Mirko mi scopa la bocca dopo il confessionale
di
Monica92
genere
esibizionismo
Dopo essere usciti dal confessionale ci siamo ricomposti
alla meglio e siamo tornati in pista. Il body nero
mi stava ancora addosso, ma sotto sapevo di essere
piena della sborra di Luca e di avere ancora addosso i residui
di quella di Marco. Ballavamo, bevevamo, fumavamo, ridevamo.
Il Renate continuava a essere quel labirinto caldo e sporco
dove tutto sembrava possibile.
A un certo punto mi sono ritrovata al bar accanto a Mirko.
Mirko era il terzo del gruppo, quello più simpatico e alla mano.
Bel ragazzo, occhi buoni, sorriso facile, ma talmente timido
che di solito aveva poco successo con le ragazze.
Io ero curiosa di lui da un pezzo. Dopo un’oretta da quello
che era successo nel confessionale gli ho chiesto come stesse andando. Lui mi ha raccontato che il posto era fighissimo,
che la musica era una bomba, che aveva ballato un’ora intera
vicino alla console e che aveva pure chiacchierato
con un paio di tedesche carine, ma che non era riuscito
a battere chiodo. Poi mi ha guardato e mi ha chiesto
dove cazzo fossimo finiti io, Luca e Marco.
Gliel’ho raccontato esplicitamente.
Tutto.
Il confessionale, i due cazzi, la sborra in bocca e quella dentro.
Mirko mi ha fissato con gli occhi grandi, un misto di ammirazione
e di invidia chiara. Gli ho fatto quasi tenerezza.
Era carino in un modo diverso dagli altri due, più dolce,
più contenuto.
Allora gli ho detto: «Vieni che ti faccio un regalo.»
L’ho preso per mano e l’ho portato in una stanzetta laterale
dove c’erano dei divanetti bassi e poca luce.
Ci siamo seduti uno accanto all’altro. Io mi sono avvinghiata
subito a lui e gli ho messo la lingua in bocca.
L’ho baciato piano all’inizio, poi più a fondo.
Dopo un po’ lui si è staccato, mi ha guardato strano
e ha detto: «Hai un sapore strano in bocca.»
Gli ho risposto senza giri di parole:
«Te l’ho appena raccontato. Mi hanno sborrato in bocca
un’ora fa.»
Invece di schifarsi, Mirko ha avuto un lampo negli occhi.
«Questa cosa mi eccita da morire. Sei una gran troia.»
Quando mi danno della troia non ci capisco più niente.
Me l’ha rimessa la lingua in bocca con più fame
e contemporaneamente mi ha infilato una mano in mezzo alle gambe.
Il body era ancora bagnato della sborra di prima che stava colando.
Lui era convinto che fossi io a essere così fradicia,
e si è messo a sditalinarmi di brutto da sopra il tessuto,
contento di sentirmi così umida. Io intanto gli ho palpeggiato
il cazzo attraverso i jeans, gli ho aperto la zip
e l’ho tirato fuori.
Mi sono piegata di lato, quasi di fronte alle persone
che passavano nell’oscurità della saletta.
Qualcuno tirava occhiate, ma se ne fotteva.
Ho iniziato a succhiargli il cazzo mentre lui continuava
a ravanarmi la figa da sopra il body.
Dopo qualche minuto Mirko ha tirato fuori un carattere
che non mi sarei mai aspettata. Mi ha afferrato la coda di capelli
con una mano e ha iniziato a guidarmi su e giù in modo osceno,
come se si stesse facendo una sega usando la mia bocca.
Il cazzo e le palle gli uscivano completamente dai jeans.
Con l’altra mano continuava a spostarsi dalla figa
al buco del culo, premendo, circolando, entrando appena.
Quando mi ha infilato due dita in figa ho iniziato a godere
sul serio. Muovevo il bacino avanti e indietro
come se avessi un cazzo dietro che mi stava pompando,
mentre gli succhiavo quello che mi riempiva la bocca.
Con la mano sinistra gli massaggiavo i coglioni.
Con la coda dell’occhio lo vedevo sopra di me, soddisfatto,
mentre le sue dita mi sfondavano. Era diventato più maiale
di quelli che mi avevano usata nel confessionale poco prima.
Il cazzo era gonfio, duro, pieno di vene.
Io ero diventata la sua cagnetta in quel preciso momento.
Mi chiedevo quante ragazze si fossero perse quel cazzo
dicendogli di no solo perché sembrava timido.
Continuavo a succhiare. A un certo punto ha premuto forte
e mi è entrato tutto in gola fino ai coglioni.
Ho avuto un conato di vomito per lo sforzo.
Lui mi ha sfilato il cazzo, mi ha tirato su la testa per i capelli,
mi ha sputato dritto in bocca una ciccata di saliva
e me l’ha ributtata sul cazzo.
Gli ho dato altre cinque succhiate profonde,
diventando una vera ventosa. L’ho sentito grugnire
nonostante la musica a palla. Il cazzo si è irrigidito
ancora di più, ho sentito le pulsazioni nettissime.
Mirko mi ha scaricato in bocca una quantità di sborra
che non avevo mai provato in vita mia. Non riuscivo a tenerla
tutta. Mentre sborrava raddoppiava la velocità delle dita
nella mia figa. Ero completamente aperta, dilatata,
sentivo anche il buco del culo che pulsava.
Ho ingoiato quello che potevo; il resto gli è colato
sui pantaloni e sul body. Quando ha finito mi sono staccata,
mi sono ricomposta alla meglio e l’ho guardato dritto negli occhi.
Lui mi ha fatto un sorriso tenero, quasi riconoscente.
Era finalmente riuscito a esprimersi del tutto,
e mi aveva lasciato una dose di sborra che mi avrebbe stordito
per le ore successive.
Ci siamo alzati dal divanetto e siamo tornati verso la pista.
Io camminavo ancora con il sapore di lui in bocca e le gambe
un po’ molli.
Mirko, accanto a me, aveva finalmente perso quell’aria
da ragazzo che non riesce a battere chiodo.
Quella notte a Berlino stava diventando esattamente
quello che speravo fosse.
alla meglio e siamo tornati in pista. Il body nero
mi stava ancora addosso, ma sotto sapevo di essere
piena della sborra di Luca e di avere ancora addosso i residui
di quella di Marco. Ballavamo, bevevamo, fumavamo, ridevamo.
Il Renate continuava a essere quel labirinto caldo e sporco
dove tutto sembrava possibile.
A un certo punto mi sono ritrovata al bar accanto a Mirko.
Mirko era il terzo del gruppo, quello più simpatico e alla mano.
Bel ragazzo, occhi buoni, sorriso facile, ma talmente timido
che di solito aveva poco successo con le ragazze.
Io ero curiosa di lui da un pezzo. Dopo un’oretta da quello
che era successo nel confessionale gli ho chiesto come stesse andando. Lui mi ha raccontato che il posto era fighissimo,
che la musica era una bomba, che aveva ballato un’ora intera
vicino alla console e che aveva pure chiacchierato
con un paio di tedesche carine, ma che non era riuscito
a battere chiodo. Poi mi ha guardato e mi ha chiesto
dove cazzo fossimo finiti io, Luca e Marco.
Gliel’ho raccontato esplicitamente.
Tutto.
Il confessionale, i due cazzi, la sborra in bocca e quella dentro.
Mirko mi ha fissato con gli occhi grandi, un misto di ammirazione
e di invidia chiara. Gli ho fatto quasi tenerezza.
Era carino in un modo diverso dagli altri due, più dolce,
più contenuto.
Allora gli ho detto: «Vieni che ti faccio un regalo.»
L’ho preso per mano e l’ho portato in una stanzetta laterale
dove c’erano dei divanetti bassi e poca luce.
Ci siamo seduti uno accanto all’altro. Io mi sono avvinghiata
subito a lui e gli ho messo la lingua in bocca.
L’ho baciato piano all’inizio, poi più a fondo.
Dopo un po’ lui si è staccato, mi ha guardato strano
e ha detto: «Hai un sapore strano in bocca.»
Gli ho risposto senza giri di parole:
«Te l’ho appena raccontato. Mi hanno sborrato in bocca
un’ora fa.»
Invece di schifarsi, Mirko ha avuto un lampo negli occhi.
«Questa cosa mi eccita da morire. Sei una gran troia.»
Quando mi danno della troia non ci capisco più niente.
Me l’ha rimessa la lingua in bocca con più fame
e contemporaneamente mi ha infilato una mano in mezzo alle gambe.
Il body era ancora bagnato della sborra di prima che stava colando.
Lui era convinto che fossi io a essere così fradicia,
e si è messo a sditalinarmi di brutto da sopra il tessuto,
contento di sentirmi così umida. Io intanto gli ho palpeggiato
il cazzo attraverso i jeans, gli ho aperto la zip
e l’ho tirato fuori.
Mi sono piegata di lato, quasi di fronte alle persone
che passavano nell’oscurità della saletta.
Qualcuno tirava occhiate, ma se ne fotteva.
Ho iniziato a succhiargli il cazzo mentre lui continuava
a ravanarmi la figa da sopra il body.
Dopo qualche minuto Mirko ha tirato fuori un carattere
che non mi sarei mai aspettata. Mi ha afferrato la coda di capelli
con una mano e ha iniziato a guidarmi su e giù in modo osceno,
come se si stesse facendo una sega usando la mia bocca.
Il cazzo e le palle gli uscivano completamente dai jeans.
Con l’altra mano continuava a spostarsi dalla figa
al buco del culo, premendo, circolando, entrando appena.
Quando mi ha infilato due dita in figa ho iniziato a godere
sul serio. Muovevo il bacino avanti e indietro
come se avessi un cazzo dietro che mi stava pompando,
mentre gli succhiavo quello che mi riempiva la bocca.
Con la mano sinistra gli massaggiavo i coglioni.
Con la coda dell’occhio lo vedevo sopra di me, soddisfatto,
mentre le sue dita mi sfondavano. Era diventato più maiale
di quelli che mi avevano usata nel confessionale poco prima.
Il cazzo era gonfio, duro, pieno di vene.
Io ero diventata la sua cagnetta in quel preciso momento.
Mi chiedevo quante ragazze si fossero perse quel cazzo
dicendogli di no solo perché sembrava timido.
Continuavo a succhiare. A un certo punto ha premuto forte
e mi è entrato tutto in gola fino ai coglioni.
Ho avuto un conato di vomito per lo sforzo.
Lui mi ha sfilato il cazzo, mi ha tirato su la testa per i capelli,
mi ha sputato dritto in bocca una ciccata di saliva
e me l’ha ributtata sul cazzo.
Gli ho dato altre cinque succhiate profonde,
diventando una vera ventosa. L’ho sentito grugnire
nonostante la musica a palla. Il cazzo si è irrigidito
ancora di più, ho sentito le pulsazioni nettissime.
Mirko mi ha scaricato in bocca una quantità di sborra
che non avevo mai provato in vita mia. Non riuscivo a tenerla
tutta. Mentre sborrava raddoppiava la velocità delle dita
nella mia figa. Ero completamente aperta, dilatata,
sentivo anche il buco del culo che pulsava.
Ho ingoiato quello che potevo; il resto gli è colato
sui pantaloni e sul body. Quando ha finito mi sono staccata,
mi sono ricomposta alla meglio e l’ho guardato dritto negli occhi.
Lui mi ha fatto un sorriso tenero, quasi riconoscente.
Era finalmente riuscito a esprimersi del tutto,
e mi aveva lasciato una dose di sborra che mi avrebbe stordito
per le ore successive.
Ci siamo alzati dal divanetto e siamo tornati verso la pista.
Io camminavo ancora con il sapore di lui in bocca e le gambe
un po’ molli.
Mirko, accanto a me, aveva finalmente perso quell’aria
da ragazzo che non riesce a battere chiodo.
Quella notte a Berlino stava diventando esattamente
quello che speravo fosse.
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