Sguardi e Desideri: Una Storia di Libertà.

di
genere
trio

Sono Marco, 46 anni, sposato con Angela, una splendida donna di 44 anni. Siamo una coppia aperta, nel senso che condividevamo ogni cosa: fantasie, desideri e persino il piacere di osservare e provocare. Per il suo compleanno, avevamo deciso di regalarci una vacanza in Sardegna, in un Resort affascinante, immerso in luoghi incontaminati e pieno di animazione. Due settimane di relax in spiaggia, attività ricreative e, soprattutto, l’opportunità di esplorare i nostri limiti. Arrivammo in una giornata splendida, non troppo calda, perfetta per chi come noi aveva viaggiato in auto. In posti come quelli, certe libertà erano concesse, come il topless, una pratica che Angela adorava. Con il suo fisico mozzafiato e un seno prosperoso di quarta misura, lei era un magnete per gli sguardi. La vedevo esibirsi con naturalezza, e io stesso la incoraggiavo a sentirsi a proprio agio: mi eccitava sapere che altri uomini, giovani e meno giovani, la desideravano, la divoravano con gli occhi. Spesso riceveva inviti, a volte sfacciati, ma con garbo declinava sempre, fedele ai nostri principi. Non si era mai lasciata tentare, e questo per me era stato un ancoraggio di sicurezza. Eppure, nelle mie fantasie, sognavo situazioni trasgressive. Ne avevamo parlato spesso, senza darci limiti, ma fino a quel momento non era mai capitata l’occasione di realizzarle.
Avevo sempre immaginato Angela tra le braccia di un uomo virile, capace di farle provare emozioni intense, di accenderla come io stesso avrei voluto. Le lasciavo libertà di socializzare con gli altri ospiti del Resort, uomini o donne, senza mai interferire. Quando la raggiungevo in spiaggia, spesso la trovavo circondata da uomini che tentavano approcci, i loro sguardi fissi sui suoi seni nudi al sole. Con una risata, mi diceva:
“Non potevi metterci più tempo? Ero in ottima compagnia.”
“Ti piace, eh? Ti mangiavano con gli occhi.”
“Geloso?”
“Un pochino, lo sai.”
Ma tra tutti, uno in particolare attirava la mia attenzione: un ragazzo che sembrava orbitare sempre intorno a noi, come se cercasse di farsi notare. Un giorno, arrivando in spiaggia, la vidi sotto l’ombrellone, a parlare con lui, un sorriso luminoso sul viso. Me lo presentò: Matteo, 24 anni, un giovane tranquillo ma di una bellezza che non passava inosservata. I suoi occhi non si staccavano da Angela, e nemmeno dai suoi seni. Indossava dei boxer, ma un rigonfiamento evidente tradiva il suo desiderio. Era chiaro: avrebbe voluto approfondire la conoscenza, e lei non sembrava affatto infastidita.
Dopo qualche giorno, notai un cambiamento nelle abitudini di Angela. Iniziò ad alzarsi presto la mattina per andare in spiaggia, un’abitudine insolita per lei, che di solito amava prendersela comoda dopo colazione. Questo mi insospettì, così decisi di seguirla, mosso da pura curiosità. Da lontano, la vedevo distesa sulla sdraio, in topless come sempre, a godersi il sole mattutino. Poi una figura si avvicinò: era Matteo. I loro volti erano rilassati, sorridenti, e qualche risata arrivava fino a me. La complicità era evidente. La mattina dopo, stesso copione, sempre alla stessa ora. Un altro giorno, lui arrivò con un bicchiere, probabilmente un cappuccino, e un cornetto. Angela, sorpresa, lo ricambiò affettuosamente con un bacio sulla guancia, il volto illuminato da un sorriso. Quel pomeriggio, mi confidò:
“Sai, Matteo, quel ragazzo che ti ho presentato, è stato così gentile da portarmi la colazione sotto l’ombrellone.”
“Non ti sembra un po’ troppo interessato?”
“Ma no, cosa dici! È solo un ragazzo dolce e gentile, potrebbe essere mio figlio.”
“Proprio come piace a te, eh?”
“Beh, con la dolcezza si conquista tutto.”
“Già, e magari anche di più,” risposi.
Continuai a osservarli. La mattina successiva, erano di nuovo lì, sotto l’ombrellone, le risate si susseguivano e Matteo sembrava più audace, cercava un contatto fisico, le sfiorava la pelle. Poi si alzarono e andarono verso il mare per rinfrescarsi. Iniziarono a giocare, a spruzzarsi acqua, a toccarsi, a spingersi tra le onde. I seni di Angela rimbalzavano contro di lui mentre si divertivano, e non sembrava affatto un caso. Lei accettava quel contatto, rideva, si abbandonava al gioco. Poi si calmarono, si avvicinarono, si guardarono negli occhi, quasi immobili. Il movimento del braccio di Angela era inequivocabile: gli stava facendo una sega sott’acqua. Matteo aveva un’espressione estasiata, perso nel piacere. In quel momento, non sapevo se fossi arrabbiato o eccitato, ma una cosa era certa: il desiderio mi travolgeva mentre li guardavo. Quando la raggiunsi, più tardi, mi raccontò solo del gioco in acqua.
“Strano, con me fai sempre storie per non bagnarti i capelli. Ho l’impressione che questo ragazzo ti piaccia davvero. Sembrate due ragazzini innamorati.”
“Devo ammetterlo, in certi momenti mi sento come da giovane: spensierata, con tanta voglia di divertirmi,” rispose con un sorriso malizioso.
Da quel giorno, cercai di avvicinare Matteo, per capire quanto profondo fosse il loro feeling. Parlammo di donne, di quelle del Resort, facendo apprezzamenti sulle più giovani. Poi lanciai l’amo:
“Beh, però anche le donne mature hanno un fascino irresistibile, non trovi?”
“Assolutamente,” rispose lui.
“E di Angela, mia moglie, che ne pensi?”
“È una donna bellissima,” ammise, senza esitare.
“Ti assicuro che è anche molto passionale, ha il fuoco dentro.”
Le mie parole lo colpirono, lo vidi arrossire, ma nei suoi occhi scorgevo il desiderio. Capii che c’erano i presupposti per ottenere qualcosa di più. Poteva essere il regalo perfetto per il compleanno di Angela, che si avvicinava. Insistetti, parlandogli di lei, dei suoi desideri più intimi, lasciandogli intendere che ero aperto a esperienze di coppia. Con Angela, invece, giocai a carte scoperte, stuzzicandola sul suo interesse per Matteo. Lei rispose che si sentiva lusingata da un ragazzo così giovane e prestante, che la faceva sentire viva. Le chiesi direttamente:
“Se ti dessi il consenso per una notte di passione con lui, lo accetteresti?”
“E tu me lo concederesti?” replicò con un sorrisetto.
“Perché no? Potrebbe essere un’esperienza unica, per te e per me.”
“E tu che c’entri?” rise, con un lampo di eccitazione negli occhi.
“Non vorrai mica lasciarmi fuori.”
Al Resort, intanto, si spargevano voci su di loro, ma non mi interessava più di tanto. Una volta finita la vacanza, saremmo tornati alla nostra routine, e ciò che è stato è stato. Mancavano pochi giorni al compleanno di Angela, dovevo agire in fretta. Parlai apertamente con Matteo, gli confidai il mio intento e chiesi la sua disponibilità. Dopo un attimo di esitazione, rispose:
“Sarebbe fantastico. Ma come pensi di fare?”
Gli spiegai il mio piano, facendogli promettere di non dire nulla ad Angela.
Arrivò il giorno del suo compleanno. La sera, preparai una cena intima con cibo d’asporto, e apparecchiai per tre.
“Perché c’è un posto in più?” chiese Angela, incuriosita.
“Abbiamo un ospite,” risposi con un sorriso.
“Chi è?”
“Una sorpresa. Fidati, ti piacerà.”
Poco dopo, bussarono alla porta. Angela aprì e restò senza parole: “Matteo, cosa ci fai qui?”
“Marco mi ha invitato a festeggiare il tuo compleanno,” rispose lui, con un sorriso sicuro.
Lei mi guardò, gli si illuminarono gli occhi.
Lo invitai a entrare, mentre Angela, con un abitino leggero che lasciava poco all’immaginazione, visibilmente imbarazzata ma incuriosita, gli offrì un aperitivo. Durante la cena, l’atmosfera si scaldò rapidamente. Un bicchiere di vino in più sciolse ogni inibizione, e le risate si mescolarono a sguardi che parlavano più delle parole. Angela si alzò per sparecchiare, e mentre passava accanto a Matteo, lui le sfiorò il sedere con una carezza furtiva. Lei si fermò un istante, il respiro corto, poi continuò come se nulla fosse. Io sorrisi tra me e me, sapendo che il gioco stava per iniziare. Portai il discorso su di loro, con voce calma ma carica di intenzione.
“Vi ho osservati. I vostri sguardi, i vostri giochi… eravate così complici che non ho voluto interrompervi. Ho pensato che meritaste qualcosa di più, qualcosa che quel posto non poteva darvi, a parte quei momenti intimi in acqua. Così, per il tuo compleanno, Angela, ho deciso di offrirti questa occasione: andate oltre, con il mio consenso.”
Si guardarono, gli occhi lucidi di desiderio, ma nessuno osava fare il primo passo. Allora mi alzai, mi avvicinai ad Angela, le sollevai la maglietta mostrando i suoi seni nudi.
“Bellissimi, vero? Vieni qui, Matteo. Prendi il mio posto.”
Matteo si avvicinò, le accarezzò i seni con mani tremanti, il desiderio che gli bruciava dentro. Angela socchiuse gli occhi, un gemito leggero le sfuggì dalle labbra.
“Ora tocca a voi. Mostratemi come sapete amarvi,” dissi, con voce carica di eccitazione, mentre mi sedevo di nuovo, pronto a godermi ogni istante.
Matteo si chinò, le baciò il collo, poi le labbra. Angela chiuse gli occhi, abbandonandosi al piacere. Mi spogliai, e anche Matteo lo fece. Aiutammo Angela a liberarsi dei vestiti, e lui la strinse tra le braccia, baciandola con passione.
“Questo è il mio regalo per il tuo compleanno,” le sussurrai. “Sentiti libera di fare ciò che vuoi con lui. Non c’è nulla di proibito stasera.”
Lei mi guardò con occhi pieni di gratitudine, poi, con un movimento deciso, si inginocchiò davanti a Matteo. Quel membro eretto reclamava attenzione, aveva tutti i requisiti per pretenderla. Lo prese in bocca con una passione che mi lasciò senza fiato, i suoi movimenti sicuri, la lingua che giocava senza vergogna. Non provavo gelosia, solo un piacere profondo nel vederla così viva e libera.
Dopo qualche istante, Angela si alzò, prese per mano Matteo e lo guidò verso la stanza da letto con un sorriso malizioso. Mi invitò a unirmi a loro con un gesto, ma scossi la testa. “Goditi Matteo, io sono qui per ammirarvi,” le dissi, e il mio tono lasciava intendere che non volevo perdermi nemmeno un dettaglio. Lei si sdraiò, le gambe aperte in un invito esplicito, e quando lui la penetrò con un affondo deciso, il suo corpo si inarcò di piacere, un grido roco che riempì la stanza. Matteo spinse con forza, le mani che le afferravano i fianchi, mentre lei gli graffiava la schiena, incitandolo a non fermarsi.
“Più forte, ti prego,” lo implorò, la voce spezzata dal desiderio.
Cambiarono posizione, lei si mise sopra di lui, cavalcandolo con un ritmo frenetico. I suoi seni rimbalzavano a ogni movimento, nonostante fossero sorretti dalle mani di Matteo, era così stupenda, non l’avevo mai vista così abbandonata, così selvaggia. Ma non era finita. Dopo un orgasmo che la fece tremare, Angela si voltò verso di me con un sorriso complice. “Vuoi vedere qualcosa di davvero speciale?” mi chiese, con la voce roca.
“Fammi vedere,” risposi, curioso.
Angela si alzò dal letto e andò verso il bagno, tornando con una piccola bottiglia di lubrificante. Si sdraiò a pancia in giù, guardando Matteo con un’espressione che non lasciava spazio a dubbi. “Prendimi così,” gli disse senza esitazione.
Matteo, con un respiro profondo, prese la bottiglia dalle sue mani. Versò il lubrificante con gesti lenti, quasi rituali, tra le sue natiche, preparandola per quello che sarebbe stato un rapporto anale. Le sue dita si muovevano con una delicatezza che contrastava con l’intensità del momento, esplorando e lubrificando la zona con cura. Angela emise un piccolo sospiro, il corpo che si inarcava leggermente sotto il tocco, un misto di attesa e impazienza che si leggeva in ogni suo movimento.
Matteo si posizionò dietro di lei, il respiro pesante, e iniziò a penetrarla con una cautela estrema, centimetro per centimetro, attento a ogni reazione del suo corpo. Angela gemette subito, le mani che afferravano le lenzuola e le stringevano con forza, come se volesse ancorarsi a qualcosa mentre il piacere e una punta di dolore si mescolavano sul suo viso. “Sì, così, non fermarti,” lo incoraggiò, la voce spezzata ma decisa.
Io osservavo, ipnotizzato, la scena, il loro ritmo che cresceva, i corpi che si fondevano in un gioco proibito che non pensavo Angela avrebbe mai osato. Ogni spinta di Matteo era accompagnata da un gemito di Angela, ogni movimento sembrava costruire un’energia che riempiva la stanza. Il suo viso, arrossato e abbandonato al piacere, mi catturava. Non riuscii più a stare fermo, non mi bastava tenere in mano il cazzo e segarmi..
“Posso unirmi?” chiesi, quasi un sussurro, ma abbastanza chiara da attirare la loro attenzione.
Angela voltò lo sguardo verso di me, gli occhi socchiusi e lucidi di desiderio. Un sorriso lento e peccaminoso le si disegnò sulle labbra. “Vieni qui, voglio sentirvi entrambi dentro di me,” mormorò, un invito che non lasciava spazio a ripensamenti.
Mi avvicinai, il cuore che martellava nel petto, e mi posizionai davanti a lei mentre Matteo continuava a scoparla da dietro. Dovevamo trovare una posizione più comoda per noi e per lei
Mi sdraiai sulla schiena, sistemandomi al centro del letto, “Vieni qui, Angela,” la chiamai, tendendo una mano verso di lei.
Lei si avvicinò, con un movimento lento e sensuale, i seni che oscillavano mentre si posizionava sopra di me. Si inginocchiò a cavalcioni sui miei fianchi, le cosce calde che premevano contro la mia pelle. “Così va bene?” chiese.
“Scendi su di me, voglio sentirti.”
Angela si morse il labbro inferiore, un gemito leggero che le sfuggiva mentre si abbassava del tutto, accogliendomi dentro di lei con una stretta che mi fece quasi perdere il controllo. “Cazzo, Marco, non l'ho mai sentito così duro,” sussurrò, iniziando a muoversi lentamente, il bacino che ondeggiava sopra di me.
Matteo, che era rimasto in piedi accanto al letto, osservava la scena con occhi famelici. “E io? Dove mi volete?” chiese, con le mani già pronte a toccare Angela.
“Posizionati dietro di lei, Matteo,” gli dissi, sollevando lo sguardo oltre la spalla di Angela per guardarlo. “Prendila da dietro, usa altro lubrificante, assicurati che sia pronta.”
Angela si irrigidì per un istante, il corpo che tremava leggermente sopra di me, ma poi si rilassò, appoggiando le mani sul mio petto per sostenersi.
“Sì, così, Matteo, continua così,” mormorò, la voce spezzata mentre assaporava la penetrazione.
Io continuavo a muovermi sotto di lei, spingendo con un ritmo lento ma deciso, sentendo ogni contrazione del suo corpo mentre Matteo la penetrava.
"Come ti senti?" le chiesi.
“Bene, da Dio, sentirvi entrambi!".
Angela gemette forte, le unghie che si conficcavano nel mio petto mentre si abituava alla doppia penetrazione. “Oh, cazzo, è intenso,” ansimò, il corpo che tremava sopra di me. “Ma non fermatevi, vi prego.”
Io le strinsi i fianchi, mantenendo il ritmo, sollevando il bacino per spingere più a fondo dentro di lei. La sensazione di averla sopra di me, così vulnerabile e allo stesso tempo così desiderosa, era travolgente. Sentivo il movimento di Matteo attraverso il suo corpo, ogni sua spinta che si ripercuoteva su di me, creando un ritmo condiviso che ci legava tutti e tre. “Ti piace, vero?” le chiesi, mentre le accarezzavo la schiena.
“Sì, Marco, mi piace da morire,” rispose, la testa che si abbandonava all’indietro, i capelli che le cadevano sulle spalle.
“Matteo, ancora più forte”, così lo incitava.
Matteo grugnì, le mani che le afferravano i fianchi per avere più presa. “Sei così stretta, non so quanto duro,” confessò, aumentando il ritmo, le sue spinte più decise mentre si adattava alla posizione.
“Seguimi, troviamo un ritmo. Facciamola impazzire,” gli dissi, iniziando a spingere in sincronia con lui, alternando i movimenti così che lei sentisse sempre uno di noi due dentro di lei al massimo.
Angela era un tornado di gemiti sopra di me, il corpo che si inarcava e si tendeva a ogni spinta. “Sì, così, non smettete, sto per venire,” implorò, le mani che mi stringevano con forza, il viso contratto dal piacere.
La guardavo, ipnotizzato dal modo in cui si abbandonava tra noi, il suo corpo che brillava di sudore, i seni che rimbalzavano a ogni movimento. Aumentai il ritmo, sentendo il mio piacere montare, il calore che si accumulava dentro di me. “Anch’io sono vicino,” dissi, ansimando. “E tu, Matteo?”
“Sto per esplodere,” rispose lui, la voce tesa, le spinte che diventavano più violente mentre si avvicinava al limite.
“Oh, sì, venite con me! Veniamo insieme!".”
Con un ultimo affondo, mi travolse il piacere, venendo dentro di lei con un grugnito profondo. Matteo seguì subito dopo, un gemito roco che gli sfuggiva mentre si abbandonava dietro di lei, riempiendola. Angela gridò, il suo orgasmo che la scuoteva con una forza che sembrava infinita, il corpo che tremava sopra di me mentre si perdeva tra noi.
Restammo così per qualche istante, i respiri affannosi che si mescolavano, i corpi ancora uniti in quella posizione intima. Angela crollò sul mio petto, la testa appoggiata sulla mia spalla, mentre Matteo continuava ancora a percuoterla riversando le ultima gocce del suo seme.
Con quel poco fiato che gli era rimasto in gola, Angela riuscii a pronunciare solo poche parole
“È stato… wow, fantastico” con la voce ancora tremante.
“Ti è piaciuto averci così?” le chiesi, accarezzandole i capelli mentre il mio respiro tornava normale.
“Più di quanto immaginassi, mi avete distrutta” rispose, un sorriso stanco ma malizioso sulle labbra.
Ci distendemmo uno accanto all'altro, con Angela al centro, il silenzio rotto solo dal suono dei baci che distribuiva a destra e a sinistra.
Ogni tensione era svanita, sostituita da una complicità che non avevamo mai conosciuto. Al momento di partire, il mattino dopo, Angela era triste di lasciare il Resort, ma soprattutto di salutare Matteo. Mentre ci abbracciavamo, lei gli sussurrò qualcosa all’orecchio, e lui sorrise, annuendo. Ci salutammo con la promessa di rivederci presto, per nuove avventure, sapendo che quello era solo l’inizio di un gioco che nessuno di noi voleva abbandonare. Lasciammo il Resort con il cuore leggero e la mente piena di ricordi che ci avrebbero accompagnato a lungo, pienamente soddisfatti di tutto ciò che era accaduto, pronti a spingerci ancora oltre la prossima volta.
scritto il
2026-04-08
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