Nella penombra di un club privèe

di
genere
bisex

NELLA PENOMBRA DI UN CLUB PRIVÉE


Ormai erano quattro anni che periodicamente andavamo in un club privée a fare sesso libero: mio marito inseguiva le signore dal bel culo, specie se erano sposate e godevano se il consorte le guardava; a me, invece, piacevano i cazzi giovani e qualche volta anche le avance di donne golose di fica. Ultimamente, però, i club si riempivano di gente attempata, dai 55 ai 70 anni e francamente essere scopata da un vecchietto mi piaceva poco, ma anche farsi leccare la fica da una sessantenne dalle tette cadenti e dalla pancia strabordante non mi gratificava più. Mio marito invece si era adeguato, credo che avesse fatto amicizia con un paio di coppie e che provasse gusto anche a segare il cazzo di un marito guardone e pervertito. Fatti suoi.
Un sabato pomeriggio, verso le 16 mentre si guardava una scemenza in tv, mi fa: “Che ne diresti se stasera andassimo alla “Lucciola”? Pare ci sia anche uno spettacolo con due porno star, due giovani ben attrezzati.” – “Due giovani? Due maschi?” chiesi. “Ma no, un maschio e una femmina, pare che siano molto eccitanti”- “Che vuoi che ti dica? Sempre meglio che guardare la tv”-
Così alle 21 montammo im macchina, direzione “La lucciola”, dove eravamo stati altre volte. Difatti, il portiere, che ci conosceva, ci dette il solito spogliatoio dove cambiarci prima di entrare nelle sale a luci rosse. Mio marito fece alla svelta, si tolse tutto tranne un paio di pantaloncini elasticizzati che ne mettevano in risalto il suo strumento. Prima di addentrarci ci salutavamo: io gli stringevo il cazzo e lui mi toccava la fica: “Auguri e buona serata!”
Uscii dal camerino qualche minuto dopo di mio marito, perché avevo bisogno di più tempo per cambiare indumenti e per rivedere il trucco. Parlare di indumenti è troppo: in effetti indossavo un reggiseno fatto di cordicelle e di un nastro che sosteneva le tette, che rimanevano libere e con i capezzoli in evidenza. Per vestito, una mini mini gonna e niente mutandine: nel club le donne potevano essere toccate da chiunque e dovunque, quindi culo e fica totalmente scoperti.
Feci un giro per stanze e corridoi: ce n’era di tutti i gusti, etero, omosessuali, trans … Ecco un distinto signore che in ginocchio giocava con la verga di un giovane aitante. Mi fermai a guardarli per qualche secondo, poi strizzai l’occhio al giovane e gli poggiai la mano sul sedere: gli misi un dito dentro, lui mi sorrise. Ecco lì un terzetto: uno era mio marito che aveva dato il cazzo in bocca ad una signora e una mano sull’uccello moscio del marito. Buon divertimento! Un altro terzetto, due donne che facevano un sessantanove e un uomo che, a turno, stuzzicava con il suo cazzo la loro fica o il culo. Cercavo lei, una ragazza poco più giovane di me con la quale avevo scambiato piaceri saffici di alto gradimento, ma non c’era. Continuavo a cercarla, perché mi piaceva incontrarla di nuovo, era stata molto brava con me. E poi mi piaceva toccare la sua fica, pelosa e polposa. Ah eccola … ma era impegnata … con un maschio … china su di lui, lo succhiava … Le accarezzai il posteriore, le cercai la fica… mi riempiva la mano. Ma era troppo occupata, non mi degnò di uno sguardo. Girai ancora un poco, mi stavo annoiando, era uno spettacolo che avevo visto più volte. Ecco, là in fondo c’era una nicchia, dove c’era un tavolino e un piccolo divano. Mi sedetti, accovacciata come se dovessi fare una seduta di yoga, così chi passava poteva gettare un’occhiata tra le mie gambe. Venni avvicinata da una signora sui cinquanta: “Ciao bella, ti faresti leccare la patata mentre mio marito mi prende da dietro?” – Aveva belle tette, ne presi una e succhiai il capezzolo. Le sentii emettere un gemito …”Sono stanca ora, prova fra un po’. Mi spiace”. “Mi fai vedere come sei sotto?” – Mi sollevai sulle mani e gliela mostrai. Si leccò le labbra. “Torno più tardi”. Per un po’ rimasi a guardare la gente che passava davanti ai miei occhi; un tipo dalla corporatura gigantesca venne davanti a me, col cazzo in mano, un uccello che non era un passerotto, ma un’aquila. No, avrei voluto la ragazza, il cazzo no. Andò via. Poi venne uno un po’ mingherlino, indossava solo gli slip che gli stavano stretti. “Posso sedermi?”- “Accomodati”. “Sei sola?” mi chiese. “Qui sola, mio marito è in giro: a quest’ora avrà trovato qualche coppia disponibile .. Tu sei solo?” – “No, c’è anche mia moglie.” – “Impegnata con altro?” – “Probabile”. Intanto passava altra gente, tutti impegnati a fare qualcosa. L’uomo accanto a me sembrava assorto, con la testa china sul petto e le mani sulle cosce. Passò una coppia abbracciata stretta e le bocche incollate una sull’altra. Si fermarono, lui mi fissò cercando di vedere cosa nascondeva il mio gonnellino: per semplificargli le cose allargai le gambe e sollevai il lembo della gonna. Mi guardò, poi disse qualcosa alla donna che gli stava a fianco; anche lei mi guardò. Le mostrai la lingua, ma non si mostrò entusiasta. Chissà cosa aveva in mente, andarono via. Poi arrivarono due maschi tirati per i cazzi da una femmina. Lei vide il tavolo e si fermò: “Qui va bene disse; tu mettiti seduto sul tavolo … sì, così, te lo piglio in bocca. Si chinò su quel cazzo e lo fece sparire nella sua bocca; poi si posizionò in modo da offrite all’altro tutto il suo posteriore. Caspita che bel campo da arare con la lingua, pensai. Un culo rotondo, arrogante, con una figa dalle enormi grandi labbra che le fuoriusciva tra le cosce. Anche i due maschietti non erano male, la signora li aveva scelti bene. Non erano molto spettacolari, ma erano efficaci, lei con la bocca e quello dietro un chiavatore metodico. Mi fecero effetto e stavo preparandomi a masturbarmi guardandoli. Con la coda dell’occhio vidi il mio compagno di divano con gli occhi sgranati che guardava anche lui: il suo slip si era riempito di molto. Pensavo che si sarebbe masturbato anche lui: “Ti eccita vederli? Anch’io sono eccitata …” .- Il lavoro di bocca di lei era di gran classe, non avevo visto mai un pompino così ben fatto e con tale passione, mentre quello dietro non faceva che uscire da un buco ed entrare nell’altro. Un terzetto da premio Oscar; volentieri avrei fatto da quarto personaggio, solo per mangiarmi quella splendida fica, ma anche per farmi infilzare da uno dei due, alla faccia di mio marito. Guardai il mio vicino: si vedeva da lontano che desiderava chiavarla. “Sono bravi”, gli dissi. “Sì, bravi … molto … lei è mia moglie …” - Fui sorpresa … e azzardai una domanda delicata: “Lei te la dà?” – “Sì, me la dà, ma non sono mai solo, con me c’è sempre un altro …” - Mi fece compassione. Allungai la mano e la posai sul suo pacco. Mamma mia, come era duro ed era anche tanto. Glielo tirai fuori e incominciai a segarlo. Non disse nulla. Lo segavo e guardavo il trio. I due ebbero l’orgasmo, le riempirono la bocca e il culo; anche il tizio accanto a me mi aveva riempito la mano del suo sperma. Finito il lavoro i due maschi se ne andarono verso altri lidi, lei rimase lì a prender fiato. Poi ci vide. Riconobbe il maritino. Si avvicinò. “Bravi, brava … Hai trovata una che ti coccola, eh? – e rivolgendosi a me: perché non glielo prendi in bocca? “– “Ho voglia di leccare una fica”, le risposi, una fica come la tua”. Si chinò su di me, mi prese le tette, mi strofinò i capezzoli. Poi mi prese il viso tra le mani. “Me l’hai vista?”- “Sì, poco fa quando quello ti scopava” . “E la tua?” – “Eccola!” mi alzai, le presi una mano e me la portai lì. Mi rovistò un po’: “Sì. Mi piace … Che ne facciamo di lui?” .“Lo lasciamo guardare” – “No. Noi due sole, fino allo sfinimento … Qui hanno delle piccole camere, affittiamone una .. Vieni, andiamo, non vedo l’ora di mangiartela”… (L)
scritto il
2026-09-04
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