Lezioni private

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genere
etero

Sono Marco. Avevo 18 anni e stavo per dare gli esami di maturità. Le materie non erano il mio forte, così mia madre mi iscrisse a un doposcuola privato. La prima volta che vidi Valeria capii che non sarei riuscito a concentrarmi. Aveva 45 anni, un corpo ancora perfettamente asciutto e curato, e si presentava sempre con camicette aderenti e gonne che le fasciavano le cosce e il sedere in modo provocante. Ogni volta che si chinava sulla mia scrivania, il suo profumo e il décolté mi mandavano il sangue dritto tra le gambe.
All’inizio cercavo di nascondere gli sguardi, ma lei se ne accorse subito. Un pomeriggio, dopo avermi richiamato per l’ennesima volta, mi fermò alla fine della lezione.

«Marco, cosa ti distrae tanto durante le spiegazioni?» mi chiese guardandomi dritto negli occhi.

Balbettai qualcosa, ma lei insistette finché non cedetti.

«Non ho la ragazza in questo momento» ammisi, «e… lei mi fa impazzire. Mi sembra di non riuscire a pensare ad altro».

Valeria non si scandalizzò. Anzi, un sorriso lento le curvò le labbra.

«Dimmi la verità. Cosa ti eccita di me?»

«Il tuo corpo… ma soprattutto le tue curve perfette. Le ragazze della mia età sono ancora insicure, un pò banali. Tu invece… mi trasmette qualcosa di molto più forte».

Mi prese per mano e mi fece avvicinare. Senza fretta, ma con una determinazione che mi fece tremare, mi slacciò la cintura. Quando mi abbassò gli slip il mio cazzo balzò fuori, duro, teso. Lei lo guardò con una soddisfazione evidente.

«Bello… proprio come immaginavo» mormorò, la voce bassa e calda. «Così giovane, così rigido…»

Iniziò a masturbarmi con calma esasperante, stringendomi alla base e facendo scorrere la mano su e giù, il pollice che ogni tanto sfiorava la punta già umida. Le gambe mi tremavano. Non riuscivo a stare fermo. Poi abbassò la testa. La sua bocca mi avvolse in un calore umido e vellutato che non avevo mai provato. La lingua sapeva esattamente dove premere, sotto il glande, lungo la vena, e la sua gola mi accoglieva fino in fondo senza esitazione. Affondava lentamente, poi risaliva, succhiando con una maestria che mi faceva vacillare. Quando sentii che stavo per venire le misi una mano sul capo e le dissi:.

«Prof… sto per venire…»

Lei alzò gli occhi su di me e continuò a succhiarmi più intensamente. Venni dentro la sua bocca calda mentre le gambe quasi cedevano. Venni dentro la sua bocca calda, poi aprì le labbra per mostrarmi lo sperma prima di ingoiarlo. Fu la cosa più sporca e eccitante che avessi mai visto. Fu la cosa più trasgressiva che avessi mai visto. Valeria, una donna di 45 anni che mi faceva assistere a quel gesto così intimo e volgare.

«Se da domani ti impegni davvero» mi disse pulendosi l’angolo della bocca con un dito, «dopo gli esami ti farò un altro regalo».

Mi impegnai. Studiai come un pazzo pur di rivederla. Quando superai gli esami andai a casa sua nel tardo pomeriggio, il cuore che mi scoppiava nel petto. Appena entrai mi guardò con aria divertita.

«Sei venuto a riscuotere, immagino».

«Sì» risposi, la voce roca.

Mi fece spogliare e sdraiare sul suo letto. Questa volta non si fermò al pompino. Si tolse i vestiti lentamente, lasciandomi ammirare il suo corpo maturo: seni pesanti e ancora sodi, capezzoli scuri e già duri, una leggera striscia di pelo sul pube. Il cuore mi batteva all’impazzata: ero un ragazzo di diciotto anni che stava per scopare la sua professoressa supplente di quarantacinque anni, e lei lo sapeva benissimo.

«Vuoi scoparmi, Marco?» mi chiese, mentre si liberava dell’ultimo indumento.

«Sì… sì, voglio scoparti».

Valeria salì sul letto e mi montò a cavalcioni con una sicurezza che mi tolse il fiato. Mi prese il cazzo in mano, lo strofinò un paio di volte contro le sue labbra bagnate, poi lo fece scivolare dentro di sé con un movimento lento e preciso. Il calore umido che mi avvolse fu talmente intenso che gemetti forte. Lei era stretta, calda, esperta. Iniziò a muoversi su e giù con un ritmo ipnotico, usando il mio corpo per il suo piacere, ruotando i fianchi in piccoli cerchi che facevano sì che il mio glande le strofinasse esattamente nel punto giusto. eccitato al massimo, terrorizzato di venire troppo presto, intimorito dal suo sguardo dominante che mi inchiodava al materasso. Ogni volta che sentivo il piacere salire troppo in fretta, lei rallentava, stringendomi la base del cazzo con le dita.
«Così… respira… lascia fare a me» sussurrava, chinandosi in avanti in modo che i suoi seni pesanti mi sfiorassero il viso. «Non osare venire finché non te lo dico io.»
Le afferrai i fianchi, cercando di controllarmi, ma lei accelerò di proposito, cavalcandomi con più forza, i capezzoli scuri che oscillavano davanti ai miei occhi. Quando non resistetti più le afferrai i fianchi.

«Prof… sto per venire dentro… non ce la faccio più…»

«Lo so» rispose semplicemente, accelerando i movimenti. «Vieni».
Accelerò il ritmo, mugolando di piacere mentre le sue pareti si contraevano attorno a me.
Mi svuotai dentro di lei con gemiti rotti, schizzando caldo e abbondante, sentendo lei venire insieme a me, le contrazioni che mi mungevano fino all’ultima goccia. Rimasi lì, ancora dentro, ansimante, mentre lei mi guardava dall’alto con un’espressione di possesso soddisfatto, una mano che mi accarezzava il petto.
Qualche mese dopo la incrociai per strada. Pancione evidente, sguardo sereno. Quando le chiesi da quanto tempo fosse in quello stato, mi rispose con la stessa calma tranquilla di allora:

«Tranquillo. È cosa mia».
scritto il
2026-06-17
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