La gita
di
Tilde
genere
tradimenti
Stazione centrale. Il sole sta già calando, infilandosi sotto la pensilina, si riflette sulla pietra serena della balaustra, levigata da decenni di mani; in lontananza gli alberi del giardino, ancora spogli e lo zampillo della fontana. Non ci avevo mai guardato, è una bella piazza, specie nel rosso oro del tramonto. Un soffio di vento porta rumore d'auto ed odore d'inverno che finisce.
Il treno parte fra venti minuti, anzi, sedici.
Vienna.
Ho un pensiero fisso da giorni: sarò l'unica femmina in una pattuglia di maschi.
Nessuna che sia voluta venire in gita.
Neppure per questi miseri quattro giorni.
In realtà è già successo l'anno scorso, questa volta mi suona diverso. Forse perché siamo tutti maggiorenni, anche io.
Poi, allora, c'erano le ragazze del linguistico, stavolta, invece...
Comunque sono qui, binario due; sei e tre: ancora nessuno, strano.
Il prof di italiano ha fatto il gruppo su WA, l'ultimo messaggio diceva che stava arrivando e di aspettarlo al binario due.
Plin!
Chat quinta
George Prof, ci siamo tutti tranne Mati
Alberto ...
Io- Sono al binario
Teo 🤔🤔
Io- 2, davanti le scale 😒
Teo anche noi
George tildina, non fare la scema
Filippo il treno arriva
Prof ragazzi dove siete? Sono qui con Matilde
Io- Non è che siete al Serraglio?
Klaus 😍😍
Filippo shit!
Io- 🤦♀️🤦♀️🤦♀️
Prof vabbè, tanto ferma prima lì 👍
Teo 🫡
Chen Mati ti tengo il posto libero 😘
Marco ok
Pietro 😆😆
Alberto ok
Walter prof, per quel 5...
Prof non ora
Giulio ...
Fabio 🇨🇳❤️🇮🇹
Chen 🤙🤙
Teo 💀💀💀💀🏳️🌈🏳️🌈
Klaus 🇦🇱❤️🇮🇹
Giulio 🇦🇱🧹🇮🇹
Klaus 😎😎
George 🇷🇴🔑🇮🇹
Io- 🖕🖕🖕
Teo 🥰
Luca avete rotto
Prof cambiate chat
Fabio 🤭
Il Vivalto sgraffittato arriva, poca gente in direzione città dei Medici, un vagone è occupato dai miei. Le porte si aprono in uno zaffo di stantio e sudore.
La giornata non ha giovato alle ascelle.
Una bici sogghigna abbandonata.
Faccio per prendere il mio trolley e trovo la mano del prof già sulla maniglia, mi guarda gentile mentre sento le mie guance prendere colore. Sorride e mi cede il passo. Galante.
La truppa, come la chiama lui, saluta stranamente composta e Chen mi guarda quasi meravigliato. Sul sedile accanto, una rosa rossa, strappata chissà dove.
"Dopo" sussurro afona e mi siedo vicino al prof.
Plin!
🥰Sara🥰
Mi manchi già ❤️
Io- ❤️ Sei in me
Goditi il viaggio, ti chiamo
Io- Scendo a Firenze e vengo da te
Scema, fallo!Sei mia
Io- Tu sei mia!
Non fare la bitch
Io- Chill, you're my only love
Ancora una sequela di cazzate, poi la calma comincia a serpeggiare.
- Quando si arriva, prof? - rompe il silenzio Teo
- Matteo, domani mattina. Hai letto, no? -
- Prof, Teo si riferiva al mangiare, tanto per cambiare... -
- Albe, ti corco... -
- Ragazzi -il prof- sono appena le sei... -
- Se lo immagina quattro giorni così? -
- Ettore, no, non me lo voglio immaginare -
Non ho idea di come mi sia venuto in mente, fatto sta che mi sfilo le scarpe e appoggio i piedi sulle gambe del prof seduto quasi di fronte a me. La cosa più strana è lui che mi prende i piedi con le mani e comincia a massaggiarli. "Stai a vedere -penso- che è mezzo feticista".
Il massaggio si protrae godurioso.
- Hai dei piedi davvero belli e le caviglie molto fini -
- Grazie... -
- Vuoi che smetta? -
- Ancora un pochino... Sei bravo -
Arrossisco (avvampo proprio) e faccio per ritrarmi, ma lui mi ferma. La gonna che indosso, intanto, risale alle ginocchia ed i palmi di lui la seguono; una carezza sulla mia pelle liscia, che lascio addentrare e che mi regala un primo brivido. Chiudo gli occhi e sposto la testa di lato, accostando la tempia al vetro freddo e lasciando vulnerabile il collo. I capezzolini reagiscono a loro volta, ergendosi sotto il tessuto della camicetta. Sento i suoi occhi su di me. Vede che mi sta piacendo.
Non voluto, ma gli sfioro il cazzo con i piedi: è a riposo, alla seconda volta la consistenza è cambiata. Come sta cambiando l'umidità della mia intimità al suo toccarmi l'interno delle ginocchia.
Ho un rigurgito di pudore e mi ritraggo accavallavando gli stinchi, ma l'effetto è che la gonna scivola ancora più su, svelando il nero di un neo che ho a metà coscia.
- Mi sa che siamo a Firenze -
Esclamo ricomponendomi. Lui mi guarda e sorride, io arrossisco e dico piano che non è successo niente; lui annuisce.
Nessuno si è accorto di niente. Forse.
Ovviamente la coincidenza è in ritardo, così sfruttiamo per cenare; seduti sulle panchine come turisti teppisti. C'è chi si è portato un panino, chi un piatto, io due toast. George si è dimenticato il suo e divido.
Mi siedo fra lui e Chen.
Il fenomeno della matematica sembra imbarazzato, al contatto fra i nostri fianchi, gli si vede in faccia che fa fatica a tenere a bada il battito. Poi appoggia la sua testa alla mia spalla ed io gli accarezzo il viso; lui, incredulo, una coscia. Ma è con il pronipote di Dracula che sto parlando. In tutto questo, il mio ex, Teo, mi guarda divertito.
O, forse, dissimula rabbia per le sua scelta di avermi tradita e perduta.
Il notturno per Vienna arriva a poco meno delle undici e mezza, che già la sonnolenza stava mietendo vittime.
Niente cabine, solo poltroncine reclinabili tipo passaggio ponte per la Sardegna; senza l'odore di salsedine e nafta.
Ho sonno e mi sistemo lontana dal resto della classe. Il prof, che, comunque, ha dieci anni più di noi, fa combriccola chiassosa in un vagone interamente per noi. Due file davanti a me, Chen, che si alza presto e spesso lavora, dorme già; e non solo lui.
Abbiamo passato Bologna, credo, quando un cricchiolio di gommapiuma e plastica mi avverte che, qualcuno, si è messo al posto vicino a me. Mugolo, ma resto ad occhi chiusi; piedi, scalzi, sul sedile davanti.
Le labbra di quel qualcuno mi offrono un bacio dolce sul collo; esposto, con la testa inclinata da una parte come ho. Non riconosco, ma è una pelle liscia, senza barba.
- Ti amo, non riuscirò mai a dirtelo da sveglia. Guardarti dormire è una cosa bellissima -
Sussurra dolce, quasi impercettibile tanto da non riuscire a distinguere la voce.
Poi sento che si sposta accanto ai miei piedi, qualche secondo ed il calore delle sue mani mi scadano i polpacci scoperti.
È un gesto delicato, leggero e rispettoso.
Assecondo il tocco delle dita ignote, che si stanno facendo più audaci, risalendo le gambe coperte dalla gonna.
Grida dal fondo dileggiano, senza nominarlo, chi è con me; lui non se ne cura e neppure risponde. La voce del prof arriva lontana, così come quella di Teo. Combatto fra l'idea di guardare e la voglia di continuare a non sapere.
Le sue dita sono ormai all'interno coscia ed un fremito mi prende, sospiro appena ed alito il suo nome.
- Sì, sono qui per te - risponde di Bice profonda e calma.
Schiudo gli occhi per un attimo e lo vedo. Lui è davanti a me, mi guarda, felice di questo momento esclusivo
- Riposa tranquilla, amore, tutta la Transilvania veglia su di te -
- George, da quando "amore"? -
- Da adesso a fino a che vorrai -
- E se non volessi? -
- Direi che menti -
- Ma... -
- Per prima, a te stessa -
- Fai questo al tuo amico made in Shenzhen? Tu non mi ami, è dalla prima che mi prendi per il culo -
- Magari! Il tuo culo è un monumento al sesso -
- Cretino! -
- Mai quanto Chen. Prima ti guardava e non aveva il coraggio di venirti vicino -
- È timido ed insicuro, allora? -
- Fai tu il primo passo, se ti interessa. Ma so che non è così: a te piacciono quelli sicuri di sé -
- Tu saresti quello sicuro? -
- Certo, come il fatto che a te piaccio. E da un bel po' -
- Non è detto... Con quel cinque, fisso, a mate -
- Di cui non ti frega una beata. Facciamo così: io resto qui, di fronte a te, non ti tocco e ci guardiamo; il primo che distoglie ha perso e subisce la scelta dell'altro -
- Se scappa da ridere? -
- Penitenza -
- Non è infantile? -
- Non è che stai prendendo tempo? Forza, primo livello: schiena al sedile! -
- Ma io ho sonno... -
- Scuse... -
- E va bene, non ti lamentare se perdi -
Dopo un primo attacco di ilarità di entrambi, nello spazio di otto secondi, la sfida parte. I livelli si susseguono con i nostri visi sempre meno lontani.
Ho difficoltà a reggere il suo sguardo penetrante, ma so già cosa mi aspetta se cedo.
La nostra sfida attira l'attenzione degli altri che, uno dopo l'altro si avvicinano; comincia anche un tifo, per lui, ovviamente.
L'apoteosi viene raggiunta quando le nostre labbra sono a meno di tre dita l'una dall'altra e le sue ginocchia sono strette fra le mie. Assaporo la vittoria quando lui accenna un sorriso ad un "tanto non te la dà" di Teo. Mentre Alberto e Klaus cercano in tutti i modi di distrarmi.
Ma è lui che molla, stampandomi un bacio sulla bocca.
- Cazzo, tildina, ma come fai?! -
- Volontà -
Klaus rinnova la sfida, poi Pietro, niente. Marco crolla subito miseramente, come anche Luca. Fabio regge molto, ma il record resta imbattuto. Chen dorme e non si accorge di niente; anche quando parte l'incitamento per il prof, che si fa pregare parecchio. La curva, manco a dirlo, è per lui.
Sono sfinita e lo sguardo di Biagio è davvero troppo: mi scava nell'anima. È uno schiaffo ai miei sentimenti, già in subbuglio per prima di cena. Una scarica elettrica mi attraversa quando posa le mani sulle mie gambe chiuse fra le sue.
È finita. Capitolo.
Il giubilo s'impossessa di quella classe di nerd e, nel frastuono che inneggia alla mia nudità, la penitenza scelta dal prof sbigottirà e sorprenderà anche il più porco dei miei compagni.
Una sconfitta cocente, dolorosa, sarà un oltraggio alla mia femminilità ed al mio onore; questo penso. Inizio avvicinando le mani alla camicetta, quando mi viene ordinato di mettermi in piedi, sbottono il primo, subito sotto il colletto; il punto luce, fresco regalo da Sara, brilla della sua iridescenza nel bianco caldo che irrora il vagone. Due istanti, il secondo bottone rosso lascia la sua asola di pari colore, lasciando intravedere l'incavo fra i seni ed il pizzo chiaro che li contiene. Il terzo è tra le mie dita, esito. Voci perentorie mi incitano a non fermarmi. Guardo Biagio, è una maschera inespressiva, ancora non mi capacito di cosa gli stia passando per la testa. Vedo Teo sghignazzare insieme ad Alberto.
- Basta, amore. Via tutti, subito! -
La voce di George è decisa ed autoritaria, d'effetto immediato. Il pubblico si dilegua, mentre il prof obietta che ancora non aveva detto niente.
- Allora, Matilde, la penitenza è... -
- Recitare Dante, nuda - suggerisce Pietro da due file di sedili più lontano
- Direi di no. La penitenza è... -
- Prof! Passare la notte con lei - la voce di un simpatico Walter, redivivo, in captatio benevolentiae
- Occhio che quel cinque diventa tre -
- Scusa, Mati -
- Ce l'ho! - s'alza Giulio che stava chattando
- Dilla -
- Bacia Chen -
- Basta così. Sceglierà lei -
Una certa disapprovazione mista a delusione si sparge nell'aria; un timido coro per le mie grazie ricomincia sommesso, fino ad uno zittente "allora" di George, in piedi accanto a me.
In quel momento lo osservo, è tutto così veloce, lui guarda me; la stessa cosa, lo stesso desiderio attraversa le nostre menti in un momento. Nessuna carezza, niente preavviso né tenerezza, gli getto le braccia al collo e lo bacio. Un bacio che volevo negare a me stessa già dalla cena, un bacio che ardeva sotto la mia pelle dalla prima lotta di sguardi, un bacio, il bacio.
Premo la mia bocca sulla sua e schiudo le mie labbra al tocco della sua lingua, così bramosa d'invadermi; l'accolgo, con la certezza che non avrò più il controllo della situazione. Non vedo più i suoi occhi neri, non vedo più la sua fronte, né le sopracciglia folte; i miei occhi chiusi alla luce, sognanti, sotto le palpebre. Mi abbandono, ora al suo abbraccio, ora al tocco delle due dita sul miei fianchi, che risalgono il mio corpo fino a sfiorarmi i seni. Due volti, il toccarsi dei nostri nasi, il fondersi dei nostri respiri; incuranti.
- Mi pare che abbia scelto. Ragazzi, è l'ora di dormire -
A quella frase apro un occhio e mi scontro con quelli puntati su di me di Biagio. Non occorrono parole, dicono tutto di ciò che ha in mente. Di ciò che, ancora, non so di avere io.
E non passa inosservato.
Il treno parte fra venti minuti, anzi, sedici.
Vienna.
Ho un pensiero fisso da giorni: sarò l'unica femmina in una pattuglia di maschi.
Nessuna che sia voluta venire in gita.
Neppure per questi miseri quattro giorni.
In realtà è già successo l'anno scorso, questa volta mi suona diverso. Forse perché siamo tutti maggiorenni, anche io.
Poi, allora, c'erano le ragazze del linguistico, stavolta, invece...
Comunque sono qui, binario due; sei e tre: ancora nessuno, strano.
Il prof di italiano ha fatto il gruppo su WA, l'ultimo messaggio diceva che stava arrivando e di aspettarlo al binario due.
Plin!
Chat quinta
George Prof, ci siamo tutti tranne Mati
Alberto ...
Io- Sono al binario
Teo 🤔🤔
Io- 2, davanti le scale 😒
Teo anche noi
George tildina, non fare la scema
Filippo il treno arriva
Prof ragazzi dove siete? Sono qui con Matilde
Io- Non è che siete al Serraglio?
Klaus 😍😍
Filippo shit!
Io- 🤦♀️🤦♀️🤦♀️
Prof vabbè, tanto ferma prima lì 👍
Teo 🫡
Chen Mati ti tengo il posto libero 😘
Marco ok
Pietro 😆😆
Alberto ok
Walter prof, per quel 5...
Prof non ora
Giulio ...
Fabio 🇨🇳❤️🇮🇹
Chen 🤙🤙
Teo 💀💀💀💀🏳️🌈🏳️🌈
Klaus 🇦🇱❤️🇮🇹
Giulio 🇦🇱🧹🇮🇹
Klaus 😎😎
George 🇷🇴🔑🇮🇹
Io- 🖕🖕🖕
Teo 🥰
Luca avete rotto
Prof cambiate chat
Fabio 🤭
Il Vivalto sgraffittato arriva, poca gente in direzione città dei Medici, un vagone è occupato dai miei. Le porte si aprono in uno zaffo di stantio e sudore.
La giornata non ha giovato alle ascelle.
Una bici sogghigna abbandonata.
Faccio per prendere il mio trolley e trovo la mano del prof già sulla maniglia, mi guarda gentile mentre sento le mie guance prendere colore. Sorride e mi cede il passo. Galante.
La truppa, come la chiama lui, saluta stranamente composta e Chen mi guarda quasi meravigliato. Sul sedile accanto, una rosa rossa, strappata chissà dove.
"Dopo" sussurro afona e mi siedo vicino al prof.
Plin!
🥰Sara🥰
Mi manchi già ❤️
Io- ❤️ Sei in me
Goditi il viaggio, ti chiamo
Io- Scendo a Firenze e vengo da te
Scema, fallo!Sei mia
Io- Tu sei mia!
Non fare la bitch
Io- Chill, you're my only love
Ancora una sequela di cazzate, poi la calma comincia a serpeggiare.
- Quando si arriva, prof? - rompe il silenzio Teo
- Matteo, domani mattina. Hai letto, no? -
- Prof, Teo si riferiva al mangiare, tanto per cambiare... -
- Albe, ti corco... -
- Ragazzi -il prof- sono appena le sei... -
- Se lo immagina quattro giorni così? -
- Ettore, no, non me lo voglio immaginare -
Non ho idea di come mi sia venuto in mente, fatto sta che mi sfilo le scarpe e appoggio i piedi sulle gambe del prof seduto quasi di fronte a me. La cosa più strana è lui che mi prende i piedi con le mani e comincia a massaggiarli. "Stai a vedere -penso- che è mezzo feticista".
Il massaggio si protrae godurioso.
- Hai dei piedi davvero belli e le caviglie molto fini -
- Grazie... -
- Vuoi che smetta? -
- Ancora un pochino... Sei bravo -
Arrossisco (avvampo proprio) e faccio per ritrarmi, ma lui mi ferma. La gonna che indosso, intanto, risale alle ginocchia ed i palmi di lui la seguono; una carezza sulla mia pelle liscia, che lascio addentrare e che mi regala un primo brivido. Chiudo gli occhi e sposto la testa di lato, accostando la tempia al vetro freddo e lasciando vulnerabile il collo. I capezzolini reagiscono a loro volta, ergendosi sotto il tessuto della camicetta. Sento i suoi occhi su di me. Vede che mi sta piacendo.
Non voluto, ma gli sfioro il cazzo con i piedi: è a riposo, alla seconda volta la consistenza è cambiata. Come sta cambiando l'umidità della mia intimità al suo toccarmi l'interno delle ginocchia.
Ho un rigurgito di pudore e mi ritraggo accavallavando gli stinchi, ma l'effetto è che la gonna scivola ancora più su, svelando il nero di un neo che ho a metà coscia.
- Mi sa che siamo a Firenze -
Esclamo ricomponendomi. Lui mi guarda e sorride, io arrossisco e dico piano che non è successo niente; lui annuisce.
Nessuno si è accorto di niente. Forse.
Ovviamente la coincidenza è in ritardo, così sfruttiamo per cenare; seduti sulle panchine come turisti teppisti. C'è chi si è portato un panino, chi un piatto, io due toast. George si è dimenticato il suo e divido.
Mi siedo fra lui e Chen.
Il fenomeno della matematica sembra imbarazzato, al contatto fra i nostri fianchi, gli si vede in faccia che fa fatica a tenere a bada il battito. Poi appoggia la sua testa alla mia spalla ed io gli accarezzo il viso; lui, incredulo, una coscia. Ma è con il pronipote di Dracula che sto parlando. In tutto questo, il mio ex, Teo, mi guarda divertito.
O, forse, dissimula rabbia per le sua scelta di avermi tradita e perduta.
Il notturno per Vienna arriva a poco meno delle undici e mezza, che già la sonnolenza stava mietendo vittime.
Niente cabine, solo poltroncine reclinabili tipo passaggio ponte per la Sardegna; senza l'odore di salsedine e nafta.
Ho sonno e mi sistemo lontana dal resto della classe. Il prof, che, comunque, ha dieci anni più di noi, fa combriccola chiassosa in un vagone interamente per noi. Due file davanti a me, Chen, che si alza presto e spesso lavora, dorme già; e non solo lui.
Abbiamo passato Bologna, credo, quando un cricchiolio di gommapiuma e plastica mi avverte che, qualcuno, si è messo al posto vicino a me. Mugolo, ma resto ad occhi chiusi; piedi, scalzi, sul sedile davanti.
Le labbra di quel qualcuno mi offrono un bacio dolce sul collo; esposto, con la testa inclinata da una parte come ho. Non riconosco, ma è una pelle liscia, senza barba.
- Ti amo, non riuscirò mai a dirtelo da sveglia. Guardarti dormire è una cosa bellissima -
Sussurra dolce, quasi impercettibile tanto da non riuscire a distinguere la voce.
Poi sento che si sposta accanto ai miei piedi, qualche secondo ed il calore delle sue mani mi scadano i polpacci scoperti.
È un gesto delicato, leggero e rispettoso.
Assecondo il tocco delle dita ignote, che si stanno facendo più audaci, risalendo le gambe coperte dalla gonna.
Grida dal fondo dileggiano, senza nominarlo, chi è con me; lui non se ne cura e neppure risponde. La voce del prof arriva lontana, così come quella di Teo. Combatto fra l'idea di guardare e la voglia di continuare a non sapere.
Le sue dita sono ormai all'interno coscia ed un fremito mi prende, sospiro appena ed alito il suo nome.
- Sì, sono qui per te - risponde di Bice profonda e calma.
Schiudo gli occhi per un attimo e lo vedo. Lui è davanti a me, mi guarda, felice di questo momento esclusivo
- Riposa tranquilla, amore, tutta la Transilvania veglia su di te -
- George, da quando "amore"? -
- Da adesso a fino a che vorrai -
- E se non volessi? -
- Direi che menti -
- Ma... -
- Per prima, a te stessa -
- Fai questo al tuo amico made in Shenzhen? Tu non mi ami, è dalla prima che mi prendi per il culo -
- Magari! Il tuo culo è un monumento al sesso -
- Cretino! -
- Mai quanto Chen. Prima ti guardava e non aveva il coraggio di venirti vicino -
- È timido ed insicuro, allora? -
- Fai tu il primo passo, se ti interessa. Ma so che non è così: a te piacciono quelli sicuri di sé -
- Tu saresti quello sicuro? -
- Certo, come il fatto che a te piaccio. E da un bel po' -
- Non è detto... Con quel cinque, fisso, a mate -
- Di cui non ti frega una beata. Facciamo così: io resto qui, di fronte a te, non ti tocco e ci guardiamo; il primo che distoglie ha perso e subisce la scelta dell'altro -
- Se scappa da ridere? -
- Penitenza -
- Non è infantile? -
- Non è che stai prendendo tempo? Forza, primo livello: schiena al sedile! -
- Ma io ho sonno... -
- Scuse... -
- E va bene, non ti lamentare se perdi -
Dopo un primo attacco di ilarità di entrambi, nello spazio di otto secondi, la sfida parte. I livelli si susseguono con i nostri visi sempre meno lontani.
Ho difficoltà a reggere il suo sguardo penetrante, ma so già cosa mi aspetta se cedo.
La nostra sfida attira l'attenzione degli altri che, uno dopo l'altro si avvicinano; comincia anche un tifo, per lui, ovviamente.
L'apoteosi viene raggiunta quando le nostre labbra sono a meno di tre dita l'una dall'altra e le sue ginocchia sono strette fra le mie. Assaporo la vittoria quando lui accenna un sorriso ad un "tanto non te la dà" di Teo. Mentre Alberto e Klaus cercano in tutti i modi di distrarmi.
Ma è lui che molla, stampandomi un bacio sulla bocca.
- Cazzo, tildina, ma come fai?! -
- Volontà -
Klaus rinnova la sfida, poi Pietro, niente. Marco crolla subito miseramente, come anche Luca. Fabio regge molto, ma il record resta imbattuto. Chen dorme e non si accorge di niente; anche quando parte l'incitamento per il prof, che si fa pregare parecchio. La curva, manco a dirlo, è per lui.
Sono sfinita e lo sguardo di Biagio è davvero troppo: mi scava nell'anima. È uno schiaffo ai miei sentimenti, già in subbuglio per prima di cena. Una scarica elettrica mi attraversa quando posa le mani sulle mie gambe chiuse fra le sue.
È finita. Capitolo.
Il giubilo s'impossessa di quella classe di nerd e, nel frastuono che inneggia alla mia nudità, la penitenza scelta dal prof sbigottirà e sorprenderà anche il più porco dei miei compagni.
Una sconfitta cocente, dolorosa, sarà un oltraggio alla mia femminilità ed al mio onore; questo penso. Inizio avvicinando le mani alla camicetta, quando mi viene ordinato di mettermi in piedi, sbottono il primo, subito sotto il colletto; il punto luce, fresco regalo da Sara, brilla della sua iridescenza nel bianco caldo che irrora il vagone. Due istanti, il secondo bottone rosso lascia la sua asola di pari colore, lasciando intravedere l'incavo fra i seni ed il pizzo chiaro che li contiene. Il terzo è tra le mie dita, esito. Voci perentorie mi incitano a non fermarmi. Guardo Biagio, è una maschera inespressiva, ancora non mi capacito di cosa gli stia passando per la testa. Vedo Teo sghignazzare insieme ad Alberto.
- Basta, amore. Via tutti, subito! -
La voce di George è decisa ed autoritaria, d'effetto immediato. Il pubblico si dilegua, mentre il prof obietta che ancora non aveva detto niente.
- Allora, Matilde, la penitenza è... -
- Recitare Dante, nuda - suggerisce Pietro da due file di sedili più lontano
- Direi di no. La penitenza è... -
- Prof! Passare la notte con lei - la voce di un simpatico Walter, redivivo, in captatio benevolentiae
- Occhio che quel cinque diventa tre -
- Scusa, Mati -
- Ce l'ho! - s'alza Giulio che stava chattando
- Dilla -
- Bacia Chen -
- Basta così. Sceglierà lei -
Una certa disapprovazione mista a delusione si sparge nell'aria; un timido coro per le mie grazie ricomincia sommesso, fino ad uno zittente "allora" di George, in piedi accanto a me.
In quel momento lo osservo, è tutto così veloce, lui guarda me; la stessa cosa, lo stesso desiderio attraversa le nostre menti in un momento. Nessuna carezza, niente preavviso né tenerezza, gli getto le braccia al collo e lo bacio. Un bacio che volevo negare a me stessa già dalla cena, un bacio che ardeva sotto la mia pelle dalla prima lotta di sguardi, un bacio, il bacio.
Premo la mia bocca sulla sua e schiudo le mie labbra al tocco della sua lingua, così bramosa d'invadermi; l'accolgo, con la certezza che non avrò più il controllo della situazione. Non vedo più i suoi occhi neri, non vedo più la sua fronte, né le sopracciglia folte; i miei occhi chiusi alla luce, sognanti, sotto le palpebre. Mi abbandono, ora al suo abbraccio, ora al tocco delle due dita sul miei fianchi, che risalgono il mio corpo fino a sfiorarmi i seni. Due volti, il toccarsi dei nostri nasi, il fondersi dei nostri respiri; incuranti.
- Mi pare che abbia scelto. Ragazzi, è l'ora di dormire -
A quella frase apro un occhio e mi scontro con quelli puntati su di me di Biagio. Non occorrono parole, dicono tutto di ciò che ha in mente. Di ciò che, ancora, non so di avere io.
E non passa inosservato.
4
voti
voti
valutazione
7.8
7.8
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
Gennaio
Commenti dei lettori al racconto erotico