Segreti di una sorella - Spin Off: Raffaela 1° Parte

di
genere
corna

Sono sul tapis roulant con le cuffie nelle orecchie ascoltano Enya, che mi rilassa, e cerco di non pensare agli occhi di Massimo, alle mie spalle, che fissano il mio culo mentre corro. Sono le 19:45 e a quest’ora la palestra sarebbe abbastanza tranquilla se non ci fosse questo cretino a spezzare l’atmosfera. Purtroppo questo è l’orario più comodo per me, ma sembra che lui venga appositamente nel mio stesso orario per irritarmi. Di solito non gli do la soddisfazione di rispondergli con astio, mi limito a ignorarlo o a qualche battuta pungente. Ma ho i miei dubbi che lui colga le battute troppo raffinate, non spicca per intelligenza; talvolta mi sentono gli altri presenti suscitando un’ilarità generale. Oggi però sono piuttosto nervosetta, ho avuto una giornata complicata, e speravo di rilassarmi qui. Sento il peso del suo sguardo addosso, talvolta metto in pausa la musica e posso ascoltare le sue risatine e i commenti mentre crede che io non possa sentirlo.
- “Oggi sei più cretino del solito” gli dico scendendo dal tapis roulant senza nemmeno guardarlo. Poi alzo un attimo gli occhi con uno sguardo di compassione verso di lui, il suo sorriso si spegne un attimo sul suo viso. Poi mi dice accennando di nuovo un sorriso:
- “Ma dai, lo sai che io scherz…”
- “Scherzi!” dico in coro insieme a lui “Lo so, lo so, lo dici da mesi ormai…”
E infatti sono 4 mesi che lo ripete, che lo sopporto, che ci prova spudoratamente fin dal primo giorno. Massimo non è brutto, e credo che non sia nemmeno un cattivo ragazzo, ma è un idiota di prima categoria! Ha 30 anni, è alto 188 cm, moro, occhi verdi, carnagione scura. Braccia forti e muscolose coperte da vari tatuaggi che non ho mai guardato approfonditamente, di certo ha un cuore stilizzato con un pugnale sul braccio sinistro, un volto di donna con un fiore, credo una rosa, sul destro. Sull’avambraccio sinistro ha anche un teschio. Poi vari disegni tribali e frasi decorate. Ha addominali scolpiti, pettorali grandi. E’ tutt’altro che brutto, ma ogni volta che apre bocca vengono fuori tutti i suoi limiti. Il classico “tutto muscoli e niente cervello”, come una parodia vivente.
- “Ma come sei seria oggi! Cos’è successo?!” mi chiede per stuzzicarmi. Ma evito di rispondergli.
In effetti oggi è stata una giornata faticosa, correndo avanti e indietro tra tribunali e studio legale. Dopo la laurea in Giurisprudenza ho iniziato a lavorare in questo studio legale, inizialmente per fare esperienza, e attualmente ci lavoro da quasi 4 anni. E ci sono giornate davvero impegnative come oggi…
- “Forse hai litigato col tuo fidanzato? Per questo stai così agitata e di cattivo umore?” continua il cretino mentre si esercita agli attrezzi.
Gli lancio un’occhiataccia che lo zittisce. Poi alzando il sopracciglio lo guardo e gli dico con molta calma:
- “Tu invece hai litigato col cervello, come sempre”
- “Impossibile” aggiunge Carlo che stava sulla panca qualche metro più in là “Massimo non ha il cervello!” e inizia a ridere, dandomi manforte.
- “Ma tu senti come mi risponde sempre male?” ribatte con ironia Massimo, che intanto ha finito gli esercizi ed è seduto sulla panca, rivolgendosi a Carlo.
- “E fa bene” continua a ridere Carlo.
Sopraggiunge Rossella, una signora di 45 anni ancora in ottima forma e con un seno più che abbondante, che frequenta la palestra. Avvolge le braccia al collo di Massimo facendoci l’occhiolino, e ridendo dice:
- “Ma lasciatelo stare questo povero Massimo che è così caruccio”. Ridiamo tutti insieme.
Dopo circa 10 minuti arriva Salvatore, il mio ragazzo.
- “Sei pronta?” mi chiede.
Ormai è una presenza nota in palestra, talvolta viene a prendermi lui per riaccompagnarmi a casa.
- “Prendo il borsone e andiamo” gli rispondo mentre saluto tutti con un ampio gesto della mano.
Salvatore osserva sempre con fastidio e insofferenza quel Massimo. Non gli piace il modo in cui mi guarda voluttuoso, i suoi occhi che scrutano il mio corpo coperto da leggings e top che risaltano le forme. E’ sempre stato geloso della sua presenza in palestra, gli è sempre stato antipatico a pelle. E il fatto che sia anche di bell’aspetto non attenua la sua avversione.
Arrivati in auto la prima cosa che mi chiede è:
- “Ha fatto ancora l’imbecille con te?” con un volto serioso
Io sono già stanca e non mi andrebbe di parlare nuovamente di questo argomento, come se dovessi giustificarmi. Avrei preferito che mi chiedesse com’è andata la mia giornata. Ma capisco le sue preoccupazioni, e a parti inverse agirei come lui…forse molto peggio…
- “Amore ma che dici” gli rispondo con un dolce sorriso accennato accarezzandogli il viso “sai bene che non lo penso proprio”
- “L’altro giorno eri china a prendere le tue cose e lui ti fissava il culo estasiato. Il suo sguardo ti penetrava quasi…”
Gli sfioro delicatamente le labbra con le mie.
- “Solo tu puoi penetrarmi il culo, lo sai…” gli dico ammiccando
Il suo viso cambia espressione provando a trattenere un sorriso compiaciuto. Mette in moto e andiamo. Dopo qualche minuto aggiunge:
- “E poi probabilmente lo avrà piccolo come il suo cervello” dice mentre poggia la sua mano sulla mia coscia
Stavolta ti sbagli mio caro Salvo, penso. Talvolta i suoi pantaloncini attillati lasciano intravedere la sua erezione mentre mi scruta, e devo ammettere che ha una dotazione non indifferente. Ma ovviamente questo non glielo dirò mai…Accenno un sorriso e poggio la mia mano sulla sua.
Salvatore è molto diverso da Massimo. Ha 46 anni, alto 180 cm, capelli rasati che ormai diventano sempre meno, occhi nocciola profondi che hanno saputo rapirmi fin dal primo istante. Ma ciò che più mi ha colpito di lui è la sua cultura ad ampio raggio, con lui è possibile parlare di qualunque cosa. Ciononostante non è affatto un noioso sapientone che ha sempre lo sguardo serio e ti guarda male se fai una sciocchezza. Al contrario è socievole, spiritoso, molto alla mano, con una simpatia coinvolgente. Ma quando c’è da essere seri sa esprimere la sua opinione sensata su ogni argomento. Sarà che il suo lavoro di insegnante a scuola lo ha reso un bravo comunicatore, non dev’essere semplice farsi ascoltare da un gruppo di adolescenti annoiati e distratti. Lui, fin dal primo appuntamento di ormai due anni fa, ha sempre saputo farmi ridere e divertire. Il suo volto rassicurante mi ha fatto cedere facilmente alle sue lusinghe e cadere tra le sue braccia. Ha un fisico agile e atletico, ma non è particolarmente muscoloso e amante del fitness o degli attrezzi. Ma si è sempre dilettato negli sport a livello amatoriale.

Passa qualche giorno, uscendo dalla palestra mi fermo un attimo a guardare il mio telefono. Avevo ricevuto una trentina di messaggi sul gruppo WhatsApp delle amiche storiche. Siamo in 8 e il gruppo lo avevamo chiamato ironicamente “Le Baldracche” e qui ci raccontiamo pettegolezzi, organizziamo le uscite, gli incontri, lo shopping, ecc. Accanto alla porta della palestra c’è un tizio seduto sul suo vecchio scooter, fuma una sigaretta e mi fissa con eccessiva curiosità in modo fastidioso. Indossa pantaloncini corti verdi, una t-shirt nera dei Chicago Bulls, scarpe da ginnastica nuove, nere, con la suola molto ampia e un ridicolo led sui talloni.
- “Ma cosa hai da guardare?!” gli dico a un certo punto, quando il mio livello di tolleranza è ormai superato e il suo sguardo è diventato già eccessivamente maleducato.
Lui accenna un sorriso aspirando il fumo della sigaretta, poi distoglie lo sguardo senza proferire una parola. Poco dopo esce dalla palestra Massimo, si avvicina al tizio, il quale gli dice in tono polemico:
- “Devo aspettare ancora?”
Mi volto verso di loro e mi rivolgo a Massimo:
- “Ah vi conoscete?!” chiedo con evidente sarcasmo
- “E’ il mio fratellino!” mi risponde ironicamente ridendo e dandogli uno scappellotto dietro la nuca. Il fratello gli risponde con un’imprecazione in dialetto napoletano.
- “Ecco, avrei dovuto capirlo subito…” rincarando la dose di sarcasmo
- “Hai già conosciuto Pasquale, quindi” ribatte dando un altro schiaffetto alla nuca del fratello.
Stavolta Pasquale ha un gesto di ribellione e con il dorso della mano allontana con un colpo il braccio di Massimo dalla sua testa. Poi scende dal cavalletto, mette in moto rapidamente lo scooter e dice:
- “Ja muoviti, andiamo. Tengo da fare” con il suo italiano stentato misto a dialetto.
Massimo sale rapidamente tenendo il borsone dietro la schiena, afferrato con una mano stretta ai manici.
- “Ciao bella Raffa” mi saluta mentre va via sulle accelerazioni audaci del fratello.
“Che famiglia di idioti” penso vedendoli allontanarsi.
Un paio di giorni dopo sono di nuovo in palestra. Esco e ritrovo Pasquale poggiato al muro vicino al suo scooter. Sta giocando con il telefono.
- “Tuo fratello ti sta facendo aspettare di nuovo?”
- “Ha finito?” mi chiede sollevando per un attimo lo sguardo dal telefono
- “Non saprei. Ma è un professionista nel perdere tempo”
Pasquale sbuffa senza alzare gli occhi dal telefono. Io mi allontano verso casa.
Qualche giorno dopo in palestra Massimo mi ronza intorno per quasi tutto il tempo. Mi chiede continuamente il numero di telefono. Provo a ignorarlo, a ricordargli che sono già impegnata, ma lui ride come se scherzassi e incurante del mio rifiuto continua nella sua richiesta.
- “Massimo ma non riesci ad essere abbastanza maturo da accettare un NO?!” gli dico ormai sfinita.
- “Ma dai, che male c’è. Mica sono uno stalker” dice ridendo.
Non capisco se vuole ottenere il mio numero in seguito a un cedimento nervoso o se semplicemente si diverte a tormentarmi. Ma per principio non lo darei mai a uno così.
Decido di lasciare la palestra 5 minuti prima. Uscendo vedo Pasquale:
- “Tuo fratello è proprio uno stronzo!” gli dico con tutta la frustrazione accumulata in corpo poco prima.
- “Lo so” mi risponde ridendo di gusto, come se avessi centrato l’aggettivo giusto.
Un paio di giorni dopo lo rivedo. Stavolta è lui a rivolgermi la parola:
- “Ciao bella” mi dice
Mi fermo a guardarlo alcuni istanti e con sufficienza gli rispondo:
- “Mi chiamo Raffaela”
- “Ma sei bella lo stesso” mi dice senza scomporsi, compiaciuto.
Stavolta un accenno di sorriso compare sul mio viso
- “Finirai per diventare come tuo fratello” gli dico
- “Speriamo di no” mi dice ridendo
Stavolta rido anche io.
- “Viene a prenderti il tuo ragazzo adesso?” chiede
- “No, oggi no” rispondo mentre mi volto per andare via
- “Vuoi un passaggio con lo scooter?” mi dice a voce più alta vedendo che mi sto incamminando.
Senza voltarmi gli faccio un semplice gesto con l’indice scuotendolo per dire “no”.
- “Ora capisco perché piaci a Massimo” mi dice concludendo.
Questa frase mi fa riflettere mentre mi allontano. Esattamente cosa ha capito? Quale caratteristica gli piacerebbe?
Gli incontri con Pasquale fermo fuori alla palestra erano sempre più frequenti. E qualche volta scambiavamo qualche battuta, o perlomeno un saluto. Un paio di volte c’era anche Massimo, e in un’occasione Pasquale mi chiese davanti a lui “Si è comportato bene oggi o fa ancora il cretino con te?” beccandosi il solito scappellotto ma suscitandomi una spontanea risata.
Un giorno lo trovo ancora seduto sul suo scooter, ma c’è qualcosa di strano: Massimo oggi non è venuto in palestra!
- “Guarda che tuo fratello non c’è oggi” gli dico
- “Lo so” ribatte prontamente “sono venuto per vedere te”
Resto un attimo allibita.
- “In che senso?”
- “Avevo voglia di vederti, Raffaela” mi dice soffermandosi sul mio nome per dimostrarmi che se lo ricorda.
- “Vedo che ricordi il mio nome, hai fatto progressi” dico ironicamente
- “Visto?” mi dice sorridendo “Ti posso darti un passaggio a casa?” poi aggiunge
Mi scappa un sorriso sentendo il suo linguaggio sgrammaticato. Lui crede che io rida perché non prendo sul serio la sua richiesta.
- “Dico sul serio. Così arrivi prima”
- “Non ho fretta, non è necessario” rispondo
- “E allora ci facciamo prima un giretto e poi ti porto a casa”
- “No no, grazie lo stesso”
- “Guarda che non sono stronzo come mio fratello”
- “Lo spero per te, ma non è il caso” dico con un sorriso
Poi mi incammino. Lui mette in moto lo scooter e a passo d’uomo mi affianca.
- “Allora ti accompagno per strada”
L’idea di essere affiancata da lui lungo la strada mi fa rabbrividire, è imbarazzante. Provo a trovare una scusa.
- “Guarda non è che non voglio venire, ma ho il borsone, non riesco a tenerlo sul motorino, cadrei”
Lui rapidamente e con scaltrezza afferra il borsone, lo posiziona davanti ai suoi piedi sullo scooter
- “Ecco, problema risolto. Sali”
Cazzo, mi ha fregata. Non riesco a controbattere in altro modo. Mi rassegno e salgo senza fiatare. Dopo pochi secondi sono già pentita, la sua guida è spericolata e va a velocità troppo alta.
- “Vai più piano” gli dico “ho paura!”. E stringo le mie braccia attorno al suo ampio petto per tenermi ferma.
- “Vado più piano se mi prometti una cosa”
- “Che cosa?”
- “Che mi dai il tuo numero”
- “Ma nemmeno per sogno!”
A questo punto Pasquale impenna con lo scooter e io urlo fortissimo, sono spaventata. Lui invece ride.
- “Sei più stronzo di tuo fratello!” gli urlo
- “Allora che hai deciso?”
- “Ok ok, ti do il numero ma rallenta. Sei un bastardo!”
A questo punto lui rallenta e io tiro un sospiro di sollievo. Allento la stretta al suo petto.
- “Dove mi stai portando? Qui non è la strada per casa mia”
- “Hai detto che non hai fretta. Tranquilla che non ci allontaniamo”
Mi conduce a Castel Sant’Elmo, il panorama da qui è magnifico, e a quest’ora con le ultime luci al tramonto ha qualcosa di magico. Non appena scendo dallo scooter gli do uno schiaffo sulla coscia e inveisco contro di lui
- “Ma sei pazzo?! Corri come un dannato! Ero terrorizzata. Non avrei mai dovuto accettare, sei peggio di tuo fratello”
Lui ride di gusto a vedermi infervorata, ma la cosa mi fa incazzare ancora di più.
- “Con me sullo scooter stai al sicuro. E poi ho rallentato dopo”
- “Sei solo un cretino! Non abbiamo nemmeno il casco e tu corri”. A questo punto mi sento cretina anche io, avrei potuto utilizzare la scusa del casco per rifiutarmi di andare con lui. Ma non ci avevo pensato poco fa.
- “Adesso però devi darmi il tuo numero come promesso” mi dice come se nulla fosse
- “Me lo hai estorto con un ricatto. Sei un bastardo!”
Si siede sul muretto con calma e mi invita ad ammirare il panorama
- “Non ti ho portata qui per sentirti urlare, ma per ammirare questo spettacolo. Ci vengo spesso qui da solo. Oggi volevo condividerlo con te”
Su queste parole gli altri insulti che stavo per dirgli mi si strozzano in gola. Mi siedo accanto a lui. Si accende una sigaretta, ha un pacchetto di Marlboro rosse di contrabbando con circa metà delle sigarette rimaste.
- “Quando mamma è morta 10 anni fa, spesso Massimo mi portava qui” inizia a raccontare all’improvviso.
Io lo ascolto senza interromperlo, sembra molto assorto nei suoi pensieri, non mi guarda in faccia, è rivolto verso il panorama. L’espressione del suo volto si fa seria, il tono della sua voce è caldo, è evidente che porta un peso sul cuore.
- “Si è separata da mio padre quando ero ancora piccolo, lui aveva il vizio del gioco. Poi lui ha trovato una compagna, hanno avuto un figlio, e non lo abbiamo più visto. Mamma e Massimo si sono occupati di me. Quando mamma è morta Massimo già lavorava in un’officina e si occupava di tutto. Dopo la scuola spesso andavo a pranzo da una mia zia”
- “Mi dispiace, è una storia molto triste” provo a balbettare per rompere il silenzio, non senza un po’ di imbarazzo e sorpresa dalle confidenze appena fattemi.
Si volta accennando un sorriso dopo aver soffiato una nuvola di fumo.
- “Non ti preoccupare. La vita va avanti. Massimo ha iniziato a lavorare subito dopo il diploma. Io invece non avevo propria voglia di studiare” e ride. Poi continua “Sono andato al primo anno all’ITIS, ma accumulavo solo note, sospensioni. Alla fine mi hanno bocciato. Il secondo anno facevo più assenze che presenze, bocciato ancora. A 16 anni aiutavo in un bar lavorando a nero. Poi lasciai. Aiutai un po’ Massimo in officina, ma non ero bravo con i motori e non volevo sporcarmi di grasso e olio. A 18 anni un fratello di mamma mi portò a lavorare nella sua pescheria, ma mi pagava poco e mi faceva lavorare come un ciuccio, quell’uomo di merda. Poi due anni da muratore. Ma non mi hanno chiamato più. E ora sto a spasso senza un’occupazione. E Massimo sta come un pazzo”
Con una schicchera butta via il mozzicone della sigaretta per terra, con noncuranza.
- “Che lavoro ti piacerebbe fare?” gli chiedo provando una certa pena per ciò che ho appena udito. E mi domando cosa provi un ragazzo così giovane davanti a un futuro così privo di prospettive e un passato così angosciante, marchiato da innumerevoli sacrifici.
- “Ma qualunque cosa, bastasse che pagassero decentemente”
Al sentire le sue parole si evince l’assenza di un’istruzione di base, e mi rendo conto che il suo futuro lavorativo sarà probabilmente sempre relegato alla manovalanza. Questo insinua in me un senso di angoscia. La stessa angoscia che mi prende se ripenso ai giudizi troppo duri avuti nei confronti di Massimo. Forse è solo la sorte a designare lo stato sociale di una persona. Se fossi nata in una famiglia come la sua forse adesso sarei una sbandata. E lui, al posto mio, in una buona famiglia, chissà di quanto avrebbe potuto migliorare la sua condizione.
Rifletto nella mia mente su queste cose e ho lo sguardo fisso su di lui. Forse lui ha frainteso il mio sguardo compassionevole con altro, non mi sono resa conto che il suo sguardo aveva invece una luce differente. Si avvicina e tenta di baciarmi.
- “Ma che diavolo fai!” gli urlo con fermezza mentre lo respingo poggiando una mano sul suo petto
- “Waa, un bacino che sarà mai”
- “Dallo a tuo fratello il bacino”
- “No, Madò, che schifo” mi dice ridendo sgraziatamente.
Con un balzo scende dal muretto.
- “Comunque grazie per la compagnia. Adesso ti riaccompagno a casa”
Io ancora confusa per i suoi cambi repentini di umore e i suoi atteggiamenti che non riesco a decifrare. Scendo dal muretto. E prima di salire sullo scooter gli intimo:
- “Però vai piano!” e aggiungo “Il numero lo vuoi ancora o no?”
- “Ah già. Mi ero propio scordato”
Gli detto il numero. Lo segna sul telefono. Poi partiamo, stavolta guida in modo molto prudente, piacevole, morbido. Riusciamo persino a scambiare qualche parola a quella velocità contenuta.
- “Raffa quanti anni hai?”
- “34 e tu?”
- “Io 22. Ma tu sembri più piccola”
Arrivata sotto casa ci salutiamo. E lui rapidamente si dilegua lungo la strada sotto casa sgasando e impennando.
La settimana successiva non vedo Pasquale fuori la palestra. Spesso mi viene a prendere Salvatore, quindi sono andata via velocemente, ma ho notato che lui non c’era. Poi un bel giorno eccolo riapparire.
- “Ehi” gli dico “E’ un bel po’ che non ti vedo. Credevo ti fossi schiantato con la moto”
Ride insieme a me.
- “Ho avuto un po’ da fare”
- “E che hai da fare che non stai nemmeno lavorando?”
- “Appunto. Figurati se mi metto a fare l’autista di mio fratello gratis”
- “Per me lo hai fatto però l’autista” gli dico facendo l’occhiolino
- “Con te è diverso. A proposito, ti serve un passaggio?” cogliendo l’occasione
- “Senza casco non ci salgo mi dispiace” pensando di averlo fregato stavolta
Ma lui apre il bauletto dello scooter e tira fuori due caschi
- “Eccoti servita!”
Resto stupita. Stavolta si è organizzato per bene. Mi gioco un’altra carta:
- “E Massimo?”
- “Che me ne fotte” risponde prontamente “Se ne torna a piedi quel coglione”
Ridiamo nuovamente. E anche solo per lasciare Massimo a piedi sono tentata di andare con lui.
- “E dove vorresti portarmi stavolta?” dico curiosa
- “Se non hai fretta di tornare a casa, ci allontaniamo un po’ “
- “Non troppo però. E guida piano” e con questa frase mi sono compromessa e ho praticamente accettato l’invito
- “Fidati di me”
Indosso il casco e salgo sullo scooter. Ho gli shorts della palestra che sono molto comodi e l’aria primaverile è gradevole. Il viaggio sembra più lungo del previsto, ma almeno guida con prudenza.
- “Ma non ci stiamo allontanando troppo?”
- “Siamo quasi arrivati”
E infatti pochi minuti dopo giungiamo su una spiaggetta tranquilla, riparata da una lunga scogliera. Il sole sta calando, e non c’è molta gente per strada. La spiaggia sembra deserta, ma lo spettacolo del tramonto e la luna che appare alta nel cielo meritano qualche minuto di contemplazione. Parcheggia lo scooter sul marciapiede che costeggia la piaggia, e mi fa strada fino alla discesa sulla spiaggia. Il mare è calmo, le onde sussurrano, la brezza accarezza i miei capelli che scorrono sulle spalle e sul collo.
- “Andiamo sugli scogli che si vede meglio il mare” mi dice
Io lo seguo fiduciosa. Arrivati alla base degli scogli mi tende una mano per aiutarmi a salire. Gli scogli sono ampi e piatti come tavole, quindi è facile camminarci sopra. Scegliamo uno scoglio più largo e comodo degli altri e ci accomodiamo ammirando il luccichio sulla superficie del mare.
- “Io non potrei vivere lontano dal mare” mi dice
Annuisco e resto in silenzio. Comincio a pensare che forse mi sono mostrata troppo audace ad accettare il suo invito. In fondo la volta precedente aveva provato a baciarmi. Forse così lo sto incoraggiando e sto sbagliando.
- “Hai voluto il mio numero, ma ho visto che non hai mai mandato nemmeno un messaggio”
- “Ho pensato che potevi stare col tuo ragazzo e potevo disturbare”
Poi continua:
- “Da quanto tempo stai con lui?”
- “Abbiamo fatto 2 anni il mese scorso”.
- “E dimmi la verità…sincera…lo hai mai tradito?” mi chiede sornione
Non ho mai tradito Salvatore, ma in questi due anni qualche volta ho flirtato con qualcuno conosciuto a feste, locali, o altre occasioni. Di corteggiatori ne ho avuti sempre tanti, con alcuni era davvero difficile non cedere alla tentazione. Ma ho sempre avuto la prontezza di non eccedere determinati limiti. Forse sono stata fortunata perché ho sempre avuto una via di fuga dalle situazioni a rischio. Ma a lui non darò tanti dettagli…
- “No, mai” rispondo ostentando sicurezza
Lui mi guarda un po’ incredulo, poi si accende una sigaretta. Il sole è tramontato e io avverto qualche brivido sulla pelle. Pasquale se ne accorge, prontamente si toglie la felpa con la zip e il cappuccio che indossa. Me la cede.
- “Se senti freddo metti questa. Io ho caldo, non mi serve.”
Lui resta con una canotta sopra i pantaloni della tuta. Io mi affretto a indossare la felpa e avverto subito il suo profumo. Un buon profumo, molto forte ma gradevole. Mi penetra nelle narici quasi stordendomi. Indosso anche il cappuccio e mi rannicchio con le braccia attorno al corpo. Il suo gesto galante mi ha colpito, e lo guardo con occhi riconoscenti da sotto al cappuccio. Lui continua a fumare con lo sguardo da duro.
- “Se senti freddo dimmelo che te la restituisco”
- “Se sentirei freddo dovresti riscaldarmi in un altro modo” mi dice sorridendo in modo malizioso
- “Sei sempre il solito, uguale a tuo fratello!” gli dico ridendo anch’io
Spegne la cicca sullo scoglio e si volta dicendomi con tono deciso
- “Guarda che dico seriamente”
Resto un po’ turbata, non capisco dove vuole arrivare
- “Cioè? Cosa vuoi intendere?”
Con un rapido gesto delle mani si sfila il pantalone e le mutande fino alle cosce, tirando fuori il suo cazzo eretto che mi mostra con orgoglio.
- “Ma sei impazzito? Copriti maiale!” gli urlo indietreggiando fino al bordo dello scoglio
- “Che esagerata, chissà quanti ne hai visti. Ora ti scandalizzi?”
- “Mi hai preso per una troia?! Rimettilo dentro!”
- “Io penso che tutte le donne sono un po’ troie una volta provato il cazzo.”
- “Ma come ti permetti?” gli urlo la mia indignazione
Lui si ricompone con fare contrariato. Io mi tolgo la sua felpa e gliela tiro in faccia. Poi gli offro le spalle e mi volto a guardare dall’altra parte. Forse ho dato troppa fiducia a questo ragazzetto con livelli di testosterone che esondano fino al suo cervello. E’ un tipo simpatico a volte, ma siamo decisamente su livelli differenti per educazione, senso civico, capacità di socializzare. Mentre rifletto sento nuovamente il calore della sua felpa sulle mie spalle, poggiata amorevolmente dalle sue mani. Il suo profumo torna ad annebbiarmi i pensieri. Mi volto e lui è in piedi con un’altra sigaretta accesa.
- “Non ti volevo mica offendere. Ma io non sono un tipo romantico. Non sono un tipo da smancerie, e non sono un bravo corteggiatore. Sono molto diretto.” mi dice
- “Ma come puoi credere che una donna accetti il tuo modo di proporti?”
- “Eppure ho avuto tante ragazze nella mia vita, cosa credi? Forse sei tu troppo raffinata, troppo snob…”
- “Ah quindi sarei io snob…non è che sei tu un cafone rozzo?”
Lui ride come se fosse fiero di essere definito rozzo e cafone.
- “Perché a molte donne non piacciono gli uomini rozzi? Sincera…”
Io lo guardo attonita mentre sembra divertirsi per la situazione. Se ne sta orgogliosamente in piedi a fissarmi con quel sorrisetto indisponente. Sotto la tuta vedo anche la forma del suo cazzo duro. Ripenso alla scena di poco fa, un cazzo di discrete dimensioni, pulsante, venoso. Ha un atteggiamento irritante, eppure quel suo modo di sfidarmi mi attrae per qualche ragione. Mi stimola, mi accende, mi fa trasalire. La sua sola compagnia in quel momento, i suoi sguardi, mi fanno sentire sporca. Ti lascia l’impressione addosso che mandandolo a fanculo non farei altro che il suo gioco, lo farei divertire, sembra che cerchi proprio questo. Non voglio dargli soddisfazione e farmi vedere ancora offesa. Sono seduta di lato con le gambe sovrapposte e le mani poggiate sullo scoglio mentre lo osservo.
Getta via la sigaretta con un ampio gesto del braccio. Si avvicina facendo due passi verso di me. Io seduta sotto di lui. Fisso la protuberanza che spicca sotto i suoi pantaloni.
- “Raffaela”
- “Che c’è?”
- “Adesso ho freddo…”
Allungo la mano sui suoi pantaloni, accarezzo quel nervo duro e pulsante ingabbiato nelle mutande. Roteo il mio corpo per sedermi frontalmente a lui. Poi mi metto in ginocchio. Le mie dita afferrano il margine della tuta e l’elastico delle mutande. Tiro giù tutto liberando il serpente dalla sua gabbia. Lo afferro con la mano stringendolo. Lo scappello, vado su e giù con la mano tenendolo davanti ai miei occhi. Poi la mano forte e ruvida di Pasquale spinge la mia testa mentre il suo bacino si protrae in avanti. In un attimo il suo cazzo è tutto dentro la mia bocca fino in gola. E in un attimo la mia figa è un lago, le mutandine inzuppate. Dopo una manciata di secondi la sua mano molla la presa sulla mia testa, ma io continuo a trattenere il suo cazzo nella mia gola. Lui ha le mani sui fianchi, con le nocche poggiate. Mi guarda dall’alto in basso con un sorriso compiaciuto, consapevole di aver avuto ragione. Io dal basso lo guardo negli occhi, con il mio sguardo sconfitto da cane bastonato, la bocca piena, inginocchiata dinanzi a lui.
- “Lo vedi che sei una troia?” mi dice con la voce sicura mescolando arroganza e disprezzo.
Io annuisco con la testa senza distogliere lo sguardo e continuando a succhiare devotamente. Mi sento zozza, lurida…ma più mi sento così più la mia figa si bagna. Sfilo il cazzo dalla bocca e inizio a leccare delicatamente i suoi grossi testicoli pelosi, senza mai allontanare lo sguardo dai suoi occhi giudicanti. Passo la mia mano sugli shorts per accarezzarmi e assecondare un po’ anche le mie voglie. Mi accorgo che anche il tessuto più esterno è bagnato dalle mie secrezioni. Continuo a sfregare la mano sugli shorts, e con la lingua risalgo dalle palle fino alla punta del cazzo. Poi tutto giù fino in gola. Sto avendo un orgasmo, mugolo mentre continuo a succhiare. Socchiudo un attimo gli occhi perdendo il contatto visivo con lui. Adesso ho anche i pantaloncini fradici.
Pasquale mi afferra per i capelli e li tira allontanandomi dal suo cazzo che sfugge alle mie labbra. Non perdo mai di vista il suo sguardo. Si siede accanto a me sullo scoglio. Senza mai mollare la presa sui capelli mi rispinge giù con la testa tra le sue gambe. Quando il suo membro è di nuovo conficcato nella mia gola molla i capelli. E con la mano si insinua sotto la felpa e il body, e afferra le mie tette. Le agguanta con forza con le sue mani ruvide. I miei capezzoli sono turgidi e sfregano sul palmo della sua mano. Con la testa bassa a succhiare vedo solo il buio del sasso e le sue palle in penombra. Ogni tanto sferra qualche colpo di bacino che affonda il suo cazzo nella mia ugola. Ora la sua mano, stanca di palparmi le tette, si è infilata nelle mie mutandine per palparmi il culo. Ha lasciato le mie tette a ciondolare all’aria fresca della sera. Sento la sua mano che stringe il mio culo, la sua cappella pulsa più forte, e lo sento sospirare parole rivolte a me:
- “Puttana…ora ti sborro in bocca”
In trepidante attesa del suo caldo seme faccio roteare la lingua sul glande. Finalmente un primo schizzo che deglutisco rapidamente. Poi ingurgito un secondo spruzzo. Le restanti colate le assaporo nella bocca mescolandole con la mia saliva. Poi ingoio tutto deliziata. Sfila la mano dalle mie mutandine e mi sferra una schiaffetto sul culo. Ma io continuo a tenere il suo cazzo in bocca e lo sciacquo con la mia saliva. Voglio lucidargli la cappella nella mia bocca. Sento il cazzo perdere vigore e ammosciarsi, ma non lo libero dalla mia bocca. Lo tengo flaccido nella bocca e limono con lui.
Mentre lo sperma inondava la mia bocca pensavo al mio ragazzo. E’ la prima volta che lo tradisco in due anni. Ho ceduto al peggiore dei corteggiatori, il meno qualificato, il più rozzo, il più improbabile. Avrebbe meritato che lo tradissi con un uomo migliore di lui, più raffinato, più bello, più elegante. Che mi portasse a cena in un ristorante di lusso, e mi scopasse in un hotel a 5 stelle. E invece l’ho tradito con un cafone indelicato sopra una ignobile scogliera, senza poesia, senza tenerezza, senza romanticismo. Ero la principessa di Salvatore e ho deciso di buttarmi via come una puttana di strada, facendomi insultare e umiliare. Ma la cosa peggiore è che non sono pentita, voglio ancora tenere questo cazzo in bocca…
- “Adesso basta ripulirmi il cazzo e farmi il bidè con la bocca” mi dice Pasquale tirandomi nuovamente per i capelli e sfilandomi il cazzo dalla bocca, mentre ho ancora la lingua penzolante come una cagnetta.
Si ricompone velocemente e si alza in piedi. Io stesa ai suoi piedi ancora scomposta, con le tette al vento e gli short umidi.
- “Adesso dobbiamo andare, è buio”
Attraversiamo la spiaggia fino allo scooter. Arrivati al marciapiede si accende una sigaretta. Mi getto tra le sue braccia e lo abbraccio. Lui esita un po’, poi ricambia l’abbraccio e restiamo così per un minuto. Poi lo guardo languidamente negli occhi, mi avvicino alle sue labbra e gli infilo la lingua in bocca. Limoniamo per alcuni secondi e assaporo il gusto di tabacco sulle sue labbra. Poi torniamo a casa. Durante il viaggio lui ha una mano sulla mia coscia, e io poggio la mia mano sulla sua incrociando le dita.
Arrivati nei pressi di casa mia gli dico di non fermarsi sotto al palazzo, ma di fermarsi nello spiazzale con le aiuole alle spalle del palazzo. E’ un posto più isolato, lontano da occhi indiscreti, meno illuminato. Segue le mie istruzioni.
- “Ti è piaciuta la serata?” mi chiede
Gli sorrido. Infilo la mano nei miei short fin dentro le mutandine. Faccio scorrere due dita tra le labbra della mia figa affamata. Poi delicatamente scorro le dita sulle sue labbra. Lui voracemente assaggia i polpastrelli delle mie dita infilandoli in bocca dolcemente. Li gusta con aria deliziata.
- “Sei una lurida puttana di merda” mi sussurra
Io gli sorrido. Lo bacio delicatamente sulle labbra. E vado via.

Il telefono vibra. E’ un messaggio.
- “Pompino?” accompagnato dalla foto del cazzo rigido. Riconosco quella verga meravigliosa. Due giorni fa riempiva la mia bocca.
Salvatore è accanto a me spaparanzato sul letto, occhi chiusi, riprende le forze. Ignaro di tutto. Io ho ancora il suo sperma che cola sui miei zigomi, sul collo, e scivolano alcune gocce fino al seno. Tra due ore sarà a cena con la famiglia, c’è anche la sorella e il marito. Non resterà qui a lungo. Fisso il cazzo di Pasquale sul display, avverto ancora il suo sapore nella mia bocca. Lancio uno sguardo al mio cornuto. La figa mi torna umida. Poso il telefono, accarezzo il suo cazzo moscio che non ha ancora recuperato vigore dopo la recente schizzata. Lui sbarra gli occhi e mi guarda, come a chiedermi “di già?!”. Mi chino a leccargli devotamente le palle. Poi la lingua scivola più giù. So bene cosa gli piace e può ringalluzzirlo in un attimo. Solleva le gambe per agevolare le mie intenzioni. Il mio viso è tra le sue natiche, la mia lingua cerca curiosamente il suo buchino. Inizio a massaggiare con la lingua i margini del suo ano, lo sento già respirare più profondamente. Spingo la punta della lingua dentro il varco che si contrae e si dilata ritmicamente. Mentre gusto il suo sapore maschio sento già una reazione del suo pene. Tiro fuori tutta la lingua e come una spatola la faccio scivolare lentamente, per la sua intera lunghezza, sul suo delizioso ano, sentendo reagire il suo cazzo turgido al passaggio della ruvida morbidezza delle mie papille gustative. Arrivata alla punta della lingua la incurvo, dando dei lievi colpetti all’orifizio. Sollevo lo sguardo e il suo cazzo è alla massima potenza erettile, e i suoi occhi sono affamati come poco fa. Salgo sopra di lui e infilo il suo membro di marmo nella vagina umida, e scivola rapidamente in profondità. Lo cavalco con brevi saltelli lasciandomi impalare piacevolmente ed emettendo brevi urletti a ogni colpo. Le sue mani larghe sul mio collo, scivolano sul mio seno, spargono il suo stesso seme non ancora secco sulla pelle del mio viso, sul mento, ovunque ci sia contatto con le sue mani. L’indice e il medio della mano strofinano le mie labbra ormai gonfie dall’eccitazione. Le afferro tra le labbra, le succhio. Poi l’espressione sul suo viso si carica di tensione, ci siamo quasi…le mani afferrano i miei fianchi e mi immobilizzano su di lui, lascio che sia lui a dare ritmo agli ultimi colpi. Affonda uno, due, tre colpi…poi un tiepido tepore inonda la mia vulva. Resto sopra di lui, mi godo lo spettacolo del suo corpo che freme e poi cede allo spossamento. Dopo qualche secondo il suo pene flaccido è sputato via dalla mia figa con un suono oscenamente umido, accompagnato dalla fuoriuscita di sperma e umori in abbondanza.
Due ore dopo arriva un altro messaggio:
- “Scendi”
E’ Pasquale che mi aspetta nel solito spiazzale. Sono le 20:20. Salvatore è andato via più di un’ora fa, il letto su cui abbiamo scopato è ancora sfatto. Appena lui ha varcato la soglia della porta sono corsa a prepararmi per il mio giovane amante. Ho una gonna nera corta a ruota, un top fascia abbinato, perizoma bianco, scarpe aperte col tacco. Ho truccato un po’ gli occhi, un rossetto color sabbia. Vado da lui, è seduto sul suo motorino fumando. Mi squadra dalla testa ai piedi e mi dice:
- “Uaah come sei arrapante!”
Gli sorrido con soddisfazione per aver notato, a modo suo, i miei preparativi. Ma in quello scambio di sguardi complici inizia a piovigginare. E l’intensità aumenta. Ecco l’imprevisto che non ti aspetti. Eravamo pronti a girare in scooter, ma se piove non è possibile. Non possiamo certo andare in spiaggia, o vicino al mare. Dovremmo chiuderci in un bar o in pizzeria, dovrò rinunciare ad assaporare la sua candida sborra.
- “Che facciamo?” mi chiede alzando lo sguardo al cielo verso la pioggia che incalza.
Non voglio perdermi questa ghiotta occasione. Ho un’idea, anche se un po’ rischiosa.
- “Tesoro stavo pensando a una soluzione”
- “Cioè?”
- “Adesso ho casa libera. Se vuoi puoi salire da me. Ma è meglio che non ci vedano insieme… Quindi entra nel cortile privato, parcheggia il mezzo nello spazio adiacente al mio palazzo, prendi l’ascensore e sali al 5° piano”
- “Ok, facciamo così. Comincia ad andare altrimenti ti bagni. Arrivo tra 5 minuti”
Nei minuti di attesa in casa mi chiedo se forse non sono stata troppo impulsiva ad invitarlo in casa. In fondo è solo la seconda volta che usciamo, e anche se ho preso qualche precauzione esiste comunque il rischio di essere vista con lui. Mentre rifletto sento l’ascensore aprirsi e i suoi passi sul pianerottolo. Apro la porta giusto lo spazio di intrufolarsi, allungo la mano per afferrare la sua e lo tiro dentro casa. Subito appoggia la mano sulla mia coscia e risale fino al culo.
- “Come sei tosta. Una pietra”
Mi compiaccio che i risultati del mio allenamento in palestra li abbia notati.
Sotto le luci di casa posso osservarlo più attentamente. Indossa un jeans strappato sopra le solite scarpe da ginnastica. Un bomber azzurro smanicato sopra una T-shirt bianca della Levi’s. Ha gli occhi neri, capelli neri rasati ai lati e dietro la testa, carnagione scura come il fratello. Spalle larghe, barba incolta. Non ha un fisico asciutto, ma non è grasso, è morbido. Penso che forse mi sono messa troppo in ghingheri considerando il suo outfit.
- “Perdonami un po’ di disordine, non mi aspettavo di avere ospiti”
Lui sembra non ascoltarmi neanche, inizia a leccarmi il collo risalendo fino al lobo dell’orecchio, poi mi sussurra:
- “Stasera ti sfondo”
La sua lingua sulla cute mi ha fatto venire la pelle d’oca. E quelle parole risuonano come una speranza, provo già a immaginare come martella la mia fottuta passera.
Gli mostro la casa in modo da metterlo a suo agio. Gli mostro la cucina e gli dico che se ha sete può aprire il frigo e bere. Non se lo fa ripetere due volte, apre il frigo, estrae una birra lasciata da Salvatore. In un attimo toglie il tappo usando le chiavi dello scooter e manda giù un’abbondante sorsata.
Finisco il giro, non casualmente, in camera da letto. Pregusto già i preliminari con lui, che intanto posa la birra sul comodino. Mi volto sorridente verso di lui, poi con un gesto inaspettato mi spinge sul letto e mi ritrovo distesa. Sono confusa, disorientata. In un attimo me lo ritrovo con i pantaloni calati, mi solleva la gonna, mi tira giù le mutandine. Poi mi allarga le gambe con le sue forti braccia, si insinua col bacino tra le cosce e mi penetra. Mi sbatte con forza incurante della mia presenza, è tutto concentrato sul mio corpo impotente sotto il peso dei suoi muscoli. Resto silente, provando un senso di timore e stupore, e lascio che sfoghi la sua irruenza sulla mia figa. Sono solamente un pezzo di carne tra le sue mani. Sotto l’impeto dei suoi colpi resto sola con i miei pensieri e i miei pentimenti. Poco fa ero su quel letto col mio ragazzo, mi copriva d’amore e attenzioni. Ho ancora tracce del suo sperma nel mio canale vaginale. E ora sto permettendo a questa lurida bestia di usarmi per sfogare la sua libido. Sto profanando il letto su cui ho dormito con l’uomo che amo, con cui ho vissuto sentimenti intensi, emozioni uniche. Al secondo appuntamento mi sono già ridotta a essere la sua puttana. Aveva promesso di sfondarmi, e non si è rivelato bugiardo, sebbene sia la prima volta che gli concedo la mia patatina.
Si ferma e lo tira fuori. Posso rifiatare. In silenzio prende la bottiglia di birra e ne beve un sorso. Poi mi guarda con aria di sufficienza e mi dice:
- “Spogliati, presto”
Io in silenzio ubbidisco. Non riesco a proferire parola. Non voglio contraddirlo. Intanto si denuda completamente anche lui. Noto il tribale tatuato sulla sua caviglia destra. Lo attendo a letto con le gambe spalancate come una prostituta di strada. Gli espongo il mio fiore in segno di resa. Faccia di me ciò che vuole.
Si avvicina, mi fissa tra le cosce qualche secondo. Poi mi afferra e mi ribalta in un attimo, posizionandomi a pancia in giù. Con una pacca sul culo mi invita a sollevarlo. E mentre ancora cerco un posizione comoda mi afferra per i fianchi e mi trascina a sé, infilzandomi con la sua mazza. Non sto capendo nulla, sono travolta. La mia faccia contro le lenzuola sente ancora il profumo confortante di Salvatore. Mi consola per qualche istante. Poi la sua mano afferra i miei capelli, li tira e avvolge un giro attorno al polso causandomi un dolore fitto che mi fa emettere un urlo di dolore, seguito da gemiti lamentosi. Sono costretta a reclinare il collo all’indietro fino a rischiare uno strappo muscolare, e a inarcare la schiena. Con la mano provo a raggiungere la sua per fargli mollare la presa, ma ogni movimento in questa posizione mi procura più dolore. Sento che mi sbatte più velocemente e prego che si svuoti presto le palle. Le mie preghiere vengono esaudite e, subito dopo aver sentito il suo liquido caldo nel mio ventre, molla la presa. Subito striscio come un verme sul letto fino ad abbracciare il cuscino e chiudo le gambe, che rannicchio al mio corpo. Osservo lui in piedi, spavaldo, che si gratta le palle. Poi siede sul letto, sul lato opposto al mio. Si ferma un istante. Poi si stende accanto a me, completamente libero e rilassato. Afferra il suo telefono e inizia a giocare.
Dopo circa 20 minuti io ho ancora la testa immersa nel cuscino, lo osservo. Lui posa il telefono, beve ancora un po’ di birra, poi si volta verso me ricordandosi finalmente della mia esistenza. Si avvicina e mi bacia sullo zigomo. Io alleggerisco un po’ la presa dal cuscino, voltando il viso nella sua direzione. Mi bacia sulle labbra. E qui mi sciolgo. Lascio lo spazio necessario tra le mie labbra affinché la sua lingua penetri nella mia bocca. Le sue labbra e la sua saliva al gusto di birra mi ubriacano di emozioni. Limoniamo dolcemente per molti minuti. Con la sua mano mi sfiora il seno, io con la mia sfioro il suo viso. Poi con la mano arriva tra le mie cosce agguantando la mia figa umida.
- “Hai una figa da grande zoccola” sussurra
- “Perché lo credi?”
- “Perché si vede che hai preso tanti cazzi in vita tua”
In effetti ho avuto una vita sessuale e sentimentale piuttosto attiva e dinamica, soprattutto nell’adolescenza e durante gli anni universitari. Non posso obiettare. Mi stupisco che lui se ne accorga dalla conformazione della mia patata, ma forse è semplicemente in vena di complimenti, rifletto ironicamente.
Con due dita inizia a ravanare tra le labbra protruse e scure della mia passera. Rapidamente mi lubrifico. E lentamente spinge le dita dentro me facendomi sussultare di piacere. Scava in profondità e raspa tra le pareti interne della vulva, facendomi sudare freddo e ansimare. I muscoli interni si contraggono attorno alle sue dita. In un tempo breve ho un orgasmo che non riesco a celare, annaspando sotto il suo sguardo ravvicinato. Sfila le dita colanti e se le infila in bocca per succhiare il mio miele. Lo guardo con dolcezza. Poi socchiudo gli occhi, sono sfinita.
Quando riapro gli occhi mi accorgo che devo essermi addormentata. Lui non è a letto. Vado nel salotto e lo trovo sul divano con mutande e maglietta mentre guarda la TV. Mi avvicino a lui completamente nuda. Mi vede.
- “Vieni qui e leccami le palle” mi dice con pacatezza
Io sommessamente mi inginocchio davanti a lui, gli sfilo le mutande liberando il cobra fiero, e inizio a leccare con devozione mentre lui fa zapping. Non so perché accetto le sue imposizioni, ma non riesco a dirgli di no. Dopo circa 10 minuti a venerare i suoi testicoli, mi dice:
- “Vuoi chiavare?”
- “Sì tesoro” gli dico alzandomi in piedi e prendendolo per mano conducendolo in camera da letto.
Poi provo a sistemare un po’ le lenzuola e gli dico
- “Dammi solo un minuto”
Mentre sono voltata non mi accorgo che lui intanto si è accesso una sigaretta ed ha già fatto un paio di tiri. Mi avvicino celermente a lui mentre tira fuori uno sbuffo di fumo e gli dico in modo deciso:
- “No, qui assolutamente non puoi fumare!”
Non faccio in tempo a concludere la frase che mi colpisce inaspettatamente con uno sputo sullo zigomo alla base dell’occhio. Incasso quel barbaro gesto come uno schiaffo, tanto da girare la faccia. E mi accascio seduta sul letto, zittita. Lui afferra la bottiglia di birra e ci getta dentro la sigaretta appena accesa, che si spegne rapidamente nelle poche gocce di alcol rimaste. La sua bava mi scorre sul viso fino all’angolo delle labbra, ma io impietrita non mi sono nemmeno asciugata. Mi batte forte il cuore per aver subito un gesto così umiliante e indecente. Probabilmente mi ha sciolto anche il trucco sugli occhi.
Mi afferra le gambe che appoggia sulle sue spalle, e mi stende sul letto piegata come una sediolina da spiaggia, poi col peso del suo corpo affonda la sua asta dentro la mia carne. Resto zitta mentre mi sbatte, e anche se il suo viso è rivolto verso il mio, distolgo lo sguardo. La sua saliva ancora scorre fino al mio collo. Non mi sono ancora ripresa da quell’offesa ricevuta poco prima. Ma sento distintamente il suo cazzo pulsare nella mia passera, andare su e giù nei pressi del mio utero. E ora sento la sua mano palparmi le tette. Vorrei restare zitta finché non finisce, non vorrei dargli soddisfazione. Ma la mia figa spudorata è visibilmente inzuppata sotto ai suoi colpi. Stringo gli occhi, non resisto…inizio a mugolare con la bocca chiusa. Sento il suo sguardo su di me, il suo respiro giunge alle mie narici. Non resisto, è troppo piacevole il suo modo di fottermi, il suo cazzo riscalda divinamente la mia figa vogliosa. Riapro gli occhi. Incrocio il suo sguardo compiaciuto. Le mie labbra si separano, sospiro piano di piacere. La passione ha preso il sopravvento. Il mio viso e il mio corpo si contorcono.
- “Lo so che ti piace, zoccola”
- “No, non è vero” rispondo sapendo di mentire
- “Non puoi resistermi” dice sferrandomi un colpo secco che mi fa gemere con uno stridulo.
- “Non è vero” dico gemendo con una voce soffusa, poco credibile.
Ma ha ragione, sta giocando con me come il gatto col topo. Mi ha in pugno. Gestisce con maestria i miei sensi e la mia lussuria. Tira fuori la lingua, e io tiro fuori la mia per leccare la sua lingua. Giochiamo un po’ così, poi aumenta il ritmo dei colpi. Inizio a urlare il mio piacere, sto venendo…
- “Hai visto puttana? Tu appartieni a me…”
Annuisco, rassegnata, con un cenno della testa.
Poi sfila il biscione dalla mia figa, distengo nuovamente le gambe. Si posiziona sopra il mio volto con il cazzo duro in mano, la cappella violacea. Io mantengo lo sguardo fisso sul suo volto pronto a gemere, e sulla sua cappella pronta a esplodere. Ed ecco i caldi zampilli sul mio volto. Senza chiudere gli occhi e tenendo la testa immobile, assisto a ogni getto che come una cascata bagna la mia faccia. Ogni goccia che cola sulle labbra, sulle palpebre, la fronte, sul naso, persino sui capelli. Sono tutta imbrattata. Poi lui prende il mio top e lo usa come uno strofinaccio per asciugarsi il cazzo e le palle dai miei umori. E poi lo getta sulla sedia.
- “Per fumare devo scendere giù al palazzo?” chiede
- “No, c’è il terrazzino. E se non ti sporgi non ti vede nessuno”
- “Fumo sta sigaretta poi vado” dice uscendo dopo aver indossato le mutande e la maglietta
Il suo sperma si espande sul mio viso colando da ogni angolo. Una goccia che penzola dal mento mi cade sul seno. Decido di non pulirmi. Voglio che si secchi sulla mia pelle per sentirmi impregnata del suo odore di maschio. Intanto ricevo un messaggio da Salvatore. Alcune foto di lui insieme alla sua famiglia; c’è anche la sorella con il cognato e i nipotini. Sembra che si siano divertiti. Mi augura anche la buonanotte. Per fortuna non saprà mai cosa ho combinato e in che modo spudorato e infimo lo sto tradendo. Ho lo sperma secco di un ragazzino sul viso, sono tutta imbrattata. Ho la figa sudicia di sborra. Sono una vera stronza. Ricambio la buonanotte. Attendo un minuto, poi infilo il perizoma e il top ormai insozzato. Lo raggiungo sul terrazzino.
- “Perché non rimani a dormire con me stanotte? Piove ancora, andrai domattina” gli dico poggiata al bordo della porta del terrazzo.
- “Non ho portato nulla per la notte.”
- “Puoi fare la doccia qui. Dormi nudo, poi vai via la mattina e ti sistemi a casa”
Ci pensa ma non risponde. Spegne la sigaretta. Si alza, si avvicina
- “Stai bene col viso sborrato” mi dice ridendo
- “E’ l’occasione per fare la doccia insieme”
Il box doccia è abbastanza ampio, spesso ho fatto la doccia con Salvatore. Limoniamo come assatanati mentre l’acqua ci scivola addosso. Poi mi tiene al muro, con una mano mi solleva la coscia mentre la sua bocca delizia il mio seno. Il suono degli schizzi d’acqua sulla pelle rende l’atmosfera più eccitante.
- “Stasera mi hai fatto sentire una sgualdrina. Ho dimostrato che sono pronta a tutto per te” dico in preda all’estasi.
- “E questo è niente” ribatte.
Mi viene da sorridere pensando che stia scherzando.
- “Perché cos’altro mi faresti?” chiedo divertita e incuriosita
Mi afferra per i capelli e mi fa mettere inginocchiata. Penso che voglia farselo succhiare ancora un po’, quindi ho la bocca aperta. Con l’altra mano chiude la doccia. Poi afferra il pisello e come se fosse un tubo dell’acqua riversa sul mio viso un getto lievemente dorato di caldo piscio, che mi sorprende. Subito ne ingurgito un sorso che non ho la prontezza di sputare fuori dalla bocca. Un iniziale conato mi pervade, provo a sollevarmi ma lui mi tiene giù afferrandomi per i capelli. Non riesco a respirare, mi sbraccio, mi agito, sembro un bagnante sul punto di affogare. Il disgusto iniziale per aver ingerito urina lascia lentamente spazio alla consapevolezza che Pasquale mi sta pisciando in faccia. E soprattutto si diverte, facendo oscillare su e giù il getto dalla mia fronte fino al seno. Non riesco nemmeno a parlare e imprecare, sopraffatta dall’ampio getto caldo e dall’odore intenso che si insinua delle mie narici. Inizio ad arrendermi al suo potere e all’ennesima umiliazione, riesco a controllare il conato iniziale, e accetto la mia situazione sicura che durerà poco. Inizio a coordinare il mio respiro nel momento in cui il getto è indirizzato sul seno. Vado in apnea quando è indirizzato su naso e bocca. Come previsto dopo pochi secondi il getto perde di potenza, la pressione cala. Ma voglio superare il test a cui mi ha sottoposto Pasquale. Voglio dimostrargli che sono pronta a subire tutto da lui. Apro la bocca quando sento che ha quasi finito, e ingurgito gli ultimi due sorsi di piscio. Poi a bocca aperta sotto il suo cazzo sgocciolante. Ora che sono preparata è più semplice assaggiarla, e il sapore non mi disgusta eccessivamente in piccole quantità. Voglio essere una troia all’altezza delle sue aspettative, non voglio deluderlo. Questa nuova depravazione mi fa sentire lurida, e mi eccita. Lecco le ultime gocce dal prepuzio. Poi Pasquale apre la doccia, e l’acqua limpida torna a rinfrescare il mio volto e lava via l’odore del proibito.
- “Devi essere anche la mia latrina” mi dice dopo essermi rialzata
- “E sono stata brava come tuo orinatoio personale?”
- “Ho visto che ti piace dissetarti alla fonte. Brava.”
- “Berrò ancora il tuo piscio se vorrai”
- “Allora stanotte saprò dove pisciare se mi verrà lo stimolo”
Il retrogusto di piscio e le parole di Pasquale mi fanno pulsare la fighetta. Mi volto, mi appoggio al muro, mi posiziono a 90 gradi porgendogli culo e figa.
- “Io adesso ho un altro stimolo. Sfondami ancora un po’ la figa”
Pasquale non aspettava altro. E tra insulti, bestemmie e al ritmo di “puttana e troia”, mi stantuffa la figa un’ultima volta prima di andare a letto.

La mia relazione segreta con Pasquale va avanti da giorni e settimane. Non ho difficoltà a sostenere questo dualismo, con Pasquale ho prevalentemente un rapporto fisico, consumato velocemente in poche ore di libertà, niente smancerie. Mentre il resto del mio tempo, i sentimenti, la quotidianità, il romanticismo, la vita alla luce del sole, è con Salvatore. Ogni tanto mi interrogo sui motivi che mi spingono a rivedere ossessivamente Pasquale. Non abbiamo nulla in comune, i dialoghi sono ridotti al minimo indispensabile, non è particolarmente bello, non ha nulla da offrirmi in più di Salvatore. Anzi, il paragone tra i due non sussiste nemmeno. Eppure quando mi sbatte riesce a farmi godere più velocemente del mio compagno di vita. Saranno i suoi modi rozzi e volgari a suscitare una qualche sorta di perversione dentro di me. Sarà il suo modo di profanarmi che mi ha aperto una nuova finestra sul mondo del sesso e riacceso nuovi desideri torbidi, inconfessabili. Mi vergogno pensando di desiderarlo. E questa vergogna che ho ignorato mi ha eccitata, accesa come un fiammifero. Dopo aver ceduto a lui la prima volta poi è diventato un vizio, una dipendenza perversa.
Stiamo diventando sempre più audaci e complici. Ieri mi ha portata al bosco, dopo il tramonto c’è poca luce, diventa un luogo molto discreto, passa poca gente. C’è sempre una piccola porta di uscita, sorvegliata, per chi si attarda all’interno. Ci siamo intrattenuti fino a quando l’ombra ci è diventata amica. Poi abbiamo scelto una panchina in metallo riparata sotto a grossi alberi e celata alla vista da alti arbusti. Poggiata con le mani allo schienale e con il piede sollevato sopra la panchina, lui ha provveduto a fottermi da dietro, incurante dell’eventuale passaggio sul sentiero principale di qualche ritardatario. Intuendo già le sue audaci intenzioni avevo optato per indossare una lunga gonna e non mettere le mutandine. Quando mi ha sollevato la gonna ero già pronta all’uso. Il rischio di essere scoperti ha accentuato l’eccitazione e reso l’orgasmo più rapido e intenso per entrambi.
La settimana scorsa il suo livello di esibizionismo ha raggiunto l’apice. Siamo sulla solita spiaggetta frequentata da coppiette. Il buio dopo il tramonto non è ancora fitto, ma sembra non passare nessuno. Ci posizioniamo dietro una barca di legno usata da pescatori locali, che si trova a metà spiaggia, sulla sabbia asciutta. Ho portato un telo da mare per stare più comodi e lo stendo sull’arenile. Subito mi chiede di prenderlo in bocca, e si cala i pantaloncini. Inizio la mia opera da bocchinara. Distesa accanto a lui con la testa tra le sue cosce, inizio a succhiare. Dopo un po’ si sentono delle voci. Si avvicinano due coppie che passeggiano sulla battigia. Esito per un attimo togliendolo da bocca e lanciando lo sguardo oltre l’imbarcazione. La sua mano delicatamente sulla mia testa mi riporta al mio dovere. “Non ti fermare” mi dice “continua!”. Passa un minuto e le voci diventano più forti, si percepiscono distintamente le parole, le battute. Sento l’agitazione crescere come anche il bollore della mia patatina. Poi sbucano da dietro la barchetta, cala il silenzio. Ecco, beccata in flagrante col cazzo in bocca! Sono a 4 metri da noi, con la coda dell’occhio, senza mai liberare il cazzo, vedo i loro passi. E avverto il peso del loro sguardo addosso e il carico di giudizi disgustati. Sento il cuore pulsare forte e la figa segue il suo ritmo. Anche Pasquale deve essersi emozionato perché, proprio in quel momento, mi sborra in bocca senza emettere un gemito. Mentre le due coppie si allontanano li sento bisbigliare, ma adesso le parole non si percepiscono più. Posso solo immaginare che stiano commentando la scena a cui hanno appena assistito.
Sono in palestra assorta nei miei pensieri. Domani è venerdì, è giusto un mese che frequento Pasquale, vorrei trascorrere la serata con lui. Gli ho preso anche un regalino: una camicia bianca che può utilizzare nelle occasioni speciali, qualcosa di più elegante rispetto a ciò che indossa solitamente. Spero gli piaccia. Si avvicina Massimo e mi dice:
- “Diventi sempre più bella col passare del tempo”
Lo guardo e penso che se sapesse le maialate che faccio col fratellino avrebbe uno shock. Mi si apre un sorriso.
- “Grazie Massimo”
Esco dalla palestra. Oggi non c’è Pasquale con lo scooter. Gli scrivo su WhatsApp:
- “Ciao tesoro”
- “Ciao piccola”
- “Domani compiamo un mese che siamo amanti. Ti va di vederci?”
- “Azz, e già un mese che ci divertiamo insieme”
- “Vorresti venire da me? Sono sola…”
- “Il cornuto non ce?”
- “Lo vedo sabato mattina, e ho bisogno di cazzo domani sera”
- “Puttana”
- “Quindi me lo dai tu un po’ di cazzo?”
- “Dove vuoi e quando vuoi”
Apro la porta. E’ arrivato e mi si allarga un sorriso sul viso.
- “Entra tesoro” e mi getto su di lui costringendolo ad appoggiarsi con la schiena sulla porta appena chiusa. Lo bacio con passione. Il lucido sulle mie labbra si trasferisce sulle sue. Limoniamo alcuni minuti.
- “Buon complimese tesoro!” e gli porgo il mio regalo con entusiasmo
Lui scarta il regalo, tira fuori la camicia e la osserva.
- “Grazie. Non me lo aspettavo”
- “Misuratela e vedi se ti va bene”
Lui la indossa. La taglia è perfetta.
- “Ti sta divinamente” gli dico manifestando il mio stato d’animo eccitato.
- “Grazie Raffa. Ma non dovevi” mi dice dandomi un bacio sulle labbra
- “Siamo amanti da un mese, mi sentivo di farlo”
- “Un mese che tradisci il tuo ragazzo. Dobbiamo festeggiare” e dicendolo mi cinge i fianchi col braccio e mi stringe a sé. Il mio ventre stretto al suo mi fa chiaramente percepire la sua poderosa erezione. Sorrido maliziosa immaginando già il proseguo della serata…
E pochi minuti dopo la camicia è volata disordinatamente su una sedia; io sono seduta sul suo cazzo, letteralmente impalata mentre siedo su di lui con le gambe attorcigliate attorno al suo bacino. Lui seduto sul letto, io vado su e giù sul suo palo gemendo e urlando come una cagna. Mi fermo solo per leccargli il collo. Le mia braccia cingono la sua nuca. La sua bocca mi delizia insinuandosi tra i miei seni che lecca e succhia avidamente. In pochi minuti ho già un violento orgasmo. Rilasso un attimo i muscoli e lecco dolcemente i suoi lobi, infilo la mia lingua nel suo orecchio. Ma lui mi afferra con le mani sul culo, mi solleva di peso. Mi sbatte con la schiena al muro e mi fotte con violenza mentre mi reggo con gambe e braccia a lui. Ricomincio a urlare. Si volta e mi sbatte sul letto di schiena. Il suo membro esce dalla mia figa ancora duro. Resto sul letto con braccia e gambe divaricate. Gli sorrido divertita. Mi prende e mi fa voltare mettendomi a 90 gradi. Si sputa sulla mano e poi spalma per bere la sua saliva sul mio ano. Mi afferra per i fianchi…io metto subito una mano a difesa del mio orifizio, lo proteggo.
- “Il culo no. Lo sai…” gli dico voltandomi e rimettendomi di schiena sul letto.
Parte una violenta sputazzata che mi colpisce tra il naso e il labbro superiore. Senza scompormi mi lecco il lato del labbro colpito, assaporando la sua bava. Gli sorrido…
- “Il culo è solo del mio compagno Salvatore” gli dico con una voce alterata per simulare una bimba dispettosa. E mi metto seduta sul letto dritta davanti a lui. Un altro sputo mi becca sull’occhio, ma ho fatto in tempo a chiudere le palpebre. Poi allungo il collo verso di lui e apro la bocca:
- “Aaaah…”
Lui si avvicina alla mia bocca…poi mi sputa dentro la bocca! Assaporo prima di ingurgitare. E con un sorriso gli dico:
- “Grazie amore”
Poi mi stendo nuovamente allargando le cosce per invitarlo dentro me. Lui torna a fottermi con impeto. Io gli lecco il petto villoso, poi gli lecco e succhio i capezzoli. Più mi scopa più il suo corpo si adagia sul mio e sento il suo peso. Stendo all’indietro sul letto le braccia. Lui allunga le sua braccia e stringe le mie mani incrociando le dita alle mie. Ci baciamo con passione con tanta saliva che scorre tra le nostre labbra e le nostre lingue. Abbiamo un orgasmo quasi contemporaneamente. Poi si accascia accanto a me.
- “Riesci a farmi arrivare all’orgasmo più velocemente del mio compagno” gli dico “sei incredibile!”
- “Perché lui non ti sa scopare come ti scopo io”
- “Cosa intendi dire?”
- “Una troia vuole essere trattata e fottuta da troia”
Mi soffermo a riflettere. Possibile che sia questo che mi manchi? Possibile che inconsciamente desiderassi essere sbattuta senza ritegno e senza rispetto alcuno?
- “E tu che ne sai che lui non lo faccia?”
Si volta e mi guarda come se gli facessi pena.
- “Perché se lo farebbe adesso non era un cornuto. Adesso la sua adorata ragazza non si faceva sbattere da me.”
- “Pensi che io lo tradisca perché sono insoddisfatta sessualmente?”
- “No. Lo tradisci perché sei una zoccola. Continui a farti scopare da me senza amore perché so chiavarti meglio di come fa lui”
Lo ascolto ma non sono convinta. Scopano in modo diverso è vero. Ma Salvatore non scopa male. Anche se attualmente godo di più con Pasquale. Ma è la novità, la trasgressione, è quella parte perversa che mancava alla mia vita…Però ha ragione su una cosa: sono una zoccola!
- “E allora perché sarei innamorata di lui?”
- “Perché lui ti ama. Ti rispetta, ti apprezza, siete simili su tante cose. Tu sei la sua regina, la sua stella. Con me invece sei solo una delle tante puttane. Ma in questo periodo ti piace sentirti puttana, usata, abusata…”
- “Quindi pensi che poi un giorno mi stancherò di questi sotterfugi?”
- “Può darsi. Ma ora se io vorrei posso farti lasciare con lui. Potrei farti diventare solo mia se voglio.”
Ostenta tanta sicurezza in quelle frasi sgrammaticate. E’ convinto di avermi in pugno. Il problema è che non sono sicura che si sbagli completamente…
- “Cosa te lo fa pensare?”
- “Se voglio una ragazza me la prendo. E’ sempre stato così. Volevo anche te infatti, e alla fine ti ho presa, fatta mia, ti ho fatta diventare la mia puttana…”
- “Ammetto che sono la tua puttana. Ma essere fidanzati non lo so…la differenza di età, il modo di pensare diverso, non abbiamo molte cose in comune, non abbiamo un grande dialogo…”
- “Era diverso anche il nostro modo di fare sesso. Poi sei stata tu ad adeguarti a me. Sei cambiata per me, hai accettato i miei modi e ora ti piace il mio modo. Se io lo voglio, tu lasci il cornuto e ti fidanzi con me. E poi inizi a cambiare tutte le tue idee, i tuoi modi, e cominci a diventare più simile a me. Come è accaduto a letto così accade in tutto.”
Con il polpastrello del dito indice inizio a stuzzicare la punta del suo pene…
- “E allora cosa aspetti a farmi tua?” chiedo divertita
- “Ma io non voglio che rompi con lui. Lui può renderti felice, amarti, potete fare progetti di vita insieme. Da me non avrai mai tanto rispetto e dedizione. Io ti voglio solo come puttana, nulla più. Sarei cattivo a toglierti a lui solo per lo sfizio di sbatterti a mio piacimento”
Onestamente non riesco a immaginare una relazione seria tra me e lui. Mi riesce impossibile vederci come coppia nel quotidiano. Però mi diverte ascoltare le sue congetture. Si alza, esce dalla stanza e va in bagno. Io lo seguo poco dopo. Come al solito lascia la porta aperta senza alcuna privacy. Inizia a urinare nel water. Mi avvicino alla sua cascata dorata. Con le mani raccolgo i capelli dietro la testa, li tengo uniti e sollevati con la mano sinistra. Poi mi chino verso il cesso, apro la bocca e intercetto il mitto. Sollevo la testa faccio i gargarismi col sorso di piscio e lo ingoio. Alcuni rivoli colano lungo il mio mento e sul collo, fino al seno. Alcune gocce cadono dal mento. Quando ha finito afferro delicatamente il suo uccello impedendogli di sgrullarselo. Mi inginocchio e ripulisco le ultime gocce dal suo prepuzio, sciacquo la sua cappella nella mia bocca accumulando saliva.
- “Sei il primo ragazzo che mi piscia in bocca”
- “E ti è piaciuto, vero?”
Io arrossisco…e timidamente gli rispondo “Beh…sì…”
- “Quindi al cornuto in due anni non hai mai permesso di usarti come pisciatoio. Però ingoiavi il mio piscio già dopo due giorni. Capisci perché dico che se voglio lasci lui e stai con me?”
Io annuisco e, passando il dorso della mano sulla bocca e sul mento, mi asciugo dal piscio.
Quella sera abbiamo fatto sesso spinto fino alle 3 di notte. Poi crolliamo sfiniti. Al mattino sento la mano di Pasquale che accarezza la mia schiena e le mie spalle. Io ho la testa poggiata sul suo petto come un cuscino.
- “Ma che ore sono?” gli chiedo con gli occhi stretti per non intercettare la luce
- “Le 7:50” mi dice, poi afferra la mia mano e la porta sul suo membro eretto
- “Ok scopiamo, ma fai tutto tu. Poi dormiamo ancora un po’ che Salvatore arriva alle 11:30”
Lui mi mette sulla schiena. Mi afferra le gambe e mi tira a sé. Le allarga e mi penetra. Sento il ritmo dei suoi colpi tra veglia e sonno…non distinguo il sogno dalla realtà.
Apro gli occhi. La mano sinistra di Pasquale impugna la mia tetta. La mia passera cola sperma. La sua testa è poggiata tra la mia spalla e il collo. Afferro il telefono:
- “Cazzo!!!” urlo svegliando anche Pasquale! “Sono già le 10:40! Ci siamo addormentati!”
- “Stai calma, ora mi alzo e me ne vado” dice con la voce cupa di chi si è appena svegliato
Io scatto in piedi e inizio a riordinare tutto.
- “Alzati! Devo rifare il letto e devo fare una doccia accurata prima che torni. Ho il tuo sperma ovunque”
Faccio i salti mortali per sistemare tutto e temo di aver dimenticato qualcosa. Sono ancora poco lucida, confusa, e piena di ansia. Alle 11:15 Pasquale è pronto.
- “Scusami se ti saluto così di fretta, ma devi andare via subito. Dimentichi qualcosa?” dico…e subito dopo “Il regalo! Non dimenticarti la camicia”
Vado a prenderla, la piego, ripongo nello scatolo e gliela consegno. Gli accarezzo il viso e gli dico:
- “Ora vai” e lo bacio sulle labbra. Poi apro la porta.
Appena esce apro tutte le finestre, deve passare aria e cancellare l’odore del sesso, di Pasquale, del fumo…Tolgo ogni traccia, bicchieri, tolgo le lenzuola sporche. Alle 11:25 suona…”E’ già qui!”. Ho solo il tempo di spruzzare il mio profumo nelle camere e sul mio corpo.
- “Ciao amore” gli dico aprendo la porta
Lui subito mi avvolge in un abbraccio caloroso e mi bacia con passione. E’ così strano baciare due uomini in soli 5 minuti…
E dopo un po’ finisco di nuovo a letto. E mi ritrovo di nuovo nuda con il cazzo nella passera. Non sono nemmeno riuscita a smaltire ancora tutto lo sperma di Pasquale dalla vulva, e già mi ritrovo il cazzo di Salvo dentro. Il dolce ritmo di Salvatore è rilassante, le sue carezze, i suoi baci. Ma la mia figa è davvero stanca, spossata. Non riesco a venire. Lo sfila dalla mia figa capendo che qualcosa non va. Glielo prendo subito in bocca, e posso sentire i miei umori mescolati al sapore dello sperma di Pasquale. Mi eccita sentire il sapore di Pasquale sul cazzo di Salvo. Una doccia non è sufficiente a eliminare anche le tracce di sperma nel canale vaginale. Occorrono alcune ore per non lasciare più traccia neanche dentro.
- “Amore ti va di sodomizzarmi?” gli chiedo “E’ più di un mese che non mi scopi nel culo”
Mi volto a pecorina e lascio oscillare il mio culo davanti agli occhi di Salvo. Lui si getta tra le mie natiche a leccarmi l’ano, lo rende scivoloso con la sua saliva. Poi ci sputa sopra due volte e con due dita lo spalma all’ingresso dell’orifizio. Poi lentamente mi penetra, sento il mio ano allargarsi gradualmente. Era l’unico buco che non mi era stato ancora riempito stamattina, ho colmato anche questa lacuna.
- “Amò aumenta il ritmo, più veloce” gli suggerisco
Lui accelera un po’, ma non mi basta.
- “Tesò penetra più profondamente e con colpi più intensi” aggiungo
Ma cambia poco, è ancora molto delicato con me…
- “Salvo voglio che mi rompi il culo, fottimi con forza!”
- “Amore ma sei sicura?” mi chiede
- “Sììì, dai amò, spaccami il culo!”
Su queste parole inequivocabili sento finalmente i primi colpi duri. Finalmente sento il suo membro in profondità come non mai, e lo percepisco come una pericolosa arma di piacere. Mi sento bruciare l’ano, mi sta spaccando davvero il culo. Non voglio che smetta, lo incinto a continuare.
- “Continua a sfondarmi amore, non ti fermare”
Ogni volta che la sua cappella gonfia affonda nel mio retto mi sento squarciare. Fitte lancinanti si alternano a un perverso piacere intenso. Cerco di trovare l’angolazione migliore del mio ano per accogliere la sua mazza. Ho il culo in fiamme, un fuoco che si propaga dall’ano fino a molti centimetri all’interno. Temo che mi rovini, ma gli urlo “Rompi il culo a questa puttana! Dillo che sono una zoccola!”.
Lui con estrema foga si fa spazio tra le pareti del mio retto. L’ho infoiato troppo, e ora ad ogni colpo parte un insulto. Sebbene mi senta spalancata internamente e le gambe stiano tremando e cedendo sotto i colpi, la mia figa cola per l’eccitazione. Emetto strazianti gemiti di dolore alternati a sospiri di piacere, poi qualche breve strillo…e infine un piagnucolio quando sento schizzare il suo caldo piacere dentro al mio corpo. Anche la mia passerotta esulta sbrodolando con un orgasmo.
- “Lurida puttana di merda! Prendi questo schifosa maiala. Ti sfondo troia” il suo slogan finale prima di raggiungere l’apice.
- “Amore, amore…esci piano ti prego” gli dico con la voce tremante e una lacrima che mi solca il viso.
Salvo mi vede tremante, si avvicina e mi stringe in un abbraccio protettivo. Lecca la lacrima che attraversa il mio viso.
- “Amore sei stato meravigliosamente focoso” gli sussurro mentre mi sventolo l’orifizio tenendo le gambe aperte.
- “Ti ho fatto male, vero? Tu mi incitavi e ho perso il controllo…” mi dice mortificato
- “No amore, ti ringrazio. E’ proprio ciò che volevo. Non importa se non potrò sedermi per qualche giorno”
Lo bacio dolcemente stretta tra le sue braccia. Sento il suo sperma fuoriuscire dal mio ano e crearmi prurito. Limoniamo a lungo. Poi mi perdo nel suo sguardo amorevole dopo avermi massacrata poco fa.

Quella sera mi ripromisi di porre fine alla mia storia con Pasquale. Ma non l’ho fatto.
Il giorno dopo mi sono detta che poteva bastare così, non volevo più tenere il piede in due scarpe. Ma non ho avuto il coraggio.
La settimana successiva incontrai Pasquale per dirgli che dovevamo chiudere. Ci sono finita a letto.
E ho continuato a mancare i miei propositi per un bel po’.
E così, dopo oltre tre mesi, sono ancora la puttana di Pasquale. Il suo uccello entra ed esce dalla mia bocca depositando il suo seme. E continua a fare la tana tra le pieghe della mia figa, dove trova calore, piacere e accoglienza.
La sua lingua perlustra la mia bocca accendendo i miei sensi. I nostri corpi nudi, il mio corpo avvinghiato al suo in un abbraccio sensuale. Stesi sul letto della camera 127 di un discreto albergo a ore alla periferia della città, immerso nel verde e poco soggetto agli sguardi dei curiosi. Da alcune settimane abbiamo dirottato le nostre pulsioni amorose in questo confortevole luogo. Niente ansie dovute a incontri fortuiti o curiosi spioni. Nessun rischio di lasciare tracce o segnali. Arrivati qui siamo io e lui, il resto è passione.
- “Raffa fammi un bucchino” mi sussurra accendendo la sigaretta.
- “Sì amore” rispondo chinando la testa sul suo scettro.
Non appena spegne la sigaretta il suo seme invade la mia gola.
- “Sto frequentando una brava ragazza” mi dice
- “Sono contenta per te. Dove l’hai conosciuta?” chiedo.
- “E’ la figlia del fabbro sotto casa”
- “Ha la tua età?”
- “18 anni”
- “State già insieme?”
- “Ci vediamo, parliamo spesso, ci piacciamo. Domani sera ci esco e mi ci metto assieme”
Osservo i suoi occhi inteneriti mentre ne parla.
- “Iniziamo a vestirci che è ora di andare”
Arrivati sotto casa mi tolgo il casco. Lui mi dice:
- “Ti ho parlato di quella ragazza perché oggi è l’ultima volta che ci vediamo. La nostra relazione si conclude qui”
In un attimo mi crolla il cielo addosso, il buio offusca la mia mente.
Presa da un attimo di panico mi avvicino, prendo il suo viso tra le mani, gli do tanti bacini sul viso:
- “Perché dici così? Non dirmi questo…”
- “Raffaela è giusto che finisca adesso”
- “Aspetta. Sali un attimo da me che ne parliamo meglio. Con calma. Ti succhio il pisello l’ultima volta amore…” dico con una voce confusa, la mente in tilt…
- “E che ti devo dire più?”
- “Dai” gli dico tirandolo per un braccio “Sali da me un attimo, ci salutiamo bene”
Arrivati a casa sono elettrica:
- “Cioè tesò, mi stai lasciando?”
- “Ma che lasciando. Tu hai il tuo ragazzo. Mica resti sola”
- “Ha più corna lui di una mandria di tori. E gliele ho messe tutte con te. Ho permesso a te di scoparmi a tuo piacimento per oltre tre mesi, ho scelto di metterti al di sopra del mio partner, e ora non puoi mollarmi così” gli dico parlandogli a pochi centimetri dalle sue labbra
- “Lo sapevi che prima o poi sarebbe finita. Era solo un periodo per noi, ed è durato pure tanto”
- “Non puoi lasciarmi!” gli urlo incazzata. Poi aggiungo con voce sommessa “Dai vieni a letto, ti lecco le palle. Ti faccio un pompino. Lo vuoi un pompino amò?”
Lo tiro per la mano in camera con me. In un attimo rimango con gli slip.
- “Basta per oggi” mi dice. E poi mi bacia con immensa passione. Mentre io gli tengo amorevolmente la testa tra le mani. Mentre limoniamo mi sfila gli slip.
Mi fa sedere sul letto e mi dice
- “Stenditi”
Poi le sue morbide labbra si chinano sulla mia passera e inizia a baciarla e leccarla. Muove sapientemente la sua lingua provocandomi tre orgasmi in 15 minuti. Il primo orgasmo dopo meno di un minuto.
- “Ho voluto lasciarti questo ultimo ricordo prima del nostro addio”
In un attimo la delizia si tramuta in sconforto.
- “Ma perché mi lasci così?! Che motivo c’è?” inizio a parlare a raffica senza riflettere “Questa ragazza la conosci appena. Forse è più bella di me?” dico di getto come una stupida adolescente gelosa
- “No, tu sei più bella. Sei tosta, sexy. Ma con lei posso costruire qualcosa di serio…”
- “E allora perché mi lasci per stare con lei? Cos’ha più di me?” mi esce spontaneo, ma subito dopo mi pento di averlo chiesto
- “Lei è una ragazza seria, affidabile, senza strani pensieri per la testa. Io e lei possiamo essere una coppia. Tu, Raffa, sei solo un puttanone. Hai visto più uccelli tu che il lago accanto all’albergo. L’ho capito fin dal primo momento che ti ho vista che non sai tenere le gambe chiuse. E infatti ci hai messo poco ad aprirle anche per me. Mi sono divertito a sbatterti, vederti godere, assecondare le mie richieste…e ti ho anche voluto bene. Ma non potrei mai stare accanto a una zoccola come te.”
Sapevo che non dovevo porre quella domanda infantile. Mi sono meritata questa risposta. Che poi conoscevo già il suo pensiero su di me, ma sentirmelo dire adesso mi lascia l’amaro in bocca. Che poi, in buona parte ha detto anche cose corrette. Ho gli occhi lucidi per la rabbia e la delusione…
- “Pensi di dire un giorno a tuo fratello che sei stato con me?”
- “Non lo dirò mai a Massimo. Ci resterebbe molto male perché gli piaci. Preferisco tenerglielo segreto. Ed è meglio pure per te, quello ha la lingua lunga…”
- “Dimmi…ti è piaciuto il sapore della mia figa poco fa?” dico accennando un sorriso
- “Molto. E’ il sapore di una vera puttana”
Mi avvicino e lo bacio. L’ultimo bacio, l’ultima volta che la sua lingua penetra nella mia bocca. I miei occhi sono sempre più acquosi.
- “Addio bellissima zoccola” mi dice con un sorriso e una leggera carezza al mio volto
La porta si chiude. Io mi lascio cadere seduta sul pavimento, le cosce vicine, le gambe piegate. I palmi delle mani a terra, lo sguardo fisso in basso. Dagli occhi scendono due lacrime che attraversano il mio viso, e poi cadono sul pavimento. La mente torna indietro. A quando volevo essere io a dire basta. Sono stata vigliacca. Non ho voluto prendere l’iniziativa per timore di pentirmene. Non volevo rinunciare a gustarmi fino in fondo quell’amore depravato, fatto di sfide comunicative, esperienze volgari e luride, giochi di potere e sottomissione. E alla fine ogni tassello mi faceva abituare e affezionare a lui. Non lo amavo, non credevo nelle sue capacità discorsive, non capivo la sua scarsa empatia, ma essere lasciata da lui mi suscita rabbia. Gli ho permesso di abusare del mio corpo, di umiliarmi, insultarmi, calpestarmi, sono diventata la sua bambola, il suo giocattolo, il suo antistress, il suo sborratoio. E poi mi ha gettata nell’immondizia alla prima occasione. Mi ha gettata come le cicche delle sue sigarette dopo aver aspirato tutto il tabacco. Mi rimane questo senso di sporco appiccicoso addosso, l’alone sudicio nella mente, gli sputi sul cuore. Le tante menzogne raccontate al mio uomo, l’enormità di cose omesse. Sconfitta su tutta la linea. Lui ha prevalso dall’inizio alla fine. Un’altra lacrima cade sul pavimento.


di
scritto il
2026-07-11
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