Un'indimenticabile depilazione
di
Silly
genere
saffico
Ho sempre ho avuto un rapporto conflittuale con la depilazione intima. La mia fica infatti è sempre stata coperta da una foresta folta, nera come la notte, con peli ricciuti che si estendevano anche sulle cosce interne e sfioravano l'ano. Non mi ero mai voluta depilare, trovavo quella chioma naturale potente, quasi selvaggia, un simbolo della mia indipendenza dal canone estetico imposto.
Ma ora le cose erano cambiate. A 29 anni avevo deciso di farmi un piercing al clitoride, un "hood piercing" che desideravo da tempo e l'appuntamento con la piercer era tra due giorni. L'unico ostacolo? Dovevo essere completamente rasata. La mia piercer mi aveva spiegato che per l'intervento serviva una zona pulita, senza peli che potessero interferire con la sterilizzazione o il processo di guarigione.
E così mi trovai seduta nella sala d'attesa di un centro estetico - raccomandato da un'amica - con le gambe incrociate e il cuore che batteva all'impazzata. Mi avevano assegnato una ragazza di nome Erika, sui trent'anni, bionda con occhi azzurri e un corpo snello che si intravedeva sotto la divisa rosa.
Quando entrai nella cabina, mi accolse con un sorriso professionale. «Ciao, io sono Erika, cosa posso fare per te oggi?»
Le spiegai la situazione, sentendo le guance arrossire. «Ciao, piacere Silvia. Devo... devo fare una ceretta totale. Intima. Completa. Per un piercing.»
Erika annuì con calma. «Certo, nessun problema. Spogliati dalla vita in giù e stenditi sul lettino, per favore.»
Quando mi stesi, sentii il suo sussulto. Non era esagerato, ma un chiaro, sospirato «Wow» disse, e la sua voce aveva un tono diverso, quasi di ammirazione. «È da tanto che non vedevo una vagina così. Naturale, intendo. Davvero bella.»
Sentii un brivido percorremi la schiena. «Grazie, non pensavo di essere così interessante, anzi...» mormorai, imbarazzata ma stranamente lusingata.
«I tuoi peli sono folti, neri, ricciuti» continuò Erika, osservando con occhio professionale ma senza nascondere il genuino interesse. «Vedo che si estendono bene oltre le grandi labbra, coprono completamente le piccole, e guarda qui...» sentii le sue dita guantate sfiorare la zona perineale «arrivano fino all'ano. Davvero imponente.»
Il calore salì al mio viso. La mia fica era umida, non solo per il calore della stanza. C'era qualcosa nell'attenzione di Erika che mi eccitava, il modo in cui studiava il mio corpo senza giudizio, anzi, con evidente apprezzamento.
«Inizierò a sfoltire con le forbici,» disse prendendo degli strumenti sterilizzati. «Altrimenti la ceretta sarebbe troppo dolorosa.»
Sentii il freddo metallo contro la pelle, il suono delle forbici che tagliavano i miei peli neri e folti. Erika lavorava con precisione, riducendo la mia foresta a una distesa di ciuffi più corti, più gestibili. I peli tagliati cadevano su un foglio di carta, piccole ciocche nere che testimoniavano la fine "temporanea" della mia era naturale.
«Hai una vulva molto bella,» commentò Erika mentre lavorava. «Le tue grandi labbra sono piene, carnose, e vedo che il clitoride è ben protetto dal cappuccio. Sarà perfetto per il piercing che vuoi fare.»
Il suo commento mi fece sussultare. «Tu... ti depili?» chiesi, cercando di distrarmi dal dolore imminente.
Erika sorrise, mostrando denti bianchi perfetti. «Non completamente. Mi faccio la bikini line, tolgo quelli che escono dal costume, ma lascio un po' di pelo sopra. Mi piace l'idea di essere curata ma non... completamente nuda.»
Aveva le sopracciglia chiare, di conseguenza - come si sa - dovevno esserlo anche i suoi peli. Quindi il pensiero di Erika con quel ciuffo biondo sopra la fica mi fece bagnare ancora di più.
Si perché, sentivo di esserlo ma non capivo quanto. Avrei voluto passarmi un dito tra le labbra per sapere quanto tutto ciò fosse, o non fosse, evidente.
Ma arrivò il momento della ceretta.
«Respira,» disse Erika, stendendo la cera calda sulla zona sopra il mio monte di Venere.
Il calore fu immediato, quasi piacevole, ma poi venne lo strappo. Gridai, un suono gutturale che riempì la piccola cabina. Il dolore fu intenso, acuto, come se mille aghi mi trafiggessero contemporaneamente. Erika lavorava veloce, strappando via la cera con movimenti decisi, togliendo via la mia peluria nera a ciocche.
«Cazzo,» ansimai, stringendo i pugni.
«Lo so, lo so,» mormorò Erika, applicando più cera. «Ma devo fare anche le labbra. Apri le gambe, per favore.»
Obbedii, sentendomi completamente esposta. La cera calda colpì le mie grandi labbra, scendendo fino all'interno delle pieghe. Ogni strappo era un'esplosione di dolore, ma c'era questa strana eccitazione di sentirmi così vulnerabile, ma anche così curata da questa ragazza bionda che mi osservava con attenzione professionale mista a qualcosa di più.
Quando passò all'area perianale, quasi urlai. «Anche qui?»
«Deve essere perfetta,» rispose Erika, stendendo la cera intorno al mio ano, dove i peli erano più folti, più grossi. «Il piercing potrebbe irritarsi se ci sono peli qui intorno. Respira...»
Lo strappo fu il peggiore. Sentii lacrime agli occhi, le cosce che tremavano, ma quando guardai giù, vidi la mia fica completamente nuda per la prima volta. Era un vulva carnosa, con le grandi labbra prominenti e rosa, il clitoride che spuntava leggermente dal cappuccio mentre percepivo l'ano visibile e vulnerabile senza la sua protezione di peli neri.
«Bellissima,» sussurrò Erika, passando un dito guantato sulla pelle liscia, ora arrossata e sensibile. «La tua pelle è perfetta, senza irritazioni. E guarda quanto è definita ora... il clitoride è ben visibile, il cappuccio è delizioso. La tua piercer sarà contenta.»
Mi sentii nuda, esposta, trasformata. La mia fica, solitamente nascosta sotto quella foresta nera, era ora completamente visibile, ogni piega, ogni ruga, ogni dettaglio della mia anatomia esposto alla luce e agli occhi di Erika.
«Grazie,» mormorai, ancora tremante.
«È stato un piacere,» rispose Erika, e nei suoi occhi azzurri vidi qualcosa di più di una semplice professionalità. «Davvero. È raro vedere qualcuno così... naturale, oggigiorno. Ma devo dire, anche così, rasata, sei stupenda. Quella fica carnosa, le labbra piene... molto femminile, molto sexy.»
Mi resi conto che per la prima volta aveva usato la parola fica, anziché le più professionali e distaccate vagina o vulva.
Il lenzuolo di carta mi graffiava leggermente i glutei mentre restavo immobile sul lettino, ancora nuda, ancora con le gambe divaricate in quella posizione che Erika mi aveva fatto assumere per la ceretta. L'aria fresca del locale mi accarezzava la pelle appena depilata. Ero completamente liscia, completamente esposta, e non avevo fatto alcun tentativo di coprirmi quando lei aveva annunciato che aveva finito.
Erika si muoveva alla mia sinistra, la guardai mentre prendeva l'olio post-depilazione.
Era magra, forse troppo magra. Non aveva curve, solo angoli e linee delicate, un corpo da ragazzina interrotto solo dai piccoli seni che si delineavano sotto il tessuto, seni piccoli ma con i capezzoli visibilmente pronunciati. Non porta il reggiseno.
Tornò al mio fianco, versando l'olio sulle mani. "La pelle è sensibilissima dopo la ceretta calda."
Annuii, la voce che mi usciva roca. "Sì, molto... morbida."
Le sue dita iniziarono a massaggiare l'inguine, circoli lenti che mi fecero sussultare. Erika aveva le mani fredde ma il tocco era deciso, professionale solo all'apparenza.
"Hai scelto proprio il momento giusto per togliere tutto," continuò, i suoi occhi azzurri che non guardavano le mie mani, ma la mia fica, ancora arrossata e gonfia per il trattamento, esposta al centro del lettino. "L'estate è alle porte."
Le sue dita scivolarono più in basso del necessario, sfiorando i miei grandi labbra, ancora turgidi. Sussultai, un fremito che non potei controllare.
"Scusa," fece lei, ma la mano rimase lì, le dita che danzavano sulla mia pelle depilata. "Controllo solo che non ci siano residui di cera."
La guardai negli occhi, cercando di leggere l'intenzione. "Non... non c'è fretta."
Erika rise, un suono basso e roco che le usciva dal petto magro. "Sai, molte clienti si depilano completamente, ma io preferisco sempre lasciare un piccolo ciuffo." Si toccò leggermente l'inguine, quel gesto che richiamò la mia attenzione sul pensiero dei suoi peli biondi, rari e luminosi. "
Deglutii, sentendo la gola secca. "Mi piace... il contrasto."
"Il contrasto?" Si chinò su di me, i piccoli seni che pendevano leggermente sotto la maglietta, i capezzoli duri che quasi mi sfiorarono il braccio mentre si avvicinava.
"Tra la tua... e la mia," dissi, la voce che tremava. "Ora sono completamente liscia."
I suoi occhi scesero di nuovo, bramosi, esaminando il mio sesso come fosse un'opera d'arte. "Davvero liscia," mormorò, quasi a sé stessa. Poi mi guardò in faccia, e quel sorriso si fece più audace. "Hai una pelle bellissima, Silvia. Molto... reattiva."
"Reattiva?" ripetei, il cuore che batteva forte.
"Al tocco." Fece scivolare un dito lungo la mia fessura, un gesto che durò un secondo, due, troppo a lungo per essere professionale. "Vedi? Si accende subito."
Gemetti sommessamente, sentendo il piacere salire immediatamente. "Erika..."
"Scusa, forse sono troppo diretta." Ma non sembrava affatto spiacente. Anzi, si appoggiò con i gomiti ai bordi del lettino, il viso vicinissimo al mio ventre, i capelli biondi che mi sfioravano la pelle nuda. "Ma devo ammettere che quando hai prenotato la depilazione completa, ho sperato... che restassi un po' sdraiata dopo."
"Speravi?" La mia voce uscì come un sussurro.
"Che fossi come immaginavo. Sensibile. Bella...." accarezzò l'interno della mia coscia con il dorso della mano, le nocche che sfiorarono le mie labbra "...che apprezzassi... la cura dei dettagli."
"Erika, stai... stai flirtando con una cliente nuda sul tuo lettino?"
"Sto flirtando con una donna che ha appena mostrato fiducia totale," disse lei, le dita che si insinuarono "lasciandomi toccare il suo intimo più profondo. E che, tra l'altro, non ha fatto nessun tentativo di coprirsi quando ho finito."
Arrossii intensamente, consapevole di essere ancora lì, spalancata, offerta. "Non volevo sembrare..."
"Desiderosa?" bisbigliò, le labbra vicinissime al mio orecchio, il profumo di vaniglia e cera che mi avvolgeva. "Vogliosa di sapere se quei miei piccoli tocchi extra erano casuali?"
Chiusi gli occhi, sentendo il suo respiro caldo sulla tempia. "E... erano casuali?"
"All'inizio sì." Mi baciò la guancia, poi l'angolo della bocca, le labbra morbide e insistenti. "Poi ho visto come reagivi. Come ti aprivi, leggermente, ogni volta che la spatola si avvicinava."
"Erika..."
"Silvia." Si raddrizzò, ma solo per sincerarsi che la porta fosse ben chiusa. Tornò al mio fianco, le dita che danzavano sulla mia pelle, i suoi occhi affamati che divoravano il mio corpo nudo. "Resta sdraiata. Proprio così. Nuda, liscia, esposta." Si chinò di nuovo, il viso che scendeva verso il mio ventre. "Voglio vedere se sei reattiva anche in altre zone."
Ansimai quando le sue dita trovarono il mio clitoride, ancora turgido e sensibile per l'eccitazione e la ceretta.
"Chiamami Erika," sussurrò lei, chinandosi sempre più, i suoi capelli biondi che mi accarezzavano l'interno coscia mentre il suo viso si avvicinava alla mia fica depilata.
Le presi la testa con entrambe le mani e la fermai. Lei mi guardò stranita e le chiesi di spogliarsi.
Si spogliò di fronte a me e rimase completamente nuda. Per la prima volta vidi tutto ciò che avevo immaginato fin dall'inizio: la sua fica, stretta e piccola, con quel ciuffo di peli biondi che formava un triangolo rado e luminoso sopra le grandi labbra. I peli erano più chiari di quanto immaginassi, quasi trasparenti, setosi e radi, un contrasto delicato con la pelle rosea che spuntava sotto.
"Ecco," disse lei, la voce che tremava leggermente, le mani che scesero lungo i fianchi magri. "Il ciuffo che avevi in testa dall'inizio."
La fissai, incapace di staccare gli occhi dal suo sesso, da quei peli biondi che brillavano alla luce soffusa del locale. Erika era completamente nuda davanti a me, esposta come lo ero io, il suo corpo offerto alla mia vista.
"Ti piace?" chiese con una mano che scese a carezzarsi quel ciuffo rado, le dita che si perdevano nei peli chiari. "È quello che speravi di vedere?"
Si avvicinò al lettino, nuda, i seni piccoli che ondeggiavano leggermente con ogni passo. Si fermò tra le mie gambe divaricate, la sua fica pelosa che mi guardava da vicino.
Ma invece di chinarsi ulteriormente, si raddrizzò, i suoi occhi azzurri che brillavano di una luce audace. "Ma prima... voglio che tu mi veda anche da vicino. Molto vicino."
Prima che potessi capire cosa stesse facendo, Erika si girò, si arrampicò sul lettino con cautela, le ginocchia che affondavano accanto ai miei fianchi, poi si spostò più in alto, dandomi le spalle completamente. Il suo corpo nudo si stagliava sopra di me, i seni piccoli che pendevano leggermente in avanti mentre si chinava.
Poi si abbassò, all'indietro, finché le sue ginocchia non furono ai lati della mia testa, il suo sesso peloso che scendeva lentamente verso il mio viso. Potevo vedere tutto da quella prospettiva: il ciuffo di peli biondi che brillavano contro la luce, le grandi labbra rosa che spuntavano sotto quel velo rado, la fessura stretta che già brillava di umidità. L'odore muschiato e femminile mi invase le narici, intenso e eccitante.
"Apri la bocca," disse lei, la voce roca mentre si sistemava sopra di me, il suo culo magro che premeva leggermente contro il mio petto. "Voglio sentire la tua lingua su di me... mentre io gusto questa fica liscia che ho appena preparato."
Obbedii, la testa che si inclinava all'indietro sul cuscino, la bocca che si apriva mentre lei abbassava i fianchi. I peli biondi mi sfiorarono le labbra prima di tutto, setosi e leggeri, poi sentii le sue grandi labbra premere contro la mia bocca, umide e calde. Gemetti contro di lei, la lingua che si insinuava automaticamente, assaporando il sapore salato e dolce della sua eccitazione.
Erika rabbrividì sopra di me, un sussulto che le percorse la schiena magra. "Dio, sì," ansimò, poi si chinò in avanti, il suo viso che affondava tra le mie cosce divaricate.
Il primo contatto della sua lingua sulla mia fica depilata mi fece gridare. Lei leccò con avidità, lungo tutta la fessura, dalla base all'alto, fino a trovare il mio clitoride turgido e sensibilissimo dopo la ceretta. La sua bocca calda mi succhiava, le labbra che si chiudevano attorno alla mia fessura, mentre io continuavo a leccare lei, il naso che si perdeva nei suoi peli biondi, la lingua che penetrava nella sua fessura stretta.
Erika si muoveva sopra di me con ritmo lento, i fianchi che ondeggiavano contro la mia bocca, i suoi seni piccoli che sfioravano il mio ventre. Potevo sentire ogni suo respiro contro la mia pelle depilata, ogni gemito che le usciva dalla gola mentre mi succhiava con sempre più forza. Eravamo entrambe bagnate, scivolose, i suoni umidi della lingua che leccava che riempivano il locale insieme ai nostri ansimi.
"Così... così è perfetta," mormorò lei contro la mia coscia, le dita che affondavano nei miei glutei per avvicinarmi di più alla sua bocca. "La mia fica pelosa sulla tua faccia... mentre lecco questa pelle liscia come seta."
La sua lingua disegnava cerchi precisi sul mio clitoride, e io risposi affondando il viso tra le sue cosce magre, succhiando le sue labbra, assaporando ogni goccia della sua eccitazione. Il lettino cigolava leggermente sotto il nostro peso, il mio corpo nudo che si contorceva sotto il suo, la mia fica depilata che brillava sotto la sua attenzione.
Erika accelerò il ritmo, i fianchi che si muovevano più veloci contro la mia bocca, i peli biondi che mi graffiavano dolcemente il viso. "Vieni per me," ansimò, le parole soffocate contro il mio sesso. "Voglio sentirti venire mentre ti lecco... voglio sentire questa fica liscia contrarsi sulla mia lingua."
E io stavo per farlo, sentivo l'orgasmo salire rapido, implacabile, mentre lei continuava a succhiarmi con avidità, la sua fica pelosa che premeva contro la mia faccia in un ritmo frenetico. Eravamo entrambe sul punto, entrambe pronte a cadere, entrambe completamente nude e perse in quel 69 che ci univa, pelosa contro liscia, estetista contro cliente, lingua contro lingua.
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