Lo scrittore 1

di
genere
trio



Il sole del tardo pomeriggio accarezza gli intonaci ocra del casale, dai vetri limpidi irrora la reception del "Volterraio", tingendo tutto di un arancione caldo e appiccicoso che promette una serata torrida. Mi aggiusto i ricci, riflettendo la mia immagine sul vetro patinato della porta dell'ufficio: pelle olivastra luminosa, occhi nocciola che brillano di una maliziosa prospettiva, il vestito celeste - regalo di Ale per il compleanno - che valorizza il mio seno scarso e le mie curve morbide, nonostante sia leggero e svolazzante.

Gestire questo resort è un lavoro che amo, Franco mi disse subito che era il mestiere per me. Ed io che pensavo lo facesse solo per portarmi a letto.

Però oggi la noia mi morde: nessun problema, tutto troppo liscio; tutto, assurdamente, va come deve andare.
Non vedo l'ora che la mia amica mi raggiunga per cena.
Riconosco bene questa sensazione che aleggia minacciosa, prologo al desiderio di qualcosa di più, di qualcosa di sporco e proibito.

Claudia, al bancone, sta terminando una registrazione quando la porta si apre e lui entra: Sauro Galluzzo. Non è un ospite qualsiasi; adoro i suoi libri ed è tale e quale alle foto di copertina. Scrittore di successo, aria da uomo che ha visto il mondo e ne ha consumato i piaceri senza chiedere permesso. Indossa una camicia di lino verde gessata d'ecrù, come chiari i pantaloni, leggera, sbottonata abbastanza da lasciar intravedere un petto peloso e tonico; ha quel modo di camminare, sicuro e predatorio, che fa scattare immediatamente un allarme nella mia intimità; all'idea di guastarsi con qualcuno che non sia mio marito.

Però aspetto.

Si avvicina al banco, appoggia le mani sul legno materico. Le sue dita sono lunghe, forti, immagino come potrebbero stringermi il collo mentre mi scopa selvaggiamente.

- Benvenuto al Volterraio - dice Claudia.
- Grazie. Sono Galluzzo, sera, ho una prenotazione. -
- Un attimo soltanto... Ecco, sì, tre notti. Vedo che la direttrice le ha riservato l'appartamento "papaveri", un po' più riparato rispetto agli altri. -
- Meglio. Sa, devo concludere una sceneggiatura e sono bloccato, perfetto se lontano dal via vai. Mi ringrazi la direttrice. -

Intanto esco dall'ufficio con non curanza.

- Lo può fare di persona, eccola. -dice lei, poi a me- Il signore è... -

Annuisco; lo fa anche lui, quasi in contemporanea.

- Spero che la direttrice sia disponibile per un ospite stanco. -

La sua voce è un ruggito addomesticato, pieno di sfumature che promettono peccato.

- Sono io. Matilde. Un onore averla qui, dottor Galluzzo, come posso servirla? -

Rispondo, allungando una mano che lui afferra subito, sfiorando la pelle del mio polso con un pollice che mi invia scosse fino alle cosce.
L'autore sorride, i suoi occhi mi percorrono da capo a piedi, soffermandosi sulla scollatura per poi risalire ai miei.

- Sauro, per favore. Matilde, posso? -annuisco- Intanto ti ringrazio per la gradita sorpresa. E mi servirebbe... un consiglio. E un drink. -

- Per il bar, sotto il pergolato a due passi più avanti, la sapranno esaudire. Un drink di benvenuto da parte dell'hotel. Per il consiglio, intende... Intendi, Sauro, sui posti dell'Elba? -

- Troppo gentile. Non esattamente. Sai, ho bisogno di staccare la spina da una sceneggiatura che mi sta torturando. Ti uniresti a me per un aperitivo al bar tra poco? Ho bisogno di un po' di ispirazione femminile. -

Accetto con un cenno del capo. Le gote si arrossano nemmeno fossi una scolaretta, sentendo l'adrenalina pompare nelle vene. L'idea di fare un torto innocente ad Ale, di creare quel piccolo attrito che rende il sesso poi così esplosivo, mi eccita da morire.

- Claudia, chiama Luca per accompagnare il dottore. -poi torno da Sauro- A fra poco allora. -

Al bar, l'atmosfera è più intima. I clienti sono ancora in spiaggia o in piscina, solo un tavolo occupato. Nell'ombra della vite vedo lo scrittore. Ha già un bicchiere vuoto davanti, con una fettina d'arancia smangiucchiata sul ghiaccio ed un tomo di carte sulla poltroncina poco distante.
Mi vede e mi indica di sedermi. Negroni per due chiede a Luca, "robusto e scuro" sottolinea. Mi siedo a fianco e le gambe quasi si toccano sotto il tavolo.
Parla del nuovo film: una commedia romantica, ma con un'anima gotica.

- I personaggi sono bloccati -confessa, portando il bicchiere alle labbra- Manca il fuoco. Manca quella voglia di scoparsi a dispetto di tutto. -

- Magari non è che sono bloccati - suggerisco io- Forse sono solo troppo educati. A volte la vera passione esce quando si rompono le regole. -

- È un'idea. -

Lui si gratta il mento. Avvicinandomi, il mio profumo di vaniglia e muschio invade il suo spazio, vedo che gli piace.
Anche il suo odore di denim, così secco e maschile mi solletica l'amigdala. Poso una mano sulla sua coscia, sentendo il muscolo contrarsi sotto il tessuto dei pantaloni. "

- Prova a far dire alla protagonista: 'Non voglio l'amore, voglio che tu mi prenda qui e ora, finché non non riesco più a camminare. -

Lui sghignazza d'un suono basso, sulle prime la prendo storta. Poi si sporge in avanti, il suo viso a pochi centimetri dal mio.

- Dio, Matilde. Sei diretta. Mi piace. Forse dovrei scrivere una scena dove la direttrice di un hotel seduce uno scrittore disperato. -

- Scrivila -sussurro e sfido- Ma assicurati di includere i dettagli piccanti. -

Più tardi, ci dirigiamo verso il ristorante. L'aria è fresca, grazie alla pergola che ha protetto il piancito dallo sferzare del Sole, la brezza che risale dal mare porta con sé profumi di ginepro e salsedine. Entrando, vedo Alessandro dietro al banco d'ingresso. Indossa la sua camicia bianca impeccabile, le maniche arrotolate che mettono in mostra gli avambracci scolpiti. I suoi capelli neri che gli lambiscono le spalle larghe, perfetti come sempre, la mascella squadrata con la barba di qualche giorno lo rendono un dio greco in divisa da maître.

Ma non guarda me. Sta ridendo con Greta, la mia amica che nemmeno conosce, arrivata per cenare con me. È una bellezza distruttiva e vedo come Alessandro si sporge verso di lei, quel suo modo di fare il simpatico che nasconde sempre un secondo fine, un interesse sessuale tangibile. Le tocca la spalla, lei ride giochicchiando con le ciocche bionde. Gatta tremenda, lo vedo che mi ha vista. Un'ondata di gelosia mista a eccitazione mi pervade. Ale è un traditore seriale, lo so, osservarlo in azione è come guardare un predatore in natura.

Greta interrompe il gioco e mi saluta con un cenno della mano, ma poi il suo sguardo si ferma su Sauro, che cammina al mio fianco. I suoi occhi si spalancano.

- Aspetta! -esclama, abbandonando completamente Ale- Sei tu? Sei Sauro Galluzzo? -

- L'ultima volta che ho controllato, sì. -

Lo scrittore si ferma, sorpreso ma compiaciuto. Greta è raggiante, si avvicina a lui, quasi ignorandomi, se non fosse per una carezza al viso che mi scioglie. C'è una carica strana nell'aria.

- Leggo tutti i tuoi libri, geniali. Le scene di sesso nei tuoi romanzi... mi fanno venire i brividi. Devi unirti a noi.
Mati, non se ne andrà di certo, vero? -

Colui che ho sposato sei anni fa si irrigidisce. Il suo sorriso svanisce, sostituito da quella maschera di gelosia controllata che conosco troppo bene. I suoi occhi scuri mi fissano, torvi e pericolosi, leggendo la situazione. Mi avvicino a lui, sfiorando il suo braccio muscoloso.

- Sembra che la cena sia diventata un party, amore -dico dolcemente, ma con uno schizzo di veleno nella voce- Sauro ci terrà compagnia. -l

Ale stringe i pugni ai fianchi, ma recita la parte del perfetto padrone di casa.

- Così sembra. Sarà mia cura servirvi. Personalmente. -

- Ottimo -dice Sauro- mi rimetto a lei per il vino. -

Ci sediamo. Io tra lo scrittore e l'amica. Il quarto posto, vuoto. In effetti, dovevo comprare dei tavoli tondi.
Alessandro serve del vermentino, versandolo con movimenti meccanici, i suoi occhi non mi abbandonano un secondo. Sauro, dal canto suo, sembra elettrizzato dalla dinamica. Racconta aneddoti del mondo del cinema, facendoci ridere, ma sotto il tavolo il gioco cambia.

Greta, audace come sempre, posa la sua mano sulla mia coscia, sotto la tovaglia. Le sue dita calde risalgono lentamente, sfiorando la pelle interna. Il mio respiro ha un sussulto, ma non mi ritraggo. Al contrario, guardo Sauro. Lui se ne accorge, il suo sguardo scende verso il nostro lato del tavolo, poi risale a me, intuendo esattamente cosa sta succedendo.

- Quindi, Matilde -la sua voce è netta- quali altri consigli mi daresti per la mia sceneggiatura? Forse... qualcosa su tre persone che non riescono a resistersi? -

La mano di Greta si spinge più in alto, premendo contro la mia biancheria intima. Io mordo il labbro inferiore, sentendo il caldo salirmi alle guance.

- Dipende... Dipende da quanto sono disposti a sporcarsi. -

Rispondo tremante, fissando mio marito che osserva la scena da lontano, il suo viso tradisce rossore, le vene del collo tumide. Ma recupera e non si distrae.
Poi si avvicina al tavolo per controllare e chiedere se abbiamo bisogno di altro, la sua voce suona tesa. Ma credo che sia una mia percezione.
Quanto feci bene a nominarlo capo del servizio ristoro.

- Perfetto -gli sorride con sfida Sauro- Il cibo è eccellente. Ma la compagnia... la compagnia è quella che rende tutto davvero delizioso; non credi, Alessandro? -

Lui abbassa lo sguardo su di me, poi sulla mano di Greta che non si muove da me. Vedo il desiderio e la rabbia combattere nei suoi occhi. Sa che stiamo giocando con il fuoco e so che, stasera, quando torneremo a casa, mi farà pagare ogni singolo secondo di questa umiliazione pubblica.
Non vedo l'ora che lo faccia.

- Delizioso. -

Affermo, in un sussurro distratto, guardando Alessandro dritto negli occhi, mentre Greta mi stringe la coscia.

L'aria nel ristorante è diventata improvvisamente soffocante, densa di segreti accennati e promesse non dette. Ale, con nonchalance, ci osserva, mentre Greta sotto il tavolo preme ancora un dito contro il mio clitoride attraverso la seta delle mie mutandine, facendomi tremare. Sauro, dal canto suo, sorride godendo dello spettacolo, i suoi occhi scuri nei miei sono una sfida che non riesco a sostenere.
La tensione è una corda all'ultima spira.

- Credo che per stasera il servizio sia concluso. Accompagniamo alla stanza Sauro. -

Lo dico con voce che spero suoni ferma, sfidando lo sguardo geloso di mio marito, ma che esce roca e carica di desiderio.

Lasciamo le luci del ristorante ed i pochi tavoli ancora occupati dagli ospiti. L'aria notturna che ci avvolge è, con l'irrigazione in corso, immediatamente più fresca, ma incapace di raffreddare il fuoco che mi arde dentro.
Lui non ci segue, rimasto a fissare il vuoto con le mani che stringono il tovagliolo fino a fargliene uscire le nocche.
Camminiamo lungo il sentiero che costeggia la macchia mediterranea, il profumo del ginepro e del mare si mescola al mio ed a quello di Greta. I nostri passi sono sincronizzati, un ritmo di predatori in caccia. Sauro cammina tra noi, le nostre braccia che si sfiorano, le dita che si intrecciano brevemente. Gli sguardi tra noi tre sono diventati una lingua franca, fatta di occhiate lunghe, labbra che si mordono, respirazioni che si accelerano senza motivo.

Arriviamo davanti la stanza, una struttura nei toni di terra e di mattone che sembra emergere dalla vegetazione stessa. La porta si chiude alle nostre spalle e, in un istante, le formalità crollano. Ridiamo, una risata nervosa, liberatoria, mentre Sauro offre dal frigobar banale acqua che nessuno ha intenzione di bere.

- Allora, chi comincia qui? -

La voce della mia bionda è un suono vellutato che mi fa venire i brividi lungo la schiena. Si gira verso Sauro, con quell'aria da bambina cattiva che conosco troppo bene.

- Perché non inizi tu, scrittore? Fammi vedere se sai l'azione o solo scriverla. -

Sauro non esita due volte. Si toglie la camicia con un movimento morbido, rivelando un petto solcato da muscoli definiti e una pelle che brama di essere toccata. Poi è Greta a muoversi, lasciando cadere il vestito con una naturalezza che mi lascia senza fiato, come in barca la prima volta. Il suo corpo è una sinuosità di curve pallide, i seni perfetti, i capezzoli già duri in attesa. I miei occhi si spostano da lei a lui, un buffet di carne e desiderio che mi fa sentire affamata.

- E tu? Sei ancora troppo vestita per il party. -


chiede Sauro, avvicinandosi a me, la voce è un alito caldo che mi accarezza il collo.

Prima che possa rispondere, le loro mani sono su di me. Non c'è dolcezza, solo una fame impellente. Mi sollevano come se fossi una bambola, i miei piedi che non toccano più il suolo e mi scaraventano sul letto grande e morbido. Rimango lì per un secondo, stordita, il mio vestito sgualcito, il cuore che batte contro le costole. Poi sono su di me. Quattro mani che corrono lungo i miei fianchi, tirano i nastri del mio abito, sollevano il tessuto celeste che, docile, passa sopra la mia testa. La lingua di Greta traccia un percorso bagnato dal mio ombelico fino al seno, mentre Sauro afferra le mie caviglie, aprendomi con decisione.

Vengono strappati via gli ultimi indumenti e mi trovo stretta tra loro, la pelle nuda che brilla al lume soffuso della stanza. Ma, appena sono nuda, la dinamica cambia. Greta spinge via Sauro con un deciso "Lascia a me", e si getta su di me. È un uragano di baci e morsi. Le sue labbra si chiudono sulle mie, una lingua che invade la mia bocca con un ritmo che mi ipnotizza. Le sue mani affondano nei miei capelli, tirando la testa indietro per esporre il collo, che lei percorre con denti e labbra. Io rispondo con la stessa furia, le mie mani che afferrano il suo culo, tirandola contro di me, sentendo l'umidità della sua figa contro la mia coscia. L'amo, ma non posso dirlo.

Lui non è rimasto a guardare passivamente. Mi vedo da fuori o, meglio, lo vedo. Si è seduto sulla poltrona di fronte al letto, la mano avvolta intorno al suo cazzo già duro, i movimenti ritmici che coincidono con i nostri gemiti. La scena saffica è il carburante per la sua eccitazione.

- Non essere avaro. Vieni qui. -

La mia voce è un sussurro, sottratto per un attimo alla mia amante, i miei occhi incollati alla mano dell'uomo che scorre sulla pelle lucida.
Sauro si alza e si avvicina al letto. Lei, la mia lei, con un sorriso complice, si sposta leggermente, ma non si allontana. La sua mano scende tra le mie gambe, le dita che entrano nella mia figa accogliente con un suono liquido e udibile. Intanto io mi protendo verso Sauro, prendendo il suo cazzo tra le mani. È caldo e pesante, la vena che pulsa sotto il mio palmo. Porto la bocca sulla punta, leccando il glande, assaporando la sua pelle più delicata. Emette un ringhio, le sue mani mi afferrano i capelli, spingendo la sua erezione più a fondo nella mia gola.

Ma lo scrittore vuole altro. Si ritrae e, con una forza che mi coglie di sorpresa, si scambia di posto con Greta. S'insinua tra le mie cosce, le sue mani su di esse ed il suo cazzo che preme contro la mia entrata. Lei, da parte sua, non perde tempo. Si siede sul mio viso, le sue cosce che poggiano sulle mie orecchie, la sua figa proprio sopra la mia bocca.

- Leccami.-

Lei ordina; ed io obbedisco con avidità. La mia lingua si spinge tra le sue labbra, cercando e trovando il suo clitoride duro, succhiandolo mentre sento Sauro che mi penetra senza avviso.

Il gemito che esce dalla mia gola è soffocato dalla carne di Greta. Sauro non aspetta che mi abitui. Scopa con calma e potenza, facendomi godere ogni suo centimetro, ma ai colpi profondi che mi spingono contro il materasso, mi costringe a respirare il profumo intenso della mia amica. È un triangolo di sensazioni: il sapore aspro e dolce di Greta sulla lingua, il riempimento completo di Sauro nella figa, le mani di Greta che mi pizzicano i seni. Il ritmo cresce, una valanga di piacere che minaccia di sommergermi. Immagino le loro bocche a scambiarsi baci, sono gelosa, però non riesco a coagulare nulla che non sia la voglia di fare godere colei che sento già fremere.

Le parole di lui sono suoni gutturali, sono respiri affannosi, che si mescolano ai miei gemiti, ai miei lamenti di piacere. Ai miei mugolii di gatta in calore.

- Non fermarti... -

Imploro tra un respiro e l'altro, parole smorzate contro la pelle di Greta. Sauro accelera, i suoi colpi diventano pugni dentro di me, le sue palle, gonfie di sperma, sbattono contro il mio culo. Aggiungendo godimento. Il suo respiro, i nostri, un unico suono.
Greta si dondola sul mio viso, usando il mio naso, la mia bocca, il mio mento per masturbarsi, i suoi gemiti diventano acuti, disperati.

"Così, così, sì!" urla, il corpo che si irrigidisce mentre l'orgasmo la travolge. Crolla in avanti, irrorandomi il viso del suo succo più prezioso, Sauro la trattiene, così facendo spinge tutto sé stesso in me. Facendomi gridare di piacere e dolore.
L'amore mio scivola di fianco a me, tremante, ha il petto che sale e scende violentemente, gli occhi sbiancati, le fossette sulle guance contratte, felici.

Sauro, ancora eccitato, si ritrae e si sdraia sul letto, il cazzo dritto come un palo che punta al soffitto.

- Tocca a te -

Lo dice accarezzandomi il viso e voltando la mia faccia verso la sua. Io capisco. Mi alzo, con le gambe un po' tremolanti, e mi posizione sopra di lui. Affondo il suo cazzo dentro di me con un sospiro profondo, sentendomi riempire fino in fondo. Questa volta sono io a controllare il ritmo. Mi muovo lentamente, godendo del potere che ho su di lui, della sensazione di essere io a guidare la penetrazione. Greta, si riprende e non resta a guardare. Si avvicina a Sauro e, con decisione, si siede sulla sua faccia.

Lui accoglie la sfida. Le sue braccia avvolgono le cosce di lei, tirandola giù sulla sua bocca mentre io continuo a saltellare su di lui. Noi ci guardiamo sopra di lui.

- Non l'ho baciato -

Mi sussurra. Ci incliniamo, le nostre labbra che si incontrano in un bacio profondo e strano, un bacio filtrato attraverso i gemiti e il movimento. Le nostre mani si cercano, si intrecciano, mentre io cavalco Sauro con sempre più forza, sentendo il suo cazzo che preme dentro di me.

Il rumore è onda e risacca di mare, è acqua che scorre fra rocce e sabbia. È tempesta.

Greta è la prima a cedere di nuovo. La lingua di Sauro è esperta, implacabile. "Dio, sì!" grida, il secondo orgasmo la scuote dalle fondamenta. Crolla sul letto, esausta, incapace di reggersi sulle ginocchia. Io sento la sua assenza, mi concentro solo su di me. Aumento il ritmo, i glutei si contraggono, il piacere si accumula come un ritrarsi di marea. La mia voce produce urla di monosillabi e vocali allungate, il mio corpo esplode in spasmi inconsulti che stritolano il suo cazzo in me. Le mie mani che affondano le unghie nel suo petto e lo graffiano fino a fargli male; la vista mi si obnubila; e lui resiste ancora.

Le gambe non le sento e non solo perché mi facciano male. Mi stacco da Sauro, il cazzo esce dalla mia figa con un suono bagnato e rumoroso mentre mi giro verso Greta: giace lì, fra i cuscini, con le ginocchia spalancate, ancora a tremare. Mi getto su di lei, la mia bocca cerca la sua e le mie mani che reclamano dolcemente il possesso della sua pelle.
Sauro, non ancora soddisfatto, si alza. Mi sento le sue mani sui miei fianchi, che mi girano, esponendo il mio culo a lui.

- Lo vuoi qui, vero? -

le sue parole sono un sussurro appena accennato, mentre il suo petto è sulla mia schiena; annuisco, con la faccia sepolta nel collo di Greta.

Sento il suo pollice, bagnato di me e di saliva, che preme contro il mio ano. Spinge con decisione; ed io urlo nel cavo di Greta. È un dolore dolce, una pienezza diversa. Quando il suo cazzo sostituisce il pollice, mi sento divisa in due, piena oltre ogni limite. Sauro inizia a pompare con foga, ogni colpo che mi spinge contro Greta, il mio clitoride che sfrega contro la sua coscia. È un'orgia di sensazioni, sovrapposte e confuse. Sauro mi prende duramente, cercando di aprirmi il culo che gli stringe il cazzo, mentre io lecco e mordo Greta, per trasmetterle l'uragano che mi sta distruggendo.

Quando Sauro grida e mi riempie del suo calore, crollo anch'io, esausta, soddisfatta, completamente devastata. Io scivolo di lato a lei e con la mano le accarezzo il viso, la sua sulla mia guancia arrossata e paffuta; i nostri occhi in un unico sguardo. Lui rotola giù da me e finisce supino, una mano dietro la nuca, l'altra saldamente ancorata al mio interno coscia, il mignolo, impertinente, a sfiorarmi le labbra roride.
Restiamo lì, un groviglio di arti e respiro, nel silenzio rotto solo dai nostri battiti che stentano a tornare normali.

Alcuni minuti ed il respiro di Sauro si fa pesante, irregolare, fino a spegnersi del tutto in un russare profondo e sonoro. È sconfitto dal piacere e si abbandona al sonno, con il braccio che scappa da me e finisce gettato sopra gli occhi, come a voler schermare anche nei sogni l'intensità di ciò che è appena successo. Rimango a fissare la ventola sul soffitto, muta testimone da cui penzola il reggiseno di Greta. Il mio corpo ancora tremante, la pelle incollata alla sua e a quella di Greta. fuori, oltre la finestra aperta, il mondo è immobile. L'ora è tarda, un'ora in cui anche lucciole e cicale sembrano aver deciso di riposare. Il resort è deserto, un ombroso teatro di pietra e macchia mediterranea in attesa del sole.
scritto il
2026-08-17
2 8
visite
0
voti
valutazione
0
il tuo voto
Segnala abuso in questo racconto erotico

Continua a leggere racconti dello stesso autore

racconto precedente

Cacao amaro e pepe bianco

Commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.