Pallavolo (capitolo 13 - Sega)
di
Ziggy
genere
gay
Si tratta di micro capitoli, scritti su base quotidiana, ispirati alle mie prime esperienze e fantasie, vogliono essere una specie di bozza per un successivo racconto più lungo e strutturato per questo apprezzo ogni tipo di commento: ziggy.gay.mi@gmail.com
Buona lettura
-----
L'allenatore passa a svegliarci, colazione e quattro ore di allenamento, pranzo e altre quattro ore di allenamento, infine la cena, così passa in fretta la prima giornata. Sono seduto in mensa al tavolo con i compagni di cui sono più amico, la mia camerata è a un altro tavolo e stanno facendo casino. Finito di mangiare mi alzo per tornare in camera ma Alessandro, dall'altro tavolo mi urla "vieni", Matteo è seduto di spalle al suo fianco. Saluto i miei amici e mi avvicino a loro, si alzano e andiamo tutti verso la spiaggia, ci riempiamo le scarpe di sabbia, per raggiungere le sdraio già accatastate, ne prendiamo tre e ci sediamo a fumare erba.
La maggior parte della settimana passa così, nei momenti liberi c'è chi trova la forza di giocare a beach volley, chi fa un giro in città, io guardo il cellulare, ascolto la musica o faccio comunella con i compagni delle altre camere. È la terza sera e siamo nel buio della spiaggia, finita la canna e smesso di dire stronzate Matteo si siede accanto a me sulla sdraio, senza farsi vedere, posa la sua mano sulla mia, i ragazzi tornano in camera, lui mi trattiene stringendo leggermente la mano, rimaniamo soli. Mi guida la mano verso il suo inguine, fino a prenderla contro l'uccello, incomincio a massaggiarlo, piano piano diventa duro, lui si abbassa i pantaloni e le mutande poi si sdraia per il lungo, io seduto accanto a lui, "segami" dice a bassa voce, io afferro il suo cazzo e comincio a fare su e giù sull'asta, prima piano poi sempre più veloce, lui prende la mia mano e me la muove lentamente sulla cappella, "così" dice, mi sta facendo vedere come devo muovermi, "è così che si stimola quando è da solo" penso, l'intimità di quello che mi sta svelando mi sconvolge, "non credo che nessun altro conosca questa parte di lui" mi eccito da matti. Continuo a segnarlo come mi ha mostrato, ogni tanto gli lubrifico la cappella facendo colare saliva dalle mie labbra sulla sua grossa cappella, il suo corpo si irrigidisce sempre più, le gambe sono tese, gli addominali contratti, la testa premuta all'indietro nella sdraio, "vai" dice gemendo, il cazzo pulsa, è durissimo, lui si aggrappa com la mano sulla mia coscia, la sborra cola sulla mia mano, poi sento la parola che preferisco "Pulisci", con grande gioia lecco via tutto il seme e risento il sapore a cui tanto anelavo.
Buona lettura
-----
L'allenatore passa a svegliarci, colazione e quattro ore di allenamento, pranzo e altre quattro ore di allenamento, infine la cena, così passa in fretta la prima giornata. Sono seduto in mensa al tavolo con i compagni di cui sono più amico, la mia camerata è a un altro tavolo e stanno facendo casino. Finito di mangiare mi alzo per tornare in camera ma Alessandro, dall'altro tavolo mi urla "vieni", Matteo è seduto di spalle al suo fianco. Saluto i miei amici e mi avvicino a loro, si alzano e andiamo tutti verso la spiaggia, ci riempiamo le scarpe di sabbia, per raggiungere le sdraio già accatastate, ne prendiamo tre e ci sediamo a fumare erba.
La maggior parte della settimana passa così, nei momenti liberi c'è chi trova la forza di giocare a beach volley, chi fa un giro in città, io guardo il cellulare, ascolto la musica o faccio comunella con i compagni delle altre camere. È la terza sera e siamo nel buio della spiaggia, finita la canna e smesso di dire stronzate Matteo si siede accanto a me sulla sdraio, senza farsi vedere, posa la sua mano sulla mia, i ragazzi tornano in camera, lui mi trattiene stringendo leggermente la mano, rimaniamo soli. Mi guida la mano verso il suo inguine, fino a prenderla contro l'uccello, incomincio a massaggiarlo, piano piano diventa duro, lui si abbassa i pantaloni e le mutande poi si sdraia per il lungo, io seduto accanto a lui, "segami" dice a bassa voce, io afferro il suo cazzo e comincio a fare su e giù sull'asta, prima piano poi sempre più veloce, lui prende la mia mano e me la muove lentamente sulla cappella, "così" dice, mi sta facendo vedere come devo muovermi, "è così che si stimola quando è da solo" penso, l'intimità di quello che mi sta svelando mi sconvolge, "non credo che nessun altro conosca questa parte di lui" mi eccito da matti. Continuo a segnarlo come mi ha mostrato, ogni tanto gli lubrifico la cappella facendo colare saliva dalle mie labbra sulla sua grossa cappella, il suo corpo si irrigidisce sempre più, le gambe sono tese, gli addominali contratti, la testa premuta all'indietro nella sdraio, "vai" dice gemendo, il cazzo pulsa, è durissimo, lui si aggrappa com la mano sulla mia coscia, la sborra cola sulla mia mano, poi sento la parola che preferisco "Pulisci", con grande gioia lecco via tutto il seme e risento il sapore a cui tanto anelavo.
1
voti
voti
valutazione
10
10
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
Pallavolo (capitolo 12 - Camerata)
Commenti dei lettori al racconto erotico