Dama di compagnia
di
Laura m
genere
bisex
Dama di compagnia
1
Avevamo contratto un grosso mutuo per comprare casa. Era lui solo lavorare e con uno stipendio non alto, di cui metà lo assorbiva il mutuo. Dovevo trovare per forza un altro lavoro. Fortunatamente non avevamo figli, tra l’altro non avremmo saputo come fare per farli crescere: prima dei figli, occorreva un lavoro, ma non era facile trovarlo. Ma ogni tanto il caso …
Il caso fu un annuncio economico su un giornale che aveva una pagina dedicata alle offerte di lavoro: “Signora cerca segretaria e dama di compagnia, per otto ore al giorno; stipendio adeguato e contributi sociali. S richiede almeno diploma superiore, età dai 25 ai 40; telefonare a …”. Telefonai subito, rispose la voce di una donna molto gentile che mi invitò ad un colloquio per il giorno dopo alle nove di mattina.
Mi presentai puntualmente; avevo indossato il vestito più nuovo, non elegante ma tale da mettere in risalto il mio fisico non eccelso ma attraente. Mio marito mi diceva che al mio sedere mancava la parola, ma era una battuta scema e volgare.
Al citofono la stessa voce del giorno prima, mi disse “Salga al terzo piano, bussi alla porta di F… C… che sono io”.
Mi aprì proprio lei; era in vestaglia che le copriva poco in verità: mostrava con disinvoltura un bel paio di gambe, fino a mezza coscia e l’indumento lasciava scoperto un bel po’ di seno, che era piuttosto pieno. “Oh mi scusi se sono in deshabillèe, in casa spesso sto così e se lei resterà qui dovrà abituarsi a vedermi … spero non si scandalizzi …”. Cercai di essere diplomatica, d’altra parte se vuoi lavorare devi prendere quello che c’è: “La bellezza no scandalizza e lei è bella” le dissi. “Oh grazie, che bel complimento di prima mattina … Anche lei, mi pare ha dei buoni titoli … vedo che ha un bel sederino. Venga nello studio”. Lo studio era un’ampia sala con le pareti coperte da grandi scaffalature piene di libri; c’era la sua scrivania, due poltrone e un bel divano ampio. “Mi presento, disse la signora … Sono una scrittrice, scrivo romanzetti d’amore con qualche scena piccante, non pornografica, non mi fraintenda, ma mi piace chiamare le cose con il loro nome. Lei è sposata?” Al mio assenso proseguì: “Meglio così, sa di cosa si tratta. Ho bisogno di una segretaria che mi aiuti a trascrivere in bella copia, che mi legga ad alta voce quello che ho scritto, in modo che io possa capire se è efficace o no, che mi aiuti a correggere le bozze; ma ho bisogno anche di una dama di compagnia … vede sono quasi sempre sola, mio marito va e viene per lavoro. Mi piace parlare del più e del meno, e poi lei mi sembra una persona adatta, è così giovane. Mi piacerebbe però che lei si adeguasse ai miei comportamenti … Vede, mi piace mostrare un po’ del mio fisico, fino a quando sarà possibile … lei quanti anni? Ma perché darci del lei, diamoci del tu, io ne ho 45, tu?”. “Ne ho 29”- “E tuo marito?” – “Trentadue.” -”Che bella età! Scommetto che state sempre a scopare ...”- Diventai rossa rossa. “Ma che fai ti vergogni? Per questo scrivo romanzetti piccanti, perché chi legge impari a non essere ipocrita e a dire le cose come stanno. Vedrai, sarò contenta quando anche tu avrai imparato a chiamare le cose con il loro nome. E soprattutto che nel sesso non ci sono solo due generi, maschile e femminile, ma ognuno di noi sceglie al momento opportuno con chi fare sesso. Tu hai avuto per caso esperienze con qualche amica?” – “Diventai di nuovo rossa. “Sono sicura di sì, ma non voglio infierire”. Aveva ragione, a quindici anni io e Silvia ci spogliavamo nude e ci studiavamo a vicenda, ci toccavamo, scoprimmo insieme la masturbazione: tempi ormai lontani. “Ora, sai, continuò la signora F. , sto scrivendo un romanzo in cui la protagonista scopre di essere lesbica: non vorrei che tu ne restassi offesa … Tu non sei mai stata attratta da un bel seno di donna?” – Stavolta fui più sincera: “Qualche volta …” - “Bene, viva la sincerità … E il mio ti piace?” Con un gesto veloce si scoprì il seno mostrando due poppe piene, bianche. Rimasi di stucco. Sorrise. “Un giorno, sono sicura, mi chiederai di fartele accarezzare, ma c’è tempo. Adesso ci mettiamo d’accordo per quando comincerai il lavoro”. Quindi si parlò di orari di lavoro, di retribuzione, di ferie, ecc. Per il tempo di questa discussione burocratica, la signora F. lasciò che le sue tette rimanessero scoperte e ballonzolanti davanti ai miei occhi.
2
A casa raccontai tutto a mio marito. Gli piacque il racconto che gli feci in merito dello scoprimento delle tette. “Davvero? Ed erano belle?” Il solito maschietto. “Sì, molto belle …” - “Anche le tue sono belle. Gliele hai mostrate?” – “Scemo!”- “Allora mostrale a me…”: Me le palpò, mi alzò la maglietta e me le mise a nudo. “Che belle! Ora te le lecco, alla faccia della tua padrona.”A me piaceva quando faceva il pazzo in quel modo. Mi succhiò i capezzoli, uno dopo l’altro, mi mise una mano dentro le mutandine e mi accarezzò la fica. Mi piaceva da morire quando fantasticava in quel modo. “Cosa vuoi?, gli chiesi. “Ti voglio chiavare”… Ti voglio fare u regalo ..”. Mi abbassai, gli presi il cazzo e me lo misi tra le tette.. Avevo imparato a fare le spagnole … mi piaceva vedere comparire la cappella tra le mie tette. “Adesso scopami! Fatti onore …”. Mi appoggiai al tavolo e gli offrii il panorama posteriore. Mi entrò nella fica a tutta velocità, era infoiato. Venne quasi subito, poi mi fece assaporare il suo cazzo fino a farmi raggiungere l’orgasmo.
“Ho capito, per soddisfarmi come si deve la prossima volta ti parlerò più a lungo delle tette della signora F.
3
Passai la prima settimana a prendere confidenza con l’ambiente, con il lavoro, a capire i comandi della signora F., che girava per le stanze in costume piuttosto discinto. Quando si chinava per cercare qualcosa, spesso metteva in mostra buona parte del sedere, abbondante per l’età. Aveva cosce ben tornite, non solo il seno era ben fatto ed aveva uno sguardo che ti penetrava e, secondo me, riusciva a vedere sotto il vestito. Parecchie volte la sorprese mentre mi guardava, ce l’aveva con le mie chiappe, che non guardava solamente perché ogni qualvolta le ero vicina e mi diceva “Vai di là a prendere quel documento” non mancava mai di darmi una manata sul culo: “Dai bella, sbrigati e senza sculettare!”Un giorno venne un signore, distinto, di mezza età. Voleva parlare con la signora. Lo annunziai, lo feci entrare, i due si vennero incontro e si abbracciarono entusiasticamente. Mi sorprese il fatto che una ano di lui si soffermò a lungo sulle chiappe di lei. Vuol dire che tra loro usano così, pensai. Dopo circa una ventina di minuti la signora mi chiamò: “Giorgia, per favore, ci porti da bere una bibita?”. La porta era semichiusa, da quella piccola apertura vidi lei, ma non lui. Lei era completamente nuda. Accidenti, dov’ero capitata? Andai in cucina, presi due bicchieri e due bibite. Bussai, all’avanti con il piede aprii la porta e .. quasi quasi mi cadeva il vassoio. Il signore era in poltrona, con i pantaloni abbassati, il cazzo ritto. La signora mi venne incontro. “Vieni Giorgia, non ti scandalizzare, ti presento il dottor Alvaro, è il mio editore. Quando mi viene a trovare siamo soliti scambiarci qualche complimento. Alvaro, questa è Giorgia, la mia segretaria. È nuova e non si è ancora assuefatta allo stile della casa … Giorgia prepara i bicchieri” e andò a sedersi sul tappeto proprio tra le gambe di Alvaro. Oh mamma mia, dove sono capitata?” Ti spiace se mi coccolo un po’ il mio amico? Da molto tempo non ci vediamo, vero Alvaro? Pensavo che ti fossi ammosciato un po’, vedo invece che sei ancora arzillo”. Lui rise. Lei gli prese la verga in mano e gliel’accarezzò. Feci per andar via. “Dai Giorgia, puoi restare se vuoi… noi facciamo tutto davanti a chiunque, vero Alvaretto mio?”- “Torno subito” dissi e andai via. Ero sconvolta. Nella mia mente c’era un’immagine sola: il cazzo ritto di Alvaro. Ma non avevano vergogna? Che gente! Non ci vengo più qui! Che debosciati! Ma … già il mutuo, non posso lasciare questo lavoro … Ma ora che faranno quei due. Volevo andar via ma la curiosità … era la prima volta che vedevo scene del genere. La porta era socchiusa, mi ci accostai e lanciai un’occhiata verso la poltrona. Di lui si vedeva solo il capo, in primo piano c’era il maestoso culo della Francesca. Muoveva la testa in su e giù: un pompino! O dio mio! Lui aprì gli occhi, mi sorrise e mi fece cenno d’avvicinarmi. Mi feci coraggio, mi avviai verso di lui, arrivai all’altezza della testa di Francesca e vidi come se lo lavorava con la bocca. Che avrebbe detto Dante? Forse “la bocca sollevò dal dolce pasto”… “Avvicinati di più” mi disse Alvaro, dammi la mano”. Gliela detti, me la strinse forte. “Francesca, ci sono …”. La sua stretta divenne ferrea, sollevò il bacino e sborrò nella bocca della signora. Alvaro mi tirò a sé, portò la mia mano sulla bocca e me la baciò. “Francesca è una puttanona”, disse, “Ma la tua mano è stata risolutiva . Girati un po’”. Mi girai e subito mi dette una pacca sul culo. Intanto Francesca cominciava a rassettarsi. “Sei grande e in forma, Alvaro, mi sei venuto due volte, prima in fica e poi in bocca e che sborrata. Ti ricordi in quale romanzo avevo descritto una scena simile?” – “Come no? Era Sesso sotto le stelle, un successo editoriale”. Poi lei si rivolse a me: “Scusa Giorgia, forse avrei dovuto avvisarti, ma è stato tutto così veloce! Mi abbracciò e mi baciò in bocca. Aveva l’odore dello sperma di Alvaro.
4.
Ovviamente a mio marito non dissi nulla di quello che avevo visto. Ero divisa in due: da una parte non riuscivo ad accettare che i due avessero scopato davanti a me senza vergogna, per lo meno avevo assistito solo al pompino di Francesca, la scopata precedente non l’avevo vista, ma l’immaginavo. Ero esterrefatta. Dall’altra l’immagine di Alvaro stravaccato in poltrona col cazzo ritto mi aveva suscitato una reazione piacevole. Me ne tornai a casa piena di dubbi: mi chiedevo se me la sentivo ancora di riprendere quel genere di lavoro. Avevo bisogno di tempo, così mandai un messaggio a Francesca: “Ho un po’ di febbre, domani resterò a casa, ciao”.
Mio marito era fuori per lavoro, tornò tardi, io già dormivo. Ero andata a letto con una grande smania: pensavo al cazzo di Alvaro, e quell’immagine mi creava la voglia di maneggiarlo, di averlo dentro, di essere penetrata. Mi masturbai, ma non dolcemente, con furia, me la stropicciai fino a farmi male, quasi ci infilai dentro tutta la mano. La mattina, al risveglio, mi accorsi che mio marito era accanto a me. Senza badare se dormiva, lo cercai tra gli inguini, glielo feci resuscitare e quando fu pronto lo cavalcai. Ero eccitatissima. “Ma stamani cosa hai?” fece lui. “Zitto e chiavami” fu la mia risposta. Quella scopata mi calmò un po’, quindi decisi di tornare da Francesca. La quale accogliendomi mi abbracciò, mi baciò sulla bocca e in più mi dette la solita pacca sul sedere. Si vede che mi aveva capito. Ebbe però la necessità di farmi qualche precisazione: per lei era da ipocriti nascondersi quando si fa sesso; questo costume è nato pochi secoli fa, ai tempi antichi l’amore si faceva pubblicante, senza ritrosie e senza infingimenti. Farlo in un pubblica piazza o davanti all’uscio di casa non è ancora consentito, ma dobbiamo arrivarci. “Non è una cosa sconcia fare sesso .. tu ti sei scandalizzata?” – “Sì, ma non molto in verità, però ci ho pensato tutto il pomeriggio…” - “Ed anche la notte scommetto … Ripensavi all’erezione di Alvaro? Sii sincera … ti sei masturbata? Ti sei fatta trombare da tuo marito?” Proprio così, disse trombare, ci aveva azzeccato. La visione di Alvaro mi aveva procurato il desiderio di farmi trombare, proprio! Non risposi, ma Francesca capì, mi abbracciò, mi strinse alle sue tette globose, non mi dette la pacca sul culo, ma me lo palpò. “Vedo che sei più calma adesso ... Vedi? Trombare fa bene ai nervi… baciami … “. Ci baciammo, ma lei mi infilò la lingua in bocca, mi prese la mano e se la portò sulla fica. Era nuda. Lasciò la mia bocca per sussurarmi: “Su, coraggio, accarezzami come ti pare. Ti desidero dalla prima volta che ti ho vista …” - “Ma sei lesbica?” – “No, e anche se lo fossi? Che cambierebbe … sì toccami … Il sesso non ha confini ed un solo scopo: il piacere. Godo a sentire la tua mano che mi fruga … io in compenso ti palpo questo bel culo che ti ritrovi. Toglimi la vestaglia voglio che tu mi veda nuda. Ed io posso spogliare te?”. Cosa rispondere: al solito ero combattuta tra il pudore e la curiosità di provare cose nuove. Mi sbottonò la camicetta, mi sganciò la gonna e mi sfilò le mutandine. Eravamo nude tutte e due. Mi prese i seni, me li sbaciucchiò, mi leccò e succhiò i capezzoli. Era come una tempesta cui non si può resistere. Ed io non opponevo resistenza. “Come sei bella … mettiti seduta in poltrona, voglio guardarti a lungo … Sì, così, apri un po di più le gambe… che belle cosce e che meraviglia di fica . Stai ferma così … ti faccio un regalo, mi masturbo per te …” Farfugliava complimenti, parole d’amore per me, ma anche frasi oscene. Era un spettacolo eccitante. Cominciai a toccarmi anch’io, lei mi vide e si esaltò ancora di più. Accelerò il movimento della mano, venne con un piccolo grido, poi s’inginocchiò e cominciò ad avanzare carponi. Appena mise la testa fra le mie cosce, cominciò a leccarmi. Sentivo la sua lingua scivolare sulla pelle prima di una coscia poi dell’altra, fino a quando arrivò alle grandi labbra. E qui forse persi conoscenza o per lo meno non riesco a ricordare tutto, perché non ero più lucida. Ho solo la sensazione di una bocca vorace che voleva ingoiare la parte più sensibile di me, di due labbra che succhiavano senza pietà il mio clitoride e di un dito che improvvisamente mi tappò il buco del culo e mi fece gridare: “Alvaro, Alvaro!”.
5
Dopo quel cataclisma mi stesi a pancia in giù sul divano, ancora nuda; Francesca accanto a me mi accarezzava la schiena, scendevano le sue mani verso il mio sedere, lo palpavano, a volte mi solleticava con un dito l’ano facendomi rabbrividire. “Hai gridato Alvaro! Alvaro, perché? Volevi il suo cazzo?”- “Non lo so … mi è venuto spontaneo..” – “Se lo vuoi, lo chiamo”- “Ora?” – “Mamma mia … in due giorni come sei cambiata! Ora no, ma se lo vuoi lo invito qui … Ma con tuo marito fate qualche trasgressione? Gli fai pompini? ti lecca? E fate anche anale?”- “Quante domande, tutte in una sola volta. Ci diamo da fare.” Francesca si alzò e si posizionò diversamente. Si sedette davanti alla testa di Giorgia a gambe larghe. “Ti è piaciuto quello che ti ho fatto? L’avevi di già sperimentato? – “Sì, è stato coinvolgente; no, non l’avevo provato, e non ho mai leccato un donna …” - “Provalo ora con me, amore. Vieni più su, ti tengo la testa … Leccami tutto attorno, sì, così … dolce la tua lingua … Parlerò con Alvaro … gli leccherai la verga e gliela succhierai mentre io le accarezzo le palle e gli metto un dito dietro … sai, lui è bisessuale, va anche con uomini, li sodomizza e si fa sodomizzare, io l’ ho visto … bella questa tua succhiata del clito … impari presto, amore … sì così … ti amo, puoi toccarmi anche il culo … Con Alvaro facciamo di tutto … una volta eravamo in tre, lui si faceva inculare da un amico, io intanto lo spompinavo e mi masturbavo: venimmo insieme. Sì, leccami così. Diventi brava subito, hai stoffa. Tuo marito ti lecca? Fate il sessantanove? Bello, lo farei con te … hai una bella lingua e una bella fica… Ancora ... così .. Ti piace leccarla? Anche ad Alvaro piace, è un maestro, ti farò fare con lui il sessantanove, magari in presenza di tuo marito … sì bello in quattro … com’è tuo marito? Me lo presti per fargli un pompino? Magari la prima volta glielo lecchiamo insieme, che bello … io e te ci lecchiamo e lui dietro mi penetra, in tutti e due i buchi … sì sì, mi fa venire , sì sì …. vengo … la tua lingua … vengoooo”.
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Avevamo contratto un grosso mutuo per comprare casa. Era lui solo lavorare e con uno stipendio non alto, di cui metà lo assorbiva il mutuo. Dovevo trovare per forza un altro lavoro. Fortunatamente non avevamo figli, tra l’altro non avremmo saputo come fare per farli crescere: prima dei figli, occorreva un lavoro, ma non era facile trovarlo. Ma ogni tanto il caso …
Il caso fu un annuncio economico su un giornale che aveva una pagina dedicata alle offerte di lavoro: “Signora cerca segretaria e dama di compagnia, per otto ore al giorno; stipendio adeguato e contributi sociali. S richiede almeno diploma superiore, età dai 25 ai 40; telefonare a …”. Telefonai subito, rispose la voce di una donna molto gentile che mi invitò ad un colloquio per il giorno dopo alle nove di mattina.
Mi presentai puntualmente; avevo indossato il vestito più nuovo, non elegante ma tale da mettere in risalto il mio fisico non eccelso ma attraente. Mio marito mi diceva che al mio sedere mancava la parola, ma era una battuta scema e volgare.
Al citofono la stessa voce del giorno prima, mi disse “Salga al terzo piano, bussi alla porta di F… C… che sono io”.
Mi aprì proprio lei; era in vestaglia che le copriva poco in verità: mostrava con disinvoltura un bel paio di gambe, fino a mezza coscia e l’indumento lasciava scoperto un bel po’ di seno, che era piuttosto pieno. “Oh mi scusi se sono in deshabillèe, in casa spesso sto così e se lei resterà qui dovrà abituarsi a vedermi … spero non si scandalizzi …”. Cercai di essere diplomatica, d’altra parte se vuoi lavorare devi prendere quello che c’è: “La bellezza no scandalizza e lei è bella” le dissi. “Oh grazie, che bel complimento di prima mattina … Anche lei, mi pare ha dei buoni titoli … vedo che ha un bel sederino. Venga nello studio”. Lo studio era un’ampia sala con le pareti coperte da grandi scaffalature piene di libri; c’era la sua scrivania, due poltrone e un bel divano ampio. “Mi presento, disse la signora … Sono una scrittrice, scrivo romanzetti d’amore con qualche scena piccante, non pornografica, non mi fraintenda, ma mi piace chiamare le cose con il loro nome. Lei è sposata?” Al mio assenso proseguì: “Meglio così, sa di cosa si tratta. Ho bisogno di una segretaria che mi aiuti a trascrivere in bella copia, che mi legga ad alta voce quello che ho scritto, in modo che io possa capire se è efficace o no, che mi aiuti a correggere le bozze; ma ho bisogno anche di una dama di compagnia … vede sono quasi sempre sola, mio marito va e viene per lavoro. Mi piace parlare del più e del meno, e poi lei mi sembra una persona adatta, è così giovane. Mi piacerebbe però che lei si adeguasse ai miei comportamenti … Vede, mi piace mostrare un po’ del mio fisico, fino a quando sarà possibile … lei quanti anni? Ma perché darci del lei, diamoci del tu, io ne ho 45, tu?”. “Ne ho 29”- “E tuo marito?” – “Trentadue.” -”Che bella età! Scommetto che state sempre a scopare ...”- Diventai rossa rossa. “Ma che fai ti vergogni? Per questo scrivo romanzetti piccanti, perché chi legge impari a non essere ipocrita e a dire le cose come stanno. Vedrai, sarò contenta quando anche tu avrai imparato a chiamare le cose con il loro nome. E soprattutto che nel sesso non ci sono solo due generi, maschile e femminile, ma ognuno di noi sceglie al momento opportuno con chi fare sesso. Tu hai avuto per caso esperienze con qualche amica?” – “Diventai di nuovo rossa. “Sono sicura di sì, ma non voglio infierire”. Aveva ragione, a quindici anni io e Silvia ci spogliavamo nude e ci studiavamo a vicenda, ci toccavamo, scoprimmo insieme la masturbazione: tempi ormai lontani. “Ora, sai, continuò la signora F. , sto scrivendo un romanzo in cui la protagonista scopre di essere lesbica: non vorrei che tu ne restassi offesa … Tu non sei mai stata attratta da un bel seno di donna?” – Stavolta fui più sincera: “Qualche volta …” - “Bene, viva la sincerità … E il mio ti piace?” Con un gesto veloce si scoprì il seno mostrando due poppe piene, bianche. Rimasi di stucco. Sorrise. “Un giorno, sono sicura, mi chiederai di fartele accarezzare, ma c’è tempo. Adesso ci mettiamo d’accordo per quando comincerai il lavoro”. Quindi si parlò di orari di lavoro, di retribuzione, di ferie, ecc. Per il tempo di questa discussione burocratica, la signora F. lasciò che le sue tette rimanessero scoperte e ballonzolanti davanti ai miei occhi.
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A casa raccontai tutto a mio marito. Gli piacque il racconto che gli feci in merito dello scoprimento delle tette. “Davvero? Ed erano belle?” Il solito maschietto. “Sì, molto belle …” - “Anche le tue sono belle. Gliele hai mostrate?” – “Scemo!”- “Allora mostrale a me…”: Me le palpò, mi alzò la maglietta e me le mise a nudo. “Che belle! Ora te le lecco, alla faccia della tua padrona.”A me piaceva quando faceva il pazzo in quel modo. Mi succhiò i capezzoli, uno dopo l’altro, mi mise una mano dentro le mutandine e mi accarezzò la fica. Mi piaceva da morire quando fantasticava in quel modo. “Cosa vuoi?, gli chiesi. “Ti voglio chiavare”… Ti voglio fare u regalo ..”. Mi abbassai, gli presi il cazzo e me lo misi tra le tette.. Avevo imparato a fare le spagnole … mi piaceva vedere comparire la cappella tra le mie tette. “Adesso scopami! Fatti onore …”. Mi appoggiai al tavolo e gli offrii il panorama posteriore. Mi entrò nella fica a tutta velocità, era infoiato. Venne quasi subito, poi mi fece assaporare il suo cazzo fino a farmi raggiungere l’orgasmo.
“Ho capito, per soddisfarmi come si deve la prossima volta ti parlerò più a lungo delle tette della signora F.
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Passai la prima settimana a prendere confidenza con l’ambiente, con il lavoro, a capire i comandi della signora F., che girava per le stanze in costume piuttosto discinto. Quando si chinava per cercare qualcosa, spesso metteva in mostra buona parte del sedere, abbondante per l’età. Aveva cosce ben tornite, non solo il seno era ben fatto ed aveva uno sguardo che ti penetrava e, secondo me, riusciva a vedere sotto il vestito. Parecchie volte la sorprese mentre mi guardava, ce l’aveva con le mie chiappe, che non guardava solamente perché ogni qualvolta le ero vicina e mi diceva “Vai di là a prendere quel documento” non mancava mai di darmi una manata sul culo: “Dai bella, sbrigati e senza sculettare!”Un giorno venne un signore, distinto, di mezza età. Voleva parlare con la signora. Lo annunziai, lo feci entrare, i due si vennero incontro e si abbracciarono entusiasticamente. Mi sorprese il fatto che una ano di lui si soffermò a lungo sulle chiappe di lei. Vuol dire che tra loro usano così, pensai. Dopo circa una ventina di minuti la signora mi chiamò: “Giorgia, per favore, ci porti da bere una bibita?”. La porta era semichiusa, da quella piccola apertura vidi lei, ma non lui. Lei era completamente nuda. Accidenti, dov’ero capitata? Andai in cucina, presi due bicchieri e due bibite. Bussai, all’avanti con il piede aprii la porta e .. quasi quasi mi cadeva il vassoio. Il signore era in poltrona, con i pantaloni abbassati, il cazzo ritto. La signora mi venne incontro. “Vieni Giorgia, non ti scandalizzare, ti presento il dottor Alvaro, è il mio editore. Quando mi viene a trovare siamo soliti scambiarci qualche complimento. Alvaro, questa è Giorgia, la mia segretaria. È nuova e non si è ancora assuefatta allo stile della casa … Giorgia prepara i bicchieri” e andò a sedersi sul tappeto proprio tra le gambe di Alvaro. Oh mamma mia, dove sono capitata?” Ti spiace se mi coccolo un po’ il mio amico? Da molto tempo non ci vediamo, vero Alvaro? Pensavo che ti fossi ammosciato un po’, vedo invece che sei ancora arzillo”. Lui rise. Lei gli prese la verga in mano e gliel’accarezzò. Feci per andar via. “Dai Giorgia, puoi restare se vuoi… noi facciamo tutto davanti a chiunque, vero Alvaretto mio?”- “Torno subito” dissi e andai via. Ero sconvolta. Nella mia mente c’era un’immagine sola: il cazzo ritto di Alvaro. Ma non avevano vergogna? Che gente! Non ci vengo più qui! Che debosciati! Ma … già il mutuo, non posso lasciare questo lavoro … Ma ora che faranno quei due. Volevo andar via ma la curiosità … era la prima volta che vedevo scene del genere. La porta era socchiusa, mi ci accostai e lanciai un’occhiata verso la poltrona. Di lui si vedeva solo il capo, in primo piano c’era il maestoso culo della Francesca. Muoveva la testa in su e giù: un pompino! O dio mio! Lui aprì gli occhi, mi sorrise e mi fece cenno d’avvicinarmi. Mi feci coraggio, mi avviai verso di lui, arrivai all’altezza della testa di Francesca e vidi come se lo lavorava con la bocca. Che avrebbe detto Dante? Forse “la bocca sollevò dal dolce pasto”… “Avvicinati di più” mi disse Alvaro, dammi la mano”. Gliela detti, me la strinse forte. “Francesca, ci sono …”. La sua stretta divenne ferrea, sollevò il bacino e sborrò nella bocca della signora. Alvaro mi tirò a sé, portò la mia mano sulla bocca e me la baciò. “Francesca è una puttanona”, disse, “Ma la tua mano è stata risolutiva . Girati un po’”. Mi girai e subito mi dette una pacca sul culo. Intanto Francesca cominciava a rassettarsi. “Sei grande e in forma, Alvaro, mi sei venuto due volte, prima in fica e poi in bocca e che sborrata. Ti ricordi in quale romanzo avevo descritto una scena simile?” – “Come no? Era Sesso sotto le stelle, un successo editoriale”. Poi lei si rivolse a me: “Scusa Giorgia, forse avrei dovuto avvisarti, ma è stato tutto così veloce! Mi abbracciò e mi baciò in bocca. Aveva l’odore dello sperma di Alvaro.
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Ovviamente a mio marito non dissi nulla di quello che avevo visto. Ero divisa in due: da una parte non riuscivo ad accettare che i due avessero scopato davanti a me senza vergogna, per lo meno avevo assistito solo al pompino di Francesca, la scopata precedente non l’avevo vista, ma l’immaginavo. Ero esterrefatta. Dall’altra l’immagine di Alvaro stravaccato in poltrona col cazzo ritto mi aveva suscitato una reazione piacevole. Me ne tornai a casa piena di dubbi: mi chiedevo se me la sentivo ancora di riprendere quel genere di lavoro. Avevo bisogno di tempo, così mandai un messaggio a Francesca: “Ho un po’ di febbre, domani resterò a casa, ciao”.
Mio marito era fuori per lavoro, tornò tardi, io già dormivo. Ero andata a letto con una grande smania: pensavo al cazzo di Alvaro, e quell’immagine mi creava la voglia di maneggiarlo, di averlo dentro, di essere penetrata. Mi masturbai, ma non dolcemente, con furia, me la stropicciai fino a farmi male, quasi ci infilai dentro tutta la mano. La mattina, al risveglio, mi accorsi che mio marito era accanto a me. Senza badare se dormiva, lo cercai tra gli inguini, glielo feci resuscitare e quando fu pronto lo cavalcai. Ero eccitatissima. “Ma stamani cosa hai?” fece lui. “Zitto e chiavami” fu la mia risposta. Quella scopata mi calmò un po’, quindi decisi di tornare da Francesca. La quale accogliendomi mi abbracciò, mi baciò sulla bocca e in più mi dette la solita pacca sul sedere. Si vede che mi aveva capito. Ebbe però la necessità di farmi qualche precisazione: per lei era da ipocriti nascondersi quando si fa sesso; questo costume è nato pochi secoli fa, ai tempi antichi l’amore si faceva pubblicante, senza ritrosie e senza infingimenti. Farlo in un pubblica piazza o davanti all’uscio di casa non è ancora consentito, ma dobbiamo arrivarci. “Non è una cosa sconcia fare sesso .. tu ti sei scandalizzata?” – “Sì, ma non molto in verità, però ci ho pensato tutto il pomeriggio…” - “Ed anche la notte scommetto … Ripensavi all’erezione di Alvaro? Sii sincera … ti sei masturbata? Ti sei fatta trombare da tuo marito?” Proprio così, disse trombare, ci aveva azzeccato. La visione di Alvaro mi aveva procurato il desiderio di farmi trombare, proprio! Non risposi, ma Francesca capì, mi abbracciò, mi strinse alle sue tette globose, non mi dette la pacca sul culo, ma me lo palpò. “Vedo che sei più calma adesso ... Vedi? Trombare fa bene ai nervi… baciami … “. Ci baciammo, ma lei mi infilò la lingua in bocca, mi prese la mano e se la portò sulla fica. Era nuda. Lasciò la mia bocca per sussurarmi: “Su, coraggio, accarezzami come ti pare. Ti desidero dalla prima volta che ti ho vista …” - “Ma sei lesbica?” – “No, e anche se lo fossi? Che cambierebbe … sì toccami … Il sesso non ha confini ed un solo scopo: il piacere. Godo a sentire la tua mano che mi fruga … io in compenso ti palpo questo bel culo che ti ritrovi. Toglimi la vestaglia voglio che tu mi veda nuda. Ed io posso spogliare te?”. Cosa rispondere: al solito ero combattuta tra il pudore e la curiosità di provare cose nuove. Mi sbottonò la camicetta, mi sganciò la gonna e mi sfilò le mutandine. Eravamo nude tutte e due. Mi prese i seni, me li sbaciucchiò, mi leccò e succhiò i capezzoli. Era come una tempesta cui non si può resistere. Ed io non opponevo resistenza. “Come sei bella … mettiti seduta in poltrona, voglio guardarti a lungo … Sì, così, apri un po di più le gambe… che belle cosce e che meraviglia di fica . Stai ferma così … ti faccio un regalo, mi masturbo per te …” Farfugliava complimenti, parole d’amore per me, ma anche frasi oscene. Era un spettacolo eccitante. Cominciai a toccarmi anch’io, lei mi vide e si esaltò ancora di più. Accelerò il movimento della mano, venne con un piccolo grido, poi s’inginocchiò e cominciò ad avanzare carponi. Appena mise la testa fra le mie cosce, cominciò a leccarmi. Sentivo la sua lingua scivolare sulla pelle prima di una coscia poi dell’altra, fino a quando arrivò alle grandi labbra. E qui forse persi conoscenza o per lo meno non riesco a ricordare tutto, perché non ero più lucida. Ho solo la sensazione di una bocca vorace che voleva ingoiare la parte più sensibile di me, di due labbra che succhiavano senza pietà il mio clitoride e di un dito che improvvisamente mi tappò il buco del culo e mi fece gridare: “Alvaro, Alvaro!”.
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Dopo quel cataclisma mi stesi a pancia in giù sul divano, ancora nuda; Francesca accanto a me mi accarezzava la schiena, scendevano le sue mani verso il mio sedere, lo palpavano, a volte mi solleticava con un dito l’ano facendomi rabbrividire. “Hai gridato Alvaro! Alvaro, perché? Volevi il suo cazzo?”- “Non lo so … mi è venuto spontaneo..” – “Se lo vuoi, lo chiamo”- “Ora?” – “Mamma mia … in due giorni come sei cambiata! Ora no, ma se lo vuoi lo invito qui … Ma con tuo marito fate qualche trasgressione? Gli fai pompini? ti lecca? E fate anche anale?”- “Quante domande, tutte in una sola volta. Ci diamo da fare.” Francesca si alzò e si posizionò diversamente. Si sedette davanti alla testa di Giorgia a gambe larghe. “Ti è piaciuto quello che ti ho fatto? L’avevi di già sperimentato? – “Sì, è stato coinvolgente; no, non l’avevo provato, e non ho mai leccato un donna …” - “Provalo ora con me, amore. Vieni più su, ti tengo la testa … Leccami tutto attorno, sì, così … dolce la tua lingua … Parlerò con Alvaro … gli leccherai la verga e gliela succhierai mentre io le accarezzo le palle e gli metto un dito dietro … sai, lui è bisessuale, va anche con uomini, li sodomizza e si fa sodomizzare, io l’ ho visto … bella questa tua succhiata del clito … impari presto, amore … sì così … ti amo, puoi toccarmi anche il culo … Con Alvaro facciamo di tutto … una volta eravamo in tre, lui si faceva inculare da un amico, io intanto lo spompinavo e mi masturbavo: venimmo insieme. Sì, leccami così. Diventi brava subito, hai stoffa. Tuo marito ti lecca? Fate il sessantanove? Bello, lo farei con te … hai una bella lingua e una bella fica… Ancora ... così .. Ti piace leccarla? Anche ad Alvaro piace, è un maestro, ti farò fare con lui il sessantanove, magari in presenza di tuo marito … sì bello in quattro … com’è tuo marito? Me lo presti per fargli un pompino? Magari la prima volta glielo lecchiamo insieme, che bello … io e te ci lecchiamo e lui dietro mi penetra, in tutti e due i buchi … sì sì, mi fa venire , sì sì …. vengo … la tua lingua … vengoooo”.
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