Pallavolo (capitolo 6 - Fumo)
di
Ziggy
genere
gay
Ho saltato l'allenamento precedente, ma la voglia di pallavolo e di allenarmi mi ha dato la forza per tornare in palestra. Fingo di non essere stato bene e per questo di aver perso l'allenamento. Questa volta ho un piano: evito il più possibile di interagire con Matteo, non lo guardo, per lo meno mai negli occhi, e a fine allenamento mi doccio insieme a tutti gli altri, il capitano non è ancora venuto in spogliatoio, io sono già pronto e non mi faccio scappare l'occasione: chiudo la valigia e esco, attraverso la palestra e imbocco l'uscita. Fuori, sul ciglio del portone ci sono Matteo e Alessandro, stanno fumando, condividono la sigaretta. Io, rassicurato dalla presenza di Alessandro, mi faccio forza e esco, li supero indenne. Ma la voce di Matteo mi chiama "dove scappi" io non accenno a fermarmi allora il capitano si rivolge al suo migliore amico, nonché miglior schiacciatore della squadra, è un ragazzo alto e magro, con i capelli rasati quasi a zero "vai dentro a lavarti io ti raggiungo". Sento i passi di Matteo, mi raggiunge, mi mette una mano sulla spalla e mi gira "devo parlarti" io ci metto qualche secondo a formulare la risposta "devo andare" lui fa come se non avessi detto niente, si gira e si incammina verso la palestra "seguimi", io lo seguo, la sua voce era calma, quasi gentile. Cammina lungo il muro esterno della palestra e gira l'angolo dell'edificio io dietro di lui. Si appoggia al muro si accende un'altra sigaretta e dopo un tiro me la offre con un gesto della mano, rimango immobile ho troppi pensieri. Lui finalmente rompe il silenzio "per l'altro giorno..." Fa un lungo tiro e poi butta fuori "ho esagerato" io non so come controbattere, non credevo alle mie orecchie. Lui continua "rimane tra noi... capito?" Mi guarda con aria minacciosa. Io faccio cenno di si con la testa, lui mi offre nuovamente la sigaretta voltando il filtro verso di me e stendendo il braccio, con esitazione afferro il filtro con due dita, la porto alla bocca e inspiro, ovviamente comincio subito a tossire, non che non avessi mai fumato ma ero troppo nervoso e cercavo di controllare ogni mio singolo movimento. Lui ride sommessamente di me, mi appoggia piano la mano sulla guancia mentre si gira e se ne va. Io non so se è una carezza o un avvertimento o ancora un gesto casuale. Matteo è tornato in palestra io mi avvio verso casa.
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