Vita da cornuto 1

di
genere
tradimenti

IO (Il cornuto)

IL PADRONE DI CASA

Venerdì Sera: L’Attesa

La porta di casa sbatte. Non serve che mi alzi dal divano per sapere chi è. Lo sento dall’odore: un mix di colonia costosa, sudore maschio e potere. Gennaro.
"Eccolo. Di nuovo. E io sono già eccitato."

La voce di Laura, calda e accogliente, risuona dal corridoio:
"Sei in anticipo, amore…"

"Amore. Lo chiama già ‘amore’. E io sono qui, seduto come un idiota, con il cazzo già mezzo duro solo al pensiero di quello che succederà tra un’ora."

Mi alzo, fingo indifferenza, ma le mani mi tremano. Non li guardo. Non ce la faccio. So che se incrocio lo sguardo di lui, mi leggerà dentro come un libro aperto. “Vorrei che mi ordinasse qualcosa. Che mi dicesse ‘Portami un drink, servo’. Ma ho troppo paura di sembrare patetico."

Laura ride, un suono che mi fa stringere lo stomaco. So che tra poco sarà sua. E io… io sarò solo lo spettatore. O peggio: il servitore.

Gennaro entra in salotto. Non mi saluta. Non mi guarda nemmeno. Come se non esistessi. È peggio di uno schiaffo. "Cazzo, perché mi eccita così tanto? Perché mi fa sentire vivo solo il pensiero che lui la stia per prendere? Sono un mostro? Un debole?"

Laura gli si avvicina, gli sfiora il petto. Lui le afferra il polso, la tira a sé. Io fisso il pavimento.

"Vorrei essere al suo posto. Ma anche no. Perché se fossi io, non sarei così sicuro. Non sarei così… maschio."

— "Paolo, porta un bicchiere a Gennaro. Il whisky, il Macallan, mi raccomando." — dice Laura, senza guardarmi.

Eccolo. L’ordine. Il mio corpo reagisce prima della mente. Mi alzo, vado in salotto, prendo il bicchiere di cristallo, la bottiglia da 500 euro. Le mani mi tremano, ma non rovescio nulla. "Dio, perché mi eccita così tanto obbedire? Sono un cane. Ma… cazzo, se mi eccita."

Glielo porgo. Non mi guarda. Prende il bicchiere, beve un sorso, poi lo posiziona sul tavolino senza ringraziarmi.

— "Bravo ragazzo." — dice, finalmente, con un sorrisetto beffardo.

"Bravo ragazzo. Come un cane. E io… io mi sento… fiero?"

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Cena: Il Gioco delle Apparenze

Ci sediamo a tavola. Io sono in silenzio. Gennaro parla, Laura ride. Io fingo di mangiare, ma non sento neanche il sapore del cibo.

"Perché non mi alzo e non vado via? Perché non gli dico di andarsene? Perché… perché se lo faccio, lei mi guarderà con disprezzo. E io… io non posso sopportarlo."

Gennaro allunga una mano sotto il tavolo, accarezza la coscia di Laura, le accarezza la fica. Lei non si sposta. Io fisso il piatto. "Vorrei che lo facesse fare anche a me. Ma so che non lo farà mai. E questo… questo mi eccita ancora di più."

— "Allora, Paolino, come va il lavoro?" — chiede Gennaro, con un tono che sa già di scherno. Io alzo lo sguardo, ma non rispondo. Laura mi lancia un’occhiata, come a dire: "Rispondi, cazzo."

— "Bene." — balbetto.

Gennaro ride. — "Bene? Solo ‘bene’? Dai, Paolino, non sei un po’ più… vivace?"

"Mi sta umiliando. E io… io sto godendo. Sono un pervertito. Un debole. Ma… cazzo, se mi eccita."

Camera da Letto: L’Esclusione

Dopo cena, Laura si alza. — "Vado a prepararmi, amore." — dice a Gennaro.

Lui annuisce, poi si volta verso di me:
— "Tu, Paolino, vai nella tua stanza. E non fare rumore. E non farti troppe seghe"

"La ‘mia’ stanza. Come se questa non fosse casa mia. Come se io non fossi il padrone di nulla."

Mi alzo, senza protestare. So che se mi ribello, perderò tutto. E poi… cosa rimarrebbe?
"Potrei dire di no. Potrei pretendere che se ne vada. Ma allora… allora lei mi guarderebbe come si guarda un bambino. E io… io non ce la faccio."

Vado nella stanza degli ospiti. Chiudo la porta. Accendo la TV, ma non la guardo. Tendo l’orecchio.

Suoni attutiti. Gemiti. Il letto che cigola. "Sta godendo. Sta godendo con lui. E io… io sono qui, solo, con il cazzo duro e la mente confusa."
"Potrei masturbarmi. Ma so che dopo starò male. Ma… cazzo, se ho voglia."

Mi tocco. Chiudo gli occhi. Immagino Laura che geme, Gennaro che la scopa forte."Vorrei essere lì. Vorrei vedere. Ma ho troppo paura. Paura di cosa? Di piangere? Di godere troppo?"

Sborro. Fortemente. E per un secondo… sono in pace.


Mattina Dopo: Il Prezzo dell’Eccitazione

Mi sveglio presto. Non ho dormito bene. La lor stanza è libera puzza di sesso. Di lui.
"Cazzo. Cazzo. Cazzo. Perché mi sento così? Perché ieri sera mi eccitava e ora… ora mi sento una merda?"

Esco dalla stanza. In cucina, Laura è già sveglia. Indossa solo una sua maglietta. Troppo grande per lei. È di lui. "Gliel’ha data lui. E lei l’ha messa. Come un trofeo."

— "Buongiorno." — dice, sorridendo.

Io non rispondo. Non ce la faccio.

— "Cosa c’è? Sei arrabbiato?" — chiede, accarezzandomi la guancia.

"Dovrei dirle che mi sento umiliato. Che mi sento tradito. Ma… ma se lo faccio, lei riderà di me. O peggio: mi compatirà. E io… io non voglio la sua pietà."

— "No. Tutto bene." — mento.

"Ma non va bene. Niente va bene. Ma… ma ieri sera… ieri sera mi eccitava. E ora… ora mi sento vuoto."

Gennaro esce dal bagno, nudo dalla vita in su, giacca e camicia stirata in mano.

— "Dov’è il caffè, Paolino?" — chiede, sorridendo.

Laura ride. — "Vai, preparaglielo."

Io obbedisco. Come sempre.

"Sono un servo. Un cane. Ma… ma perché mi eccita così tanto? Perché mi fa sentire vivo solo quando lui mi umilia?"

Il Conflitto Finale: Amore o Sottomissione?

Dopo che Gennaro se ne va, Laura si siede accanto a me.

— "Allora? Che ne pensi?" — chiede, giocando con i miei capelli.

Io non rispondo. Non so cosa pensare.

"Potrei dirle che non ce la faccio più. Che mi sento umiliato. Che ho bisogno di più rispetto. Ma… ma se lo faccio, lei potrebbe scegliere lui. E io… io non posso perderla."

— "Mi eccita. Ma… dopo sto male." — ammetto, finalmente.

Laura sospira. — "Lo so. Ma è così che va, no? Tu ti ecciti, io godo, lui… lui è lui."

"Ma io? Io dove sono in tutto questo? Sono solo lo spettatore? Il servitore? Il cornuto?"

— "Ho bisogno di sapere che per te sono importante." — dico, con voce tremante.

Laura mi abbraccia. — "Certo che sei importante. Sei il mio uomo. Ma… ma lui mi fa godere come non mai. E tu… tu mi fai sentire amata."

"Quindi… io sono l’amore. Lui è il sesso. E io… io devo accettarlo?"

"Ma se è così… allora perché mi sento così vuoto? Perché mi sento come se fossi solo… la metà di un uomo?"

Epilogo: La Scelta

Quella sera, mentre Gennaro scopa Laura nella nostra camera, io rimango nella stanza degli ospiti, con le cuffie nelle orecchie.

"Potrei alzarmi. Potrei andare lì. Potrei chiedere di guardare. Ma ho paura. Paura di vedere. Paura di godere. Paura di… ammettere che mi eccita."
"Ma se non lo faccio… se non lo accetto fino in fondo… allora perché sto ancora qui? Perché non me ne vado? Perché… perché senza di loro, senza questa dinamica… io non mi sento più vivo."

Ascolto i gemiti.
Mi tocco.
Vengo.
E dopo… dopo piango.

DALLA PARTE DI GENNARO


"IL PADRONE"

Venerdì Sera: L’Arrivo del Re

La porta si apre prima che io bussi. Laura mi aspetta già, con quel sorrisetto da troia che mi fa venire voglia di sbattersela contro il muro senza neanche salutarmi. Ma no, devo godermi il gioco. Il potere.

Pensiero: "Questa puttana sa che sono qui per lei. E quel povero cornuto di Paolo sa che non può farci nulla."

Entro. Paolo è seduto sul divano, come un cane bastonato. Non mi guarda. Bene. Non merita neanche il mio sguardo.

— "Eccoti, finalmente." — dice Laura, strusciandosi contro di me.

"Sì, eccomi. E tu sei già bagnata, vero toia? Lo so che hai pensato a me tutto il giorno."

— "Dov’è il mio drink?" — chiedo, senza guardare Paolo.

Laura fa un cenno a Paolo, che si alza come un automa. Mi porta quel whisky costosissimo che nemmeno mi piace. Non mi guarda negli occhi. Bravo ragazzo.

"Questo qui è già sottomesso. Non serve neanche che glielo ordini. Sa qual è il suo posto."

Prendo il bicchiere. Bevo un sorso. Non lo ringrazio. Non merita neanche quello.

— "Bravo, Paolino. Sai ancora servire a qualcosa." — dico, sorridendo beffardo.

Lui arrossisce. Non risponde. Perfetto.

"Mi eccita vederlo così. Umiliato. Sottomesso. Sa che sto per scopare sua moglie, e non può fare nulla."

Cena: Il Gioco del Potere

Ci sediamo a tavola. Io al centro. Laura accanto a me. Paolo dall’altra parte, come un servitore.

— "Allora, Paolino, come va il lavoro?" — chiedo, giocando con il cibo.

Lui balbetta. — "B-Bene."

"Cazzo, che patetico. Non sa neanche mentire. Ma va bene così. Mi diverte vederlo tremare."

Metto la mano tra le cosce di Laura sotto il tavolo. Non la fermo. Voglio che Paolo veda.

"Sei già bagnata, troia. Fagli vedere cosa si perde. Fagli vedere chi è il vero uomo."

— "Ora non sei un po’ più contento, Paolino?" — lo provoco.

Lui abbassa lo sguardo. Non risponde.

"Potrei umiliarlo di più. Potrei fargli leccare le scarpe sporche di fango. Ma non ancora. Devo godermi la lenta discesa."

Camera da Letto: Il Momento della Verità

Dopo cena, Laura si alza. — "Vado a prepararmi, amore." — dice, baciandomi sul collo. "Amore. Mi chiama già ‘amore’. E quel cornuto lo sa. E non può fare nulla."

Mi alzo. Guardo Paolo.

— "Tu, Paolino, vai nella tua stanza. E non esagerare con le seghe. Prima stirami la camicia, domani mi serve" — ordino.

Lui annuisce. Non protesta. "Potrei ordinarli di guardare. Ma non ancora. Voglio che soffra. Voglio che si domandi cosa stiamo facendo."

Vado in camera con Laura. Chiudo la porta a chiave.

"Questa stanza è mia ora. E lei è mia. E quel cornuto là fuori lo sa."

Il Sesso: Dominio Totale

Laura si spoglia. Non ho neanche bisogno di dirglielo. Sa cosa voglio.

"Cazzo, che bella fica che è. E pensare che è la moglie di quel debole… Mi fa venire ancora più voglia."

La spingo sul letto. Non bacio. Non coccolo. Vado dritto al sodo.

— "Apri le gambe, troia." — ordino.

Lei obbedisce. È già bagnata.

"Sì, così. Sai qual è il tuo posto. Sai chi comanda."

La penetro. Fortemente. Senza preservativo. Voglio che senta ogni centimetro.

"E se rimane incinta? Bene. Sarà un problema suo e di quel cornuto. Io me ne frego."

Laura geme. Gride. Mi graffia la schiena.

"Sì, urla! Fai sentire a quel coglione là fuori cosa si perde."

Mattina Dopo: Il Trionfo

Mi sveglio presto. Laura è ancora addormentata. Vado in bagno a prepararmi Paolo non si è fatto vedere. "Bravo ragazzo. Sa che non deve disturbare il padrone."

Mi alzo. Vado in cucina. Laura è già lì anche Paolo con il caffè pronto.

— "Grazie per la camicia, Paolino?" — dico, sedendomi a tavola come se fossi a casa mia.

Lui me mi porge il caffè. Tremando. "Bravo cornuto. Sai qual è il tuo posto."

Laura entra in cucina, avvolta in una mia maglietta.

"Sì, indossa i miei vestiti. Fagli vedere chi comanda ora."

— "Buongiorno, amore." — dice, baciandomi.

Paolo abbassa lo sguardo.

"Sì, guardaci. Guarda come tua moglie mi bacia. Guarda come mi ama."

Monologo Interiore di Gennaro

"Questo è il mio regno ora. Questa casa, questa donna, questo cornuto… sono tutti miei. Lui sa che non può fare nulla. Lei sa che io sono l’unico che può darle vero piacere. E io… io mi godo ogni secondo.

Potrei umiliarlo di più. Potrei fargli pulire il mio sperma dal pavimento. Potrei fargli leccare le scarpe. Ma non ancora. Devo godermi la lenta discesa. Devo fargli capire che lui non è nulla. Che io sono tutto.

E se un giorno mi stanco? Beh, allora me ne andrò. E lui rimarrà con una moglie insaziabile e un cazzo piccolo. E sarà colpa sua. Perché non ha avuto il coraggio di dire di no."

Epilogo: Il Potere Assoluto

Mentre esco di casa, Paolo mi saluta con un cenno del capo. Non mi guarda negli occhi.

"Bravo cornutello. Sai qual è il tuo posto. E se un giorno dico ‘vieni qui e leccami i piedi’, lo farai. Perché sai che se non lo fai, perderai tutto. E io… io mi godrò ogni secondo della tua umiliazione."

Laura mi accompagna alla porta.

— "Quando torni?" — chiede, abbracciandomi.

— "Quando mi va, troia. Quando mi va." — rispondo, dandole una pacca sul culo.

"Sì, sono il padrone. E loro lo sanno."


LAURA

Venerdì Sera: L’Attesa del Peccato

Sento la sua auto parcheggiare fuori. Gennaro è arrivato. Il cuore mi batte forte, non per l’amore, ma per il desiderio. Un desiderio così forte che mi fa sentire in colpa solo a pensarci.

"Dio, perché mi eccita così tanto quest’uomo così volgare? Paolo è un santo, lo amo profondamente ma… ma con lui non ho mai provato questo. Non ho mai… goduto così."

Apro la porta. Gennaro è lì, con quel sorrisetto da predatore. Mi fa già bagnare. Ma poi vedo Paolo sul divano, con lo sguardo basso, e mi sento una merda. "Lo amo, lo amo davvero. Ma… ma non posso rinunciare a questo. Non posso rinunciare a Gennaro. Non dopo tutto questo tempo passato a desiderarlo."

Gennaro entra senza salutare Paolo. Non gliene frega nulla. E nemmeno a me, in questo momento.

— "Eccoti, finalmente." — dico, abbracciandolo.

"Paolo ci sta guardando. Sa cosa sta per succedere. E io… io non ho il coraggio di guardarlo."

Cena: Il Gioco delle Bugie

Ci sediamo a tavola. Paolo è in silenzio. Gennaro parla come se fosse a casa sua. E in un certo senso, lo è.

— "Allora, Paolino, come va il lavoro?" — chiede Gennaro, con un tono beffardo.

Paolo balbetta. Non sa cosa dire. Io non lo aiuto. Non posso.

"Dovrei difenderlo. Dovrei dire a Gennaro di smetterla. Ma… ma se lo faccio, lui si incazzerà, sarà meno eccitato. E io… io ho bisogno di lui. Ho bisogno di come mi fa sentire. Troia!"

Gennaro allunga una mano sotto il tavolo e mi accarezza la coscia. Paolo lo vede. Io non mi sposto.

"Dio, che troia sono. Ma… ma è così eccitante. È così… diverso da Paolo."

Camera da Letto: Il Momento della Verità

Dopo cena, Gennaro mi prende per mano e mi porta in camera. Paolo non dice nulla. Non protesta. Sa che non può fare nulla.

Dialogo interiore: "Dovrei dirgli di no. Dovrei dirgli che non è giusto. Ma… ma ho bisogno di questo. Ho bisogno di sentirmi… desiderata. Potente."

Chiudo la porta. Gennaro mi spinge contro il muro.

— "Allora, troia, sei pronta?" — chiede, con quel tono che mi fa tremare.

"Sì. No. Non lo so. Ma… ma non posso fermarmi."

Mi spoglio. Non ho neanche la forza di protestare. Voglio questo. Ho bisogno di questo.

"Paolo è là fuori. Sa cosa stiamo facendo. E io… io mi sento una merda. Ma… ma non posso fermarmi."

Il Sesso: Il Piacere e la Colpa

Gennaro mi scopa come un animale. Non c’è amore. Non c’è dolcezza. C’è solo desiderio. E io… io lo amo. Anche lui? "Dio, perché con Paolo non è mai stato così? Perché con lui non ho mai… goduto così tanto?"

Gennaro mi gira a pancia in giù. Mi penetra forte. Mi fa urlare.

"Paolo mi sente. Sa che sto godendo. E io… io mi sento una puttana. Ma… ma non posso fermarmi." "Lo amo, lo amo davvero. Ma… ma con lui non ho mai provato questo. Non ho mai… sentito questo fuoco. Questo desiderio. Questa… pienezza."

Mattina Dopo: Il Rimorso

Mi sveglio presto. Gennaro dorme ancora. Paolo non si è fatto vedere.

"Dovrei andare da lui. Dovrei dirgli che mi dispiace. Ma… ma se lo faccio, lui capirà. Capirà che sono una troia. Che non merita neanche lui."

Mi alzo. Vado in cucina. Paolo è già lì, con il caffè pronto.

— "Buongiorno." — dico, senza guardarlo negli occhi.

Lui non risponde. Non mi guarda. Sa.

Dialogo interiore: "Dio, che ho fatto? Che sto facendo? Lo amo. Lo amo davvero. Ma… ma non posso rinunciare a Gennaro. Non posso rinunciare a come mi fa sentire."

Gennaro entra in cucina, nudo dalla vita in su.

— "Grazie della camicia, Paolino! Preparami il caffè" — chiede, sorridendo.

Paolo glielo porge. Tremando.

"Dio, che umiliazione per lui. E io… io non faccio nulla. Non lo difendo. Non lo proteggio. Perché? Perché sono una egoista. Perché ho bisogno di questo."




Monologo Interiore di Laura

"Lo amo. Lo amo davvero. Paolo è dolce, è buono, è… lui. Ma non è un uomo. Non è un vero uomo. Non mi fa godere. Non mi fa sentire… desiderata. Potente. Viva.

E Gennaro… Gennaro mi fa sentire tutto questo. Mi fa sentire una donna. Mi fa sentire… una regina. Ma… ma so che è sbagliato. So che Paolo non merita questo. So che lo sto tradendo. Che lo sto umiliando.

Ma… ma non posso rinunciare. Non posso rinunciare a come mi fa sentire. Non dopo tutti questi anni passati a desiderare un uomo che mi facesse godere così. Che mi facesse sentire… completa.

E poi… poi c’è anche il fatto che Paolo… Paolo non è mai stato capace a letto. Mezz’impotente, minidotato… non mi ha mai fatto godere. Non mi ha mai… soddisfatta. E io… io ho bisogno di questo. Ho bisogno di Gennaro.

Ma… ma lo amo. Lo amo davvero. E questo… questo mi fa sentire una merda. Una troia. Una egoista.

Ma… ma non posso rinunciare. Non posso."

Mentre Gennaro se ne va, Paolo rimane in silenzio. Non mi guarda. Non mi parla.

"Dovrei dirgli che mi dispiace. Dovrei dirgli che lo amo. Ma… ma se lo faccio, lui capirà. Capirà che sono una troia. Che non merita neanche lui."

"Ma… ma è la verità. Sono una troia. Sono una egoista. Ma… ma ho bisogno di questo. Ho bisogno di Gennaro. Ho bisogno di sentirmi… viva."

Mi avvicino a Paolo. Lo abbraccio.

— "Mi dispiace." — dico, con le lacrime agli occhi.

Lui non risponde. Non mi abbraccia. Sa.


ROUTINE


La camera puzza di sudore, sesso e potere. Paolo è legato alla sedia, girato di spalle, le braccia strette dietro con la mia cintura di seta. Non può muoversi. Non può scappare. E non può fare altro che ascoltare i nostri gemiti.

Gennaro mi spinge sul letto, nudo, con il cazzo già duro come la pietra. Non ci sono preamboli. Non ce n’è bisogno.

— "Allora, troia, vuoi il mio cazzo o no? O preferisci che te lo infili a forza?" — ringhia, afferrandomi per i capelli e tirandomi verso di sé.

Non rispondo. Non ce n’è bisogno. Il mio corpo già sa cosa vuole.

Mi gira a pancia in giù, mi solleva il culo e mi penetra in un colpo solo. Mi riempie. Mi strappa un urlo.

— "Sì, puttana, così! Prendilo tutto, questo cazzo che il tuo maritino non ti sa dare! Quello lì non sa neanche dove cazzo ha il cazzo, vero? Da mesi che non ti tocca!" — mi sbatte forte, ogni colpo è una punizione per Paolo.

Paolo geme, tenta di liberarsi, ma la sedia è salda. Può solo ascoltare i nostri gemiti, il letto che cigola, il suono del mio corpo che sbatte contro quello di Gennaro.

— "Senti, Paolino? Senti come la tua troia di moglie gode con il mio cazzo? Senti come le RIEMPIO la figa? Quello là non sa neanche cosa si prova a far godere una donna, vero? È un mezzo uomo, un minidotato!" — Gennaro ride, mi afferra i fianchi e mi scopa ancora più forte.

Io vengo, urlo, mi aggrappo alle lenzuola. Gennaro non si ferma. Continua a sbattermi, sempre più forte, sempre più in profondità.

— "Adesso ti riempio, troia. Ti riempio di sborra, così che quel cornuto là sa che sei mia!" — si tira quasi del tutto fuori e mi viene dentro con un ruggito, spingendo forte, riempiendomi.

Sento la sua sborra che mi cola dentro, calda, densa, possente.

"Dio, sì… sì… mi ha riempita. Mi ha marcata. E Paolo… Paolo sa. Sa che sono sua ora. Sa che il suo cazzo non mi ha mai riempita così."

Gennaro non ha finito. Mi gira, mi fa sdraiare sulla schiena e mi penetra di nuovo.

— "Ora ti sborro in figa di nuovo, puttana. Voglio che il tuo maritino senta quanta sborra gli sto mettendo dentro la moglie!" — mi scopa con forza, ogni spinta è un affondo profondo, ogni gemito mio è una conferma del suo dominio.

Io vengo di nuovo, più forte, urlo il suo nome.

— "Sì, cazzo! Sì, Gennaro! Riempimi! Riempimi di sborra!" — grido, mentre lui mi viene dentro un’altra volta, riempiendomi di nuovo.

Gennaro si tira fuori, mi solleva le gambe e mi fa vedere la sua sborra che cola dalla mia figa.

— "Guarda, troia. Guarda quanta sborra ti ho messo dentro. E tutto questo non è del tuo maritino, eh? Quello là non sa neanche cosa sia una vera sborrata!" — ride, spalmando la sua sborra sul mio ventre.

Paolo piange, tenta di liberarsi, ma non ci riesce.

Gennaro va in bagno, torna con un test di gravidanza.

— "Adesso facciamo un bel test, troia. Vediamo se la mia sborra ha già fatto il suo lavoro." — me lo porge.

Io lo prendo, vado in bagno, ma Gennaro mi ferma.

— "No, no, puttana. Fallo qui. Davanti a lui. Voglio che il tuo maritino veda come la sua moglie fa la pipì per il test che dice se è incinta della mia sborra." — ride, spingendomi verso Paolo.

Paolo chiude gli occhi, scuote la testa, ma Gennaro glieli tiene aperti.

— "Guarda, cornuto. Guarda la tua moglie che fa la pipì per il test. Guarda come la mia sborra potrebbe averla già messi incinta!" — ride, mentre io mi accovaccio davanti a Paolo e faccio pipì sul test.

Paolo sussulta, tenta di chiudere gli occhi, ma non può.

"Dio… no… non può essere… non può essere vero… lei… lei fa pipì davanti a me… e io… io non posso fare nulla…"

Gennaro prende il test, lo guarda, sorride.

— "Due lineette, puttana. Sei incinta." — ride, prendendo il test.

Paolo sussulta, gli occhi sgranati, il viso pallido.

— "C-Cosa?!" — balbetta, con la voce rotta.

Gennaro si avvicina a lui, gli mette il test in bocca.

— "Tieni, Paolino. Assaggia la prova che la tua moglie è incinta della mia sborra." — ride, mentre Paolo è costretto a tenere il test tra i denti.

"Dio… è vero. Sono incinta. E… e non può essere di Paolo. Non dopo mesi che non mi tocca. Non dopo mesi che non mi riempie di sborra. È di Gennaro. È suo. E… e io lo voglio."

Gennaro continua, volgare, crudele:

— "Sì, cornuto. La tua troia di moglie aspetta un figlio. E non è tuo. È mio. E tu… tu lo crescerai. Tu lo amerai. E ogni volta che lo guarderai…" — si ferma, sorride — "…saprai che l’hai allevato tu, ma l’ha fatto il mio cazzo con la mia sborra."

Paolo piange, tenta di sputare il test, ma Gennaro glielo tiene in bocca.

— "No, no, Paolino. Tienilo lì. Assapora la tua umiliazione. Assapora la sborra che ha messi incinta la tua moglie!" — ride, dandomi un bacio.

"Sì. Ora è mio tutto. Lei, il figlio, questa casa. E lui… lui è solo il mio cane. Il mio servitore. Il mio cornuto."


scritto il
2026-08-25
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