La moglie offerta

di
genere
prime esperienze

La suite era silenziosa. Lidia lasciò scivolare l’accappatoio di seta. La stoffa fredda le sfiorò i fianchi per un attimo prima di cadere. Rimase nuda. Alessandro le posò una mano sul seno destro: il palmo era caldo, ruvido di calli leggeri, e strinse con decisione. La carne cedette sotto le dita; il capezzolo turgido premette contro il centro della sua mano. Lidia sentì la pressione diffondersi fino sotto l’ascella.
Lui scese con le dita tra le sue cosce. L’indice e il medio trovarono la fessura già umida e scivolarono dentro senza sforzo. Lidia percepì la spessore delle dita, la pelle leggermente ruvida contro le pareti interne lisce e calde. Quando le mosse, sentì lo scorrimento viscoso dei propri liquidi e la pressione che andava a toccare un punto più profondo.
Alessandro la spinse sul divano di pelle. La superficie era fresca contro la schiena nuda. Lei aprì le gambe. Lui si inginocchiò e le appoggiò la lingua piatta sulla figa. Lidia sentì prima il calore umido, poi la texture leggermente ruvida della lingua che premeva e scivolava dal basso fino al clitoride. Quando cominciò a succhiare, la pressione ritmica le fece contrarre il basso ventre. Due dita entrarono di nuovo; questa volta le sentì più distinte, il pollice che premeva all’esterno mentre le altre due si muovevano dentro, stirando e riempiendo.
Quando si alzò, il cazzo era caldo e pesante. Lidia lo prese in mano: la pelle era tesa, le vene in rilievo sotto le dita, la glande liscia e umida di liquido pre-eiaculatorio. Se lo portò alla bocca. La testa le scivolò sulle labbra, poi sulla lingua. Sentì il sapore salato e la temperatura più alta della propria bocca. Quando lui spinse più a fondo, la glande premette contro il fondo della gola; la sensazione fu di pienezza e di leggera costrizione. La saliva le colò calda lungo il mento.
La voltò a quattro zampe. Le mani di Alessandro le aprirono le natiche; i pollici premevano sulla pelle morbida. Sentì la testa del cazzo, calda e liscia, premere contro l’ingresso già aperto. Poi entrò. La penetrazione fu continua: prima la glande che allargava, poi il corpo del cazzo che scorreva contro le pareti interne, stirandole, riempiendole fino a farle percepire la pressione contro il fondo. Quando le palle le toccarono la pelle, sentì il contatto caldo e leggero dei peli.
Lui cominciò a muoversi. Ogni ritirata lasciava una sensazione di vuoto momentaneo; ogni spinta riportava il calore e la pienezza. La pelle delle sue mani sui fianchi di lei era calda e salda; le dita si conficcavano abbastanza da lasciare un’impronta di pressione. Quando le diede uno schiaffo sulla chiappa, il dolore breve e netto si diffuse sulla pelle, seguito da un calore superficiale.
Lidia venne con le pareti interne che si contraevano a scatti intorno a lui, stringendo e rilasciando. Sentì ogni pulsazione del cazzo quando Alessandro scaricò: il getto caldo che si spargeva dentro, la pressione aggiuntiva, poi il lento colare dello sperma quando si ritirò. Il liquido era denso e più caldo del resto del corpo; le scivolò lungo la fessura e le toccò il buco del culo con una scia viscosa.
«Leccami», disse.
Mi inginocchiai. La lingua incontrò prima lo sperma caldo e denso, poi le labbra gonfie e umide della figa. Sentii la texture diversa: lo sperma più filante, i tessuti di lei più morbidi e caldi. Lei mi premette la testa contro di sé; la pressione del suo pube contro la bocca era ferma. Continuai finché la maggior parte del liquido non fu raccolta.
Alessandro la fece salire a cavalcioni. Lidia sentì di nuovo la glande premere e poi tutto il cazzo scivolare dentro mentre si abbassava. Questa volta il controllo era suo: poteva regolare la profondità e la velocità. Ogni discesa le faceva percepire lo stiramento e il contatto pieno. I seni le pesavano e oscillavano; quando lui le afferrò le natiche, le dita si conficcarono nella carne morbida e la sollevarono e abbassarono con forza, aumentando l’impatto di ogni colpo.
Contro la vetrata il vetro era freddo sulla pelle del seno e della guancia. Alessandro entrava da dietro; ogni spinta la faceva premere di più contro la superficie liscia e gelida. Il contrasto tra il freddo del vetro e il calore del cazzo dentro di lei era netto. Le mani di lui sui fianchi erano calde; le dita lasciavano scie di pressione.
Quando, ore dopo, mi chiamò di nuovo, la figa era ancora calda e umida. Lo sperma che usciva aveva una consistenza più densa e un calore residuo. La lingua scivolava facilmente. Poi mi prese in bocca: sentii il calore umido della sua lingua, la pressione delle labbra, il leggero raschiare dei denti controllato. Quando vennero, il mio sperma le riempì la bocca; lei lo tenne un attimo, caldo e denso sulla lingua, prima di inghiottirlo.
La mattina dopo Alessandro la penetrò ancora una volta sul letto. Lidia sentì di nuovo lo scorrimento lento, la pienezza, il calore. Quando si ritirò, il liquido colò caldo lungo la coscia. Lei mi guardò e disse soltanto:
«Di nuovo.»
La lingua incontrò di nuovo quella scia calda e densa.
scritto il
2026-08-15
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