In vacanza con Zia Clara (Parte 2)

di
genere
incesti

La mattina mi svegliai, ero ancora nel suo letto. Zia Clara era in cucina, a mettere un po' d'ordine e ha preparare la colazione.
Mi alzai e la raggiunsi in cucina.
Appena mi vide, con quel sorriso leggero, mi disse:
"Buongiorno, caro. Dormito bene?"
"Buongiorno zia." Sorrisi, ancora mezzo addormentato. "Direi di sì."
"Siediti, ti preparo un caffè. Serve per partire col piede giusto."
Facemmo colazione insieme, caffè, latte, fette biscottate con marmellata di albicocche, per caricarsi di energie. I propositi erano buoni e c'è n'era davvero bisogno.
Bastava che i nostri occhi si incrociassero per qualche secondo di troppo perché l'aria si caricasse di nuove prospettive:
"Se aspetti cinque minuti, ti seguo in spiaggia."
Al lido ci separammo. Lei si sistemò sulla sdraio con la sicurezza di chi conosce il proprio effetto, indossando solo il pezzo sotto del costume, uno di quei brasiliana tagliati alti sui fianchi, nuda dalla vita in su, come sua abitudine, ed io raggiunsi gli amici più in là.
Non passammo inosservati:
"Bella zia, eh Marco." Luca mi diede una gomitata, gli occhi fissi su di lei.
"Eh." Risposi con una scrollata di spalle studiata.
"Bella topona, direi." Aggiunse Gianni ridacchiando, e gli altri seguirono.
Annuii vagamente per non farli intendere quanto carnale fosse il nostro rapporto.
Ad un certo orario la vidi raccogliere il telo, infilarsi la pareo in vita e avviarsi verso il parcheggio. Doveva andare a preparare il pranzo. Aspettai il tempo minimo decente prima di congedarmi dagli amici.
Quando rientri, zia eri lì in cucina vicino ai fornelli. Zia Clara era rimasta in costume, con addosso solo un grembiule di lino che le copriva il davanti lasciando la schiena completamente scoperta. Mi fermai sulla soglia a guardarla per un momento intero.
Poi mi avvicinai alle sue spalle, lento, finché non sentii il calore del suo corpo alzarsi contro il mio.
"Marco, stai fermo. Non vedi che sto cucinando?"
"Lo so zia." Le misi le mani sui fianchi, mi schiacciai contro di lei. "Ma a certe vedute non resisto."
"Non avere fretta. Abbiamo tutto il tempo."
Ma io avevo già cominciato a strusciare la mia erezione contro le sue natiche, lentamente, mentre cercava di divincolarsi. La sentii irrigidirsi, per poi cedere di un millimetro, il bacino che scivolava impercettibilmente indietro verso di me.
"Ok." Depose il cucchiaio di legno sul piano della cucina. "Dal momento in cui butto la pasta in pentola, cioè adesso, abbiamo sette minuti. Il tempo della cottura."
Si girò verso di me, si tolse il grembiule in un unico gesto, poi si inginocchiò con una lentezza deliberata che era già di per sé uno spettacolo. Mi guardò dal basso con quegli occhi scuri che sapevano esattamente cosa stavano facendo, e cominciò.
"Zia, sette minuti sono pochi."
Si fermò un istante, mi guardò. "Sono abbastanza per farti venire. Fidati."
Ne bastarono cinque. Venni con una forza che mi piegò in avanti, una mano aggrappata al bordo del piano, l'altra nei suoi capelli. Lei non si mosse, tenne tutto, poi si rialzò con calma assoluta, si pulì con un tovagliolo di carta e tornò sui fornelli.
Una mattina mi svegliai, e avvertii lo scroscio dell'acqua. Era zia Clara che stava facendo la doccia. Entrai in bagno proprio mentre zia stava per uscire dalla doccia. Il mio sguardo che scivola su di lei, su quel corpo statuario che mi faceva eccitare ogni qualvolta che la vedevo. Non riuscii a resistere, mi avvicinai e la baciai. Le sue labbra morbide e decise insieme, la sua lingua incontra la mia con una familiarità già nota.
"Sei proprio sicuro di volerlo fare adesso?" mormora, ma le sue dita stanno già spogliando di quei pochi indumenti che indosso.
"Più di qualsiasi altra cosa, e so che anche tu lo vuoi" risposi.
Le mie dita che seguono il profilo del seno, la vita, quella curva dei fianchi che avevo già percorso tante volte, mentre le sue mani che esplorano il mio petto. La giro delicatamente, le sue spalle contro il mio petto, e ci guardiamo allo specchio come se fossimo due innamorati. Le mie labbra che scendono sul suo collo, le mie mani aggrappati a quei due seni fantastici, mentre lei piegata in avanti, le mani sul lavandino, lo specchio davanti che restituisce immagini forti. C'è qualcosa di potentemente intimo in me che si vuole unire al suo corpo, cerca e trova la strada giusta. Un gemito risuona nell'aria "OHHHH...."
Zia Clara alza gli occhi verso lo specchio, vuole vedermi mentre affondo colpi e questa volta non li abbassa "Non fermarti, continua."
Il ritmo cresce, il suo respiro si fa affannoso, stringo forte i suoi fianchi per tenerla stretta a me, e si lascia andare un gemiti lunghi "mmmh...", "Sì, ancora più forte" che riecheggiano come preludio a forti contrazioni che avvolgono entrambi.
Zia si raddrizza lentamente, si volta verso di me. Mi guarda con quegli occhi soddisfatti, che hanno il sapore di qualcosa di diverso, non pentimento, non trionfo. Solo una strana, ed eccitante trasgressione.
Le serate tornavano tornavano ad essere sempre le stesse, stesso rituale. I miei amici, quando mi vedevano rientrare prima, ridevano e mi chiamavano mammone, attaccato alle gonne di zia. Se avessero saputo a quali gonne, esattamente.
Le notti erano lunghe e senza riserve. Zia Clara aveva con il sesso aveva lo stesso rapporto pragmatico e generoso che aveva con la cucina, ti dava quello che volevi, con piacere, senza drammi.
Poi arrivò la penultima sera. Rientrai con il medesimo obiettivo delle altre sere, scoparmi zia.
Entrai in casa, un gemito, poi un altro. Pensai, con una certa soddisfazione che si stesse masturbando, aspettandomi.
"Zia! Eccomi."
Mi fiondai nella sua stanza. La trovai che stava scopando con Dario, il suo compagno.
"Oh, scusa zia! Non sapevo che Dario fosse rientrato."
"Tranquillo," aggiunse lei, con una voce ferma e priva di malizia. "Vai nella tua stanza. Ci vediamo domani mattina."
Le mie aspettative erano terminate tornai ad essere il nipote modello, educato, discreto, invisibile. Riuscii a strappare appena un'altra mezz'ora di intimità furtiva, un altro di quei suoi pompini silenziosi nel corridoio mentre Dario dormiva ancora.
Il mattino della partenza, Dario era intento a fare colazione, con il caffè in mano, cordiale come chi non ha niente da nascondere e niente da temere.
"Ti sei divertito, Marco?" mi chiese zia.
"Certo." Sorrisi. "Molto. Non immaginavo tanto."
"Quando vorrai potrai venire di nuovo".
Uno scambio di baci e due parole sussurrate all'orecchio " Quando non ci sarà lui".
scritto il
2026-07-11
6 2 3
visite
2
voti
valutazione
10
il tuo voto
Segnala abuso in questo racconto erotico

Continua a leggere racconti dello stesso autore

racconto precedente

In vacanza con Zia Clara (Parte1)

Commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.