La trasformazione di Elena
di
Antony965
genere
prime esperienze
Dopo quella prima notte in cui Marco le aveva parlato dei suoi desideri, Elena aveva accettato di provare. Qualche giorno dopo uscirono insieme. Indossava un abito nero aderente, corto, senza reggiseno né mutandine. Tacchi alti. Un trucco leggero ma sensuale. I capelli neri lisci le cadevano sulle spalle. Il suo corpo alto e asciutto — centosettantotto centimetri, cinquanta chili, seno sodo di terza, sedere rotondo, gambe lunghe e magre — era finalmente messo in mostra.
Andarono in un elegante lounge bar al piano superiore di un hotel. Si sedettero in un angolo semi-privato. Marco le mise una mano sotto l’abito e cominciò a toccarle la fica già umida, mentre due uomini al bancone non smettevano di guardarla. Elena arrossiva, ma non chiudeva le gambe.
Quando tornarono in camera, Marco la spinse contro il vetro del balcone che dava sulla piazza illuminata. Le tirò su l’abito, la piegò in avanti e la penetrò da dietro con forza. Mentre la scopava, le sussurrava all’orecchio che qualcuno dalla piazza o dalle finestre di fronte poteva vederla: il suo corpo snello contro il vetro, il seno che premeva, il sedere che sobbalzava a ogni affondo. Elena venne forte, gemendo contro il freddo del vetro.
Quella notte segnò l’inizio.
Qualche sera dopo tornarono nello stesso hotel. Questa volta Marco aveva parlato con un uomo che li aveva guardati la volta precedente: Luca, sulla quarantina, elegante. Lo invitarono nella suite. Luca si sedette su una poltrona a meno di due metri dal letto. Marco spogliò Elena lentamente, la distese e la scopò davanti a lui. Luca si tolse il cazzo e cominciò a masturbarsi apertamente, fissando la fica di Elena che veniva penetrata.
Elena, all’inizio imbarazzata, finì per eccitarsi sempre di più. Quando venne, tenne gli occhi aperti e fissò Luca mentre l’uomo schizzava la sua sborra sul pavimento.
Da allora l’esperienza si ripeté altre volte con Luca. Ogni volta Elena era un po’ più audace. Una sera chiese a Marco di farla scopare da dietro, con il sedere girato verso l’uomo seduto sulla poltrona, in modo che vedesse tutto.
Poi arrivò il passo successivo.
Una sera Marco portò con sé anche un secondo uomo: Matteo, più giovane. I due si sedettero su poltrone vicine al letto. Elena indossava un tubino nero cortissimo. Si sdraiò, spalancò le gambe e lasciò che i due la guardassero mentre Marco la scopava. Poi, senza che nessuno glielo chiedesse, allungò le mani e prese i cazzi di Luca e Matteo, segandoli lentamente mentre veniva fotta dal marito.
I due uomini gemevano. Elena li masturbava con ritmo deciso, alternando la presa, sentendo quanto erano duri e caldi nelle sue mani. Quando Matteo venne, schizzò sulla sua mano e sul suo seno. Elena non si fermò: passò subito a segare Luca con più forza finché anche lui non schizzò, sporcandole il petto e il collo.
Quella notte Elena scoprì quanto le piacesse avere due cazzi in mano mentre suo marito la scopava.
Il desiderio crebbe ancora.
La volta successiva, mentre succhiava alternativamente i due cazzi — prima con esitazione, poi con sempre più avidità — e Marco la penetrava con forza, Elena sentì qualcosa scattare dentro di sé. Si staccò dal cazzo di Matteo, ansimando, il viso e le labbra lucide di saliva e sborra.
«Voglio… voglio tutti e due dentro di me», disse con voce roca. «Uno nella fica e uno nel culo. Contemporaneamente. Voglio essere piena mentre ti succhio.»
Marco la guardò per qualche secondo, poi annuì.
La disposero sul letto. Luca si sdraiò supino. Elena gli montò sopra e si infilò il cazzo nella fica già fradicia. Poi si piegò in avanti. Matteo si posizionò dietro di lei, le versò lubrificante tra le natiche e premette contro il suo ano. Quando entrò, Elena gridò per il senso di pienezza.
Due cazzi la riempivano completamente: uno nella fica, uno nel culo. Marco si inginocchiò davanti al suo viso. Elena aprì la bocca e prese il cazzo del marito, succhiandolo mentre veniva scopata da entrambi i lati.
Ormai era fuori controllo.
Si muoveva da sola, spingendo indietro per farsi penetrare più a fondo nel culo, poi abbassandosi per prendere tutto nella fica. Gemiva e grugniva intorno al cazzo di Marco, la saliva che colava. Ogni spinta dei due uomini la faceva tremare. Quando venne, fu un orgasmo violento: il suo corpo si irrigidì, la fica e il culo si contrassero spasmodicamente intorno ai due cazzi che la stavano riempiendo.
Luca venne per primo, schizzando dentro la sua fica. Matteo resistette ancora qualche secondo, poi riempì il suo culo di sborra calda. Marco si ritrasse dalla bocca di Elena e venne sul suo viso e sulla lingua protesa, ricoprendola mentre lei continuava a tremare tra i due uomini.
Elena rimase lì, impalata su due cazzi che lentamente si ammorbidivano dentro di lei, la sborra che le colava dalla fica, dal culo e dal mento. Il suo respiro era spezzato, ma negli occhi c’era un’espressione nuova: di totale abbandono e di scoperta.
Nei giorni e nelle settimane che seguirono, Elena cambiò radicalmente.
Non indossava più abiti larghi e anonimi. Sceglieva vestiti corti, scollature profonde, lingerie costosa. Si truccava con cura. Quando uscivano, camminava con un’andatura diversa: più sicura, più sensuale. Sapeva che gli uomini la guardavano e le piaceva.
A casa l’iniziativa era quasi sempre sua. Chiedeva a Marco di fotterla in posizioni esposte. Gli chiedeva di parlarle sporco, di ricordarle quella notte in cui era stata riempita contemporaneamente da tre uomini. A volte riprendevano l’esperienza con voyeur: uno, due, a volte di più. Elena non esitava più. Anzi, era lei a scegliere, a proporre, a chiedere di essere guardata, toccata, riempita.
La donna timida che si nascondeva dietro maglioni ampi e zero trucco era scomparsa.
Da quella notte sul balcone, e soprattutto da quella in cui aveva chiesto di essere presa nella fica e nel culo contemporaneamente mentre succhiava suo marito, Elena era diventata un’altra donna.
Una donna che amava il proprio corpo alto e asciutto, le sue lunghe gambe, il suo sedere rotondo, il suo seno sodo.
Una donna che non aveva più paura di essere guardata, desiderata, usata e condivisa con suo marito.
Una donna che aveva scoperto quanto potesse essere eccitante perdere il controllo… e quanto potesse essere liberatorio riprenderselo.
E Marco, ogni volta che la vedeva vestita in modo provocante o che la guardava prendere in mano (o in bocca) il cazzo di un altro uomo mentre lui la scopava, sorrideva.
Perché sapeva che quella trasformazione non l’aveva allontanata da lui.
L’aveva resa ancora più sua.
Fine
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