Miss Rinaldi

di
genere
sentimentali

Sabato, 10 agosto 2013
"Buongiorno..."

Pietro si stiracchiò, la mente ancora annebbiata dal sonno, e si tirò lentamente su contro la testiera del letto. Ci mise qualche secondo a mettere a fuoco Viola, appena entrata in camera, ma non appena la vista gli si schiarì, ogni residuo di torpore svanì di colpo.

Avanzava verso di lui tenendo tra le mani un vassoio carico di cibo, da cui saliva l'aroma caldo del caffè. Ma non era la colazione ad avergli bloccato il respiro in gola.

Camminava con una lentezza studiata, provocatoria, muovendosi con sfacciata disinvoltura su un paio di tacchi a spillo altissimi che facevano risuonare un ticchiettio deciso sul parquet. Indossava un completino intimo in pizzo nero che lasciava ben poco spazio all'imagginazione, completato da un paio di autoreggenti che le segnavano la curva delle cosce. Il tessuto del reggiseno era sottile, quasi trasparente, e lasciava intravedere i capezzoli, piccoli, rosei e già sfacciatamente turgidi. I lunghi capelli biondi erano raccolti in una coda alta e tiratissima: un dettaglio che le scopriva interamente il collo e le conferiva un'aria di severa, consapevole eleganza.

Pietro le sorrise, spiazzato e ancora incredulo. Si appoggiò ai cuscini, facendole scivolare lo sguardo addosso con un misto di disorientamento e profonda attrazione, chiedendosi da quale dei suoi sogni erotici fosse uscita.

"Ben svegliato..." disse lei avvicinandosi al suo lato del letto con una calma calcolata. Poggiò il vassoio sulle **lenzuola**, accanto alle sue gambe, e si chinò lentamente verso di lui. Gli sfiorò la guancia con le dita calde e gli diede un bacio leggero sulle labbra.

Pietro la fissò con la bocca appena socchiusa, completamente spiazzato. C'erano mille cose che avrebbe voluto dirle — o chiederle —, domande che gli affollavano la testa su quella messa in scena alle prime luci del mattino, ma non riusciva a dare un senso compiuto ai pensieri, né a costringere la voce a uscire dalla gola. E dire che lui con le parole era sempre stato un maestro, abituato com'era a dominare ogni conversazione con disinvoltura e ironia. Ne aveva fatto perfino un lavoro.

Ma adesso *niente*.

Il vuoto totale.

Nemmeno il suo umorismo pungente o la sua solita sicurezza sembravano venire in suo soccorso. Rimanendo paralizzato sul letto, non riusciva a toglierle gli occhi di dosso: lo sguardo gli scivolava vorace dal collo scoperto, giù lungo la trasparenza sfacciata del reggiseno, fino all'attacco delle calze sulle cosce. Viola *vestita* a quel modo, nella loro camera da letto, in un pigro mattino di agosto, era uno spettacolo che azzerava ogni sua capacità di controllo.

"Ti ho portato la colazione, amore" disse lei staccando un pezzo di cornetto alla crema per avvicinarglielo alle labbra.

Pietro aprì la bocca d'istinto e iniziò a masticare in modo quasi meccanico, mentre la dolcezza della crema gli si scioglieva sulla lingua. Solo dopo aver mandato giù il primo boccone il suo cervello riuscì a riattivare i circuiti.

"Rinaldi, mi sono perso qualcosa?" domandò con la voce ancora impastata dal sonno, le sopracciglia contratte in una piega perplessa.

"Perché?" rispose lei con un'ostentata innocenza che tradiva tutta la malizia sottostante. Si chinò di nuovo su di lui, imboccandolo con un altro pezzo di cornetto fragrante. "Non è certo la prima volta che ti porto la colazione a letto."

"Oh, vestita così ti assicuro che è la prima volta!" esclamò lui, lasciandosi sfuggire una mezza risata rauca mentre i suoi occhi continuavano a percorrere famelici ogni millimetro di quel pizzo nero.

Il sangue aveva già iniziato a fluirgli rapido verso il basso. Sotto la stoffa leggera dei boxer, Pietro sentì la propria erezione crescere e premere prepotentemente, senza fare nulla per nasconderla.

A Viola il dettaglio non sfuggì. Sfoderò quell'espressione ammiccante e compiaciuta che lui conosceva fin troppo bene e che ogni volta aveva il potere di farlo impazzire.

"Mangia tutto" gli sussurrò all'orecchio, lasciando che il sapore del suo profumo lo avvolgesse, prima di scostarsi appena. "Ti serviranno molte energie...".

Pietro mandò giù un sorso di caffè e le rivolse un sorriso sfrontato. "Le energie per te non mi mancano mai, lo sai..." ribatté con la voce intrisa di quella sicurezza con cui era solito gestire ogni cosa.

"Vedremo" lo interruppe lei senza scomporsi, piantandogli gli occhi addosso con un'intensità che non ammetteva repliche. "Oggi è il *mio* giorno."

"Il tuo giorno?" domandò lui inarcando la schiena contro i cuscini. Poi, nell'arco di un paio di secondi, il ricordo della promessa che lei gli aveva strappato qualche giorno prima gli riaffiorò nitido in mente. L'insieme del completino di pizzo, dei tacchi e della coda tirata trovò all'improvviso una spiegazione chiarissima.

"Ah..." Pietro deglutì a vuoto, avvertendo una virata improvvisa allo stomaco. "Il *tuo* giorno!".

L'ombra di sicurezza sul suo viso si incrinò per lasciare spazio a una resa lucida, consapevole e inaspettatamente elettrizzante. Era arrivato il momento per Viola di riscuotere il credito, ed era evidente che non avesse alcuna intenzione di concedergli sconti.

Lei si mordicchiò il labbro inferiore, annuendo con un'impazienza maliziosa che le illuminava lo sguardo. Rimase a fissarlo per qualche istante, assaporando la vittoria di quel momento e l'effetto che la rivelazione aveva appena avuto su di lui.

Aspettò con apparente calma che lui finisse di mangiare, poi, con un movimento impeccabile nonostante i tacchi altissimi, afferrò il vassoio e si alzò per portarlo in cucina. Il cambio di prospettiva offrì a Pietro una visuale irresistibile, che gli fece accelerare di colpo il battito: il completino di pizzo si riduceva sul retro a un **perizoma** sottilissimo, lasciando i glutei interamente scoperti, incorniciati solo dalle fasce scure delle autoreggenti.

Viola fece ondeggiare i fianchi con un'intenzionale lentezza mentre usciva dalla stanza, ben consapevole di lasciarlo lì sul letto, con la gola secca, il sangue in subbuglio e una voglia impaziente di vederla tornare.

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Quando Viola tornò in camera, Pietro era ancora sdraiato al centro del letto. Aveva la schiena appoggiata ai cuscini, il busto leggermente sollevato e le mani incrociate dietro la testa in una posa di ostentata disinvoltura. L'erezione era ben visibile sotto la stoffa dei boxer, vigorosa e sfacciata.

Guardandolo, Viola avvertì una scossa improvvisa lungo la spina dorsale e si leccò istintivamente le labbra, assaporando la sensazione di averlo già così irrimediabilmente in suo potere ancora prima di aver iniziato.

"Sono pronto, Rinaldi!" esclamò lui facendole il suo solito sorrisetto beffardo, a metà tra la sfida e la resa. "Fai di me ciò che vuoi!".

"No, non ancora..." sorrise lei con una calma maliziosa, senza neanche guardarlo negli occhi. "Non sei ancora pronto".

Sfilò a passi lenti verso la parete opposta, facendo risuonare il ticchiettio cadenzato dei tacchi sul legno, e aprì l'anta dell'armadio. S'inchinò appena — regalando a Pietro un'ulteriore visuale mozzafiato da dietro — e ne pescò un sacchetto che lui conosceva fin troppo bene: rigido, di carta spessa rosso scuro, con i manici in cordoncino dorato e nessuna scritta o logo stampato sopra.

L'imballaggio anonimo e discreto del suo sexy shop di fiducia.

Pietro la guardò con gli occhi spalancati, la spavalderia che gli scompariva dal viso per far posto a un misto di curiosità vorace e sottile trepidazione. Si tirò d'istinto a sedere sul bordo del materasso senza staccare nemmeno per un secondo lo sguardo dalle mani di Viola che, con un gesto lento e teatrale, stavano già infilandosi nel sacchetto per estrarne il contenuto.

Il silenzio nella stanza si fece denso, quasi tattile, interrotto soltanto dal fruscio leggero ma inesorabile della carta rigida. Pietro non staccava gli occhi dal sacchetto rosso scuro; la curiosità e l'eccitazione gli facevano pulsare le tempie.

Già aveva dell'incredibile che *Viola Rinaldi* — sempre così composta, misurata, quasi timida in certi contesti pubblici — avesse varcato la soglia di un sexy shop e avesse persino fatto acquisti, ma l'immagine che gli si parò davanti superava ogni sua più sfrenata fantasia: tra le dita curate di Viola c'erano delle cinghie di contenimento in cuoio nero, complete di polsini imbottiti e moschettoni in acciaio lucido.

Pietro trattenne il respiro, mentre un sorrisetto a metà tra l'incredulo e il nervoso gli increspava le labbra. La vista di quel metallo che luccicava alla luce del mattino spazzò via in un istante qualsiasi parvenza di controllo.

"Vi..." mormorò con la voce che tradiva l'agitazione, mentre il cuore iniziava a galoppargli all'impazzata contro il petto.

La guardò avvicinarsi lentamente, ogni passo scandito dal tacco a spillo che affondava nel parquet, la figura incorniciata dal pizzo nero che sembrava scolpita apposta per dominare quella stanza.

"Vedo che hai pianificato la cosa nei minimi dettagli, Rinaldi...".

Viola non rispose subito. Con una lentezza esasperante, posò le cinghie sul comodino: il tonfo sordo del cuoio e il tintinnio metallico dei moschettoni rimbombarono nel silenzio come un avvertimento. Non disse una sola parola, ma il suo sguardo bastò a paralizzarlo sul materasso. Era un'occhiata carica di una sovranità profonda, lo sguardo di chi sapeva esattamente cosa voleva e aveva già stabilito il modo, il tempo e la misura per prenderselo.

Gli occhi verdi le brillavano di una luce ferma, velata di malizia e di un controllo assoluto dall'immenso potere erotico. "Ho solo preso tutto ciò che mi serve per assicurarmi che tu stia molto attento a non dimenticare chi detta le regole, oggi" disse infine.

Pietro si inumidì le labbra secche, del tutto incapace di distogliere lo sguardo. La vista delle cinghie a pochi centimetri dal cuscino azzerò anche l'ultimo strato della sua abituale ironia. Sentì il sangue scorrere caldo e prepotente verso il basso, accendendo la sua erezione fin quasi a far male, mentre la consapevolezza di essere del tutto in balìa di Viola gli scatenava un brivido elettrico lungo tutta la schiena.

Lei fece scivolare con precisione le cinghie attorno alla testiera del letto, facendo scattare le fibbie. Poi si voltò verso di lui tenendo in mano i polsini di cuoio morbido. Gli prese un polso e gli avvolse intorno il polsino con fermezza, stringendo quanto bastava perché fosse saldo senza stringere troppo, poi ripeté il gesto con l'altro.

"Sdraiati" gli ordinò con un tono basso, calmo, ma intriso di un'autorità assoluta.

Lui la fissò in un silenzio quasi reverenziale.

Davvero *Viola Rinaldi* — la sua ragazza da una vita, la sua compagna di tutti i giorni, la persona che lui credeva di conoscere più di chiunque altro — lo stava legando al letto con quella naturalezza spietata?

Pietro deglutì, cercando di mantenere il controllo su un'ondata di eccitazione pura che si mescolava a un sottile filo d'ansia, facendogli battere il cuore a un ritmo folle. Obbedì senza proferire parola. Distese la schiena contro il materasso, allungando le braccia verso l'alto con assoluta docilità mentre la guardava lavorare sopra di lui.

Con gesti precisi, Viola prese i moschettoni in acciaio e li agganciò agli anelli dei polsini. Il *clic* metallico risuonò netto nel silenzio della stanza. Pietro provò a saggiare la presa tirando leggermente: le braccia erano tese, le mani bloccate sopra la testa.

Era finita. Ora era ufficialmente e totalmente nelle sue mani.

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Senza staccare gli occhi dai suoi, Viola fece scivolare lentamente le dita sul suo petto, scendendo lungo gli addominali tesi e poi, seguendo la riga di peluria dall'ombelico al pube, raggiunse l'elastico dei boxer.

Li afferrò e iniziò a tirarli giù con una lentezza snervante, volutamente calcolata per prolungare la tensione. La stoffa sfilò via dai fianchi, liberando del tutto il pene turgido che scattò verso l'alto, fremendo e pulsando d'impazienza.

Poi, senza fretta, Viola allungò di nuovo la mano verso il sacchetto rosso scuro e ne tirò fuori una benda di raso nero, spessa e del tutto opaca.

"Oh no, Vi!" protestò subito Pietro, scuotendo la testa sul cuscino mentre la sensazione di smarrimento iniziava a farsi strada. "Io voglio guardarti!"

"Oggi le regole le faccio io..." ribatté lei con una calma ferrea, sovrastandolo leggermente col busto.

Gli fece scivolare la benda sugli occhi, facendolo piombare in un buio improvviso e totale, e gliel'annodò dietro la testa con gesti fermi ma delicati.

"Non c'è bisogno che tu mi veda" gli sussurrò a un millimetro dalle labbra, lasciando che il suo fiato caldo gli sfiorasse la pelle. "Ti basterà *sentirmi*".

Nel buio fitto della benda, i sensi di Pietro si affinarono all'istante, amplificando ogni minimo rumore. Sentì il fruscio del pizzo e il ticchiettio leggero dei tacchi che si allontanavano verso la cucina, per poi rientrare pochi secondi dopo. Un leggero tintinnio di vetro e metallo preannunciò il suo ritorno, seguito dal suono sordo di un oggetto appoggiato sul comodino.

Poi il materasso cedette sotto il peso di Viola, che si sedette accanto a lui. Il suo profumo lo avvolse del tutto prima ancora che le sue labbra fresche si appoggiassero sulle sue.

Pietro schiuse le labbra d'istinto per approfondire il bacio, cercando un contatto pieno, e un cubetto di ghiaccio gli scivolò in bocca.

Un gemito soffocato gli sfuggì dalla gola mentre Viola gli infilava voluttuosamente la lingua in bocca. Il contrasto era travolgente: la bocca di Viola era caldissima mentre il cubetto rilasciava scariche di freddo pungente che gli facevano scattare brividi elettrici lungo tutto il corpo.

Pietro si irrigidì istintivamente: l'incapacità di prevedere la mossa successiva e l'impossibilità di guidare il ritmo urtavano con la sua natura profonda, da sempre abituata al controllo totale. Per un secondo la mente cercò di opporre resistenza.

Poi, un profondo respiro gli espanse il torace e la tensione accumulata si sciolse. L'idea di cedere ogni potere proprio a lei, la donna che conosceva ogni suo angolo più nascosto, spazzò via ogni difesa. Per una volta poteva davvero allentare la presa e lasciare le redini, godendosi il gioco da un altro punto di vista.

Sorrise tra sé e sé, mentre sentiva il cubetto sciogliersi in bocca.

Subito dopo ne avvertì un altro e d'istinto schiuse le labbra; stavolta però Viola passò oltre, appoggiando il ghiaccio direttamente sul suo mento.

Con una lentezza quasi spietata, cominciò a fargli scorrere il cubetto lungo la pelle: scese sul collo, facendogli venire la pelle d'oca, e poi giù verso il petto, lasciando dietro di sé una scia d'acqua gelida. Lo teneva premuto con decisione per fargli avvertire bene il freddo, mentre dal petto lo faceva scivolare più in basso, fino all'addome che si contrasse istintivamente sotto quel tocco.

"La vendetta del ghiaccio..." mormorò lui accennando un sorriso.

Ma quando il cubetto raggiunse il pene eretto, la battuta gli morì in gola. Il contatto del ghiaccio con la pelle bollente e turgida gli strappò un gemito forte, profondo, che rimbombò nella stanza.

Viola si godette ogni secondo di quel controllo, mentre lui mugolava inarcando la schiena contro il materasso e tirando d'istinto le cinghie ai polsi.

Lei fece scivolare il cubetto sempre più giù, sfiorando la pelle ipersensibile dei testicoli e la linea tesa del perineo, per poi fermarsi con precisione sull'ano.

Pietro gemette di nuovo e trattenne il respiro, irrigidendo ogni muscolo nel timore che volesse spingerglielo dentro. Ma Viola, assaporata la sua istantanea tensione, fece proseguire il ghiaccio lungo l'interno delle cosce. Lui tirò un lungo sospiro di sollievo, lasciando ricadere le spalle sul letto.

Il cubetto, ormai quasi del tutto sciolto, continuò la sua corsa scivolando lungo le gambe, tracciando un'ultima scia d'acqua fresca fino a finire tra le dita dei piedi.

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Con la mano ancora bagnata e gelida, Viola risalì con lentezza lungo la sua pelle, accarezzandolo con fermezza dall'interno coscia fino al bacino. Quando le dita fredde avvolsero la base del pene, Pietro trattenne il fiato. Lei iniziò a muovere la mano con un ritmo lento e cadenzato, accarezzando la pelle bollente.

Il respiro e il battito cardiaco di Pietro presero ad accelerare sempre più, una corsa frenetica che gli rimbombava nei timpani. Sentiva l'intero corpo teso come una corda di violino, ipersensibile a ogni minimo tocco, e la totale oscurità, unita all'impossibilità di prevedere cosa sarebbe accaduto un secondo dopo, non faceva che amplificare a dismisura la sua eccitazione.

Poi, d'improvviso, il gelo.

Un freddo glaciale avvolse d'impatto tutto il pene, facendolo sobbalzare sul materasso e rabbrividire dolorosamente.

Viola si era infilata due cubetti di ghiaccio in bocca e poi vi aveva accolto il pene turgido, facendolo scivolare delicatamente tra le labbra.

"Oddio..." gemette Pietro con una nota di sgomento di fronte a quel contrasto spietato, mentre lei, con maestria, cominciava a muovere la lingua caldissima e umida attorno al glande, alternando il tocco rovente della sua bocca alla morsa gelida del respiro e del ghiaccio.

Era *troppo*.

Sensazioni troppo forti, troppo concentrate, un uragano sensoriale che lo travolgeva senza lasciargli via di fuga.

Stava davvero succedendo tutto realmente?

"Dio, Rinaldi!" esclamò con la voce strozzata. "È... è incredibile! *Tu* sei incredibile e io..."

"E tu devi stare in silenzio..." lo interruppe lei, facendo uscire dalla bocca il pene e il ghiaccio ormai quasi sciolto, che ricadde sulla sua pelle sensibile.

Viola prese altri cubetti e li strofinò con vigore tutto intorno alla base del pene, picchiettandoli sull'inguine e sul pube, creando un'area di freddo anestetizzante attorno al suo sesso infuocato.

Pietro mugolò per quel brivido improvviso, contraendo i muscoli del bacino, ma non fece in tempo ad abituarsi a quella morsa gelida che Viola lo avvolse di nuovo nella sua bocca bollente.

La differenza di temperatura era una sensazione *assurda*, un cortocircuito dei sensi che gli fece perdere del tutto la misura del tempo e dello spazio. Il contrasto tra la pelle ricoperta d'acqua gelata e il calore carnale, umido e avvolgente della bocca di Viola gli provocò un brivido così violento da fargli tirare di riflesso le cinghie, mentre la testiera del letto scricchiolava appena.

Mentre lei continuava a lavorarlo con la bocca imprimendo un ritmo lento e profondo, Pietro sentì un altro cubetto di ghiaccio appoggiarsi al centro del suo petto. Viola lo lasciò scivolare libero verso il basso: il cubetto prese corsa lungo la scanalatura degli addominali tesi per poi fermarsi di colpo nell'incavo dell'ombelico.

Lì il ghiaccio iniziò a sciogliersi lentamente e a scendere in rivoletti d'acqua gelata.

Poi sentì un altro cubetto di ghiaccio indugiare sulla pelle sottile dei testicoli e non riuscì a trattenere un lamento soffocato. Viola passava il ghiaccio da un testicolo all'altro e il piacere si trasformò ben presto in un dolore acuto.

Strinse i denti e resistette, le nocche bianche attorno ai vincoli, finché lei finalmente interruppe quella tortura, facendo scivolare il cubetto più giù, mentre tornava ad avvolgere il pene nella sua bocca bollente.

La sensazione di sollievo, però, durò solo pochi secondi. Il cubetto stava ora premendo, insidioso e rigido, pericolosamente contro il suo ano, e la pressione aumentava come se Viola fosse sul punto di forzarlo e spingerglielo dentro.

"Vi..." mormorò con quel filo di voce spezzata che riuscì a trovare.

"*Miss Rinaldi*" lo corresse lei all'istante, sfilando per un secondo il pene dalla bocca per poter parlare.

A lui scappò un mezzo sorriso, nonostante tutto il suo corpo fosse teso per l'ansia e quel cubetto ghiacciato stesse ancora premendo, freddo e implacabile, contro il suo buchetto.

"*Miss Rinaldi*..." ripeté lui scuotendo appena la testa, chiedendosi se la safeword valesse anche a ruoli invertiti e se fosse il caso di usarla, viste quelle che sembravano essere le intenzioni di Viola.

Ma in un secondo fu troppo tardi per decidere.

Viola premette con più decisione e il cubetto penetrò lo sfintere.

A Pietro sfuggì un gemito strozzato, un suono acuto e involontario, mentre il cuore gli balzava violento fin dentro la gola. La sensazione di invasione, unita a quel freddo innaturale, gli paralizzò i polmoni.

"Shh..." mormorò lei, accompagnando il movimento e spingendo un po' dentro anche il dito.

Pietro strinse forte gli occhi dietro la benda e restò bloccato, il corpo rigido come il marmo e i muscoli dell'addome e dei glutei del tutto contratti.

Gli stava facendo male e sentiva un bruciore tremendo, acuto e penetrante, sia per il ghiaccio che per l'attrito, anche perché il ghiaccio non era di certo un lubrificante adeguato.

Ma allo stesso tempo, quell'intrusione profonda stava amplificando in modo spaventoso il piacere che provava adesso che lei aveva ripreso il pene in bocca per intero, spingendolo fino in gola. Il contrasto tra il gelo che gli bruciava dentro e il calore soffocante e pulsante della bocca di Viola gli provocava un piacere estremo, distorto, mai provato prima.

Subito dopo, però, quel picco di godimento si trasformò di nuovo in fastidio e in un'ondata di panico vero e proprio quando lei estrasse lentamente il dito e premette contro il suo ano un altro cubetto di ghiaccio, rigido e spigoloso.

Mugolò e contrasse i muscoli istintivamente, serrando lo sfintere nel tentativo disperato di fermare quella nuova, gelida intrusione.

"Shh... Rilassati...".

Viola si mise in bocca due cubetti di ghiaccio e fece di nuovo scivolare il pene tra le sue labbra, facendolo entrare completamente, accogliendolo fino in fondo alla gola.

Nello stesso momento, con una spinta fluida e spietata, fece penetrare nell'ano il secondo cubetto di ghiaccio, spingendolo su fino in fondo, accompagnandolo con il dito.

Pietro credette di non riuscire più a sopportare oltre.

Quel gioco che Viola stava facendo col caldo e il freddo, col piacere e il dolore, lo stava spingendo oltre ogni suo limite noto, azzerando ogni sua facoltà mentale.

Un gemito gutturale gli sfuggì dalla gola, rotto e incontrollabile. Il bacino scattò verso l'alto con una scossa involontaria mentre le cinghie sopra la testa venivano tirate allo spasimo.

L'orgasmo lo sopraffece con la violenza di un'ondata, esplodendo improvviso e travolgente. Sotto il raso della benda, i suoi occhi si spalancarono nel buio, mentre le contrazioni dell'eiaculazione lo scuotevano del tutto e il calore rovente del suo piacere si riversava a fiotti, mescolandosi al ghiaccio ormai quasi sciolto nella bocca di Viola.

***********************************

Lei gli lasciò qualche momento per riprendere fiato, rimanendo in silenzio vicino a lui mentre il suo respiro andava pian piano regolarizzandosi. Pietro restava in attesa, sospeso in quella dimensione incredibile dove lei lo aveva condotto con inaspettata maestria.

L'orgasmo appena provato non aveva spento la tensione, l'aveva solo trasformata e adesso avrebbe voluto essere libero.

Avrebbe voluto strapparsi via la benda, liberarsi le braccia dai vincoli d'acciaio, afferrarla e possederla lì con forza, subito, facendola urlare di piacere.

E forse, sì, anche un po' di dolore.

"Vi..." mormorò con la voce ancora incrinata dall'affanno, muovendo i polsi contro il cuoio rigido. "Liberami, adesso."

"Non ancora...".

La risposta di Viola arrivò fredda, calibrata, senza un minimo cedimento.

Pietro si inarcò leggermente, serrando la mascella sotto l'impatto di quel rifiuto. "Ho *bisogno* di sentir godere *te*."

"Puoi farlo anche restando legato" ribatté lei, sfiorandogli appena il mento con le dita prima di ritirare la mano, lasciandolo di nuovo sospeso.

Quella risposta, pronunciata con una disinvoltura quasi crudele, spazzò via in un secondo ogni sua illusione di potersi riprendere le redini del gioco. La frustrazione di non potersi muovere, unita all'immagine mentale di lei che lo sovrastava, alimentò una nuova e ancora più profonda scossa di desiderio.

Sotto la benda di raso, gli occhi gli bruciavano per la fame di vederla. Le sue braccia provarono di nuovo a fare forza contro la testiera: il cuoio tirò sui polsi e i moschettoni metallici risposero con un tintinnio secco, ricordandogli con spietata chiarezza che era ancora completamente nelle mani di Viola.

La sentì muovere sul letto e, un istante dopo, Viola era a cavalcioni su di lui, inginocchiata proprio sopra la sua faccia. Le sue cosce calde e sode si serrarono attorno alle sue guance, premendo con fermezza ai lati del viso, bloccandogli quasi la testa sul cuscino.

Il cuore di Pietro, che aveva appena iniziato a ritrovare un battito regolare, riprese a galoppare all'impazzata e tutti i suoi sensi furono ancora una volta amplificati a mille: la sensibilità della pelle era esasperata, l'udito captava ogni piccolo fruscio del pizzo, l'olfatto venne travolto dall'inconfondibile profumo intimo di lei. Sentiva chiaramente l'aroma caldo delle sue secrezioni e la scia di calore vivo della vulva sospesa a un millimetro dalle sue labbra.

L'attesa di quel contatto che tardava ad arrivare gli sembrò un'agonia, dolorosa ma bellissima.

La immaginava lì, sopra di lui, bellissima, spietata, fiera nella sua posa dominante, col corpo arcuato in una curva perfetta e la lunga coda di capelli biondi che le ricadeva lungo la schiena nuda.

Schiuse leggermente le labbra, tendendo il collo verso l'alto per cercare quel calore, del tutto affamato della prima mossa di Viola.

Quando finalmente lei si abbassò e la sua vulva umida e calda sfiorò le sue labbra, Pietro smise del tutto di pensare.

Ci fu solo il suo *sapore* da gustare.

Il suo calore in cui sprofondare.

La sua morbidezza umida che gli premeva sul viso.

Guidato soltanto dall'istinto e dalla millimetrica conoscenza che aveva di lei, Pietro iniziò a leccarne ogni singola piega con devota lentezza, dall'entrata della vagina fino al clitoride turgido, per poi riscendere rapido, infilarsi in profondità, succhiare con forza e mordere con delicatezza, completamente immerso in quella beatitudine, dimenticandosi quasi di respirare.

Avrebbe voluto poterci affondare le dita, spingerle fino in fondo e poi afferrarla con forza per i fianchi, guidare il suo bacino o muoverla a suo piacimento, ma le cinghie ai polsi glielo impedivano e quella limitazione forzata, da un lato, rendeva tutto ancora più eccitante.

Era lei a decidere tutto. Era lei a condurre il gioco.

E lui se ne stava lì, completamente perso, inebriato da quella straordinaria donna e dal suo straordinario sesso.

Viola si muoveva sopra di lui con una misurata lentezza, ondeggiando i fianchi e gemendo. Ogni sospiro che lei emetteva gli vibrava direttamente sulla pelle e lo faceva impazzire ancora di più.

Aveva ragione lei: non aveva alcun bisogno di vederla. Era più che sufficiente *sentirla*, averla lì, sopra di lui, a soffocarlo con il suo piacere.

D'un tratto la sentì tremare. Le cosce le si irrigidirono di colpo contro il suo viso e il respiro le si fece affannoso, spezzato, caldissimo.

Era vicina all'orgasmo.

E lui non poteva muoversi, legato, intrappolato sotto di lei, poteva solo intensificare la spinta della lingua e continuare ad assaporarla voracemente mentre veniva scossa da tremiti incontrollabili e urlava forte il suo nome.

***********************************

L'ultimo acuto di Viola si spense in un lungo sospiro tremante. Con lentezza e i muscoli ancora indolenziti, si lasciò cadere sul letto, abbandonandosi accanto a Pietro con il corpo ancora scosso dalle contrazioni dell'orgasmo.

Rimase così per qualche minuto, con il viso affondato tra il collo e la spalla di lui e il respiro affannato che le scuoteva il petto.

Pietro, con la bocca ancora impregnata del suo sapore, mosse il viso di lato per lasciarle un bacio morbido sulla spalla nuda. La sentiva respirare forte accanto a sé, sentiva il calore del suo corpo a un soffio dal suo ma non poteva ancora né vederla né toccarla.

Restarono in silenzio a riprendere fiato insieme, poi lui udì un lieve scatto metallico e, un secondo dopo, la morsa del cuoio attorno ai polsi si allentò del tutto. Le braccia di Pietro ricaddero pesanti sul letto, con la pelle dei polsi intorpidita ma finalmente libere.

Prima ancora che lo facesse lui, le dita di Viola scivolarono dietro la sua nuca per sciogliere il nodo della benda, che cadde sul cuscino.

Pietro strizzò gli occhi, riabituandosi lentamente alla penombra della stanza. La prima cosa che mise a fuoco furono gli occhi di Viola: uno sguardo lucido, arrossato dall'orgasmo, intriso di una vulnerabilità e di una complicità quasi timida, meravigliata di quanto era appena successo.

"Come stai?" mormorò lei a bassa voce, sfiorandogli con un polpastrello la pelle arrossata del polso sinistro.

Pietro si passò una mano sul viso, poi la guardò negli occhi. "Credo che dovresti dirmi come stai tu... *Miss Rinaldi*" disse con un lieve sorriso di traverso e la voce graffiata.

Viola arrossì di colpo e nascose il viso nell'incavo del suo collo. Il contatto con la pelle calda di Pietro le provocò un brivido sottile, del tutto diverso da quelli provati poco prima.

"Io... sto meravigliosamente" mormorò con la voce soffocata contro la sua pelle. "Ma... c'è stato un momento in cui ho temuto di aver esagerato..." continuò sfiorandogli l'addome con i polpastrelli in una carezza lenta e sollevando lo sguardo su di lui.

Pietro rimase in silenzio, lo sguardo fisso nel suo.

"... quando ti ho messo dentro il ghiaccio... e poi il dito..." continuò lei a bassa voce, abbassando un attimo lo sguardo mai poi rialzandolo per cercare ogni minima reazione nei suoi occhi. "Non mi ero mai spinta così oltre, lo sai... E ti ho sentito contrarre in un modo così violento che... ho avuto paura di aver superato il limite, di aver fatto qualcosa che non volevi...".

Pietro lasciò uscire un sospiro profondo prima di rispondere. Un piccolo sorriso amaro gli increspò le labbra.

"Beh..., ammetto di essere andato un po' in panico quando ho sentito premere il primo cubetto di ghiaccio" le rispose con assoluta sincerità, la voce ruvida. "Non me lo aspettavo. Ero così spiazzato che volevo fermarti... Mi sono persino chiesto se la tua safeword valesse anche per me, ma non mi hai dato nemmeno il tempo di pensarci che eri già andata fino in fondo" concluse con un sorrisetto nervoso.

Viola sbarrò leggermente gli occhi, trattenendo il fiato. "Pietro..., io non ci ho nemmeno pensato a darti una safeword..."

"Lo so che non ci hai pensato" la interruppe delicatamente lui, facendo scivolare il braccio — ancora un po' intorpidito — attorno alle sue spalle nude, stringendola a sé. Le accarezzò i capelli, assaporando la sensazione di poterla finalmente toccare dopo tanta attesa forzata. "Subito non ci ho pensato nemmeno io, perché non immaginavo che tu potessi osare tanto..."

"Nemmeno io pensavo di potermi spingere fino a quel punto" disse lei a bassa voce, sfiorandogli il petto con le dita. "È come se in quel momento mi fossi lasciata guidare da un istinto che non sapevo nemmeno di avere."

"Beh, l'effetto sorpresa ha funzionato...!" esclamò lui con una mezza risata bassa.

"Ma...". Viola fece una breve pausa, lasciando che le dita gli risalissero lungo il collo fino a sfiorargli la mascella. "Ti è... piaciuto?".

"Diciamo che non era esattamente una sensazione piacevole, all'inizio..." rispose senza esitare, la voce profonda e intima. "Ma il modo in cui hai gestito tutto..., il contrasto, il buio...".

Sorrise, una sfumatura calda e complice che gli distese i tratti del viso. Accarezzò con il pollice la schiena nuda di lei, facendola aderire ancora di più al proprio corpo.

"Mi hai fatto perdere completamente il controllo, Vi! All'inizio è stato uno shock, sì... Ma poi è diventato uno degli orgasmi più intensi e devastanti che abbia mai provato. Sentire che ti stavi prendendo quel potere senza chiedermelo..., mi ha tolto ogni difesa e mi ha fatto impazzire".

Viola si lasciò andare a un lungo sospiro di sollievo, sciogliendo l'ansia che le teneva ancora le spalle rigide. La paura di aver oltrepassato i suoi limiti si sciolse del tutto di fronte alla consapevolezza che quel suo azzardo li aveva portati a un livello di intimità nuovo.

Accennò un sorriso malizioso e sollevò leggermente la testa, poggiando il mento sullo sterno di Pietro, guardandolo negli occhi.

"Buono a sapersi..." mormorò mordendosi appena il labbro inferiore prima di sfiorargli il collo con un bacio leggero. "Devo ammettere che vederti del tutto indifeso è stato incredibilmente eccitante".

Pietro la guardò, colpito dalla franchezza di quelle parole. Le afferrò delicatamente il mento, spingendola a chinarsi verso di lui finché le loro labbra non si sfiorarono.

"Hai talento, Miss Rinaldi" mormorò con una mezza risata bassa. "Non approfittartene troppo, però..." sussurrò contro le sue labbra.

Viola sorrise, lasciando che le dita di Pietro si intrecciassero ai suoi capelli in una carezza lenta.

"Pensa che io invece ho proprio intenzione di approfittarne..." rispose a bassa voce, sfiorandogli le labbra con un polpastrello.

Il rossore che le tingeva le guance non era più di timidezza, ma di una vaga, deliziosa audacia.

"Va bene..., a patto che la prossima volta si stabilisca quella maledetta *safeword* prima di iniziare" ribatté tirandola a sé per un fianco per farle aderire il bacino al suo. "Così almeno avrò l'illusione di poter fermare la mia spietata *Miss Rinaldi* se dovesse prenderci troppo la mano".

Viola ridacchiò, un suono caldo che le vibrò contro il petto, prima di stampargli un bacio deciso all'angolo della bocca. "Affare fatto!".

Con un sospiro appagato, scivolò lentamente fuori dal letto. La luce del mattino inoltrato filtrava tra le fessure della tapparella, illuminando il letto ancora sottosopra e le cinghie lasciate sulla spalliera.

Pietro rimase a guardarla mentre recuperava il minuscolo perizoma da terra e si avviava verso il bagno, godendosi quella visione e seguendola con lo sguardo finché non scomparve dalla sua vista. Poi lasciò cadere la testa all'indietro contro il cuscino, fissando il soffitto mentre il respiro gli si stabilizzava del tutto. Sentiva ancora il formicolio leggero ai polsi, dove la pelle arrossata conservava il segno nitido dei polsini.

Negli ultimi due mesi, da quando la loro sessualità aveva preso quella piega più *intensa*, il controllo era sempre stato una sua prerogativa esclusiva. Era lui a decidere i tempi, i limiti, il ritmo del respiro di Viola. Sapeva come condurla al limite e farla sentire al sicuro, trovando in quel ruolo di guida una certezza assoluta.

Eppure, quello che era appena successo aveva spazzato via ogni schema.

Si portò una mano al viso, lasciando uscire una risata bassa e rauca. Sapeva che avrebbe dovuto sentirsi vulnerabile o persino destabilizzato dall'aver ceduto le redini in quel modo così brusco. E invece, sotto la pelle, sentiva scorrere un'energia del tutto nuova. Consegnare a Viola il potere di disarmarlo non aveva scalfito la sua virilità; l'aveva arricchita di una complicità che non aveva mai sperimentato prima.

Vederla oscillare tra l'esitazione quasi timida di chi esplora un territorio sconosciuto e quella determinazione spietata gli aveva fatto scoprire un lato di lei che lo affascinava da morire.

Non era più soltanto una questione di regole o di ruoli. Era una fiducia così totale da fare quasi paura.

Accettare di dividere quel controllo non sarebbe stato semplice per la sua natura, lo sapeva bene. Ma l'idea che quella stanza — e il loro gioco — potesse diventare un terreno di scambio continuo, dove dominatore e dominato potevano sfumare l'uno nell'altra, gli provocò un brivido sottile lungo la schiena.
scritto il
2026-08-17
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