Codice Femdom – Estratto 4 - Massaggia e sta zitto
di
T. Subby
genere
dominazione
Trascorrono i primi giorni insieme, con lei totalmente indifferente a me, mentre io invece, sempre eccitato all'ennesima potenza dalla sua presenza.
Quando è a casa, passo le giornate ad ammirarla e devo sfogarmi in bagno ripetutamente e di nascosto, per non darle fastidio.
Spesso mi offro di farle dei massaggi mentre si rilassa al telefono, oppure mi metto ai fornelli per dedicarle delle dolci attenzioni.
Lei, intuendo subito di poter sfruttare la situazione a suo vantaggio, mi lascia compiere divertita, il ruolo di servetto accondiscendente, giocando con me e tenendomi inchiodato al mio rango.
Capisco perfettamente di essere trattato in maniera impari da lei, ma sono comunque felice di abitare finalmente con la donna dei miei sogni.
Athena si sente così a suo agio nello sfruttarmi, da voler essere sempre assecondata e viziata.
Pretende di essere trattata come una regina con una naturalezza incredibile e io non riesco ad oppormi minimamente alle sue richieste.
Perciò, oltre a pulire interamente da solo la casa, anche tutte le altre faccende domestiche, come cucinare e lavare i vestiti, iniziano a diventare mia esclusiva competenza.
- Non voglio mettere i miei vestiti in questo cesto schifoso insieme ai tuoi. Vedi di procuratene un altro perché non mi va di mischiare le nostre cose. - specifica lei superbamente, appena al secondo giorno di convivenza.
- Certo Athena… Vado a comprarne uno oggi… - la accontento subito io, cercando di non rimanerci male.
- E lavale separatamente le mie cose. Non voglio che puzzino del tuo sudore. - prosegue perfida.
- Sì, hai ragione… - non posso far altro che ammettere, mentre lei si fa beffe di me.
Iniziamo così, a entrare in una specie di routine quotidiana insieme.
Quando esce alla sera io resto quasi sempre a casa a recuperare il lavoro perduto e a mettere in ordine.
Faccio di fretta il mio lavoro al computer e poi lavo il bagno e i pavimenti, rassetto la cucina e profumo la sala, in modo che sia sempre tutto perfetto al suo ritorno.
Le faccio il bucato, pulendo con cura i suoi vestiti e stendendoli sul terrazzo, per quando lei avrà voglia di usarli.
Devo ammettere che è impossibile per me non infilare il naso tra le sue cose usate, mentre svolgo i mestieri.
Mi vergogno di me stesso quando, irresistibilmente arrapato, mi ritrovo ad annusare le sue mutande e persino i suoi calzini, vinto dalla curiosità e sorprendendomi che anche il suo sudore abbia un profumo così buono.
Tratto i suoi indumenti con una cura infinita e quasi con venerazione.
Quando sono asciutti li piego alla perfezione e li ripongo nel suo armadio, senza che lei abbia nemmeno bisogno di chiederlo.
Tante volte la Dea neanche torna, né mi scrive, restando fuori notti intere senza avvisare.
Capisco ben presto che non posso pretendere questa attenzione da lei e mi limito ad aspettarla pronto e con la casa splendente, per quando avrà voglia di rifarsi viva.
Quando poi finalmente rientra, avrei voglia di sapere tutto di lei e di cosa ha fatto, ma Athena invece quasi neanche saluta e si stravacca subito sul divano.
Se le chiedo qualcosa mi risponde a monosillabi e cambia subito discorso annoiata.
- Come è andato il weekend tesoro? Chissà quante cose hai da raccontare… - provo ogni volta io, visibilmente in trepidazione per il suo rientro.
- Bene Tommi… Stancante… Avrei bisogno di un massaggio ai piedi. Ci pensi tu? - replica secca lei, sbuffando.
- Ma certo. Lo sai che puoi contare su di me. - rispondo entusiasta io, prodigandomi subito nel servirla al mio meglio.
- Dimmi un po', siete andati a fare lo shooting a Verona giusto? - provo di nuovo io, per sciogliere la conversazione.
- Sì Tommi, però ho già parlato abbastanza in questi giorni. Ti dispiace massaggiare in silenzio che devo guardare delle cose? E scendi dal divano dai, lo sai che devi essere rispettoso quando sono in casa. -
Allibito dai suoi modi altezzosi, cerco di capire cosa intenda: - Cioè vuoi che ti massaggio i piedi, restando in terra? -
- Si, siediti per terra o mettiti in ginocchio vedi tu. E' più giusto lo sai. - mi spiega, sfoggiando una naturalezza disarmante.
Lo dice come se fosse ovvio. Ed è proprio questo che mi colpisce: non mi sta umiliando, sta semplicemente organizzando lo spazio.
- D'accordo principessa, scusi se mi sono permesso… - rispondo io ironico, cercando di riderci sopra, ma senza venire neanche considerato da lei, che continua a sfogliare il telefono.
Si aggiusta meglio sul divano, controllando con la coda dell’occhio che sia davvero sceso. Un angolo della sua bocca si solleva appena, soddisfatto.
Il modo in cui pretende queste cose è davvero scioccante.
E' già serena a farsi i cazzi suoi, ignorandomi platealmente, mentre io che la aspettavo da giorni con la casa perfetta e la cena pronta, devo restare zitto e massaggiarle i piedi in ginocchio.
Mi rendo conto che la mia presenza non cambia nulla nel suo umore. Potrei esserci o non esserci, e lei sarebbe esattamente la stessa.
Fa così tutte le volte. Nemmeno la premura di chiedermi come sto o di raccontarmi qualcosa. Per lei è normale. Se lo aspetta e lo pretende.
Non mi resta che accontentarmi di slacciarle i preziosi sandali col tacco firmati con cui è entrata e riporli all'ingresso.
Poi gattonare indietro da lei e iniziare a praticarle carezze e massaggini alle estremità stanche dai tanti impegni, mentre lei mi trascura platealmente.
Posso solo immaginare le sue mirabolanti imprese fuori casa e provare a rendermi utile, almeno in questo piccolo frangente della sua vita.
Pensare alla fortuna di avere una Dea così che mi gira per casa mi riempie di orgoglio.
Vedere le sue giacche e le sue scarpe sempre diverse in casa mia, mi provoca un'emozione incredibile.
Mi accorgo che non possiedo una scarpiera abbastanza capiente per tutte le sue paia costose, che si stanno quindi accumulando nel corridoio di ingresso.
Mentre io mi impegno nello sciogliere la tensione sulle sue piante, la Dea sembra leggermi nel pensiero:
- Vedi di comprare una bel mobile per le mie scarpette Tommaso, se vuoi che resto qui. Non mi piacciono buttate lì così. Ne ho ancora tante da portare e voglio poter scegliere quali mettere. - spiega freddamente, senza alzare lo sguardo.
- Sì, tesoro. Solo non so bene dove metterlo… - spiego io timidamente.
- Direi che qua nell'atrio potrebbe andare. Non ho voglia di tenerle in camera - risponde lei.
- Certo non è un problema… Almeno non le hai in mezzo ai piedi, che potrebbero darti fastidio… - accetto io sommessamente.
- Esatto, le mettiamo qua. Poi è meglio averle vicino all'ingresso. - chiude il discorso.
Questa è stata l'ultima sua frase del pomeriggio dedicata a me.
Dopodiché ho potuto solo ascoltare i suoi vocal e le sue telefonate con amiche, uomini e colleghi.
Si è fatta rilassare i piedi e i polpacci per quasi un'ora, senza nemmeno più concedermi uno sguardo.
Così, inginocchiato a terra, non ho potuto fare altro che continuare in silenzio il mio servizio per compiacerla.
Come al solito vivo uno strano mix di infatuazione e umiliazione che caratterizza le mie giornate. Così a contatto con Athena e allo stesso tempo, così in disparte.
I suoi piedini perfetti a pochi centimetri dalla faccia mi fanno capire come sia umile lo spazio a me concesso nella sua vita, ma nonostante questo mi emoziono a dismisura nell'averla sdraiata che si rilassa così vicino a me e non riesco a fare a meno di impegnarmi per farle piacere.
L’eccitazione è fortissima, ma insieme arriva un pensiero che non riesco a scacciare: se questo è il modo in cui mi tratta, come potrò farle mai notare il mio valore di uomo?
Forse, però, non era quello che lei cercava da me. E forse, se volevo restarle accanto, avrei dovuto smettere di pensare in quei termini.
Continua...
[Estratto dal libro “Codice Femdom – Vol. 1”]
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Quando è a casa, passo le giornate ad ammirarla e devo sfogarmi in bagno ripetutamente e di nascosto, per non darle fastidio.
Spesso mi offro di farle dei massaggi mentre si rilassa al telefono, oppure mi metto ai fornelli per dedicarle delle dolci attenzioni.
Lei, intuendo subito di poter sfruttare la situazione a suo vantaggio, mi lascia compiere divertita, il ruolo di servetto accondiscendente, giocando con me e tenendomi inchiodato al mio rango.
Capisco perfettamente di essere trattato in maniera impari da lei, ma sono comunque felice di abitare finalmente con la donna dei miei sogni.
Athena si sente così a suo agio nello sfruttarmi, da voler essere sempre assecondata e viziata.
Pretende di essere trattata come una regina con una naturalezza incredibile e io non riesco ad oppormi minimamente alle sue richieste.
Perciò, oltre a pulire interamente da solo la casa, anche tutte le altre faccende domestiche, come cucinare e lavare i vestiti, iniziano a diventare mia esclusiva competenza.
- Non voglio mettere i miei vestiti in questo cesto schifoso insieme ai tuoi. Vedi di procuratene un altro perché non mi va di mischiare le nostre cose. - specifica lei superbamente, appena al secondo giorno di convivenza.
- Certo Athena… Vado a comprarne uno oggi… - la accontento subito io, cercando di non rimanerci male.
- E lavale separatamente le mie cose. Non voglio che puzzino del tuo sudore. - prosegue perfida.
- Sì, hai ragione… - non posso far altro che ammettere, mentre lei si fa beffe di me.
Iniziamo così, a entrare in una specie di routine quotidiana insieme.
Quando esce alla sera io resto quasi sempre a casa a recuperare il lavoro perduto e a mettere in ordine.
Faccio di fretta il mio lavoro al computer e poi lavo il bagno e i pavimenti, rassetto la cucina e profumo la sala, in modo che sia sempre tutto perfetto al suo ritorno.
Le faccio il bucato, pulendo con cura i suoi vestiti e stendendoli sul terrazzo, per quando lei avrà voglia di usarli.
Devo ammettere che è impossibile per me non infilare il naso tra le sue cose usate, mentre svolgo i mestieri.
Mi vergogno di me stesso quando, irresistibilmente arrapato, mi ritrovo ad annusare le sue mutande e persino i suoi calzini, vinto dalla curiosità e sorprendendomi che anche il suo sudore abbia un profumo così buono.
Tratto i suoi indumenti con una cura infinita e quasi con venerazione.
Quando sono asciutti li piego alla perfezione e li ripongo nel suo armadio, senza che lei abbia nemmeno bisogno di chiederlo.
Tante volte la Dea neanche torna, né mi scrive, restando fuori notti intere senza avvisare.
Capisco ben presto che non posso pretendere questa attenzione da lei e mi limito ad aspettarla pronto e con la casa splendente, per quando avrà voglia di rifarsi viva.
Quando poi finalmente rientra, avrei voglia di sapere tutto di lei e di cosa ha fatto, ma Athena invece quasi neanche saluta e si stravacca subito sul divano.
Se le chiedo qualcosa mi risponde a monosillabi e cambia subito discorso annoiata.
- Come è andato il weekend tesoro? Chissà quante cose hai da raccontare… - provo ogni volta io, visibilmente in trepidazione per il suo rientro.
- Bene Tommi… Stancante… Avrei bisogno di un massaggio ai piedi. Ci pensi tu? - replica secca lei, sbuffando.
- Ma certo. Lo sai che puoi contare su di me. - rispondo entusiasta io, prodigandomi subito nel servirla al mio meglio.
- Dimmi un po', siete andati a fare lo shooting a Verona giusto? - provo di nuovo io, per sciogliere la conversazione.
- Sì Tommi, però ho già parlato abbastanza in questi giorni. Ti dispiace massaggiare in silenzio che devo guardare delle cose? E scendi dal divano dai, lo sai che devi essere rispettoso quando sono in casa. -
Allibito dai suoi modi altezzosi, cerco di capire cosa intenda: - Cioè vuoi che ti massaggio i piedi, restando in terra? -
- Si, siediti per terra o mettiti in ginocchio vedi tu. E' più giusto lo sai. - mi spiega, sfoggiando una naturalezza disarmante.
Lo dice come se fosse ovvio. Ed è proprio questo che mi colpisce: non mi sta umiliando, sta semplicemente organizzando lo spazio.
- D'accordo principessa, scusi se mi sono permesso… - rispondo io ironico, cercando di riderci sopra, ma senza venire neanche considerato da lei, che continua a sfogliare il telefono.
Si aggiusta meglio sul divano, controllando con la coda dell’occhio che sia davvero sceso. Un angolo della sua bocca si solleva appena, soddisfatto.
Il modo in cui pretende queste cose è davvero scioccante.
E' già serena a farsi i cazzi suoi, ignorandomi platealmente, mentre io che la aspettavo da giorni con la casa perfetta e la cena pronta, devo restare zitto e massaggiarle i piedi in ginocchio.
Mi rendo conto che la mia presenza non cambia nulla nel suo umore. Potrei esserci o non esserci, e lei sarebbe esattamente la stessa.
Fa così tutte le volte. Nemmeno la premura di chiedermi come sto o di raccontarmi qualcosa. Per lei è normale. Se lo aspetta e lo pretende.
Non mi resta che accontentarmi di slacciarle i preziosi sandali col tacco firmati con cui è entrata e riporli all'ingresso.
Poi gattonare indietro da lei e iniziare a praticarle carezze e massaggini alle estremità stanche dai tanti impegni, mentre lei mi trascura platealmente.
Posso solo immaginare le sue mirabolanti imprese fuori casa e provare a rendermi utile, almeno in questo piccolo frangente della sua vita.
Pensare alla fortuna di avere una Dea così che mi gira per casa mi riempie di orgoglio.
Vedere le sue giacche e le sue scarpe sempre diverse in casa mia, mi provoca un'emozione incredibile.
Mi accorgo che non possiedo una scarpiera abbastanza capiente per tutte le sue paia costose, che si stanno quindi accumulando nel corridoio di ingresso.
Mentre io mi impegno nello sciogliere la tensione sulle sue piante, la Dea sembra leggermi nel pensiero:
- Vedi di comprare una bel mobile per le mie scarpette Tommaso, se vuoi che resto qui. Non mi piacciono buttate lì così. Ne ho ancora tante da portare e voglio poter scegliere quali mettere. - spiega freddamente, senza alzare lo sguardo.
- Sì, tesoro. Solo non so bene dove metterlo… - spiego io timidamente.
- Direi che qua nell'atrio potrebbe andare. Non ho voglia di tenerle in camera - risponde lei.
- Certo non è un problema… Almeno non le hai in mezzo ai piedi, che potrebbero darti fastidio… - accetto io sommessamente.
- Esatto, le mettiamo qua. Poi è meglio averle vicino all'ingresso. - chiude il discorso.
Questa è stata l'ultima sua frase del pomeriggio dedicata a me.
Dopodiché ho potuto solo ascoltare i suoi vocal e le sue telefonate con amiche, uomini e colleghi.
Si è fatta rilassare i piedi e i polpacci per quasi un'ora, senza nemmeno più concedermi uno sguardo.
Così, inginocchiato a terra, non ho potuto fare altro che continuare in silenzio il mio servizio per compiacerla.
Come al solito vivo uno strano mix di infatuazione e umiliazione che caratterizza le mie giornate. Così a contatto con Athena e allo stesso tempo, così in disparte.
I suoi piedini perfetti a pochi centimetri dalla faccia mi fanno capire come sia umile lo spazio a me concesso nella sua vita, ma nonostante questo mi emoziono a dismisura nell'averla sdraiata che si rilassa così vicino a me e non riesco a fare a meno di impegnarmi per farle piacere.
L’eccitazione è fortissima, ma insieme arriva un pensiero che non riesco a scacciare: se questo è il modo in cui mi tratta, come potrò farle mai notare il mio valore di uomo?
Forse, però, non era quello che lei cercava da me. E forse, se volevo restarle accanto, avrei dovuto smettere di pensare in quei termini.
Continua...
[Estratto dal libro “Codice Femdom – Vol. 1”]
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