Pallavolo (capitolo 2 - Soli)
di
Ziggy
genere
gay
All'allenamento successivo non riesco a smettere di guardare il capitano, è un bellissimo ragazzo, con un carattere travolgente. Ai miei occhi è perfetto: capelli, sguardo, labbra, lineamenti, fisico... Mi piace anche che sia un po' bassino, più basso di me, infatti fa il palleggiatore, "forse il suo carattere serve a compensare la sua altezza, o forse qualche altra cosa, sicuramente non può essere insicuro del suo cazzo!" Mentre formulo questi pensieri incrocio il suo sguardo, mi gela il sangue, come se mi avesse sentito. Non ci posso credere, nuovamente colto in fallo, "quanto posso essere stupido?" Penso "oppure inconsciamente volevo che sapesse?" Cerco di fare finta di nulla. L'allenamento prosegue come da programma, io continuo a pensare a Matteo, non posso farne a meno: sono in fila dietro di lui e vedo attraverso la maglia le sue spalle larghe e i suoi fianchi stretti, i pantaloncini ampi sono incastrati fra le sue chiappe, finiti gli attacchi liberi facciamo partitella, ogni volta che fa punto tira e riceve pacche sul culo, si asciuga il sudore dal viso usando la maglietta e lasciando vedere gli addominali, lo scontro volge al termine, la mia squadra perde, la sua, quella titolare, vince, i corpi di Matteo e Alessandro stretti in un abbracciando, saltellano, si toccano il culo e Alessandro da un bacio sulla guancia al capitano, io registro tutto nella mia testa. Raccolti i palloni e dopo lo stretching vado negli spogliatoi, ma perdo tempo a chiaccherare, lo scopo è aspettare che i miei compagni finiscano di fare la doccia e evitare altri spiacevoli scherzi. Quando l'ultimo esce dalle docce e gli altri si stanno già vestendo vado a lavarmi. Mentre sono sotto la doccia sento i compagni salutare e andarsene un po' alla volta. Ormai sono convinto di essere solo, una voce dietro di me irrompe "cosa vuoi da me?" Mi spavento poi riconosco la voce del capitano, mi giro, lo vedo in piedi davanti a me, canotta attillata, pantaloncini corti, bassi sulla vita appoggiati ai fianchi, che lasciano spuntare le mutande. Lui insiste "cosa hai da fissarmi? Sento i tuoi occhi su di me durante gli allenamenti" io non so cosa dire, "ha ragione" penso, lui continua "ti sei innamorato di me, frocetto?" Io riesco finalmente a controbattere "lasciami stare" chiudo l'acqua della doccia, e vado verso l'uscita. Lui alza il piede e con la suola della scarpa mi dà un calcio nello stomaco, io cado con il culo per terra e la schiena contro il muro.
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