Il confine del visibile
di
Antony965
genere
prime esperienze
Tutto era cominciato per uno sbaglio banale, una porta rimasta socchiusa in un pomeriggio qualunque. Mia moglie non si era accorta che Luca e Matteo, i due diciottenni amici di nostro figlio, erano in corridoio quando lei era uscita dal bagno in collant, senza mutandine, per andare a prendere un asciugamano in camera. Erano bastati tre secondi. Quei tre secondi in cui la stoffa velata rivelava chiaramente l'ombra scura del suo monte di Venere e il profilo delle labbra carnose della sua figa.
Quando me lo raccontò quella sera, lo fece con la voce tremante e il viso in fiamme. Ma nei suoi occhi non c'era solo imbarazzo. C'era un'elettricità strana, una scossa che contagiò subito anche me. La presi direttamente sul divano dell'ingresso, le tirai su la gonna, le allargai le gambe e le infilai subito il cazzo duro dentro la figa bagnata, provando un'eccitazione così violenta da lasciarci entrambi senza fiato.
Nei mesi successivi, quel piccolo incidente smise di essere un errore. Diventò un gioco teso, calcolato nei minimi dettagli.
Mia moglie iniziò a curare ogni particolare. A quarantasei anni, con il corpo scolpito da anni di palestra, il seno sodo, le cosce toniche e i glutei alti, sapeva perfettamente l'effetto che faceva. Quando sapeva che i ragazzi erano a casa con nostro figlio, "dimenticava" la porta del bagno aperta mentre si pettinava. Indossava collant velatissimi senza nulla sotto, lasciando che la figa scura restasse completamente visibile attraverso il tessuto per chiunque passasse di lì.
Io non la fermavo. La guardavo dalla cucina o dal riflesso dello specchio. Vedevo i ragazzi rallentare il passo, fissare a bocca aperta quel pelo scuro e quelle labbra rosse. La sera, quella tensione accumulata durante il giorno scaricava tutta la sua forza nel nostro letto.
Poi, una domenica pomeriggio di pioggia, il gioco superò ogni limite.
Nostro figlio era uscito. Luca era salito da solo per farsi prestare un libro. Mia moglie lo fece entrare. Indossava un abito leggero da casa, stretto in vita. Io ero nello studio con la porta socchiusa, a guardare.
«Nostro figlio torna tra poco, Luca. Aspettalo pure in salotto,» gli disse con una voce morbida.
Luca, visibilmente agitato, si sedette sul bordo del divano. Mia moglie si avvicinò alla libreria di fronte a lui. Per prendere il volume in alto, si alzò sulle punte, e l'orlo del vestito si sollevò, scoprendo interamente le natiche e la figa nuda, senza mutandine. Luca bloccò il respiro, gli occhi incollati a quelle labbra carnose.
Lei si voltò lentamente, sostenendo il suo sguardo e vedendo la forma rigida e imponente del cazzo che segnava i pantaloni del ragazzo.
«Sei molto attento, Luca...» disse, facendosi vicina.
Gli prese la mano tremante e la portò sulla propria coscia, fino a fargli toccare le labbra calde e bagnate della figa. Luca cacciò un sospiro soffocato. Lei si inginocchiò, gli aprì la zip ed estrasse il suo cazzo duro e pulsante.
Dallo studio, la mia erezione divenne feroce. Uscii lentamente.
Mia moglie mi vide ma non si fermò. Anzi, cominciò a fargli un pompino profondo, ingoiando il suo cazzo fino in fondo alla gola. Mi avvicinai da dietro, le alzai il vestito sul culo tondo, le allargai le natiche ed entrai di colpo dentro la sua figa già strapiena di umori. Lei cacciò un gemito contro la pancia di Luca.
«Continua a succhiare,» le ordignai a bassa voce. «Non fermarti.»
Il ritmo divenne violento. Spingevo il mio cazzo dentro la sua figa mentre lei sborrava di piacere e continuava ad alternare colpi di lingua sul cazzo del ragazzo.
«Adesso... sborrami dentro la figa... adesso!» implorò mia moglie.
Spinsi fino in fondo e le scaricai dentro tutto il mio seme, proprio mentre Luca veniva abbondantemente dentro la sua bocca e sulle sue labbra rosse.
Nei giorni che seguirono, la casa diventò una polveriera. Luca tornò il martedì successivo, stavolta portando con sé Matteo. Nostro figlio non c'era. Quando mia moglie aprì la porta, indossava solo una camicia di seta sbottonata sul seno e niente sotto.
«Entrate,» disse con calma, chiudendo la porta a chiave con un clack.
Uscii dallo studio. Non c'era più spazio per le parole. «In camera,» dissi.
In camera da letto, mia moglie si tolse la camicia, restando completamente nuda. Il seno sodo sporgeva fiero, il pelo scuro incorniciava la figa bagnata e aperta, le natiche tese.
Matteo tremava. Luca si inginocchiò per primo e cominciò a leccarle la figa con avidità, affondando la lingua tra le sue labbra carnose.
«Matteo, vieni qui,» lo chiamò lei.
Matteo si spogliò in fretta. Afferrò il suo cazzo grosso e nodoso e lo guidò verso la bocca di mia moglie. Lei lo prese subito in gola, succhiandolo con foga mentre Luca le divorava la figa da sotto.
Io mi avvicinai. Afferrai mia moglie per i fianchi e la piegai sul bordo del letto, mettendo in mostra la figa e il culo. Le allargai le natiche e le infilai il cazzo da dietro, facendola urlare.
«Matteo, mettiti davanti a lei!» le ordignai.
Matteo le infilò di nuovo il cazzo grosso e nodoso in bocca. Mia moglie si prendeva il suo cazzo in gola e il mio cazzo dentro la figa, godendo come una cagna. Luca si posizionò dietro di me, fissando il punto in cui il mio cazzo entrava e usciva dalla figa colante di mia moglie, e cominciò a segarsi come un matto.
«Sulle sue natiche, Luca! Sborrale sul culo!» gridai, aumentando la velocità delle mie spinte.
Luca cacciò un urlo ed eiaculò getti densi di sborra sul culo tondo di mia moglie. Un secondo dopo, Matteo non resse più e le sborrò a fiotti direttamente in gola; lei inghiottì tutto senza staccarsi, mentre la sborra le colava sul mento.
La vista di mia moglie piena di sborra in bocca e sul culo mi fece impazzire. Le diedi tre spaccate profonde nella figa pulsante e le sborrai dentro fino all'ultima goccia.
Quando ci staccammo, mia moglie giaceva sul letto con la figa spalancata che colava il mio seme, il culo imbrattato della sborra di Luca e la faccia macchiata da quella di Matteo. Ci guardò e sorrise, pronta per la volta successiva.
Quando me lo raccontò quella sera, lo fece con la voce tremante e il viso in fiamme. Ma nei suoi occhi non c'era solo imbarazzo. C'era un'elettricità strana, una scossa che contagiò subito anche me. La presi direttamente sul divano dell'ingresso, le tirai su la gonna, le allargai le gambe e le infilai subito il cazzo duro dentro la figa bagnata, provando un'eccitazione così violenta da lasciarci entrambi senza fiato.
Nei mesi successivi, quel piccolo incidente smise di essere un errore. Diventò un gioco teso, calcolato nei minimi dettagli.
Mia moglie iniziò a curare ogni particolare. A quarantasei anni, con il corpo scolpito da anni di palestra, il seno sodo, le cosce toniche e i glutei alti, sapeva perfettamente l'effetto che faceva. Quando sapeva che i ragazzi erano a casa con nostro figlio, "dimenticava" la porta del bagno aperta mentre si pettinava. Indossava collant velatissimi senza nulla sotto, lasciando che la figa scura restasse completamente visibile attraverso il tessuto per chiunque passasse di lì.
Io non la fermavo. La guardavo dalla cucina o dal riflesso dello specchio. Vedevo i ragazzi rallentare il passo, fissare a bocca aperta quel pelo scuro e quelle labbra rosse. La sera, quella tensione accumulata durante il giorno scaricava tutta la sua forza nel nostro letto.
Poi, una domenica pomeriggio di pioggia, il gioco superò ogni limite.
Nostro figlio era uscito. Luca era salito da solo per farsi prestare un libro. Mia moglie lo fece entrare. Indossava un abito leggero da casa, stretto in vita. Io ero nello studio con la porta socchiusa, a guardare.
«Nostro figlio torna tra poco, Luca. Aspettalo pure in salotto,» gli disse con una voce morbida.
Luca, visibilmente agitato, si sedette sul bordo del divano. Mia moglie si avvicinò alla libreria di fronte a lui. Per prendere il volume in alto, si alzò sulle punte, e l'orlo del vestito si sollevò, scoprendo interamente le natiche e la figa nuda, senza mutandine. Luca bloccò il respiro, gli occhi incollati a quelle labbra carnose.
Lei si voltò lentamente, sostenendo il suo sguardo e vedendo la forma rigida e imponente del cazzo che segnava i pantaloni del ragazzo.
«Sei molto attento, Luca...» disse, facendosi vicina.
Gli prese la mano tremante e la portò sulla propria coscia, fino a fargli toccare le labbra calde e bagnate della figa. Luca cacciò un sospiro soffocato. Lei si inginocchiò, gli aprì la zip ed estrasse il suo cazzo duro e pulsante.
Dallo studio, la mia erezione divenne feroce. Uscii lentamente.
Mia moglie mi vide ma non si fermò. Anzi, cominciò a fargli un pompino profondo, ingoiando il suo cazzo fino in fondo alla gola. Mi avvicinai da dietro, le alzai il vestito sul culo tondo, le allargai le natiche ed entrai di colpo dentro la sua figa già strapiena di umori. Lei cacciò un gemito contro la pancia di Luca.
«Continua a succhiare,» le ordignai a bassa voce. «Non fermarti.»
Il ritmo divenne violento. Spingevo il mio cazzo dentro la sua figa mentre lei sborrava di piacere e continuava ad alternare colpi di lingua sul cazzo del ragazzo.
«Adesso... sborrami dentro la figa... adesso!» implorò mia moglie.
Spinsi fino in fondo e le scaricai dentro tutto il mio seme, proprio mentre Luca veniva abbondantemente dentro la sua bocca e sulle sue labbra rosse.
Nei giorni che seguirono, la casa diventò una polveriera. Luca tornò il martedì successivo, stavolta portando con sé Matteo. Nostro figlio non c'era. Quando mia moglie aprì la porta, indossava solo una camicia di seta sbottonata sul seno e niente sotto.
«Entrate,» disse con calma, chiudendo la porta a chiave con un clack.
Uscii dallo studio. Non c'era più spazio per le parole. «In camera,» dissi.
In camera da letto, mia moglie si tolse la camicia, restando completamente nuda. Il seno sodo sporgeva fiero, il pelo scuro incorniciava la figa bagnata e aperta, le natiche tese.
Matteo tremava. Luca si inginocchiò per primo e cominciò a leccarle la figa con avidità, affondando la lingua tra le sue labbra carnose.
«Matteo, vieni qui,» lo chiamò lei.
Matteo si spogliò in fretta. Afferrò il suo cazzo grosso e nodoso e lo guidò verso la bocca di mia moglie. Lei lo prese subito in gola, succhiandolo con foga mentre Luca le divorava la figa da sotto.
Io mi avvicinai. Afferrai mia moglie per i fianchi e la piegai sul bordo del letto, mettendo in mostra la figa e il culo. Le allargai le natiche e le infilai il cazzo da dietro, facendola urlare.
«Matteo, mettiti davanti a lei!» le ordignai.
Matteo le infilò di nuovo il cazzo grosso e nodoso in bocca. Mia moglie si prendeva il suo cazzo in gola e il mio cazzo dentro la figa, godendo come una cagna. Luca si posizionò dietro di me, fissando il punto in cui il mio cazzo entrava e usciva dalla figa colante di mia moglie, e cominciò a segarsi come un matto.
«Sulle sue natiche, Luca! Sborrale sul culo!» gridai, aumentando la velocità delle mie spinte.
Luca cacciò un urlo ed eiaculò getti densi di sborra sul culo tondo di mia moglie. Un secondo dopo, Matteo non resse più e le sborrò a fiotti direttamente in gola; lei inghiottì tutto senza staccarsi, mentre la sborra le colava sul mento.
La vista di mia moglie piena di sborra in bocca e sul culo mi fece impazzire. Le diedi tre spaccate profonde nella figa pulsante e le sborrai dentro fino all'ultima goccia.
Quando ci staccammo, mia moglie giaceva sul letto con la figa spalancata che colava il mio seme, il culo imbrattato della sborra di Luca e la faccia macchiata da quella di Matteo. Ci guardò e sorrise, pronta per la volta successiva.
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