Cazzo cerca culo
di
IL MICROBO
genere
gay
CAZZO CERCA CULO
-Ma che bellino che sei e che bel sederino che porti in giro?
Così mi dice un tale che incontro al bar durante il solito aperitivo di mezzogiorno.
-Ti fa voglia?
Gli rispondo.
-Tanta.
Mi ribatte.
-Che forte che sei e che grosso in patta.
Prima ci eravamo scambiati uno sguardo che la raccontava tutta (a buon intenditor poche parole) e che aveva aperto la strada a questo improvviso scambio di opinioni.
-Sei libero stasera?
-Più o meno.
-A casa mia ti va?
-Perché no.
Nessun altro commento, tranne che lui si è strofinato un po' il pacco ed io di rimando mi sono mosso ostentandogli di schiena ciò che sul subito aveva apprezzato di me.
Era un bel maschio e desideravo donarmi a lui, offrirmi, riceverlo, farlo godere come si deve e goderci la mia parte, mescolando i suoi respiri ai miei, i nostri gemiti, le condivise urla sopra le righe che suggellano ogni coito al termine dell'orgasmo, il suo a schizzo di cazzo, il mio a pronta risposta anale.
Gli sono arrivato. Mi aspettava. Ho levato la tuta. Ha tirato fuori la sua arma. L'ho baciata e succhiata, ritta e dura. Mi ha coperto. È entrato. Lo sentivo tutto. Mi remava piano, poi il nostro mare da placido è entrato in burrasca. Mi ha sepolto di spinte battenti a squarcio. Che pungolo. Pack. Pack. Pack. Ancora una e poi un'altra, fino a diventare suo. A dono di seme.
-Ti ringrazio.
-Sono io che ringrazio te.
Una lunga pausa di abbracci, bacetti e leccate. È risorto e mi ha voluto ancora per un altro giro.
-Ora basta.
Ha sentenziato.
-Basta e avanza.
-Domani si vedrà.
Gli torno sera dopo sera e mi svuota sempre una palla dopo l'altra, per due volte.
-Vuoi di più?
-Magari.
-Ho degli amici.
-Chiamali.
Ne sono arrivati due, molto ben piazzati, che a turno mi hanno riempito e saziato. Di cazzo in cazzo ho sognato l'arcobaleno.
-Dove lo hai trovato?
-Per puro caso in un bar.
Quel bar che, a dirla tutta, è frequentato da tanti giulivi recchioni da asporto e dai loro tosti spasimanti in cerca, a far incontrare dritta la domanda con l'offerta.
-Ma che bellino che sei e che bel sederino che porti in giro?
Così mi dice un tale che incontro al bar durante il solito aperitivo di mezzogiorno.
-Ti fa voglia?
Gli rispondo.
-Tanta.
Mi ribatte.
-Che forte che sei e che grosso in patta.
Prima ci eravamo scambiati uno sguardo che la raccontava tutta (a buon intenditor poche parole) e che aveva aperto la strada a questo improvviso scambio di opinioni.
-Sei libero stasera?
-Più o meno.
-A casa mia ti va?
-Perché no.
Nessun altro commento, tranne che lui si è strofinato un po' il pacco ed io di rimando mi sono mosso ostentandogli di schiena ciò che sul subito aveva apprezzato di me.
Era un bel maschio e desideravo donarmi a lui, offrirmi, riceverlo, farlo godere come si deve e goderci la mia parte, mescolando i suoi respiri ai miei, i nostri gemiti, le condivise urla sopra le righe che suggellano ogni coito al termine dell'orgasmo, il suo a schizzo di cazzo, il mio a pronta risposta anale.
Gli sono arrivato. Mi aspettava. Ho levato la tuta. Ha tirato fuori la sua arma. L'ho baciata e succhiata, ritta e dura. Mi ha coperto. È entrato. Lo sentivo tutto. Mi remava piano, poi il nostro mare da placido è entrato in burrasca. Mi ha sepolto di spinte battenti a squarcio. Che pungolo. Pack. Pack. Pack. Ancora una e poi un'altra, fino a diventare suo. A dono di seme.
-Ti ringrazio.
-Sono io che ringrazio te.
Una lunga pausa di abbracci, bacetti e leccate. È risorto e mi ha voluto ancora per un altro giro.
-Ora basta.
Ha sentenziato.
-Basta e avanza.
-Domani si vedrà.
Gli torno sera dopo sera e mi svuota sempre una palla dopo l'altra, per due volte.
-Vuoi di più?
-Magari.
-Ho degli amici.
-Chiamali.
Ne sono arrivati due, molto ben piazzati, che a turno mi hanno riempito e saziato. Di cazzo in cazzo ho sognato l'arcobaleno.
-Dove lo hai trovato?
-Per puro caso in un bar.
Quel bar che, a dirla tutta, è frequentato da tanti giulivi recchioni da asporto e dai loro tosti spasimanti in cerca, a far incontrare dritta la domanda con l'offerta.
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