Ultimo dell'anno ad Amsterdam #2
di
Silly
genere
confessioni
La mattina del 31 ci svegliammo già arzille, nonostante la botta. I corpi ci facevano male, ma l'adrenalina di essere lì era più forte di tutto. Ci preparammo in fretta, io infilai un paio di leggings neri e una felpa grigia larga, Chiara si mise un jeans strappato e un maglione di lana, mentre Marta optò per un pantalone della tuta e una giacca a vento. Comode, pronte a conquistare la città.
Scendemmo a fare colazione con la faccia di chi ha appena dormito tre ore, e poi partimmo. Prima tappa, il Baba, il coffeoshop di riferimento. Entrammo, l'aria era già un tripudio di fumo e odore dolce. Fumammo a nastro, e le risate tornarono a scapparci di bocca. "Guarda quello lì," feci io, indicando un tizio con un cappello da elfo. "Sembra uscito da un cartone animato per bambini dementi." Iniziammo a chiacchierare con un gruppo di ragazzi e ragazze al tavolo accanto, scambiandoci cazzate su Firenze e Amsterdam, ridendo come se ci conoscessimo da sempre.
Uscimmo da lì con la pancia che brontolava. "Se non mangio qualcosa muoio qui," sentenziò Marta. Mentre mangiavamo dei toast imbarazzanti, decidemmo il da farsi. "Ok, programmi per stasera?" chiese Chiara. Ci guardammo. "Nessun programma," risposi io. "Si improvvisa. Punto."
Dopo pranzo, ci facemmo un giro turistico da manuale, ma con la testa altrove. Entrammo in un paio di sexy shop, più per curiosità che per altro. Davanti a un muro di cazzi di gomma, ci fermammo a bocca aperta (espressione equivocabile, ma plausibile). C'era di tutto, di ogni forma e dimensione. "Ma ve lo mettereste dentro un coso così?" chiese Chiara, indicando un mega cazzo viola lungo quanto il mio avambraccio e con delle protuberanze a forma di chicchi d'uva. "A me mica mi entra," risposi subito. "Nel culo o nella fica?" rise Marta. "Niccolò ce l'aveva enorme, ma almeno era vivo." "Sì," aggiunsi io, "ma il cazzo di gomma non è stupido come lui. Non ti chiede se ti è piaciuto dopo."
Uscimmo da lì con le guance rosse e andammo a bere un paio di birre in un pub. Erano già le 16 e noi eravamo già piuttosto "allegre". Entrammo in un piccolo coffe shop nascosto in un vicolo e fumammo un'altra canna. L'erba mi diede una botta di coraggio: "Ragazze," dissi, "quasi quasi torno al sexy shop e mi compro qualcosa." Chiara e Marta mi guardarono, poi sorrisero. "Facciamolo tutte," propose Chiara. E così fu.
Tornammo al sexy shop come tre predatrici al mercato. Io, dopo aver vagato un po', mi comprai una specie di rabbit fucsia, con un'estremità più grande e curva per entrare nella vagina e una più piccola a punta per stimolare il clitoride. Quello che te lo metti dentro, lo accendi e lasci fare a lui. Chiara, senza pensarci due volte, prese un classico dildo di gomma nero, ma di dimensioni generose, tipo lungo trenta centimetri e largo cinque, un'arma di distruzione di massa. Marta sparì per un po' e ricomparve fiera, con in mano un pacchetto. Dentro c'erano un paio di mutandine di pizzo nero con cucito un cazzetto più largo che lungo, con attaccato un filo e un piccolo comando manuale. In pratica ti metti le mutande, ti infili il cazzetto nella passera e col comando accendi, spegni e gestisci la vibrazione. A distanza di anni, ammetto che quella fu una delle cose più folli e più divertenti che abbiamo fatto.
Tornammo verso l'hotel, ma non prima di aver fatto altro shopping. Io mi comprai un paio di anfibi rosa, le altre non ricordo cosa presero di preciso, eravamo già altrove. Nell'ultimo coffe shop prima di rientrare, comprammo un po' di erba da fumare in camera. Vicino al nostro hotel c'era il classico Asia Market e lì facemmo scorta: due bottiglie di vodka, una specie di lemonsoda, una bottiglia di rum e un succo alla pera. Salimmo in camera con le borse piene, pronte per la serata.
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