Sale e gelsomino

di
genere
saffico

Sono le sette passate quando esco dallo studio, la scrivania ed il bancone dell'ingresso sono già ordinati e puliti, le poltroncine riallineate, segno che la chiusura è imminente. Greta nota subito che non è andata benissimo: il mio viso, vagamente contrariato, è un indizio troppo ghiotto ed evidente. Faccio per salutarla stancamente, ma lei aggira il tavolo e si avvicina fin quasi a toccarmi, così riavverto che fra noi c'è un'alchimia misteriosa.

- Signora... -
- Matilde, ti prego. - dico guardandole gli occhi
- Meglio. Non ti preoccupare, lo zio sembra che non voglia assumere cause, ma poi ci ripensa. -
- Dice che è troppo difficile spuntarla. -
- Lo dice sempre. -

Mi risale il braccio con il dorso della mano ed un brivido mi assale.

- Posso farti una domanda? -
- Spara. -
- Non è tuo zio, vero? -
- Ok, sincera. No, non è mio zio, però lo dice solo quando si sente a suo agio, vuol dire che gli sei piaciuta. Adesso sta a me. Andiamo a cena insieme? -

Dico di sì, subito e suggerendo piazza Bovio, senza un tentennamento; io che, di solito, me lo faccio ripetere. Però l'elettricità che è corsa fra le nostre dita poco prima mi ha come sbloccato un livello. Poi Greta sembra dannatamente interessante, magnetica, con quello sguardo che ti scava dentro.
Decide per Salivoli, a dieci minuti d'auto.

L'aria pesa sul porticciolo, densa di sale e idrocarburi, con il suo rientrare di barche e cabinati. L'ufficio dell'avvocato Lapo già un ricordo sbiadito mentre passeggiamo e la mia attenzione è rapita dalle sue chiome irrorate dal crepuscolo del sole. Greta cammina un passo avanti a me, le sue gambe lunghe e scattanti che tagliano la folla con una sicurezza che le invidio. Si ferma davanti a una trattoria, con tavoli piastrellati all'aperto, proprio sul molo e relativamente piena.

- Qui si respira meglio. -

Dice, voltandosi. I suoi occhi azzurri mi pungono, acuti e valutatori. Non è una domanda, è un'asserzione. Da come si comporta deduco che conosce il posto.
Una brezza piacevole si alza affinando l'aria e mi siedo ad un tavolo più esterno per goderne appieno, la sedia scricchiola sotto di me e Greta mi guarda divertita sedendosi davanti.

Greta è l'assistente di Lapo, giovane, troppo brillante per fare solo la segretaria. Mi ricorda me quando iniziai a lavorare per il dottor Pecci, l'anno prima che mi nominasse direttrice. Ordina un Vermentino e antipasti di mare senza consultarmi, un atto di autorità che, paradossalmente, mi rilassa. Non devo decidere. Non devo essere la decisionista responsabile, la figlia obbediente, la moglie perfetta. Posso solo essere qui, a guardare il modo in cui i suoi capelli mori raccolti in una coda disordinata le scoprono la nuca.


- Matilde -dice il mio nome come se lo stesse assaggiando- Lapo è un uomo distratto. Non si accorge di nulla, vero? -

Sorrido, sollevando il calice.

- È un avvocato, Greta. Sono pagati per non vedere quello che non vogliono... Ma non mi sembrava così distratto. -

Lei ride, l'eco risuona profondo nel petto e due stupende fossette si formano sulle sue guance, da afferrare e baciare. Si sporge in avanti. Il suo profumo è una miscela intrigante di gelsomino e qualcosa di più metallico, forse l'odore dell'aria condizionata dell'ufficio.

- E tu cosa non vuoi vedere, Matilde? -

La domanda mi coglie di sorpresa. Mi guardo intorno, la gente che scende dalle sue barche, due pescatori pronti a salpare con la lampara, il rumore dei gabbiani.

- Non voglio vedere mio marito -rispondo a mezza voce, evitando il suo sguardo- voglio tornare all'hotel. Ma l'aliscafo è tra un'ora -

Greta si lecca le labbra, un movimento lento, deliberato.

- L'avvocato ha la barca ormeggiata qui alla banchina C. Un piccolo yacht, niente di sfarzoso, ma pulito. Potremmo andare. Ti porterei a Portoferraio direttamente. Risparmieresti il traghetto. -

Dovrei dire di no. Dovrei pensare ad Alessandro, al resort di Franco, alla mia vita ordinaria. Ma la noia è un veleno che mi scorre nelle vene e, Greta, sembra l'antidoto. La guardo dritto negli occhi, occhi che mi stanno spogliando. È una sensazione nuova, che mi sta attraendo.

- Portami pure. -

Dico serena. Dieci minuti dopo, siamo a bordo.


Il motore parte al primo tentativo e ronfa sottocoperta, una vibrazione che sale attraverso lo scafo e mi risveglia i nervi. Greta guida con disinvoltura, affrontando le onde del mare aperto con decisione ed anticipando le ricadute, l'abitino sbatte nel vento evidenziando i suoi movimenti fluidi e, corto com'è, scopre del tutto le sue cosce sode. Mi siedo a prua, davanti a lei, lasciando che il vento scompigli i miei ricci. L'orizzonte si allarga, la linea dell'Elba si avvicina: è una sagoma scura, tempestata di luce, contro il nero del mare ed il cielo rischiarato da una luna che sembra più grande. Cavo è a poche centinaia di metri e vedo il traghetto attraccare al molo.

- Ti piace il mare? - chiede, alzando la voce sopra il rumore del motore.
- Mi piace e mi inquieta quello che nasconde. -
- Questa notte è perfetta. -

Vira e riguadagna il largo; corre veloce sull'acqua, doppia capo Vita e in pochi minuti siamo in rada a cala Cancherelli. Una delle spiagge più selvagge dell'isola ed una delle mie preferite. Senza dire niente, solo un magnifico sorriso, spegne il motore e getta l'ancora a dieci bracciate dall'arco di roccia.

Il silenzio cala improvviso, rotto solo dallo sciabordio delle onde contro lo scafo. Si avvicina, passando accanto al verricello. Si siede di fronte a me, sui cuscini di cuoio bianco. La distanza si accorcia pericolosamente.

- Cosa ti piace di più? Il silenzio o la tempesta? -
- Dipende da chi è con me. -

Sento il cuore accelerare, un tamburo irregolare nel petto.

Greta mi fissa. I suoi occhi azzurri scivolano sul mio corpo, sul vestito leggero floreale che aderisce alle mie curve, sulle mie caviglie sottili esposte alla luce riflessa dell'astro. C'è una fame lì, in lei, una fame che riconosco perché la sento anche io.

- Con me non c'è mai silenzio, Matilde. C'è solo intensità. -

Il tempo sembra dilatarsi. Parliamo, o meglio, ci provochiamo a vicenda. Racconto della mio lavoro all'hotel, dei bambini che seguo; della crisi con Alessandro. Lei mi parla del suo lavoro, della relazione sbagliata con un uomo, della sua prima esperienza saffica. Ridiamo e diventiamo sempre più complici. Ma le parole sono solo pretesti. La vera conversazione avviene negli sguardi che si incrociano, nelle mani che si sfiorano quando ci passiamo una bottiglia d'acqua, nel modo in cui il respiro si fa corto. L'attrazione è un filo teso, pronto a spezzarsi.

- Facciamo il bagno? -

Propone. Ma potrebbe sembrare un ordine. Si alza e, senza alcuna vergogna, si toglie l'abitino azzurro. La luna risplende sulla sua pelle chiara, setosa. I seni sodi, sorretti da un reggiseno blu di pizzo minimalista. La guardo, incapace di distogliere lo sguardo. Mi sento nuda anche se ancora vestita.

- Adesso, qui? nel mare nero ed ignoto? -
osservo con voce che mi esce roca.
- Una delle tue paure da vincere, no? -

Risponde lei con il sorriso che è una sfida. Si libera del reggiseno, gettandomelo addosso, poi, con movimenti lenti ed armonici, delle mutandine, che fa roteare in punta di dito e le butta sul sedile candido. È perfetta, totalmente nuda davanti a me, una statua che nemmeno Michelangelo avrebbe potuto scolpire meglio; ma vivente. Non aspetta la mia risposta e si tuffa nell'acqua, con uno schiocco secco.

Rimango sola sul ponte per un secondo, poi l'istinto prende il sopravvento. Mi slaccio l'abito di crêpe, il mio seno piccolo non esige sostegni ed è già libero ostaggio dell'aria pungente della notte, che indurisce i miei capezzolini. Esito ancora un istante, poi è una valanga: sfilo gli slip rosa carne e li getto sul sedile; finiscono su quelli di Greta, afflosciandosi su di essi come un preludio d'amplesso. Il vento estivo mi accarezza la pelle, ma è il calore dello sguardo di Greta che emerge dall'acqua a bruciarmi. Mi tuffo. L'acqua fresca mi avvolge, un contrasto elettrico con l'arsura che sento dentro.

Due sole bracciate verso di lei. Ed il desiderio divampa dentro di me. Ci incontriamo; l'acqua, profonda, ci sommerge le spalle. Greta mi afferra per la vita, le sue mani calde sulla mia pelle fredda e bagnata sono l'avverarsi di un bisogno.

- Sei bellissima, Matilde. Hai un corpo fatto per il peccato. Fin dal primo istante che ti ho vista ho capito cosa volevi -

Non rispondo. Arrossisco. Mi avvicino.
Le nostre labbra si sfiorano; è un contatto impercettibile, come una scintilla, ma basta a innescare l'incendio. La sua bocca è morbida, saporita di sale. La lingua di Greta invade la mia bocca con decisione, esplorando, possedendo. Le mie mani cercano la sua pelle sommersa, le sue tette, i suoi fianchi. La passione esplode, violenta e improvvisa; calda.
Nell'acqua scura del mare di notte, i nostri corpi si mescolano, si uniscono e separano. Nessuna paura dell'ignoto mi assale, solo la voglia di scoprire se c'è un limite in me. È una tortura quella che Greta mi procura, nel suo avvicinarsi ed allontanarsi da me; nel cercare la mia bocca con la sua, la mia intimità con le sue dita e rifuggire la sua dalle mie.

- Risaliamo. -

Sussurra lei sulle mie labbra, rompendo il bacio.
Non volevo che questo.

Ci aiutiamo a salire a bordo, gocciolanti, ansimanti. Il sole e la sua alba è ancora lontano, il mondo sembra si sia fermato.
Greta mi spinge delicatamente sui cuscini di pelle e si inginocchia fra le mie gambe. Un sorriso le attraversa il viso, mentre il suo sguardo si posa sulla mia intimità, già bagnata; non solo dall'acqua di mare.

- Guardami. -

Ordina. Poi abbassa la testa, nell'abisso delle mie cosce; oscenamente aperte.
Il primo tocco della sua lingua è un fulmine. Lecca la mia vulva con un ritmo lento, tortuoso, sapendo esattamente dove premere. La mia schiena si inarca, in uno spasmo di piacere, spingo il mio pube contro le sue labbra ed affondo le dita nei suoi capelli lucidi e bagnati.

- Oh, Dio... Greta... -

Lei non si ferma. Succhia, pizzica le mie labbra con delicatezza, poi la lingua; un dolce bacio al mio monte di venere glabro mi scarica un brivido di desiderio. Scivola più in basso, a sfiorarmi ogni intimità. Le sue mani sanno fin dove spingersi. Nessuna parola è necessaria ad una donna per soddisfarne un'altra.
Penetra in me, solo un dito, ma gemo e sospiro a quel tocco più profondo. Lentamente mi sta scopando, le sue dita diventano due in me e mi dilatano, come fossero un cazzo che si fa spazio. Le sensazioni sono soverchianti, tanto da farmi perdere il contatto con il mondo. Il calore, l'umidità, il suono schioccante della sua bocca che mi mangia, i gemiti che escono dalla mia gola senza controllo.

- Sì, così. Lasciati andare, amore, godi! -

Sussurra lei, offrendomi la carezza del suo seno su di me nel tornare a baciarmi di nuovo, per farmi assaggiare il mio sapore. Le sue dita sostituiscono la lingua, di nuovo una, poi due, entrando con forza; poi tre, aprendomi, riempiendomi.

- Scopami, per favore... -

Le mie parole sono un lamento di una scoperta che mi sta saziando, un desiderio nascosto che non sapevo di avere. Lei obbedisce, le dita diventano un pistone dentro di me, mentre il suo pollice ruota sul mio clitoride. Il piacere cresce, una marea che sale, inarrestabile. Il mio corpo trema, le cosce chiudono la testa di Greta, trattenendola a me.

- Non resisto più... Sto per esplodere... Sì, Sì! Sì... Sì! -

L'orgasmo mi travolge, onde di piacere che mi fanno vedere le stelle anche in questa notte senza di esse. Urlo, è un suono animalesco, liberatorio; nel silenzio del piccolo golfo.

Greta non si ferma. Continua a leccarmi, raccogliendo ogni goccia del mio succo, prolungando l'estasi finché non sono un molle corpo inservibile tra le sue braccia. Lei risale la mia pelle baciando ogni centimetro, fino ad annegare nel mio collo abbracciandomi forte. Il nostro respiro si fonde per l'eternità di pochi secondi.

Le prendo il viso con le mani e lo trascino a me; mentre la bacio la spingo supina, senza fretta, sui cuscini del prendisole. Vedo i suoi seni, generosi rispetto ai miei, che si alzano e abbassano nel suo respiro affannoso. Mi sopraffaccio a lei, con le gambe che intrappolano le sue ed i nostri sessi che si toccano. Le accarezzo il moro corvino dei suoi capelli, baciandola, con le sue mani sulla mia schiena lunghe e delicate a sfiorarmi la pelle, leggere.

La guardo nell'azzurro delle sue iridi, esili nella poca luce: è me che vuole; il nocciola dei miei tradisce la brama corrisposta.

- Tu sei l'anima che cercavo. -
- Sei divina, Greta. -

Tre parole che deposito sulle due labbra pulsanti. Le scivolo le dita ai lati del seno, un fremito la pervade, lungo tutto il suo fianco toccando la pelle calda e vellutata. Lei si solleva, cercando la mia mano, implorando un contatto più profondo. Le sfioro gli inguini addentrandomi nella sua intimità. Due labbra gonfie, mi attendono. Violo l'orlo. Calda, stretta, avvolgente. Greta emette un gemito prolungato e le sue mani affondano nelle mie spalle.

- Sì... così... -

Sospira, mugola, gode, mentre inizio a muovermi dentro di lei, curvando le dita per cercare il suo punto più sensibile. Il suo corpo si contorce, i fianchi che ruotano per incontrare le mie spinte.

Scivolo piano su di lei, viaggiando su quel corpo perfetto con le mie labbra, leccando l'acqua di mare dal suo addome, scendendo verso l'inferno della perdizione. Esposto completamente al mio sguardo e alla mia bocca. La sua intimità è rosa, tumefatta, con i lembi bagnati che brillano alla luce bianca della luna. Non resisto. Le mordo la clitoride, delicatamente, ma con fermezza, sentendo il suo corpo scattare come se fosse percorsa da una scossa.

La sua voce è roca, carica di desiderio sporco e autentico, mentre mi implora di non fermarmi. La mia lingua la invade le sue grida si fanno più forti ed il suo sapore più raro, misto al sale, fa parte di me. Sento i suoi muscoli contrarsi intorno a me. La uso, la possiedo con la bocca, mentre le sue mani mi afferrano i capelli, quasi a strapparli, stringendomi più addosso. Il sapore è intenso, femminile, inebriante. Di sale e gelsomino.

Il respiro le si fa corto e affannoso. Un lamento di non fermarmi, che non resiste oltre. Un istante ancora ed il suo corpo si tende, con la schiena che si solleva dal cuscino, fradicio di lei; di me. Strozza le urla mentre l'orgasmo la travolge. Sento la sua figa pulsare, contrarsi violentemente intorno alle mie dita, sono ondate di piacere che la scuotono dall'interno.
Il petto che le sobbalza, gli occhi che mi guardano con un misto di gratitudine e lussuria residua.

Risalgo verso di lei, baciandola, rendendole il suo sapore dalle mie labbra; come aveva fatto lei con me.

- Grazie - sussurra nel mio orecchio, mordicchiandomi il lobo.

Restiamo così, abbracciate, nella notte, con le mani che accarezzano la pelle sudata e appagata, in un silenzio che parla più di mille parole, finché il battito non torna normale.

Poi dobbiamo ripartire. Il viaggio verso Portoferraio è un sogno ad occhi aperti. La testa appoggiata sulla spalla di Greta, le sue dita intrecciate alle mie. Non diciamo nulla, Solo piccoli screzi e baci.
Mi indica qualche corpo nel cielo e racconta della sua passione per l'astronomia. La chimica tra noi ha cambiato tutto, ha spazzato via la noia e le convenzioni.

Sento che la crepa nel rapporto con Alessandro si fa più profonda.

Attracchiamo alla banchina di Portoferraio mentre il cielo inizia timidamente a schiarirsi. Il porto si risveglia, le luci accese sulle barche dei pescatori che tornano cariche di bottino.
Greta mi aiuta a scendere, le sue mani che restano un istante di troppo sulla mia vita.

- Questa sera... -
- Questa sera devo stare al resort. -

La interrompo dolcemente, ma i miei occhi dicono altro. Dicono che voglio di più. Molto di più.

- Hai preso la direzione giusta oggi? -

Chiede lei, con quel mezzo sorriso malizioso che ora conosco bene.
La guardo, sentendo ancora il brivido delle sue dita sulla pelle.

- Forse -rispondo, aggiustandomi i capelli- O forse ho perso completamente la bussola. -
- La bussola è sopravvalutata -ribatte dolce- A volte bisogna solo lasciarsi trasportare dalla corrente... -

Mi allontano lungo la banchina, voltandomi una sola volta. Lei è ancora lì, appoggiata alla passerella della barca, a guardarmi andare via. E so che questo è solo l'inizio di qualcosa di molto più pericoloso del semplice sesso su una barca.
scritto il
2026-07-28
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