Miss Rinaldi

di
genere
etero

Sabato, 10 agosto 2013
“Buongiorno...”.

Pietro si stiracchiò e si tirò lentamente su a sedere sul letto. Si era appena svegliato e ci mise qualche secondo a mettere a fuoco Viola che era appena entrata con in mano un vassoio pieno di cibo.

Camminava ancheggiando verso di lui su dei tacchi altissimi, con indosso un completino intimo di pizzo nero e le calze autoreggenti. Il reggiseno era praticamente trasparente e lasciava intravedere i capezzoli, piccoli, rosei, turgidi. I lunghi capelli biondi erano raccolti in una coda di cavallo alta e molto tirata.

Le sorrise, abbastanza sconvolto e ancora incredulo, chiedendosi da quale dei suoi sogni erotici fosse uscita.

"Ben svegliato..." disse lei poggiando il vassoio della colazione sul letto e dandogli un bacio sulle labbra.

Lui la fissò con la bocca aperta e l'espressione confusa. C'erano mille cose che avrebbe voluto dirle - o chiederle - ma non riusciva proprio a dare un senso compiuto alle parole e a farle uscire. E dire che lui con le parole era bravo...!

Niente.

Nemmeno il suo umorismo pungente o il suo fare sicuro sembravano voler venire in suo soccorso in quel momento.

Non riusciva a dire niente e non riusciva a togliere gli occhi di dosso da Viola _vestita_ così.

"Ti ho portato la colazione, amore" disse lei staccando un pezzo di cornetto alla crema e avvicinandoglielo alle labbra.

Lui aprì la bocca e iniziò a masticare meccanicamente, poi finalmente riuscì a parlare.

"Rinaldi, mi sono perso qualcosa?"

"Perché?" domandò lei con ostentata innocenza, mettendogli in bocca un altro pezzo di cornetto. "Non è certo la prima volta che ti porto la colazione a letto."

"Oh, vestita così ti assicuro che è assolutamente la prima volta!" esclamò lui mentre ancora non le staccava gli occhi di dosso e sentiva la propria erezione premere prepotentemente contro i boxer.

Lei fece quella sua espressione ammiccante e compiaciuta che lo faceva impazzire.

"Mangia tutto. Ti serviranno molte energie...".

Pietro mandò giù un sorso di caffè e le sorrise.

"Oh, le energie per te non mi mancano mai, lo sai...!"

"Vedremo" disse lei guardandolo negli occhi. "Oggi è il _mio_ giorno."

"Il tuo giorno?" domandò lui con aria interrogativa, per poi capire improvvisamente a cosa lei si riferisse. "Ah..." deglutì. "Il _tuo_ giorno!".

Lei si mordicchiò il labbro, annuendo impaziente, e aspettò che lui finisse di mangiare, poi prese il vassoio e lo portò in cucina.

Quando tornò in camera, Pietro era sdraiato sul letto, col busto un po' sollevato e le mani dietro la testa.

La sua erezione era ben visibile sotto i boxer e lei si leccò istintivamente le labbra.

"Sono pronto Rinaldi!" esclamò con quel suo sorrisetto beffardo. "Fai di me ciò che vuoi!"

"No, non ancora..." sorrise lei aprendo l'armadio e prendendo un sacchetto che lui conosceva bene: di carta, rosso scuro, con i manici dorati e nessuna stampa sopra, per essere discreto.

Era il sacchetto del sexy shop.

La guardò con gli occhi spalancati, tirandosi su a sedere mentre lei ne tirava fuori il contenuto.

Già aveva dell'incredibile che _Viola Rinaldi_ fosse entrata in un sexy shop e avesse pure fatto acquisti, ma ancora più incredibile era il fatto che avesse in mano delle cinghie con moschettoni.

"Vi..." mormorò col cuore che iniziava a galoppargli all'impazzata.

La guardò avvicinarsi lentamente.

Lei non diceva nulla ma il suo sguardo era sufficiente per inchiodarlo in quel letto e fare realmente di lui ciò che voleva.

Era lo sguardo di chi sapeva bene cosa volesse e stava per prenderselo.

Fermò le cinghie alla testiera del letto, poi gli passò i polsini intorno ai polsi, chiudendoli.

"Sdraiati" gli disse.

Lui la fissò in silenzio.

Davvero _Viola Rinaldi_ lo stava legando al letto?

Obbedì, cercando di controllare la folle eccitazione che, mista a una leggera ansia, si stava impossessando di lui, e si sdraiò, tenendo le braccia morbide mentre lei agganciava i polsini alle cinghie.

Ok. Ora era ufficialmente nelle sue mani.

Senza staccare gli occhi dai suoi, Viola fece scorrere le dita sul suo petto, giù, fino agli addominali e poi, seguendo la riga di peluria che scendeva dall'ombelico al pube, raggiunse l'elastico dei boxer.

Li afferrò, tirandoli giù molto lentamente, liberando il pene che già fremeva d'impazienza.

Poi infilò di nuovo la mano nel sacchetto del sexy shop e ne tirò fuori una benda nera.

"Oh no, Vi!" protestò lui. "Io voglio guardarti!"

"Oggi le regole le faccio io..." ribatté lei poggiandogli la benda sugli occhi e annodandola dietro la testa. "Non c'è bisogno che tu mi veda, ti basterà _sentirmi_".

Sentì i suoi passi che si allontanavano e poco dopo la sentì tornare e poggiare qualcosa sul comodino.

Poi la sentì sedersi accanto a lui sul letto e appoggiare le labbra alle sue.

Le schiuse per poterla baciare e un cubetto di ghiaccio gli scivolò in bocca.

Gemette, mentre lei gli infilava voluttuosamente la lingua tra le labbra.

Il calore della bocca di Viola, unito al freddo del ghiaccio, gli provocò una sensazione incredibile.

Si irrigidì istintivamente all'idea di non poter avere il controllo su nulla, essendo abituato all'esatto contrario, ma poi pensò che per una volta poteva anche lasciare le redini a lei e godersi _il gioco_ da un altro punto di vista.

Sorrise tra sé e sé, mentre sentiva il cubetto sciogliersi in bocca.

Subito dopo ne sentì un altro e schiuse di nuovo le labbra, ma stavolta lei passò oltre, cominciando a fargli scorrere il cubetto di ghiaccio sul mento, sul collo, sul petto...

Lo teneva premuto per fargli avvertire bene la sensazione di freddo, mentre dal petto lo faceva scivolare giù fino al suo addome che si contrasse istintivamente.

"La vendetta del ghiaccio..." mormorò lui sorridendo, ma quando il cubetto raggiunse il pene eretto, non sorrise più e gemette forte.

Sorrise anche lei, mentre lui mugolava inarcando la schiena.

Fece scivolare il cubetto sempre più giù, sui testicoli e sul perineo, per poi fermarsi sull'ano.

Lui gemette di nuovo e trattenne il respiro, temendo che volesse infilarglielo dentro, ma poi la sentì proseguire lungo le cosce e tirò un sospiro di sollievo.

Il cubetto di ghiaccio scivolò lungo le gambe e finì la corsa tra le dita dei piedi.

Con la mano ancora fredda per il ghiaccio, Viola lo accarezzò lungo tutto il corpo e poi prese in mano il pene, iniziando a muoverlo.

Il respiro e il battito cardiaco di Pietro stavano accelerando sempre più, sentiva tutto il corpo teso e sensibile, e non sapere cosa sarebbe successo dopo non faceva che amplificare la sua eccitazione.

Gelo.

Gelo che avvolgeva il suo pene, facendolo rabbrividire.

Viola si era messa due cubetti di ghiaccio in bocca e poi aveva fatto scivolare il pene turgido tra le labbra.

"Oddio..." gemette, mentre lei iniziava a muovere la lingua calda.

Era _troppo_.

Stava davvero succedendo tutto realmente?

"Dio, Rinaldi!" esclamò con la voce strozzata. "È..., è incredibile! _Tu_ sei incredibile e io..."

"E tu devi stare in silenzio..." lo interruppe lei facendo uscire dalla bocca il ghiaccio ormai quasi sciolto, che ricadde sulla sua pelle sensibile. "Altrimenti dovrò imbavagliarti".

Altro ghiaccio, tutto intorno al pene, alla base, sull'inguine, sul pube.

Lui mugolò per la sensazione di freddo, ma poi lei lo prese di nuovo nella sua bocca bollente.

Ed era una sensazione _assurda_.

Sentì di nuovo un cubetto di ghiaccio scorrergli lungo il petto e scivolare da solo fino a fermarsi nell'incavo dell'ombelico, e lì sciogliersi lentamente e scendere in rivoletti d'acqua gelata sul pube e sull'inguine.

E poi sentì un altro cubetto di ghiaccio indugiare sui testicoli e non riuscì a trattenere un lamento. Viola passava il ghiaccio da un testicolo all'altro e il piacere si stava trasformando ben presto in dolore.

Strinse i denti e resistette finché lei finalmente interruppe quella tortura facendo scivolare il cubetto più giù, mentre ancora teneva il pene nella sua bocca bollente.

La sensazione di sollievo durò però pochi secondi, perché adesso il cubetto stava premendo pericolosamente contro il suo ano ed era sul punto di forzarlo.

"Vi..." mormorò con quel po' di voce che riuscì a trovare.

"_Miss Rinaldi_" lo corresse lei, lasciando momentaneamente uscire il pene per poter parlare.

A lui scappò un mezzo sorriso, nonostante tutto il suo corpo fosse teso come una corda di violino e quel cubetto ghiacciato stesse ancora premendo contro il suo buchetto.

"_Miss Rinaldi_..." ripeté scuotendo appena la testa, chiedendosi se la safeword valesse anche per lui e se fosse il caso di usarla, viste quelle che sembravano essere le intenzioni di Viola.

Ma in un secondo fu troppo tardi per decidere.

Viola premette con più decisione e il cubetto penetrò lo sfintere.

Gli sfuggì un gemito strozzato mentre il cuore parve saltargli in gola.

"Shh..." mormorò lei spingendo un po' dentro anche il dito, e lui strinse forte gli occhi dietro la benda.

Gli stava facendo male e sentiva un tremendo bruciore, sia per il ghiaccio che per l'attrito, anche perché il ghiaccio non era certo un lubrificante adeguato.

Ma allo stesso tempo quell'intrusione stava amplificando il piacere che provava adesso che lei aveva ripreso il pene in bocca per intero, fino in gola.

Era un piacere mai provato prima.

Subito dopo, però, il piacere si trasformò di nuovo in fastidio e paura quando lei estrasse il dito e gli premette contro l'ano un altro cubetto di ghiaccio.

Mugolò e contrasse i muscoli istintivamente, cercando di fermare quella nuova intrusione.

"Shh... Rilassati...".

Viola si mise in bocca due cubetti di ghiaccio e fece di nuovo scivolare il pene sulle sue labbra, facendolo entrare completamente.

Nello stesso momento, fece penetrare nell'ano il secondo cubetto di ghiaccio, che poi spinse su fino in fondo, accompagnandolo col dito.

Pietro credette di non riuscire più a sopportare oltre.

Quel gioco che Viola stava facendo col caldo e il freddo, col piacere e il dolore, lo stava letteralmente facendo impazzire.

Un gemito gutturale gli sfuggì dalla gola mentre l'orgasmo lo sopraffaceva e il calore del suo piacere si mescolava al ghiaccio ormai quasi sciolto nella bocca di Viola.


***************************************


Lei gli lasciò qualche momento per riprendere fiato, mentre lui restava in attesa, sospeso in quella dimensione incredibile dove lei lo aveva condotto con inaspettata maestria.

Avrebbe voluto essere libero di vederla, di liberarsi le braccia e di possederla con forza lì, subito, facendola urlare di piacere.

E forse, sì, anche un po' di dolore.

"Vi..." mormorò. "Liberami adesso."

"Non ancora..."

"Ho _bisogno_ di sentir godere _te_".

"Puoi farlo anche restando legato" rispose lei.

La sentì muovere sul letto e poi la sentì inginocchiarsi sopra di lui, sulla sua faccia.

Sentiva le sue cosce calde premergli contro il viso.

Il cuore riprese a galoppargli nel petto.

Sentiva l'inconfondibile profumo delle sue secrezioni, sentiva il calore della sua vulva vicino al suo viso.

Era come se, con gli occhi bendati, tutti gli altri sensi fossero amplificati a mille.

L'attesa gli sembrò infinita.

Se la immaginava lì, sopra di lui, bellissima, dominante, col corpo arcuato e i capelli biondi che le ricadevano sulla schiena.

Quando finalmente lei si abbassò, quando la sua vulva umida e calda sfiorò le sue labbra, smise di pensare.

Ci fu solo il suo _sapore_ da gustare.

Il suo calore in cui sprofondare.

La sua morbidezza umida sulla sua faccia.

Iniziò a leccarne ogni singola piega, dall'entrata della vagina fino al clitoride, per poi riscendere, penetrare, succhiare, mordere..., completamente immerso in quella beatitudine, dimenticandosi quasi di respirare.

Avrebbe voluto poterci affondare le dita, fino in fondo, e poi afferrarle i fianchi con le mani, tenerla bloccata o muoverla a suo piacimento, ma non poteva, e da un lato così era ancora più eccitante.

Era lei che decideva, era lei che conduceva il gioco.

E lui se ne stava lì, completamente perso, inebriato da quella straordinaria donna e dal suo straordinario sesso.

Viola si muoveva sopra di lui con una misurata lentezza, ondeggiando e gemendo. Ogni sospiro che emetteva lo faceva impazzire ancora di più.

Aveva ragione lei: non aveva più bisogno di vederla, era abbastanza _sentirla_, averla lì, sopra di lui, che lo soffocava col suo piacere.

La sentì tremare, le sue cosce si irrigidirono, il suo respiro si fece affannoso.

Era vicina all'orgasmo.

E lui non poteva muoversi, legato, intrappolato sotto di lei, poteva solo continuare ad assaporarla mentre veniva scossa da tremiti incredibili e urlava forte il suo nome.
scritto il
2026-08-17
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