Luce nel piazzale
di
Antony965
genere
esibizionismo
Dopo una cena al ristorante, durante il ritorno a casa, mi fermo in un piazzale buio. La bacio con passione e infilo la mano sotto la gonna, facendola scivolare lungo la gamba coperta dai collant. Scopro che questi presentano un’apertura all’altezza delle cosce. Salgo oltre e trovo la zona pubica pelosa ma ordinata, senza mutandine.
Le dita separano le labbra già umide e penetrano la vagina, avvertendone il calore e la viscosità. Curvo le dita contro la parete anteriore mentre il pollice stimola il clitoride. Lorena emette un gemito e allarga le cosce. Continuo i movimenti interni con maggiore decisione.
Apro i pantaloni e libero il mio pene eretto. Lo sfrego contro la sua pelle nuda. Attraverso il finestrino scorgo un uomo anziano fermo a pochi metri: tiene in mano un membro grosso e nodoso e se lo masturba osservandoci.
Accendo la luce interna. L’illuminazione rende visibile ogni dettaglio del suo corpo esposto. Posiziono il glande contro l’ingresso e spingo fino a penetrarla completamente, iniziando un ritmo di spinte profonde.
Lorena nota l’uomo. Il suo sguardo si fissa sull’organo di lui — la prima volta che ne vede uno diverso dal mio — e rimane attratta da quella visione. Un misto di paura, vergogna, curiosità ed eccitazione intensa la pervade. Non interrompe l’atto: il bacino si muove in sincronia con le mie penetrazioni, la vagina si contrae intorno al mio membro.
Divarico ulteriormente le sue cosce, esponendo pienamente il punto di unione dei corpi. Lorena alza lo sguardo e lo tiene fisso negli occhi dell’uomo anziano mentre accelera i movimenti. Le contrazioni diventano più forti; raggiunge l’orgasmo tremando, i gemiti più acuti, senza mai distogliere lo sguardo.
L’eccitazione mi travolge. Aumento velocità e profondità. L’uomo all’esterno, di fronte a quella scena e al contatto visivo, accelera la mano e eiacula a getti. Le strette ritmiche di Lorena mi portano al limite: eiaculo al suo interno con forza, riempiendola mentre lei è percorsa da un secondo orgasmo più prolungato.
L’uomo, dopo il primo rilascio, continua a toccarsi e raggiunge un secondo, più debole, osservando lo sperma che cola lentamente intorno al mio pene ancora immerso. Restiamo immobili per alcuni secondi: io ancora dentro di lei, lei con lo sguardo semi-chiuso rivolto all’esterno, lui che osserva i residui sulle cosce illuminate. Poi estraggo lentamente, un filo di liquido che collega ancora i corpi per un istante. L’uomo si allontana nell’oscurità. Spengo la luce e il piazzale torna silenzioso.
Restiamo abbracciati al buio, il respiro ancora irregolare. Dopo un lungo silenzio, Lorena parla per prima, la voce bassa ma tesa.
«Non pensavo che sarei riuscita a guardarlo così a lungo. Era la prima volta che ne vedevo uno diverso dal tuo. All’inizio ho avuto paura, poi vergogna… eppure non riuscivo a staccare gli occhi. Mentre tu mi prendevi, e lui si toccava guardandomi, qualcosa dentro di me ha ceduto. Non so se sia stato solo piacere o se ci sia dell’altro.»
Resto immobile per qualche secondo. Quando rispondo, le parole escono misurate.
«Sì. Ti ho vista guardarlo e non distogliere lo sguardo, e in quel momento l’eccitazione è salita oltre ogni limite. Non so se sia stato solo per il fatto di essere osservati, o per il fatto che tu fossi così presa da lui. Non mi sono fermato. Ora, al buio, non riesco a stabilire se quello che è successo ci abbia avvicinati o se abbia aperto una crepa.»
Dopo un altro intervallo di silenzio, aggiungo, a voce appena udibile:
«Ad un certo punto… è apparsa un’immagine. Il vecchio che apre la portiera. Tu che lo prendi in bocca fino a farlo godere. Non so se fosse un pensiero, un impulso, o solo l’eccitazione che distorceva tutto. Non ti chiedo di giudicarlo. Non so nemmeno io cosa farne. Te l’ho detto perché è passato. Ecco tutto.»
Lorena non risponde subito. Il buio dell’abitacolo sembra assorbire ogni suono. Quando parla, la voce è calma, ma non offre alcun appiglio.
«L’hai visto mentre eri dentro di me. Mentre io guardavo lui. Non so cosa provi tu adesso. Non so cosa provo io. Non chiudiamo questa cosa. Non la apriamo del tutto. La lasciamo dove sta: tra noi, nel buio, senza un nome e senza una direzione.»
Le dita separano le labbra già umide e penetrano la vagina, avvertendone il calore e la viscosità. Curvo le dita contro la parete anteriore mentre il pollice stimola il clitoride. Lorena emette un gemito e allarga le cosce. Continuo i movimenti interni con maggiore decisione.
Apro i pantaloni e libero il mio pene eretto. Lo sfrego contro la sua pelle nuda. Attraverso il finestrino scorgo un uomo anziano fermo a pochi metri: tiene in mano un membro grosso e nodoso e se lo masturba osservandoci.
Accendo la luce interna. L’illuminazione rende visibile ogni dettaglio del suo corpo esposto. Posiziono il glande contro l’ingresso e spingo fino a penetrarla completamente, iniziando un ritmo di spinte profonde.
Lorena nota l’uomo. Il suo sguardo si fissa sull’organo di lui — la prima volta che ne vede uno diverso dal mio — e rimane attratta da quella visione. Un misto di paura, vergogna, curiosità ed eccitazione intensa la pervade. Non interrompe l’atto: il bacino si muove in sincronia con le mie penetrazioni, la vagina si contrae intorno al mio membro.
Divarico ulteriormente le sue cosce, esponendo pienamente il punto di unione dei corpi. Lorena alza lo sguardo e lo tiene fisso negli occhi dell’uomo anziano mentre accelera i movimenti. Le contrazioni diventano più forti; raggiunge l’orgasmo tremando, i gemiti più acuti, senza mai distogliere lo sguardo.
L’eccitazione mi travolge. Aumento velocità e profondità. L’uomo all’esterno, di fronte a quella scena e al contatto visivo, accelera la mano e eiacula a getti. Le strette ritmiche di Lorena mi portano al limite: eiaculo al suo interno con forza, riempiendola mentre lei è percorsa da un secondo orgasmo più prolungato.
L’uomo, dopo il primo rilascio, continua a toccarsi e raggiunge un secondo, più debole, osservando lo sperma che cola lentamente intorno al mio pene ancora immerso. Restiamo immobili per alcuni secondi: io ancora dentro di lei, lei con lo sguardo semi-chiuso rivolto all’esterno, lui che osserva i residui sulle cosce illuminate. Poi estraggo lentamente, un filo di liquido che collega ancora i corpi per un istante. L’uomo si allontana nell’oscurità. Spengo la luce e il piazzale torna silenzioso.
Restiamo abbracciati al buio, il respiro ancora irregolare. Dopo un lungo silenzio, Lorena parla per prima, la voce bassa ma tesa.
«Non pensavo che sarei riuscita a guardarlo così a lungo. Era la prima volta che ne vedevo uno diverso dal tuo. All’inizio ho avuto paura, poi vergogna… eppure non riuscivo a staccare gli occhi. Mentre tu mi prendevi, e lui si toccava guardandomi, qualcosa dentro di me ha ceduto. Non so se sia stato solo piacere o se ci sia dell’altro.»
Resto immobile per qualche secondo. Quando rispondo, le parole escono misurate.
«Sì. Ti ho vista guardarlo e non distogliere lo sguardo, e in quel momento l’eccitazione è salita oltre ogni limite. Non so se sia stato solo per il fatto di essere osservati, o per il fatto che tu fossi così presa da lui. Non mi sono fermato. Ora, al buio, non riesco a stabilire se quello che è successo ci abbia avvicinati o se abbia aperto una crepa.»
Dopo un altro intervallo di silenzio, aggiungo, a voce appena udibile:
«Ad un certo punto… è apparsa un’immagine. Il vecchio che apre la portiera. Tu che lo prendi in bocca fino a farlo godere. Non so se fosse un pensiero, un impulso, o solo l’eccitazione che distorceva tutto. Non ti chiedo di giudicarlo. Non so nemmeno io cosa farne. Te l’ho detto perché è passato. Ecco tutto.»
Lorena non risponde subito. Il buio dell’abitacolo sembra assorbire ogni suono. Quando parla, la voce è calma, ma non offre alcun appiglio.
«L’hai visto mentre eri dentro di me. Mentre io guardavo lui. Non so cosa provi tu adesso. Non so cosa provo io. Non chiudiamo questa cosa. Non la apriamo del tutto. La lasciamo dove sta: tra noi, nel buio, senza un nome e senza una direzione.»
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