L'avvocato

di
genere
comici


Mio marito e me non siamo più in sintonia da molti mesi ormai, diciamo pure che ci stiamo facendo del male e la misura è colma.
È per questo che ho deciso di rivolgermi ad un avvocato, la mia amica Chiara mi ha consigliato un certo “Lapo di Talini” a Piombino; mi ha detto che si è trovata benissimo, anche se poi non ha avuto più bisogno del divorzio.

Così ho preso appuntamento allo studio del legale per ieri pomeriggio.
Inutile raccontare l'iniziale ilarità dell'azzeccagarbugli, per altro subito ricomposta, quando ho esordito con:

"Conosco quello che mi ha sposata da molti anni, ma è cambiato..."

Riprende poi lui in modo molto colloquiale dopo quindici secondi di gelido silenzio.

- caffè, signora? -
- sì, grazie. - rispondo sollevata

- Greta, due caffè per favore -dice all’interfono anni 80- Allora, Matilde, ricominci pure, la cosa del cambiare... anche no. -
- Perché, scusi, che ne sa lei di com'era lui prima? -
- Che carina che è lei... ascolti, le rivelo una certezza, gli uomini non cambiano; nel migliore dei casi peggiorano. -
- Anche lei? -
- Si capisce. Ma pure lei, sa? -
- Davvero? -
- Certo… Uh! Greta, vieni, vieni, entra pure... -

La ragazza, una morettina dal viso delicato, entra ondeggiando leggermente nel suo abitino corto, azzurro come i suoi occhi; la stoffa, tesa sulle sue curve, ne evidenzia il seno pieno e la femminilità dalle forme attraenti. Le décolleté di vernice saffiano mi colpiscono con il loro inconfondibile triangolino dorato sul tacco; accenno un sorriso ed accavallo le gambe, lasciando la gonna lunga di crêpe floreale che indosso scivolare sulle cosce e, aprendosi, scoprire le ginocchia ed il cipria delle mie. Vedo lo sguardo di lei accarezzarmi la pelle fino ai piedi per poi guardarmi e sorridermi

- Eccoci… un cucchiaino per l'avvocato; un poco di dolcezza anche a lei, signora? -
- Grazie, amaro per me. -
- Mii, è giù proprio figlia mia! -scherza affabile il professionista- Grazie bella gnocca, puoi andare. -

“Avvocato!” esclamo risentita per l’apprezzamento, poi ringrazio la ragazza e le sfioro le dita prendendo la tazzina. Un brivido mi scorre lungo la schiena, lei mi guarda falsamente timida e capisco che ci siamo scambiate la stessa elettricità; un roseo colore riscalda le sue guance mentre si allontana, voltandosi più volte quasi a volermi soffiare un bacio.

- Che vuole che sia, Matilde, è una constatazione... -
- Sì, amichevole... -
- No, Tilde, parentale: Greta è mia nipote -
- Ecco... Allora… -

Il di Talini si rifà serio e riporta il discorso sul mio motivo dell'essere lì, chiedendomi dell'uomo e del suo lavoro.

- Alessandro -dico- lavora insieme a me al resort a Portoferraio, lo nominai maître quattro anni fa. -
- Quindi lei è la direttrice? -annuii- ah! ecco, appunto... e vorrebbe chiedere l'addebito, un risarcimento ed un corposo assegno di mantenimento, ahaha! sa che è più facile scavare un buco in acqua? -
- Perché ride? una mia amica si becca quattromila al mese! -
- sì, più la casa e l'auto, vero? - ironizza ridacchiando
- Certo! -
- Senta, ha figli? -
- Sì, cioè, lei sì, io no; lui non li ha voluti. -
- Sta tutto lì, bella la mia brunetta. Poi c'è la questione reddito, la casa di chi è? -
- A metà. -
- E qui... chi prende di più? -
- Io, circa il doppio, è un problema? -

Lui si sprofonda nello schienale di cuoio della poltrona, grattandosi corrucciato il mento.

- Complimenti! Un po'. Questo è uno dei motivi che affliggono i maschietti, spesso usato come scusa... veniamo al sodo: corna? -
- Allora, sincera? -
- Ovvio, come dal prete, si confessa ogni tanto? -
- No, mai, sono atea; comunque lui mi tradisce continuamente, e... -
- A, a, a... Al tempo. Lei, mi dica se lei lo ha mai fatto becco. -
- Mmhmm... allora... quanto tempo ha? -
- Ceno tardi, ma potremmo continuare a tavola e dopocena... -
- Interessante... dicevo: la prima volta è stato al matrimonio, con un suo amico; sa, lui ci teneva tanto a baciare la sposa... -
- Epperò, nel bagno? -
- Che cavolo, no! al tavolo, durante il pranzo. -
- Come?! Aspetti, matrimonio vostro? -
- Ma sì, certo! Allora, spiego: quello si era nascosto sotto il nostro tavolo, con il tovagliato bianco fino al pavimento che lo nascondeva e, quando mi sono seduta, mi ha alzato le tulle della gonna ed ha cominciato ad accarezzarmi le gambe, ed a baciarmi la pelle…; meno male che avevo il trucco se no si vedeva che stavo diventando rossa... mi ha poi sfilato le mutandine e mi ha regalato la più bella lappata di cui ho memoria!! eheh... ricordo che lo bagnai tutto... povero Paolo non si è più ripreso da quella volta... Pensi, avvocato, settimana scorsa l'ho visto annusare quelle mutandine e rinasconderle nell'armadietto appena mi ha vista -
- Però! Mi chiami pure Lapo… ma perché vi siete sposati? -
- Sa che non lo so? oddio a letto è bravo, parecchio, quando vuole mi fa arrivare al limite della pazzia. No, non è vero, in realtà un motivo c'è: colpa di uno stronzo che fece una scommessa su di me e di cui mi ero innamorata, Alessandro è stato il classico al posto giusto nel momento giusto; ecco, sì, gli è andata di culo! -
- Poi? A proposito di culo, anche il suo... -
- Avvocato! vuole provare? -
- Chiedo scusa, continui... ma la prendo come promessa... -
- Allora! dicevo, Lapo, un'altra volta è stato con un cliente, me lo dico sempre che non si fa, però... -
- Dica, dimmi Tildina... scoccia se mi siedo sul divano? -
- Certo che no -

Lui, alzatosi, aggira la scrivania e mi passa accanto sfiorandomi le spalle con una mano, mi dice di continuare e va a sedersi sul divanetto imbottito dietro di me, lo seguo con lo sguardo e mi volto passandomi le dita fra i ricci dei capelli, i lembi della gonna si scostano del tutto scoprendomi le cosce fino all'inguine, un lampo attraversa i suoi occhi ed una smorfia di delusione si disegna sul suo viso quando mi ricompongo.

- Allora... è stato due anni fa, sempre all'Elba: una mattina che ero in reception di passaggio, arrivò questo tipo, un bel fisico ed una faccia d'attore, romano, molto simpatico; "Luca" si presenta, trovata la prenotazione gli detti la keycard e... -
- E...? -
- Sì, arrivò anche la sua, come dire... -
- Moglie? -
- Ma no! vabbè, tipa; se lo sbaciucchiò lì al desk, guardandomi, i suoi occhi celesti mi fecero l'effetto di un cubetto di ghiaccio lungo la schiena ed miei capezzoli spuntarono dalla stoffa, tanto si indurirono. Mentre si allontanavano, lei si voltò e mi sorrise, strizzandomi l'occhio fra le onde dorate dei suoi lunghissimi capelli. Nel pomeriggio, lei, chiese un mio intervento in stanza e... -
- E... che fa, che fai, mi tieni sulle spine? -
- Suvvia, Lapo, un po' di fantasia! aprirono la porta e mi ritrovai loro due, nudi, con lui ben in tiro; appena entrata, lei mi prese alle spalle bloccandomi ed iniziando a baciarmi il collo, lui mi sbottonò la camicetta lasciandola cadere a terra e mi aggredì...
- Aggredire? -
- Sì, avvocato, con le labbra si impossessò dei miei seni, le sue mani su tutta me... bello, avvocato, bello, bello. Mi sbatterono sul letto legandomi prima i polsi, poi bendandomi, in un'eccitazione che cresceva... sentivo i loro baci e la loro pelle sulla mia... poi mi slacciarono la gonna e le mani di lui mi aprirono le gambe, le dita di lei strinsero una striscia di raso alle mie caviglie. Nella notte buia dei miei occhi, le labbra di lei sulle mie... a dirlo non rende... poi le ginocchia di lui fra le mie cosce... -
- Matilde, mi ci vuole una sigaretta... da noia? -
- No, ma preferisco il sigaro. -
- Uh, anche io! posso? -
- Se vuole lo accendo io, sono brava. -
- Ho paura a dire di sì, non si offenda è un... Troya. -
- Birichino... accendo volentieri i Montecristo ed i Coimbra. -
- Senti, bellina... e mi pare che l'avvii a fa' caldo, non trovi? -
- Sì, forse... che dici, giro la chiave? così , per intimità. -
- Epperò... sssì direi di sì, così per fare, eh. Senti, a me sta cravatta fa afa... -

Mi alzo dalla mia sedia, un rapido click alla porta di smalto e vetro colorato e mi siedo in fianco a lui. Un piccolo rigonfiamento mi attira ed incuriosisce.

- Aspetta, te la tolgo. Ma... che ti succede? -
- Niente, è la cerniera… fa sempre così. -
- Ah sì? e, eee... se faccio così? -
- Meglio, tanto, tanto meglio... sì. Che, che... che fai? -
- Nulla, tu chiudi gli occhi e abbandonati... non guardare. -
- Posso... -
- Sì, toccami i capelli, accarezzami la testa, mi piace quando lo fanno. -
- Ecco... sì... sì, sì, proprio in punta... lo succhi proprio bene... -
- Sì, mi piace il sapore... questo è nuovo, poi così... grosso... e lungo... -
- Eh, lo so; modestamente... sei, sei brava... brucia già... -
- Sì; per me andava tagliato, tieni. -
- Con questo sapore sopra non lo lascio spegnere. -

- Scemo... resto qui con te. Insomma, dicevo, questi due iniziano a scopare; con lei che mugula goduriosa baciandomi. Sentivo le mie cosce strette fra le gambe di lui e quelle di lei, mi eccitava, non vedevo niente e mi eccitava. Mi inebriava l’odore della sua pelle, cresceva in me il desiderio ad ogni goccia del suo sudore e del suo piacere che cadeva su di me, mi mandava in estasi il solo muoversi dei loro corpi sul mio, delle mani di lei su di me, sul mio seno, sul mio viso, poi sul collo... quasi a strozzarmi nel suo orgasmo... -
- ...eee?! ma lui? no, dico, non so la biondina, ma con te nuda, sotto... lui che fa? -
- Tu che faresti? -
- Ruzzolerei la slavatina di là dall'orlo del letto e prenderei te... -
- Che caro, me lo ricorderò... -
- Anche dopo, guarda. Non ho impegni... -
- Perché, se li avresti? -
- Li cancellerei... scoccia se mi metto più comodo? -
- Sì, cioè no, non mi scoccia. Ti sono un poco stretti... -
- In realtà una taglia sopra: porto la quarantotto. -
- Non pensavo, li riempi bene. Insomma, dicevo, ti faccio vedere... le manine, avvocato... -
- Sì? -
- Posalo e dammi le tue mani. Così, morbido, resta morbido... ecco, le sue mani erano così, sotto di me, che spingevano il mio bacino verso di lui... -
- Che culo sodo Matildina... verso la sua bocca, così? Posso chinarmi? …Sì? Che buon profumo hai... -
- Sì, vacci piano però... -

Le sue labbra sfiorano il candore delle mie mutandine ed il ruvido delle sue guance non rasate mi graffia piacevolmente gli inguini, un accenno di desiderio si fa strada dentro di me facendomi sospirare. Sento le sue dita insinuarsi oltre l’orlo dell'intimo e toccarmi i paletti, per poi accarezzarmi le labbra, già trepidanti di essere violate.

Qualche istante dopo, l’azzeccagarbugli, riemerge dalle mie grazie dicendo di non potere, lasciandomi incompiuta e contrariata.

- Cioè, fammi capire, quel coso... come si chiama... Alessandro, ecco, va con altre e non gode di te? -
- Sì, ma... -
- Io non sarei mai sazio di te. -
- Non sembrerebbe, Lapo… ma quando lui c'è è un sogno e mi passa tutto. -
- Così non ti rispetti. -
- Infatti è per questo che sono qui: voglio il divorzio -


scritto il
2026-07-22
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