto alle forze dell'ordine, mi sarei beccata una bella denuncia per atti osceni in luogo pubblico, oltre ad una bella multa. Il treno si era già rimesso in movimento, cercai di lavarmi e pulirmi velocemente nel frattempo squillò il cellulare, era mia madre. Risposi e dovetti subirmi un'altro cazziatone. Avendo interrotto la chiamata precedente ma avendo capito cosa stessi combinando, me le disse di santa ragione. Lasciata sfogare mamma, ripresi a parlarle come se nulla fosse accaduto raccontandole com'era stato bello farmi riempire da quei ragazzi di colore. Per tranquillizzarla le dissi che avevano usato le protezioni ovviamente non era vero. Le dissi che ero quasi a Vicenza, e le promisi che avrei fatto la brava fino all'arrivo. Mentre promettevo cose che non avrei mai mantenuto, mi masturbai infilandomi un plugin dentro seduta a coperchio chiuso sul cesso venendo e squirtando sulla seggiola. Cercai di pulirmi velocemente dopo aver salutato mia madre. Raccolsi nuovamente i lunghissimi capelli a coda che avevo sciolto, rimisi gli shorts e il top uscendo dal bagno giusto in tempo per scendere alla mia fermata. Fu un viaggio molto movimentato, presi la coincidenza per Jesolo, e arrivai da mia madre come avevo previsto nel primo pomeriggio. Stanca distrutta ma felice di quell'incontro in treno che mi aveva cambiato la giornata.

chrisbabyface@libero.it
scritto il
2026-08-29
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